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ITALIA

CARO CONTE NONOSTANTE TUTTO SIAMO CON-TE

blog Giuseppe Conte         blog DiMaio Conte Salvini

 

Non avevo mai sentito parlare di Giuseppe Conte, quindi non posso esprimere un giudizio su di lui. Solo qualche sensazione sul suo discorso. A cominciare dal sorrisetto sghembo con cui si è presentato all’uscita dal lungo colloquio con Mattarella. Nervosismo o compiacimento? Certo l’emozione c’era come hanno dimostrato i frequenti errori di parola. Per il resto nulla di trascendentale.
Non conosco Conte, ma conosco i professori. Verso i quali in Italia c’è una forma di sottomissione culturale nemmeno fossero unti del Signore. Li si chiama al governo, li si chiama alla Rai, gli si genuflettono i media, li si chiama nei consigli di amministrazione, li si chiama dappertutto ed ovunque conferendogli patente di onniscienza nelle loro specifiche competenze e non solo. Li si sbandiera come fiori all’occhiello in una forma di sudditanza del pensiero. Come se fossero una particolare specie di non comuni mortali. Ma, ci si consenta, non è tutt’oro … In una forma mentis che spesso li accomuna. Anche se naturalmente non è il caso di fare di tutta un’erba un fascio.

1) Il professore in genere è fondamentalmente narciso. E la storia dei curriculum di Conte lo dimostra ancora una volta. I prof spesso sono affetti da un complesso di superiorità dovuto anche al fatto che hanno sempre a che fare con allievi apprendisti. E hanno nel dna l’insegnamento urbis et orbis.
2) I professori spesso si odiano fra loro ma reagiscono all’unisono come un branco se qualcuno osa attaccare la casta. Non a caso si parla di “baroni” per la loro altezzosità e per le vere e proprie dinastie familiari negli atenei.
3) I professori si valutano soprattutto sulla base della loro produzione scientifica con pubblicazioni seriali. Che sono il prodotto della ricerca e del lavoro nero di molti dei loro studenti. Quando non copiano senza citare. Senza contare che a quelle pubblicazioni hanno accesso solo loro.
4) I professori, fermo restando che sono eruditissimi, vivono per questo con una sorta di permanente paraocchi, che gli impedisce di confrontarsi con quello che contrasta con il loro specifico sapere. Per cui sono accaniti difensori dello status quo e non rischiano mai con la fantasia. Anche a dispetto dell’ evidenza.
5) I professori si riempiono la bocca di una presunta infallibile scientificità. Così che tutto ciò che di nuovo si affaccia a mettere in dubbio le loro convinzioni viene rigettato come fantasie di visionari o tacciato di falso.
6) I professori da scienziati dovrebbero essere figli del dubbio, ma sono aggrediti solo da certezze.

Credo che l’elenco, per quanto approssimativo, sia sufficiente a dimostrare che un professore (basta ricordare Monti) non sia la scelta più felice per guidare un Paese, che ha bisogno di una mano quanto mai elastica e di un surplus di creatività per riportare l’ Italia sulla retta via. Se poi Conte dovesse riuscirci i suoi meriti sarebbero ancora maggiori proprio in quanto professore. Per cui, nonostante tutto, nonostante abbia indossato le penne del pavone, nonostante abbia debuttato con qualche bugia, poiché l’ Italia sta scherzando con il fuoco non possiamo dire che: siamo Con-te.

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L’ITALIA SI DIVERTE A VIVERE SULL’ALTALENA

blog Mattarella incarico governo 5stelle Lega 2018

 

Per un Paese che non è stato mai un esempio di equilibrio ora si tratta di camminare da equilibristi sospesi su di un filo. Sotto l’Europa a guardare e a ghignare. Una maggioranza, sia pure appicicaticcia ed eterogenea sembrava fatta, un leader uscito dal cappello a cilindro del mago Forrest sembrava trovato. Ora sul professore (non era bastato Monti?) Conte (non tornano i conti) piovono i dubbi circa il suo splendido curriculum in odore di taroccatura. Altro vizio italiano, vedi il ministro della pubblica d-istruzione della lingua Fedeli. O il giornalista dandy Oscar Giannino o il “trota” d’Albania. Prima o poi si inventeranno anche un titolo nobiliare per fare concorrenza a Gentiloni, che per la verità non lo ha mai ostentato. Così dopo novanta lunghi giorni, dopo il valzer degli incontri, che doveva aprire secondo Di Maio la terza repubblica, pare proprio che la montagna avrebbe partorito il classico topolino. Nel frattempo lo spread sale e la borsa scende, a dispetto delle invettive lanciate dai due alleati contro i diktat dei partners europei. In una crociata da “armata Brancaleone”. In un braccio di ferro perduto in partenza, anche perché gli accordi sono stati firmati. Non a caso Mattarella aveva chiamato alla responsabilità e a tenere presente i risparmi degli italiani. Si dice che i politici siano espressione della base. Ed è vero. Ma con l’eccezione dei criteri di amministrazione. Perché se abbiamo uno stuolo di politicanti scialacquatori, capaci di un debito abissale che pesa sulle future generazioni abbiamo anche un popolo di risparmiatori che cerca di garantire un minimo di sicurezza al domani dei figli. In questa commedia eterna era rispuntato il nome Di Maio. Sarebbe stato il primo governo politicament e pedofilo della Repubblica. Comunque la palla passa ancora al Presidente Mattarella. Che ha pronunciato poche parole, ma ha mostrato un piglio inatteso in questi mesi. Solo che più che con la palla lo hanno lasciato con una sfera di cristallo nelle mani. Mentre l’Europa guarda e ghigna.
LA SITUAZIONE ERA QUESTA FINO A QUALCHE ORA FA. POI IL QUIRINALE HA CONVOCATO CONTE. LA RONDE CONTINUA, IL PAESE VIVE SULL’ ALTALENA. PURCHE’ NON FINISCA PER FARE UN CAPITOMBOLO.

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DOPO LE OCHE LE PECORE SALVERANNO IL CAMPIDOGLIO

blog pecore giardini Roma 

 

La signora altezzosetta a cui non riesce niente a parte il ruolo Raggiante di donna-sandwich quando si tratta di vestire un capo d’alta moda in occasione di prime o festini importanti sta lanciando un’ulteriore nuova moda in fatto di tosaerba. Poiché il verde a Roma cresce a dismisura per colpa anche delle piogge, che di per sé non si accontentano di creare problemi irrisolvibili per la sempre sorpresa sindachessa delle buche, che cosa ti hanno pensato in Campidoglio? In mancanza di personale hanno ideato il decespugliatore a quattro zampe: pecore, mucche e perché no? capre ed asini per azzerare l’erba montante. Gli animali farebbero indigestione di foraggio gratis, il verde perderebbe l’aspetto di giungla, il concime sarebbe assicurato. Saremmo a questo punto nel clima tipico da commedia all’italiana. Ma la farsa è solo al primo tempo. Perché contro l’idea si sono schierati gli ambientalisti. E naturalmente la fondamentalista-animalista Michela Vittoria Brambilla, in eterna vacanza, non ha perso l’occasione per dire la sua. Denunciando nonostante il parere favorevole del wwf, lo “sfruttamento politico” (testuale) dei quadrupedi sottoposti “allo spavento e allo stress da traffico” (testuale). Siamo in tempi in cui i neonati si gettano nei cassonetti in compenso per gli animali prima o poi si consulterà lo psicologo.

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UN PAESE CHE STENTA ANCHE A TIRARE A CAMPARE

blog bandiera italiana rotta             blog bandiera italiana rotta

 

Un nauseante balletto durato sessanta giorni. Due mesi persi per un paese per il quale da anni tutti invocano di non perdere tempo e perennemente sull’orlo del baratro. Una ronde superficiale e lastricata di inviti a possibili, matrimoni di convenienza ora a destra ora a sinistra, ma sempre condizionati dai se e dai però e dai ricatti. Io ti sposo se … io ti sposo però … come risultato di una legge elettorale che impedisce di dare al paese una maggioranza in grado di governare, votata pur sapendo che sarebbe finita così. Coalizioni accettate ma poi ripudiate, personaggi accettati ma poi ostracizzati. In questo bailamme da tragicomica commedia all’italiana a rimetterci ancora una volta è il Paese. Come se fosse l’ultimo dei pensieri delle forze politiche in campo, nessuna disposta a guardare al di là del proprio naso e del proprio tornaconto elettorale. E’ l’Italietta succube del tripartito, del nuovo che non si amalgama col vecchio, in parte a ragione, ma sfoderando una spocchia che non si comprende che fondamenta possa avere, perché oltre le parole all’atto pratico ancora non si è visto ancora nulla. E quel poco ondivagante e camaleontico non è che lasci molto sperare. Né all’orizzonte si intravedono personalità in grado di avanzare sul proscenio con un indubbio carisma. L’unico che aveva una marcia in più, Renzi, ha finito per fare un harakiri impressionante, oltre ad essere stato impallinato dal fuoco amico. Di Berlusconi si può dire tutto il male possibile, ma non che avesse capacità superiori ai suoi avversari. Purtroppo anche nel male. Ma ormai data anche l’età è tagliato fuori dai giochi, anche se rifiuta di rendersene conto. Rimane Salvini, che ultimamente ha dato prova di avere limato certi atteggiamenti da giustiziere della notte. Troppo poco per un Paese che per quanto in movimento resta in coda all’Europa e stenta a superare la china. Un paese che sarebbe da rifondare, ma che stenta anche a tirare a campare.

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LO SQUALLIDO PANORAMA POLITICO ORBO DEL CONGIUNTIVO

blog Di Maio mamma 

 

La politica dei grillini è fondata sul grilletto. Sparano a zero da tutte le parti. Non rinunciano nemmeno al fuoco amico, facendo regolarmente fuori qualcuno dei loro. La storia insegna che non c’è pericolo maggiore di quelli che si considerano unici e puri. Pronti a denunciare la pagliuzza nell’ occhio dell’avversario ignorando la trave che a volte è nei loro. Non è che uno ce l’abbia con loro per partito preso. Anche perché qualche buono acquisto lo hanno fatto, guarda caso fra quei giornalisti che tanto odiavano. Ma cosa ci si può aspettare da un partito nato e cresciuto sul “vaffa”? Sulle urla e le battute in libertà di un comico? Sul manichino della Rinascente senza lavoro in pianta stabile del loro leader? Cosa ci si può aspettare da un gruppo di giovani fino all’ altro ieri senza arte né parte? Che meritano la matita rossa ad ogni congiuntivo, che non è solo prerogativa di Luigino Di Maio ma anche delle sue spalle? Che si presumono onesti fino alla controprova di una colf a quanto pare non in regola. Per cui si cerca di metterci una foglia di Fico. Quello famoso per ascendere al Quirinale a piedi con tanto di scorta alla Kim Jong-Gun.

Senza contare il patrocinio di quel Travaglio (nomen homen) che si è arricchito con il copia incolla, ma solo di quello che gli faceva e gli fa comodo, agitando la penna (indubbiamente arguta) e la parola come un Torquemada dei poveri. Cosa che, per inciso, i grillettini non sono più. Basta vedere come si sono trasformate le loro donne. Ieri sciamannate, oggi inappuntabili di trucco e parrucco. Persino quella Taverna (nomen homen) dal linguaggio appunto da taverna arrivata, povera Italia, al ruolo di vicepresidente del senato. Vero è che il panorama è decisamente squallido in larga maggioranza, visto che la ministra della pubblica istruzione, la Fedeli dal capello alla medusa di Caravaggio, è la paladina dell’ italiano stuprato. Ma pretende, pare, che gli insegnanti abbiano la laurea, lei che può vantare appena un diploma. E se invece da domani un esame serio diventasse obbligatorio per quelli che si vogliono dare alla politica? Perché solo loro hanno l’ esclusiva della libertà d’ ignoranza? Tanto più che dovrebbero rappresentare un Paese culla di arte di cultura.

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IL DECALOGO DEL MOVIMENTO CONTINUO: A 5 STELLE

blog vignetta vauro grillo

 

  1. Il movimento 5 stelle rappresenta il nuovo. E’ dal tempo di mani pulite che il nuovo in Italia si rivela puntualmente una delusione e un inganno.
  2. Il movimento commina l’ostracismo per tutti coloro, così dicono, che si allontanano dal programma. In compenso pretendono che gli altri lo facciano come nel caso di Salvini invitato a fare il traditore nei confronti del cavaliere.
  3. Il movimento ha accettato di buon grado la spartizione delle poltrone concordata con gli avversari. Casellati compresa quanto mai vicina Berlusconi. Ora sparigliano le carte.
  4. Il movimento è andato alle elezioni conoscendo perfettamente la legge elettorale e le previsioni annunciate dai sondaggi. Prima del voto non ha eccepito la non legittimità della coalizione di centrodestra per la presenza di Berlusconi.
  5. Il movimento ha avuto come partito ilo maggior numero di voti, ma non ha vinto. Però si muove come se avesse stravinto. Imponendo veti e diktat.
  6. Il movimento originario affermava che non avrebbero mai fatto alleanze con nessuno. Ora che sono a un passo dalla stanza dei bottoni sono disposti ad alleanze di ogni tipo, anche antiteche fra loro.
  7. Il movimento che si reputa il nuovo rispolvera il più becero, antiquato e usurato antiberlusconismo sul quale già la sinistra ha campato per decenni. Possibile che non hanno di meglio da proporre.
  8. Il movimento voleva garantire il reddito di cittadinanza come in altri paesi. Purtroppo l’ Italia è diversa dagli altri paesi. Debbono essersene accorti anche loro visto che del reddito di cittadinanza non se ne parla più.
  9. Il movimento in campagna elettorale era antieuropeista. Le posizioni alla ricerca del potere si sono fortemente annacquate.
  10. Il movimento si presentava come un blocco ideologico granitico. Alla resa dei conti si stanno rivelando degli insuperabili camaleonti. In continuo movimento.

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ITALIA SEMPRE SEDOTTA E ABBANDONATA

blog copertina sedotta e abbandonata          blog copertina sedotta e abbandonata

 

Sinceramente non riesco a capire. Tutti parlano di una legge elettorale fallimentare. Ma come tale è stata votata. Prevedeva la possibilità delle coalizioni. Ci si allea pertanto per vincere non certo solo per precarie convergenze. I 5 stelle, pur potendolo fare a loro volta, da sempre rifiutano qualsiasi tipo di aggregazione per una millantata verginità e hanno preferito correre da soli. Hanno ragionato alla Nanni Moretti: mi si nota di più se partecipo alla festa o mi si nota di più se non partecipo? I risultati li hanno premiati e sono usciti come il partito (ma non era un movimento?) più votato. Ma non hanno vinto. Perché c’è una coalizione (legittima) che li ha superati. Ora si appellano alla democrazia affermando che il popolo è sovrano e come tale ha scelto Gigetto di Maio. La verità è che gli stellati, qualsiasi fosse stato il risultato, avrebbero rigirato la frittata a modo loro. La coalizione di centrodestra non vale? Ma loro adesso cercano coalizioni da qualsiasi parte: destra, sinistra … e tutto il cucuzzaro. E’ questo quello che ha votato il popolo? Bah! Come alibi comminano scomuniche tanto a destra (Berlusconi) quanto a sinistra (Renzi): con loro non si tratta. Ma non sarebbe stato meglio dirlo prima visto che sono stati così previdenti da presentare un governo prima ancora che venisse fatto? Come in tutte le rivoluzioni, e bisogna riconoscere che i grillini l’ hanno fatta, una volta al potere ci si ubriaca del potere. Invitando gli avversari al tradimento. Si va avanti così in questa bailamme da eterna commedia all’ italiana sotto gli occhi arcistufi dell’ Europa. In una confusione tale per cui persino quel coatto di Claudio Amendola rivaluta Salvini. Il quale tutto sommato rischia perfino la mise con giacca e almeno a parole comincia ad essere perfino signore, il che è tutto dire. E l’Italia? Al solito sedotta e abbandonata.

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QUEL GESTO DA POESIA DI CRISTIANO RONALDO

 Cristiano Ronaldo rovesciata Juventus vs Real Madrid 2018

 

Non mi importa se Ronaldo sia più di Messi o viceversa. Non mi importa se sia meno grande di Pelè o Maradona o dell’ altro Ronaldo dalle gambe fragili. Mi importa quel gesto da campione di salto in alto (pare 2,37) con il corpo dalla stazza notevole in orizzontale perfetto con il terreno e sollevato come un ufo verso il cielo. Una rovesciata come quella, una tagliola in aria nel gioco a forbice delle gambe non l’ avevo vista mai. Le altre al confronto sono pallide imitazioni. Tutti rasoterra e un po’ sbilenchi. Solo lui Cristiano come un Cristo in levitazione. Tanto più che quel gesto Ronaldo se l’ è costruito correndo incontro al pallone che stava per spiovere lontano da lui. Che si sia trattato di una pepita calcistica è dimostrato dal silenzio dello stadio, prima ammutolito poi scoppiato in un’irrefrenabile standing ovation per un avversario che fino a quel momento era stato solo fischiato. Un gol che equivale ad un momento di magia e ad una poesia. Qualcosa per un Garcia Lorca da “alle cinque delle sera”. Un prodigio da far dimenticare anche il primo gol, che era stata già una prodezza di intuito e velocità. Un gol che ha il sapore dell’ ineluttabilità come confermano le braccia sconsolate ed allargate, lo sguardo incredulo di Barzagli. Mentre Ronaldo ringraziava il pubblico con la mano sul cuore. Ce ne fossero nel calcio di momenti come quello. La Juventus ha perso. Perché non sempre Davide può vincere su Golia. Specie quando un gigante riesce su un prato verde a scalare il cielo.

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BEATI I POPOLI CHE NON HANNO BISOGNO DI EROI

 Fabrizio Frizzi

 

“Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” (Brecht). Evidentemente questa Italia disastrata ne ha un estremo bisogno. Al punto da inventarseli. Faccio una premessa per non essere frainteso. Anche io ammiravo Frizzi, la sua bonomia, la sua allegria, la sua signorilità, la sua professionalità in una tv ormai piena di nani e ballerine, di linguaggi grevi e urla da bettola. Ma ho l’impressione che si perda il senso della misura e che soprattutto lo perda la sua tv, quella stessa che privilegiando la volgarità non sempre gli era stata amica e che oggi lo piange e rimpiange, anche con lacrime e dichiarazioni di coccodrillo. È morto un uomo perbene. Ma è morto, sia pure tragicamente e crudelmente, di morte naturale. Non è morto un eroe di cui riempire i telegiornali mattina e sera e addirittura mandare in onda in diretta la cronaca dei funerali. In una distorsione che traspare anche dalle parole di molte persone anonime accecate dall’affetto e forse dall’intervista televisiva: “Era uno di noi”. Ma quando? Ma dove? Come se fossimo tutti personaggi nati e vissuti attraverso il piccolo schermo. È morto un uomo di spettacolo. Un personaggio dai tanti meriti, di cui ora si scoprono anche le doti di generosità, pudicamente tenute segrete. Ma pur sempre un uomo di spettacolo. Non è morto Falcone, non è morto Borsellino, non è morto l’agente francese che si è sacrificato spontaneamente nel corso dell'ultimo attentato in Francia da parte degli assassini dell’Isis. Da domani che Fabrizio riposi in pace, lontano anche da questo frastuono eccessivo, sul quale avrebbe fatto ancora una risata. Ma questa volta amara.

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8 MARZO 2018 FESTA DELLE DONNE

blog festa della donna 2018 mimosa 

 

Non credo di amare più
le donne o una donna.
Amo la femminilità
frastagliata in tante donne.
Una mano che ravvia i capelli
una chioma sgualcita dal vento
boccoli che ricadono a cascata
una treccia che avvolge la fronte
un sorriso sui denti d’avorio
due labbra socchiuse come un cuore
la carnalità nascosta e svelata
una camicetta aperta sul seno
due boccioli di fiore in trasparenza
una gonna leggera sollevata dal vento
gambe lunghe sguainate nel cammino.
Un buffetto amichevole sul braccio
una piroetta per mostrare il vestito
due occhi maliziosi senza fondo
un corpo levigato da svenire.
Sono Eva, Ava e Giovanna d’Arco,
la Malinche, un’odalisca, una geisha,
sono una modella, una contadina,
la vicina di casa, un’apparizione in strada
santa Caterina e suor Teresa
Brigitte Bardot, Audrey, Grace e Sofia
sono i mille volti della femminilità
i mille corpi della seduzione antica
fin da quando l’uomo delle caverne
con la clava faceva gli occhi dolci.
Sono le donne madri, mogli, sorelle
sono le donne dolcemente figlie
sono l’altra faccia della luna
sono il sesso debole e d’acciaio
la parte dell’androgino perduto
all’eterna ricerca della metà smarrita.
Sono miele, sono fiele, sono donne.

RISULTATI ELETTORALI:

 blog elezioni politiche 4 marzo 2018 banner

 

LUIGI DI MAIO: PIÙ CHE GRILLINO GASTONE PAPERONE
SILVIO BERLUSCONI: IL CAVALIERE SMASCHERATO
GIORGIA MELONI: ORO NERO
MATTEO SALVINI: IL SALVAPOPOLO
ANTONIO TAJANI: CHI ERA COSTUI?
MATTEO RENZI: L’AUTOROTTAMATORE
PIETRO GRASSO: AMMAZZA COME È DIMAGRITO GRASSO
MASSIMO D’ALEMA: Il LEADER MASSIMO AL MINIMO
BEPPE GRILLO: IL GRILLO SPARLANTE
PAOLO GENTILONI: GENTILMENTE A LATO
LAURA BOLDRINI: MIGRANTE SENZA CAMERA
SERGIO MATTARELLA: MATTARELLA NON BASTA CI VORREBBE UN PAZZO
I NON ELETTI: DA TROMBONI A TROMBATI
L’ITALIA: CERCARE FRA I BARBONI SOTTO I PONTI.

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ESAME DEI RISULTATI A MODO MIO

 blog elezioni 2018

 

Una campagna elettorale sgangherata, un risultato che scardina un equilibrio già precario, un popolo che sentendosi sempre tradito sbanda nell’urna per affidarsi una volta ancora alle promesse dell’ultimo arrivato. Con il rischio di avere un presidente del consiglio, che sbaglia i congiuntivi e il cui curriculum non gli garantirebbe nemmeno un posto da bidello.
D’altronde l’usato insicuro ha fatto di tutto per stendere un tappeto allo stunami lievitato sulle promesse da gatto e la volpe con l’albero degli zecchini d’oro. A cominciare dal gatto Silvio, il cavaliere (smascherato) dalle sette vite. Che si inventa un leader che staziona da anni in Europa e di cui gli italiani hanno a malapena cognizione. Tajani chi era costui? Si sono domandati. Un nome uscito dal bussolotto solo alla fine, senza avere detto nemmeno una parola circa le sue intenzioni. Niente in confronto a quanto sono riusciti a fare a sinistra, fazione superfaziosa a cui spetta l’oscar del masochismo. Non bastava la divisione, i fuoriusciti fanno uscire dal mazzo un magistrato, la cui unica idea è quella improponibile di non fare pagare le tasse dell’università. In una scia infausta e colta da delirio di onnipotenza di giudici passati alla politica e puntualmente trombati: Di Pietro, Ingroia … Al resto ci pensa Pierino-la-peste-Matteo, l’autorottamatore. All’estero gli riconoscono meriti. In Italia è riuscito a rendersi antipatico persino ai beneficiari degli 80 euro. Non si accorse che quando decise di fare il referendum i suoi “compagni” presero la mira. E gliel’hanno fatta pagare. Avrebbe dovuto fare, come promise, il Cincinnato. Invece, bulletto e sceriffo com’è, è rimasto in sella: su un partito toro scatenato come quello meccanico. E la campanella, che gli passò il disgustato Letta, ha suonato per lui. Sparita Forza Italia, disintegrata la sinistra giganteggia adesso il terzo polo. Qualcuno giura sul Vangelo, qualcuno sul “vaffa”. Purché non ci facciano vedere … le stelle.

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MA QUALI SONO VERAMENTE LE DONNE “MILLENIALS”?

   blog la mia fica dice no al fascismo        blog insegnante Torino

 

Eravamo convinti e lo siamo ancora, nonostante tutto, che se le donne andassero al potere la società dovrebbe migliorare. Ultimamente però un dubbio si insinua. Ma quali sono o come sono diventate le donne “millenials”? Perché compaiono al proscenio sempre più frequentemente strani ibridi che con la femminilità sembrano non avere nulla a che fare. Riponendo il cervello fra le gambe. Come la voce di quella giovane che, mentre picchiavano ferocemente un esponente di Forza Nuova, gridava: “Non è niente, è uno scherzo.” Come quelle soprattutto che inalberano volgari cartelli di una demenza abissale o come perfino un insegnante (!) elementare assatanata che grida ai poliziotti “Merde, vi devono uccidere”. In una spirale che va dalle donne proletarie a quelle con la puzzetta sotto il naso come la disturbata Asia Argento e la puffotta Cecilia Strada. Per non parlare delle donne dei boss, o vere boss in proprio o il bullismo adolescenziale con il rossetto solo per fare qualche citazione. Le donne si lamentano che non ci sono più gli uomini di una volta. Speriamo che di questo andazzo non si finisca con una banale, scontata morale: non ci sono più le donne di una volta. Non ci sarebbe più l’intera umanità.

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STRADA (CECILIA) FACENDO VEDRAI...

blog spiaggia fascista comunista 

 

Ahi liberateci da queste viziate figlie di papà, con malcelata puzza sotto il naso. Farebbero meglio a tacere. Non abbiamo fatto in tempo a dimenticare la lamentosa puffetta Asia Argento ed ecco di nuovo farsi avanti la puffotta Cecilia Strada. Non contenta della prima esternazione sul sesso da non fare con i fascisti per non farli riprodurre e per non “donargli” gioie, torna, da recidiva, sull’ argomento. Perseverare diceva qualcuno è diabolico. Non per lei. La ex presidente di Emergency ha difatti aggiunto che rifarebbe la “battuta” (forse nel senso di battere ed abbattere) precisando : "Non siete abituati a sentirmi parlare così, ma davanti alla verità nuda non sono riuscita a trattenermi. Il razzismo si esplicita in ragione delle qualità ascritte dell'individuo, quelle con cui nasci, e non delle acquisite. Essere fascisti è evidentemente qualcosa che si sceglie di fare, per cui non è razzismo criticare l'ideologia fascista.” Primo: parla come mangi. Secondo: non si può giocare sulle parole. La sua non era critica, ma nel migliore dei casi una sorta di maledizione, il che è grave per chi sostiene di avere la missione di salvare vite non di sterminarle. E la sua rimane un’ esortazione alla pulizia etnico- ideologica. Spiace inoltre che nella polemica contro il solito Sgarbi sia entrata un’ interprete sempre signorile come Fiorella Mannoia. E peccato che il grifagno Ignazio la Russa scenda sul piano, lui sì, delle battute. Su Twitter ha scritto: "Fatelo anche con le comuniste! Anche solo per dar loro una gioia che non hanno mai avuto... “. Perché non è il caso di scherzare. Non si fa che gridare al lupo al lupo in nome di un fascismo che si vorrebbe riaffiorante. Le frasi della puffotta ne sono il preludio? Strada facendo vedrai …

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MI SPAVENTA NON LA CRESTA MA IL “CANDORE” DEI GRILLINI

blog Grillini        blog biancaneve e i 7 nani

 

Quello che mi sconcerta non è tanto il fatto che diversi dei “grillini diversi” abbiano fatto la cresta. Si sa tutto il mondo è paese. In politica poi è strapaese. Con tanto di sotterfugi per fare cassa, alla faccia della sbandierata onestà. Quello che mi spaventa è il loro presunto o reale candore. Di Maio dice infatti che si era fidato, Casaleggio lo stesso. La Raggi non ne parliamo, si era fidata anche lei, salvo che i suoi “alter ego” sono finiti in galera. L’Appendino, che tutto sommato non pare la peggiore, si era fidata che non succedessero incidenti per la partita di Torino. Anche quelli che cercano di giustificare il loro operato sembrano che si fossero fidati. Come la lei che incolpa il fidanzato. O il lui che non aveva previsto che lasciando il lavoro ed avendo famiglia a carico si sarebbe trovato, con sole 3000 euro, così dice, in ristrettezze economiche. E’ la saga in politichese dei dilettanti allo sbaraglio. Del trionfo nel migliore dei casi, a non essere malfidati (!), dell’inesperienza. Questo è già un Paese dove la politica non prevede niente di niente. Ve lo immaginate lasciare alla guida chi non è in grado, almeno così si giustifica, di prevedere il prevedibile, lo scontato e perfino l’evidenza? Grillo tira le conclusioni che loro restano “diversi”. Sì, decisamente. Ma forse troppo. Biancaneve lasciamola alle favole. Quanto ai nani ne abbiamo già abbastanza.

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LA SIGNORINA STRADA NON HA IL CORAGGIO DELLE PROPRIE AZIONI

 blog malpensanti

 

Le parole sono pietre, anzi in qualche caso lanciafiamme. Non per i comunisti che possono dire quello che vogliono. Innocenti nei secoli, a dispetto della violenze peggiori. Anche verbali. La Sabina Guzzanti esaltata dava della “bocca di rosa” a una ministra, il sindachetto Marino voleva mettere i fascisti carogne nelle fogne, Gene degli Gnocchi definiva una scrofa Claretta Petacci, Cecilia degli Strada invitava l’altro ieri a non scopare con i fascisti per non farli riprodurre. Per non parlare di quella svirgolata di Asia Argento. E via così nella serie delle raffinatezze che sono monopolio dell’abissale cultura sinistrorsa. Ora la Cecilia degli Strada fa marcia indietro dicendo che la sua era solo ironia. Che è l’alibi che sono soliti usare per scappare in ritirata dopo avere offeso a man bassa e lanciato slogan che potrebbero accendere l’animo di qualche invasato. Ma loro hanno l’esclusiva della morale, loro sono immacolati e puri, loro sono la razza eletta. Peccato che a fornirgli un alibi sia quel Vittorio degli Sgarbi (nomen homen) che spreca il suo geniale talento nel turpiloquio. Il suo post sulla delfina degli Strada ha aperto un caso politico. Il critico d’arte invitava a scappare e a non scopare di fronte a una simile “bellezza”. Ora il movimento 5 stelle indignato ha chiesto che gli venga tolta la delega alla cultura in Sicilia. Questo è proprio un paese surreale. Ma i grillini che si scandalizzano non erano nati e cresciuti sulla filosofia del vaffa? Mentre nessuno chiede le dimissioni di una arrogante figlia di papà, che butta benzina sul fuoco, non ha il coraggio delle proprie azioni e cerca di pigliare per i fondelli gli italiani dicendo che faceva dell’ironia.

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ORMAI GLI ANTIFASCISTI SONO I VERI SEGUACI DEL NAZISMO

blog Cecilia Strada fascisti        blog la mia fica dice no al fascismo

 

Il corteo di Macerata ha offerto la cartina di tornasole (come se ce ne fosse ancora bisogno) dello spessore culturale e morale (sì soprattutto morale) dei cosiddetti antifascisti ed antirazzisti. Hanno inneggiato alle foibe, hanno ignorato la macelleria di una giovane ragazza. Le damigelle che sfilavano hanno innalzato cartelli volgari e vergognosi. Appellandosi alla “fica”. L’unica cosa forse con cui sono in grado di ragionare. E passi per quelle assatanate, che non avendo nulla da fare, vanno in corteo. Ma che a questo livello così basso si uniformassero Gino Strada e sua figlia lascia stupefatti. Nessuno mette in dubbio i meriti di “Emergency”. Strada dice di essere contro le guerre. E chi non lo è, a parte i dementi? Ma su come la “dinastia” gestisce quella che è diventata una multinazionale ci sarebbe da ridire: un monopolio familiare. Se Gino non va in Tv, in sua vece ci vanno solo la moglie o la figlia. Quella Cecilia che con il padre si offre ai flash davanti ad uno striscione con scritto: “Non scopare con i fascisti. Non fateli riprodurre.” Se si aggiunge il fatto che si inneggia ai morti di destra, se si aggiungono “i topi carogne tornate nelle fogne” siamo di fronte non solo al più radicale fascismo, ma addirittura al nazismo. Si rispolverano concetti da “limpieza de sangre”, da pulizia etnica, da razza ariana. E’ evidente che il fascismo italiano si è riciclato nell’antifascismo. Ed è dall’estrema sinistra che in questo senso (visto che sono capaci di sfilare contro se stessi) viene il pericolo maggiore. Perché la maggioranza degli italiani, quelli che ragionano non solo con il basso ventre e con l’ odio, al fascismo non ci pensano proprio. Vorrebbero solo una classe dirigente all’altezza. Che purtroppo non si vede a destra, tantomeno a sinistra.

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SAVIANO E BOLDRINI SPECULANO SUL GESTO DI UNO SCONSIDERATO

sparatoria Macerata 01 2018

 

Il santone miliardario Roberto Saviano e la zarina altezzosa-snob Laura Boldrini si scagliano contro Matteo Salvini reo, secondo loro, di essere il mandante dello sconsiderato energumeno che ha aperto il fuoco contro persone di colore a Macerata. Non ho particolari simpatie per il leader della Lega, lo trovo abbastanza trucido, ma quando poi lo sento argomentare in fatto di immigrazione non mi pare che dica cose sconvolgenti. Credo inoltre che siano idee condivise dalla maggior parte degli italiani e in particolare dalla maggioranza silenziosa. Saviano parla di rischi per la democrazia e rispolvera (non se ne può più) il fascismo, la Boldrini di sciacallaggio e tanto per cambiare di sdoganamento del fascismo. Ho l’impressione che sia il caso classico del bue che dice cornuto all’asino. E per non rischiare l’accusa di essere “complice” mi rimetto alle cifre:
Rapportato il numero di denunce/arresti alla popolazione residente, nel caso degli stranieri siamo al 4,78% contro l’1,07% degli italiani. Se consideriamo anche gli extracomunitari non residenti la percentuale si può abbassare. Ma non di molto. Resta il fatto, per citare i numeri più alti, che il 55% dei furti «con destrezza» è di origine di soggetti stranieri. Così come il 51,7% dello sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile. Il 45,7% delle estorsioni, il 45% dei furti in abitazione e il 41,3% di ricettazioni. Considerato il numero degli italiani e quello degli stranieri le statistiche offrono un quadro agghiacciante. Né si può rispolverare la litania che anche noi siamo stati un popolo di emigranti. Sono tempi e realtà lontane anni luce. E’ come paragonare un vulcano con un ghiacciaio.
Sono decenni che il megafono della sinistra lancia squilli di tromba tanto stonati quanto pericolosi. Il risultato è quest’ Italia sgangherata e disperata sotto gli occhi di tutti. E pensare che queste due persone sono fra quelle più in vista del nostro paese: cervelli purtroppo non in fuga.

Ahi serva Italiadi dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!

Era il grido di Dante settecento anni fa. Non è cambiato nulla.

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IN MANO A UNA GENIA DI POLITICI IGNORANTI E ANALFABETI

analfabetismo 

 

Di Pietro, Di Maio, Razzi, il ministro dell’istruzione (!) Fedeli … , non parliamo di quelli che rispondevano fischi per fiaschi, in un’ intervista delle “Iene”, a domande elementari come quando è stata scoperta l’America o quando è avvenuta la rivoluzione francese. Abbiamo una classe politica di ignoranti e di analfabeti. Molto spesso i cittadini per accedere ad una professione debbono superare ostacoli difficoltosi, che richiedono una logorante preparazione. Perché non istituire un albo dei parlamentari con tanto di sbarramento che ponga fine a questo scempio? Non ha importanza la laurea, ma che abbiano imparato almeno i rudimenti della lingua, della storia, dell’arte e della geografia ... In sostanza che abbiano un dignitoso background culturale. Senza il quale i privilegi illegittimi di cui godono e le laute prebende di cui dispongono diventano solo uno schiaffo in faccia alla gente comune. Quella che per trovare un posto di lavoro deve sottostare a una trafila in cui gli esami non finiscono mai. Se questo è l’esempio che viene dall’alto l’allontanamento e il disgusto per la politica ne sono il risultato. Oltre all’imbarbarimento della vita pubblica.

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QUANDO IL FASCISMO CAMBIA SOLO DI COLORE

blog fascisti Repubblica 1         blog fascisti Repubblica 2

 

Confesso che fino a quando non l’ho visto non ci credevo. Parlo del titolo di Repubblica, il secondo quotidiano venduto in Italia, che spara in prima pagina: “Fascisti, un italiano su due ha paura”. Non è possibile mi dicevo che di fronte a quattro gatti imbranati che danno vita ad una manifestazione sia pure cretina ma non violenta, dei giornalisti avessero il coraggio di rispolverare il più vieto refrain che l’ opposizione cavalca da un’eternità. “Un italiano su due”. Ma è verosimile una baggianata del genere? Paura. Sì gli italiani hanno tante paure legate al loro vissuto di ogni giorno, ma sono arciconvinto che al fascismo non pensino proprio. Hanno problemi reali nella mente mille miglia lontana dal prendere lucciole per lanterne per pura strumentalizzazione. La destra è vero è in risalita vertiginosa, gli ex comunisti è vero non mangiano bambini, satolli di mangiarsi da soli, le elezioni è vero ono prossime e venture e la loro sì di paura fa novanta. Per cui incapaci di mutamenti in positivo rimangono ancorati ad una mentalità incrostata di slogan superati. Sull’antifascismo ci hanno campato per decenni, poi hanno scoperto l’antiberlusconismo. Ma visto che il cavaliere viene sdoganato persino da Scalfari, fondatore proprio di Repubblica, non avendo altri argomenti fanno il passo del gambero tornando al fascismo. Senza, poverini, rendersi conto che a forza di invocarlo sono riusciti ad assimilarlo così bene da esserne diventati degli autentici campioni. Gli è bastato fargli cambiare colore.

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VIOLENZA SULLE DONNE DA CONDANNARE MA NON SI FACCIA CONFUSIONE

Manara sedotta          Manara Miele

 

Ho l’impressione che in un tempo in cui assistiamo alla banalizzazione del sesso, diventato alla luce del crollo verticale della morale e del sacro un istinto come un altro da soddisfare, in una sorta di piacevole ginnastica, che ha come palestra qualsiasi giaciglio (basta guardare il comportamento delle giovani generazioni e persino delle minorenni) per rendersi conto che, a proposito del tema dilagante della violenza e dello stupro nei confronti delle donne, le idee siano molto confuse. Nessuno nega che su tutti i piani la componente femminile sia stata penalizzata. Basta seguire le cronache infarcite di atti criminali orrendi, che registrano il sacrificio di tante donne innocenti. Ma come sempre quando si parla di minoranze oppresse si finisce nel cadere nell’errore opposto. Anche da parte di chi giustamente si batte per le donne. E’ il caso della combattiva Giulia Bongiorno. Ne ha dato una prova all’ “Arena” di Giletti.
L’ex agente di tante dive, Lele Mora, raccontava un aneddoto: di una stupenda ragazza che gli presenta il book. In una foto è completamente nuda. A quel punto apre la pelliccia per mostrarsi in tutta la sua bellezza, proprio come nella foto. Per la Bongiorno le colpe non sarebbero della giovane, ma della “corruzione ambientale”, in uno strano ragionamento, che implicherebbe una violenza psicologica metabolizzata nel tempo. Senza contare che, come si dice, la prostituzione è il mestiere più antico del mondo. L’uomo è vero, specie quello di potere, finisce per credere che tutto gli è concesso e si comporta spesso di conseguenza con l’altro sesso. Ma è vero anche che la donna è consapevole da sempre del suo potere di seduzione. E che ai nostri tempi usa spesso il corpo come un’arma sguainata. Per cui, ci scusi la Bongiorno, pur ammirando la sua benemerita crociata, pur riconoscendo che la violenza sulle donne è un crimine che dovrebbe prevedere punizioni molto più severe, visto che può rovinare per sempre una vita; per cui pur stigmatizzando un fenomeno dilagante non possiamo fare a meno di rilevare che nel caso raccontato da Lele Mora la vittima di violenza non solo psicologica era l’agente e non certo la signorina grandi firme-forme, ben conscia dei doni offertile da madre natura. E come tale convinta, senza violenza alcuna da parte di chicchessia nei suoi confronti, di doverli fare fruttare. Non dicevano anche le femministe “Il corpo è mio e lo gestisco io?”.

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LA S-VENTURA DI UNA SQUADRA INESISTENTE

Buffon      Andrea Belotti

 

S-Ventura, S-Ventura, S-Ventura. Un harakiri perfetto ci priva anche delle serate estive per i mondiali. D’altronde come si fa ad affrontare una partita decisiva con una formazione sperimentale? Come si fa di fronte ai moai degli svedesi a lasciare fuori per ben due volte l’unico attaccante di classe che sa saltare l’uomo come Insigne? E che sa mettere qualche assist per il gol persino in un labirinto di gambe? Come si fa a lasciare in panchina anche El Shaarawy, che con Insigne era il giocatore più in forma ai fini del gol? Detto questo bisogna prendere atto che il calcio italiano è quello che è. Un’accolita di buoni pedatori, che però non sanno esattamente che fare con la palla. Manca un faro, una mente, manca un gioco. Anche la sbandierata tecnica è relativa, vista la percentuale di passaggi sbagliati o di stop precari. Non rimane che il cuore. Ieri ce l’hanno messo, ma di solito va a corrente alternata. Si parte dalla difesa con avanzamenti lenti e una tiritera di passaggi in laterale, ma il centrocampo è una palude, tanto è vero che si spera nei lanci lunghi a scavalcare di Bonucci, che ci azzecca una volta su tre. Avanti si danna cavallo pazzo Immobile, ma palle decenti non ne arrivano. Anche perché ci si mette di mezzo anche la sfortuna. Che premia gli audaci svedesi. Una squadra spezzata, dimezzata. Si dice che è lo specchio del paese. No, questo no. Mestieranti come i nostri politici? No, questo no. Li accomuna solo la capacità di riempirsi le tasche a buon mercato. Almeno questi sanno piangere.

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ASIA ED HARVEY UN TENERO QUADRETTO DA PEYNET

Asia Argento fotografata con Harvey Weinstein 

 

Ormai è una valanga circa le molestie del maschio. Un inarrestabile fiume in piena in cui si ingigantiscono a dismisura anche gli atti più banali. Credo che le parole più appropriate le abbia dette Monica Bellucci, bellezza anche di intelligenza rara: un conto è la violenza, un conto sono le avances. Mentre sono rimasto allibito dalle dichiarazioni da perfetto “cazzaro” (non è la prima volta) dello sproloquio dello psichiatra Raffaele Morelli. Wueinstein non fa che ridere compiaciuto. Il guru afferma fra le tante sciocchezze “avete visto non ride mai”. Viviamo in un mondo in cui le donne si lamentano che non esistono più gli uomini di una volta. Con questi chiari di lumi, per cui anche una mano su un ginocchio diventa un affronto, chi si azzarderà più a tentare un approccio? La fertilità diminuisce? Diminuirà ancora. Inoltre ho sempre notato che confidenzialmente il sesso femminile è portato a dare schiaffetti e pizzicotti anche all’amico, in una giocosa complicità. Li dovrò considerare un preambolo allo stupro?
Premetto che non ho mai avuto simpatia né mai mi è piaciuta Asia Argento con i suoi atteggiamenti da dark lady trasgressiva. Con i suoi toni aggressivi a “Ballando con le stelle”. La considero una miracolata. Per cui,ripeto, mi suona falso il suo ruolo violato da Santa Maria Goretti. Ora persevera anche nella volgarità visto che dà del nano e carogna a Chiambretti,aggiungendo testualmente che ha il cuore troppo vicino al buco del cu (la censura è mia). In fondo Asia è rea confessa. Quando veniva gioco-forza posseduta lei più o meno ventenne sognava l’Oscar. Il signore degli Oscar con cui intrattenne una lunga relazione era il ciccio- gorilla niente affatto attraente del megaproduttore Harwey Wueinstein. Eccoli fotografati insieme. Lei non è affatto una bambina, come si vuole far credere. Tanto meno sembra una preda dell’orco, sulla cui spalla si appoggia teneramente. Un quadretto da Peynet. Il resto è mer … (Asia non si scandalizzerà)

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PERCHÈ ASIA NON PUÒ ESSERE SANTA MARIA GORETTI

Asia Argento Aria Maria Vittoria Rossa dito fanculo       Asia Argento Aria Maria Vittoria Rossa body naked

 

Non riesco a immaginare Asia Argento nei panni di Santa Maria Goretti, offesa e posseduta dall’orco. Quando è stata “vittima” di violenza era maggiorenne. Figlia di un noto regista e di un’attrice a quell’età doveva essere scafatissima e conoscere tutto del mondo del cinema, rischi Wenstein e “regola del divano” compresi. Lo ha confermato quella lucido-svampita di Marina Ripa di Meana. Fra l’altro Asia ha dato sempre mostra di non essere affatto acquiescente e di avere un certo caratterino. Aggiungici che è stata la moglie di Morgan, che certo non aspira alla beatitudine. Mi pare pertanto che Aria Maria Vittoria Rossa (all’anagrafe) avesse tutti i requisiti per potere sfuggire alle grinfie del megaproduttore galattico. Benché alto due metri. Non era forse una smutandata, ma non era Heidi. Inoltre la loro storia pare sia durata parecchio. Ora dopo oltre 20 anni, mentre tutti scagliano le loro frecce, contro il maial-cinghialone finalmente azzoppato, anche Asia si unisce al coro tardivo ed entra nella mischia a suon di fendenti. Ha fatto bene, ha fatto male? Una cosa è certa: ci ha pensato parecchio, decisamente troppo. Ora per di più fa l’offesa di fronte all’atteggiamento di alcune donne italiane, che non la difendono e tanto meno si sentono rappresentate da lei. Nemmeno quelle che la violenza l’hanno subita davvero. Al punto che minaccia (?) di andare all’estero. E in tutto questo bailamme chi le viene in soccorso? Nientemeno che la Presidente(essa) della camera Laura Boldrini, che dei problemi seri del paese non si sogna minimamente di occuparsi al di là della questione migranti a modo suo. Per il resto preferisce il cazzeggio e Novella 2000. Ora Asia mostra il ditino ai fotografi, che non sono proprio dei gentleman. Rischiando ancora una volta. Perché ne immaginiamo le risposte. Forse Asia se le va a cercare.

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MA CI SONO O CI FANNO?

Laura Boldrini e Papa Francesco       Laura Boldrini in visita alla Grande Moschea       Virginia Raggi sindaco di Roma

 

Ma queste ci sono o ci fanno? In una gara forsennata alla ricerca dell’idiozia pura, del concetto demenziale, delle affermazioni più arroganti, più ignoranti e più becere. Fra la Boldrini e la Raggi è una bella lotta, ma la Presidenta della camera appena si sente insidiata nel primato è subito pronta a spararle sempre più grosse. Ultimamente ha inanellato una sequenza da Parkinson galoppante spacciandola per fondamentali della nostra vita presente e futura. Secondo i diktat della sciantosa di Sel. E via con la tiritera che i migranti sono un esempio al quale dovremo adeguarci, poi la battuta che il maschio nel concepimento non c’entra niente, a seguire la visita da coatta con tanto di piedi nudi in bella mostra nelle ciabatte da papa Francesco, mentre quando incontra una semplice donna islamica si mette puntualmente il velo. Infine la dichiarazione che le opere del fascismo andrebbero distrutte, perché suonano offesa ai nostri liberatori. Ditemi voi c’è o ci fa? O meglio c’è e ci fa? O è un caso da neuro? A questo punto è evidente che la Raggi per quanto si sforzi si allontani in classifica con i suoi auto-voti ai suoi auto-grandi meriti. Che non sia all’altezza e che non lo sia mai stata, prosopopea a parte, è dimostrato dalle condizioni catastrofiche di Roma. Non c’è un angolo di capitale che non sia la dimostrazione palese della sua inefficienza, della sua assenza. Però il tricolore al collo, di cui si compiace, le dona e lei continua a cinguettare sorda a ogni richiamo. A volte nemmeno quelli dei suoi ventriloqui. Laura e Virginia, due nomi per poeti e per un’Italia da bordello. E pensare che speravamo sinceramente nell’altra metà del cielo nelle stanze dei bottoni.

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NON È PECCATO PER L’ISLAM UCCIDERE UN NON CREDENTE

calcio Australia vs Arabia Saudita Imam

 

All’ignoranza dell’Islam fondamentalista fa da contraltare l’ignoranza di chi gode nel porgere sempre l’altra guancia. Ai quali non bastano le prove continue che “i fratelli musulmani” offrono con dovizia e orrore quotidiani. Ultimo (la notizia è data per vera) l’ imam islamico, che ha candidamente ammesso che la scelta della squadra saudita di non prendere parte ad un minuto di silenzio per le vittime del terrorismo di Londra è normale, perché “non è un peccato per un musulmano uccidere un non credente“. Sheikh Mohammad Tawhidi ha detto che è una ‘bugia’ dire che la cultura musulmana non ricorda i morti con un momento di silenzio, come asserito da alcuni commentatori per scusare i sauditi, e invece ammette senza problemi che la squadra di calcio non ha condiviso il lutto perché sta con i jihadisti. Il che, almeno, è una forma di non ipocrisia. “Non hanno rispettato il momento di silenzio, perché, secondo la Sharia – che governa l’Arabia Saudita – non è sbagliato o peccato per un musulmano uccidere un non-musulmano”.“Ai loro occhi, i terroristi sono martiri che ora sono in paradiso. Se avessero rispettato il minuto di silenzio sarebbero stati contro i loro fratelli che hanno combattuto per il jihad e combattuto gli infedeli”. Sheikh Tawidi ha infine precisato che il team sarebbe stato ‘ridicolizzato’ (o peggio) una volta tornato a casa se avesse commemorato le vittime dell’attentato.
Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione che con l’Islam è impossibile dialogare. Per dialogare bisogna essere in due. Ed è da idioti pensare di esportare la democrazia. Dobbiamo solo stare attenti a non dover prima o poi soggiacere alla loro teocrazia. Con tutto quello che comporta.

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LO SFREGIO PER I MORTI INNOCENTI DEI GIOCATORI DELL’ARABIA SAUDITA

calcio Australia vs Arabia Saudita

 

I giocatori dell’Arabia Saudita, schierati in campo contro l’Australia della quale erano ospiti, non hanno preso parte in campo al minuto di silenzio per le vittime degli attentati a Londra. Mentre gli australiani, che piangevano due vittime, si stringevano in un abbraccio, si sono sparpagliati per il campo come se niente fosse. Con molto ritardo sono state presentate scuse farisaiche, peggiori dell’affronto nello stadio: “Il minuto di silenzio non appartiene alla nostra cultura”. Una menzogna perché ci sono stati dei precedenti. Con l’aggravante di un’ulteriore offesa. Come dire: “della vostra cultura ce ne freghiamo”. Forse non è uno scontro di civiltà. Certo è uno scontro di culture. Che sono alla base di ogni civiltà. Si trattava di rendere omaggio a morti innocenti. Come si è soliti fare in tutte le parti del mondo. Soprattutto quando i protagonisti sono degli sportivi (?). Senza contare come i musulmani rendono gli onori ai loro morti e ai cosiddetti martiri. Senza contare che l’Arabia Saudita, sia pure nell’ambiguità totale, non è nemmeno considerata fra i paesi più estremisti dell’area del golfo. Ma la storia insegna che i mediorientali sono maestri di doppiogiochismo e dissimulazione. Purtroppo anche questo non basterà ai buonisti occidentali. Che per paura di essere considerati razzisti o poco progressisti vorrebbero guidarci giulivi verso l’”harakiri”. Per la cronaca la partita è stata vinta dall’Australia. Forse nemmeno Allah ha gradito.

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L’ADDIO DI FRANCESCO TOTTI UN RITO QUASI PAGANO

Francesco Totti 10 addio Roma 1        Francesco Totti 10 addio Roma 2

 

Più che l’uscita di scena è stata la celebrazione di un rito. Quasi pagano. Mai visto nulla di simile per un campione, per quanto grande, che abbandona l’attività. Più che un addio al calciatore Francesco Totti, in arte re di Roma, è stata la beatificazione dell’atleta e dell’uomo. Lui ha incarnato il “verbo” di una squadra amata più che una fede. Santo subito. Alcuni storcono il naso e dicono: non ha vinto molto. E’ vero, ma è anche vero che avrebbe potuto vincere molto di più. Se solo lo avesse voluto, se solo avesse dato ascolto alle sirene che lo chiamavano altrove. Lo stadio era stracolmo, alla fine era una piscina per le lacrime che scorrevano. Alcuni dicono: ma ha guadagnato un sacco di soldi. E’ vero, ma è anche vero che avrebbe potuto guadagnarne molti di più. E non è stato sempre, aggiungono, un esempio di cavalleria sul campo. E’ vero, ma porta sulle gambe i segni di chi cercava di fermarlo a tutti i costi. E allora che cosa fa di lui il “capitano, mio capitano”, come in un velo di poesia (vedi “L’attimo fuggente”), oltre al suo fare sornione, al suo sano prendersi in giro? E alla sua capacità rabdomantica di intuire, prima ancora che il pallone gli arrivi, dove indirizzarlo in un nanosecondo per fare più danni possibili all’avversario? In un’arte che tutti gli hanno sempre riconosciuto. Anche al di là dei confini. Ma il rito che lo ha visto grande sacerdote con gli occhi lucidi ha avuto poco a che fare con le regole del calcio. In lui il popolo dello stadio ha gratificato sì il dispensatore di gioie sportive, di momenti di gloria, ma soprattutto un esempio rarissimo, prezioso, dati i tempi, di fedeltà. Altro che un carabiniere. Fedeltà ad una sola bandiera, fedeltà ad una sola squadra, fedeltà alla sua tifoseria. In una sorta di santa dedizione o devozione. Ed in questo nessuno ha vinto più di lui. Ora dice di avere paura. E’ da capire, non avrà più il ciuccio nella bocca.

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L’ACCANIMENTO DI SPALLETTI CONTRO TOTTI

Spalletti Totti

 

Non mi piace Spalletti. Trovo indecente e vigliacco mandare in campo Totti per tre partite di seguito negli ultimi minuti. Suona come una beffa. Se è una vendetta non gli fa onore. Se non lo è significa avere la sensibilità (anche calcistica) di un elefante. Se poi segue le direttive della società il fatto si commenta da solo. Aveva ragione Ilary.

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IL MINISTRO RICORDA GLI OLANDESI CHE HANNO DISTRUTTO LA BARCACCIA?

barcaccia Roma olandesi          barcaccia Roma olandesi titolo giornale

 

Non si dimetterà il ministro delle Finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, eurosocialista e sostenitore delle misure di austerità gradite alla Germania. Contestato da alcuni eurodeputati mediterranei per le sue critiche ai Paesi membri del Sud con difficoltà di bilancio, si è giustificato: «Non ho intenzione di dimettermi. Sono spiacente che qualcuno si sia offeso per la mia osservazione. Era severa, viene da una cultura olandese severa e calvinista» ed è stata detta «in modo diretto, all’olandese». Dijsselbloem in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine televisiva ha spiegato che «la frase sull’alcol e le donne si riferiva a me stesso. Ho detto che non posso aspettarmi che, se spendo il mio denaro nel modo sbagliato, posso poi chiedere un sostegno finanziario». Il fatto di dover rispettare gli impegni per poter ottenere aiuto, ha aggiunto «non si applica al Sud ma a tutti i paesi» e l’accostamento con i soli paesi del Sud della sua frase è stato «molto infelice».
La frase per la quale Dijsselbloem era stato criticato era apparsa sul quotidiano tedesco Faz: «Durante la crisi dell’euro i Paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i Paesi più colpiti — aveva detto Dijsselbloem —. Come socialdemocratico do molta importanza alla solidarietà, ma hai anche degli obblighi, non puoi spendere tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedere aiuto».

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Grottesco che la lezione ci venga da un olandese. Ricorda il ministro quello che sono stati capaci di fare i suoi concittadini venuti a Roma per una partita, quando ubriachi fradici hanno messo a ferro e fuoco il centro di Roma? E lordato e danneggiato un capolavoro del Bernini come la Barcaccia di Piazza di Spagna? Non siamo teneri con i nostri connazionali, che hanno anche molte colpe da farsi perdonare dall’Europa. Ma che gli eredi dei nazisti mettano il cappio al collo della Grecia, che ha dato al mondo la filosofia e la democrazia, o dell’Italia che è il tesoro più celebrato dell’arte e del bello questo sì ci sembra un crimine molto più grave di qualche sgarro in economia. Perché se questi sono i paladini e i leader dell’Europa ho il terrore che possa avere ragione Salvini. Quanto allo spendere i soldi a donne forse il ministro ha qualche problemino.

Ruggero Marino firma

DEMAGISTRIZZATE NAPOLI CON IL SUO SINDACO FARAONE

De Magistris Napoli            corteo

 

Il clan De Magistris non demorde. Dal sindaco in bandana arancione, al fratello e ora anche alla alla Dolce metà, presente al corteo a Napoli contro Salvini. Colta in una foto surreale, accanto ad una biondina assessore ai giovani e persino con delega alla sicurezza e alla Polizia municipale (!). La signora Maria Teresa Dolce (!) è ironia della sorte titolare di una cattedra di diritto (!). Tranne quello di poter esprimere il proprio pensiero. Le giustificazioni sono di un aberrante populismo: “Io non sto con i razzisti che odiano Napoli e il sud”, “Io sto con i centri sociali”, lui. “E’ giusto che nel nostro Paese si possa ridere del diritto alla vita altrui, solo perché di colore della pelle diverso?”, lei. Tutti e due naturalmente a posteriori contro la violenza. A danni provocati e fatti. Al punto che o’ sindachiello aggiunge: “Qualcuno forse voleva gli scontri”. Bravo Luigino chi è quel qualcuno? Può l’ex magistrato essere così ingenuo da non avere preventivato la guerriglia dopo aver cercato di impedire il comizio di Salvini, proprio come volevano i “suoi” centri a-sociali? “Io ho la coscienza pulita” persevera il caudillo a doppio fondo. Finché avremo questa magistratura e questi pseudo-politici, colti da orgasmi multipli quando si guardano allo specchio, non c’è speranza né per la giustizia né per l’amministrazione. Come probabilmente non ci può essere in Salvini, che ha però tutto il sacrosanto diritto di parlare. E che al cospetto del sindaco e congiunti, in pieno e delirante culto della personalità, sembra una mammoletta.

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A NAPOLI L’IDIOZIA DEI CENTRI ASOCIALI IMPAZZA CON LA BENEDIZIONE DEL SINDACO-CAUDILLO

De Magistris Napoli       Napoli Salvini De Magistris

 

Ancora una volta i centri a-sociali mettono a ferro e fuoco una città, istigati da un esaltato magistrato caudillo, De Magistris. Questa volta è capitato a Napoli. Favorevoli dunque a Salvini? No, favorevoli al suo diritto di parola. Mentre ancora gli idioti metropolitani si ammantano di un logoro antifascismo, che non ha più senso. Visto che il pericolo viene dai neo-sfascisti come loro.
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PUAH!

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SDOGANATA LA PAROLACCIA? NO, SDOGANATA LA VOLGARITÀ

parolacce linguaggio politica            parolacce

 

Parallelamente allo sbando, che ormai da tempo attraversa il Paese, in un declino senza via d’uscita, anche la lingua parlata, il linguaggio di tutti i giorni sta subendo un’involuzione irreversibile. Si discetta con sussiego di sdoganamento della parolaccia, ma il punto non è questo, non stiamo sdoganando le brutte parole, stiamo spalancando la bocca ad un profluvio di volgarità, stiamo limitando il vocabolario, in un corto circuito del cervello, all’uso ripetitivo di sconcezze buone a tutti gli usi ed in tutti i momenti. Ed in tutti gli strati della società. Lo fanno i politici, lo fanno i cantanti, lo fanno gli attori, lo fanno gli intellettuali, la tv, le radio … lo fanno persino i bambini. Un segnale di libertà, un segnale di emancipazione? No, solo un segnale di regressione, di ignoranza, di maleducazione debordante, che offendono anche la musicalità dell’italiano. Ormai a tutti sarà capitato di ascoltare colloqui di giovincelli che ogni tre parole, spesso sgrammaticate, si avvalgono di un vaffa …, di un cazz …, di uno stron … Se poi si aggiungono gli anglismi, le parole coniate ex novo (valga per tutte l’idiozia straripante sui media di “petaloso”), gli scritti delle chat e i balbettii di Twitter è facile pronosticare un de profundis per quella che è stata la lingua di Dante, dei poeti e dei santi. Allora l’italiano si risciacquava in Arno. Ora nell’inquinamento mentale (e non solo) imperante, un’operazione analoga appare impossibile, anche perché i fiumi sono cloache. Poiché l’inquinamento è ovunque, come la spazzatura, che dai cassonetti tracima sulle bocche e nelle menti. Occorrerebbe a questo punto un’operazione in stile “Salvate il soldato Ryan”. Un wwf come per le specie animali in via d’estinzione. Ma gli animali fanno sempre tenerezza. Persino più degli umani. Le parole no, anche se in principio fu il Verbo. Che tra un’oscenità e l’altra si bestemmia pure.

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FRA PATATE BOLLENTI E VOLGARITÀ QUOTIDIANE LA PALMA VA AD ASIA ARGENTO

Asia Argento vs Giorgia Meloni

 

Patata bollente come titolo non è il non plus ultra della cavalleria giornalistica. Quanto un calcolo furbesco, che ha ottenuto certamente di più dell’effetto sperato. Perché è indubbio che il can can cercato e che ne è seguito deve avere in parte sorpreso perfino quell’educanda innocente di Feltri. La Raggi come sindaco-a è un’apocalisse? La Raggi in quanto donna non si tocca. Solo che le donne, come era già accaduto tristemente addirittura per i morti, non sono tutte uguali. Dipende dal colore politico. Ricordate quell’esaltata della Guzzanti contro la Carfagna? Di lei si poteva dire di tutto. E tutti a tacere. Anzi a compiacersi. Senza contare che il burattinaio volgare e boccoluto, che intruppa i cinque stellati è il campione delle volgarità tramutate in programma politico. Seguito a ruota dalla coatta ripulita della Taverna, che impalerebbe il direttore di Libero, reo di avere i genitali al posto della testa. In un imbarbarimento del linguaggio politico da strada, che richiederebbe un ente preposto alla pulizia della lingua italiana dalle parolacce usate come un mantra. Specie in politica. Ma in tutto questo frastuono è passato invece praticamente sotto silenzio l’episodio più grave. Quello dell’attacco veramente osceno di un’attricetta, Asia Argento, che come tale non se la sarebbe filata nessuno, se non ci fossero stati mamma e soprattutto papà. E di cui, a parte quello con Verdone, non si ricorda un film particolarmente decente. Che con un tweet e una foto se l’è presa con Giorgia Meloni definita “ricca e lardosa”: "Back fat of the rich and shameless - Make Italy great again - #fascist spotted grazing". "La schiena lardosa della ricca e svergognata - Facciamo l'Italia grande di nuovo - #fascista ritratta al pascolo"). La Meloni ha partorito da poco, la sua colpa quella di essere nello stesso ristorante in cui mangiava senza vergogna la “poveretta” Asia. Ma la Meloni è di destra. Anche di lei come dell’orco Berlusca si può dire di tutto e di più. Senza che nessuno si inalberi più di tanto. Mentre i fascisti sono sempre gli altri per gli imbattibili campioni dei due pesi e due misure. Anche se l’intolleranza è il primo sintomo di un dna fascista. Mascherato a parole da democrazia. Il guaio è che molti italiani si appecoronano.

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VEDO IL FESTIVAL DI SANREMO E NON ME NE VERGOGNO

Diletta Leotta Sanremo 

 

Vedo Sanremo e non me ne vergogno. Lo considero una spaccato del paese alla stregua di un trattato sociologico. Fedele nei secoli a se stesso, ma ogni anno con alcune varianti indizio degli umori cangianti della società. Per la verità ora lo vedo a sprazzi, perché data la lunghezza non resisto ad un’attenzione continua. Ma se la manifestazione canora non mi scandalizza, mi lascia esterrefatto il contorno. Il profluvio di commenti e di notizie. E la venerazione per Maria-Madonna, brava come Conti. Anche se manca al tandem il volo, il guizzo estemporaneo (sorvoliamo sulla trovata dei denti posticci). Mai, in una forma di soggezione psicologica, nessuno che la critichi, anche quando veste triste come una damina di San Vincenzo (ahi quel completino nero!) o si presenta con il volto rinfrescato, ma singolarmente cinesizzato. Mi scandalizzano le paginate sprecate per uno spacco di una bella donna (vedi Leotta) a coscia levata. Con appendice di un’altra coscia televisiva (vedi Balivo) che la critica. Ma soprattutto il cicaleccio continuo, da pollaio a orario continuato, che ci perseguita su tutti i canali dalla mattina alla sera. Il Festival dura 5 giorni, è già un’eternità, ma il paese e soprattutto i media non possono concentrare per una settimana intera tutta la loro attenzione su una passerella musicale e sui suoi protagonisti. Canta che ti passa? Bruxelles se ne frega. Sanremo è Sanremo? E sti caz…”. Per fortuna con le scimmie è tornata per un attimo l’allegria. Incoscienza?
E come nota lieta “gli eroi del quotidiano”. Una trovata paraculesca, un po’ zuccherosa, che ci ricorda però che al di là della santa Maria e delle canzonette, l’Italia che non si arrende, per fortuna, è anche questa.

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I CAPRICCI DEL PRINCIPE: 80 BIGLIETTI PAGATI IN AEREO PER I FALCHI

falchi aereo 1        falchi aereo 2

 

Sembra l’immagine di un film surrealista, ma è la realtà: un membro della famiglia reale dell’Arabia Saudita ha noleggiato un intero aereo riservando un posto a ognuno dei suoi falchi su un volo della compagnia Qatar Airways. L’immagine, diffusa su Reddit, è diventata subito virale e ha fatto il giro del mondo in pochissime ore. In effetti sembra davvero incredibile che sia stato pagato un biglietto aereo per ognuno di questi volatili, esattamente come se fossero persone, permettendo loro di viaggiare in tutta sicurezza e grande comodità. La foto è stata scattata e inviata dal comandante di bordo ad un suo amico che l’ha pubblicata sui social scrivendo: Un mio amico pilota mi ha mandato questa foto. Un principe saudita ha comprato biglietti aerei per i suoi 80 falchi. Di solito tuttavia sono ammessi non più di sei volatili alla volta, ma evidentemente stavolta, trattandosi del principe, è stato fatto uno strappo alla regola. Nei paesi arabi i falchi, insieme ai cani, sono gli unici animali ad essere ammessi a bordo degli aerei e addirittura sono dotati di un particolare passaporto specifico per gli uccelli rapaci, che è stato introdotto nel 2002 per contrastare il traffico illegale di tali volatili, il cui costo è esorbitante, infatti possono arrivare a costare più di un milione di euro. Durante il volo i falchi hanno gli occhi coperti da particolari protezioni per evitare che si agitino e che si spaventino.

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Alla faccia dell’integrazione. Come si fa ad aprire un dialogoconcreto con costumi così lontani dai nostri dove non ci si rende conto MINIMAMENTE di come pagare il biglietto aereo per 80 falchi rappresenti uno schiaffo alla miseria dei propri sudditi?.

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L’ITALIA, UN EX BELPAESE ALLA CANNA DEL GAS

mutande bandiera italiana 

 

Questo è un paese in agonia, alla canna del gas. A meno di miracoli. Non abbiamo una classe politica minimamente degna di questo nome da decenni. Tutti pensano al protrarsi del loro esclusivo potere, delle loro congreghe, dei loro partiti. Mai alle necessità comuni. Il solco con i problemi quotidiani del popolo è abissale. Vivono in un altro mondo. Ovattato dai privilegi. Non conoscono problemi di fine mese, non conoscono problemi di lavoro, non conoscono problemi di traffico, non conoscono problemi dei mezzi … non conoscono niente, sono all’oscuro di tutto. Come insaziabili animaletti ciechi. Che guardano il dito, ma ignorano la luna. La crisi morde, ma loro non l’avvertono. Fino a quando? E’ possibile rivedere la luce dopo il lungo tunnel? Non mi pare che ne esistano i presupposti in un paese ingessato.
Il Pil è il più basso in Europa. Si spera che cresca. Ma come? In Italia non si fanno figli. La spesa per loro si è quanto meno dimezzata. I figli grandi non producono, rimangono in casa con mamma e papà fino a 40 anni. Non possono comprare, i genitori abituati a risparmiare hanno già tutto e non comprano. Gli unici nuovi a fare figli sono gli immigrati, sono anche i nuovi consumatori. Ma si accontentano di poco o niente, anche perché di più non possono. Peraltro il denaro che riescono a risparmiare lo inviano alle famiglie nei paesi d’origine. La grande distribuzione ingoia la piccola, che è costretta a chiudere, le piccole aziende che non sono in grado di trovare sbocco all’estero falliscono. Le banche, a volte criminali, operano a livello di banditismo legalizzato. Tecnologia e robotizzazione fanno il resto. La disoccupazione non può che aumentare. Chi può fugge, come molti pensionati che vanno a vivere in altri paesi per non pagare tasse e esose. In compenso aumenta l’ aspettativa di vita, che non significa migliore salute, ma spesso accanimento terapeutico e vecchiaia con le stampelle, con il costo della sanità diventato una voragine. Per cui occorre tagliarla sempre di più anche nella speranza che gli italiani si decidano a morire prima. Come questa situazione e questo cancro terminale si possano tradurre in un domani migliore i politici nemmeno se lo domandano. Le loro parole, le loro promesse, senza colore politico, sono sempre le stesse. Il refrain di un disco rotto, di cui non avvertono il molesto frusciare. A tutto questo si è aggiunta la natura, con i terremoti, con le sciagure ricorrenti in un Paese dissestato. L’Italia balla sull’orlo dell’abisso. Non resta che il miracolo. Ma i miracoli si avverano nelle fiabe. Mentre gli italiani vivono una tristissima realtà. Purtroppo spesso anche per colpa loro. Basta guardare in che luridume riducono i loro centri più belli e le loro coste più belle. Amen.

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JE NE SUIS PLUS CHARLIE

Rigopiano Charlie Hebdo 1       Rigopiano Charlie Hebdo 2       Rigopiano Charlie Hebdo risposta satira italiana

 

All’indomani della strage di Charlie Hebdo avevamo detto tutti: “Je suis Charlie”. Un modo di partecipare all’assurdità di una tragedia che ci aveva colpiti e in seguito alla quale sentivamo il bisogno di mostrare la nostra solidarietà. Come noi un’infinità di persone. Tutto era nei tre colori della Francia. E’ dura, duole, ma bisogna pentirsene a fronte delle nuove imprese di quel foglio che pretende di essere satirico? Prima la vignetta sulle vittime del terremoto, che era già un affronto alle morti, alla sofferenza, alla disperazione. Ora addirittura quella sulla valanga che ha travolto l’hotel di Rigopiano in Abruzzo. Con uno scheletro che scende sugli sci con due racchette-falce e il fumetto che allude alla neve che non basta per tutti. Satira? Un gusto macabro, un compiacimento necroforo. Degno di un horror. L’avrebbero mai concepita e apprezzata quell’immagine offensiva e crudele, lontana da qualsiasi forma di umanità e tanto meno di sensibilità, se sotto quella mortifera tomba bianca ci fosse stato un loro figlio? Si può ridere, si può concepire di fare satira su vite stroncate in quel modo? Vite persino di bambini innocenti. In una sorta di vampirismo vignettistico, che grida vendetta. Noi partecipiamo al loro strazio, loro si divertono al nostro. Togliendoci per il futuro la voglia e lo slancio empatico di poter dire “Je suis Charlie!”. Se dovesse essere questo il risultato del fare satira meglio porre un freno alla libertà di satira. Che non può essere mai quella del beffarsi, sfiorando il gioire, delle disgrazie altrui.
All’estrema destra la risposta di un vignettista italiano.

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LE TROPPE MASCHERE DELLA VOLGARE COMMEDIA NELLA POLITICA ITALIANA

Arlecchino Pulcinella Colombina

 

Continua il grande spettacolo delle maschere italiane, che popolano la gran commedia della non-arte della politica italiana. Capitan Fracassa Poletti maramaldeggia contro i giovani che vanno all’estero: “Meglio toglierseli dai piedi”. Colombina Moretti, la graziosina che viene bene in tv, si dà malata circa gli impegni costituzionali, ma è in vacanza in India, il nano Brunetta si incavola con la conduttrice televisiva e le intima di chiamarlo presidente, professore o quanto meno onorevole come terza scelta, conscio che oggi non sia un gran titolo da sbandierare. Ricordando il Sordi del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un caz …”. La sciantosa Maria Elena Boschi, altra versione della Colombina, quella che si sarebbe ritirata qualora avesse vinto il no, ha sgranato gli occhi cerulei ed è ancora in sella sulla poltroncina. Come la terza Colombina, la botticelliana Madia, trombata e riciclata. Come infine la Ragonda servetta bugiardina, il neo ministro dell’istruzione, che minacciava anche lei di scomparire dopo la sconfitta ed invece rivendica una laurea o una licenza che nemmeno ha. A meno che non si intenda come dicastero della ricerca, altro ruolo che le è stato assegnato. Balanzone Bersani dall’Emilia invia a Renzi un velenesossimo: “Stai sereno”. Lo Stenterello Giachetti, in un’assise di partito di “primaria” importanza se la prende con l’avversario, confondendo la faccia con il culo. Nella scia di Capitan Spaventa Grillo che la parola la usa ormai come se fosse un mantra. E via così in una proliferazione di arlecchini servitori di due padroni. E poi non lamentiamoci se passiamo per il paese di Pulcinella.

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I COATTI AL POTERE E IL DISCO ROTTO IMPERANTE DEL CULO

Roberto Giachetti       Roberto Speranza

 

Sempre più in basso. Sempre più verso l’abisso. Lo avete sentito Roberto Giachetti, vicepresidente nientemeno che della camera dei deputati, all’assemblea del pd? Dare della “faccia di culo” a quello che dovrebbe essere il prossimo sfidante di Matteo Renzi? Quella faccina acerba e appena irsuta di Roberto “Davide” (contro Golia) Speranza (in che cosa?). E pensare che il gentleman avrebbe potuto essere il sindaco di Roma, se non ci si fosse messa di mezzo quella nullafacente della bambolina Virginia Raggi, anche lei figlia del grande “vaffa” del sor Grillo. Ma che cosa sta accadendo alla politica italiana, fra un movimento-partito maggioritario fondato sul vaffa e un partito al potere che si prende a vaffa in faccia? Ma che cosa sta accadendo al pd, fra un aspirante sindaco, unto, mai sbarbato e trasandato con il look da lavavetri al semaforo e un aspirante leader, mai sbarbato pur se azzimato e apostrofato come zimbello dai suoi stessi compagni di partito? Ma che cosa sta accadendo al lessico dei parlamentari italiani che all’incapacità e all’ignoranza aggiungono persino il turpiloquio come in un cinepanettone? Purtroppo avvelenato per il cittadino italiano. E’ chiaro che con questi chiari di luna un Matteo Renzi, il Golia di turno, pur con tutti i suoi difetti, appaia un gigante. Mentre sarebbe ora che chi usa un linguaggio da trivio venga messo quanto meno in quarantena. Dovrebbero essere di esempio. Non sono in grado di andare più in là del malcostume da borgata ormai imperante ovunque. Il coattismo al potere. Così in alto così in basso filosofeggiava qualcuno anticamente. Che non si sarebbe mai nemmeno sognato questo sfacelo.

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PIÙ CHE DIGNITOSA L’USCITA DI SCENA DI RENZI DOPO LA PESANTE SCONFITTA

sconfitta referendum 2016 Renzi

 

A me l’uscita di scena di Renzi è piaciuta. Mi è piaciuto anche il quadretto familiare con Agnese fuori quinta e composta a dargli coraggio. Per una volta abbandonate le smargiassate il Matteo sconfitto si è rivelato umano e dignitoso. Forse si atteggia a duro e prepotente senza esserlo fino in fondo. Non e’ stato un referendum, è stato un “deguello”: uno contro tutti. Con i suoi compagni di partito avvelenati e decisi a farlo fuori. E’ vero i comunisti non mangiano i bambini, mangiano i loro leader. Renzi ci ha messo la faccia, ha ammesso la debacle in tutta la sua inattesa dimensione. E si è dimesso, come a suo tempo aveva dichiarato. Sinceramente credo che si sia persa un’occasione, ma l’odio (“non pensavo che mi odiassero tanto”), i difensori della costituzione e gli esperti di matite hanno stravinto. Mi auguro, ma rimangono forti dubbi (al punto che a quanto scritto tempo fa e che ripropongo non cambierei una virgola), che abbiano visto giusto, anche se l’assembramento e perché no l’accozzaglia non mi pare foriera di futuri traguardi. D’altronde basta guardarsi intorno. Se non renzi chi? Dove stanno gli uomini in grado di rimettere in sesto la baracca di una repubblica baldracca? Basta guardare i toni di tutta la campagna referendaria per capire che quasi nessuno pensava all’italietta, ma solo al proprio tornaconto politico. Che ritorna trionfante nei festeggiamenti di chi ha vinto. E il paese? Quello conta solo negli stadi e forse in occasioni dei terremoti. Salvo poi scoprire che anche le ricostruzioni sono preda della corruzione. Con la benedizione di tutto l’arco politico.

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IL VERO REFERENDUM. RENZI SI O RENZI NO?

referendum dic 2016 1     referendum dic 2016 2

 

Vedo che tutti si sbattono per il sì o per il no. Non sempre dandone motivazioni plausibili. Vedo che il no è dato in netto vantaggio. E allora anche io mi butto nella mischia con il rischio di alienarmi più di un’amicizia. Perché in Italia da sempre è purtroppo così: se non sei con me sei contro di me. Il perché e il percome? Superflui. E allora confesso che io sono e sarò per il SI’. E cerco di spiegarmi. Renzi è indubbiamente arrogante, ai limiti della buona educazione. Basta guardare come sfila quando con ospiti illustri passa in rassegna le truppe per capire che ha un ego ipertrofico. Si trascina fra gli scheletri nell’armadio “uno stai sereno” raccapricciante. Promette anche ciò che sa di non poter mantenere. Ma chi non lo ha fatto prima di lui? Parla e straparla. Ma almeno parla bene, i suoi argomenti sono convincenti, utilizza concetti e parole come un giocoliere. Ha avuto il coraggio di mettere alle corde i sindacati, cosa che nessuno si era mai azzardato nemmeno a pensare. Lo dicevano schiavo della Merkel, si muove in Europa come un Gianburrasca insolente. Ha un'energia straripante, ai limiti del dono dell’ubiquità. Un venditore di pentole, un piazzista? Francamente non mi pare. Certo non tutto, ma qualcosa sta portando a casa. Gli 80 euro, i 500 per i giovani sono mancette elettorali? Probabile, ma le idee sono buone e lui almeno le ha avute. La riforma della costituzione non è perfetta? Nulla, specie in politica, è mai perfetto. Perché poi non si potrebbe correggerla una volta sperimentate le novità invece di attendere ancora? Intanto qualcosa cambierebbe e forse si snellisce veramente l’iter delle leggi. Il senato è un senaticchio? A mio avviso è il punto più debole di tutte le novità. Troppi e troppo delicati i compiti per personaggi che in passato non hanno dato grandi prove. Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. La verità più vera di tutta questa interminabile, noiosissima faida sta nell’ingombrante presenza di Renzi. Sicuramente non il meglio possibile, ma allo stato dei fatti il meno peggio. Per cui non stiamo parlando di un referendum sulla costituzione, ma di un referendum su Renzi si o Renzi no. L’unico leader su piazza, come ha detto Berlusconi. In grado inoltre di irritare la sinistra fondamentalista come lui. E quindi come lui da affossare. Anche in assenza del bunga bunga.

Ruggero Marino firma

 

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CHIUSURA PORTA SANTA IN SAN PIETRO 2016

Karol Jozef Wojtyla 

 

Domenica 20 novembre papa Bergoglio, con la fine del giubileo, ha chiuso la Porta Santa in San Pietro, dopo che si sono chiuse tutte le altre aperte nel mondo intero. Pubblichiamo una poesia ricordando, nella stessa occasione, un altro grande pontefice, Giovanni paolo II.

ULTIMA NOTTE

Se ne va nei fuochi
dell’ultima notte
il bagliore umbratile
di un morto Millennio.
Per mano anch’io
di pallida fede
dietro i passi sghembi
di un vecchio ricurvo.
Si inginocchia l’acciaio
vestito d’arcobaleno
del papa straniero
all’uomo ed al tempo
sotto la Porta Santa.
Mille anni davanti
anno del Giubileo.
L’antica tromba
dell’ebraico jabel
risuona nel tunnel
dei secoli in cammino
e le parole affondano
in cerca del perdono.
Sangue di martiri
sangue di eretici
sangue d’innocenti
sangue di streghe
sangue di cavalieri
sangue di una croce
sguainata come spada.
E pellegrini andiamo
gli uni come gli altri
con le preghiere o meno
incontro al tempo nuovo
sogno inseguito
dal tempo di Adamo.
Tutti in qualche modo
pellegrini del mondo.
E mille anni davanti:
chissà se riusciremo
ad essere più umani.

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MALGRADO TUTTO TRUMP, TRUMP, TRUMP, LEON, LEON, LEON!

Donald Trump 

 

Contro tutti e contro tutte le previsioni Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Gli analisti che fino a ieri davano per vincente Hillary Clinton, invece di tacere continuano a fare, senza cospargersi il capo di cenere, le loro previsioni come se nulla fosse. Se si dovesse giudicare alla luce delle cose dette durante la campagna elettorale ci sarebbe sinceramente da preoccuparsi per l’umanità intera. Poi il repentino cambiamento di pelle al momento dell’insediamento, con il quadretto della bella anzi bellissima plurifamiglia e perfino l’onore delle armi concesso a Hillary, che fino a ieri voleva mandare in galera. Certo Trump ha dimestichezza con il denaro, ma è digiuno della diplomazia e dell’esperienza necessarie alle relazioni internazionali. Come tutti ha promesso molto. Il voto è stato tanto sorprendente quanto regolare. E suonano antidemocratiche le manifestazioni contro seguite al verdetto delle urne. Non c’è che da attendere senza pregiudizi. Molte volte il ruolo ha miracolato le persone. Potrà accadere ancora? Ce lo auguriamo. Per questo anche se non ci riconosciamo nei suoi toni smargiassi, maleducati ed aggressivi e in molte delle sue affermazioni non possiamo che dire al novello Brancaleone: Trump, Trump, Trump, leon, leon, leon!

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NON NE POSSO PIU’ DELLE CONTESTAZIONE DEI VIOLENTI

Leopolda 1      Leopolda 2

 

Confesso che non ne posso più, ho letteralmente la nausea per le manifestazioni violente di quattro gatti imbecilli, che si arrogano il diritto di cambiare il mondo a modo loro. E sono dalla parte dei poveri giovani poliziotti, costretti a difendersi da o a manganellare i loro coetanei. Antagonisti, centri sociali, black block … tutte definizioni assurde. Solo “idioti metropolitani”. C’è un referendum, il popolo è chiamato ad esprimersi in totale libertà. Ma c’è chi pretende che la risposta debba essere una sola: no! fregandosene della democrazia. Quanto basta per convincermi a votare sì. E a coniare un aforisma:

BLACK

BLOCK

PUAH!

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LA GRANDE BELLEZZA CHE IL TERREMOTO FA RISCORPIRE

Castelluccio 2     San Benedetto Del Tronto 1     San Benedetto Del Tronto 2     Castelluccio 1

 

Il terremoto ha devastato il centro Italia. Al di là della tragedia, che fra l’altro non accenna a finire, è l’occasione per riscoprire un Dna dell’Italia fatto di splendore. Basta guardare i borghi, come nidi di pietra appollaiati sulla cima delle colline, le chiese, la meraviglia della natura e la ricchezza dell’arte sparpagliata dovunque, dove mai avremmo pensato: la chiesa di San Benedetto, la pala del Tiziano … e le innumerevoli meraviglie sconosciute che affiorano fra le macerie. Perché l’Italia è questa. Uno scrigno, un tesoro di bellezza unico al mondo. Peccato che a non accorgersene siano proprio gli italiani. Barbari nei confronti di quanto il passato ha lasciato in eredità. Non sono da meno i governanti. Il ministero della cultura, dove non si fanno grandi affari, è stato sempre il più negletto. Così non siamo in grado di tramutare questa Disneyland autentica e ineguagliabile, invidiata dal mondo intero, in una fonte di ricchezza, come sarebbe logico. Come è accaduto per il lusso, come accade per la gastronomia e altro ancora. E’ evidente che, nella cecità, nell’ignoranza e nella indifferenza dello Stato, occorre che intervengano, proprio come per i settori che vanno alla grande, i privati. Per fortuna qualcosa comincia a muoversi. Il restauro del Colosseo e le numerose fondazioni, che stanno adottando monumenti ed opere d’arte sono l’esempio di un nuovo mecenatismo, anche se non si può parlare di Rinascimento. Per questo è più che mai necessario che tutto torni come prima. Perché non si perda l’anima di un’Italia che un tempo era diversa e che forse un giorno (haimé lontano) potrebbe risorgere. Perché lo slogan possa diventare l’obbligo, da ogni parte del globo, di una visita, di un pellegrinaggio da effettuare almeno una volta nella vita: vedi l’Italia e poi muori.

Nelle foto San Benedetto e l’incredibile bellezza della piana di Castelluccio di Norcia.

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CHE NOIA IL CALCIO CHE NON… SI VEDE PIÙ IN TV

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Non sono fanatico del calcio, ma mi piace vedere sugli schermi della Rai una bella partita in tv, cosa rara ormai in Italia, e mi accontento perciò delle sintesi, con relativi risultati, classifiche (anche dei cannonieri). E aspetto con pazienza i filmati, le azioni e naturalmente i gol. Ma tutto questo ormai è un optional di trasmissioni dal chiacchericcio continuo. Vada per allenatori e giocatori, che tutto sommato sono i protagonisti, anche se a loro volta sono di una noia mortale. Ma sono i giornalisti e gli ospiti in studio a rendere il calcio televisivo insopportabile. Si discetta come se il pallone fosse una scienza, in un talk show senza fine, nel quale il calcio giocato finisce per essere un intruso. In un cazzeggio, fra analisi e … battute, da bar dello sport o da tv privata. Forse è un mio pallino, ma quando compare il ridanciano Marco Mazzocchi penso ai duetti dei fratelli De Rege. Anche gli occhiali sono gli stessi. E non è che gli altri colleghi gli siano di gran lunga superiori. Come penso all’idea idiotamente geniale della palla delle parole. E per finire penso agli opinionisti: Marco Sconcerti per esempio ha il dono dell’ubiquità, se ne intende, si vede che è una brava persona, ma gli hanno affibbiato il ruolo dell’oracolo presenzialista e finisce per inflazionarsi, a parte gli articoli sul “Corriere della sera” che, in alcuni passi, sono indecifrabili. Il tutto condito da stipendi da favola e dal proliferare di testate una più insulsa dell’altra. D’altronde il campionato italiano non è da anni il più bello del mondo. E ha pertanto i cantori che si merita.

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IL FASCISMO IN ITALIA È UN “MORBO” CHE NON PASSA MAI?

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In italia siamo sempre al regime. Trovo incredibile che in Italia, cosa che non mi pare accada in nessun altro paese, a distanza di circa 70 anni le parole fascista e fascismo, regime (ma dove?) siano ancora le più gettonate per infamare e cercare di mettere alla gogna l’avversario in mancanza di ulteriori argomenti concreti. Accade frequentissimamente nelle volgari zuffe parlamentari, ma soprattutto è accaduto ai recenti capi del governo. E’ accaduto a Craxi, è accaduto a Berlusconi, sta accadendo a Renzi, che, guarda caso, non è considerato di sinistra. Se ne deduce che qualsiasi governo che non abbia avuto il placet di chi per tanti anni ha alzato il pugno (lo ha fatto ancora il figlio di Fo ai funerali del padre) non gode di nessuna legittimità, solo per il fatto di non avere mai sbandierato falce e martello. Oltre ad essere il prodotto di un’opposizione che, anche quando va al potere con il contributo del voto POPOLARE, non può essere accettata e va combattuta per il solo fatto di esistere. Siamo di fronte a un fenomeno che non ha nulla a che vedere con la democrazia. Perché si può facilmente cambiare nome, come per il partito cosiddetto democratico, ma non si può cambiare altrettanto facilmente una mentalità. Specie quella di chi è sempre pronto a scagliare ciecamente la prima pietra. E questo non suoni come scusante per le mancanze e gli errori della cosiddetta destra italiana. Faziosi e antidemocratici i primi, fallimentari i secondi.

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UN GRANDISSIMO ARTISTA NON SEMPRE UN GRANDE UOMO

Dario Fo 1        Dario Fo 2

 

Dario fu. È evidente che è morto un grande. Un grande, grandissimo artista. Un affabulatore e un giullare insuperabile. Ma l’uomo? Un uomo dimezzato. Ora in morte, come è costume in questa Italia, si affannano i peana. Ognuno ricorda un particolare, magnificando la persona, meravigliandosi che si comportasse come un comune mortale. Come se non lo fosse. Eppure nella sua vita, come in quella della sua compagna, le ombre ci sono ed anche pesanti. Mentre il figlio Jacopo rammenta che furono molte le censure (ingiuste) che lo colpirono. Censure che contribuirono, d’altra parte, a farne crescere la “leggenda” e che fecero in parte la sua fortuna. Come l’essersi schierato sempre a sinistra. E oltre la sinistra. Se appena appena fosse stato di destra non so che fine avrebbe fatto il suo percorso artistico. In quel caso gli si sarebbe dato del guitto e solo del guitto, nel senso più spregevole della parola. E il Nobel (non entro nel merito) sarebbe stato salutato come uno scandalo. Molto di più di quanto è avvenuto. Che fosse un grande artista è dimostrato anche dalla sua pittura, dalla creatività, dall’energia, dalla capacità di innovazione mai sopita fino alla morte a 90 anni. Quella innovazione che gli è mancata nel suo percorso politico da ayatollah. Mai una parola di ripensamento, mai un pentimento, anche quando i fatti dimostrarono, di fronte alle morti e agli assassini, di essersi schierato dalla parte sbagliata. Probabilmente la sua mentalità politica era ancorata a quella primigenia della repubblica di Salò, alla quale aveva aderito. Convertendo la camicia nera in quella rossa. Che in Italia agli artisti ha sempre giovato molto in termini non solo di prestigio e di fama, ma anche economici. Riposi in pace accanto alla sua bella moglie. Rimpiango sinceramente il grande artista e il maestro del palcoscenico. Non nella stessa misura l’uomo, soprattutto quello impegnato.

Ruggero Marino firma

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LE PAROLE A VOLTE IN LIBERTÀ DI FRANCESCHINO PANE E VINO

Franceschino pane e vino        Franceschino pane e vino

Papa Francesco ha sorpreso ancora. Dovremo abituarci al suo linguaggio da persona della porta accanto. Perché il nuovo pontefice, che si ispira alla povertà di San Francesco, spesso è in grado di restituire concetti che sembrano banali e scontati con parole vere, limpide, toccanti. Anche se troppo lontane dal linguaggio al quale ci avevano abituato altri vicari di Cristo e soprattutto il suo predecessore, dal carisma eccessivamente siderale. Però in questo sua “renovatio” del “verbo” papa Bergoglio rischia di cadere, come è accaduto, sulle bucce di banana di una comunicazione che, volendo essere diretta giustamente a tutte le sue pecore, scade alle volte in un semplicismo troppo terra terra. Un errore per chi dovrebbe avere l’esclusiva dei cieli. E’ il caso della frase: “se insulta mia madre io gli do’ un pugno”. Non condividiamo in toto il porgere l’altra guancia, ed infatti nemmeno la Chiesa lo ha fatto nel corso dei secoli, ma non aderiamo nemmeno a un novello Pietro, che minaccia di ricorrere alle mani. Anche se il contesto dal quale era partito meritava ogni considerazione circa i limiti di una libertà di espressione, che li oltrepassa scriteriatamente quando offende i credi religiosi ed i suoi adepti. Quando mette gli dei alla berlina. Ma autorizzando una replica violenta non si finisce per legittimare in qualche modo quanto è accaduto a Parigi? Di mettere benzina sul fuoco della guerra santa? Certo tra un pugno e una raffica di kalashnikov ce ne corre. Ma vallo a spiegare ai tagliagole! Ecco perché, pur amandolo, troviamo che “Franceschino pane e vino” dovrebbe evitare talvolta i luoghi comuni da parroco di campagna. Ormai siamo vaccinati a tutto, ma a un Santo Padre boxeur ancora no. Altrimenti il papa, quello che un tempo era il “Dominus orbis”, il padrone del mondo, rischia di fare la fine del re nudo.

Ruggero Marino firma

LA MANNAIA DEL "BUONISMO" CALA ANCHE SU PEPPA PIG

cancelliamo Peppa Pig       Peppa Pig

Continuiamo a farci del male. Spesso ai limiti del grottesco e della gratuita autofustigazione. Ora di fronte al clima voluto dagli assassini di Parigi ci va di mezzo persino Peppa Pig, la misterica maialina rosa che, non si comprende bene il perché, è diventata l’idolo delle creature di mezzo mondo. Un’icona dell’infanzia, al di là di ogni connotazione di razza, visto che impazza in 180 paesi, calamitando l’attenzione dei più piccoli. Che rischiano di vedere oscurata la loro beniamina, con tutta la famiglia “pig”, a causa dell’ennesima fatwa. La notizia viene dall’Inghilterra, dove l’autorevole casa editrice “Oxford University Press”, che pubblica testi scolastici ed educativi e ha una notevole influenza nel mondo della cultura, ha deciso di evitare nelle pubblicazioni ogni riferimento al maiale e alle sue carni, oltre ai derivati, per evitare di offendere i precetti religiosi di musulmani ed ebrei. Non bastava, come accade da noi, togliere i crocefissi dalle scuole, abolire il presepe, ora la “porca idea” dei fondamentalisti del “politically correct” si scaglia lancia in resta persino contro i cartoni animati. Ci auguriamo che sia, anche se sgradevole, l’ennesima trovata pubblicitaria di chi ha come unico obiettivo quello di farsi conoscere da tutti e globalizzare il mercato a tutti i costi e costi quel che costi. Persino a sangue ancora caldo delle vittime della strage parigina. Altrimenti nemmeno “Charlie Hebdo” è sufficiente a fare comprendere che di resa in resa, di genuflessione in genuflessione finiremo per inchinarci verso la Mecca. Persino le comunità ebraiche e musulmane hanno giudicato il provvedimento “senza senso”. Come a dire che, in questo caso sì grazie a loro, sono ancora i musulmani a voler dettare i nostri comportamenti. Un tempo si mettevano i braghettoni alle immagini di Michelangelo, oggi si rischia di fare calare il fendente della censura sui sorrisi degli innocenti. Nella speranza che Peppa, come nell’immagine che pubblichiamo, non sia davvero all’ultima spiaggia.

Ruggero Marino firma

STORIA DI UN ITALIANO MEDIO SORDIDAMENTE ANTI-ITALIANO

Alberto Sordi salutoAlberto Sordi ciaoSi è detto che ha rappresentato l’italiano medio. E’ vero, verissimo. Curiosamente è anche falso, falsissimo. E’ facile farsi amare mettendo in scena gli eroi positivi, i vincenti, i simpatici. Alberto Sordi invece non è stato mai ruffiano o compiacente. Non ha mai mediato. Ha scelto la via più rischiosa. Nel caravanserraglio di un Paese ricco di individualità, anche splendide, è andato alla ricerca delle macchiette più odiose, dei personaggi più sordidi. In questo qualcuno ha voluto individuare una colpa: gli idioti, purtroppo, spesso straparlano. Il particolare repertorio, nella carriera di Sordi, resta uno dei suoi meriti più grandi. Perché è riuscito a farci confrontare con il campionario dei difetti, delle debolezze nazionali, senza procurare traumi od offese, suscitando addirittura una risata. Ci ha messo davanti allo specchio, quasi senza farci accorgere che il riflesso era deforme e deformante, quasi ad ammonire: “ma che c’avete da ride”. Ma ha poi sempre dichiarato: “Sono orgoglioso di essere italiano”. Le sue non sono state semplici e felicissime maschere. La sue sono state le lezioni magistrali di un grande entomologo, le sedute ininterrotte di un eccelso psicanalista. Ha messo con il sorriso un intero popolo sul lettino di Freud, scegliendone gli insetti fior da fiore. Nel bene, come più spesso nel male. Per confessare difetti e vizi. Per suggerire a volte un catartico riscatto. Riuscendo a renderci complici delle sue operazioni a cuore aperto, nelle quali al posto del “transfert” scattava automaticamente il rifiuto. Perché ci si illudeva che il vetriolo satirico di quegli ometti messi alla berlina, ed allo stesso irresistibilmente ridanciani, riguardassero sempre qualcun altro e mai noi stessi.

Ci sono artisti dilettanti, artisti professionisti, artisti grandi. Poi ci sono i grandi e basta, che sono mosche bianche. Non faceva parte di nessuna di queste categorie. Perché era semplicemente Alberto Sordi. A suo modo immenso. Basterebbe scorrere la sua ininterrotta attività: circa duecento film. Vigliacchi, mafiosi, prepotenti, farabutti, nobili, mezze tacche, cialtroni, ipocriti… nel suo inferno cinematografico, in oltre mezzo secolo di lavoro, all’appello non manca nessuno. Un attore (la parola francamente ci sembra riduttiva) che, se fosse stato americano, avrebbe vinto quanto meno una manciata di Oscar. Italiano e anti-italiano anche nel privato. Mammone e coccolato dalle sue donne, non aveva però mai messo su famiglia: “E che so’ matto, me metto un’estranea in casa”.

Ma Sordi è anche altro. E’ la voce di Onlio, è una serie di irresistibili siparietti radiofonici, è il pioniere del demenziale, è l’attor giovane di rivista, è un cantante surreale troppo avanti rispetto ai suoi tempi, è il compagnuccio della parrocchietta e il boy scout, che non sono stati mai capiti a sufficienza. E’ l’antenato del filone dei Fantozzi. E’ autore e regista, qualche volta persino profetico. E se è vero, come è vero, che il riso fa buon sangue è stato un inarrivabile terapeuta. E’ infine l’insuperabile interprete di pellicole che, a cominciare dalla “Grande guerra” e da “Una vita difficile”, sono caposaldi di una storia in celluloide. Per cui siamo sempre stati convinti che, se un conflitto all’improvviso spazzasse via tutto, ma rimanesse per caso in piedi una cineteca, la storia dell’Italia moderna si potrebbe perfettamente ricostruire attraverso i suoi film. Meglio che per mezzo dei libri di storia. Se non altro per o-abiettività.

Lo hanno salutato come un re di Roma : “Sindaco per un giorno (Roma lo festeggiò così per gli 80 anni), imperatore per sempre”. Al funerale c’era un’infinità di gente. Attraversava tutte le generazioni, dai vecchi ai bambini, passando per i giovani, coatti e punk compresi. Non è morto un attore nazionale, tanto meno solo romano. E’ morta una voce, una di quelle poche in grado di farsi ascoltare. Non è morto un comico, è morto il refrain, tradotto in contagioso umorismo, che, dal dopoguerra, ci ha accompagnato alla fine del Duemila. Se ne è andato in pieno carnevale. Con lui abbiamo messo in una bara le risate più belle della nostra vita. Ma anche riflessioni e pensieri. Come se il grande clown, con la lacrima sulla guancia, avesse senza preavviso chiuso la valigia dei suoi attrezzi e fosse uscito di colpo dal cono di luce sulla pista.

Alberto Sordi vigile                   Alberto Sordi Un americano a Roma

In cielo un piccolo aereo, con un lungo striscione, ha fatto volteggiare un amorevole rimprovero: “Stavolta c’hai fatto piagne”. C’erano i tassinari dei suoi film a salutarlo a clacson spiegati, c’erano i vigili con il casco che lo portavano sulle spalle. “Ieri un americano a Roma, oggi un romano in cielo”. A piangere erano gli adulti ed i “pischelli”, che come alla “marana”, gli ricordavano con un cartello: “Faje Tarzan”, in modo forse da fare sbellicare anche San Pietro. Qualcuno più semplicemente alzava un enorme e impudico: “Ti amo”; qualche altro non si rassegnava ancora: “A sor Marchese mo’ basta co’ sti’ scherzi, daje Albertone ariarzete”. Al Verano vecchi e giovani continuano a portargli fiori, molti hanno detto che era un parente, un “padre virtuale”. L’ha inseguito sempre la fama dell’avaro. Si scopre che è stato prodigo di bene e di iniziative benefiche. L’ha fatto in silenzio. I suoi film andranno nelle scuole. Resterà un maestro. Era credente, ma ci scherzava sopra come sempre. A Gassman che gli domandava il perché della sua fede, rispose: “A Vittò, hai visto mai?”.

Non è stata la solita cerimonia funebre. Non è mancata l’allegria con la musica delle sue pellicole, come fanno i negri di New Orleans. Si è anche riso, dalla camera ardente fino al momento in cui il feretro è scomparso. Accompagnato da un insistito, sonoro, scrosciante applauso. Come un’interminabile risata o come un infinito singhiozzo. Perché per la prima volta (si sarà rivoltato anche lui nella bara) non avrebbe potuto fare il bis. Con la certezza, però, che, da questa notte, a ridere saranno anche le stelle.

Ruggero Marino firma

L'AVVOCATO DALLE CAUSE VINTE

Gianni Agnelli 1Nell’esistenza di un uomo si verificano a volte strane coincidenze. Talvolta le coincidenze si sommano, paiono avere una puntualità sconcertante. Fino a sembrare non più frutto del caso, ma la firma apposta da quello che gli antichi chiamavano il fato. Il che avviene specialmente per le persone fuori del comune. E’ accaduto anche per la morte di Gianni Agnelli. Avvenuta nel momento più grave della crisi che ha colpito il gioiello di famiglia, la Fabbrica Italiana Automobili Torino, a poche ore dal passaggio delle consegne a colui che sarebbe stato il suo successore. A questo punto l’Avvocato è uscito di scena. Un segno del destino.

Avvocato perché, visto che non ha mai esercitato? Ancora una volta può soccorrere il simbolo. Fu avvocato nel mondo intero di un’italianità da ammirare. In un’esistenza che gli ha concesso tutto e nella quale si è concesso tutto.Con uno stile raro, anche se non abbiamo sempre compreso il suo modo di vestire, spacciato per piaggeria come insuperabile eleganza. Gianni Agnelli apparteneva a una dinastia vincente, che amava e voleva fortissimamente vincere, alla quale tuttavia faceva da controcanto il dolore. Forse si spiega così la sua fame di vita negli anni di una protratta gioventù. Suo padre era morto in un incidente d’aereo, sua madre era morta in un incidente d’auto. Anche lui giocherà al volante con la morte: uno scontro lo lascerà claudicante. Amava la velocità, la sfidava. Era la sirena che lo aveva reso orfano precocemente.

Era bello, era prestante, era ricco, aveva le donne e gli amici che voleva. Poteva comprare tutto. Forse lo tormentava un dubbio, visto che diceva di “amare il vento, perché non si può comprare”. Era molto curioso, si annoiava facilmente. Andò in guerra, quando molti figli del denaro preferivano imboscarsi. Quando lo chiamarono alla guida della Fiat non si tirò indietro. C’è rimasto per lunghi decenni. Se l’Italia ha imparato a guidare lo deve a Gianni Agnelli. Ad una famiglia che, nel bene come nel male, ha segnato lo sviluppo del Paese, talvolta condizionandolo. Qualche volta facendo pagare il conto salato allo Stato ed ai contribuenti. Gianni Agnelli era un potente, il più potente nell’Italia del dopoguerra, dal miracolo economico fino alla fine del secolo. Ma non tutti i potenti hanno classe, lui l’aveva, come la sua famiglia. Forgiata da un nonno severissimo, temprata dai lutti. Si circondò dei passatempi che solo i magnati possono permettersi: la Juventus, la Ferrari, Azzurra… distribuendosi fra mare e terra.

Gianni Agnelli 2Ma amava l’arte e si adoperò per la cultura. Quasi novello re Mida tutto ciò che toccava diventava oro. Non gli riuscì con gli affetti più cari. Come con il figlio Edoardo che, schiacciato forse dal nome, si gettò da un cavalcavia di quelle autostrade, che la fortuna paterna aveva fatto disseminare per lo stivale. Anche il nipote preferito, che aveva prescelto come erede, gli era stato sottratto giovanissimo da un cancro.

Se l’America aveva i Kennedy, l’Italia aveva gli Agnelli. Conosciuti nel mondo alla stessa maniera. Forse più ammirati i secondi. A differenza dei Kennedy Gianni Agnelli la politica la sfiorò soltanto, diventando anche senatore, ma non se ne fece coinvolgere. Oggi l’Italia lo piange in un peana persino fuori misura. Vero è che nella penuria di grandi uomini, quei pochi diventano grandissimi. Si è parlato di re, di sovrano, di monarca… In una città riservata e fredda come Torino sono sfilati in centomila davanti al suo feretro. Come si fa per un papa. Ma, aldilà dei nomi illustri, il suo funerale ha avuto un plebiscito commosso e popolare. Fra i tanti bilanci, ancora impossibili sull’onda dell’emozione, quella fila lunghissima di operai e di gente comune è forse quello che conta di più. I dipendenti in lacrime hanno reso omaggio al “padrone”. Accade pochissime volte. Anche gli avversari ne hanno dovuto sottolineare la cavalleria. Allo stadio il minuto di silenzio si è trasformato in un minuto di applausi. La Juve, che non poteva non vincere, ha giocato molto bene per 45 minuti. L’Avvocato se ne andava sempre dopo il primo tempo. Come se la squadra sapesse che anche il suo fantasma, nel secondo tempo, non ci sarebbe stato più.

Come ricordarlo? Noi preferiamo farlo con quella foto rubata da un paparazzo che lo ritrasse ormai bianco patriarca, mentre si gettava in mare completamente nudo. Una delle tante libertà di una personalità anche fuori dalle regole nel privato, mai pubblicamente contro le regole. Nel rispetto quasi militare dei ruoli. Per la sua morte un soldato ha suonato il silenzio. L’Italia ha perduto un Avvocato dell’essere italiani. L’Avvocato di un’Italia, purtroppo, in via d’estinzione. Che, lutto dopo lutto, se ne va. Senza sapere ancora quale e che stile avranno i sostituti.

Ruggero Marino firma

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