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LA S-VENTURA DI UNA SQUADRA INESISTENTE

Buffon      Andrea Belotti

 

S-Ventura, S-Ventura, S-Ventura. Un harakiri perfetto ci priva anche delle serate estive per i mondiali. D’altronde come si fa ad affrontare una partita decisiva con una formazione sperimentale? Come si fa di fronte ai moai degli svedesi a lasciare fuori per ben due volte l’unico attaccante di classe che sa saltare l’uomo come Insigne? E che sa mettere qualche assist per il gol persino in un labirinto di gambe? Come si fa a lasciare in panchina anche El Shaarawy, che con Insigne era il giocatore più in forma ai fini del gol? Detto questo bisogna prendere atto che il calcio italiano è quello che è. Un’accolita di buoni pedatori, che però non sanno esattamente che fare con la palla. Manca un faro, una mente, manca un gioco. Anche la sbandierata tecnica è relativa, vista la percentuale di passaggi sbagliati o di stop precari. Non rimane che il cuore. Ieri ce l’hanno messo, ma di solito va a corrente alternata. Si parte dalla difesa con avanzamenti lenti e una tiritera di passaggi in laterale, ma il centrocampo è una palude, tanto è vero che si spera nei lanci lunghi a scavalcare di Bonucci, che ci azzecca una volta su tre. Avanti si danna cavallo pazzo Immobile, ma palle decenti non ne arrivano. Anche perché ci si mette di mezzo anche la sfortuna. Che premia gli audaci svedesi. Una squadra spezzata, dimezzata. Si dice che è lo specchio del paese. No, questo no. Mestieranti come i nostri politici? No, questo no. Li accomuna solo la capacità di riempirsi le tasche a buon mercato. Almeno questi sanno piangere.

 

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