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SCIASCIA DÀ LEZIONE A PROPOSITO DI FASCISMO E ANTIFASCISMO

Leonardo Sciascia frase fascista      Roberto Speranza 2      blog Sanfilippo vs Salvini

 

Il visetto da pupo di Roberto Speranza, che appartiene a Liberi e Uguali, ha annunciato di essere pronto a denunciare Salvini (prigioniero e diseguale) per istigazione all’odio razziale. Nientemeno che un caporedattore Rai (giornalisti miracolati), Fabio Sanfilippo, ha scritto che Salvini dovrebbe suicidarsi, aggiungendo che la figlia andrebbe rieducata (alla stregua dei campi cinesi). Sono le ultime sul terreno dell’odio nei confronti del leader della Lega. Si aggiungono alle minacce di morte e a una sequenza di offese di ogni genere. Questa è la democrazia di quanti usurpano il titolo di democratici.

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NON C’È FONDO ALLO SQUALLORE DELLA POLITICA

blog Basilica San Pietro           blog Palazzo Chigi

 

È incredibile come lo squallore di questa classe politica sia senza fondo. Salvini, che puntava a guidare il Paese, si spupazzava nell’attesa fra ragazze cubo panterate facendo dell’ inno di Mameli un tormentone da spiaggia. Per non parlare del linguaggio: “La mando a cagare …, devono alzare il culo .., mi sono rotto i coglioni ..!”. Era diventato la copia nordica del Grillo del “vaffa”. Come le parole si concilino con il rosario e le immaginette della Vergine è un mistero di questa Italia buffa. Un personaggio della Lega di successo e che sembrava una persona seria come Zaia si scandalizzava per i soldi concessi “ai sassi” (questa la definizione) di Pompei . I grillettini dal canto loro dopo avere lanciato fino a ieri offese continue nei confronti dell’ alleato di governo, una volta abbandonati, alzano il tiro in una grandinata di improperi per quello che fino a ieri era il loro partner. Come nei divorzi in piena regola non si capisce perché mai si siano “sposati”. La sinistra, che non ha mai argomenti e si autodefinisce democratica, fa di Salvini la controfigura di Hitler e un giorno sì e un giorno no gli augura una pallottola in fronte. Ma senza un “uomo nero” da creare e bistrattare non riesce a fare altro che innescare faide imperiture al suo interno. Mentre alcuni suoi esponenti ritengono di poter impunemente andare contro le leggi dello stato. Il Presidente del Consiglio Conte, che pure per preparazione è un gigante rispetto ai due vicepremier, fa un discorso di addio facendo una mappina di uno dei suoi due partners. L’ avvocato degli italiani ha collaborato per più di un anno con un mentecatto. Se Salvini non avesse fatto harakiri se ne sarebbe accorto? Il suo discorso è incentrato (per fatto personale?) esclusivamente sulle “malefatte” dell’ex amico. Capitan Rodomonte invece di alzarsi subisce gli schiaffi facendo le faccette alla Crozza. Si è già pentito dell’ atto di coraggio e impetra il perdono. Arriva persino a proporre di Maio come Presidente del consiglio. Si accontenta di fare il partner- coniglio. Circola anche il nome di Fico. L’ Italia vota a destra, l’ eventuale governo nascerebbe a sinistra. Non rimane che pregare? Non resta nemmeno quello. Un padre, tal Zanotelli impreca: “Chi vota Lega non può dirsi cristiano”. Evidentemente l’ Italia è sempre più eretica. Come se non bastasse ci si mette anche il papa. Anche lui evoca Hitler e condanna la politica del sovranismo. Predica di aprire le porte ai migranti tranne quelle delle proprietà del Vaticano. Forse si confonde, più che a San Pietro ora che la poltrona è vuota pensa di essere a Palazzo Chigi.

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UN’ANALISI PERSONALE DEL FENOMENO IMMIGRAZIONE

blog migranti 2019

 

Una immigrazione seria, controllata e volesse il cielo in qualche caso qualificata, non potrebbe che fare bene ad un paese invischiato nella spirale per ora irreversibile del “non facciamo più figli in compenso prendiamoci un canetto che ci esime da grandi responsabilità”. Ma l’ afflusso senza soste di cui è vittima, sì vittima, l’ Italia avviene in maniera diversa da ogni precedente e fuori da ogni regola. E’ questo il problema di fondo che angoscia gli italiani e che gonfia l’ elettorato di Salvini. In un fenomeno che ha il sapore, purtroppo, di un’ invasione. Non basta dire “non possiamo accoglierli tutti”. Questo è solo un aspetto che nasconde il vero pericolo di fondo. Che consiste nel fatto che questo afflusso indiscriminato avviene, diversamente da altre migrazioni passate, da parte di povera gente (nella maggioranza) che ha un unico comun denominatore: la fede islamica. In questo senso ci troviamo di fronte a un arrembaggio di persone che rifiutano il modello di vita occidentale, che sono quasi sempre restie ad integrarsi e che in più di un caso vorrebbero integrare noi ai loro costumi. E’ lapilissiano che si sarebbe costretti a vivere in una conflittualità permanente, grazie anche al lassismo di cui sta dando prova la Chiesa, baluardo nei secoli ai disegni dell’ Islam. E’ su questo punto che dovrebbero riflettere i buonisti senza se e senza ma. Nessuno vuole che la gente soffra, tanto meno che affoghi nel Mediterraneo. Salvare vite è imprescindibile. E’ nobile. Ma strano che di questa nobiltà l’ Europa non si curi e ci faccia anche la reprimenda. L’ Italia è in economia il fanalino di coda dell’ Europa. Gravarla di un ulteriore handicap significa volerle far fare la fine della Grecia. Forse è la punizione per chi vorrebbe, sia pure in modi a volte sgangherati, rialzare la testa, mentre dovrebbe restarsene sull’ attenti ai margini, lasciando il potere come sempre nelle mani di Germania e Francia.

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OPPOSISIZIONE O SABOTATORI DELL’ITALIA?

blog leoluca orlando dorme sea watch 3      blog sea watch 3 PD dormire materasso

 

Questi hanno decisamente smarrito la testa senza possibilità di recupero. Linguaggi ed atti vanno al di là di ogni decenza. Non si tratta più di opposizione, ma di sabotatori dell’ Italia. Al panzarotto siculo Leoluca Orlando si è ancora una volta accesa la lampadina e ha dato la cittadinanza onoraria allo staff e alla ciurma della Sea watch, dove una ragazza tedesca si diverte a prendere per i fondelli un intero paese e a fregarsene delle nostre leggi. Sofri, che fra l’altro saprebbe anche scrivere, si limita a dare del coglione, del brutto stronzo e del vigliacco  al vicepresidente del consiglio Salvini. Il santone Saviano naturalmente lo benedice e lo omaggia citandolocome il miglior scritto mai apparso. il click isterico di Oliviero Toscani definisce la lega un partito-diarrea (la maggioranza degli italiani per lui sono solo mer…. Per la, immarcescibile  Boldrini Carola è “u’ eroina” e il nostro governo è “sadico”. I  pid-ioti saliti a bordo dell’ imbarcazione stendono materassi e lenzuola pulitissime per passare a bordo la notte. Sembrano che vadano alla gita scolastica, basta guardare i loro sorrisi divertiti. E’ scattata una gara di solidarietà per fare fronte ad eventuali spese legali alle quali va incontro Carola. In poche ore raccolti 180.000 euro. E i terremotati? Loro all’ estremo ci sono da mesi, ma ormai non fanno più notizia. E mentre un pensionato italiano settantenne, sfrattato di casa, non sapendo dove andare, si impicca. Tutto questo imbandito mentre il leader Conte va in giro per il mondo a chiedere clemenza per i conti italiani. Con quale faccia visto l’ immagine di un paese dilaniato  dove dignità e vergogna sono parole desuete? E dove i primi a darsi la zappa sui piedi sono gli italiani? Sempre che si possa ancora chiamarli tali.

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MAGISTRATI E SENTENZE POLITICHE

Marco Travaglio      Marco Lillo      Peter Gomez

 

Ne ero certo, ma ora ne ho la conferma assoluta con il clamoroso e vergognoso scandalo della magistratura. Ho capito perché ho perso una causa che non si poteva perdere contro Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo accusati di diffamazione. Giornalisti che riescono a vincere anche affermando un falso facilmente verificabile. Ovvero che avrei avuto un contratto in Rai togliendo il lavoro ad un altro collega che, fra l’altro, si fa capire essere più bravo di me. MAI AVUTO UN CONTRATTO IN RAI. MAI TOLTO IL LAVORO A NESSUNO. ANZI RIFIUTAI UN’ OFFERTA CHE MI PARVE UNA REGALIA. Eppure ho perso e sono stato condannato a pagare le spese. Una sentenza politica avulsa dai fatti. Un giornalismo che vorrebbe fare le bucce a tutti, ma che evidentemente sa di potersi fare forte anche con i falsi. Questa è l’ Italia. Questi sono i giudici. Questo è il tipo di giornalismo che va per la maggiore.

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IL BUONISMO DEL SINDACO DI PALERMO

blog Islam Leoluca Orlando 06.2019 1          blog Islam Leoluca Orlando 06.2019 2

 

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha preso parte alla fine del ramadan osservato dai musulmani della sua città, partecipando ai loro riti. Come giudicare l’iniziativa personale del primo cittadino? Come un sincero, solidale momento di integrazione o piuttosto come l’ ennesimo episodio della deriva pericolosa di un buonismo cieco e sordo di fronte alla cronaca quotidiana? Per quanto ci riguarda vorremmo e pretenderemmo una impossibile reciprocità. Convinca Orlando un musulmano che sia uno, ce ne basta uno, ad inginocchiarsi in una Chiesa insieme a lui. Sempre che lui sia in grado di farlo.

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FICO IL GRULLINO CHE FA DEL 2 GIUGNO UNO SCONTRO

Blog Fico pugno chiuso

 

Sarà pure Fico, ma ogni volta che parla perde l’ ennesima occasione per stare zitto. E’ il Presidente grullino-grillino della Camera che in occasione della festa della Repubblica si presenta con il pugno alzato, ormai sotterrato dalla storia, e non contento aggiunge che è “ anche la festa dei migranti, dei sinti e dei rom”. Il contrario esatto di quanto espresso dalla urne solo pochi giorni fa. Ma questi ci sono o ci fanno? Al punto che non solo Salvini, ma perfino Di Maio si dissocia. Ma chi è Fico laureatosi in “Identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana”? Si sa che ha studiato per un anno presso l'Università di Helsinki, grazie ad una borsa di studio; ha lavorato nel settore della comunicazione, uffici stampa compresi, ma anche come manager in un hotel, dirigente per un tour operator internazionale, importatore di tessuti(dal Marocco) e come impiegato (per circa un anno) in un  call-center . Praticamente un venditore di tappeti e un rompiballe telefonico. Un curriculum tipico di quella genia che anche Gino Paoli, amico intimo di Grillo e da sempre di sinistra, definisce “dilettanti allo sbaraglio”. Solo che ad andarci di mezzo sono l’ Italia e la sua immagine. Una sorta di pollaio in cui sono troppi i galli a cantare. Spesso stonando. E riducendo la festa degli italiani ad un’ occasione di scontro.

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L’ISLAM AVANZA ANCHE IN NOME DELLA “SOTTOMISSIONE DOLCE”

blog ramadan Islam

 

Dalla vittoria a Sanremo di Mahmood ho notato che le radio trasmettono sempre più melodie arabeggianti. Cavalcano chiaramente e inconsapevolmente la moda. La canzoni peraltro sono anche gradevoli. Come nel racconto del pifferaio magico: tutti dietro incantati per sparire nell’ abisso. Ma se si riflette la musica è un altro indizio dell’ invasione, in questo caso per fortuna incruenta, dell’ Islam. Le civiltà sono sempre cadute così, affondando nel benessere, nell’ indifferenza, nella superficialità, nella rilassatezza dei costumi, incapaci di pensare di poter essere lentamente fagocitate. Accadde così a Costantinopoli nel 1453, d’altronde i musulmani hanno sempre pervicacemente tentato di invadere l’ Europa e di arrivare a Roma. Pare che ci stiano riuscendo. Una volta a fare da argine era la Chiesa. Ora non più. Anzi in molti casi, come nell’articolo sottostante, ne sta diventando complice.

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L'inizio del Ramadan lo scorso 5 maggio ha visto diocesi, parrocchie, ordini religiosi cattolici scatenarsi in una gara di amicizia e solidarietà con i musulmani. In nome di quella fraternità umana evocata da papa Francesco in tanti discorsi e documenti. L'iniziativa più gettonata è il messaggio di auguri per il Ramadan, il mese in cui Maometto avrebbe ricevuto la rivelazione del Corano. Il saluto in lingua lo ha fatto anche l'Ordine dei Frati Minori. La diocesi di Sassari oltre al saluto in arabo introduce anche il calendario islamico. L'altro grande momento di fraternità catto-musulmana riguarda il pasto che interrompe il digiuno, il quotidiano iftar che scatta al tramonto. La Caritas di Catania così ha organizzato per l'inizio del Ramadan una raccolta speciale di beni alimentari che ha poi donato alla locale moschea della Misericordia.
E se questo accade durante il mese del digiuno, possiamo immaginarci cosa accadrà dopo il 4 giugno, con la fine del Ramadan e la festa di Id al-fitr. Per non sbagliare, la diocesi di Mileto, in Calabria, ha già prenotato per una grande cena fraterna tra cattolici e musulmani. Ma non basta: in questo tempo imam e predicatori vari sono invitati a spiegare l'islam ai cattolici. A Torino: nel, giorno in cui la Chiesa ricorda la prima apparizione della Madonna a Fatima, nella Basilica della Consolata il vice-presidente del Coreis, Yusuf Abd Al-Hakim Carrara, ha spiegato perché «I musulmani onorano Maria madre di Gesù». Certamente non come madre di Dio, né come Immacolata Concezione.
In ogni caso è difficile non notare che per la Chiesa in Italia quest'anno maggio sembra essere più il mese del Ramadan che il mese dedicato alla Madonna- Qualcuno la chiama «sottomissione dolce» ma in queste modalità di avvicinamento all'islam avanza il relativismo religioso; proprio ciò che l'allora cardinale Joseph Ratzinger voleva contrastare quando nel 2000 firmò la Dichiarazione dottrinale Dominus Iesus, «circa l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa».

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L’ITALIA UNA CARROZZA TRAINATA DA DUE CAVALLI IN DISACCORDO

blog italia bluff

 

Se una carrozza viene trainata da due cavalli ed uno tira da una parte ed uno dall’ altra non si va lontano. E’ quello che accade in questo momento ad un’ Italia nei decenni sfortunata. In genere quando si firma un contratto vuol dire che si è raggiunto un ACCORDO fra le parti. Non sono soci ma quasi. Per cui uno dovrebbe fare gli interessi dell’ altro e viceversa. Si dovrebbero concertare le mosse, consultarsi sul da fare, procedere quanto più possibile all’ unisono. Sinceramente non so quale è la parola che possa dare l’ idea del contrario di contratto, ma so che è il patto nascosto che hanno stretto Salvini e Di Maio. Non passa giorno che non siano su sponde completamente opposte, che non si lancino offese urticanti più o meno esplicite. Non passa giorno che non pensino soprattutto al tornaconto elettorale. E l’ Italia, e noi? Un “optional”. In un panorama talmente desolato con Salvini la mano nella mano con una ragazzina e che ricorre alla coroncina del Rosario e adesso a Padre Pio e Di Maio che sparla dell’ “uomo forte” e si dichiara forte-mente innamorato con annesso servizio fotografico. In un privato che deborda e si fa pubblico per catturare voti, ma che se ne frega del pubblico. Né d’altronde c’è speranza in un’ opposizione inesistente.
Berlusconi, benché fidanzatissimo, passa da un’ operazione all’ altra ed è in età da Matusalemme, Taiani ne è una scialba controfigura, Zingaretti è noto più come fratello di Montalbano che per il suo inesistente carisma, mentre l’ intera sinistra starnazza sprovvedutamente al fascismo non avendo altri argomenti. Con il rischio di rivitalizzarlo a forza di evocarlo. Oggi è toccato alla belloccia Conchita de Gregorio al salone del libro. Una giornalista che se non fosse di sinistra non sarebbe mai stata presa in considerazione. Conte è un pseudo-leader, se mai lo sarà, ancora in fasce. Mattarella sarà una brava persona, ma è uno zombie che cammina. E ci meravigliamo che l’ Europa ne approfitta per cazziarci un giorno sì e uno no? Dove è il giardino d’ Europa che ha visto Roma e il Rinascimento? Smarrito nell’ incultura di chi ci sgoverna. Mentre l’orizzonte è buio.

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ORA SI VOGLIONO COPRIRE ANCHE LE CROCI NEI CIMITERI

Alessandra Moretti ritratto                blog cimitero arabo

 

Alessandra Moretti è finita nella bufera per l‘idea del sindaco Pd di Pieve di Cento (Bologna), nata per non imbarazzare i devoti delle altre religioni e gli atei, che prevedeva l’istallazione di un sistema di tendine a scomparsa nei cimiteri, per coprire all’occorrenza le croci sulle tombe. La Moretti ha preso le parti del sindaco difendendone l’ iniziativa in Tv pubblicamente. Quindi il fatto doveva essere vero nonostante le susseguenti smentite del primo cittadino. Così come, dopo la valanga mediatica che le si è rivoltata contro, l’aspirante eurodeputata ha replicato sul suo profilo Fb: “I nostri monumenti, così come i simboli religiosi vanno salvaguardati, non coperti”.

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La graziosa cerbiatta morettina (per la realtà castano-bionda) ne ha combinata un’ altra allineandosi all’ idea balzana del sindaco Pd di Pieve di Cento, che avrebbe voluto mettere un sipario-tendina apri-chiudi per coprire le croci del cimitero. Per non offendere i fedeli di religioni diverse e gli atei: questa la motivazione. Chissà come reagirebbe Don Camillo all’ “illuminazione” dell’ ennesimo Peppone. Alessandra Moretti invece plaude (salvo fare, travolta dalle critiche, una incoerente marcia indietro il giorno dopo) alla trovata, che sembrerebbe uscita dalle gags di “Amici miei” in stile “braghettoni” sui nudi della Cappella Sistina. Per tacere del bis recente, quando Renzi fece coprire le statue di Veneri discinte nel corso della visita del Presidente iraniano. Le tendine di Cento sembrerebbero una “boutade”, ma fotografano invece l’ennesimo episodio di un’ involuzione drammatica e pericolosa, che coinvolge i simboli religiosi e non solo.
In una ritirata incosciente, in un autentico tradimento delle radici. Via il presepe, via i crocifissi, opere d’arte oscurate, un profluvio di attenzioni alla loro “sensibilità” … mentre sorgono moschee da mille e una notte, ma guai a pensare di edificare una chiesa nei loro territori. Mentre a Roma si prospetta un cimitero musulmano con annessa scuola di Corano. Mentre noi li accogliamo e loro ci tagliano la gola. La reciprocità dell’Islam si basa sul fare saltare in aria, nel giorno della pasqua, i cristiani in preghiera. C’è una forma di
“cupio dissolvi” in questo atteggiamento pavido e remissivo, in questo buonismo ipocrita e lecchino. Costantinopoli la “seconda Roma” cadde così, in un fiume di sangue. Lo dico e lo ripeto, sono un cattolico a corrente alternata, non sono praticante, ma provo disgusto e vergogna per questa resa incondizionata che echeggia le profezie più disastrose. Che ci porta a rinnegare tradizioni millenarie. Mentre risuona sempre più frequente il grido di “Allah akbar”. Oriana Fallaci era anche un’ esaltata, come a volte capita proprio ai profeti. Ma antivedeva “l’ Eurabia”.

Ruggero Marino firma

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QUANDO LE STRAGI COLPISCONO I CRISTIANI

blog Papa Francesco bacia i piedi ai leader del Sud Sudan

 

“Anche oggi voglio rivolgere un pensiero alle vittime di quanto accaduto in Sri Lanka, vi sono vicino. Auspico che tutti condannino questi atti terroristici". “Uniamoci anche oggi in preghiera con la comunità cristiana dello Sri Lanka colpita da una violenza cieca nel giorno di Pasqua. Affidiamo al Signore risorto le vittime, i feriti e la sofferenza di tutti.” Con poche, asettiche parole, nei giorni di Pasqua e pasquetta, papa Bergoglio ha liquidato la pratica strage di Sri Lanka: quasi 300 morti, circa 500 feriti. Una autentica carneficina. “Un fiume di sangue”, ha detto un testimone sopravvissuto. Per il resto la solita omelia, come per le stazioni della via crucis: migranti, migranti, migranti … il. vero pensiero ossessivo di Francesco. I migranti sono per la maggior parte musulmani, vero che non tutti musulmani sono terroristi, ma è anche vero che quasi tutti gli attentati terroristici sono compiuti da musulmani. Matrice che il pontefice non ha mai pronunciato.
Così come solo al secondo giorno, forse sollecitato, ha ricordato che le vittime appartengono alla fede cristiana, culto di cui Bergoglio è il massimo rappresentante e il vicario di Cristo in terra. Non sono particolari da poco. Io non sono praticante e tanto meno un bigotto, ma è evidente che la Chiesa è sotto attacco fin da quando non si sono volute riconoscere le “radici cristiane” dell’Europa. Radici che sulla cattedra di Pietro sono equiparate ad un “optional”. Come se non bastasse personaggi di alta caratura internazionale come Obama e Hillary Clinton hanno precisato che le vittime erano “adoratori della Pasqua”. Quasi dei pagani. Attentati nelle chiese in varie parti del mondo, sacerdoti decollati, nuovi martiri sui quali cala il silenzio. Soprattutto per le minoranze cristiane nei paesi a prevalenza islamica. Mentre l’ Islam avanza ora surrettiziamente ora con la spada. Più che nell’ indifferenza nella complicità. Conscia od inconscia?

Nella foto papa Bergoglio mentre bacia i piedi del leader del Sudalk del Sud.

I TEMPI CAMBIANO QUALCUNO PREFERISCE STUPRARLI

blog matrimonio

 

Ho amici che stimo e ai quali voglio bene, che spesso non condividono le mie idee. Sono persone intelligenti, persone che pensano con la loro testa e sono di sinistra. Probabilmente ai loro occhi io sono un inguaribile reazionario, anche se così non è. Ma è la cronaca di tutti i giorni ad offrire motivi di reiterata indignazione per un motivo o per l’ altro. Prendiamo il matrimonio gay fra Rosa Maria e Lorella, due aggraziate donne con la divisa della marina. L’hanno indossata anche per le loro nozze. E questo non ci scandalizza, molto meglio delle mascherate grottesche alle quali siamo abituati in simili circostanze. Quello che lascia pensare è il picchetto d’ onore con le sciabole incrociate, che le ha accolte dopo la cerimonia. Si può sorvolare anche su questo, benché la marina sia prima di tutto un corpo militare con una disciplina che richiederebbe maggiore rigore? Ma quello che proprio suona agghiacciante è l’augurio della ministra della difesa tale Elisabetta Trenta (senza lode) appartenente alla serie infinita delle gaffes grilline. La ministressa (forse stressata) ha scritto: “Volevo rivolgere i miei più sinceri auguri a Lorella e Rosy – (si rivolge a Lorella e Rosy come se fossero sue parenti) ho saputo che i vostri amici vi chiamano così – i nostri due marinai che il 31 marzo hanno celebrato la loro unione.  Sono stata davvero felice di vedere le immagini del vostro giorno più bello, con le famiglie riunite e tanta gioia nei vostri sguardi. Lorella e Rosy sono l’esempio di una importante evoluzione culturale, nelle Forze Armate e nel nostro Paese. Auguri ragazze!”. FELICE! L’ESEMPIO! “Una rivoluzione CULTURALE!”? Mi pare di vivere ai confini del surreale. Sembrerebbe di sentire le parole-viral di Laura Boldrini: “La globalizzazione porta maggiore opportunità di circolazione anche di persone e non solo per turismo. I migranti sono oggi l‘ avanguardia di questa globalizzazione, ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso fra tutti noi.” STILE DI VITA: praticamente un altro ESEMPIO. Io mi domando e dico: “Ma cavoletti di Bruxelles è possibile un reiterato corto circuito fra la favella e il cervello? Ma non si rendono conto delle minchiate che pronunciano? Ma è questo l’ apporto tanto auspicato, anche dal sottoscritto, delle quote rosa (per non parlare della Raggi)? Ma perché un cittadino italiano deve sentirsi preso in giro e offeso da chi dovrebbe proteggerlo? Perché ? Amici della sinistra datemi un perché. Io non ci riesco. Berlinguer auspicava un paese “normale”. Più andiamo avanti più l’ anormale impera.

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MA LA FAMIGLIA È UN RESIDUATO DEL MEDIOEVO?

blog family day                       blog utero della Madonna

 

Giorgia Meloni è l’ unica leader donna. E’ la leader di Fratelli d’ Italia, che non è il mio partito. Etichettata come fascista, secondo l’ abusato e disgustoso costume italiota per cui tutto ciò che non è gradito alla sinistra (che usurpa la parola “democratica”) è automaticamente fascista. Consunto passepartout parolaio di chi non ha argomenti da contrapporre, ma si limita, purtroppo riuscendoci quasi sempre, a demonizzare l’ avversario, che poi tale non è, perché è considerato soprattutto un nemico. Come tale da censurare , da far tacere e se possibile da annientare. Come si è tentato di fare con il Family day, evocando addirittura climi medioevali da caccia alle streghe e concetti da oscurantismo. Solo per il fatto di battersi per la famiglia naturale, ovvero quell’ “inconcepibile” (per molti, per troppi) nucleo composto da padre, madre, figlio/a. E’ dell’ altro ieri il cartello di quella ciribiricoccola-riccio-capriccio benestante che, con un sorriso beota, mostrava il cartello “Dio, patria, famiglia, che vita de merda”. E’ di tutti gli anni la pagliacciata della giornata dell’ “orgoglio gay”, alla quale molti personaggi pubblici partecipano compiaciuti, mentre al Congresso di Rimini il governo ha ritenuto di rifiutare l’ adesione, per non contaminarsi con una manifestazione che difende l’ embrione (anche quello nella pancia) della società naturale; che condanna l’utero in affitto, eclatante e lampante forma di schiavitù, considerata invece un traguardo d’ avanguardia.
Come il matrimonio e la paternità fra gay. In quella sorta di grottesca imitazione di un sacramento e di surrogato-simil-familiare. Che gli omosessuali si sposino pure, ma si inventino una cerimonia tutta loro, senza scopiazzature da carnevale; che se proprio non possono fare a meno di “consumare” e di “sbandierare” una egoistica paternità, raggiunta a suon di capitale, la cerchino fra i tanti bambini in attesa di adozione senza ricorrere a pratiche, queste sì da medioevo, come quando il padrone faceva tutti i figli che voleva con le serve e rivendicava lo “ius primae noctis”. Di questo e d’altro ha parlato la fascista Meloni. Ha parlato in un consesso giudicato in definitiva fascista. In un momento dunque della “convention” da fascismo al cubo. Per scoprire che anche io, liberale da sempre, sono fascista, visto che condivido quasi tutte le parole espresse con foga dalla Meloni. Che anche io, che mi sono sempre considerato un figlio del mio tempo, sono rimasto ancorato al Medioevo. Me ne farò una ragione. Ma si guardino bene dal farmene pentire. Perché ne sono fiero.

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LERNER, LA TURCO E UN ROGO DA GIUSTIFICARE

blog incendio bus Milano 2019 studenti            blog incendio bus Milano 2019 studenti fuga

 

Lilli e Ornella, amici miei, non mi dite che riuscite a giustificare anche queste dichiarazioni.
Gad Lerner: “La follia criminale del cittadino italiano Ousseynou Sy è l’esito di una contrapposizione isterica che manifesta ostilità agli immigrati additandoli come privilegiati, negando le loro sofferenze e la loro umanità. Impersonata dai carabinieri e dai bambini di San Donato Milanese». In molti attribuiscono a queste parole un tentativo di giustificare il gesto dell’uomo. Controverse anche le dichiarazioni dell’ex ministra del centrosinistra Livia Turco, che alla trasmissione Agorà su Rai3 ha detto «questi gesti vanno capiti ma condannati».
Io non credo che il popolo del Pd possa avallare interpretazioni distorte e farneticanti come queste, anzi. credo che sarebbero i primi a chiedere condanne pesantissime a differenza di questi radical chic che mi domando cosa bevano o cosa si iniettino di prima mattina. Lerner dal sorriso mefistofelico (penso che quando lo accenna da qualche parte del mondo venga fulminato un bambino) straparla di “sofferenze e di umanità”, come se il problema fosse quello di disconoscerle. Ma da parte di chi? Il problema non è questo, bellimbusto. La Turco poi arriva all’apice dell’ ovvio, quasi però forzosamente concedendo che certi gesti vanno “condannati”. Ma va? Ma che vanno anche “capiti”. Mi domando cosa avrebbe detto se i circa 50 ragazzi fossero finiti abbrustoliti come su una graticola della festa dell’ Unità. Purtroppo non saremo mai una paese “normale”, come auspicava Berlinguer, se personaggi del genere figurano fra quelli dotati di “cervelli” migliori. E diventa difficile perdonarli perché non sanno quello che fanno. O forse lo sanno troppo bene. Perché un domani un incarico o una trasmissione televisiva non gliela negherà nessuno, grazie alle loro “coraggiose” prese di posizione. Povera Italia.

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FRA LE SOLITE ACCUSE E I RICORSI DELLA STORIA

blog xi jinping presidente cinese moglie in Italia

 

Gli italiani sono un popolo di idioti. Gli italiani sono un popolo di recidivi, che non hanno imparato nulla dalla storia recente, gli italiani sono un popolo che diabolicamente persevera nell’ errore. Gli italiani sono un popolo che non si accorge di affondare nuovamente nelle sabbie mobili del ventennio. E’ questo che si sente ripetere in coro da sinistra, con gli avamposti dei sempre presenti Saviano, Santoro, Lerner, De Masi … e compagnia bella ciao. In una cerchia di arcangeli illuminati, che si contrappone al popolo bue per salvarlo dalla deriva indovinate quale? Eh sì, non è difficile, visto che è il passepartout ripetuto da decenni come un mantra salvifico o come l’aglio contro Dracula. La deriva FASCISTA. Una deriva sempre uguale attraverso gli anni e che ha visto protagonisti tutti quelli andati al potere, ma invisi alla sinistra. Craxi? aveva le braccia conserte e gli stivali. Berlusconi? Idem? Renzi? Idem. Prodi nel massimo dei casi era una paciosa, rassicurante mortadella. E chi sarebbe oggi il bersaglio degli eredi inconfessati di “’a da venì baffone”? Il Matteo della felpa, quello che ha così tanto potere da riuscire a creare un regime da solo, ma non tale da sottrarlo ad accuse che rischiavano di mandarlo a giudizio. E’ la forza della propaganda infamante di cui la sinistra è stata sempre maestra, fedele al dettato che le menzogne ripetute all’ infinito possono trasformarsi nel tempo in una verità. E’ la forza dei seguaci del pensiero unico, dei fedeli nei secoli a dispetto delle negative controprove storiche in giro per il mondo, dei clan omertosi, di chi fa a gara a mettersi medaglie che sono una garanzia per il presente e prima poi potrebbero rivelarsi un investimento per il futuro.
Come se non bastasse gli italiani sono e debbono restare un popolo di coglioni. l’ Europa chiude ogni porta agli immigrati o pretende di selezionarli? L’ Italia, unica, li deve accogliere tutti indiscriminatamente. Gli italiani vengono condannati per avere salvato banche? I tedeschi che lo hanno fatto in maniera molto più pesante restano immuni da critiche. Alcuni paesi sforano circa gli accordi economici? Se capita a noi veniamo puntualmente bacchettati. Molti paesi stringono accordi con la Cina? Se lo fa l’ Italia va richiamata subito all’ ordine. E oggi arriva Xi Jinping. I tempi di Marco Polo e del gesuita Matteo Ricci sono lontani. Chissà se Matteo Salvini e Luigino di Maio, che non parlano mai di cultura, ne sanno qualcosa? Allora l’ Italia non era ancora una nazione. Ma il mondo intero ci guardava con ammirazione.

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CIRINNÀ NON RITRATTA, RADDOPPIA IN CASTRONERIE

Blog Cirinna

 

La arci-gay-boccoluta Cirinnà trasformatasi in free-climbing sugli specchi cerca di dare una giustificazione implausibile al suo cartello con la scritta. “Dio, patria, famiglia che vita di merda”. Non rinnega anzi raddoppia e poiché il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi finisce per cadere dalla padella alla brace. Queste le sue incaute parole:
“Non dimentichiamoci che 'Dio Patria Famiglia' era uno slogan usato dal regime fascista. Non ho il dono della fede, ma rispetto profondamente tutti i credenti, senza mai averli blanditi con rosario e Vangelo per poi tradirne gli insegnamenti. Sono una rappresentante del popolo italiano e credo che patria sia la comunità delle persone libere ed eguali, inclusiva accogliente solidale. Riconosco la bellezza della famiglia, tanto da aver lavorato per riconoscere tutte le famiglie di questo Paese.”
Innanzi tutto la frase, come precisano vari professori, è di Mazzini. Monica (ironia del nome) studia, studia prima di lanciarti nel solito diabolicamente perseverante ricorso al fascismo per legittimare le tue castronerie. Non contenta la ciribiricoccola insiste:
“La mia critica non va nè alla Chiesa, nè alla patria, nè alla famiglia: con quella foto ho denunciato la ripresa di uno slogan fascista, criticando chi di quei tre concetti si fa scudo per creare un clima di discriminazione, oscurantismo e regressione culturale. E chi ancora oggi propugna un concetto di famiglia che non riconosce l'autonomia femminile e anzi opprime le donne. Sono convinta che chi tiene davvero a quei tre concetti sia il primo a volerli difendere da ogni strumentalizzazione medievale, e dunque abbia perfettamente compreso il messaggio, senza sentirsene offeso. Ne rivendico il senso autentico, cioè la denuncia della strumentalizzazione di quei tre concetti da parte di chi vuole riportarci al Medioevo.”
Qua siamo all’ apoteosi del politichese e dell’ ipocrisia sinistra-style in una enciclopedia di sottintesi che avrebbero ispirato la frase incriminata. Con il ricorso a concetti che, in proposito, non stanno né in cielo né in terra e tanto meno nel cartello. Rivalutando il trinomio ripudiato, che avrebbe valore poiché lo sottintende lei, non lo avrebbe avuto invece quando a farsene pubblicamente portavoce era il fascismo. In un perfetto e contraddittorio triplo salto mortale senza rete condito di parole in libertà come regressione culturale, oppressione delle donne, ritorno al Medioevo. Tutto questo e non altro sarebbe il sottofondo della parola “merda”. Prodotto di chi sta tentando ancora una volta di prenderci per il c …

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VAURO, UN TALENTO INSOZZATO DALL’IDELOGIA

blog vauro salvini satira

 

Considero Vauro un vero talento sia per quanto riguarda il disegno sia per quanto riguarda le battute. Credo che in Italia nel suo genere non abbia rivali. Rammento una sua vignetta di quando gli americani tentarono la liberazione di loro compatrioti presi prigionieri in Iran. Nel corso del blitz,se non ricordo male, due elicotteri si scontrarono precipitando. Il disegno raffigurava quelli finiti a terra con il paracadute stralunati, con gli occhi strabuzzati e la testa che girava come le pale dei velivoli in fumo. Uno di loro si interrogava: “Ma come cazzo faceva John Wayne?”. La trovai superba. Detto questo però ad onore delle sue capacità, c’è da mettere in conto un altro macroscopico PERO’. Che ci porta a scindere l’ artista (concediamoglielo) dalla persona. Poiché spinto dalla sua rincorsa ad una satira al vetriolo Vauro finisce spesso per farla fuori del vaso. Come nel caso della sua ultima vignetta contro un rincoglionito Salvini che, confondendo il telefonino con la pistola, finisce per farsi un buco in testa con un presunto selfie. Un desiderio latente? Sicuramente un incitamento subliminale alla violenza e un umorismo necroforo pericoloso per deboli menti. Per non parlare dei suoi interventi da opinionista, dove il trinariciuto da tempi andati prende puntualmente il sopravvento sulla normale dialettica. Dove la pancia prende puntualmente il sopravvento sulla razionalità. Portando alla ribalta un personaggio odioso, maleducato, bavosamente rabbioso, un fondamentalista per il quale il contraddittore non è un avversario, ma un nemico da abbattere e se possibile da estinguere. E’ il concetto di democrazia di un altro benestante da bandiera rossa e pugno alzato. La satira è vero deve essere libera, ma c’è un codice etico al quale nemmeno la satira può sottrarsi. Laddove può incidere sulla libertà e sull’ incolumità dell’ altro. Un comandamento irrinunciabile nemmeno alla luce di chi si sente appartenente ad una casta intellettuale superiore, alla quale tutto è permesso, poiché avrebbe in esclusiva il dono dell’ infallibilità.

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ESEMPI DI DONNE DEL DUEMILA

blog protesta patriottica bestemmia          blog protesta patriottica

 

Sono queste le donne del Duemila? Sono queste l’ esempio delle tanto auspicate quote rosa? Da una parte una senatrice, naturalmente di sinistra, che offende la maggioranza delle donne italiane, quelle che conducono un’ esistenza, ora costrette ora per scelta, all’insegna del trinomio Dio, patria, famiglia che, per l’ineffabile e arciboccoluta Monica Cirinnà, equivarrebbe a “una vita di merda”. Probabilmente per lei, abituata al lauto stipendio e alla lunga carriera in politica, con l’ aggiunta di un marito sindaco di Fiumicino e ai proventi di una tenuta agricolo-biologica, di oltre cento ettari, in quel di Capalbio. Prestigiosa residenza di vacanza di molti vip, preferibilmente di sinistra, quelli che in teoria si batterebbero per i più deboli, solo però avendo in banca un conto forte. Sempre ad onore della signora c’ è da ricordare che è stata madrina dell’ arcigay e che è una intrepida “letterata” con tre libri sui gatti e uno sui cani. Una specie di replicante della Brambilla. Donne agiate, che si battono più per gli animali di compagnia che per gli umani.
Non parliamo poi di questa giovane dai baffetti rossi e squinternata che inalbera un cartello che è una bestemmia oltremodo offensiva per chi ha fede. Il corpo è suo e nessuno glielo nega tanto meno Dio. Che non c’ entra niente. Sono questi i cortei che la sinistra sponsorizza quando non fasciano le vetrine o minacciano di mandare a morte (per questa volta Salvini si deve accontentare di un’offesa al pisellino) qualcuno o non lo fanno fuori davvero. Cosa abbia a che fare tutto questo con la democrazia Zingaretti e soci dovrebbero spiegarcielo visto che sono sempre dalla parte dei “compagni che sbagliano” proteggendoli anche nel caso di crimini acclarati. E’ l’ omertà di un partito che si maschera nell’aggettivo “democratico”, che sbandiera in ogni occasione l’accusa di fascismo, ma che resta nella sostanza il vero ed ipocrita erede del fascismo di un tempo. Mutando solo di colore. Da nero a rosso. In quell’ eterna roulette che è il cancro dell’ Italia.

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REDDITO DI CITTADINANZA: FAVORIRÀ ANCORA LE CICALE?

blog la cicala e la formica             blog Conte Di Maio reddito di cittadinanza 2019

 

Il reddito di cittadinanza, nelle intenzioni, dovrebbe smuovere l’economia italiana ingessata da tempo e, sempre nelle intenzioni, cancellare le sacche di povertà endemiche e quelle nuove. Ottime intenzioni anche dal punto di vista del ritorno elettorale ormai alle porte. Il reddito di cittadinanza è già attuato in molte nazioni. E qua sta il busillis. Perché siamo in Italia e ancora una volta si corre il pericolo di favorire i disonesti rispetto agli onesti. Ovvero quelli che da decenni mantengono il paese attraverso tasse versate fino in all’ultimo centesimo con il prelievo alla fonte. Quelli che hanno sempre sudato rispetto a quelli che hanno fatto sempre i furbi, con la complicità dei governi e dei sofismi legali. E’ il ribaltamento esatto della favola sulla cicala e la formica. Che potrebbe vedere la cicala continuare a cantare imperterrita. Sì perché in un Paese dove l’evasione fiscale raggiunge la cifra di oltre 100 miliardi, dove il lavoro nero è una consuetudine, il reddito di cittadinanza rischia seriamente di andare a ingrassare i tanti falsi nullatenenti tutto sommato agiati che divorziano persino, ma solo apparentemente, per non risultare percepitori di un reddito. Senza contare i possibili giochini societari. Non siamo la Svizzera, non siamo la Svezia, abbiamo un rapporto conflittuale con le leggi e lo Stato, convinti che è meglio fregare che essere fregati. Non siamo giapponesi, in grado persino di fare harakiri se accusati di slealtà, non ci sentiamo cittadini di uno Stato, ma cani sciolti dediti da sempre all’ arte di arrangiarsi e di riempire il più possibile la pancia e le tasche a scapito del vicino. D’ altronde l’esempio è quello che è. Non passa giorno che non ci sia uno scandalo di spezzoni della spina dorsale del Paese che non venga coinvolto in accuse di arraffamento, malversazioni, mazzette, imbrogli … Non si salvano i politici, non si salvano i sindacalisti, non si salvano i grandi e piccoli imprenditori, non si salvano i magistrati, non si salvano i sindaci, non si salvano i preti, non si salvano i professori … Ecco perché di fronte al reddito di cittadinanza mi sento assalito da dubbi più che fondati. Dicono che si perderà se si rifiuta più volte il possibile lavoro. Nel frattempo passeranno anni di pacchia a spese della comunità. Al momento impazza il Festival di Sanremo. Sembra proprio l’eterna stagione delle cicale. Cicale, cicale, cicale

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MA COME FANNO IN EUROPA A PRENDERCI SUL SERIO?

blog onorevole Teresa Manzo Movimento 5 Stelle

 

Il livello sgangherato dell’ attuale classe politica dà la misura di come l’ Italia sia caduta in basso. Purtroppo la speranza è l’ ultima a morire, per cui ormai ad ogni tornata elettorale si creano fenomeni che alla luce della parola “rottamazione” o “cambiamento” finiscono per catalizzare la disperazione e la rabbia dei cittadini. I quali ad occhi chiusi si gettano nelle braccia degli imbonitori di turno, per pentirsene poi di fronte alla ricorrenti delusioni. E’ quello che sta accadendo con i 5 stelle, movimento nel quale molti avevano riposto, e i più pervicaci ripongono ancora, paradisiache attese. VORREI SINCERAMENTE CHE AVESSERO RAGIONE. Ma mi attengo ai fatti. Roma con la Raggi è quello che tutti vedono tranne lei, una vecchia nobile signora che ha perso ogni dignità. Da lady a lavandaia. Il Gigino di Maio, che pure si presenta azzimato, è la versione umana delle banderuole segnavento. Non contento e benché imberbe ed ex bibitaro da stadio ha cazziato Mattarella, il papa, Macron e non solo. E non si accorge delle marachelle del padre. Alessandro di Battista, il globetrotter delle Americhe, un po’ Che Guevara un po’ paraculo, ex intrattenitore di villaggi di vacanza con il soprannome di battaglia “cuore di panna”, all’ alleato di governo Salvini gli suggerisce di “non rompere i coglioni”. Anche lui non si avvede delle marachelle di papà. C’è poi il barbuto Roberto Fico del bigoncio che, come al governo propongono qualcosa lui dice il contrario. Un triumvirato di fighetti disattenti non fanno una leadership, ma un clima da supercazzola . C’è il Toninelli-gaffe-continua (anche ieri), c’è il ministro della difesa che annuncia e smentisce il ritiro dall’ Afganistan e si guarda bene dall’avvertire il ministro degli esteri, e via così con tanti altri comprimari venuti dal nulla e portati alla ribalta come l’ isterico e con ricco portafoglio Rocco Casalino, portavoce del Presidente del Consiglio Conte, dal prestigioso curriculum di ex “Grande Fratello”. C’ è la prof di buone maniere Taverna che ha sempre un “vaffa”più di Grillo che pure sul “vaffa” ha acceso le speranze … E ancora c’è il mancato riconoscimento di accordi già firmati … e via così. Non parliamo poi dell’ eloquio, anche se bisogna riconoscere che il cambiamento in questo caso c’ è stato e l’ italiano è stato rottamato. Pare che nell’accordo di governo ci sia l’ abolizione del congiuntivo e della grammatica in generale. Compito nel quale si è distinta la vispa Teresa Manzo (la carne di bue non c’entra) con gli inediti : “E’ tutto un pupularsi di opinioni” o “il jobs act ha precariato milioni di giovani”. Come con questa “task force” da corte dei miracoli si possa riuscire ad avere audience in Europa resta un mistero. Perché prenderci sul serio sarebbe masochismo. Purché dagli e dagli non finiscano per farci vedere le stelle.

(Nella foto Teresa Manzo)

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VIENE DA SINISTRA L’ENNESIMA ROVINA DEL PAESE

blog Noi per gli altri           blog migranti accoglienza

 

Chi è contro l’accoglienza senza se e senza ma dei disperati che arrivano via mare a rischio della vita (ma molti non ne sono nemmeno informati) è DISUMANO. Questo è il giudizio senza appello della “sinistra all’italiana”. Questo è il fiore all’ occhiello che si vorrebbero mettere i “buonisti” in nome dell’ umanità. E se fossero invece i maggiori complici degli schiavisti e gli incoscienti e indiretti responsabili dei morti in mare? A me di Salvini non me ne frega niente, ma a volte i suoi discorsi mi paiono più logici e più lucidi di quelli dei suoi detrattori. Perché andiamo a vedere cosa si potrebbe nascondere sotto la “carità pelosa” delle porte aperte indiscriminatamente. E facciamo un esempio: in caso di elezioni per chi dovrebbero votare fra quanti, stranieri e già inseriti, potrebbero farlo? E’ chiaro che scatterebbe un senso di solidarietà nei confronti di chi ripercorre lo stesso doloroso cammino, senza contare i parenti per il ricongiungimento. E per chi dovrebbero votare i capibastone e i caporali, che trovano una vigna in una umanità (in questo caso sì) costretta all’ esodo e protagonista di un moderno schiavismo come mano d’ opera a costi irrisori e in nero? E per chi dovrebbero votare i delinquenti d’ importazione o meno, che non si dovrebbero toccare anche se entrano in casa non certo per farti una visita di cortesia? E per chi voterebbero, anche se non possono più farlo, i morti nel mare? Per una sinistra allo sbando ed elettoralmente in picchiata il serbatoio immigrati diventa una boccata di ossigeno ed una manna preziosa. In nome naturalmente dell’ “umanità”. La loro, che moltiplica e si basa sugli schiavi e i cadaveri. Oltretutto, in una popolazione dove la povertà aumenta e per tanti diventa difficile sbarcare il lunario, la cosiddetta “umanità” non può che istigare al razzismo. Salvo poi gridare ipocritamente al “dalli all’ untore”. Sono decenni che la sinistra sconfessa il buon senso per sposare tutte le cause indifendibili. Rovinando l’ Italia.

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UNA OPPOSIZIONE PRO MIGRANTI FONDATA SULLA DABBENAGGINE

blog sea watch       blog sea watch catania polizia

 

Forse è presto per giudicare questo governo sul quale piovono critiche feroci da tutte le parti, ma che continua ad avere i consensi degli italiani per quanto riguarda i due partiti maggiori. Certa invece è la latitanza, l’inesistenza e il tafazzismo dell’ opposizione. Che si ostina a perseverare su temi distanti dalla realtà e dalle richieste del Paese. Fossilizzando la sua azione soprattutto sul tema degli immigrati. Mentre una nave con 47 persone a bordo diventa per giorni e giorni l’ombelico del mondo. E dove l’ultimo segretario del Pd arriva perfino secondo, dietro la botticelliana Prestigiacomo, colta da un raptus da madre Teresa. Il buon Maurizio sempre più simile ad un filiforme don Chisciotte, non contento di assomigliare sempre più ad Alì Agca, una volta a bordo ha deciso di fare concorrenza al mago Othelma dichiarando: “Ho visto nei loro occhi che sono minorenni”. La palla di vetro gli fa un baffo. L’ accusa della sinistra naturalmente è quella di fascismo, di razzismo alla quale si è aggiunta quella di mancanza di umanità. Ora sia chiaro nessuno vuole la sofferenza dei disperati che si affidano alle carrette del mare. Ma i discorsi, pur veri, che in Italia ci siano meno stranieri rispetto alle altre nazioni, che a nostra volta siamo stati un popolo di emigranti, sbandierati come alibi per l’accoglienza indiscriminata, non stanno in piedi e sono frutto di un’abissale ignoranza se non di malafede. I tempi sono cambiati, le situazioni sono completamente differenti. Gli emigranti italiani lasciavano dopo la guerra il paese con la famiglia unicamente per trovare lavoro, andavano in regioni che necessitavano di mano d’opera, per cui il loro inserimento era automatico. I costumi non erano uguali, la religione sì. Una comunione fondamentale ai fini di un innesto. Ma soprattutto il terrorismo non esisteva, fra Oriente ed Occidente non si era ancora instaurata una corrente di incomprensione e di odio. Inoltre i flussi erano regolamentati. Adesso i natanti arrivano stracolmi come se andassero all’ arrembaggio. La maggior parte sono di religione musulmana che non accetta “par condicio”. Sbarcano in un paese super popolato e in piena crisi economica dove il lavoro non c’è. Debbono in qualche modo sopravvivere. Con qualsiasi mezzo che significa spesso delinquere. Non hanno famiglia, sono uomini come gli altri, per cui hanno bisogno di sfogo anche sessuale. Per molti di loro la donna non conta niente. In mancanza di soldi non rimane che lo stupro. Senza contare quelli che vengono solo per farsi mantenere. E’ evidente che tutto questo l’ hanno ben compreso in quella Europa che si rifiuta di accoglierli, lo hanno capito tutti meno Martina e compagni. Tanto meno i Vauro e i Gino Strada facendo. Per fortuna l’hanno capito finalmente anche gli italiani. Che hanno cominciato a presentargli il conto della dabbenaggine e delle parole in libertà.

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IL PAESE DOVE AVVENGONO TRAGEDIE COME CORINALDO

blog corinaldo

 

Non c’è niente da fare. Non riusciamo ad essere un paese normale. Se qualche tentativo lo si fa è solo in occasione di qualche evento anormale. Mai in maniera preventiva. Un treno che deraglia compiendo una strage, un ponte che crolla con una scia di morti, una discoteca dove in seguito ad un gesto scriteriato i
giovani rimangono schiacciati. In una disgrazia dalla quale scaturiscono ulteriori argomenti per la china irreversibile di questo Paese. Senza nemmeno dover tenere in conto il crimine di un gestore fuorilegge che nel suo locale aveva triplicato le presenze possibili, infischiandosene delle regole per la sicurezza per pura avidità. Un concerto di Sfera ebbasta (cantante dal look non proprio consigliabilee dalle volgarità a gogo) si tramuta così in una mattanza. Ma è ciò che ha provocato la tragedia a lasciare trasecolati. Uno dei tanti ragazzi e ragazzini, in quella calca paurosa si è lasciato andare allo svuotamento di una bomboletta di gas al peperoncino, provocando un improvviso sbandamento e un incontrollato movimento con relativo crollo di una balaustra fra corpi che cadono accavallandosi l’uno sull’ altro. Goliardata, scherzo? Assolutamente no.
Incoscienza? Assolutamente no. Qua siamo di fronte alla nullità del pensiero, all’imbecillità assoluta, alla tabula rasa dell’ encefalogramma. In linea con un “virus” che ormai attanaglia molta gioventù. Pietre gettate dai cavalcavia, tuffi dal balconi nella piscine, bullismo contro i deboli e gli insegnanti .. Ai miei tempi si parlava di “gioventù bruciata. E di “cani perduti senza collare”. Oggi di gioventù tatuata: nel corpo, ma soprattutto nel cervello. Allora rischiavano con la propria pelle. Ora si è aggiunta un dose di cinismo e di vigliaccheria e ci si diverte mettendo in pericolo la pelle degli altri. Cresce una generazione ignorante e analfabeta alla quale sono ormai sconosciute ed invise alcune caratteristiche positive che caratterizzano il genere umano e che dovrebbero essere normali: educazione, cortesia, rispetto, gentilezza, sacrificio, linguaggio …. All’ origine del fenomeno la deriva di certe ideologie permissiviste, la prevalenza del corpo
sullo spirito e soprattutto la caduta del sacro. Senza il quale, qualunque esso sia, l’ uomo si avvicina alla bestia. Senza offese per le bestie.

Forse i genitori dovrebbero dare un’ occhiata alle parole prima di portare ultraminorenni al concerto.

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DA 500 ANNI L'ITALIA NON CAMBIA

Francesco da sangallo medaglia di Paolo Giovio 1522

 

"I...nostri istinti naturali sono docili e socievoli, ma le buone abitudini richiedono buoni esempi e buone leggi. Se i prìncipi sono corrotti, la popolazione degenererà presto. La corruzione ha causato il disastro italiano, non Dio, la Fortuna o le stelle. La folle ambizione dei nostri prìncipi ha chiamato per prima gli stranieri in Italia, scatenando la guerra e i tumulti che hanno distrutto le onorevoli abitudini ..."

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Di chi sono queste parole di 500 anni fa? Potrebbero valere perfettamente per i nostri giorni. Da cinquecento anni l'Italia non cambia. Nella foto Paolo Giovio

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POLITICA DELL’INCULTURA UNA CLASSE DIRIGENTE DAL RINASCIMENTO AL RIPASCIMENTO

blog Matteo Salvini Luigi Di Maio

 

Provo un senso di estraniazione per questa nuova classe dirigente italiana. Guardo Conte: una presenza gradevole, capello sbarazzino, distinto, anche troppo sorridente. Ma mi chiedo chi sia, da dove viene e perché e come è spuntato dal nulla. Mi sorprende vederlo a parlare con i grandi della terra. Guardo il manichino della Rinascente di Di Maio, che sbaglia i congiuntivi, ma bacchetta Mattarella, Draghi e tutto il cocuzzaro. Manca il papa, ma a quello ci pensa Salvini. Giggino-Giggetto lo hanno messo allo sviluppo e lavoro. Dal curriculum si ricava che non ha lavorato mai. Guardo i compagni di merenda degli stellati e mi chiedo chi ha messo nella pista del circo Barnum-Italia i vari Toninelli, quello di gaffe-continua, Bonafede un avvocatino di non grandi pretese. Chi ha promosso a Presidente della camera uno come Fico, che non va più a piedi, ma in compenso rema contro. Mentre dai Caraibi si attende il ritorno di Di Battista versione il Che Guevara della motocicletta. Senza contare gli incidenti sul fronte della decantata onestà. La mamma di quella gran lady della Taverna (nomen homen) occupa edifici pubblici, benchè proprietaria di appartamenti all’ insaputa della figlia, il papà di Giggino Di Maio impiega nella sua azienda operai in nero all’ insaputa del figlio. Almeno così si dice: né più né meno come il vituperato Scajola. E via così in una sequenza di volti e di competenze tutte da definire. Al punto tale che in questo coacervo di contraddizioni, di approssimazione, di dichiarazioni estemporanee che rasentano La corrida di Corrado, Matteo Salvini appare un gigante. Ed è tutto dire. Un bestione politico non c’è dubbio, ma non va dimenticato che se quelli vengono dal “vaffa” lui viene dai cori antinapoletani e dalla felpa. Ce l’hanno in molti con lui, accusandolo di una deriva autoritaria che ricorda il fascio. Cazzate. Sia pure, a volte rozzamente, dice cose elementari, quelle che pensa l’uomo della strada intercettando la voce subliminale delle maggioranze silenziose. Non c’è da meravigliarsi se il grafico delle preferenze a sua favore non fa che impennarsi. A dimostrazione dell’ usura e della pochezza degli avversari. Non è grande Salvini sono nani i suoi oppositori. E in tutto questo a soffrirne è il Paese e la cultura, la cultura di un Paese che, caso forse unico nella storia dell’ umanità, è stato per due volte il faro della civiltà occidentale. Con i Romani prima con il Rinascimento dopo. Quando il bello e l’ armonia erano in procinto di salvare il mondo. Per degradare nel “giardino d’ Europa” lentamente fino ai nostri giorni: i giorni dell’incompetenza, della maleducazione, della volgarità, dell’ incultura e del ripascimento.

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CON LA KIENGE È NATO ANCHE IL POTERE AFRO-ITALIANO

blog Kyenge in vacanza Venezia

 

Cecile Kienge, una delle miracolate dalla sinistra alla corte dei miracoli dell’Italietta dei nostri giorni, ha deciso di fondare un suo partito: “i tempi sono maturi”. L’ex ministro, sì proprio ministro, ed europarlamentare piddina ha annunciato di voler gettare le fondamenta dell' “Afroitalian power iniziative”. È lei stessa a lanciare l'annuncio roboante sui social: "È tempo di farsi valere. È tempo di dimostrare che ci siamo. Contro i soprusi e la discriminazione, per un futuro (e un presente) di rispetto, coesione, benessere e pace sociale". Fra le sue frasi celebri: “L'immigrazione è una ricchezza.” e “L'Italia non ha avuto una buona guida in grado di accompagnare il passaggio da Paese di emigrati a Paese di immigrazione. Abbiamo avuto per anni al potere la destra che ha portato avanti una cultura dell'odio.” La signora congolese non esita a fare di tutta l’ erba un fascio in un paese dalle mille sfaccettature, identificandolo tout cour con il Sudafrica in linea con l’ “apartheid”. Pronta a insegnarci come si deve guidare un paese. Men che meno si sogna di usare un minimo di “par condicio”, stigmatizzando l’ operato di molti neri nelle nostre città. D’ altronde la confusione e l’arroganza della signora in questione, alla quale anche il marito, che vota Lega e 5 stelle, ha
consigliato di contare fino a cinque prima di parlare, è dimostrata dallo stesso nome dato al movimento ideato dalla pulzella di colore. Prima,da autentica snob, con il conio in lingua inglese, secondo con la parola potere, che non ha una connotazione decisamente democratica, ma ultimamente sa quasi sempre di sopraffazione. Terzo parlando di potere afro-italiano e non italo-africano, come se il paese fosse loro. Vero è che esiste una manovalanza nera sfruttata come al tempo delle piantagioni di cotone americane e non solo, ma è vero anche che non tutti i neri venuti in questo paese sono stinchi di santo e che esistono delle vere e proprie mafie a cominciare da quella nigeriana, che getta le donne sul marciapiede. Da brava suffragetta cresciuta alla scuola piddina la Kienge denuncia, accusa, ma non fa il minimo di mea culpa e se nessuno si può permettere di offenderla come donna con indecorosi paragoni, a sua volta dovrebbe smettere di offendere il paese che le ha dato una esagerata notorietà. Mentre di lei ho un solo ricordo: una foto che la vedeva su un veloce motoscafo con le due figlie per andare a presenziare a Venezia al Festival del cinema. A quale titolo? Perché certa sinistra si batte per i poveri, ma cerca di non perdersi mai niente di quello che fanno i ricchi. Bertinotti docet.

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CON LA ISOARDI IL TUTTO IN PIAZZA IMPAZZA

blog Matteo Salvini Isoardi

 

Siamo la società-del-tutto-in-piazza. Pudore, riserbo, eleganza, finezza, sensibilità … si gettano alle ortiche, come orpelli superati. Addirittura fastidiosi. Roba da dinosauri. L’ ultima paladina dell’ Italietta guardona, orecchie appizzate e occhio al buco della serratura, è la starlette televisiva Elisa Isoardi, quella dagli occhi da cerbiatto e coscia lunga, che fino ad poco tempo fa era la pupa del bullo. Ovvero la fidanzata di Matteo Salvini: foto di effusioni, la mano nella mano, lei che stira da brava geisha le camicie, poi come in molte storie tutto finisce e lei per annunciarlo al paese, avido di pettegolezzi, lancia un mieloso post con le parole di un poeta-cantante. Il che non sarebbe originale, ma nemmeno così riprovevole. Il fatto è che l’accompagna con una foto. Lui e lei a letto, lui senza nemmeno la felpa e ad occhi chiusi, all’ apparenza sfinito, lei in accappatoio e un pezzetto di coscia scoperto, che guarda la camera come per dire guardate
come l’ ho ridotto. Sembrano l’alter ego della “riservata” Asia Argento con il pulcino americano nella loro faida fra le lenzuola. Il guaio è che il Matteo in questione non è un protagonista delle spettacolo (Crozza avrebbe di che dire), ma un uomo delle istituzioni, un ministro e un vicepresidente del Consiglio.
Impegnato più che mai in questi giorni sul palcoscenico internazionale in questioni quanto mai vitali per un Paese a rischio di sopravvivenza. Presentare così il “re nudo” alle ganasce dei Moscovici e degli Juncker, offrirlo all’ ironia corrosiva del virtuale, con le scontate ironie sullo spread che sale e che scende, più che un atto d’amore sembra un atto di perfidia. E un attentato alle istituzioni. Ma ormai l’andazzo è questo, ci si lascia con un selfie, si va in televisione a strombazzare le proprie abitudini fra le coperte o meno, non c’è intervista che non preveda le domande: e con il sesso come la mettiamo, quante volte, nel posto più strano, quanto dura se è duro? E tutti felici di rispondere come se si trattasse della ginnastica in palestra. Non è un caso se abbiamo avuto Cicciolina in Parlamento, se Lussuria fa l’ opinionista, se l’ orgoglio gay sfila in perizoma e se Rocco Siffredi viene ammirato alla stregua di un eroe nazionale. E’ il bel paese che ha ribaltato il vecchio detto che i panni sporchi si lavano in famiglia. adeguandosi alla famiglia allargatissima. E il tutto-in-piazza impazza.

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MIGRANTI ACCOGLIENZA E DELINQUENZA

blog grafico migranti criminalita           blog immigrati barcone

 

In Italia abbiamo mafia, ndrangheta, camorra: siamo quindi un paese che ha poco da predicare in fatto di criminalità. Detto questo non si può non constatare che, in rapporto alla popolazione, gli immigrati sono di gran lunga all’ avanguardia in fatto di delinquenza. E che le carceri ospitano malviventi stranieri in rapporto da uno (33 per cento) a due rispetto agli italiani. A dirlo sono le statistiche, i numeri. A fronte dei quali si avrebbe il dovere di affrontare il problema con mente onesta. Purtroppo nella infinita faida politica la verità viene pericolosamente distorta. A cominciare dal refrain stantio che anche noi siamo stati e purtroppo siamo ancora, a causa della crisi, un popolo di emigranti. Un raffronto frutto di ipocrisia e di ignoranza per due fenomeni completamente diversi. I tempi erano differenti, morale, onestà, sacrificio erano ancora valori fondanti anche per la povera gente. Si andava verso paesi bisognosi di forza lavoro. Si cercava il lavoro in un’ aspirazione, che apparteneva al Dna di quelle generazioni. Oggi è tutta un’ altra storia. L’ Italia è una paese sovrapopolato, siamo il fanalino di coda dell’ Europa e tiriamo a campare in un’ economia malsana. Molti dei nostri giovani per trovare lavoro sono costretti ad e espatriare. L’ umanità non basta a fare fronte al flusso senza sosta delle carrette del mare. Non diciamo a questo punto che molti dei disperati vengono per delinquere, ma molti una volta sbarcati o superata da qualche parte la frontiera non hanno altra risorsa che quella di delinquere (droga, prostituzione, furti …). Senza contare quanti, a causa di leggi sfilacciate, che rendono la galera un optional a fronte del delitto, vengono da noi proprio per questo.
Basterebbe ricordare la rampogna del ministro rumeno che ci accusò di essere incapaci di detenere i delinquenti. Non si comprende a questo punto la posizione di una minoranza della popolazione cosiddetta buonista, stimolata dalla cecità della sinistra, che grida al fascista, al razzista, all’ untore eternamente “ista”
non appena si cerca di fare aprire gli occhi su una situazione sempre più insostenibile. Non rendendosi conto così di foraggiare solo la Lega.

Il guaio è che il nostro panorama politico è quanto mai sconfortante, con punte di autentico delirio, come nelle parole nientemeno che della Presidente Della Camera Laura Boldrini. Che tempo fa arrivò a dire: “I migranti oggi sono l'elemento umano, l'avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi". Ci vuole veramente una faccia di bronzo da parte di una signora snob il cui stile di vita è mille volte lontano da quello dei migranti. Alla Boldrini recentemente si è aggiunto quel bel faccino di Alessandra Moretti. Ha suggerito agli anziani di aprire le porte delle loro case per ospitare i migranti. Per non parlare di quel bellimbusto, che ha giustificato l’assassinio di Desirée attribuendolo alla malaccoglienza. E’ evidente che non si può andare avanti con una classe politica così proditoriamente alienata dalla realtà e che pare uscita da una fumeria di oppio e per la quale, più che per i disperati, sarebbero necessarie le ruspe. L’ Italia ha salvato tante vite e continuerà a salvarle, esempio unico in un’ Europa tarata dall’ egoismo. Ma non potrà sfamarle. Perché mai come in questo caso vale il “fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Quello che i disperati con i loro bambini attraversano. Spesso a rischio della vita. Andando verso un “paradiso” che non esiste e che non è mai esistito. Trovando solo un inferno.

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LE MORTI SBAGLIATE PROVOCANO EROI SBAGLIATI

blog striscione Cucchi

 

Le morti sbagliate, e purtroppo ideologicamente strumentalizzate, producono eroi sbagliati. E’ accaduto a Genova con la morte di Carlo Giuliani, è accaduto a Roma con la morte di Stefano Cucchi. Due vittime della violenza da parte di rappresentanti dello stato, una violenza ingiustificabile e colpevole. Due morti da condannare senza se e senza ma. Non si trattava però di due santi. Giuliani era un esaltato anarcoide, Stefano uno spacciatore di droga. Hanno pagato con la vita in modo sbagliato, per una reazione incontrollata il primo da parte di un giovane e inesperto difensore dell’ordine pubblico, per un vero e proprio incosciente disegno punitivo di mele marce dell’arma dei carabinieri il secondo. Però da qui a fare di questi due sfortunati giovani una sorta di “eroi” per le nuove generazioni ce ne corre. Giuliani che a sua volta, maneggiando un estintore, rischiava di diventare un assassino, ha addirittura una strada intitolata al suo nome. Ilaria, la sorella di Cucchi, per certi versi ammirevole, è diventata una icona delle televisioni e sicuramente avrà un futuro in politica. Perché spesso sulle morti sbagliate si costruiscono carriere. Ilaria ha rivendicato legittimamente per anni giustizia puntando l’indice accusatorio, ma non ha mai indugiato più di tanto sulla personalità del fratello, che era stato cacciato persino di casa. Questo non giustifica minimamente la condanna per chi, indossando una divisa, è stato capace di un simile delitto. Ma non giustifica nemmeno la beatificazione delle vittime. Carlo e Stefano erano due sbandati, due ragazzi che non riuscivano ad incanalare la propria gioventù nella società in cui vivevano, una società che indubbiamente ha tanti difetti. Ma che rimane ad oggi l’unica in cui convivere nella comune libertà. Libertà che è un privilegio al quale i due attentavano con il loro comportamento fuori dalle regole del vivere civile. Che implica delle costrizioni alle quali sottostare. Per cui chi si ribella esce automaticamente dal contesto sociale per entrare nel vasto campo dell’inciviltà. Diventando, nonostante tutto, bandiere sporche di spregevoli calcoli politico-ideologici.

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ASIA ARGENTO E JIMMY BENNET: LA SQUALLIDA STORIA DI DUE MENTITORI

blog Asia Argento Jimmy Bennet

 

Confesso che non ho mai avuto simpatia per Asia Argento, non l’ho mai considerata un donna sensuale nonostante le sue foto discinte. Non ho nemmeno simpatia per quel finto passerotto tutto pelo tinto, stoppaccioso e cotonato di Jimmy Bennet. E dopo averli ascoltati attentamente tutti e due mi sono fatte delle idee. Da giornalista premetto che Giletti è stato abile è ha fatto un grande scoop, in linea purtroppo con i tempi che viviamo. Per cui se si parla di lenzuola tutti drizzano gli orecchi e gli occhi . Siamo diventati un popolo di voyeurs e di tenutarie di bordelli. Però Giletti non è stato equanime, si vedeva lontano un miglio per chi parteggiava e ha fatto di tutto per riabilitare la pupilla, che gli ha concesso l’esclusiva. Abbracciandola a lungo alla fine. Ma nonostante tutto il confronto è terminato in un salomonico pareggio. Perché per quanto mi riguarda si tratta di due sfacciati mentitori, che recitavano ciascuno la parte della verità di parte. Chi è Asia? Una normale attrice, che vuole fare anche la regia, ma che soprattutto ha un concetto troppo alto di sé. Figlia d’arte (padre regista, madre attrice) dovrebbe conoscere tutte le trappole del mondo della spettacolo. Non è così. Più o meno ventenne entra nella suite del più grande produttore di Hollywood, riconosciuto e famoso porco seriale. Lui le chiede un massaggio, che a lei fa anche un po’ schifo (però esegue), ma l’orco Weinstein le zompa addosso e la “stupra”. In questo caso lei non si è “congelata” (termine che userà per Jimmy). Da stuprata continua a frequentare e a fare foto tenere e sorridenti con Harvey-toro-seriale. Non lo fa per interesse professionale. “Normalizza” la situazione.
Poi gli capita un ragazzino di sette anni a cui fa da balia, finché lui diventa grande, ma non maggiorenne. E va a letto anche con il minorenne a sua doppia insaputa: primo perché lo ritiene maggiorenne (e qua mente spudoratamente perché lo conosce da quando aveva sette anni), la seconda perché Jimmy le salta addosso infoiato, la spoglia (non è semplice), la gira sul letto e la possiede (ancora meno semplice se lei non vuole).
E Asia che fa? “Si congela”. E qui non mancano i particolari che si poteva anche risparmiare. Anche se l’”attrezzo” è difficile da portare ad erezione con un ghiacciolo il mandrillo la “penetra”, “senza nemmeno il preservativo” e per la durata di “appena due minuti” (li ha contati, le è parso poco, è rimasta delusa?). E aggiunge “come un coniglio” ed in sala il pubblico ormai arazzato e rincoglionito ride. Finita la violenza Asia che fa? “Normalizza” (dice proprio così). Come se niente fosse ritorna al progetto del film da fare insieme con Jimmy. Infine insieme vanno tranquillamente a pranzo. I due carnefici o le due vittime? Sempre per “normalizzare”. Naturalmente la versione del finto bambino, accalappiato o meno, è tutta diversa. Lui la chiamava “mamma”, mamma gli avrebbe fatto a sua insaputa anche lei il servizietto, prima lo bacia e poi lo strapazza. Il ritroso era uno dei tanti pupattoli promettenti della mecca del cinema. A causa del trauma subito sarebbe rimasto choccato per sempre di qui, come precisa un avvocato sor Pampurio che l’accompagna, non avrebbe più lavorato. Il leguleo però aggiunge che Asia avrebbe già dato tre versioni dell’accaduto contro l’unica di Jimmy. Si fanno inoltre obiezioni sul fatto che violentare un maschietto controvoglia non è facile. Ma non sarebbe il primo caso: una cosa è la volontà una cosa la volontà del caz … Passano gli anni, Asia si scongela e diventa la leader, quanto meno europea, del movimento “Me too” contro le molestie alle donne. Ricavandone una pubblicità incredibile. A questo punto Jimmy, che si sente trascurato da “mamma”, non ci sta e bussa a soldi.
E’ il momento di fare entrare in scena un altro personaggio, il più innocente in tutta questa storia: Anthony Bourdin. Un personaggio conosciuto internazionalmente, un grande chef, un grande personaggio televisivo, uno scrittore. E’ il fidanzato di Asia Argento in una relazione “aperta”. Ha più di venti anni di lei, che è sui quaranta. La stessa differenza che c’è fra Asia e Jimmy. Di fronte alle richieste prosaiche di Jymmy che bussa a tre milioni e mezzo di dollari anticipa un primo versamento di circa 400.000 dollari. Mi domando quale è la verità che conosce Bourdin? Che Asia è stata violentata o che Asia ha violentato? Fatto sta che paga per spegnere l’ incendio. Ma il tam tam sui giornali non si placa. Escono altre storie, biglietti, confessioni, ritrattamenti, verità e controverità, intervengono altri personaggi di primo piano, che accusano Asia, come la compagna della leader del movimento americano di “Me too” e un attore stanco di ricevere foto di Asia a torso nudo. Non molto si sa invece dei trascorsi di Jimmy nel frattempo. Due sbandati, due disturbati. Due da psichiatri, Asia è in analisi. O due paraculi?
Il colmo è che la strana coppia al termine del loro incontro-scontro si sono fatti anche dei selfie a letto. E a questo punto non credo più a niente di quanto hanno detto. Hanno i visi beati di due che, prima che la storia degenerasse in una faida tra “mamma e figlio”, si sono concessi una reciproca consenziente bottarella, più che un incesto insopportabile per entrambi.
Bourdin ha pagato, ma paga ancora di persona. Lo trovano impiccato in un albergo ai primi di giugno. Forse la coppia era aperta, ma all’apertura delle gambe c’era un limite? Forse Bourdin non ha retto il confronto con un ragazzetto più giovane di 40 anni? O forse i motivi li sa solo Bourdin, che non ha lasciato scritto niente. Asia confessa di sentirsi in colpa per non avere mai compreso la sofferenza che ha portato il compagno al gesto estremo. Dunque lui prima non aveva mai dato segni di avere in mente di farla finita. Dice ancora Asia: “Mi hanno chiamato pedofila, assassina, prostituta, ninfomane”. Forse a Jimmy lo hanno chiamato “toy boy”, mentre Asia lo apostrofa come un ricattatore. Io se fossi in loro qualche domanda me la farei. C’è chi ipotizza una macchinazione, una vendetta di Winstein: baggianate. Ho netta l’ impressione che il vero clou di questa desolazione a puntate sia una prosaica e beata scopata. Con conseguenze inimmaginabili. O immaginabili? Anche se forse non dall’ inizio? Vista l’esplosione mediatica e internazionale della vicenda. Non è difficile supporre che ai due arriveranno una valanga di offerte di lavoro. In tutto questo disastro morale cosa ha detto Asia al termine della sua lunga “verità” contrassegnata da lacrime, mentre non ha battuto ciglio, come se fosse acqua, alle parole accusatorie di Jimmy: “L’Italia è con me”(???). “Voglio tornare a X Factor”. Ovvero, da narcisista e viziata e forse viziosa, datemi ancora le caramelle invece di sparire per un po’ e di fare calare una pietoso velo di silenzio su tanto squallore. E di portare fiori sulla tomba di Bourdin.
Purtroppo non finirà qui.

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ASIA ARGENTO DALL’OSCAR A ROCCO SIFFREDI

blog Asia Argento Jimmy Bennett

 

Dunque pare assodato. Asia Argento la grande artista, che slinguazza con i cani, che solleva elegantemente l’indice della mano, che della lardosa fascista alla Meloni neomamma, che alza in pugno per avere la protezione della sinistra … che si presenta, dopo venti anni e cinque di fidanzamento con l’orco Weinstein, come vittima della violenza del superproduttore hollywoodiano, è pressoché una pedofila. Ha abusato di un diciassettenne che aveva venti anni meno di lei. Il ragazzino, per quanto “arrapato”, ne è rimasto disgustato, preferendo dimenticare l’esperienza, ma non al punto da rimuoverla, ma ricordandola per farsi risarcire con 380.000 dollari. Pagati dal compagno dell’ attrice, finito suicida. Ora l’ Asia-minore nega, ma foto, messaggini e particolari vari non fanno che confermare l’ ipocrisia abissale di quella che è passata per una delle paladine del movimento “me-too” in difesa delle donne. Confesso che non voglio pensare che quello che ha fatto lo ha fatto unicamente per rispolverare un’ immagine, che stava sbiadendo in fretta dopo le numerose prestazioni artistiche non certo memorabili. Sarebbe troppo cinico e troppo perfidamente lucido per quella che appare una povera sbandata. Preferiamo credere che l’ “argentina de noantri” sia psicologicamente instabile e non abbia mai risolto i pesanti complessi che evidentemente l’ attanagliano fin dall’ infanzia. O che sia rimasta traumatizzata dai film di papà Dario. E che lei sia la prima vittima di se stessa e di quanti l’ hanno circondata. Come possa, dopo quanto ha sbandierato negli ultimi tempi, essere stata eletta a paladina del femminismo rimane uno dei tanti misteri buffi di questo sconcertante paese e dello stesso movimento. Persino la squinternata ex Presidente della camera, la zarina Boldrini, l’ aveva eletta a icona dei diritti femminili, invitandola a non abbandonare l’ Italia; zelante nel reagire in suo favore quando l’ Argento minacciò (?) di andare a vivere oltre frontiera. Proposito sfortunatamente solo ventilato, ma mai attuato. A quel punto le quotazioni dell’ Asia violata sono salite vertiginosamente. Calcolo? Come detto, non voglio pensarlo. Nel frattempo sfilava per le vie alla testa delle manifestazioni anti-mandrilli e veniva contattata per partecipare a trasmissioni ed eventi. Persino sul palco del Festival di Cannes. Ma quando meno te lo aspetti eco spuntare un folletto, ex minorenne, che la ridimensiona nei panni di un raccatta-amori-da-sveltina forte del suo ruolo di regista. Una Weinstein in gonnella senza avere il talento dello stupratore seriale. Sono di queste ore inoltre le lamentele di un amico dell’ attrice stufo di ricevere via Internet le foto della M-Asia desnuda. Ne è scaturito fin dall’ inizio un bailamme che ha portato la poverina alla ribalta delle cronache di tutto il pianeta. Prima, a parte qualche cinefilo italiano, non la conosceva nessuno. Ora il suo nome è diventato noto nel mondo intero. Calcolo? Non voglio pensarlo, ripeto. Ma ho l’ impressione che in questa società alla deriva l’ Argento-troppo-vivo possa trarne ancora qualche utile per rilanciarsi in carriera. Se ci fosse ancora Tinto Brass una proposta l’ avrebbe già ricevuta. Asia sognava l’ oscar? Forse potrebbe accontentarsi di Rocco Siffredi.

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COME IL CONTE UGOLINO LA SINISTRA DIVORA I SUOI FIGLI

BLOG salvate il soldato Renzi 

 

Questa sinistra all’italiana rischia di dissolversi nel niente. Ormai il suono magico dei pifferai non incanta più. E da qualche tempo il PD si è trasformato in una riedizione infernale del conte Ugolino. Si diceva per iperbole che i comunisti mangiavano i bambini. Non era vero naturalmente. Ma è vero che i comunisti mangiano i loro figli. Confesso che mi sento un “liberal” all’americana, ma non mi sono mai minimamente riconosciuto nel fanatismo ideologico e nell’altezzosa presunzione morale della nostra sinistra. Che non è saputa andare per decenni oltre gli slogan dell’antifascismo e dell’anti berlusconismo. Eppure quando alla ribalta è comparso Matteo Renzi, quando l’ho sentito parlare, quando l’ho visto agire ero convinto che finalmente la sinistra avesse trovato un suo leader in grado di farla decollare più che sull’arte e sull’arma della diffamazione, del doppiopesismo e dell’arroganza, sulla politica del fare. E non del solo blaterare. Certo il giovinastro aveva un’andatura da bullo di quartiere, le sue parole erano spesso condite di maleducazione e della solita arroganza, aveva un che di berluschino d’altra sponda. Certo l’idea di rottamare tutto e tutti, anche all’interno soprattutto del suo partito, è stata una trovata mediatica vincente, ma anche una forma ingenua di harakiri. E’ stato l’unico comunque della sua fazione a comprendere da che parte tirava il vento, cercando di dare una strambata nella bonaccia imperitura dei “compagni”. Senza contare che molti, in Italia e non, hanno affermato e continuano ad affermare che quello che ha fatto lui in poco tempo non era stato fatto nell’arco di decenni.
Ma è a questo punto che è scattata l’invidia e il desiderio di vendetta dei “compagni di merenda” trascurati. Non è abbastanza di sinistra, non dice cose di sinistra, non fa cose di sinistra … Al punto che i duri e puri l’hanno puntato a dito, aspettandolo sinistramente al varco del referendum sul quale il Matteo- innamorato-di-Matteo aveva puntato tutto. Mettendo la sua testa sul ceppo del boia. Il conte Ugolino, targato PD, non aspettava altro. Gliela hanno mozzata di netto. Come se non bastasse è arrivata anche la scissione (addebitandogliene la colpa) e in seguito l’irrimediabile china elettorale del partito (addebitandogliene la colpa). Confesso che a questo punto non so se l’affabulatore-battutista fosse il leader capace come mi era sembrato al suo arrivo al proscenio nazionale. Ho l’impressione però che il fuoco amico non gli ha dato il tempo della verifica sul campo. Certo è che con lui, sia pure in maniera blanda, l’inamovibile economia italiana ha cominciato a muoversi. Certo è che gli 80 euro e i 500 ai giovani per la cultura hanno fatto scuola. Certo è che il rinnovamento tanto atteso e il cui testimone è passato alla lega ed ai grillini, era iniziato con lui. Troppo nuovo però per un partito autoplagiato dai soliti slogan, dalle consunte tiritere. Sparito Renzi cosa resta alla sinistra? Uno stuolo di personaggi imbalsamati o di comprimari alla ribalta. Ma i Martina, i Del Rio e tutto il cucuzzaro, come la “rosa” Serracchiani,che evoca scenari da Norimberga, continuano a fare terrorismo a parole, a non avere compreso nulla, incarnando un’opposizione fine a se stessa e completamente estranea al laboratorio Italia. Che coinvolge ormai la stragrande maggioranza del paese. Quella maggioranza che si continua ad offendere solo perché ha avuto il torto di non credere più alle sirene dei pifferai magici distintisi soprattutto per le faide fratricide e anni luce lontani dalla realtà del paese. Al quale non basta più il buonismo di facciata e l’eterna difesa dell’indifendibile. E in primis il killeraggio dei propri esponenti. Dovevano smacchiare il giaguaro. Hanno macchiato il più promettente dei loro.

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PERCHÉ NESSUNO PARLA DELLA MATTANZA IN CORSO IN NICARAGUA?

blog Nicaragua

 

C’è una mattanza in corso, 170 morti in due mesi, di cui nessuno parla. Eppure riguarda uno dei paesi salito alla ribalta per una rivoluzione presentata al proscenio mediatico come diversa da tutte le altre e sulla quale si appuntavano speranzosi gli auspici della sinistra e del comunismo internazionale. Si tratta del Nicaragua, uno dei paesi più infelici dell’ istmo centroamericano. Conosciuto fino ad allora solo per l’uccellaccio “scarpantibus” delle esilaranti trasmissioni della banda Arbore. Il Nicaragua era stato per decenni feudo della famiglia Somoza, un caudillo appoggiato dagli Stati Uniti. Quando qualcuno fece presente che era un “figlio di puttana” si dice che la risposta a stelle e strisce fu “sì ma è il nostro figlio di puttana”.
Come molti dittatori Somoza finì ucciso a revolverate da un poeta durante una festa e dopo di lui stessa sorte ebbe il figlio Tachito, anche se si era rifugiato in Paraguay. Ad eliminare la sanguinaria dittatura dei padri-padroni fu la rivoluzione sandinista che si ispirava ad Augusto Sandino, il primo che si oppose con le armi alla presenza militare statunitense. Assassinato a sua volta in un agguato, si dice proprio su istigazione di Somoza. Nel suo nome il Paese sembrò trovare un’ unione e una volontà che sfiorava l’ utopia, anche con l’ appoggio di parte del clero. Rimarrà nella storia l’ immagine di Giovanni Paolo II, che redarguiva il ministro della cultura presbitero e famoso poeta Ernesto Cardenal, inginocchiato e rimproverato per essere un teologo della liberazione oltre che fondatore di “Solentiname”, una comunità nel lago del Nicaragua, che predicava la pace, pur aderendo al Fronte sandinista di liberazione nazionale.
Ma quale fu, sparite figure anche folcloristiche e ingenue come il comandante Zero, e sia pure fra riforme a volte anche indovinate, il cammino dei rivoluzionari che occuparono i posti di comando forti dell’ appoggio di polizia ed esercito particolarmente gratificati? L’ imborghesimento progressivo, l’ avidità più sfrenata e il tentativo di darsi una patina di nobiltà sposando preferibilmente donne di famiglie altolocate. Fino a concentrare tutta la cabina di comando nella figura di Daniel Ortega (accusato di abusi sessuali dalla figliastra) e della moglie Rosaria Murillo. Stravolgendo più di una volta la costituzione e nominando la first lady vicepresidente nel caso, come si sussurra, che la salute di Ortega dovesse declinare da un momento all’ altro. Instaurando così una nuova dinastia. Ed è contro questo oltraggio alle tanto decantate speranze rivoluzionarie che oggi di nuovo il popolo nicaraguense insorge, con barricate, con dimostrazioni, con un coraggio indomito di fronte alle torture, agli assassinii dell’ esercito e delle forze di polizia. Con gli studenti e le madri delle vittime in prima fila. Quello che sconcerta è che ieri quando la rivoluzione era comunista tutto il mondo ne parlava. Oggi che la rivoluzione è una rivoluzione della povera gente contro un regime comunista nessuno ne parla.

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MATTEO SALVINI: SIAMO SICURI CHE È IL NUOVO “UOMO NERO”?

 blog Matteo Salvini clandestini

 

Eureka, la sinistra e l’Europa hanno trovato nel panorama politico italiano il nuovo “uomo nero" sul quale concentrare i loro strali, come sempre avvenuto in passato. Cambiano gli uomini non cambia il refrain del dalli all’untore. Se al governo non vano loro, i cosiddetti democratici, tutti quelli che di volta in volta li battono finiscono in un tritacarne diffamatorio sempre uguale, a cominciare dalla ormai nauseabonda e diabolicamente perseverante parola “fascista”. Ora è il turno di Matteo Salvini: ogni cosa che dice, ogni cosa che fa viene estremizzata pur di fare il processo anche alle intenzioni. A scagliare parole come pietre tocca adesso al filiforme ed equino Martina. Sia chiaro Salvini non è certo un gentleman, anche se indossa la giacca dà lo stesso l’idea che starebbe meglio con una clava e una pelle d’animale addosso. Ha un che di troglodita, ma l’aspetto lombrosiano non giustifica gli anatemi, gli insulti e addirittura le minacce che si tira addosso. Perché sinceramente a me non pare che dica cose sconvolgenti. Tanto più che sono in linea con quello che pensa la maggioranza della gente, quella fra l’altro silenziosa. Populismo? Ma non ha sempre predicato la sinistra “il popolo al potere?” Ora ci si mette anche Moscovici a fare la consueta lezioncina da oltre confine, secondo l’assioma voi siete una paese sovrano, ma noi siamo più sovrani di voi. La questione in ballo questa volta sono i rom. Chi ha visto qualche campo potrebbe farsene un’idea. Chiedono, pretendono, non pagano tasse, ma accanto alle catapecchie è un parcheggio di suv, di mercedes, di macchine da ricchi sfondati in un lerciume continuo. È così criminale pensare di fare degli accertamenti? È così agghiacciante cercare di regolamentare e di distribuire gli sbarchi dei disperati? O bisogna chiocciare come faceva l’altra sera in tv la squinternata Piciernov appellandosi all’umanità? Come se tutti gli altri, che cercano di dare ragionevoli soluzioni al problema soprattutto per evitare altri morti, fossero disumani. E ricordo un’altra sciacquetta democratica che affermava giuliva: “Ma ti pare che un terrorista verrebbe con i barconi con il rischio di morire in mare?”. Come se quelli dell’Isis, che si fanno smembrare con una cintura di esplosivo, temessero la morte. Ecco perché, e il direttore mi perdonerà, a me non pare che Salvini sia l’“uomo nero”. Molto di più mi pare lo siano quelli che ieri gli impedivano di parlare e che oggi lo coprono di insulti. In una situazione che fa ricordare, all’incontrario, la scenetta di Petrolini nei panni di un Cesare-Nerone: non faceva a tempo a dire una parola che risuonavano i “bravo”. In questo caso è Salvini, che non fa a tempo a dare fiato che risuonano i “fascista”.

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E SE LE SPESE DEI SOCCORSI LE DEFALCASSIMO DAL DEBITO PUBBLICO?

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blog clandestini morti in mare 1

 

La politica è l‘arte del camaleontismo, del trasformismo alla Fregoli, del concavo che nello spazio di un batter di ciglia si fa convesso. Monsieur Emmanuel Macron-la-grandeur alza la cornetta del telefono e chiama Conte. Sostiene che lui non ha mai detto le parole che gli hanno attribuito. Con un tratto di bianchetto scompare l’Italietta “irresponsabile, cinica, vomitevole”. L’incontro previsto si farà anche se le scuse non sono venute. Probabilmente non verranno mai. D’altronde non è una novità che la Francia, come la Germania e ora perfino la Spagna, si senta da sempre superiore ai cosiddetti “cugini”. Da trattare con qualche buffetto affettuoso quando si tratta di arte e cultura, ma da rimettere dietro la lavagna non appena il parente povero prova ad alzare la testa. Ne sa qualcosa anche Berlusconi messo alla gogna planetaria con il tandem al risolino ironico Merkel-Sarkosy. D’altronde le colpe sono anche nostre, siamo quelli che siamo, talentosi, ma cialtroneschi, ridotti ad un machiavellismo all’ amatriciana, con un paese dimezzato fra nord e sud e una penisola tanto estesa quanto mai omogenea per marciare unita. Al punto che si potrebbe cantare fratelli d’Italia: per caso. Siamo una sorta di forno alchemico da cui può uscire di tutto. Ieri l’impero romano, poi il Rinascimento fino al ripascimento delle repubbliche che stiamo vivendo. Siamo un paese in picchiata, ma sul fronte dei migranti NESSUNO può farci la morale. Perché nonostante tutto siamo ancora “italiani brava gente”. Ne abbiamo salvati oltre 500.000 dalla bagnarola del Mediterraneo ridotta a un camposanto. Dal 2011 sono arrivati sulle nostre coste in 625.000 lungo quella che è stata definita “la strada più mortale del mondo”. Chi ha fatto non dico altrettanto, ma si è almeno avvicinato a simili cifre? Abbiamo accolti sia i vivi, abbiamo dato una degna sepoltura ai morti. Ieri una nave americana i cadaveri li ha ributtati in mare. Se lo avessimo fatto noi? Certo non tutto va come dovrebbe andare, i centri di parcheggio non sono un esempio di accoglienza, ma non è semplice fare fronte a simili numeri. In una forma di generosità di cui deve essersi accorto perfino il terrorismo, visto che l’Italia sino ad ora non ha subito attentati. Mentre Francia e Spagna, che alzano barriere, che respingono con violenza i disperati e si permettono addirittura di incriminare la pagliuzza negli occhi del vicino, ignorando la trave che è nei loro, sono costrette purtroppo a contare i propri morti. Per questo Conte può andare all’incontro con Macron a testa alta. Sarà anche un’ Italietta, ma è un’ Italietta che quanto a difesa della vita e a empatia verso i diseredati può vantare un primato. Che le parole lanciate con spocchia per dare fiato alla bocca non possono scalfire. Macron o non Macron. Da ultimo un’idea: e se le spese che facciamo, in un’Europa che se ne infischia, le defalcassimo dall’ enorme debito pubblico? In fondo stiamo salvando, da soli, la faccia dell’Europa intera.

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DAL CONTE GENTILONI AL MISTERIOSO CONTE

 blog Giuseppe Conte premier

 

Siamo passati dal conte autentico Paolo Gentiloni al conte spurio Giuseppe Conte. Praticamente un carneade. In compenso abbiamo un governo dopo quasi tre mesi di tribolazioni al limite della farsa e del ridicolo. Un governo o un governicchio? Nessuno ha la sfera di cristallo per poterlo dire, ma la prima impressione è quella di entusiasti dilettanti allo sbaraglio. Solo il tempo scioglierà il rebus se la prima impressione è sbagliata o no. Non possiamo che augurarcelo. E come noi penso l’Europa intera, costretta ad assistere ad intermittenza alla eterna soap opera all’italiana. Che rinfocola giudizi di fuoco da parte di chi non potrebbe permetterselo, poiché ha ben poco da insegnare, ma non aspetta altro che di coglierci in fallo per l’ennesima volta. E bacchettarci come si fa con i discoli. Forse per questo forse abbiamo chiamato un professore.
Saremmo alla terza repubblica, al cosiddetto governo del cambiamento. Le repubbliche si susseguono, ma quelle che vengono sembrano decisamente peggiori di quelle che sono andate, mentre il cambiamento al quale abbiamo assistito sino ad ora è stato quello delle idee. In salti mortali dalla mattina alla sera per cui il bianco diventava nero e viceversa come sul palcoscenico di un illusionista con Mattarella ammattito. Tuttavia non si può certo dire che il cambiamento non ci sia. Ma cambiare non è la prova del nove di un domani migliore. Il cambiamento può essere in meglio, ma anche in peggio. Il che allo stato delle cose sarebbe veramente difficile. Ma noi italiani siamo capaci di tutto. Solo che questa volta si torna a ballare sull’abisso. Con le redini in mano ad un professore che come professionista è all’università, ma come politico è all’abbecedario. Mentre un altro professore che lo ha preceduto, Monti, evoca lo spettro della “troika” in aria di “default”. Secondo Monti, lui professore-narciso ci avrebbe salvati. Ora un altro professore-narciso potrebbe dannarci. Narciso non fece certo una bella fine. E a noi non rimane che fare gli scongiuri. Con-te partiròoo … Viva l’Italia.

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CARO CONTE NONOSTANTE TUTTO SIAMO CON-TE

blog Giuseppe Conte         blog DiMaio Conte Salvini

 

Non avevo mai sentito parlare di Giuseppe Conte, quindi non posso esprimere un giudizio su di lui. Solo qualche sensazione sul suo discorso. A cominciare dal sorrisetto sghembo con cui si è presentato all’uscita dal lungo colloquio con Mattarella. Nervosismo o compiacimento? Certo l’emozione c’era come hanno dimostrato i frequenti errori di parola. Per il resto nulla di trascendentale.
Non conosco Conte, ma conosco i professori. Verso i quali in Italia c’è una forma di sottomissione culturale nemmeno fossero unti del Signore. Li si chiama al governo, li si chiama alla Rai, gli si genuflettono i media, li si chiama nei consigli di amministrazione, li si chiama dappertutto ed ovunque conferendogli patente di onniscienza nelle loro specifiche competenze e non solo. Li si sbandiera come fiori all’occhiello in una forma di sudditanza del pensiero. Come se fossero una particolare specie di non comuni mortali. Ma, ci si consenta, non è tutt’oro … In una forma mentis che spesso li accomuna. Anche se naturalmente non è il caso di fare di tutta un’erba un fascio.

1) Il professore in genere è fondamentalmente narciso. E la storia dei curriculum di Conte lo dimostra ancora una volta. I prof spesso sono affetti da un complesso di superiorità dovuto anche al fatto che hanno sempre a che fare con allievi apprendisti. E hanno nel dna l’insegnamento urbis et orbis.
2) I professori spesso si odiano fra loro ma reagiscono all’unisono come un branco se qualcuno osa attaccare la casta. Non a caso si parla di “baroni” per la loro altezzosità e per le vere e proprie dinastie familiari negli atenei.
3) I professori si valutano soprattutto sulla base della loro produzione scientifica con pubblicazioni seriali. Che sono il prodotto della ricerca e del lavoro nero di molti dei loro studenti. Quando non copiano senza citare. Senza contare che a quelle pubblicazioni hanno accesso solo loro.
4) I professori, fermo restando che sono eruditissimi, vivono per questo con una sorta di permanente paraocchi, che gli impedisce di confrontarsi con quello che contrasta con il loro specifico sapere. Per cui sono accaniti difensori dello status quo e non rischiano mai con la fantasia. Anche a dispetto dell’ evidenza.
5) I professori si riempiono la bocca di una presunta infallibile scientificità. Così che tutto ciò che di nuovo si affaccia a mettere in dubbio le loro convinzioni viene rigettato come fantasie di visionari o tacciato di falso.
6) I professori da scienziati dovrebbero essere figli del dubbio, ma sono aggrediti solo da certezze.

Credo che l’elenco, per quanto approssimativo, sia sufficiente a dimostrare che un professore (basta ricordare Monti) non sia la scelta più felice per guidare un Paese, che ha bisogno di una mano quanto mai elastica e di un surplus di creatività per riportare l’ Italia sulla retta via. Se poi Conte dovesse riuscirci i suoi meriti sarebbero ancora maggiori proprio in quanto professore. Per cui, nonostante tutto, nonostante abbia indossato le penne del pavone, nonostante abbia debuttato con qualche bugia, poiché l’ Italia sta scherzando con il fuoco non possiamo dire che: siamo Con-te.

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L’ITALIA SI DIVERTE A VIVERE SULL’ALTALENA

blog Mattarella incarico governo 5stelle Lega 2018

 

Per un Paese che non è stato mai un esempio di equilibrio ora si tratta di camminare da equilibristi sospesi su di un filo. Sotto l’Europa a guardare e a ghignare. Una maggioranza, sia pure appicicaticcia ed eterogenea sembrava fatta, un leader uscito dal cappello a cilindro del mago Forrest sembrava trovato. Ora sul professore (non era bastato Monti?) Conte (non tornano i conti) piovono i dubbi circa il suo splendido curriculum in odore di taroccatura. Altro vizio italiano, vedi il ministro della pubblica d-istruzione della lingua Fedeli. O il giornalista dandy Oscar Giannino o il “trota” d’Albania. Prima o poi si inventeranno anche un titolo nobiliare per fare concorrenza a Gentiloni, che per la verità non lo ha mai ostentato. Così dopo novanta lunghi giorni, dopo il valzer degli incontri, che doveva aprire secondo Di Maio la terza repubblica, pare proprio che la montagna avrebbe partorito il classico topolino. Nel frattempo lo spread sale e la borsa scende, a dispetto delle invettive lanciate dai due alleati contro i diktat dei partners europei. In una crociata da “armata Brancaleone”. In un braccio di ferro perduto in partenza, anche perché gli accordi sono stati firmati. Non a caso Mattarella aveva chiamato alla responsabilità e a tenere presente i risparmi degli italiani. Si dice che i politici siano espressione della base. Ed è vero. Ma con l’eccezione dei criteri di amministrazione. Perché se abbiamo uno stuolo di politicanti scialacquatori, capaci di un debito abissale che pesa sulle future generazioni abbiamo anche un popolo di risparmiatori che cerca di garantire un minimo di sicurezza al domani dei figli. In questa commedia eterna era rispuntato il nome Di Maio. Sarebbe stato il primo governo politicament e pedofilo della Repubblica. Comunque la palla passa ancora al Presidente Mattarella. Che ha pronunciato poche parole, ma ha mostrato un piglio inatteso in questi mesi. Solo che più che con la palla lo hanno lasciato con una sfera di cristallo nelle mani. Mentre l’Europa guarda e ghigna.
LA SITUAZIONE ERA QUESTA FINO A QUALCHE ORA FA. POI IL QUIRINALE HA CONVOCATO CONTE. LA RONDE CONTINUA, IL PAESE VIVE SULL’ ALTALENA. PURCHE’ NON FINISCA PER FARE UN CAPITOMBOLO.

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DOPO LE OCHE LE PECORE SALVERANNO IL CAMPIDOGLIO

blog pecore giardini Roma 

 

La signora altezzosetta a cui non riesce niente a parte il ruolo Raggiante di donna-sandwich quando si tratta di vestire un capo d’alta moda in occasione di prime o festini importanti sta lanciando un’ulteriore nuova moda in fatto di tosaerba. Poiché il verde a Roma cresce a dismisura per colpa anche delle piogge, che di per sé non si accontentano di creare problemi irrisolvibili per la sempre sorpresa sindachessa delle buche, che cosa ti hanno pensato in Campidoglio? In mancanza di personale hanno ideato il decespugliatore a quattro zampe: pecore, mucche e perché no? capre ed asini per azzerare l’erba montante. Gli animali farebbero indigestione di foraggio gratis, il verde perderebbe l’aspetto di giungla, il concime sarebbe assicurato. Saremmo a questo punto nel clima tipico da commedia all’italiana. Ma la farsa è solo al primo tempo. Perché contro l’idea si sono schierati gli ambientalisti. E naturalmente la fondamentalista-animalista Michela Vittoria Brambilla, in eterna vacanza, non ha perso l’occasione per dire la sua. Denunciando nonostante il parere favorevole del wwf, lo “sfruttamento politico” (testuale) dei quadrupedi sottoposti “allo spavento e allo stress da traffico” (testuale). Siamo in tempi in cui i neonati si gettano nei cassonetti in compenso per gli animali prima o poi si consulterà lo psicologo.

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UN PAESE CHE STENTA ANCHE A TIRARE A CAMPARE

blog bandiera italiana rotta             blog bandiera italiana rotta

 

Un nauseante balletto durato sessanta giorni. Due mesi persi per un paese per il quale da anni tutti invocano di non perdere tempo e perennemente sull’orlo del baratro. Una ronde superficiale e lastricata di inviti a possibili, matrimoni di convenienza ora a destra ora a sinistra, ma sempre condizionati dai se e dai però e dai ricatti. Io ti sposo se … io ti sposo però … come risultato di una legge elettorale che impedisce di dare al paese una maggioranza in grado di governare, votata pur sapendo che sarebbe finita così. Coalizioni accettate ma poi ripudiate, personaggi accettati ma poi ostracizzati. In questo bailamme da tragicomica commedia all’italiana a rimetterci ancora una volta è il Paese. Come se fosse l’ultimo dei pensieri delle forze politiche in campo, nessuna disposta a guardare al di là del proprio naso e del proprio tornaconto elettorale. E’ l’Italietta succube del tripartito, del nuovo che non si amalgama col vecchio, in parte a ragione, ma sfoderando una spocchia che non si comprende che fondamenta possa avere, perché oltre le parole all’atto pratico ancora non si è visto ancora nulla. E quel poco ondivagante e camaleontico non è che lasci molto sperare. Né all’orizzonte si intravedono personalità in grado di avanzare sul proscenio con un indubbio carisma. L’unico che aveva una marcia in più, Renzi, ha finito per fare un harakiri impressionante, oltre ad essere stato impallinato dal fuoco amico. Di Berlusconi si può dire tutto il male possibile, ma non che avesse capacità superiori ai suoi avversari. Purtroppo anche nel male. Ma ormai data anche l’età è tagliato fuori dai giochi, anche se rifiuta di rendersene conto. Rimane Salvini, che ultimamente ha dato prova di avere limato certi atteggiamenti da giustiziere della notte. Troppo poco per un Paese che per quanto in movimento resta in coda all’Europa e stenta a superare la china. Un paese che sarebbe da rifondare, ma che stenta anche a tirare a campare.

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LO SQUALLIDO PANORAMA POLITICO ORBO DEL CONGIUNTIVO

blog Di Maio mamma 

 

La politica dei grillini è fondata sul grilletto. Sparano a zero da tutte le parti. Non rinunciano nemmeno al fuoco amico, facendo regolarmente fuori qualcuno dei loro. La storia insegna che non c’è pericolo maggiore di quelli che si considerano unici e puri. Pronti a denunciare la pagliuzza nell’ occhio dell’avversario ignorando la trave che a volte è nei loro. Non è che uno ce l’abbia con loro per partito preso. Anche perché qualche buono acquisto lo hanno fatto, guarda caso fra quei giornalisti che tanto odiavano. Ma cosa ci si può aspettare da un partito nato e cresciuto sul “vaffa”? Sulle urla e le battute in libertà di un comico? Sul manichino della Rinascente senza lavoro in pianta stabile del loro leader? Cosa ci si può aspettare da un gruppo di giovani fino all’ altro ieri senza arte né parte? Che meritano la matita rossa ad ogni congiuntivo, che non è solo prerogativa di Luigino Di Maio ma anche delle sue spalle? Che si presumono onesti fino alla controprova di una colf a quanto pare non in regola. Per cui si cerca di metterci una foglia di Fico. Quello famoso per ascendere al Quirinale a piedi con tanto di scorta alla Kim Jong-Gun.

Senza contare il patrocinio di quel Travaglio (nomen homen) che si è arricchito con il copia incolla, ma solo di quello che gli faceva e gli fa comodo, agitando la penna (indubbiamente arguta) e la parola come un Torquemada dei poveri. Cosa che, per inciso, i grillettini non sono più. Basta vedere come si sono trasformate le loro donne. Ieri sciamannate, oggi inappuntabili di trucco e parrucco. Persino quella Taverna (nomen homen) dal linguaggio appunto da taverna arrivata, povera Italia, al ruolo di vicepresidente del senato. Vero è che il panorama è decisamente squallido in larga maggioranza, visto che la ministra della pubblica istruzione, la Fedeli dal capello alla medusa di Caravaggio, è la paladina dell’ italiano stuprato. Ma pretende, pare, che gli insegnanti abbiano la laurea, lei che può vantare appena un diploma. E se invece da domani un esame serio diventasse obbligatorio per quelli che si vogliono dare alla politica? Perché solo loro hanno l’ esclusiva della libertà d’ ignoranza? Tanto più che dovrebbero rappresentare un Paese culla di arte di cultura.

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IL DECALOGO DEL MOVIMENTO CONTINUO: A 5 STELLE

blog vignetta vauro grillo

 

  1. Il movimento 5 stelle rappresenta il nuovo. E’ dal tempo di mani pulite che il nuovo in Italia si rivela puntualmente una delusione e un inganno.
  2. Il movimento commina l’ostracismo per tutti coloro, così dicono, che si allontanano dal programma. In compenso pretendono che gli altri lo facciano come nel caso di Salvini invitato a fare il traditore nei confronti del cavaliere.
  3. Il movimento ha accettato di buon grado la spartizione delle poltrone concordata con gli avversari. Casellati compresa quanto mai vicina Berlusconi. Ora sparigliano le carte.
  4. Il movimento è andato alle elezioni conoscendo perfettamente la legge elettorale e le previsioni annunciate dai sondaggi. Prima del voto non ha eccepito la non legittimità della coalizione di centrodestra per la presenza di Berlusconi.
  5. Il movimento ha avuto come partito ilo maggior numero di voti, ma non ha vinto. Però si muove come se avesse stravinto. Imponendo veti e diktat.
  6. Il movimento originario affermava che non avrebbero mai fatto alleanze con nessuno. Ora che sono a un passo dalla stanza dei bottoni sono disposti ad alleanze di ogni tipo, anche antiteche fra loro.
  7. Il movimento che si reputa il nuovo rispolvera il più becero, antiquato e usurato antiberlusconismo sul quale già la sinistra ha campato per decenni. Possibile che non hanno di meglio da proporre.
  8. Il movimento voleva garantire il reddito di cittadinanza come in altri paesi. Purtroppo l’ Italia è diversa dagli altri paesi. Debbono essersene accorti anche loro visto che del reddito di cittadinanza non se ne parla più.
  9. Il movimento in campagna elettorale era antieuropeista. Le posizioni alla ricerca del potere si sono fortemente annacquate.
  10. Il movimento si presentava come un blocco ideologico granitico. Alla resa dei conti si stanno rivelando degli insuperabili camaleonti. In continuo movimento.

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ITALIA SEMPRE SEDOTTA E ABBANDONATA

blog copertina sedotta e abbandonata          blog copertina sedotta e abbandonata

 

Sinceramente non riesco a capire. Tutti parlano di una legge elettorale fallimentare. Ma come tale è stata votata. Prevedeva la possibilità delle coalizioni. Ci si allea pertanto per vincere non certo solo per precarie convergenze. I 5 stelle, pur potendolo fare a loro volta, da sempre rifiutano qualsiasi tipo di aggregazione per una millantata verginità e hanno preferito correre da soli. Hanno ragionato alla Nanni Moretti: mi si nota di più se partecipo alla festa o mi si nota di più se non partecipo? I risultati li hanno premiati e sono usciti come il partito (ma non era un movimento?) più votato. Ma non hanno vinto. Perché c’è una coalizione (legittima) che li ha superati. Ora si appellano alla democrazia affermando che il popolo è sovrano e come tale ha scelto Gigetto di Maio. La verità è che gli stellati, qualsiasi fosse stato il risultato, avrebbero rigirato la frittata a modo loro. La coalizione di centrodestra non vale? Ma loro adesso cercano coalizioni da qualsiasi parte: destra, sinistra … e tutto il cucuzzaro. E’ questo quello che ha votato il popolo? Bah! Come alibi comminano scomuniche tanto a destra (Berlusconi) quanto a sinistra (Renzi): con loro non si tratta. Ma non sarebbe stato meglio dirlo prima visto che sono stati così previdenti da presentare un governo prima ancora che venisse fatto? Come in tutte le rivoluzioni, e bisogna riconoscere che i grillini l’ hanno fatta, una volta al potere ci si ubriaca del potere. Invitando gli avversari al tradimento. Si va avanti così in questa bailamme da eterna commedia all’ italiana sotto gli occhi arcistufi dell’ Europa. In una confusione tale per cui persino quel coatto di Claudio Amendola rivaluta Salvini. Il quale tutto sommato rischia perfino la mise con giacca e almeno a parole comincia ad essere perfino signore, il che è tutto dire. E l’Italia? Al solito sedotta e abbandonata.

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QUEL GESTO DA POESIA DI CRISTIANO RONALDO

 Cristiano Ronaldo rovesciata Juventus vs Real Madrid 2018

 

Non mi importa se Ronaldo sia più di Messi o viceversa. Non mi importa se sia meno grande di Pelè o Maradona o dell’ altro Ronaldo dalle gambe fragili. Mi importa quel gesto da campione di salto in alto (pare 2,37) con il corpo dalla stazza notevole in orizzontale perfetto con il terreno e sollevato come un ufo verso il cielo. Una rovesciata come quella, una tagliola in aria nel gioco a forbice delle gambe non l’ avevo vista mai. Le altre al confronto sono pallide imitazioni. Tutti rasoterra e un po’ sbilenchi. Solo lui Cristiano come un Cristo in levitazione. Tanto più che quel gesto Ronaldo se l’ è costruito correndo incontro al pallone che stava per spiovere lontano da lui. Che si sia trattato di una pepita calcistica è dimostrato dal silenzio dello stadio, prima ammutolito poi scoppiato in un’irrefrenabile standing ovation per un avversario che fino a quel momento era stato solo fischiato. Un gol che equivale ad un momento di magia e ad una poesia. Qualcosa per un Garcia Lorca da “alle cinque delle sera”. Un prodigio da far dimenticare anche il primo gol, che era stata già una prodezza di intuito e velocità. Un gol che ha il sapore dell’ ineluttabilità come confermano le braccia sconsolate ed allargate, lo sguardo incredulo di Barzagli. Mentre Ronaldo ringraziava il pubblico con la mano sul cuore. Ce ne fossero nel calcio di momenti come quello. La Juventus ha perso. Perché non sempre Davide può vincere su Golia. Specie quando un gigante riesce su un prato verde a scalare il cielo.

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BEATI I POPOLI CHE NON HANNO BISOGNO DI EROI

 Fabrizio Frizzi

 

“Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” (Brecht). Evidentemente questa Italia disastrata ne ha un estremo bisogno. Al punto da inventarseli. Faccio una premessa per non essere frainteso. Anche io ammiravo Frizzi, la sua bonomia, la sua allegria, la sua signorilità, la sua professionalità in una tv ormai piena di nani e ballerine, di linguaggi grevi e urla da bettola. Ma ho l’impressione che si perda il senso della misura e che soprattutto lo perda la sua tv, quella stessa che privilegiando la volgarità non sempre gli era stata amica e che oggi lo piange e rimpiange, anche con lacrime e dichiarazioni di coccodrillo. È morto un uomo perbene. Ma è morto, sia pure tragicamente e crudelmente, di morte naturale. Non è morto un eroe di cui riempire i telegiornali mattina e sera e addirittura mandare in onda in diretta la cronaca dei funerali. In una distorsione che traspare anche dalle parole di molte persone anonime accecate dall’affetto e forse dall’intervista televisiva: “Era uno di noi”. Ma quando? Ma dove? Come se fossimo tutti personaggi nati e vissuti attraverso il piccolo schermo. È morto un uomo di spettacolo. Un personaggio dai tanti meriti, di cui ora si scoprono anche le doti di generosità, pudicamente tenute segrete. Ma pur sempre un uomo di spettacolo. Non è morto Falcone, non è morto Borsellino, non è morto l’agente francese che si è sacrificato spontaneamente nel corso dell'ultimo attentato in Francia da parte degli assassini dell’Isis. Da domani che Fabrizio riposi in pace, lontano anche da questo frastuono eccessivo, sul quale avrebbe fatto ancora una risata. Ma questa volta amara.

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8 MARZO 2018 FESTA DELLE DONNE

blog festa della donna 2018 mimosa 

 

Non credo di amare più
le donne o una donna.
Amo la femminilità
frastagliata in tante donne.
Una mano che ravvia i capelli
una chioma sgualcita dal vento
boccoli che ricadono a cascata
una treccia che avvolge la fronte
un sorriso sui denti d’avorio
due labbra socchiuse come un cuore
la carnalità nascosta e svelata
una camicetta aperta sul seno
due boccioli di fiore in trasparenza
una gonna leggera sollevata dal vento
gambe lunghe sguainate nel cammino.
Un buffetto amichevole sul braccio
una piroetta per mostrare il vestito
due occhi maliziosi senza fondo
un corpo levigato da svenire.
Sono Eva, Ava e Giovanna d’Arco,
la Malinche, un’odalisca, una geisha,
sono una modella, una contadina,
la vicina di casa, un’apparizione in strada
santa Caterina e suor Teresa
Brigitte Bardot, Audrey, Grace e Sofia
sono i mille volti della femminilità
i mille corpi della seduzione antica
fin da quando l’uomo delle caverne
con la clava faceva gli occhi dolci.
Sono le donne madri, mogli, sorelle
sono le donne dolcemente figlie
sono l’altra faccia della luna
sono il sesso debole e d’acciaio
la parte dell’androgino perduto
all’eterna ricerca della metà smarrita.
Sono miele, sono fiele, sono donne.

RISULTATI ELETTORALI:

 blog elezioni politiche 4 marzo 2018 banner

 

LUIGI DI MAIO: PIÙ CHE GRILLINO GASTONE PAPERONE
SILVIO BERLUSCONI: IL CAVALIERE SMASCHERATO
GIORGIA MELONI: ORO NERO
MATTEO SALVINI: IL SALVAPOPOLO
ANTONIO TAJANI: CHI ERA COSTUI?
MATTEO RENZI: L’AUTOROTTAMATORE
PIETRO GRASSO: AMMAZZA COME È DIMAGRITO GRASSO
MASSIMO D’ALEMA: Il LEADER MASSIMO AL MINIMO
BEPPE GRILLO: IL GRILLO SPARLANTE
PAOLO GENTILONI: GENTILMENTE A LATO
LAURA BOLDRINI: MIGRANTE SENZA CAMERA
SERGIO MATTARELLA: MATTARELLA NON BASTA CI VORREBBE UN PAZZO
I NON ELETTI: DA TROMBONI A TROMBATI
L’ITALIA: CERCARE FRA I BARBONI SOTTO I PONTI.

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ESAME DEI RISULTATI A MODO MIO

 blog elezioni 2018

 

Una campagna elettorale sgangherata, un risultato che scardina un equilibrio già precario, un popolo che sentendosi sempre tradito sbanda nell’urna per affidarsi una volta ancora alle promesse dell’ultimo arrivato. Con il rischio di avere un presidente del consiglio, che sbaglia i congiuntivi e il cui curriculum non gli garantirebbe nemmeno un posto da bidello.
D’altronde l’usato insicuro ha fatto di tutto per stendere un tappeto allo stunami lievitato sulle promesse da gatto e la volpe con l’albero degli zecchini d’oro. A cominciare dal gatto Silvio, il cavaliere (smascherato) dalle sette vite. Che si inventa un leader che staziona da anni in Europa e di cui gli italiani hanno a malapena cognizione. Tajani chi era costui? Si sono domandati. Un nome uscito dal bussolotto solo alla fine, senza avere detto nemmeno una parola circa le sue intenzioni. Niente in confronto a quanto sono riusciti a fare a sinistra, fazione superfaziosa a cui spetta l’oscar del masochismo. Non bastava la divisione, i fuoriusciti fanno uscire dal mazzo un magistrato, la cui unica idea è quella improponibile di non fare pagare le tasse dell’università. In una scia infausta e colta da delirio di onnipotenza di giudici passati alla politica e puntualmente trombati: Di Pietro, Ingroia … Al resto ci pensa Pierino-la-peste-Matteo, l’autorottamatore. All’estero gli riconoscono meriti. In Italia è riuscito a rendersi antipatico persino ai beneficiari degli 80 euro. Non si accorse che quando decise di fare il referendum i suoi “compagni” presero la mira. E gliel’hanno fatta pagare. Avrebbe dovuto fare, come promise, il Cincinnato. Invece, bulletto e sceriffo com’è, è rimasto in sella: su un partito toro scatenato come quello meccanico. E la campanella, che gli passò il disgustato Letta, ha suonato per lui. Sparita Forza Italia, disintegrata la sinistra giganteggia adesso il terzo polo. Qualcuno giura sul Vangelo, qualcuno sul “vaffa”. Purché non ci facciano vedere … le stelle.

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MA QUALI SONO VERAMENTE LE DONNE “MILLENIALS”?

   blog la mia fica dice no al fascismo        blog insegnante Torino

 

Eravamo convinti e lo siamo ancora, nonostante tutto, che se le donne andassero al potere la società dovrebbe migliorare. Ultimamente però un dubbio si insinua. Ma quali sono o come sono diventate le donne “millenials”? Perché compaiono al proscenio sempre più frequentemente strani ibridi che con la femminilità sembrano non avere nulla a che fare. Riponendo il cervello fra le gambe. Come la voce di quella giovane che, mentre picchiavano ferocemente un esponente di Forza Nuova, gridava: “Non è niente, è uno scherzo.” Come quelle soprattutto che inalberano volgari cartelli di una demenza abissale o come perfino un insegnante (!) elementare assatanata che grida ai poliziotti “Merde, vi devono uccidere”. In una spirale che va dalle donne proletarie a quelle con la puzzetta sotto il naso come la disturbata Asia Argento e la puffotta Cecilia Strada. Per non parlare delle donne dei boss, o vere boss in proprio o il bullismo adolescenziale con il rossetto solo per fare qualche citazione. Le donne si lamentano che non ci sono più gli uomini di una volta. Speriamo che di questo andazzo non si finisca con una banale, scontata morale: non ci sono più le donne di una volta. Non ci sarebbe più l’intera umanità.

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STRADA (CECILIA) FACENDO VEDRAI...

blog spiaggia fascista comunista 

 

Ahi liberateci da queste viziate figlie di papà, con malcelata puzza sotto il naso. Farebbero meglio a tacere. Non abbiamo fatto in tempo a dimenticare la lamentosa puffetta Asia Argento ed ecco di nuovo farsi avanti la puffotta Cecilia Strada. Non contenta della prima esternazione sul sesso da non fare con i fascisti per non farli riprodurre e per non “donargli” gioie, torna, da recidiva, sull’ argomento. Perseverare diceva qualcuno è diabolico. Non per lei. La ex presidente di Emergency ha difatti aggiunto che rifarebbe la “battuta” (forse nel senso di battere ed abbattere) precisando : "Non siete abituati a sentirmi parlare così, ma davanti alla verità nuda non sono riuscita a trattenermi. Il razzismo si esplicita in ragione delle qualità ascritte dell'individuo, quelle con cui nasci, e non delle acquisite. Essere fascisti è evidentemente qualcosa che si sceglie di fare, per cui non è razzismo criticare l'ideologia fascista.” Primo: parla come mangi. Secondo: non si può giocare sulle parole. La sua non era critica, ma nel migliore dei casi una sorta di maledizione, il che è grave per chi sostiene di avere la missione di salvare vite non di sterminarle. E la sua rimane un’ esortazione alla pulizia etnico- ideologica. Spiace inoltre che nella polemica contro il solito Sgarbi sia entrata un’ interprete sempre signorile come Fiorella Mannoia. E peccato che il grifagno Ignazio la Russa scenda sul piano, lui sì, delle battute. Su Twitter ha scritto: "Fatelo anche con le comuniste! Anche solo per dar loro una gioia che non hanno mai avuto... “. Perché non è il caso di scherzare. Non si fa che gridare al lupo al lupo in nome di un fascismo che si vorrebbe riaffiorante. Le frasi della puffotta ne sono il preludio? Strada facendo vedrai …

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MI SPAVENTA NON LA CRESTA MA IL “CANDORE” DEI GRILLINI

blog Grillini        blog biancaneve e i 7 nani

 

Quello che mi sconcerta non è tanto il fatto che diversi dei “grillini diversi” abbiano fatto la cresta. Si sa tutto il mondo è paese. In politica poi è strapaese. Con tanto di sotterfugi per fare cassa, alla faccia della sbandierata onestà. Quello che mi spaventa è il loro presunto o reale candore. Di Maio dice infatti che si era fidato, Casaleggio lo stesso. La Raggi non ne parliamo, si era fidata anche lei, salvo che i suoi “alter ego” sono finiti in galera. L’Appendino, che tutto sommato non pare la peggiore, si era fidata che non succedessero incidenti per la partita di Torino. Anche quelli che cercano di giustificare il loro operato sembrano che si fossero fidati. Come la lei che incolpa il fidanzato. O il lui che non aveva previsto che lasciando il lavoro ed avendo famiglia a carico si sarebbe trovato, con sole 3000 euro, così dice, in ristrettezze economiche. E’ la saga in politichese dei dilettanti allo sbaraglio. Del trionfo nel migliore dei casi, a non essere malfidati (!), dell’inesperienza. Questo è già un Paese dove la politica non prevede niente di niente. Ve lo immaginate lasciare alla guida chi non è in grado, almeno così si giustifica, di prevedere il prevedibile, lo scontato e perfino l’evidenza? Grillo tira le conclusioni che loro restano “diversi”. Sì, decisamente. Ma forse troppo. Biancaneve lasciamola alle favole. Quanto ai nani ne abbiamo già abbastanza.

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LA SIGNORINA STRADA NON HA IL CORAGGIO DELLE PROPRIE AZIONI

 blog malpensanti

 

Le parole sono pietre, anzi in qualche caso lanciafiamme. Non per i comunisti che possono dire quello che vogliono. Innocenti nei secoli, a dispetto della violenze peggiori. Anche verbali. La Sabina Guzzanti esaltata dava della “bocca di rosa” a una ministra, il sindachetto Marino voleva mettere i fascisti carogne nelle fogne, Gene degli Gnocchi definiva una scrofa Claretta Petacci, Cecilia degli Strada invitava l’altro ieri a non scopare con i fascisti per non farli riprodurre. Per non parlare di quella svirgolata di Asia Argento. E via così nella serie delle raffinatezze che sono monopolio dell’abissale cultura sinistrorsa. Ora la Cecilia degli Strada fa marcia indietro dicendo che la sua era solo ironia. Che è l’alibi che sono soliti usare per scappare in ritirata dopo avere offeso a man bassa e lanciato slogan che potrebbero accendere l’animo di qualche invasato. Ma loro hanno l’esclusiva della morale, loro sono immacolati e puri, loro sono la razza eletta. Peccato che a fornirgli un alibi sia quel Vittorio degli Sgarbi (nomen homen) che spreca il suo geniale talento nel turpiloquio. Il suo post sulla delfina degli Strada ha aperto un caso politico. Il critico d’arte invitava a scappare e a non scopare di fronte a una simile “bellezza”. Ora il movimento 5 stelle indignato ha chiesto che gli venga tolta la delega alla cultura in Sicilia. Questo è proprio un paese surreale. Ma i grillini che si scandalizzano non erano nati e cresciuti sulla filosofia del vaffa? Mentre nessuno chiede le dimissioni di una arrogante figlia di papà, che butta benzina sul fuoco, non ha il coraggio delle proprie azioni e cerca di pigliare per i fondelli gli italiani dicendo che faceva dell’ironia.

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ORMAI GLI ANTIFASCISTI SONO I VERI SEGUACI DEL NAZISMO

blog Cecilia Strada fascisti        blog la mia fica dice no al fascismo

 

Il corteo di Macerata ha offerto la cartina di tornasole (come se ce ne fosse ancora bisogno) dello spessore culturale e morale (sì soprattutto morale) dei cosiddetti antifascisti ed antirazzisti. Hanno inneggiato alle foibe, hanno ignorato la macelleria di una giovane ragazza. Le damigelle che sfilavano hanno innalzato cartelli volgari e vergognosi. Appellandosi alla “fica”. L’unica cosa forse con cui sono in grado di ragionare. E passi per quelle assatanate, che non avendo nulla da fare, vanno in corteo. Ma che a questo livello così basso si uniformassero Gino Strada e sua figlia lascia stupefatti. Nessuno mette in dubbio i meriti di “Emergency”. Strada dice di essere contro le guerre. E chi non lo è, a parte i dementi? Ma su come la “dinastia” gestisce quella che è diventata una multinazionale ci sarebbe da ridire: un monopolio familiare. Se Gino non va in Tv, in sua vece ci vanno solo la moglie o la figlia. Quella Cecilia che con il padre si offre ai flash davanti ad uno striscione con scritto: “Non scopare con i fascisti. Non fateli riprodurre.” Se si aggiunge il fatto che si inneggia ai morti di destra, se si aggiungono “i topi carogne tornate nelle fogne” siamo di fronte non solo al più radicale fascismo, ma addirittura al nazismo. Si rispolverano concetti da “limpieza de sangre”, da pulizia etnica, da razza ariana. E’ evidente che il fascismo italiano si è riciclato nell’antifascismo. Ed è dall’estrema sinistra che in questo senso (visto che sono capaci di sfilare contro se stessi) viene il pericolo maggiore. Perché la maggioranza degli italiani, quelli che ragionano non solo con il basso ventre e con l’ odio, al fascismo non ci pensano proprio. Vorrebbero solo una classe dirigente all’altezza. Che purtroppo non si vede a destra, tantomeno a sinistra.

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SAVIANO E BOLDRINI SPECULANO SUL GESTO DI UNO SCONSIDERATO

sparatoria Macerata 01 2018

 

Il santone miliardario Roberto Saviano e la zarina altezzosa-snob Laura Boldrini si scagliano contro Matteo Salvini reo, secondo loro, di essere il mandante dello sconsiderato energumeno che ha aperto il fuoco contro persone di colore a Macerata. Non ho particolari simpatie per il leader della Lega, lo trovo abbastanza trucido, ma quando poi lo sento argomentare in fatto di immigrazione non mi pare che dica cose sconvolgenti. Credo inoltre che siano idee condivise dalla maggior parte degli italiani e in particolare dalla maggioranza silenziosa. Saviano parla di rischi per la democrazia e rispolvera (non se ne può più) il fascismo, la Boldrini di sciacallaggio e tanto per cambiare di sdoganamento del fascismo. Ho l’impressione che sia il caso classico del bue che dice cornuto all’asino. E per non rischiare l’accusa di essere “complice” mi rimetto alle cifre:
Rapportato il numero di denunce/arresti alla popolazione residente, nel caso degli stranieri siamo al 4,78% contro l’1,07% degli italiani. Se consideriamo anche gli extracomunitari non residenti la percentuale si può abbassare. Ma non di molto. Resta il fatto, per citare i numeri più alti, che il 55% dei furti «con destrezza» è di origine di soggetti stranieri. Così come il 51,7% dello sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile. Il 45,7% delle estorsioni, il 45% dei furti in abitazione e il 41,3% di ricettazioni. Considerato il numero degli italiani e quello degli stranieri le statistiche offrono un quadro agghiacciante. Né si può rispolverare la litania che anche noi siamo stati un popolo di emigranti. Sono tempi e realtà lontane anni luce. E’ come paragonare un vulcano con un ghiacciaio.
Sono decenni che il megafono della sinistra lancia squilli di tromba tanto stonati quanto pericolosi. Il risultato è quest’ Italia sgangherata e disperata sotto gli occhi di tutti. E pensare che queste due persone sono fra quelle più in vista del nostro paese: cervelli purtroppo non in fuga.

Ahi serva Italiadi dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!

Era il grido di Dante settecento anni fa. Non è cambiato nulla.

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IN MANO A UNA GENIA DI POLITICI IGNORANTI E ANALFABETI

analfabetismo 

 

Di Pietro, Di Maio, Razzi, il ministro dell’istruzione (!) Fedeli … , non parliamo di quelli che rispondevano fischi per fiaschi, in un’ intervista delle “Iene”, a domande elementari come quando è stata scoperta l’America o quando è avvenuta la rivoluzione francese. Abbiamo una classe politica di ignoranti e di analfabeti. Molto spesso i cittadini per accedere ad una professione debbono superare ostacoli difficoltosi, che richiedono una logorante preparazione. Perché non istituire un albo dei parlamentari con tanto di sbarramento che ponga fine a questo scempio? Non ha importanza la laurea, ma che abbiano imparato almeno i rudimenti della lingua, della storia, dell’arte e della geografia ... In sostanza che abbiano un dignitoso background culturale. Senza il quale i privilegi illegittimi di cui godono e le laute prebende di cui dispongono diventano solo uno schiaffo in faccia alla gente comune. Quella che per trovare un posto di lavoro deve sottostare a una trafila in cui gli esami non finiscono mai. Se questo è l’esempio che viene dall’alto l’allontanamento e il disgusto per la politica ne sono il risultato. Oltre all’imbarbarimento della vita pubblica.

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QUANDO IL FASCISMO CAMBIA SOLO DI COLORE

blog fascisti Repubblica 1         blog fascisti Repubblica 2

 

Confesso che fino a quando non l’ho visto non ci credevo. Parlo del titolo di Repubblica, il secondo quotidiano venduto in Italia, che spara in prima pagina: “Fascisti, un italiano su due ha paura”. Non è possibile mi dicevo che di fronte a quattro gatti imbranati che danno vita ad una manifestazione sia pure cretina ma non violenta, dei giornalisti avessero il coraggio di rispolverare il più vieto refrain che l’ opposizione cavalca da un’eternità. “Un italiano su due”. Ma è verosimile una baggianata del genere? Paura. Sì gli italiani hanno tante paure legate al loro vissuto di ogni giorno, ma sono arciconvinto che al fascismo non pensino proprio. Hanno problemi reali nella mente mille miglia lontana dal prendere lucciole per lanterne per pura strumentalizzazione. La destra è vero è in risalita vertiginosa, gli ex comunisti è vero non mangiano bambini, satolli di mangiarsi da soli, le elezioni è vero ono prossime e venture e la loro sì di paura fa novanta. Per cui incapaci di mutamenti in positivo rimangono ancorati ad una mentalità incrostata di slogan superati. Sull’antifascismo ci hanno campato per decenni, poi hanno scoperto l’antiberlusconismo. Ma visto che il cavaliere viene sdoganato persino da Scalfari, fondatore proprio di Repubblica, non avendo altri argomenti fanno il passo del gambero tornando al fascismo. Senza, poverini, rendersi conto che a forza di invocarlo sono riusciti ad assimilarlo così bene da esserne diventati degli autentici campioni. Gli è bastato fargli cambiare colore.

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VIOLENZA SULLE DONNE DA CONDANNARE MA NON SI FACCIA CONFUSIONE

Manara sedotta          Manara Miele

 

Ho l’impressione che in un tempo in cui assistiamo alla banalizzazione del sesso, diventato alla luce del crollo verticale della morale e del sacro un istinto come un altro da soddisfare, in una sorta di piacevole ginnastica, che ha come palestra qualsiasi giaciglio (basta guardare il comportamento delle giovani generazioni e persino delle minorenni) per rendersi conto che, a proposito del tema dilagante della violenza e dello stupro nei confronti delle donne, le idee siano molto confuse. Nessuno nega che su tutti i piani la componente femminile sia stata penalizzata. Basta seguire le cronache infarcite di atti criminali orrendi, che registrano il sacrificio di tante donne innocenti. Ma come sempre quando si parla di minoranze oppresse si finisce nel cadere nell’errore opposto. Anche da parte di chi giustamente si batte per le donne. E’ il caso della combattiva Giulia Bongiorno. Ne ha dato una prova all’ “Arena” di Giletti.
L’ex agente di tante dive, Lele Mora, raccontava un aneddoto: di una stupenda ragazza che gli presenta il book. In una foto è completamente nuda. A quel punto apre la pelliccia per mostrarsi in tutta la sua bellezza, proprio come nella foto. Per la Bongiorno le colpe non sarebbero della giovane, ma della “corruzione ambientale”, in uno strano ragionamento, che implicherebbe una violenza psicologica metabolizzata nel tempo. Senza contare che, come si dice, la prostituzione è il mestiere più antico del mondo. L’uomo è vero, specie quello di potere, finisce per credere che tutto gli è concesso e si comporta spesso di conseguenza con l’altro sesso. Ma è vero anche che la donna è consapevole da sempre del suo potere di seduzione. E che ai nostri tempi usa spesso il corpo come un’arma sguainata. Per cui, ci scusi la Bongiorno, pur ammirando la sua benemerita crociata, pur riconoscendo che la violenza sulle donne è un crimine che dovrebbe prevedere punizioni molto più severe, visto che può rovinare per sempre una vita; per cui pur stigmatizzando un fenomeno dilagante non possiamo fare a meno di rilevare che nel caso raccontato da Lele Mora la vittima di violenza non solo psicologica era l’agente e non certo la signorina grandi firme-forme, ben conscia dei doni offertile da madre natura. E come tale convinta, senza violenza alcuna da parte di chicchessia nei suoi confronti, di doverli fare fruttare. Non dicevano anche le femministe “Il corpo è mio e lo gestisco io?”.

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LA S-VENTURA DI UNA SQUADRA INESISTENTE

Buffon      Andrea Belotti

 

S-Ventura, S-Ventura, S-Ventura. Un harakiri perfetto ci priva anche delle serate estive per i mondiali. D’altronde come si fa ad affrontare una partita decisiva con una formazione sperimentale? Come si fa di fronte ai moai degli svedesi a lasciare fuori per ben due volte l’unico attaccante di classe che sa saltare l’uomo come Insigne? E che sa mettere qualche assist per il gol persino in un labirinto di gambe? Come si fa a lasciare in panchina anche El Shaarawy, che con Insigne era il giocatore più in forma ai fini del gol? Detto questo bisogna prendere atto che il calcio italiano è quello che è. Un’accolita di buoni pedatori, che però non sanno esattamente che fare con la palla. Manca un faro, una mente, manca un gioco. Anche la sbandierata tecnica è relativa, vista la percentuale di passaggi sbagliati o di stop precari. Non rimane che il cuore. Ieri ce l’hanno messo, ma di solito va a corrente alternata. Si parte dalla difesa con avanzamenti lenti e una tiritera di passaggi in laterale, ma il centrocampo è una palude, tanto è vero che si spera nei lanci lunghi a scavalcare di Bonucci, che ci azzecca una volta su tre. Avanti si danna cavallo pazzo Immobile, ma palle decenti non ne arrivano. Anche perché ci si mette di mezzo anche la sfortuna. Che premia gli audaci svedesi. Una squadra spezzata, dimezzata. Si dice che è lo specchio del paese. No, questo no. Mestieranti come i nostri politici? No, questo no. Li accomuna solo la capacità di riempirsi le tasche a buon mercato. Almeno questi sanno piangere.

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ASIA ED HARVEY UN TENERO QUADRETTO DA PEYNET

Asia Argento fotografata con Harvey Weinstein 

 

Ormai è una valanga circa le molestie del maschio. Un inarrestabile fiume in piena in cui si ingigantiscono a dismisura anche gli atti più banali. Credo che le parole più appropriate le abbia dette Monica Bellucci, bellezza anche di intelligenza rara: un conto è la violenza, un conto sono le avances. Mentre sono rimasto allibito dalle dichiarazioni da perfetto “cazzaro” (non è la prima volta) dello sproloquio dello psichiatra Raffaele Morelli. Wueinstein non fa che ridere compiaciuto. Il guru afferma fra le tante sciocchezze “avete visto non ride mai”. Viviamo in un mondo in cui le donne si lamentano che non esistono più gli uomini di una volta. Con questi chiari di lumi, per cui anche una mano su un ginocchio diventa un affronto, chi si azzarderà più a tentare un approccio? La fertilità diminuisce? Diminuirà ancora. Inoltre ho sempre notato che confidenzialmente il sesso femminile è portato a dare schiaffetti e pizzicotti anche all’amico, in una giocosa complicità. Li dovrò considerare un preambolo allo stupro?
Premetto che non ho mai avuto simpatia né mai mi è piaciuta Asia Argento con i suoi atteggiamenti da dark lady trasgressiva. Con i suoi toni aggressivi a “Ballando con le stelle”. La considero una miracolata. Per cui,ripeto, mi suona falso il suo ruolo violato da Santa Maria Goretti. Ora persevera anche nella volgarità visto che dà del nano e carogna a Chiambretti,aggiungendo testualmente che ha il cuore troppo vicino al buco del cu (la censura è mia). In fondo Asia è rea confessa. Quando veniva gioco-forza posseduta lei più o meno ventenne sognava l’Oscar. Il signore degli Oscar con cui intrattenne una lunga relazione era il ciccio- gorilla niente affatto attraente del megaproduttore Harwey Wueinstein. Eccoli fotografati insieme. Lei non è affatto una bambina, come si vuole far credere. Tanto meno sembra una preda dell’orco, sulla cui spalla si appoggia teneramente. Un quadretto da Peynet. Il resto è mer … (Asia non si scandalizzerà)

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PERCHÈ ASIA NON PUÒ ESSERE SANTA MARIA GORETTI

Asia Argento Aria Maria Vittoria Rossa dito fanculo       Asia Argento Aria Maria Vittoria Rossa body naked

 

Non riesco a immaginare Asia Argento nei panni di Santa Maria Goretti, offesa e posseduta dall’orco. Quando è stata “vittima” di violenza era maggiorenne. Figlia di un noto regista e di un’attrice a quell’età doveva essere scafatissima e conoscere tutto del mondo del cinema, rischi Wenstein e “regola del divano” compresi. Lo ha confermato quella lucido-svampita di Marina Ripa di Meana. Fra l’altro Asia ha dato sempre mostra di non essere affatto acquiescente e di avere un certo caratterino. Aggiungici che è stata la moglie di Morgan, che certo non aspira alla beatitudine. Mi pare pertanto che Aria Maria Vittoria Rossa (all’anagrafe) avesse tutti i requisiti per potere sfuggire alle grinfie del megaproduttore galattico. Benché alto due metri. Non era forse una smutandata, ma non era Heidi. Inoltre la loro storia pare sia durata parecchio. Ora dopo oltre 20 anni, mentre tutti scagliano le loro frecce, contro il maial-cinghialone finalmente azzoppato, anche Asia si unisce al coro tardivo ed entra nella mischia a suon di fendenti. Ha fatto bene, ha fatto male? Una cosa è certa: ci ha pensato parecchio, decisamente troppo. Ora per di più fa l’offesa di fronte all’atteggiamento di alcune donne italiane, che non la difendono e tanto meno si sentono rappresentate da lei. Nemmeno quelle che la violenza l’hanno subita davvero. Al punto che minaccia (?) di andare all’estero. E in tutto questo bailamme chi le viene in soccorso? Nientemeno che la Presidente(essa) della camera Laura Boldrini, che dei problemi seri del paese non si sogna minimamente di occuparsi al di là della questione migranti a modo suo. Per il resto preferisce il cazzeggio e Novella 2000. Ora Asia mostra il ditino ai fotografi, che non sono proprio dei gentleman. Rischiando ancora una volta. Perché ne immaginiamo le risposte. Forse Asia se le va a cercare.

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MA CI SONO O CI FANNO?

Laura Boldrini e Papa Francesco       Laura Boldrini in visita alla Grande Moschea       Virginia Raggi sindaco di Roma

 

Ma queste ci sono o ci fanno? In una gara forsennata alla ricerca dell’idiozia pura, del concetto demenziale, delle affermazioni più arroganti, più ignoranti e più becere. Fra la Boldrini e la Raggi è una bella lotta, ma la Presidenta della camera appena si sente insidiata nel primato è subito pronta a spararle sempre più grosse. Ultimamente ha inanellato una sequenza da Parkinson galoppante spacciandola per fondamentali della nostra vita presente e futura. Secondo i diktat della sciantosa di Sel. E via con la tiritera che i migranti sono un esempio al quale dovremo adeguarci, poi la battuta che il maschio nel concepimento non c’entra niente, a seguire la visita da coatta con tanto di piedi nudi in bella mostra nelle ciabatte da papa Francesco, mentre quando incontra una semplice donna islamica si mette puntualmente il velo. Infine la dichiarazione che le opere del fascismo andrebbero distrutte, perché suonano offesa ai nostri liberatori. Ditemi voi c’è o ci fa? O meglio c’è e ci fa? O è un caso da neuro? A questo punto è evidente che la Raggi per quanto si sforzi si allontani in classifica con i suoi auto-voti ai suoi auto-grandi meriti. Che non sia all’altezza e che non lo sia mai stata, prosopopea a parte, è dimostrato dalle condizioni catastrofiche di Roma. Non c’è un angolo di capitale che non sia la dimostrazione palese della sua inefficienza, della sua assenza. Però il tricolore al collo, di cui si compiace, le dona e lei continua a cinguettare sorda a ogni richiamo. A volte nemmeno quelli dei suoi ventriloqui. Laura e Virginia, due nomi per poeti e per un’Italia da bordello. E pensare che speravamo sinceramente nell’altra metà del cielo nelle stanze dei bottoni.

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NON È PECCATO PER L’ISLAM UCCIDERE UN NON CREDENTE

calcio Australia vs Arabia Saudita Imam

 

All’ignoranza dell’Islam fondamentalista fa da contraltare l’ignoranza di chi gode nel porgere sempre l’altra guancia. Ai quali non bastano le prove continue che “i fratelli musulmani” offrono con dovizia e orrore quotidiani. Ultimo (la notizia è data per vera) l’ imam islamico, che ha candidamente ammesso che la scelta della squadra saudita di non prendere parte ad un minuto di silenzio per le vittime del terrorismo di Londra è normale, perché “non è un peccato per un musulmano uccidere un non credente“. Sheikh Mohammad Tawhidi ha detto che è una ‘bugia’ dire che la cultura musulmana non ricorda i morti con un momento di silenzio, come asserito da alcuni commentatori per scusare i sauditi, e invece ammette senza problemi che la squadra di calcio non ha condiviso il lutto perché sta con i jihadisti. Il che, almeno, è una forma di non ipocrisia. “Non hanno rispettato il momento di silenzio, perché, secondo la Sharia – che governa l’Arabia Saudita – non è sbagliato o peccato per un musulmano uccidere un non-musulmano”.“Ai loro occhi, i terroristi sono martiri che ora sono in paradiso. Se avessero rispettato il minuto di silenzio sarebbero stati contro i loro fratelli che hanno combattuto per il jihad e combattuto gli infedeli”. Sheikh Tawidi ha infine precisato che il team sarebbe stato ‘ridicolizzato’ (o peggio) una volta tornato a casa se avesse commemorato le vittime dell’attentato.
Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione che con l’Islam è impossibile dialogare. Per dialogare bisogna essere in due. Ed è da idioti pensare di esportare la democrazia. Dobbiamo solo stare attenti a non dover prima o poi soggiacere alla loro teocrazia. Con tutto quello che comporta.

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LO SFREGIO PER I MORTI INNOCENTI DEI GIOCATORI DELL’ARABIA SAUDITA

calcio Australia vs Arabia Saudita

 

I giocatori dell’Arabia Saudita, schierati in campo contro l’Australia della quale erano ospiti, non hanno preso parte in campo al minuto di silenzio per le vittime degli attentati a Londra. Mentre gli australiani, che piangevano due vittime, si stringevano in un abbraccio, si sono sparpagliati per il campo come se niente fosse. Con molto ritardo sono state presentate scuse farisaiche, peggiori dell’affronto nello stadio: “Il minuto di silenzio non appartiene alla nostra cultura”. Una menzogna perché ci sono stati dei precedenti. Con l’aggravante di un’ulteriore offesa. Come dire: “della vostra cultura ce ne freghiamo”. Forse non è uno scontro di civiltà. Certo è uno scontro di culture. Che sono alla base di ogni civiltà. Si trattava di rendere omaggio a morti innocenti. Come si è soliti fare in tutte le parti del mondo. Soprattutto quando i protagonisti sono degli sportivi (?). Senza contare come i musulmani rendono gli onori ai loro morti e ai cosiddetti martiri. Senza contare che l’Arabia Saudita, sia pure nell’ambiguità totale, non è nemmeno considerata fra i paesi più estremisti dell’area del golfo. Ma la storia insegna che i mediorientali sono maestri di doppiogiochismo e dissimulazione. Purtroppo anche questo non basterà ai buonisti occidentali. Che per paura di essere considerati razzisti o poco progressisti vorrebbero guidarci giulivi verso l’”harakiri”. Per la cronaca la partita è stata vinta dall’Australia. Forse nemmeno Allah ha gradito.

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L’ADDIO DI FRANCESCO TOTTI UN RITO QUASI PAGANO

Francesco Totti 10 addio Roma 1        Francesco Totti 10 addio Roma 2

 

Più che l’uscita di scena è stata la celebrazione di un rito. Quasi pagano. Mai visto nulla di simile per un campione, per quanto grande, che abbandona l’attività. Più che un addio al calciatore Francesco Totti, in arte re di Roma, è stata la beatificazione dell’atleta e dell’uomo. Lui ha incarnato il “verbo” di una squadra amata più che una fede. Santo subito. Alcuni storcono il naso e dicono: non ha vinto molto. E’ vero, ma è anche vero che avrebbe potuto vincere molto di più. Se solo lo avesse voluto, se solo avesse dato ascolto alle sirene che lo chiamavano altrove. Lo stadio era stracolmo, alla fine era una piscina per le lacrime che scorrevano. Alcuni dicono: ma ha guadagnato un sacco di soldi. E’ vero, ma è anche vero che avrebbe potuto guadagnarne molti di più. E non è stato sempre, aggiungono, un esempio di cavalleria sul campo. E’ vero, ma porta sulle gambe i segni di chi cercava di fermarlo a tutti i costi. E allora che cosa fa di lui il “capitano, mio capitano”, come in un velo di poesia (vedi “L’attimo fuggente”), oltre al suo fare sornione, al suo sano prendersi in giro? E alla sua capacità rabdomantica di intuire, prima ancora che il pallone gli arrivi, dove indirizzarlo in un nanosecondo per fare più danni possibili all’avversario? In un’arte che tutti gli hanno sempre riconosciuto. Anche al di là dei confini. Ma il rito che lo ha visto grande sacerdote con gli occhi lucidi ha avuto poco a che fare con le regole del calcio. In lui il popolo dello stadio ha gratificato sì il dispensatore di gioie sportive, di momenti di gloria, ma soprattutto un esempio rarissimo, prezioso, dati i tempi, di fedeltà. Altro che un carabiniere. Fedeltà ad una sola bandiera, fedeltà ad una sola squadra, fedeltà alla sua tifoseria. In una sorta di santa dedizione o devozione. Ed in questo nessuno ha vinto più di lui. Ora dice di avere paura. E’ da capire, non avrà più il ciuccio nella bocca.

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L’ACCANIMENTO DI SPALLETTI CONTRO TOTTI

Spalletti Totti

 

Non mi piace Spalletti. Trovo indecente e vigliacco mandare in campo Totti per tre partite di seguito negli ultimi minuti. Suona come una beffa. Se è una vendetta non gli fa onore. Se non lo è significa avere la sensibilità (anche calcistica) di un elefante. Se poi segue le direttive della società il fatto si commenta da solo. Aveva ragione Ilary.

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IL MINISTRO RICORDA GLI OLANDESI CHE HANNO DISTRUTTO LA BARCACCIA?

barcaccia Roma olandesi          barcaccia Roma olandesi titolo giornale

 

Non si dimetterà il ministro delle Finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, eurosocialista e sostenitore delle misure di austerità gradite alla Germania. Contestato da alcuni eurodeputati mediterranei per le sue critiche ai Paesi membri del Sud con difficoltà di bilancio, si è giustificato: «Non ho intenzione di dimettermi. Sono spiacente che qualcuno si sia offeso per la mia osservazione. Era severa, viene da una cultura olandese severa e calvinista» ed è stata detta «in modo diretto, all’olandese». Dijsselbloem in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine televisiva ha spiegato che «la frase sull’alcol e le donne si riferiva a me stesso. Ho detto che non posso aspettarmi che, se spendo il mio denaro nel modo sbagliato, posso poi chiedere un sostegno finanziario». Il fatto di dover rispettare gli impegni per poter ottenere aiuto, ha aggiunto «non si applica al Sud ma a tutti i paesi» e l’accostamento con i soli paesi del Sud della sua frase è stato «molto infelice».
La frase per la quale Dijsselbloem era stato criticato era apparsa sul quotidiano tedesco Faz: «Durante la crisi dell’euro i Paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i Paesi più colpiti — aveva detto Dijsselbloem —. Come socialdemocratico do molta importanza alla solidarietà, ma hai anche degli obblighi, non puoi spendere tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedere aiuto».

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Grottesco che la lezione ci venga da un olandese. Ricorda il ministro quello che sono stati capaci di fare i suoi concittadini venuti a Roma per una partita, quando ubriachi fradici hanno messo a ferro e fuoco il centro di Roma? E lordato e danneggiato un capolavoro del Bernini come la Barcaccia di Piazza di Spagna? Non siamo teneri con i nostri connazionali, che hanno anche molte colpe da farsi perdonare dall’Europa. Ma che gli eredi dei nazisti mettano il cappio al collo della Grecia, che ha dato al mondo la filosofia e la democrazia, o dell’Italia che è il tesoro più celebrato dell’arte e del bello questo sì ci sembra un crimine molto più grave di qualche sgarro in economia. Perché se questi sono i paladini e i leader dell’Europa ho il terrore che possa avere ragione Salvini. Quanto allo spendere i soldi a donne forse il ministro ha qualche problemino.

Ruggero Marino firma

DEMAGISTRIZZATE NAPOLI CON IL SUO SINDACO FARAONE

De Magistris Napoli            corteo

 

Il clan De Magistris non demorde. Dal sindaco in bandana arancione, al fratello e ora anche alla alla Dolce metà, presente al corteo a Napoli contro Salvini. Colta in una foto surreale, accanto ad una biondina assessore ai giovani e persino con delega alla sicurezza e alla Polizia municipale (!). La signora Maria Teresa Dolce (!) è ironia della sorte titolare di una cattedra di diritto (!). Tranne quello di poter esprimere il proprio pensiero. Le giustificazioni sono di un aberrante populismo: “Io non sto con i razzisti che odiano Napoli e il sud”, “Io sto con i centri sociali”, lui. “E’ giusto che nel nostro Paese si possa ridere del diritto alla vita altrui, solo perché di colore della pelle diverso?”, lei. Tutti e due naturalmente a posteriori contro la violenza. A danni provocati e fatti. Al punto che o’ sindachiello aggiunge: “Qualcuno forse voleva gli scontri”. Bravo Luigino chi è quel qualcuno? Può l’ex magistrato essere così ingenuo da non avere preventivato la guerriglia dopo aver cercato di impedire il comizio di Salvini, proprio come volevano i “suoi” centri a-sociali? “Io ho la coscienza pulita” persevera il caudillo a doppio fondo. Finché avremo questa magistratura e questi pseudo-politici, colti da orgasmi multipli quando si guardano allo specchio, non c’è speranza né per la giustizia né per l’amministrazione. Come probabilmente non ci può essere in Salvini, che ha però tutto il sacrosanto diritto di parlare. E che al cospetto del sindaco e congiunti, in pieno e delirante culto della personalità, sembra una mammoletta.

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A NAPOLI L’IDIOZIA DEI CENTRI ASOCIALI IMPAZZA CON LA BENEDIZIONE DEL SINDACO-CAUDILLO

De Magistris Napoli       Napoli Salvini De Magistris

 

Ancora una volta i centri a-sociali mettono a ferro e fuoco una città, istigati da un esaltato magistrato caudillo, De Magistris. Questa volta è capitato a Napoli. Favorevoli dunque a Salvini? No, favorevoli al suo diritto di parola. Mentre ancora gli idioti metropolitani si ammantano di un logoro antifascismo, che non ha più senso. Visto che il pericolo viene dai neo-sfascisti come loro.
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PUAH!

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SDOGANATA LA PAROLACCIA? NO, SDOGANATA LA VOLGARITÀ

parolacce linguaggio politica            parolacce

 

Parallelamente allo sbando, che ormai da tempo attraversa il Paese, in un declino senza via d’uscita, anche la lingua parlata, il linguaggio di tutti i giorni sta subendo un’involuzione irreversibile. Si discetta con sussiego di sdoganamento della parolaccia, ma il punto non è questo, non stiamo sdoganando le brutte parole, stiamo spalancando la bocca ad un profluvio di volgarità, stiamo limitando il vocabolario, in un corto circuito del cervello, all’uso ripetitivo di sconcezze buone a tutti gli usi ed in tutti i momenti. Ed in tutti gli strati della società. Lo fanno i politici, lo fanno i cantanti, lo fanno gli attori, lo fanno gli intellettuali, la tv, le radio … lo fanno persino i bambini. Un segnale di libertà, un segnale di emancipazione? No, solo un segnale di regressione, di ignoranza, di maleducazione debordante, che offendono anche la musicalità dell’italiano. Ormai a tutti sarà capitato di ascoltare colloqui di giovincelli che ogni tre parole, spesso sgrammaticate, si avvalgono di un vaffa …, di un cazz …, di uno stron … Se poi si aggiungono gli anglismi, le parole coniate ex novo (valga per tutte l’idiozia straripante sui media di “petaloso”), gli scritti delle chat e i balbettii di Twitter è facile pronosticare un de profundis per quella che è stata la lingua di Dante, dei poeti e dei santi. Allora l’italiano si risciacquava in Arno. Ora nell’inquinamento mentale (e non solo) imperante, un’operazione analoga appare impossibile, anche perché i fiumi sono cloache. Poiché l’inquinamento è ovunque, come la spazzatura, che dai cassonetti tracima sulle bocche e nelle menti. Occorrerebbe a questo punto un’operazione in stile “Salvate il soldato Ryan”. Un wwf come per le specie animali in via d’estinzione. Ma gli animali fanno sempre tenerezza. Persino più degli umani. Le parole no, anche se in principio fu il Verbo. Che tra un’oscenità e l’altra si bestemmia pure.

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FRA PATATE BOLLENTI E VOLGARITÀ QUOTIDIANE LA PALMA VA AD ASIA ARGENTO

Asia Argento vs Giorgia Meloni

 

Patata bollente come titolo non è il non plus ultra della cavalleria giornalistica. Quanto un calcolo furbesco, che ha ottenuto certamente di più dell’effetto sperato. Perché è indubbio che il can can cercato e che ne è seguito deve avere in parte sorpreso perfino quell’educanda innocente di Feltri. La Raggi come sindaco-a è un’apocalisse? La Raggi in quanto donna non si tocca. Solo che le donne, come era già accaduto tristemente addirittura per i morti, non sono tutte uguali. Dipende dal colore politico. Ricordate quell’esaltata della Guzzanti contro la Carfagna? Di lei si poteva dire di tutto. E tutti a tacere. Anzi a compiacersi. Senza contare che il burattinaio volgare e boccoluto, che intruppa i cinque stellati è il campione delle volgarità tramutate in programma politico. Seguito a ruota dalla coatta ripulita della Taverna, che impalerebbe il direttore di Libero, reo di avere i genitali al posto della testa. In un imbarbarimento del linguaggio politico da strada, che richiederebbe un ente preposto alla pulizia della lingua italiana dalle parolacce usate come un mantra. Specie in politica. Ma in tutto questo frastuono è passato invece praticamente sotto silenzio l’episodio più grave. Quello dell’attacco veramente osceno di un’attricetta, Asia Argento, che come tale non se la sarebbe filata nessuno, se non ci fossero stati mamma e soprattutto papà. E di cui, a parte quello con Verdone, non si ricorda un film particolarmente decente. Che con un tweet e una foto se l’è presa con Giorgia Meloni definita “ricca e lardosa”: "Back fat of the rich and shameless - Make Italy great again - #fascist spotted grazing". "La schiena lardosa della ricca e svergognata - Facciamo l'Italia grande di nuovo - #fascista ritratta al pascolo"). La Meloni ha partorito da poco, la sua colpa quella di essere nello stesso ristorante in cui mangiava senza vergogna la “poveretta” Asia. Ma la Meloni è di destra. Anche di lei come dell’orco Berlusca si può dire di tutto e di più. Senza che nessuno si inalberi più di tanto. Mentre i fascisti sono sempre gli altri per gli imbattibili campioni dei due pesi e due misure. Anche se l’intolleranza è il primo sintomo di un dna fascista. Mascherato a parole da democrazia. Il guaio è che molti italiani si appecoronano.

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VEDO IL FESTIVAL DI SANREMO E NON ME NE VERGOGNO

Diletta Leotta Sanremo 

 

Vedo Sanremo e non me ne vergogno. Lo considero una spaccato del paese alla stregua di un trattato sociologico. Fedele nei secoli a se stesso, ma ogni anno con alcune varianti indizio degli umori cangianti della società. Per la verità ora lo vedo a sprazzi, perché data la lunghezza non resisto ad un’attenzione continua. Ma se la manifestazione canora non mi scandalizza, mi lascia esterrefatto il contorno. Il profluvio di commenti e di notizie. E la venerazione per Maria-Madonna, brava come Conti. Anche se manca al tandem il volo, il guizzo estemporaneo (sorvoliamo sulla trovata dei denti posticci). Mai, in una forma di soggezione psicologica, nessuno che la critichi, anche quando veste triste come una damina di San Vincenzo (ahi quel completino nero!) o si presenta con il volto rinfrescato, ma singolarmente cinesizzato. Mi scandalizzano le paginate sprecate per uno spacco di una bella donna (vedi Leotta) a coscia levata. Con appendice di un’altra coscia televisiva (vedi Balivo) che la critica. Ma soprattutto il cicaleccio continuo, da pollaio a orario continuato, che ci perseguita su tutti i canali dalla mattina alla sera. Il Festival dura 5 giorni, è già un’eternità, ma il paese e soprattutto i media non possono concentrare per una settimana intera tutta la loro attenzione su una passerella musicale e sui suoi protagonisti. Canta che ti passa? Bruxelles se ne frega. Sanremo è Sanremo? E sti caz…”. Per fortuna con le scimmie è tornata per un attimo l’allegria. Incoscienza?
E come nota lieta “gli eroi del quotidiano”. Una trovata paraculesca, un po’ zuccherosa, che ci ricorda però che al di là della santa Maria e delle canzonette, l’Italia che non si arrende, per fortuna, è anche questa.

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I CAPRICCI DEL PRINCIPE: 80 BIGLIETTI PAGATI IN AEREO PER I FALCHI

falchi aereo 1        falchi aereo 2

 

Sembra l’immagine di un film surrealista, ma è la realtà: un membro della famiglia reale dell’Arabia Saudita ha noleggiato un intero aereo riservando un posto a ognuno dei suoi falchi su un volo della compagnia Qatar Airways. L’immagine, diffusa su Reddit, è diventata subito virale e ha fatto il giro del mondo in pochissime ore. In effetti sembra davvero incredibile che sia stato pagato un biglietto aereo per ognuno di questi volatili, esattamente come se fossero persone, permettendo loro di viaggiare in tutta sicurezza e grande comodità. La foto è stata scattata e inviata dal comandante di bordo ad un suo amico che l’ha pubblicata sui social scrivendo: Un mio amico pilota mi ha mandato questa foto. Un principe saudita ha comprato biglietti aerei per i suoi 80 falchi. Di solito tuttavia sono ammessi non più di sei volatili alla volta, ma evidentemente stavolta, trattandosi del principe, è stato fatto uno strappo alla regola. Nei paesi arabi i falchi, insieme ai cani, sono gli unici animali ad essere ammessi a bordo degli aerei e addirittura sono dotati di un particolare passaporto specifico per gli uccelli rapaci, che è stato introdotto nel 2002 per contrastare il traffico illegale di tali volatili, il cui costo è esorbitante, infatti possono arrivare a costare più di un milione di euro. Durante il volo i falchi hanno gli occhi coperti da particolari protezioni per evitare che si agitino e che si spaventino.

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Alla faccia dell’integrazione. Come si fa ad aprire un dialogoconcreto con costumi così lontani dai nostri dove non ci si rende conto MINIMAMENTE di come pagare il biglietto aereo per 80 falchi rappresenti uno schiaffo alla miseria dei propri sudditi?.

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L’ITALIA, UN EX BELPAESE ALLA CANNA DEL GAS

mutande bandiera italiana 

 

Questo è un paese in agonia, alla canna del gas. A meno di miracoli. Non abbiamo una classe politica minimamente degna di questo nome da decenni. Tutti pensano al protrarsi del loro esclusivo potere, delle loro congreghe, dei loro partiti. Mai alle necessità comuni. Il solco con i problemi quotidiani del popolo è abissale. Vivono in un altro mondo. Ovattato dai privilegi. Non conoscono problemi di fine mese, non conoscono problemi di lavoro, non conoscono problemi di traffico, non conoscono problemi dei mezzi … non conoscono niente, sono all’oscuro di tutto. Come insaziabili animaletti ciechi. Che guardano il dito, ma ignorano la luna. La crisi morde, ma loro non l’avvertono. Fino a quando? E’ possibile rivedere la luce dopo il lungo tunnel? Non mi pare che ne esistano i presupposti in un paese ingessato.
Il Pil è il più basso in Europa. Si spera che cresca. Ma come? In Italia non si fanno figli. La spesa per loro si è quanto meno dimezzata. I figli grandi non producono, rimangono in casa con mamma e papà fino a 40 anni. Non possono comprare, i genitori abituati a risparmiare hanno già tutto e non comprano. Gli unici nuovi a fare figli sono gli immigrati, sono anche i nuovi consumatori. Ma si accontentano di poco o niente, anche perché di più non possono. Peraltro il denaro che riescono a risparmiare lo inviano alle famiglie nei paesi d’origine. La grande distribuzione ingoia la piccola, che è costretta a chiudere, le piccole aziende che non sono in grado di trovare sbocco all’estero falliscono. Le banche, a volte criminali, operano a livello di banditismo legalizzato. Tecnologia e robotizzazione fanno il resto. La disoccupazione non può che aumentare. Chi può fugge, come molti pensionati che vanno a vivere in altri paesi per non pagare tasse e esose. In compenso aumenta l’ aspettativa di vita, che non significa migliore salute, ma spesso accanimento terapeutico e vecchiaia con le stampelle, con il costo della sanità diventato una voragine. Per cui occorre tagliarla sempre di più anche nella speranza che gli italiani si decidano a morire prima. Come questa situazione e questo cancro terminale si possano tradurre in un domani migliore i politici nemmeno se lo domandano. Le loro parole, le loro promesse, senza colore politico, sono sempre le stesse. Il refrain di un disco rotto, di cui non avvertono il molesto frusciare. A tutto questo si è aggiunta la natura, con i terremoti, con le sciagure ricorrenti in un Paese dissestato. L’Italia balla sull’orlo dell’abisso. Non resta che il miracolo. Ma i miracoli si avverano nelle fiabe. Mentre gli italiani vivono una tristissima realtà. Purtroppo spesso anche per colpa loro. Basta guardare in che luridume riducono i loro centri più belli e le loro coste più belle. Amen.

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JE NE SUIS PLUS CHARLIE

Rigopiano Charlie Hebdo 1       Rigopiano Charlie Hebdo 2       Rigopiano Charlie Hebdo risposta satira italiana

 

All’indomani della strage di Charlie Hebdo avevamo detto tutti: “Je suis Charlie”. Un modo di partecipare all’assurdità di una tragedia che ci aveva colpiti e in seguito alla quale sentivamo il bisogno di mostrare la nostra solidarietà. Come noi un’infinità di persone. Tutto era nei tre colori della Francia. E’ dura, duole, ma bisogna pentirsene a fronte delle nuove imprese di quel foglio che pretende di essere satirico? Prima la vignetta sulle vittime del terremoto, che era già un affronto alle morti, alla sofferenza, alla disperazione. Ora addirittura quella sulla valanga che ha travolto l’hotel di Rigopiano in Abruzzo. Con uno scheletro che scende sugli sci con due racchette-falce e il fumetto che allude alla neve che non basta per tutti. Satira? Un gusto macabro, un compiacimento necroforo. Degno di un horror. L’avrebbero mai concepita e apprezzata quell’immagine offensiva e crudele, lontana da qualsiasi forma di umanità e tanto meno di sensibilità, se sotto quella mortifera tomba bianca ci fosse stato un loro figlio? Si può ridere, si può concepire di fare satira su vite stroncate in quel modo? Vite persino di bambini innocenti. In una sorta di vampirismo vignettistico, che grida vendetta. Noi partecipiamo al loro strazio, loro si divertono al nostro. Togliendoci per il futuro la voglia e lo slancio empatico di poter dire “Je suis Charlie!”. Se dovesse essere questo il risultato del fare satira meglio porre un freno alla libertà di satira. Che non può essere mai quella del beffarsi, sfiorando il gioire, delle disgrazie altrui.
All’estrema destra la risposta di un vignettista italiano.

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LE TROPPE MASCHERE DELLA VOLGARE COMMEDIA NELLA POLITICA ITALIANA

Arlecchino Pulcinella Colombina

 

Continua il grande spettacolo delle maschere italiane, che popolano la gran commedia della non-arte della politica italiana. Capitan Fracassa Poletti maramaldeggia contro i giovani che vanno all’estero: “Meglio toglierseli dai piedi”. Colombina Moretti, la graziosina che viene bene in tv, si dà malata circa gli impegni costituzionali, ma è in vacanza in India, il nano Brunetta si incavola con la conduttrice televisiva e le intima di chiamarlo presidente, professore o quanto meno onorevole come terza scelta, conscio che oggi non sia un gran titolo da sbandierare. Ricordando il Sordi del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un caz …”. La sciantosa Maria Elena Boschi, altra versione della Colombina, quella che si sarebbe ritirata qualora avesse vinto il no, ha sgranato gli occhi cerulei ed è ancora in sella sulla poltroncina. Come la terza Colombina, la botticelliana Madia, trombata e riciclata. Come infine la Ragonda servetta bugiardina, il neo ministro dell’istruzione, che minacciava anche lei di scomparire dopo la sconfitta ed invece rivendica una laurea o una licenza che nemmeno ha. A meno che non si intenda come dicastero della ricerca, altro ruolo che le è stato assegnato. Balanzone Bersani dall’Emilia invia a Renzi un velenesossimo: “Stai sereno”. Lo Stenterello Giachetti, in un’assise di partito di “primaria” importanza se la prende con l’avversario, confondendo la faccia con il culo. Nella scia di Capitan Spaventa Grillo che la parola la usa ormai come se fosse un mantra. E via così in una proliferazione di arlecchini servitori di due padroni. E poi non lamentiamoci se passiamo per il paese di Pulcinella.

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I COATTI AL POTERE E IL DISCO ROTTO IMPERANTE DEL CULO

Roberto Giachetti       Roberto Speranza

 

Sempre più in basso. Sempre più verso l’abisso. Lo avete sentito Roberto Giachetti, vicepresidente nientemeno che della camera dei deputati, all’assemblea del pd? Dare della “faccia di culo” a quello che dovrebbe essere il prossimo sfidante di Matteo Renzi? Quella faccina acerba e appena irsuta di Roberto “Davide” (contro Golia) Speranza (in che cosa?). E pensare che il gentleman avrebbe potuto essere il sindaco di Roma, se non ci si fosse messa di mezzo quella nullafacente della bambolina Virginia Raggi, anche lei figlia del grande “vaffa” del sor Grillo. Ma che cosa sta accadendo alla politica italiana, fra un movimento-partito maggioritario fondato sul vaffa e un partito al potere che si prende a vaffa in faccia? Ma che cosa sta accadendo al pd, fra un aspirante sindaco, unto, mai sbarbato e trasandato con il look da lavavetri al semaforo e un aspirante leader, mai sbarbato pur se azzimato e apostrofato come zimbello dai suoi stessi compagni di partito? Ma che cosa sta accadendo al lessico dei parlamentari italiani che all’incapacità e all’ignoranza aggiungono persino il turpiloquio come in un cinepanettone? Purtroppo avvelenato per il cittadino italiano. E’ chiaro che con questi chiari di luna un Matteo Renzi, il Golia di turno, pur con tutti i suoi difetti, appaia un gigante. Mentre sarebbe ora che chi usa un linguaggio da trivio venga messo quanto meno in quarantena. Dovrebbero essere di esempio. Non sono in grado di andare più in là del malcostume da borgata ormai imperante ovunque. Il coattismo al potere. Così in alto così in basso filosofeggiava qualcuno anticamente. Che non si sarebbe mai nemmeno sognato questo sfacelo.

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PIÙ CHE DIGNITOSA L’USCITA DI SCENA DI RENZI DOPO LA PESANTE SCONFITTA

sconfitta referendum 2016 Renzi

 

A me l’uscita di scena di Renzi è piaciuta. Mi è piaciuto anche il quadretto familiare con Agnese fuori quinta e composta a dargli coraggio. Per una volta abbandonate le smargiassate il Matteo sconfitto si è rivelato umano e dignitoso. Forse si atteggia a duro e prepotente senza esserlo fino in fondo. Non e’ stato un referendum, è stato un “deguello”: uno contro tutti. Con i suoi compagni di partito avvelenati e decisi a farlo fuori. E’ vero i comunisti non mangiano i bambini, mangiano i loro leader. Renzi ci ha messo la faccia, ha ammesso la debacle in tutta la sua inattesa dimensione. E si è dimesso, come a suo tempo aveva dichiarato. Sinceramente credo che si sia persa un’occasione, ma l’odio (“non pensavo che mi odiassero tanto”), i difensori della costituzione e gli esperti di matite hanno stravinto. Mi auguro, ma rimangono forti dubbi (al punto che a quanto scritto tempo fa e che ripropongo non cambierei una virgola), che abbiano visto giusto, anche se l’assembramento e perché no l’accozzaglia non mi pare foriera di futuri traguardi. D’altronde basta guardarsi intorno. Se non renzi chi? Dove stanno gli uomini in grado di rimettere in sesto la baracca di una repubblica baldracca? Basta guardare i toni di tutta la campagna referendaria per capire che quasi nessuno pensava all’italietta, ma solo al proprio tornaconto politico. Che ritorna trionfante nei festeggiamenti di chi ha vinto. E il paese? Quello conta solo negli stadi e forse in occasioni dei terremoti. Salvo poi scoprire che anche le ricostruzioni sono preda della corruzione. Con la benedizione di tutto l’arco politico.

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IL VERO REFERENDUM. RENZI SI O RENZI NO?

referendum dic 2016 1     referendum dic 2016 2

 

Vedo che tutti si sbattono per il sì o per il no. Non sempre dandone motivazioni plausibili. Vedo che il no è dato in netto vantaggio. E allora anche io mi butto nella mischia con il rischio di alienarmi più di un’amicizia. Perché in Italia da sempre è purtroppo così: se non sei con me sei contro di me. Il perché e il percome? Superflui. E allora confesso che io sono e sarò per il SI’. E cerco di spiegarmi. Renzi è indubbiamente arrogante, ai limiti della buona educazione. Basta guardare come sfila quando con ospiti illustri passa in rassegna le truppe per capire che ha un ego ipertrofico. Si trascina fra gli scheletri nell’armadio “uno stai sereno” raccapricciante. Promette anche ciò che sa di non poter mantenere. Ma chi non lo ha fatto prima di lui? Parla e straparla. Ma almeno parla bene, i suoi argomenti sono convincenti, utilizza concetti e parole come un giocoliere. Ha avuto il coraggio di mettere alle corde i sindacati, cosa che nessuno si era mai azzardato nemmeno a pensare. Lo dicevano schiavo della Merkel, si muove in Europa come un Gianburrasca insolente. Ha un'energia straripante, ai limiti del dono dell’ubiquità. Un venditore di pentole, un piazzista? Francamente non mi pare. Certo non tutto, ma qualcosa sta portando a casa. Gli 80 euro, i 500 per i giovani sono mancette elettorali? Probabile, ma le idee sono buone e lui almeno le ha avute. La riforma della costituzione non è perfetta? Nulla, specie in politica, è mai perfetto. Perché poi non si potrebbe correggerla una volta sperimentate le novità invece di attendere ancora? Intanto qualcosa cambierebbe e forse si snellisce veramente l’iter delle leggi. Il senato è un senaticchio? A mio avviso è il punto più debole di tutte le novità. Troppi e troppo delicati i compiti per personaggi che in passato non hanno dato grandi prove. Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. La verità più vera di tutta questa interminabile, noiosissima faida sta nell’ingombrante presenza di Renzi. Sicuramente non il meglio possibile, ma allo stato dei fatti il meno peggio. Per cui non stiamo parlando di un referendum sulla costituzione, ma di un referendum su Renzi si o Renzi no. L’unico leader su piazza, come ha detto Berlusconi. In grado inoltre di irritare la sinistra fondamentalista come lui. E quindi come lui da affossare. Anche in assenza del bunga bunga.

Ruggero Marino firma

 

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CHIUSURA PORTA SANTA IN SAN PIETRO 2016

Karol Jozef Wojtyla 

 

Domenica 20 novembre papa Bergoglio, con la fine del giubileo, ha chiuso la Porta Santa in San Pietro, dopo che si sono chiuse tutte le altre aperte nel mondo intero. Pubblichiamo una poesia ricordando, nella stessa occasione, un altro grande pontefice, Giovanni paolo II.

ULTIMA NOTTE

Se ne va nei fuochi
dell’ultima notte
il bagliore umbratile
di un morto Millennio.
Per mano anch’io
di pallida fede
dietro i passi sghembi
di un vecchio ricurvo.
Si inginocchia l’acciaio
vestito d’arcobaleno
del papa straniero
all’uomo ed al tempo
sotto la Porta Santa.
Mille anni davanti
anno del Giubileo.
L’antica tromba
dell’ebraico jabel
risuona nel tunnel
dei secoli in cammino
e le parole affondano
in cerca del perdono.
Sangue di martiri
sangue di eretici
sangue d’innocenti
sangue di streghe
sangue di cavalieri
sangue di una croce
sguainata come spada.
E pellegrini andiamo
gli uni come gli altri
con le preghiere o meno
incontro al tempo nuovo
sogno inseguito
dal tempo di Adamo.
Tutti in qualche modo
pellegrini del mondo.
E mille anni davanti:
chissà se riusciremo
ad essere più umani.

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MALGRADO TUTTO TRUMP, TRUMP, TRUMP, LEON, LEON, LEON!

Donald Trump 

 

Contro tutti e contro tutte le previsioni Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Gli analisti che fino a ieri davano per vincente Hillary Clinton, invece di tacere continuano a fare, senza cospargersi il capo di cenere, le loro previsioni come se nulla fosse. Se si dovesse giudicare alla luce delle cose dette durante la campagna elettorale ci sarebbe sinceramente da preoccuparsi per l’umanità intera. Poi il repentino cambiamento di pelle al momento dell’insediamento, con il quadretto della bella anzi bellissima plurifamiglia e perfino l’onore delle armi concesso a Hillary, che fino a ieri voleva mandare in galera. Certo Trump ha dimestichezza con il denaro, ma è digiuno della diplomazia e dell’esperienza necessarie alle relazioni internazionali. Come tutti ha promesso molto. Il voto è stato tanto sorprendente quanto regolare. E suonano antidemocratiche le manifestazioni contro seguite al verdetto delle urne. Non c’è che da attendere senza pregiudizi. Molte volte il ruolo ha miracolato le persone. Potrà accadere ancora? Ce lo auguriamo. Per questo anche se non ci riconosciamo nei suoi toni smargiassi, maleducati ed aggressivi e in molte delle sue affermazioni non possiamo che dire al novello Brancaleone: Trump, Trump, Trump, leon, leon, leon!

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NON NE POSSO PIU’ DELLE CONTESTAZIONE DEI VIOLENTI

Leopolda 1      Leopolda 2

 

Confesso che non ne posso più, ho letteralmente la nausea per le manifestazioni violente di quattro gatti imbecilli, che si arrogano il diritto di cambiare il mondo a modo loro. E sono dalla parte dei poveri giovani poliziotti, costretti a difendersi da o a manganellare i loro coetanei. Antagonisti, centri sociali, black block … tutte definizioni assurde. Solo “idioti metropolitani”. C’è un referendum, il popolo è chiamato ad esprimersi in totale libertà. Ma c’è chi pretende che la risposta debba essere una sola: no! fregandosene della democrazia. Quanto basta per convincermi a votare sì. E a coniare un aforisma:

BLACK

BLOCK

PUAH!

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LA GRANDE BELLEZZA CHE IL TERREMOTO FA RISCORPIRE

Castelluccio 2     San Benedetto Del Tronto 1     San Benedetto Del Tronto 2     Castelluccio 1

 

Il terremoto ha devastato il centro Italia. Al di là della tragedia, che fra l’altro non accenna a finire, è l’occasione per riscoprire un Dna dell’Italia fatto di splendore. Basta guardare i borghi, come nidi di pietra appollaiati sulla cima delle colline, le chiese, la meraviglia della natura e la ricchezza dell’arte sparpagliata dovunque, dove mai avremmo pensato: la chiesa di San Benedetto, la pala del Tiziano … e le innumerevoli meraviglie sconosciute che affiorano fra le macerie. Perché l’Italia è questa. Uno scrigno, un tesoro di bellezza unico al mondo. Peccato che a non accorgersene siano proprio gli italiani. Barbari nei confronti di quanto il passato ha lasciato in eredità. Non sono da meno i governanti. Il ministero della cultura, dove non si fanno grandi affari, è stato sempre il più negletto. Così non siamo in grado di tramutare questa Disneyland autentica e ineguagliabile, invidiata dal mondo intero, in una fonte di ricchezza, come sarebbe logico. Come è accaduto per il lusso, come accade per la gastronomia e altro ancora. E’ evidente che, nella cecità, nell’ignoranza e nella indifferenza dello Stato, occorre che intervengano, proprio come per i settori che vanno alla grande, i privati. Per fortuna qualcosa comincia a muoversi. Il restauro del Colosseo e le numerose fondazioni, che stanno adottando monumenti ed opere d’arte sono l’esempio di un nuovo mecenatismo, anche se non si può parlare di Rinascimento. Per questo è più che mai necessario che tutto torni come prima. Perché non si perda l’anima di un’Italia che un tempo era diversa e che forse un giorno (haimé lontano) potrebbe risorgere. Perché lo slogan possa diventare l’obbligo, da ogni parte del globo, di una visita, di un pellegrinaggio da effettuare almeno una volta nella vita: vedi l’Italia e poi muori.

Nelle foto San Benedetto e l’incredibile bellezza della piana di Castelluccio di Norcia.

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CHE NOIA IL CALCIO CHE NON… SI VEDE PIÙ IN TV

blog calcio 1          blog calcio 2

 

Non sono fanatico del calcio, ma mi piace vedere sugli schermi della Rai una bella partita in tv, cosa rara ormai in Italia, e mi accontento perciò delle sintesi, con relativi risultati, classifiche (anche dei cannonieri). E aspetto con pazienza i filmati, le azioni e naturalmente i gol. Ma tutto questo ormai è un optional di trasmissioni dal chiacchericcio continuo. Vada per allenatori e giocatori, che tutto sommato sono i protagonisti, anche se a loro volta sono di una noia mortale. Ma sono i giornalisti e gli ospiti in studio a rendere il calcio televisivo insopportabile. Si discetta come se il pallone fosse una scienza, in un talk show senza fine, nel quale il calcio giocato finisce per essere un intruso. In un cazzeggio, fra analisi e … battute, da bar dello sport o da tv privata. Forse è un mio pallino, ma quando compare il ridanciano Marco Mazzocchi penso ai duetti dei fratelli De Rege. Anche gli occhiali sono gli stessi. E non è che gli altri colleghi gli siano di gran lunga superiori. Come penso all’idea idiotamente geniale della palla delle parole. E per finire penso agli opinionisti: Marco Sconcerti per esempio ha il dono dell’ubiquità, se ne intende, si vede che è una brava persona, ma gli hanno affibbiato il ruolo dell’oracolo presenzialista e finisce per inflazionarsi, a parte gli articoli sul “Corriere della sera” che, in alcuni passi, sono indecifrabili. Il tutto condito da stipendi da favola e dal proliferare di testate una più insulsa dell’altra. D’altronde il campionato italiano non è da anni il più bello del mondo. E ha pertanto i cantori che si merita.

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IL FASCISMO IN ITALIA È UN “MORBO” CHE NON PASSA MAI?

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In italia siamo sempre al regime. Trovo incredibile che in Italia, cosa che non mi pare accada in nessun altro paese, a distanza di circa 70 anni le parole fascista e fascismo, regime (ma dove?) siano ancora le più gettonate per infamare e cercare di mettere alla gogna l’avversario in mancanza di ulteriori argomenti concreti. Accade frequentissimamente nelle volgari zuffe parlamentari, ma soprattutto è accaduto ai recenti capi del governo. E’ accaduto a Craxi, è accaduto a Berlusconi, sta accadendo a Renzi, che, guarda caso, non è considerato di sinistra. Se ne deduce che qualsiasi governo che non abbia avuto il placet di chi per tanti anni ha alzato il pugno (lo ha fatto ancora il figlio di Fo ai funerali del padre) non gode di nessuna legittimità, solo per il fatto di non avere mai sbandierato falce e martello. Oltre ad essere il prodotto di un’opposizione che, anche quando va al potere con il contributo del voto POPOLARE, non può essere accettata e va combattuta per il solo fatto di esistere. Siamo di fronte a un fenomeno che non ha nulla a che vedere con la democrazia. Perché si può facilmente cambiare nome, come per il partito cosiddetto democratico, ma non si può cambiare altrettanto facilmente una mentalità. Specie quella di chi è sempre pronto a scagliare ciecamente la prima pietra. E questo non suoni come scusante per le mancanze e gli errori della cosiddetta destra italiana. Faziosi e antidemocratici i primi, fallimentari i secondi.

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UN GRANDISSIMO ARTISTA NON SEMPRE UN GRANDE UOMO

Dario Fo 1        Dario Fo 2

 

Dario fu. È evidente che è morto un grande. Un grande, grandissimo artista. Un affabulatore e un giullare insuperabile. Ma l’uomo? Un uomo dimezzato. Ora in morte, come è costume in questa Italia, si affannano i peana. Ognuno ricorda un particolare, magnificando la persona, meravigliandosi che si comportasse come un comune mortale. Come se non lo fosse. Eppure nella sua vita, come in quella della sua compagna, le ombre ci sono ed anche pesanti. Mentre il figlio Jacopo rammenta che furono molte le censure (ingiuste) che lo colpirono. Censure che contribuirono, d’altra parte, a farne crescere la “leggenda” e che fecero in parte la sua fortuna. Come l’essersi schierato sempre a sinistra. E oltre la sinistra. Se appena appena fosse stato di destra non so che fine avrebbe fatto il suo percorso artistico. In quel caso gli si sarebbe dato del guitto e solo del guitto, nel senso più spregevole della parola. E il Nobel (non entro nel merito) sarebbe stato salutato come uno scandalo. Molto di più di quanto è avvenuto. Che fosse un grande artista è dimostrato anche dalla sua pittura, dalla creatività, dall’energia, dalla capacità di innovazione mai sopita fino alla morte a 90 anni. Quella innovazione che gli è mancata nel suo percorso politico da ayatollah. Mai una parola di ripensamento, mai un pentimento, anche quando i fatti dimostrarono, di fronte alle morti e agli assassini, di essersi schierato dalla parte sbagliata. Probabilmente la sua mentalità politica era ancorata a quella primigenia della repubblica di Salò, alla quale aveva aderito. Convertendo la camicia nera in quella rossa. Che in Italia agli artisti ha sempre giovato molto in termini non solo di prestigio e di fama, ma anche economici. Riposi in pace accanto alla sua bella moglie. Rimpiango sinceramente il grande artista e il maestro del palcoscenico. Non nella stessa misura l’uomo, soprattutto quello impegnato.

Ruggero Marino firma

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