I GAY NON SI POSSONO TOCCARE NEMMENO CON UN FIORE

Peynet innamorati

Sono con i gay che rivendicano i diritti di coppia.

Non sono con i gay grotteschi, che ambiscono al matrimonio con tanto di bouquet e velo da sposa. Chiamiamole unioni gay. Ma si difenda la parola matrimonio (mater) che, fra l’altro, è un sacramento.

Sono con i gay che vivono senza vergognarsi e con naturalezza la loro natura.

Non sono con i gay che ne fanno una bandiera fino alle pagliacciate e alle provocazioni che sfilano su carri brutta copia del carnevale di Viareggio. Restando un triste carnevale.

Sono con i gay che condannano una storia che li ha visti spesso martirizzati.

Non sono con i gay che parlano di famiglie arcobaleno e di orgoglio gay, nemmeno la loro condizione fosse addirittura migliore rispetto a quella delle persone che formano una famiglia naturale. Per gli ignoranti basta guardare lo Zanichelli alla parola orgoglio: “Esagerata valutazione dei propri meriti e qualità per cui ci si considera superiori agli altri in tutto e per tutto”. Lo stesso valga per arcobaleno. Lasciamolo fenomeno naturale di una bellezza immacolata.

Sono con i gay che si considerano diversi, ma non eletti.

Non sono con i gay che pretendono di essere normali. La norma prevede una regola. La regola nelle unioni fin dalla Bibbia e Adamo ed Eva parla dell’unione di un uomo con una donna. Che come tali possono prolificare.

Sono con i gay che debbono pensare ad un figlio se questo è nato dalla precedente unione con una donna e la madre non vuole più saperne.

Non sono con i gay che vogliono creare una famiglia a tutti i costi. Comprando i bambini come se fossero il prodotto di un supermercato.

Non sono per le offese ai gay.

Ma se a un allenatore scappa la parola “frocio” non si può inscenare una disgustosa sceneggiata come quella alla quale abbiamo assistito nei giorni scorsi. Al limite di un nuovo razzismo. Quello per cui, in un attimo d’ira, non si può nominare il nome di dio invano. In Italia si bestemmia tutti i giorni, si dà delle puttane alle donne tutte le 24 ore. E allora? Perché nessuno dice niente?

Lo dicano i gay. Avranno la nostra e forse non solo la nostra riconoscenza.

Author Bio
Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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