È FOLLE E CRIMINALE UCCIDERE IN NOME DI DIO

uccidere in nome di Dio     uccidere in nome di Dio

Non tutti i musulmani sono uguali. Non tutti gli arabi vanno condannati. Lapalissiano. Ma sono tanti, troppi i musulmani, gli arabi che si adeguano, che si autocondannano con le loro stesse parole. “Il profeta non si tocca, se la sono cercata”. E’ in questa visione delle cose, che si annida il fondamentalismo. Un fondamentalismo, in questa caso quiescente, ma pur sempre fondamentalismo. In una “forma mentis” nella quale è infinitesimale e facilmente valicabile la differenza fra chi spara e chi non spara ancora. Il “se la sono cercata” è una mina già innescata, basta un niente per farla esplodere. C’è persino chi aggiunge: “Se lo sono meritato. Erano dei razzisti”. Razzista non è colui che usa solo la satira nei confronti dell’altro (ma non solo nei loro confronti), ma chi vede nell’altro un pericolo e un nemico. Al punto da imbracciare le armi per annientarlo, come è nei propositi di un certo Islam, sempre più contagioso. Come un morbo necroforo. E a questo punto lasciano trasecolati le parole al rosolio di fronte all’eccidio, pronunciate da alcuni esponenti politici di casa nostra. Naturalmente di sinistra. Ci riferiamo anche a quella “signora”, che discuteva in tv con Salvini, che non è certo un santo. Ma di fronte a lei pareva un gigante. Ma cosa si pretende per aprire gli occhi una volta per tutte, per alzare il livello quanto meno di attenzione? Si pensa alle vite umane o alle eventuali tessere di partito, ai sicuri voti elettorali a favore di chi non vuole fare di tutta un’erba un fascio per puro calcolo di potere? Fondamentalisti anche loro. Inconsapevoli o ignoranti. Perché basta guardare alla storia. Anche se vogliamo credere ancora nel possibile dialogo interculturale e interreligioso. Ma sino ad ora noi abbiamo sempre cercato di aprirlo. Loro solo di chiuderlo. E porgere l’altra guancia è un bell’ esempio di amore cristiano, ma alla lunga può essere unicamente la controprova dell’imbecillità e del masochismo. Ancora la storia insegna che gli imperi sono caduti sempre a causa dell’incredulità, della sottovalutazione o della cecità rispetto agli eventi che suonano come allarme. Parigi val bene una mossa.

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Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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