STIAMO PERDENDO LA BATTAGLIA CONTRO l'ISIS

ISIS

Sono neri, vestono di nero, si mascherano di nero, hanno bandiere nere. Nere come la notte, la notte della ragione. Nere come il buio, nere come l’Ade, nere come la morte. Si nutrono di morte, sono assetati di sangue come vampiri. Tagliano gole, decapitano, torturano, bruciano, crocifiggono. Plagiano le menti immature. Sono nemici del bello e distruggono il bello di civiltà passate, chiese monasteri, tesori archeologici. Cancellano la storia, la storia dell’umanità con la loro contro-umanità. Sono neri come scarafaggi. Gli scarafaggi quando entrano nelle case li schiacciamo, ma questi scarafaggi con zampe umane stanno tessendo indisturbati una ragnatela di terrore e di vite squarciate, continuando ad agire nella superficialità, nella disattenzione, nell’ignavia di stati che dispongono delle più avanzate armi di sterminio, che si proclamano orgogliosamente civili, moderni, democratici. Che assistono ad ogni carneficina praticamente senza battere ciglio. Mentre loro prolificano, si moltiplicano, sono una minaccia già davanti all’uscio di ogni casa. Colpiranno anche da noi. Svegliamoci, svegliatevi! Sono irriconoscibili, levantinamente subdoli, falsi, infingardi. Persino sorridenti. Sono giovani che hanno sostituito alla conoscenza il fanatismo, l’ignoranza più profonda. Covano solamente odio. Usano persino donne e bambini come mine esplodenti contro gli innocenti. Sono riusciti a colpire un po’ dovunque, uccidono in strada, sulle spiagge persone inermi, alle spalle, vigliaccamente con il volto coperto. Sono barbari necrofori incapaci di esprimere un pensiero diverso dalle loro azioni ispirate solo all’orrore, al desiderio di instillare il terrore. Terroristi dunque? Semplicemente assassini, come una setta medioevale. Combattenti? Soltanto assassini. Non c’è molto tempo per capire, per accorgerci del rischio che corriamo. Adesso basterebbe ancora poco per sterminarli, schiacciarli proprio come facciamo con gli scarafaggi. Ma domani? La sottovalutazione del pericolo è stata la causa del crollo degli imperi del passato. Accecati dai problemi economico-monetari, che minacciano il nostro benessere e concentrandoci solo su quelli, non ci rendiamo conto che stiamo già perdendo tutte le battaglie e potremmo perdere anche, contro i luciferini figli del male, la guerra finale. Forse l’Armageddon.

Ruggero Marino firma

FORSE È MEGLIO CHIAMARLI IDIOTI METROPOLITANI

idioti metropolitani 1         idioti metropolitani 2

No expo, black block, antagonisti, anarchici, randagi, centri sociali… e che più ne ha più ne metta. Tutte definizioni che in qualche modo danno una connotazione quasi "aulica" alla devastazione gratuita e alla violenza più becera. Quella che non ha alcuna giustificazione, visto che si scaglia alla cieca contro ogni cosa. Anche contro i beni di privati ed onesti cittadini. Fra le fiamme che hanno incendiato 50 auto c’è andata di mezzo anche quella di un handicappato con tanto di bollo sul cruscotto. Ad opera di giovani e meno giovani, che pensano di avere un ruolo importante per il solo fatto di sfasciare una vetrina o di lanciare una bomba carta. Salvo presentarsi vestiti di nero con il volto coperto come i “coraggiosi” tagliatori di teste dell’isis. Forse anziché gratificarli di sigle, che parrebbero implicare motivazioni razionali, sarebbe meglio usare un linguaggio più appropriato in grado di caratterizzare le loro azioni senza senso. È ora di chiamarli una volta per tutte IDIOTI METROPOLITANI. In una comunione di feccia umana e di rifiuti della società che attraversa le frontiere. Contestare, manifestare è legittimo, ma se il confronto si riduce ad imporre le proprie idee (ma quali?) attraverso la violenza, se l’unico modo di esprimersi è la distruzione di cose e persino il tentativo di eliminare fisicamente chi serve lo stato non ci possono essere e non ci dovrebbero mai essere né se né ma. Anche da parte di chi a queste frange ha sempre strizzato l’occhio. Mentre ci assale un dubbio. Chi finanzia i loro spostamenti?

Ruggero Marino firma

DALL'IGNORANZA DELL'ISLAM FONDAMENTALISTA CI DIVIDONO I SECOLI

ci dividono i secoli

Più che uno scontro di civiltà, religioso o altro è uno scontro di culture e di secoli. Noi troppo avanti nella modernità con la mercificazione dei valori e la perdita della spiritualità, loro troppo indietro nel passato, ancorati al medio evo, mummificati in tradizioni ancestrali e nella sacralità di una fede strumentalizzata e resa fonte di odio. Mentre noi in teoria predichiamo l’amore. Difficile, se non impossibile, il dialogo. Nel nostro mondo, a dispetto delle resistenze anche violente, le donne stanno compiendo passi da gigante. In molti dei loro paesi le donne non contano nulla. Condannate se mi mettono al volante, frustate e uccise se cercano di vestirsi all’occidentale. Gettate nelle fosse e lapidate, spinte dai padri e dai fratelli, i primi a lanciare le pietre. Da una parte una civiltà che cerca, sia pure fra forti resistenze, di scoprire il suo lato femminile, dall’altra una “civiltà” strenuamente machista e tribale. Dove le armi diventano un status symbol di potere e di maturità. Come la jambyia, la lama il cui possesso nello Yemen, brodo di cultura di molto fanatismo assassino, segna allo scadere dei 14 anni, per i ragazzi, la fine dell’adolescenza. Il corrispettivo nella nostra cresima, che converte in “soldati di Cristo”. Un pugnale che dà vita alla danza dei coltelli persino durante i matrimoni. E si accompagna alle raffiche di kalashnikov verso il cielo. L’Islam gioca e si diverte con gli strumenti di morte, li ritiene irrinunciabili per l’uomo. E la donna si accetta, se a sua volta imbraccia il fucile o diventa una bomba che cammina. Colmare questo baratro appare troppo arduo. L’Occidente non ci riuscirà mai tendendo la mano. Gli unici che potrebbero farlo sono i rari paesi di un Islam aperto all’era moderna. Di cui condivide il benessere, la tecnologia e il comfort, ma non le idee. Un Islam che ancora non riesce però a separare, una volta per tutte, il suo cammino da quello retrogrado di quanti, a dispetto di tutto, rimangono “fratelli”.

Ruggero Marino firma

È FOLLE E CRIMINALE UCCIDERE IN NOME DI DIO

uccidere in nome di Dio     uccidere in nome di Dio

Non tutti i musulmani sono uguali. Non tutti gli arabi vanno condannati. Lapalissiano. Ma sono tanti, troppi i musulmani, gli arabi che si adeguano, che si autocondannano con le loro stesse parole. “Il profeta non si tocca, se la sono cercata”. E’ in questa visione delle cose, che si annida il fondamentalismo. Un fondamentalismo, in questa caso quiescente, ma pur sempre fondamentalismo. In una “forma mentis” nella quale è infinitesimale e facilmente valicabile la differenza fra chi spara e chi non spara ancora. Il “se la sono cercata” è una mina già innescata, basta un niente per farla esplodere. C’è persino chi aggiunge: “Se lo sono meritato. Erano dei razzisti”. Razzista non è colui che usa solo la satira nei confronti dell’altro (ma non solo nei loro confronti), ma chi vede nell’altro un pericolo e un nemico. Al punto da imbracciare le armi per annientarlo, come è nei propositi di un certo Islam, sempre più contagioso. Come un morbo necroforo. E a questo punto lasciano trasecolati le parole al rosolio di fronte all’eccidio, pronunciate da alcuni esponenti politici di casa nostra. Naturalmente di sinistra. Ci riferiamo anche a quella “signora”, che discuteva in tv con Salvini, che non è certo un santo. Ma di fronte a lei pareva un gigante. Ma cosa si pretende per aprire gli occhi una volta per tutte, per alzare il livello quanto meno di attenzione? Si pensa alle vite umane o alle eventuali tessere di partito, ai sicuri voti elettorali a favore di chi non vuole fare di tutta un’erba un fascio per puro calcolo di potere? Fondamentalisti anche loro. Inconsapevoli o ignoranti. Perché basta guardare alla storia. Anche se vogliamo credere ancora nel possibile dialogo interculturale e interreligioso. Ma sino ad ora noi abbiamo sempre cercato di aprirlo. Loro solo di chiuderlo. E porgere l’altra guancia è un bell’ esempio di amore cristiano, ma alla lunga può essere unicamente la controprova dell’imbecillità e del masochismo. Ancora la storia insegna che gli imperi sono caduti sempre a causa dell’incredulità, della sottovalutazione o della cecità rispetto agli eventi che suonano come allarme. Parigi val bene una mossa.

Ruggero Marino firma

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