I RAGGI NON BRILLANO E A ROMA NON RESTA CHE PIANGERE

Virginia Raggi vignetta Boschi      Virginia Raggi da Bruno Vespa      Virginia Raggi vignetta Papa

Si professavano duri e puri. Sono morbidi e impuri. Confesso che mi sono sempre meravigliato della parabola irresistibilmente ascendente dei 5 stelle. Come era possibile per un partito nato sul “vaffa” e con un nome che richiama gli alberghi extralusso? Si poteva spiegare solo con l’esasperazione legittima degli italiani per la politica politicante, per le facce immarcescibili dei soliti noti e per la corruzione imperante anche degli ignoti. In un sistema ed in una società non da cambiare, ma da rifondare. Ora siamo alla resa dei conti. “O Roma o morte”. Il baluardo era là, governarla significava occupare l’intera Italia, fallire può significare lo sgonfiamento del palloncino parolaio del suo leader e dei suoi giovani adepti. In uno scenario da “Corrida” di Corrado. Mentre questa Roma sgangherata e un po’ mignotta, dopo le vergogne di Alemanno e Marino, non si meritava questo ennesimo tragicomico spettacolo. A tre mesi dall’elezione la maestrina, che in campagna elettorale bacchettava tutti, è ridotta a una sgualcita bambolina eterodiretta, che aldilà del figlio portato in consiglio e del gran rifiuto della maglia della Lazio, non ha mostrato nulla di concreto e di nuovo. Così le faide viperine si contendono l’osso in una rissa da osteria. D’altronde cosa ci si poteva aspettare da giovani miracolati, spesso senza arte né parte, portati all’improvviso al successo, al potere, a stipendi da nababbi? Normale che in questa situazione gli appetiti si ingigantissero e tutti si sentissero i prescelti per più alti destini. I Raggi non brillano? Non resta che fare quadrato come fa il Grillo sparlante. Abbandonarla significherebbe prendere atto dell’ennesimo, questa volta macroscopico errore. Mentre a sua volta la canea delle opposizioni si stringe. Quando si era vista tanta acredine anche nei toni degli speaker come in questi giorni? Con la sprovveduta cerbiatta azzannata come non mai da una muta inferocita. E Roma? Alla dea Roma, come nei suoi monumenti, non resta che piangere.

Author Bio
Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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