CRISTOFORO COLOMBO

 

Colombo nero

SANGUE EBRAICO E APOCALISSE NELLA ENIGMATICA FIRMA DI COLOMBO

Sanctus Sanctus Sanctus      Sanctus Sanctus Dominus Deus Sabaoth 2      Spirito Santo

Sanctus Sanctus Dominus Deus Sabaoth 3      Sanctus Sanctus Dominus Deus Sabaoth 1      Firma di Cristoforo Colombo

 

lettera A anticancora sulla firma esoterica di Cristoforo Colombo. Ancora una volta i richiami alla componente di sangue ebraico di Cristoforo Colombo risultano evidenti. E’ indubbio che una delle interpretazioni delle S maiuscole è Sanctus, Sanctus, Sanctus. Il Santo, in lingua latina Sanctus o Tersanctus, è un canto dell'ordinario della Messa cattolica. Esso è parte integrante del prefazio, del quale costituisce la conclusione, prima dell'inizio della preghiera eucaristica; esso viene cantato o recitato ad alta voce dal sacerdote insieme al popolo sia nella forma ordinaria, sia in quella straordinaria. È usato in quasi tutti i riti delle liturgie cattoliche, ortodosse e in molte protestanti.
Il Santo segue il carattere generale del prefazio, che è una preghiera di lode, con le parole dell'"inno dei serafini", udito nel tempio di Gerusalemme dal profeta Isaia (6,3) nella visione inaugurale del suo ministero. La parte iniziale si riferisce anche nell'Apocalisse (4,8). Questo canto è un invito rivolto alla Chiesa terrestre ad unirsi ai cori celesti nella lode al Signore.
La prima parte del Sanctus è stata introdotta nella liturgia cattolica alla fine del IV secolo. Il testo della seconda parte, il Benedictus, è tratto dal Vangelo secondo Matteo (21,9), nel contesto del racconto dell'entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme la domenica delle palme. L'affermazione solenne della santità e trascendenza di Dio dell'universo è completata da questa affermazione al Cristo re che cita il salmo della messa del giorno di Pasqua (117,6). Questa seconda parte è attestata nella Messa romana solo nel VII secolo. Il Santo è stato spesso musicato insieme alle altre parti della Messa.

Missale Romanum, editio typica tertia (2002)

Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt caeli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.

Messale Romano II edizione in lingua italiana (1983)

Santo, santo, santo il Signore Dio dell'universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell'alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell'alto dei cieli.

Nel repertorio del canto gregoriano il Sanctus XVIII è quello che possiede la forma più antica che ci è pervenuta. Esso è attualmente riservato alle ferie dell'Avvento, della Quaresima e delle Messe dei defunti e si distingue per la sua semplicità. Melodicamente è in forma di salmodia sillabica e la sua ornamentazione si trova a metà strada tra i recitativi del prefazio e del canone, dove è stato collocato.
Le altre melodie sono state elaborate in maniera progressiva, soprattutto a partire dall'XI secolo e vi sono rappresentati quasi tutti i modi. Alcuni sono in forma sillabica, altri in forma ornata.

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LA TETRAKTIS DI PITAGORA NELLA FIRMA MISTERIOSA DI COLOMBO

tetraktys a piramide      firma colombo quadratura cerchio      Trinity

 

Più volte, con interventi anche altrui, ci siamo occupati dello strano e misterico criptogramma con cui si firmò, da un certo momento in poi Cristoforo Colombo, raccomandandosi ai suoi eredi di tenerlo presente per il futuro. Sappiamo che il navigatore scrive che chi “sa leggere e scrivere lo fa in quattro modi differenti”, esattamente come diceva Dante. Quindi varie debbono essere le interpretazioni di quel rebus. Sappiamo anche che Colombo aveva studiato le arti del quadrivio, fra le quali compare anche la geometria, scienza sacra per eccellenza. Quindi doveva conoscere anche gli studi di Pitagora ed il suo tetraktis a forma di piramide. Un triangolo che corrisponde proprio al rebus della firma colombiana. Siamo sempre nel campo degli enigmi, in un vaso di Pandora che si amplia ogni volta che si ha a che fare con la vera natura dell’insondabile Colombo. Che certamente si ispirò anche alla rappresentazione della Santa Trinità. In una catena di indizi cifrati per un uomo tradito completamente dalla storia. E “assassinato” anche dalla Chiesa di cui fu l’inviato. Dal Borgia fino ai giorni nostri. Tranne che da Pio IX e Leone XIII che cercarono di farlo santo.

Ruggero Marino firma

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UOMINI DI CHIESA ED EBREI I FAUTORI DI COLOMBO IN SPAGNA

Luis de Santangel       Luis de Santangel busto       Juan de Valdes Leal Fray Hernando de Talavera       fray Hernando       Vocabulista arauigo en letra castellana Texto impreso

 

Il soggiorno di Colombo in Spagna è costellato da rapporti con uomini di chiesa, prevalentemente francescani come i frati della Rabida, e con diversi ebrei convertiti. E’ il caso del cardinale Hernando de Talavera, attraverso cui passano somme di denaro destinate prima della partenza al navigatore e soprattutto dI Luis de Santangel, che è colui che farà decidere Isabella di Castiglia a varare la spedizione, offrendo la somma necessaria alla partenza. Santangel è inoltre socio nella Sanda Hermandad del più importante genovese Francesco Pinelli, “familiare del papa”. La Santa Hermandad anticipa solamente i soldi del primo viaggio ufficiale, che verranno restituiti, dopo tre giorni, con i fondi della bolla della crociata gestita fra gli altri dal genovese Gentili o Gentile, altro uomo del pontefice, visto che la guerra contro i Mori è ormai vinta. Si può pertanto finanziare Colombo. Per la verità il Santangel in diversi testi viene definito conte di Sant’Angelo all’italiana ed un Pinelli era responsabile di Castel Sant’Angelo. Le fortune di Talavera verranno presto meno non così quelle del Santangel. Il tutto conferma una regia diretta dal papa con sangue ebreo Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo. In una storia cancellata dal successore Rodrigo Borgia, Alessandro VI.

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CON COLOMBO SI COMPIE LA PROFEZIA DI GIOACCHINO DA FIORE

Gioacchino da Fiore 1         Gioacchino da Fiore 3 eta         Gioacchino da Fiore 2

 

Gioacchino da Fiore tavola         Gioacchino da Fiore profezie         Gioacchino da Fiore Tavola il drago

 

Se non si inquadra la cosiddetta scoperta dell’America nell’ossessione escatologica che caratterizzò quegli anni, specie dopo la vittoria definitiva contro i musulmani in Spagna, non si comprenderà mai nulla di quel “fumetto d’antiquariato” che continuano a raccontarci. E che fu invece un disegno studiato fin nei minimi particolari, per farlo collimare con le profezie. Come quelle in particolare di Gioacchino da Fiore, l’abate calabrese di “spirito profetico dotato” (Dante), il quale aveva annunciato che dalla Spagna sarebbe venuto “colui che restaurerà l’arca di Sion.” L’abate, che Cristoforo Colombo nomina più volte, divideva il tempo della storia in tre ere. Il tempo del Padre e del Figlio erano già trascorsi, non rimaneva che il tempo dello Spirito Santo in vista dell’Apocalisse prossima ventura, di cui il navigatore si sentiva strumento con la scoperta dell’altro mondo. Quando finalmente il Vangelo sarebbe stato divulgato presso tutte le genti, come atto finale che precedeva la fine dei tempi. Gioacchino da Fiore, che è stato nominato anche da Obama in un suo discorso, ha lasciato una serie di scritti e di immagini di non facile interpretazione e rimane una delle figure fondanti del viaggio colombiano. In un’eredità raccolta dai francescani spiritualisti, per un ritorno ad una Chiesa apostolica e primigenia, che sempre furono vicini a Colombo. Il quale non a caso, lasciando il Portogallo, raggiunse il convento de La Rabida per trascorrere interi anni con loro. Erano gli stessi francescani, che avevano percorso in lungo e in largo l’Oriente estremo, avendo certezza dell’esistenza delle Americhe. Dove i cinesi andavano da tempo.

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LA MORTE DEL NAVIGATORE: DOVE RIPOSANO LE SUE OSSA?

cattedrale Siviglia 1        cattedrale Siviglia 2

 

Cristoforo Colombo morì a Valladolid, il 20 maggio 1506, per un attacco di cuore. Egli, però, aveva espressamente richiesto, nelle sue ultime volontà, di essere sepolto in America. Venne accontentato solo molto tempo dopo. Inizialmente, infatti, fu interrato nella cripta di un monastero a La Cartuja. E nel 1509, fu trasferito nella cattedrale di Siviglia. Ma fu solo nel 1537 che, finalmente, le sue spoglie e quelle del fratello Diego vennero condotte all’isola di Hispaniola, nella cattedrale di Santo Domingo. Nel 1795, però, a causa di alcuni intrighi politici, Santo Domingo venne ceduta ai francesi e al fine di impedire che i resti di Colombo finissero nelle loro mani, gli spagnoli li trasportarono prima a L’Avana e, nel 1898, di nuovo a Siviglia, all’interno di quel maestoso catafalco tutt’oggi visibile nella cattedrale della città.
Storia conclusa? Assolutamente no. Nel 1877, durante alcuni lavori di restauro nella cattedrale di Santo Domingo si rinvennero una cassa di piombo recante la scritta “Cristobal Colòn”. Che Colombo non se ne fosse, quindi, mai andato? I dominicani non hanno dubbi. E nel 1992, in occasione del 500° anniversario della scoperta delle Americhe, i resti del navigatore vennero traslati nel Faro di Colombo, un enorme monumento eretto per l’occasione.

La prova del DNA

Gli Spagnoli, però, non convinti che quelli fossero davvero i resti di Cristoforo Colombo, chiesero ad alcuni genetisti e storici di approfondire la questione. Nel 2003, perciò, venne confrontato il DNA delle ossa del Colombo sivigliano con quelle del fratello Diego, scoprendo l’assoluta connessione tra i due codici genetici. I resti nel sarcofago di Siviglia, perciò, sono veramente quelli del navigatore. Ma la prova del nove prevedeva che la medesima operazione venisse effettuata anche con i resti situati a Santo Domingo. Non era da escludere, infatti, che, durante i numerosi trasferimenti subiti dalla salma, qualche pezzo sia rimasto anche nell’isola caraibica. Ma le autorità dominicane hanno opposto un netto rifiuto.
Morale: ad oggi, non sappiamo se a Santo Domingo sia rimasta o meno qualche parte dei resti di Colombo. Così come non sappiamo dove siano le famose catene assieme alle quali egli voleva farsi seppellire. La questione, quindi, è ancora del tutto aperta.

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¿COLÓN FUE UN ABUSADOR MALVADO CON LOS INDÍGENAS?

Cristobal Colon

 

DENVER, 09 May. 17

Existe un mito que afirma que tras su llegada a América, Cristóbal Colón abusó y esclavizó a los indígenas, a semejanza de los colonizadores españoles. Diversos especialistas desenmascaran estas acusaciones y afirman que todo es parte de un plan para desprestigiarlo.
La polémica alrededor del descubridor de América está nuevamente sobre el tapete tras la presentación de una iniciativa que busca suprimir el Día de Colón en el estado de Colorado en Estados Unidos.
Se trata del proyecto de ley del diputado estatal Joe Salazar, que afirma que no se debe conmemorar la fecha porque el viaje de Colón a América “desencadenó uno de los mayores tráficos de esclavos de la historia” y creó “un nivel de inhumanidad alrededor de los indígenas que existe hasta ahora”.
Para sustentar su posición, Salazar incluyó en el documento que presentó, tres párrafos de los escritos de Fray Bartolomé De las Casas, un importante dominico que fue el primer Obispo de Chiapas en México e incansable misionero que denunció los abusos que cometieron los colonizadores españoles contra los indígenas.
De las Casas describió que los españoles “actuaban como bestias voraces, matando, aterrorizando, afligiendo, torturando y destruyendo a los pueblos indígenas, haciendo todo esto con nuevos, extraños y variados métodos de crueldad de los que nunca se ha visto o escuchado antes”.
Relató también que cuando los españoles atacaban a los pueblos no tenían piedad de los niños, ancianos o embarazadas. Los acuchillaban y desmembraban “como si se tratara de ovejas en un matadero”. Añadió que incluso apostaban para ver quien mataba mejor.
De Las Casas señaló en sus escritos que los colonizadores perpetraron estos actos motivados por su “insaciable codicia y ambición” por el oro.
Estos crímenes son presentados en la iniciativa de Salazar como “los actos inhumanos de Colón”.
Ante estas acusaciones, diversos especialistas han defendido la figura de Cristóbal Colón como la antropóloga y profesora de la Universidad de Stanford, Carol Delaney, quien ha destacado los motivos religiosos del explorador italiano para realizar sus viajes.
En declaraciones a CNA -agencia en inglés del grupo ACI- Delaney indicó que “están culpando a Colón por cosas que no hizo. Los que las hicieron fue la gente que vino después de él, los colonizadores. Creo que ha sido terriblemente calumniado”.
La también autora del libro “Colón y la búsqueda de Jerusalén”, explicó que el descubridor de América tuvo una impresión favorable de los indígenas y que ordenó a sus hombres que no abusaran de ellos sino que entablaran relaciones comerciales.
Incluso llegó a colgar a quienes cometieron crímenes contra los indígenas.
“Cuando leí sus propios escritos y los documentos de quienes lo conocieron, parecía estar muy del lado de los indígenas”, indicó la experta.
La antropóloga explicó que la propia visión de Bartolomé De las Casas sobre Colón es más compleja. Otros expertos notaron que De Las Casas admiraba a Colón e incluso llegó a decir que el navegante italiano y España tuvieron un papel providencial en "abrir las puertas del Mar Océano".
De las Casas también pensaba que Colón fue tratado injustamente por los monarcas españoles cuando fue acusado de mala administración.
Delaney admitió que algunos de los indígenas fueron enviados a España como esclavos para trabajos forzados en el momento en que Colón era responsable de la región, pero atribuyó este maltrato a quienes lo reemplazaron en su ausencia.
En su segundo viaje, dijo la especialista, Colón llevó consigo a España a seis indígenas, pero no como esclavos sino “porque querían ir”.
La experta explicó un episodio de los viajes de Colón: luego de que encalló la carabela Santa María, el explorador italiano dejó 39 hombres en una isla del Caribe bajo estrictas órdenes de no saquear, no secuestrar ni violar a las mujeres, y comerciar a cambio de comida y oro.
“Cuando regresan de su segundo viaje, encontraron que los colonizadores habían sido asesinados”, expresó Delaney. La antropóloga indicó que el sacerdote que los acompañaba en esa travesía quiso matar al pueblo en venganza, pero Colón se opuso con firmeza.
La experta también destacó la relación de Colón con un líder indígena llamado Guacanagari. Su amistad fue tan buena que llegó a adoptar a uno de sus hijos. Este tomó el nombre de Diego, al igual que el hijo biológico del navegante italiano, y lo llegó a acompañar en sus tres últimos viajes.
Entre los críticos al proyecto de ley de Salazar, también están los Caballeros de Colón. Esta fraternidad católica fue fundada en 1882 y es la más grande del mundo. Se inspiraron en el nombre, los viajes y la fe de Colón, que en vida fue un reconocido católico.
En un correo electrónico enviado a sus miembros, los Caballeros de Colón indicaron que “los expertos han demostrado por mucho tiempo que De las Casas era propenso a la hipérbole y a la exageración y que el proyecto de ley no toma en cuenta los recientes estudios sobre De las Cosas o Colón”.
“El legado y las hazañas de Cristóbal Colón merecen ser celebradas. Él era un hombre adelantado a su época y un intrépido explorador y brillante navegante cuyo atrevido descubrimiento cambió el curso de la história”, continúan.
Añadieron que “con frecuencia Colón ha sido falsamente culpado por acciones de aquellos que vinieron después de él y es la víctima de calumnias horrendas sobre su conducta”.
Asimismo, uno de los voceros de Caballeros de Colón, Isaac Cuevas, explicó que “hace más de un siglo, el Ku Klux Klan en Colorado tenía en la mira a los católicos y a los italoestadounidenses. Una de las tácticas del Klan en todo Estados Unidos fue la denigración de Cristóbal Colón y el intento de supresión de la fiesta en su honor”, señaló.
.Afirmó que esta iniciativa “nos lleva de regreso a lo que el Klan esbozó en la década de 1920 con el fin de promover el resentimiento étnico y religioso y marginar e intimidar a las personas con diferentes creencias religiosas y orígenes étnicos”.
Esta no es la primera vez que Salazar promueve un proyecto de ley contra el Día de Colón. En el año 2016 lanzó una iniciativa para reemplazar esta fecha por el Día del Pueblo Indígena, pero fue rechazada en la legislatura estatal.
“Después de hablar con la comunidad de indios americanos y otras comunidades, ellos dijeron: ‘Realmente nunca queríamos un día: esto no es de lo que se trata. Esto se trata de suprimir un feriado del estado sobre un hombre que cometió un genocidio contra nuestro pueblo’”, expresó entonces Salazar al periódico Colorado Statesman.
Bajo la presión de algunos activistas indios norteamericanos y sus aliados, algunas localidades estadounidenses han dejado de celebrar el Día de Colón, mientras que otras han añadido festividades que buscan reconocer a quienes vivían en América antes de su llegada.
Por su parte, Delaney considera que el Día de Colón debe seguir celebrándose.
La figura de Cristóbal Colón ha sido importante para los católicos de Estados Unidos, especialmente para los italoestadounidenses, que vieron en su viaje pionero desde Europa una forma de validar su presencia en un país de mayoría protestante que a veces les era hostil.
Incluso durante el siglo XIX hubo propuestas para llevar adelante la causa de canonización del viajero italiano. En 1892 con ocasión del 400° aniversario del primer viaje de Colón, el Papa León XIII escribió la encíclica “Quarto Abeunte Saeculo” donde se refirió al deseo de Colón de difundir el catolicismo.
En ella el Pontífice también destacó cómo la fe católica de Colón motivó su viaje y lo apoyó en medio de sus fracasos.
Traducido y adaptado por María Ximena Rondón. Publicado originalmente en CNA.

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UN LIBRO DI ORE APPARTENUTO A CRISTOFORO COLOMBO

libro ore 1             libro ore 2

 

Un libro di ore, con tanto di codicillo all’uso militare, appartenuto a Cristoforo Colombo viene conservato all’Accademia dei Lincei. Gli sarebbe stato regalato dal papa. Si dice Alessandro VI. Più probabilmente da Innocenzo VIII. Il documento per la verità è controverso. Anche se reca come firma il criptico sigillo di sette lettere maiuscole con il quale l’Ammiraglio si firmava. La stretta relazione con Roma e la dizione militare esulano, difatti, dalla consueta vulgata-barzelletta-d’antiquariato, che circola ancora grazie alla cecità e all’ignavia dei colombisti. Per cui meglio parlare di un falso. Anche se alcuni si stanno velocemente aggiornando copiando e “scientificamente” dimenticando, grazie a volte anche all’escamotage del romanzo-saggio, chi ha cercato da 27 anni di aprire loro gli occhi. Ma gli stessi accademici riconoscono che questo è un classico, a dimostrazione della correttezza e dell’onestà dei cosiddetti professori-baroni, non contenti di sfruttare i loro allievi. Dimostrandosi più abili nello scippo che nella ricerca. D’altronde anche se il libro d’ore fosse un falso varrebbe la pena di prenderlo in considerazione. Quale ne sarebbe lo scopo? Rivelare in qualche modo che Colombo era un soldato di Cristo e che era stato l’inviato in America di papa Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo?

Ruggero Marino firma

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Definizione dei libri di ore (fr. livres d'heures; sp. horas; ingl. primers). - Si chiamarono così alcune raccolte di preci messe insieme ad uso dei fedeli e che, pur derivando dal breviario, comprendendo egualmente il calendario, l'ufficio della Vergine, i salmi penitenziali, le litanie e l'ufficio dei morti, non furono inclusi dalla Chiesa fra i veri libri di liturgia, come il messale e l'antifonario. Dapprima manoscritti e quasi sempre arricchiti di miniature, circolarono in gran numero specialmente in Francia; dopo l'invenzione della stampa originarono una fioritura di graziosi libri, prima in Italia (Officium Beatae Mariae Virginis), poi in Francia (livres d'heures) dove ebbero una voga enorme.
I primi libri d'ore erano formati dal salterio e da una specie di appendice, la quale a poco a poco si sviluppò fino a staccarsene; questa unione è constatata nei secoli XII e XIII, mentre dal secolo XIV troviamo i veri libri d'ore, esemplati per diocesi speciali, ma principalmente "à l'usage de Rome" o "à l'usage de Paris". Il grande favore di questi libri di preghiere fu originato evidentemente dalle miniature che li ornavano e dall'uso di regalarli ad amici e parenti. Quelli fatti per grandi personaggi oppure per principi regnanti sono spesso autentici capolavori: l'interesse artistico e il carattere religioso hanno servito a farli conservare meglio di ogni altro manoscritto, cosicché se ne conoscono a migliaia.
Con l'invenzione della stampa i primi Officium B. M. V. apparvero in Italia; prima senza decorazione, poi con poche silografie e infine ornatissimi: il più antico sembra essere quello stampato a Venezia da N. Jenson verso il 1472, di 204 carte in-16°.
Allo scopo di meglio imitare i manoscritti, questi prodotti tipografici furono ordinariamente tirati su pergamena, e spesso le silografie colorite a mano; così gli esemplari su carta sono assai più rari; essi sono poi specialmente ricercati dai bibliofili per la migliore tiratura delle incisioni.

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FU CHRISTOPHER COLUMBUS UN MARRANO EBREO?

Eugene Delacroix The Return of Christopher Columbus 1839        Christopher Columbus (?), di Sebastiano del Piombo, 1519

 

“Ci sono un sacco di prove che Christopher Columbus era un uomo di fede che cerca di aiutare i suoi fratelli a fuggire ad una morte certa o alla conversione in Spagna e che sognava di ricostruire il terzo tempio santo di Gerusalemme”, ha osservato Roni Segal, consulente accademico per la Israel Institute di Studi biblici.
La Georgetown University linguista Estelle Irizarry ha analizzato centinaia di lettere scritte a mano, diari e documenti di Colombo. Ha trovato che il linguaggio più utilizzato da Colombo era il 'Yiddish' altrimenti noto come “Ladino“.
Ladino è la lingua parlata dagli ebrei provenienti da paesi spagnoli. Il suo vocabolario è fatto di parole tratte dallo spagnolo, turco, greco ed ebraico. Oggi, si stima che tra 160.000 e 300.000 ebrei sefarditi (ebrei del Medio Oriente o di origine spagnola) in tutto il mondo hanno una certa conoscenza del ladino.
Inoltre colpisce il fatto che in alto a sinistra, nelle 13 lettere Colombo scrisse a suo figlio, si leggono le lettere ebraiche beit-hay (ב"ה). “Anche oggi, gli ebrei osservanti mettono queste lettere ebraiche sui loro documenti”, ha continuato Segal. “E 'l'acronimo di b'ezrat Hashem (בעזרת השם), che significa 'con l'aiuto di Dio'. Colombo non ha incluso queste lettere ebraiche nelle comunicazioni inviate ad estranei e le ha omesse nella lettera che scrisse al re Ferdinando“.
firma di Cristoforo ColomboDiversi studiosi spagnoli, tra cui Jose Erugo, Celso Garcia de la Riega, Otero Sanchez e Nicholas Dias Perez, ritengono che Colombo era in realtà un marrano che cercano di sfuggire alle persecuzioni.
La sua partenza avviene il giorno dopo Tisha B'Av (il 15 ° giorno del mese ebraico di Av, o 3 agosto 1492) quando il primo e secondo templi sono stati distrutti. La data coincide anche con il termine di quattro mesi proposto dal re Ferdinando e dalla regina Isabella per gli ebrei spagnoli a lasciare la Spagna o a convertirsi al cattolicesimo.
Nel suo testamento ha chiesto una parte del suo reddito andasse ai poveri e per fornire una dote alle spose bisognose. Si tratta di un'usanza ebraica comune. Inoltre, ha lasciato i soldi per un Ebreo che ha vissuto nel quartiere ebraico di Lisbona.
Simon Weisenthal scrive nel suo libro “Vele di speranza” che il viaggio di Colombo è stato motivata dal desiderio di trovare un rifugio sicuro per gli ebrei e per sfuggire all'Inquisizione spagnola. Colombo era un uomo profondamente religioso che ha sempre cercato di finanziare il ritorno di Gerusalemme e la ricostruzione del suo tempio santo.
Colombo ha firmato il suo testamento con una firma triangolare di punti e lettere simili a quanto si può leggere sulle lapidi dei cimiteri ebraici spagnoli. Criptogramma che ordinò ai suoi eredi di utilizzare come simbolo in perpetuo.
Anche se la storia sostiene che viaggio di Colombo è stato finanziato dalla regina Isabella, in realtà sembra che molti conversos ebrei ed ebrei importanti abbiano dato all'esploratore un prestito senza interessi. Numerose sono le citazioni di Isaia e di altri profeti nel “Libro delle profezie”.
Alla luce di questi fatti, la scoperta l'America, un paese simboleggiato da tolleranza religiosa e dalla libertà, va di pari passo con la sua eredità ebraica.

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Nulla di nuovo sotto il sole. Ogni tanto qualche professore rispolvera vecchie teorie senza aggiungere granché. Il primo a sostenere l’ipotesi del Colombo ebreo fu Madariaga. Noi siamo convinti che una componente ebraica in Colombo, nome diffuso fra i giudei, ci sia. Oltre a una profonda conoscenza della Cabbala. Nei nostri libri e nel corso delle ricerche lo abbiamo più volte documentato. Tanto più che anche il “suo papa”, Giovanni Battista Cybo, Innocenzo VIII, era figlio di un Aronne o Abramo. Nomi che suonano come un identikit del sangue.

Ruggero Marino firma

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ANCHE IL FIGLIO DI CRISTOFORO DIEGO MUORE IN STRANE CIRCOSTANZE

Statua di Diego Colombo figlio di Cristoforo Colombo        Diego Colombo        Cristoforo Colombo Diego Colombo

 

En enero de 1524, el administrador Diego Colón se encontraba en la corte de España tratando de resolver con el emperador Carlos V algunos problemas que tenía. En seguimiento del monarca, Diego sale rumbo a Sevilla. Lamentablemente en el camino enferma y muere en casa de Alonso Téllez Pacheco, en Puebla de Montalbán, el 23 de febrero de 1526. Sepultado en la cartuja de las Cuevas de Sevilla, durante muchos años permaneció en ese lugar, hasta que fue llevado a la ciudad de Santo Domingo, en la isla de La Española, que durante mucho tiempo gobernó. Diego había nacido alrededor de 1482, en la isla de Porto Santo, en el archipiélago de Madeira.
Era hijo de Cristóbal Colón y de la portuguesa Felipa Moñiz. La imagen romántica de Colón la presentan cuando este va por los caminos de la península Ibérica, rumbo a la ciudad de Huelva, con un niño pequeño tomado amorosamente de la mano. Colón pretendía dejar al pequeño de tres años con sus cuñados Miguel Muliart y Violante Moñiz, mientras él se entrevistaba en la corte con los monarcas, a fin de exponerles su proyecto de exploración, que lo llevaría a las Indias, navegando por el occidente. En el trayecto, padre e hijo visitaron por vez primera el monasterio de La Rábida. Fracasadas sus gestiones, en el otoño de 1491 Cristóbal Colón regresa a Huelva y recoge a su hijo y regresan a su tierr

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LA LEGGENDA È FALSA MA L’UOVO COSMICO-ALCHEMICO RIGUARDA ANCHE COLOMBO

Rebis Azoth di Basilio Valentino 1624          uovo di Colombo Dali

 

Abbiamo già visto che la leggenda dell’uovo di Colombo appartiene ad un evento precedente riguardante il Brunelleschi. La figura-simbolo dell’uovo, in quanto segnale di vita nuova-mondo-nuovo-resurrezione, nella sua dimensione cosmica o alchemica, può però ugualmente e perfettamente calzare per quanto riguarda l’impresa del navigatore. A questo proposito proponiamo un excursus tratto da un sito circa l’interpretazione in varie culture della figura dell’uovo. Accompagnandole con alcune immagini alchemiche ed un quadro di Salvador Dalì intitolato “L’aurora”.

Ruggero Marino firma

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Nella mitologia egizia, la Via Lattea sorse dalle acque con un sussulto di un monticello di terra (il classico tumulo di terra che altro non è se non un insieme di simboli inerenti il femminile e il maschile), venendo divinizzata con il nome di Dea Hathoe: Ra era all'interno di un uovo deposto su questo tumulo da un uccello celeste. Nella prima versione del mito della Ogdoad, la genesi del cosmo, questo uccello celeste è una oca anche se non viene spiegata lla sua origine, tuttavia dopo l'ascesa del culto di Thoth l'uovo si identificava come un dono di questo Dio, per questo motivo l'uccello celeste divenne un Ibis, simbolo di Thoth. Nella tradizione mitologica dei Veda, antichi documenti Induisti, le prime idee di un "cosmo a forma di uovo" derivano da alcune scritture sanscrite: il termine sanscrito per uovo cosmico è Brahmanda che deriva da Brahm che significa cosmo o espansione, più il termine Anda che significa uovo). Alcuni Purana come il Brahmanda Purana parlano estesamente di questo concetto, così come anche il Rig Veda ( RV 10,121 ) utilizza un nome simile per l'origine dell'universo: Hiranyagarbha, che letteralmente significa " feto d'oro" o " grembo d'oro".
Nel mito cinese di Pangu, sviluppato da monaci taoisti centinaia di anni dopo Lao Zi (Lao Tzè scritto anche in altre maniere perché tradotto da vari dialetti), l'universo ebbe inizio sotto forma di un uovo. Un dio di nome Pangu, nato dentro l'uovo, lo ruppe in due metà: la metà superiore divenne il cielo, mentre la metà inferiore divenne la terra; infine il dio Pangu morì e, porzioni del suo corpo, divennero diverse parti della terra. Nella mitologia delle Isole Cook (Polinesia), nel profondo Avaiki (gli Inferi), in un luogo descritto come simile ad un grande vuoto avente una forma di guscio di noce di cocco, abitava la dea madre primordiale, Varima-te-takere. Il suo dominio viene descritto come così stretto, che le sue ginocchia toccavano il mento, ed è da questo luogo che ella creò il primo uomo, Avatea, un dio della luce, un ibrido metà uomo e metà pesce, che fu inviato al mondo di sopra per portare la luce agli uomini. Si dice che Avatea avesse come occhi il sole e la luna.
Come detto fin qui, l'uovo non è altro che un simbolo ben conosciuto e usato in molte culture al mondo, non solo quelle che ho riportato, che riporta la simbologia inerente la vita, lo scaturire di una nuova esistenza ma ancora in latere, mentre, attorniato dal serpente che spesso lo accompagna nella sua raffigurazione, lo collega alla potenza attiva della generazione della vita che già si è sviluppata ma che attende nell'ombra del suo guscio, il momento adatto per rompere le barriere e venire al mondo, portando novità sotto ogni livello.

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SULLA DISPUTA SENZA FINE DEI RESTI MORTALI DEL NAVIGATORE

Cristoforo Colombo faro in Rep Dominicana 2      Cristoforo Colombo statue Parque Colon Santo Domingo      Cristoforo Colombo casa Alcazar Santo Domingo

 

Nelle foto da sinistra Il faro di Colon, la statua del navigatore e l’alcazar di santo Domingo.

Felix Makemka: correo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Cuando se determine que los restos del Almirante Cristóbal Colón se encuentran en el Faro a Colón, en Santo Domingo, la República Dominicana podría obtener ingresos que podrían superar los 15.000.000 de Euros por el interés de observar las cenizas del hombre de Mar, a 524 años del Descubrimiento de América. Lo mismo aconteció en España con la exposición itinerante de los objetos históricos del Crucero Titanic, hallados en las profundidades del los océanos.
El Ministerio de Cultura y la Academia de Ciencia Dominicana tienen la responsabilidad de dar el primer paso para investigar el paradero de los restos del Gran Almirante, con las experticias correspondientes a través del ADN en Sevilla, España, y en Santo Domingo, República Dominicana. La sociedad espera la iniciativa del Presidente Danilo Medina y del titular de Cultura, Pedro Vergés Cimán, encaminadas a las tareas investigativas sobre el marino histórico, por la monumental importancia que tiene para la riqueza cultural y el turismo dominicano.
En correspondencia, se espera también iniciativas del Gobernador del Faro a Colón, Mario Bonnetti, y del Viceministro de Cultura, Bonaparte Grauterox Piñeiro, este último por el interés mostrado respecto de los huesos del insigne marino. La señora M. García O, plantea que el Gobierno podría encontrar financiamiento a través de entidades públicas y/o privadas para emprender el proyecto científico de realizar el análisis del cromosoma “Y” a los restos de Colón y/o de sus familiares, para cotejarlos luego con los realizados en Sevilla, España, puesto que el resultado sería el mismo, ya que los restos tanto de España como de la República Dominicana son de miembros de la familia Colón, y por ese motivo tendrían todos el mismo cromosoma “Y”.
La señora M. García O. explica que si existiere voluntad política y el gobierno de la República Dominicana diese su autorización, sería posible hacer los estudios de ADN a los restos de Colón porque tiene el convencimiento de que existen científicos que estarían dispuestos a practicarlo de forma honorífica, e incluso si esto no llegara a producirse sería muy probable que se encontrase la manera de financiarlo sin que el gobierno dominicano tuviera que soportar el coste de la realización del análisis del cromosoma “Y”. No hay motivos para no intentar realizar un análisis genético a los restos que descansan en el Museo Faro a Colón, puesto que existen tres documentos sobre el exámenes anteriores, con fechas de 1877, de 1945 y de 1959 que coinciden en numerar características físicas que indican una enfermedad reumática como la que padecía el antiguo marino y que no padecía ningún otro miembro de la familia de los enterrados en Santo Domingo, lo cual ya indica por descarte que los restos examinados en la República Dominicana son de Cristóbal Colón.
Es preciso tener en cuenta que el tiempo corre en contra porque las condiciones medioambientales de humedad y salinidad están degradando el ADN de los huesos en el Museo Faro a Colón, y que puede que en un futuro ya no puedan hacerse los análisis por estar el ADN corrompido.
Esto sería una verdadera pérdida para la República Dominicana porque los restos podrían incluso llegar a ser declarados Patrimonio de la Humanidad si las investigaciones determinasen de una manera científica que pertenecen a Cristóbal Colón. Por su mostrado interés social, el geólogo Osiris De León, miembro de la Academia de Ciencias de la República Dominicana, pudiera impulsar el desarrollo de las tareas investigativas sobre los esqueletos de Colón.
Los científicos españoles aseguran que los huesos del universal navegante se encuentran en Sevilla desde 1899 después de un periplo por conflictos históricos, llegando a ser depositados en la Catedral de Valladolid, en el Monasterio de la Cartuja de Sevilla, luego en la República Dominicana, y más tarde en la Habana, Cuba.
Pero el historiador dominicano Carlos Dobal sostiene la hipótesis de que una parte de los restos de Colón están aquí, en la República Dominicana, y otra en España, en la Catedral de Sevilla. Según los últimos estudios de ADN mitocondrial realizados en la Universidad de Granada en 2006, donde se contrastaron los restos de Colón con los de su hermano mayor Diego, los huesos que se encuentran en Sevilla son auténticos.
Pero un equipo de investigación, dirigido por el doctor José Antonio Lorente, médico forense y director del Laboratorio de Identificación Genética de la Universidad de Granada, ha estado tratando de establecer de manera definitiva el lugar de nacimiento de Cristóbal Colón y el sitio donde se encuentran depositados sus huesos.
La idea del grupo se centra en contrastar el ADN mitocondrial, procedente de la madre, de los restos de Diego Colón, hermano del Descubridor, custodiados en la Cartuja de Sevilla, con los que se cree corresponden a Cristóbal Colón que están en la Catedral de Sevilla. Si ese colectivo de investigación de la Universidad de Granada consigue cotejarlos en un 100%, quedaría probado que los esqueletos corresponden a dos hermanos maternos, lo que demostraría que los restos de Cristóbal Colón están en la Catedral de Sevilla y no en el Monumento a Colón en Santo Domingo.
Las noticias recientes dan cuenta de que, después de más de dos años de estudios genéticos y antropológicos, los investigadores de la Universidad de Granada lograron comprobar, en base a resultados de prueba de ADN, que los restos que se encuentran en Sevilla son los de Cristóbal Colón.
Y que dichas osamentas no llegan a constituir el 15% de la totalidad del esqueleto del Descubridor de América. Sánchez Barba afirma que apenas son 150 gramos de huesos lo que queda de esa venerable reliquia.
Los restos del descubridor de América Cristóbal Colón deberían reposar en el lugar que siempre deseó el marino histórico, la isla de Santo Domingo, República Dominicana, por un consenso de la comunidades de Europa y América, y por que fue en esta media isla donde el Gran Almirante tocó tierra, planto su Fuerte de la Navidad y dio inicio a la colonización del llamado Nuevo Mundo.

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IL MISTERO DELLA TOMBA DI COLOMBO. ANCHE LE OSSA SONO SENZA PACE

Cristoforo Colombo tomba Siviglia     Cristoforo Colombo in catene statua      Cristoforo Colombo tomba catafalco Siviglia

 

6 agosto 2015

Cristoforo Colombo, l’uomo che scoprì le Americhe mentre cercava di trovare una nuova via verso le Indie Orientali, continua ad offrirci una messe di quesiti insoluti. Innanzitutto. Si pensava che le sue origini fossero genuinamente genovesi; invece no, perché pare che i cugini spagnoli e i cugini di secondo grado portoghesi abbiano avanzato l’ipotesi che il buon Colombo, o Colòn, fosse delle loro parti. Poi c’è il grande busillis riguardante il suo luogo di sepoltura.

Da Palos a San Salvador. Per ricostruire la vicenda della morte di Colombo, è necessario partire da lontano, cioè dalla sua prima impresa verso il Nuovo Mondo. Nel 1492 Cristoforo, non più marinaio di primo pelo, si rivolse a Sua Altezza il re di Portogallo, Giovanni II, per offrirgli i suoi servigi in qualità di esploratore di una nuova rotta verso le Indie. Colombo aveva infatti sviluppato la convinzione che fosse possibile raggiungere il continente orientale anche attraverso l’Oceano Atlantico, essendo la Terra rotonda. Ma il sovrano portoghese trovò l’idea del marinaio alquanto bizzarra e lo congedò con un diniego.
Il buon Cristoforo non desistette e si recò allora presso la corte dei re di Castiglia e di Aragona, la “coppia d’oro” del Quattrocento: Ferdinando e Isabella. Qui dopo anni di insistenze Colombo ebbe le sue navi e il suo equipaggio – nonché la promessa di consistenti guadagni dagli eventuali scambi commerciali che sarebbero derivati dalla nuova rotta, e pure la certezza di acquisire il titolo di viceré. Il 3 agosto 1492 salpò dal porto di Palos de la Frontera con la Santa Maria, la Niña e la Pinta e novanta uomini ai suoi comandi, tutti marinai esperti scelti dall’armatore Martin Pinzon. Il 12 ottobre dello stesso anno, Rodrigo de Triana, un marinaio della Pinta, scorse terra: è l’isola che Colombo avrebbe chiamato San Salvador, avamposto del Nuovo Mondo.

Cristoforo Colombo faro in Rep DominicanaLe catene della prigionia di Colombo e la sua triste fine. Al primo viaggio verso le Americhe, ne seguirono altri tre. Furono molto meno fortunati, per Colombo, che si ammalò e a un certo punto fu addirittura ridotto in catene. Durante il terzo viaggio, infatti, scoppiò una rivolta a Santo Domingo, città fondata dal fratello Diego. Colombo, Diego e Bartolomeo furono fatti prigionieri dall’inviato regale Bobadilla e caricati sulla Gorda. Giunti in Spagna, Cristoforo spedì una lettera alla sua protettrice Isabella, la quale ottenne di fare liberare il marinaio, a cui però fu tolto il titolo di viceré.
La prigionia e il trattamento subito indignarono oltremodo Colombo, il quale formulò in questa occasione una richiesta particolare, e cioè che il suo corpo venisse inumato insieme alle catene che lo avevano legato nel suo viaggio di ritorno. Questo dato è confermato dal figlio Fernando, in un’opera che pubblicò a Venezia nel 1571: «Egli aveva preso la decisione di conservare queste catene come delle reliquie, a testimonianza del prezzo che egli aveva ricevuto in cambio dei suoi servigi. Egli le aveva infatti conservate. Io le ho viste qualche tempo dopo nella sua camera, dove le aveva appese ed egli aveva inoltre disposto che le stesse fossero deposte nel suo sepolcro».
Ed ecco che, con la parola “sepolcro”, ci avviciniamo al nocciolo della questione. Con l’inizio del Cinquecento, il vecchio Colombo, stanco e malato, decise di restare nel Regno di Castiglia. Continuò a brigare per riottenere il titolo che gli era stato tolto, a suo avviso ingiustamente, e tanto fece che alla fine re Fernando (Isabella era morta da tempo) cedette: Colombo ebbe Carrion de los Condes, ma la concessione non soddisfece l’avido marinaio, che così morì inappagato e amareggiato a Valladolid, il 20 maggio 1506, per un attacco di cuore.

Un riposo senza pace. Cristoforo Colombo aveva disposto nelle sue ultime volontà di essere sepolto in America, ma venne accontentato solo molto tempo dopo la sua morte. Inizialmente, infatti, fu inumato nella cripta di un monastero a La Cartuja e, nel 1509, fu trasferito nella cattedrale di Siviglia. Nel 1537, finalmente, le spoglie di Cristoforo e quelle del fratello Diego furono portate a Hispaniola, nella cattedrale di Santo Domingo. I resti dello scopritore del Nuovo Mondo, però, erano destinati a non avere pace. Nel 1795 i soliti maneggi politici portarono la Spagna a cedere Santo Domingo ai francesi, ma per impedire che i resti di Colombo finissero nelle mani della gente d’Oltralpe, gli spagnoli provvidero a trasportarli a L’Avana e, nel 1898, di nuovo a Siviglia, all’interno di un maestoso catafalco nella cattedrale della città.
La storia sembrerebbe essersi conclusa: dopo un lungo peregrinare, le ossa del marinaio sono tornate nel Vecchio Mondo, esattamente dove Colombo non avrebbe voluto riposare. Ma è a questo punto che sorge il mistero che avvolge la tomba del navigatore. Nel 1877, infatti, i lavori di restauro nella cattedrale di Santo Domingo riportarono alla luce una cassa di piombo recante la scritta “Cristobal Colòn”. Ci si era sbagliati, dunque? Colombo non se n’era mai andato dalla sua Santo Domingo e gli spagnoli erano stati gabbati con i resti di qualcun altro, magari proprio del fratello Diego? I dominicani non avevano dubbi. Nel 1992, in occasione del 500esimo anniversario della scoperta delle Americhe, i resti furono traslati nel Faro di Colombo, enorme monumento eretto per l’occasione.

Le ultime scoperte (ma il mistero resta). Gli Spagnoli, però, non erano proprio persuasi che quelli fossero veramente i resti di Colombo, e così chiesero ad alcuni esperti, genetisti e storici, di approfondire la questione. Nel 2003 Antonio Lorente ha confrontato il DNA delle ossa del Colombo sivigliano con quelle che, senz’ombra di dubbio, sono del fratello Diego, la cui tomba si trova nel sud del Paese. Marcial Castro, storico e coordinatore del progetto, ha chiesto ai colleghi dominicani di procedere ad una verifica dei loro resti, poiché non è affatto da escludere che, durante i numerosi trasferimenti subiti dalla povera salma, qualche pezzo sia rimasto anche nell’isola caraibica. Juan Bautista Mieses, direttore del Faro di Colombo (Columbus Lighthouse), ha però opposto un netto rifiuto. Ad oggi, non sappiamo se a Santo Domingo sia rimasta una parte dei resti di Colombo. La questione rimarrà aperta, almeno fino a quando le autorità dell’isola caraibica non decideranno di dare il via ad analisi approfondite.

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UN FALSO L’ANEDDOTO DELL’UOVO DI COLOMBO: RIGUARDA BRUNELLESCHI

uovo di Colombo 1        uovo di Colombo Vincenzo Maugeri        uovo di Colombo 2        uovo di Colombo Dali

 

uovo di Colombo Firenze cupola Santa Maria del FioreL'uovo di Colombo è un aneddoto popolare diffuso come modo di dire in diverse lingue per designare una soluzione insospettatamente semplice a un problema apparentemente impossibile. L'origine è riconducibile a un aneddoto popolare, probabilmente falso, che ha per protagonista il navigatore genovese Cristoforo Colombo.
Dopo il suo ritorno dall'America nel 1493, Colombo fu invitato a una cena in suo onore dal cardinale Mendoza. Qui alcuni gentiluomini spagnoli cercarono di sminuire la sua impresa dicendo che la scoperta del Nuovo Mondo non sarebbe stata poi così difficile e che chiunque avrebbe potuto riuscirci se avesse avuto i suoi mezzi. Udito questo, Colombo si indignò, e sfidò i nobili spagnoli in un'impresa altrettanto facile: far stare un uovo dritto sul tavolo. Ognuno di loro fece numerosi tentativi, ma nessuno ci riuscì e rinunciarono all'impresa. Si convinsero che si trattava di un problema insolubile e pregarono Colombo di dimostrare come risolverlo, cosa che lui fece immediatamente: si limitò a praticare una lieve ammaccatura all'estremità dell'uovo, picchiandolo leggermente contro lo spigolo del tavolo. L'uovo rimase dritto. Quando gli astanti protestarono dicendo che lo stesso avrebbero potuto fare anche loro, Colombo rispose: «La differenza, signori miei, è che voi avreste potuto farlo, io invece l'ho fatto!».

uovo di Colombo Spagna Sant Antoni de PortmanyL'attribuzione dell'aneddoto a Cristoforo Colombo si ritrova per la prima volta in un'opera dello storico Girolamo Benzoni. In precedenza l'aneddoto era stato attribuito all'architetto fiorentino Filippo Brunelleschi dal suo concittadino Giorgio Vasari. Brunelleschi voleva assicurarsi l'appalto per la costruzione della cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore (la famosa cupola del Brunelleschi). Invitato a spiegare i dettagli del metodo che intendeva usare per elevare la cupola, avrebbe sfidato i suoi concorrenti a far star dritto un uovo sul tavolo. L'aneddoto prosegue come nel racconto attribuito a Colombo, ma la conclusione (se non altro più adeguata al contesto) è il commento finale di Brunelleschi, che riportiamo nelle parole di Vasari: rispose loro Filippo, ridendo, che gli arebbono ancora saputo voltare la cupola, vedendo il modello o il disegno. Tuttavia, lo stesso Vasari ammise di essere venuto a conoscenza dell'episodio solo per sentito dire.

A Sant Antoni de Portmany presso Ibiza in Spagna c'è una statua a forma d'uovo con un buco al centro nel quale è collocato un modello in miniatura della Santa María. La statua fu eretta nel 1990 in onore dello scopritore delle Americhe, che secondo una leggenda locale sarebbe nato sull'isola d'Ibiza.[ Da allora, l'uovo è diventato il simbolo più importante del paese.
Alla World Columbian Exposition, una fiera che si tenne a Chicago nel 1893 in occasione del quattrocentesimo anniversario della scoperta dell'America, il fisico e inventore Nikola Tesla presentò un dispositivo da lui messo a punto denominato Uovo di Colombo. L'uovo di Colombo di Tesla era fatto di rame e non presentava alcuna ammaccatura sul fondo, ma si manteneva dritto su un'estremità perché veniva fatto girare costantemente intorno al suo asse grazie all'azione giroscopica di un campo magnetico rotante.

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L'uovo in molte culture è simbolo di nuova nascita, di energia vitale, di ritorno alla vita, di resurrezione. L'uovo cosmico, fonte dell'energia creatrice dell'universo, è un'immagine evocata dagli antichi popoli della Mesopotamia, dagli Egizi, dai Greci, dai Celti, dalla religione induista, fino ad arrivare in Finlandia, in Polinesia, in Africa. Senza contare il peso dell'uovo nel mondo dell'arte, della musica, della letteratura, dei fumetti, da Piero della Francesca a Salvador Dalì, dai Gong (Angel's Egg) fino a Bjork (Cosmogony), Bulgakov (Le uova fatali) e Carl Barks (Paperino e le uova quadre).

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uovo di Colombo 3     uovo di Colombo 4

Il simbolismo dell'Uovo - L'Angolo di Hermes: www.angolohermes.com/Simboli/Uovo/Uovo.html

Ancora, ritroviamo il tema simbolico dell'uovo, principio femminile, e della lancia, l'equivalente maschile, nei cornicioni decorativi di moltissimi templi, sia antichi ...

Il simbolismo dell'Uovo - L'Angolo di Hermes: www.angolohermes.com/Simboli/Uovo/Uovo_2.html

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ANCHE CON GLI STEMMI SI FALSA LA STORIA DI CRISTOFORO COLOMBO

COA Duke of Medinaceli         COA Dukedom of Medina Sidonia         stemma lettere Colombo         COA House of Colon         Escudo de Isabel y Fernando

 

Il duca di Medinaceli e il duca di Medinasidonia, i due grandi di Spagna, sostennero lo “sconosciuto straniero” Cristoforo Colombo, che fu anche loro ospite. Le loro ricchezze erano superiori a quelle dei reali e si offrirono di finanziare la spedizione del navigatore, ma ottennero un rifiuto da Isabella e Ferdinando. Strani incontri e relazioni per un “marinaretto povero e ignorante”, come vorrebbe la esilarante tradizione. Probabilmente una solidarietà fra cavalieri (come spesso è rappresentato, con un cimiero, Colombo), senza contare che la parola Medina, presente nei due cognomi, indica chiaramente una connivenza con l’Islam di El Andalus. In linea con il pontificato di un papa, Innocenzo VIII, figlio di un Aronne (ebreo) e nipote di una Sarracina (musulmana), che inseguiva, prima della definitiva crociata con l’oro che sarebbe venuto dalle Indie, l’estremo tentativo di una pace fra le tre grandi religioni del libro. Grazie all’inviato Christo Ferens, come si firmava Colombo. Che nel suo criptogramma misterico aggiungeva una X una M e una Y: Cristo, Maometto, Yaweh. Chi ci segue sa anche che Colombo aveva uno stemma, che fu confermato e arricchito di nuovi quarti, dopo il successo del suo viaggio, dalle teste coronate di Spagna. Qualcuno si premurò di aggiungere in seguito “Por Castilla y por Leon Nuevo Mundo hallò Colòn”. L’ennesimo gioco di prestigio per falsare la storia. Leone (presente anche nello stemma dell’isola greca di Chio, presunta patria dell’ammiraglio) e castello erano quanto mai comuni negli stemmi. Basta guardare quelli proprio dei due grandi di spagna, per metà quasi identici (a sinistra Medinaceli a seguire Medina Sidonia e poi quelli di Colombo) a quelli del navigatore. E soprattutto quello (ultimo a destra) dei re cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, che non ha nulla a che vedere con gli stemmi precedenti.

Ruggero Marino firma

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I FRATELLI COLOMBO: UNA STIRPE DI NOBILI CAVALIERI

stemma Cristoforo Colombo        Diego Colombo        Bartolomeo Colombo        simbolo araldico dei Colombo

Columbus landing on Hispaniola       Christopher Columbus on board his ship during his first voyage to America       Columbus landing on Hispaniola paint

emblema Innocenzo VIII        Andrea Mantegna dettaglio sala del mappamondo Palazzo Venezia        stemma Perestrello        stemma famiglia Barbo

In alto: da sinistra uno degli stemmi di Colombo, il fratello Diego, il fratello Bartolomeo e lo scudo della famiglia Colombo.
In basso: l’emblema di Innocenzo VIII, quello congiunto Cybo-Barbo ad opera del Mantegna a Palazzo Venezia, e quelli infine dei Perestrello e del Barbo, patriarca di Aquileia.

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COLOMB, GRAND MAITRE DU TEMPLE

Colombo, gran maestro del Tempio

 

scudo templare con croce di maltaRiceviamo e pubblichiamo:

Un des grands mystères attachés à Christophe Colomb, outre ceux de sa naissance et de la paternité de la découverte de l’Amérique, est celui de sa signature dont voici la reproduction. Pour Maurice Privat et Joseph Hariz [1], Colomb était magicien, et sa signature prouve son appartenance à L’Ordre du Temple, dont il aurait été le Grand Maitre. Cette signature contient deux triangles pointés (nous en voyons quatre !). « La dernière ligne xpo ferens qui signifie Christoferens, exprimait la devise de Colomb, le porteur du Christ, devenue son prénom. La troisième ligne fait allusion au fait qu’il combattait les Maures sous les murs de Grenade, en costume de franciscain [2]. C’est sous la bure monacale qu’il débarqua après son deuxième et son quatrième voyage… X, M, Y, expriment Christ, Marie ou Méryen, Joseph ou Yousouf, les mots de reconnaissance des tertiaires. Il ne restait plus à trouver que la clef du triangle ainsi formé. Éliminons l’A central (Maurice Privat a vite raison des difficultés !) et nous obtenons le triple triangle. Nous y reconnaissons la figuration des pyramides d’Égypte. Colomb atteste donc indiscutablement son initiation … »

[1] Le Grand Nostradamus No 1, mai 1934. Cette revue a cessé de paraître vers 1936.
[2] C’est une allégation dont nous n’avons trouvé trace nulle part.

Robert Charroux, Le livre du passé mystérieux (1973)

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CRISTOFORO COLOMBO: UN GRECO-GENOVESE

Sono molti gli indizzi che dimostrano che Colombo conosceva la lingua greca.

Una teoria plausibile sostiene che Colombo possa essere nato a Chio che faceva parte dei possedimenti genovesi del mare Egeo.

 

CHIO stemma      CHIO stemmi      Colombo stemma

 

Chios ottomana    Chio stemma    Chio map

Da notare nello stemma di Chio che il castello rappresentato è identico al castello che figura nel primo quarto dello stemma di Cristoforo Colombo.

http://www.giustiniani.info/chios.html

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I COLÒN DE PORTUGAL IN S.BERNARDINO ALLE OSSA A MILANO

S Bernardino alle ossa 1     S Bernardino alle ossa 2     S Bernardino alle ossa 3     S Bernardino alle ossa 4

 

San Bernardino alle Ossa, insieme all’Ossario, affonda le sue origini nel XIII secolo condividendole con l’antico e non più esistente ospedale del Brolo, destinato alla cura dei lebbrosi. L’ospedale venne edificato nel 1127 insieme ad un cimitero e solo nel 1210 venne costruita la camera destinata ad accogliere le ossa dei malati defunti. La primitiva Chiesa di San Bernardino alle Ossa sorse nel 1269 proprio al fianco dell’Ossario…
Nella cappella a destra dell’unica navata, c’è un altare barocco di marmo con una pala, opera di Federico Ferrario, che rappresenta “Santa Maria Maddalena in casa del fariseo”. Nella stessa cappella c’è la tomba di famiglia di alcuni discendenti, in linea materna, di Cristoforo Colombo: Pietro Antonio e Giovanni di Portogallo Colon Conti della Puela e della Veragua. Ai lati dell’altare sono visibili gli stemmi della famiglia con il motto: “Colon diede il Nuovo Mondo alla Castiglia e al Leon”.
Wikipedia riporta che nella cappella vi sia l’iscrizione “Pietro Antonio e Giovanni di Portogallo Colon Conti della Puela e della Veragua” ma di questa iscrizione non c’è alcuna traccia. Ho chiesto al custode se ci fosse un’iscrizione sotto il tappeto rosso (con pianta annessa) ai piedi dell’altare che si vede nella foto ma mi ha risposto negativamente.

Riportato quanto ho trovato ci sono vari errori/anomalie:

  • Lo stemma della tomba rappresenta la famiglia Colon de Portugal, duchi di Veragua.
  • La citazione “in linea materna” potrebbe nascondere un errore che ricorre facilmente quando si traduce letteralmente da una lingua ad un’altra: più che “in linea materna” sarebbe più corretto dire “in linea femminile” poiché dopo i primi due duchi di Veragua, Diego Colombo e suo figlio Luis, il ducato fu ceduto alla Corona dallo stesso Luis per 17.000 ducati e successivamente fu donato da re Filippo II ad una figlia di Luis, Felipa Colon de Toledo terza duchessa di Veragua deceduta però senza alcun erede. Quindi il titolo passò per via femminile alla famiglia de Portugal y Melo. Jorge Alberto de Portugal y Melo, primo conte di Gelves, aveva infatti sposato una figlia di Diego, Isabela Colon de Toledo. Loro nipote Nuño Alvares Pereira Colon de Portugal fu nominato infine quarto duca di Veragua.
  • La contea di Puela semplicemente non esiste. Esisteva la contea di Puebla che si trovava a breve distanza da Città del Messico e nel 1762 viene nominato vescovo di Mantova da Clemente XIII Giovanni della Puebla. Essendo la tomba del 1768 è con ogni probabilità lui il Giovanni che viene nominato. Per crearlo vescovo di Mantova, Papa Clemente lo scioglie dall’Arcivescovado di Pirga nell’isola di Cipro così come riporta Leopoldo Cammillo Volta nel suo “Compendio alla Storia di Mantova” (1807): “Da due anni Clemente XIII avea nominato in Vescovo di Mantova Mons. Giovanni del Portogallo Conte della Puebla sciogliendolo dal vincolo che lo legava all’Arcivescovado di Pirga nelle parti degl’Infedeli e permettendogli di conservare il titolo d’Arcivescovo”.
  • Veragua era un ducato e non una contea. Quindi nell’opuscolo della chiesa e nel sito del Comune di Milano c’è un palese errore. I due uomini sepolti quasi certamente non sono duchi di Veragua (nessuno dei due compare nella lista ufficiale, in quegli anni il duca-consorte è James Fitz-James Stuart, duca di Veragua per aver sposato la duchessa Catalina Ventura Colón de Portugal y Ayala-Toledo )e quindi potrebbero essere semplicemente un paio di componenti della famiglia medesima.
  • Non ho trovato alcun Pedro Antonio de Veragua. Esistono però due possibilità a dir la verità molto traballanti:
    1. Pedro Colon de Portugal morto nel 1674 (quindi un centinaio di anni prima della tomba, forse troppi per poter esser lui), figlio naturale del quarto duca di Veragua, Nuño Alvares Pereira Colon de Portugal, fratellastro del quinto duca Alvaro Jacinto e quindi ziastro del sesto duca Pedro Nuño Colon (nominato vicerè di Nuova Spagna e deceduto solo 5 giorni dopo aver preso possesso dell’incarico a Città del Messico).
    2. Alcuni componenti della famiglia Colon Larreategui coevi della tomba ma apparentemente privi di legami con i duchi di Veragua: Pedro Colon, Anton Colon e Pedro Anton Colon.

Il perché questi due lontani discendenti di Colombo siano sepolti a Milano lo ignoro completamente e dopotutto nella cappella non è presente alcuna traccia che possa far pensare alla presenza di tombe. Sull’altare è però presente una croce (che manca nell’altare gemello della cappella opposta) che ricorda molto la croce di Colombo.
Infine le mostro una foto completa della tomba con il piccolo dettaglio della vetrata in cui compare S.Francesco.

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DA ORIENTE A OCCIDENTE IL SOGNO DELLA "PLENITUDO" DELLE GENTI

Credere o dubitare? Marco Polo o Cristoforo Colombo? La via della salvezza cristiana si intreccia indissolubilmente con la bramosia di potere che domina spesso l'animo umano. Fidarsi dei racconti scritti da un uomo che viaggiò e vide... o credere che la scoperta del Nuovo Mondo avvenne per caso?

Martin BehaimSi possono esaminare carte, si possono esaminare mappamondi. Erano, nella non conoscenza totale dei due emisferi, lavori “in progress”. Per giustificare la presenza di terre “scomode”, che non dovrebbero comparire, dato che verranno “scoperte” solo successivamente, gli studiosi affermano che  i geografi ritraevano anche ciò che ignoravano, ma di cui presumevano soltanto l’esistenza. Se non altro per bilanciare il peso dei continenti sulla sfera del mondo. Un ragionamento tanto risibile quanto pretestuoso. Se l’Antartide ricorrente in quelle carte, secoli prima di essere scoperta, tutto sommato, non è molto diversa da quella che conosceremo, perché altrettanto non accade per le Americhe, che non appaiono mai? Perché si disegnerebbe un terra artica al sud inospitale e refrattaria ad ogni colonizzazione, ricca solo di ghiaccio (per la verità si disegna anche un’Antartide popolabile, come nelle ere precedenti)? E non un’India-cornucopia ricolma di ogni ben di Dio, un oriente estremo eternamente vagheggiato, al punto da essere il toponimo corrispondente al paradiso in terra? O dell’Eden si aveva e si doveva avere una conoscenza segreta? O reale, ma forse parziale, tanto da fare credere che potesse essere un’isola o più isole, in un interrogativo non risolto? Che impedisce di poterle chiamare continente?Martin Behaim mappamondo legno

Anche successivamente alla “scoperta” l’America viene disegnata pezzo dopo pezzo, man mano che si va avanti nella verifica dell’estensione di quelle terre. E se Antilya-Cipango non fosse un’isola, ma un pezzo di America? Una parte di cui qualche lontano navigatore aveva avuto conoscenza? La desinenza in “ango” più che di origine orientale è ricorrente nella lingua attuale del Latinoamerica, specie in riferimento, ma non solo, a località geografiche, prevalentemente messicane (Durango, Quezaltenango, Chimaltenango, Huehuetenango, Chichicastenango…). Mentre ancora oggi vicino a Città del Messico c’è un centro chiamato proprio Xipangu e non lontano da Acapulco Chilpancingo; mentre stupendi tesori di oreficeria sono stati trovati di recente nella zona del Perù settentrionale di Sipan (Xipan, n.d.a.). Nella tomba contenente la mummia del corpo del “signore” una verga doro “era stata messa nella bocca del morto forse l’equivalente andino dell’”obolo di Caronte””(1). Si potrebbe addirittura aggiungere che l’area della civiltà maya, stralciata dal resto del continente americano, è molto più simile alla configurazione del Cipango di quanto non lo sia il Giappone. 

Ma veniamo a quello che viene considerato il primo mappamondo sferico, datato 1492, realizzato dal boemo Martin Behaim, in Portogallo. Uno studioso che Colombo conobbe e con il quale si consultò. Che viene considerato uno dei suoi ispiratori. Che venne nella “caput mundi” della cristianità, dove incontrò Toscanelli. Behaim era allievo del Regiomontano, un astronomo tedesco discepolo di Georg Peurbach, grande amico del cardinale Cusano, altra mente universalistica. Ambedue vennero in Italia, anche nella Firenze dei Medici. La cerchia dei sapienti si allarga: Roma ed alcuni nomi continuano ad essere sempre presenti(2). Nell’originale del Behaim conservato nell’Archivio di famiglia a Norimberga il Cipango è situato  nell’oceano atlantico, a metà strada fra le Azzorre e il continente asiatico, in una posizione quasi perfettamente intermedia. Se in quel tipo di rappresentazione (non siamo in grado di giudicare il criterio della proiezione) si cercasse di inserire le Americhe, come è stato fatto, sulla copertina e sul retro di un libro del 1992, relativo a “I Francescani sulle orme di Cristoforo Colombo”, il Cipango di Behaim verrebbe ad incidere quasi completamente in territorio americano. In una collocazione che rispetterebbe, sia pure relativamente, la posizione del Messico. Ma in quel mappamondo c’è di più: una grande isola a nord, facente parte di un vasto arcipelago, è chiamata Cathay. Non ha nulla a che vedere con la Cina. Era il Cathay di Colombo?

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UNA MAPPA SCONCERTANTE (1475?)

Una Geografia di Tolomeo di quell'anno mostra interamente il nord ed il sud America oltre ad una sconfinata terra verde che dovrebbe essere l'Australia e che verrà scoperta solo secoli dopo.

Mappamondo di BehaimUna mappa sconcertante, una mappa per alcuni aspetti incredibile. Più sorprendente e sconvolgente, per molti aspetti, di quella che anni fa scoprii, sì scoprii per primo, affrescata nelle stanze di Teglio. Una mappa ancora una volta immersa nel mistero. Da oltre venti anni ormai “navighiamo” sulle orme di Cristoforo Colombo, per ribaltare quella “barzelletta d’antiquariato”, che ci propinano da oltre cinque secoli in merito alla “scoperta dell’America”. L’evento che ha cambiato le sorti del mondo e dell’umanità. È ovvio che, in questo contesto, ci si debba occupare anche di carte geografiche, il che non è sempre facile ed agevole per chi si addentra in perfetta buona fede e con tanta buona volontà, ma non possedendo gli strumenti del mestiere, con tutti i rischi del caso, in quel labirinto, pieno di colori ed immagini, di didascalie e di inchiostri, rappresentato dalle antiche mappe geografiche. Quanto meno di quelle superstiti, perché la storia, in questa fascinosa branca del sapere, pare costellata da un vero e proprio “mappicidio”. In un cimitero di capolavori spariti. Difatti sono decisamente di più le carte perdute che quelle sopravvissute. Anche in questo caso dovremmo chiederci perché.

Da lungo tempo eravamo in caccia di una rappresentazione del mondo che, a prima vista, ci era apparsa “anomala”, per molti versi “impossibile”. A metterci sulla nuova pista era stata la lettera, come capita spesso, di un lettore di uno dei miei libri.Mappamondo di Behaim Come una lettera al giornale al quale lavoravo aveva dato il là alla mia ventennale ricerca colombiana. La missiva, giunta attraverso il cyberspazio, diceva: “Buongiorno Sig. Marino, voglio prima di tutto presentarmi: sono nato a Firenze 64 anni fa e ivi residente. Nel 1996 venni in possesso per caso di una cartolina che riportava una mappa antica. La cartolina, insieme a video, libri, ecc. faceva parte di una presentazione curata dal Ministero per i Beni  Culturali e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana per promuovere le grandi manifestazioni denominate “Bimillenario di Cristo". Questi materiali-souvenir potevano essere liberamente acquistati. Per quanto mi riguarda comprai due cartoline ed un video "Vedere i classici". Fui attratto da questo “merchandising” perché da molti anni amo interessarmi di tutto quello che può riguardare la nostra storia. La mia ricerca, tengo a precisare è di carattere personale e riservato, tanto è vero che benché abbia fatto ricerche per mio conto, non mi sono mai rivolto a qualcuno. Vengo al dunque, ma lo faccio riportando prima uno scritto  come introduzione così che possa aiutarmi ad essere il più chiaro e conciso possibile, a proposito della Rivoluzione cartografica del Rinascimento: “Il sec. XV vide una rivoluzione della cartografia in Europa. Il primo importante passo fu compiuto con la traduzione in latino della Geografia di Tolomeo, iniziata da Manuel Chrysoloras e completata nel 1410 da Jacopo Angeli da Scarperia. La spinta principale a migliorare la cartografia venne dalle scoperte di nuove terre fatte da esploratori portoghesi del XV secolo. Il fratello Mauro, un monaco di Murano (Venezia), godette di una eccellente fama di cartografo nella metà del XV secolo. Aggiunse le nuove scoperte alle sue carte ma non apportò miglioramenti alla scienza della cartografia. Nel sec. XV apparvero anche i primi mezzi di divulgazione delle carte con l'invenzione del torchio tipografico intorno alla metà del secolo. La prima versione stampata della Geografia di Tolomeo comparve nel 1475 nella traduzione latina sopra citata. Questa edizione conteneva soltanto il testo e non le carte. La data della prima edizione contenente le carte ancora non è certa, ma potrebbe essere quella stampata a Roma nel 1478 che presentava 27 carte. Molte edizioni stampate contenenti le carte si susseguirono e le terre recentemente scoperte venivano presto incluse. Nuove carte venivano aggiunte alle varie edizioni per includere più accurate e dettagliate informazioni sull’Europa. Degna di nota è l'edizione di Firenze del 1480 che conteneva nuove carte di Francia, Italia, Spagna e Palestina. La prima stampa a mostrare il Nuovo Mondo fu edita a Roma nel 1475 (!!!: il testo è tratto da Internet n.d.a.) e pubblicata nel 1508 con 34 carte."

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MARCO POLO UN AGENTE DEL PAPA. IL SUO CIPANGO È L'AMERICA

La missione di Marco Polo sembra presentare il medesimo copione riproposto da Colombo secoli dopo.

Le informazioni contenute ne "Il Milione" potrebbero aver influenzato il navigatore che, nella descrizione del misterioso Cipango dei Polo, trovò forse ispirazione.

 

Polo dal Qubilai KhanMarco Polo, un altro italiano, un altro viaggiatore, un altro mistero. Anche di lui si conosce molto poco. Le congetture superano la verità. Al punto che, anche per Marco Polo si è detto che potrebbe non essere esistito. Un nome che rimanda all’autore del secondo Vangelo, che fu il primo vescovo della mitica Alessandria, con la biblioteca fonte del sapere. Dove fondò la prima chiesa cristiana. Fra i suoi attributi c’è, guarda caso, un libro. Cosa vuole significare? La tradizione lo chiama con il nome che porta ai nostri giorni, ma negli “Atti degli apostoli” è chiamato anche “Giovanni soprannominato Marco”. Quanti richiami ai Giovanni, a cominciare da papa Cybo, nei meandri della storia più segreta come in quella di Colombo! Polo, da nord a sud, fa riferimento ad una geografia ancora da completare, fra i due punti glaciali ed estremi del mondo. Qualcuno aggiunge che il veneziano non possa avere raggiunto la Cina, visto che non fa mai menzione della muraglia cinese, un’opera ciclopica, che non poteva passare inosservata. Coincidenze, suggestioni, supposizioni…
Alcuni punti fermi, tuttavia, restano. E’ certo che i Polo hanno avuto come punto di riferimento il pontefice, la cristianità, Gerusalemme. Marco faceva parte di un’ambasceria  inviata dal papa Gregorio X a Kubilay Khan. Portava con sé l’olio del Santo Sepolcro di Gerusalemme da offrire all’imperatore dell’oriente. Nel corso delle sue peregrinazioni senza fine (“dimorò in que’ paesi bene trentasei anni”, afferma la versione toscana del “Milione”), prima di inoltrarsi oltre i confini del meraviglioso, soggiornò a San Giovanni d’ Acri nell’odierna Siria, l’avamposto dei cavalieri crociati, nel cuore dell’impero musulmano. Con la custodia dei Templari, quella degli Ospitalieri e quella dei cavalieri teutonici. E’ ad Acri che la spedizione subisce uno stop, in seguito alla vacanza sulla cattedra di Pietro, sempre ad Acri il consiglio di attendere, prima di proseguire, è del legato pontificio, Tedaldo Visconti da Piacenza. Colui che diventerà di lì a poco proprio papa Gregorio X. Fra Piacenza e Acri la presenza templare è particolarmente influente e da Piacenza vengono i Pallestrello (Pallestrelli, Perestrello) , la cui figlia, la nobile Felipa, sarà, in un matrimonio che si spiega solo alla luce di una storia diversa, la prima e forse unica moglie di Cristoforo Colombo. Conosciuta nell’ambiente dei cavalieri di Cristo portoghesi, diretta emazione dell’Ordine del Tempio, mai sparito in quelle regioni estreme affacciate sull’Atlantico.
"Nel palazzo patriarcale di Acri, i due, accompagnati da Marco si prosternarono al bacio del piede del successore dell’Apostolo e ne ricevettero la benedizione. Il papa fece stracciare le lettere giustificative che aveva firmato da legato e ne dettò di tutt’altro tenore; tra l’altro, chiedeva a Kubilay di rinfocolare le buone intenzioni di Aboga (il khan di Persia, n.d.a.), di dargli disposizioni favorevoli ai cattolici, in pratica di incoraggiarlo nell’alleanza antimusulmana a difesa del regno d’Oltremare e a protezione del pellegrinaggio ai Luoghi Santi. All’olio delle lampade di Gerusalemme aggiunse “molti splendidi doni, di cristallo e d’ogni genere”"(1).

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UN LIBRO ANTICO E IL MILIONE GUIDANO COLOMBO IN AMERICA

Tra Cristoforo Colombo e Marco Polo vi è più di un ideale legame. Il navigatore genovese trasse le sue informazioni anche grazie al "Milione" scritto dal noto viaggiatore veneziano.

rosa dei ventiNon c'era solo una carta geografica. C'era anche un libro, anzi più di un libro, all'origine del progetto di Cristoforo Colombo. Ma soprattutto un vecchio libro, un libro antico. Lo si dichiara nei "Pleitos colombinos", il lungo processo che i discendenti di Colombo avranno con la corte spagnola. Lo conferma, ripetutamente, Piri Reis, l'ammiraglio turco. Un testo che risaliva a quale tempo? Ancora una volta potrebbe provenire dalla biblioteca di Alessandria. O era stato redatto in epoca anteriore? Colombo leggeva, si informava. Prendeva appunti e annotava. Postillava con pazienza monacale e maniacale le pagine. Della sua biblioteca è rimasto poco. Abbastanza, tuttavia, per comprendere chi poteva effettivamente essere questo singolare uomo di mare. Soprattutto se si riflette che, ai suoi tempi, i testi avevano un costo molto alto (sarà il caso di rammentare a qualcuno che non esistevano i pocket) e la loro diffusione era estremamente circoscritta. Il che non si concilia con le possibilità e le inclinazioni di un modesto marinaio. Il sapere era custodito dagli uomini di Chiesa. Si apriva non alle masse, con l'invenzione di Gutemberg, ma solo ai ricchi. Eppure il navigatore, a dispetto dell'ignoranza che gli si vuole attribuire, scriveva nel 1501: "Nostro Signore mi fece conoscere quanto bastava di astrologia (l'astronomia attuale, n.d.a.) e così di geometria e aritmetica nonché ingegno dell'anima e attitudine per disegnare le carte e in esse le città i fiumi e le montagne tutti collocati al posto giusto. In questo tempo io posi cura nello studiare i libri di cosmografia, storia, cronaca e filosofia e di altre scienze". Se si aggiunge, come lui stesso ci informa, che il suo sapere deriva da testi greci, latini ebrei e di qualsiasi altra setta, è evidente che ci troviamo di fronte ad uno studioso e non ad un dilettante. Tanto più che il giudizio sulla cultura di Colombo si basa sui suoi libri sopravvissuti. Il molto è sparito, cancellato.

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COLOMBO SCOPRÌ L'AMERICA NEL 1485

Colombo aveva, probabilmente, una visione del mondo che appartiene ad epoche ancestrali: quando Asia ed America erano unite a nord, mentre le due Americhe erano separate.

Cristoforo Colombo busto marmoUn'affermazione gratuita? Eppure veridica alla luce di studi già fatti e di una carta del 1513, che costituisce un rebus per gli studiosi di tutto il mondo dal momento in cui fu scoperta, nel 1929, dal direttore dei Musei Nazionali Turchi. Al punto da essere "rimossa" dalla cosiddetta ricerca scientifica, per diventare campo di congetture tacciate come fantascientifiche. Ma la carta esiste, custodita come una gemma preziosa al Topkapi di Istanbul, dove nessuno può praticamente vederla o consultarla. Quasi un segreto di Stato. In grado di sconvolgere certezze a lungo sedimentate?. Si tratta della famosa carta di Piri Reis, dove compaiono regioni che sarebbero state scoperte secoli dopo, a cominciare dalle possibili coste di un'Antartide riprodotta in una fase preglaciale. Quando si trovava in una posizione diversa da quella attuale ed il suo clima era temperato. Come confermato dalle ultime ricerche scientifiche fatte in quelle terre, ora ricoperte dai ghiacci. Un'Antartide talmente precisa e vista in prospezione aerea come se fosse stata mappata dall'alto, da scatenare le interpretazioni degli ufologi e degli investigatori delle civiltà perdute. In quella carta, sia pure giunta ai nostri giorni incompleta, figurano anche le terre della scoperta colombiana. "Queste coste - scrive Piri Reis, in una lunga didascalia che accompagna la carta - si chiamano litorale di Antilya. Sono state scoperte nell'anno 890 dell'era araba (1485). E si racconta che un infedele di Genova, chiamato Colombo (si badi bene, "chiamato", non di nome Colombo, quasi fosse un soprannome), ha scoperto queste contrade. Cadde, cioè, fra le mani di Colombo un libro in cui apprese che ai confini del Mare d'Occidente, cioè ad ovest, esistevano delle coste e delle isole, ogni genere di miniere e anche pietre preziose. Colombo era un grande astronomo ("muneccim"). I litorali e le coste che figurano su questa carta sono presi dalla carta di Colombo… nessuno nel secolo presente possiede una carta simile a questa, elaborata e disegnata dall'umile sottoscritto ("bu fakir"). La presente carta è il prodotto degli studi comparativi e deduttivi fatti su venti carte e mappamondi, fra cui una prima carta risalente all'epoca di Alessandro Magno comprendente tutta l'ecumene, tipo di carta che gli Arabi chiamano "ca' feriyye"… e infine una carta di Colombo elaborata per l'emisfero occidentale". (nella foto: Cristoforo Colombo in una incisione dei Fratelli Campo Antichi).

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LA LETTERA ENCICLICA DI PAPA LEONE XIII PER LA BEATIFICAZIONE DI COLOMBO

Papa Leone XIII         lettera enciclica Leone XIII

AI VENERABILI FRATELLI

ARCIVESCOVI E VESCOVI DI SPAGNA

D’ITALIA E DELLE AMERICHE

LEONE PP. XIII

Venerabili Fratelli, Salute ed apostolica benedizione.

 

Leone XIII

Allo spirare del quarto secolo dal dì che, auspice Iddio, l’intrepido Ligure approdò primo di tutti, di là dall’Oceano Atlantico a sconosciuti lidi, vanno lieti i popoli di celebrare con sentimenti di gratitudine la memoria di quel fatto e di esaltarne l’autore.
E certo non si saprebbe agevolmente trovar cagione d’infervorare gli animi e destar entusiasmo più degna di questa. Poiché il fatto è in se stesso il più grande e meraviglioso di quanti mai se ne videro nell’ordine delle cose umane: e l’uomo che recollo a compimento non è paragonabile che a pochi di quanti furono grandi per tempra d’animo e altezza d’ingegno. Surse per lui dall’inesplorato grembo dell’Oceano un nuovo mondo: milioni di creature ragionevoli vennero dall’oblio e dalle tenebre a integrare la famiglia umana: di barbare, fatte mansuete e civili: e quel che più infinitamente importa, di perdute che erano, rigenerate alla speranza della vita eterna, mercè la partecipazione de’ beni sovrannaturali, recati in terra da Gesù Cristo. L’Europa, percossa allora di meraviglia alla novità e grandezza del subitaneo portento, fece poi stima di quanto essa deve a Colombo, mano mano che le colonie stabilite in America, le comunicazioni incessanti, la reciprocanza di amichevoli uffizi, e l’esplicarsi del commercio marittimo diedero impulso poderosissimo alle scienze naturali, alla possanza e alle ricchezze nazionali, con incalcolabile incremento del nome Europeo. Laonde fra sì varie manifestazioni onorifiche, e in questo conserto di gratulazioni, non vuol rimaner muta la Chiesa cattolica, usa com’è ad accogliere volenterosa e promuovere secondo sua possa ogni onesta e lodevole cosa. Vero è che i sovrani suoi onori la Chiesa li serba all’eroismo delle virtù morali in quanto ordinate alla vita eterna: ma non per questo misconosce né tiene in poco conto gli altri eroismi: che anzi compiacquesi ognora di far plauso ed onore ai benemeriti della civil comunanza, e a quanti vivono gloriosi nella memoria dei posteri. Perché Iddio è bensìmirabile sovra tutto ne’ santi suoi; ma l’orma del divino valore rifulge a meraviglia anco negli uomini di genio, giacché il genio è pur esso un dono gratuito di Dio creatore e padre nostro.

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IT'S TIME TO REDISCOVER AMERICA

england

By Ruggero Marino

colombo2Who is Christopher Columbus? A much more complex figure than the one we have been told about. Let’s see why. In order to do this we have to follow a current of censures, falsehoods and continuous lies. In a story that has been passed on to us by the victors, the Spaniards, of that distant event. That has radically changed, from every point of view, the course of the world. A world that has finally become a single sphere. We have to follow an uninterrupted series of “omissis”, starting with a pope. The one we have always called the “deçaparecido” pope, who vanished. The “sponsor” pope of the venture.
He was called Innocent VIII, Giovanni Battista, of the Cybo family. A pope, who is on St. Peter’s Chair from 1484 to 1492. Until seven days before the navigator’s departure from Palos. A bishop pope from a town near Genoa, Savona, when the alleged family of Christopher Columbus spend a few years in Savona. A pope of Genoese origin, as Genoese as Columbus was. A pope who could even be Columbus’ father. A pope who, as we will see, was the bearer of a different, new Church and for this reason condemned. In a revolution that failed at birth.
Giovanni Battista Cybo, like all the pontiffs of the time, is elected in the name of the final crusade to be carried out against Islam. 500 years have passed, not much has changed. Just as today John Paul II is called to defeat communism, so Innocent VIII was then called to defeat Islam. The moment had come.
In 1453, in the terror of entire Christianity, Constantinople had fallen into the hands of the Turks. No one would have ever believed it. The empire of the East, the second Rome and the holy places of Jerusalem were in the hands of the infidels, the Muslims. Who threatened the “Caput mundi” itself and the papacy, following a siege on the island of Rhodes, stronghold of the knights of the sea, strenuous defenders of Christianity. The Turks had even landed in Puglia in the heel of the Italian boot, at Otranto.
Perhaps never in the course of the history of the West was there such a critical time, pervaded increasingly by millenarianism, apocalyptic visions. Glancing over the series of Renaissance frescoes is enough to realise. In a season soaked by the desire for change and justice. Final judgements, ends of the world, but also “apocalypse-revelation”, possible new worlds. It’s in this melting-pot, which marks out the second half of the fifteenth century and the Renaissance, that operation America slowly takes form. With everything it will entail for the new world order.

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DNA TESTS TO DETERMINE COLUMBUS' COUNTRY OF ORIGIN

england

by Nicholas Rigillo

Rome (dpa) - The life of Christopher Columbus is awash with intrigue, mystery and controversy. Scientists from Italy and Spain now hope to solve at least one riddle: his country of origin. Geneticists from Rome's University of Tor Vergata and the University of Granada are collecting DNA samples among possible descendants living in Italy, Spain and France. The samples that will be found to be most similar to Columbus' DNA will determine his nationality.
Historians usually describe the great explorer as the son of a wool weaver from Genoa, a port city in modern-day Italy.
However, there exists a plethora of competing theories about Columbus' true origins. The man credited with having ”discovered” America in 1492 may in fact have been Spanish, French, Portuguese or even Greek. The different hypotheses are fuelled by the fact that little is actually known about the admiral's early days. In fact, historians do not even agree on his date of birth - which they place sometime between August and October of 1451. Experts note that Columbus himself was often secretive about his own past, suggesting he may have had something to hide.
”Columbus never provided any reliable proof about his origins and many useful documents have disappeared,” says Ruggero Marino, author of a number of two books on Columbus in which he claims Columbus was in fact the illegitimate son of Pope Innocent VIII.
Supporters of the ”Italian theory” say Columbus' reticence probably had something to do with the fact that he preferred to conceal his humble origins while looking for financial backers among the kings and popes of 15th-Century Europe. Columbus was a self-taught cartographer who received virtually no formal education before becoming a sailor.
Sponsors of the ”Corsican theory” retort that Columbus may in fact have wanted to hide his Corsican heritage as the Mediterranean island - then part of the Genoese Republic - suffered from a bad reputation at the time. Similar arguments are used by those who claim he started as a pirate serving under the French corsair Guillaume Casenove Coulon and later took his surname.
The fact that Columbus usually spoke in Catalan rather than Italian gives strength to those who believe he was Spanish, perhaps a converted Jew who escaped the Inquisition. Others claim he was born in a small island in Catalunya's Ebro delta that was called Genoa.
Documents have been found that suggest he might have been Portuguese - Columbus lived in Lisbon in 1477 and married the daughter of a noble Portuguese family in 1479 - or even Greek.

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500 YEARS ON, LIFE OF COLUMBUS STILL SHROUDED IN MYSTERY

england

By Nicholas Rigillo

Rome (dpa) - Few historical figures are as shrouded in mystery as Christopher Columbus, the great explorer traditionally credited with the discovery of America in 1492.
Exactly 500 years after his death, historians and scientists are still trying to work out some of the most basic facts about his life, including where he was born and where his remains lie buried.
Another aspect that keeps baffling the experts is how the son of a modest wool weaver developed the necessary knowledge, ambition and diplomatic skills needed to endeavour one of the most daring voyages in history.
Long considered a hero and courageous visionary, Columbus now also has a number of detractors who describe him as a greedy, religious fanatic who was ultimately responsible for the enslavement and genocide of America's indigenous people.
The disagreements are fuelled by the fact that solid scientific and historical evidence is missing about many aspects of the navigator's life. But they also have to do with the secretive way in which he conducted his adventurous life.
Most historians agree that Columbus was born sometime between August and October of 1451 in the port city of Genoa, in modern-day Italy. But a number of academics also believe he could have been Spanish, Portuguese, French or even Greek.

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SPANISH SALIVA MAY REVEAL REAL COLUMBUS

england

Article from Discovery News

By Rossella Lorenzi

Cristoforo Colombo busto marmoHundreds of saliva samples may reveal the disputed origins of Christopher Columbus, according to a genetic investigation aimed at finding possible distant descendants of the admiral's family. A team of geneticists, led by José Antonio Lorente Acosta from the University of Granada, has begun to collect samples from Spanish men sharing the surname Colón (Columbus) in the effort to find a common ancestor who may be the link with the man credited for discovering the New World in 1492. Columbus is widely thought to have been born in 1451 in Genoa, Italy, the son of wool trader Domenico Colombo and Susanna Fontanarossa. Other theories, however, argue that the explorer was born in Spain, his real name being Cristóbal Colón. Various versions of the story have Columbus as a pirate born in Catalonia, a Catalan Jew who fled to Genoa to hide from the Spanish Inquisition, and the illegitimate son, born in Majorca, of Spain's prince of Viana. Already 300 Spanish volunteers have agreed to take part in the genetic study. The search will be conducted in Catalonia, Majorca and Valencia; samples will be also taken in Genoa.

The DNA of hundreds of men sharing Columbus' surname will be then compared to DNA from the bones of Hernando — Columbus' son through an extramarital affair — whose identity is certain.  "If we find a chromosome (which males inherit through the paternal line) we could say they were related," Acosta told reporters. It will not be an easy task: in Catalonia alone, there are about 2,000 Colóns in the electoral register. "I believe the results will be inconclusive," Ruggero Marino, author of the controversial book "Christopher Columbus. The last Templar," told Discovery News. According to Marino, who is a member of the Italian scientific committee for the Columbus celebrations, the Spanish researchers should also compare Hernando's DNA with that of Pope Innocent VIII. "I believe Columbus was the son of Giovan Battista Cybo, the future Pope Innocent VIII. The physical resemblance between the two is impressive," Marino said. According to this theory, the Pope would have dispatched Columbus on his voyage, hoping to use the gold of the New World to fund Crusades. At Innocent VIII's death, his successor Alexander VI, the Spanish-born Borgia Pope, would have covered up the origins of the venture, giving credit to the Spanish throne. Results of Agosta's genetic investigation are expected to be ready by May, to mark the 500th anniversary of Columbus's death.

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WHEN DID COLUMBUS 'DISCOVER' THE AMERICAS?

england

Di Robert Wilde
European History Expert

mappa Piri Reis1492? Not according to Ruggero Marino, who claims that Columbus actually reached America in 1485. The conventional view is that Columbus set sail on the first of his four great voyages in 1492, having been sponsored by Ferdinand II and Isabella I of Spain. Marino argues that there was an earlier, and wholly successful voyage, financed by Pope Innocent VIII and his relatives, the Medici family. Marino continues, claiming that when Innocent died the new Pope, Alexander VI, gave the 'rights' and information to the leaders of his native Spain, prompting Columbus's, apparently better known, journeys.

Marino has two main pieces of evidence: the Piri Reis map and Innocent's tomb. Although a genuine document, the map drawn by the Turkish Admiral (or Reis) Piri Ibn Haji Mehmed in 1513 has been the subject of many ludicrous theories, often by people who don't appear to have read it. Marino, however, is using the work of Professor Bausani, an authority on the document. Academics accept that Piri based his work on maps derived from Columbus, and Bausani believes that an annotation referring to an "infidel from Genoa", who discovered the landmass in "890", is a reference to Columbus, a Genoan by birth. (890 is an Islamic date, equivalent to 1485-6.)
An inscription on Innocent's tomb may also be further proof: it states that "the glory of the discovery of the New World" occurred during his pontificate. This could be evidence that Columbus had already been to the America's at the time of Innocents death in 1492, but it could also be an anticipation of later success. Although Marino accepts both possibilities, he favours the former.
Will the academic community accept Marino's ideas? He certainly stands a better chance than many others who have used the Piri Reis map.

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WHAT IS THE REAL COLUMBUS STORY?

england

By James L. Donahue

01ab Papa Innocenzo VIII

The discovery of the North and South American continents by Europeans occurred no more than 600 years ago but the record of just exactly what happened, and who did what is deeply shrouded in faded national and international propaganda.
A couple of Italians seem to have helped in creating the maze.
The continents are named after the Italian explorer Amerigo Vespucci who supposedly made numerous trips to the Americas from 1497 to 1504. The story is that Vespucci explored from North American south to the Falkland Islands and helped European map-makers define the newly discovered continents. Apparently the map makers were not aware of the exploits of Columbus and named the new land the Americas, after Vespucci.
School books say Christopher Columbus discovered America in 1492, five years before Vespucci. But this may not be true, according Ruggero Marino, Italian historian.
Marino says the late Alessandro Bausani, professor of Islamic studies at University of Venice, discovered evidence in an early 16th Century Ottoman map that Columbus went to America on a secret mission for the Pope in 1485.
He claims the Columbus story as told in contemporary textbooks is filled with misinformation generated by King Ferdinand and Queen Isabella of Spain.

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A REVIEW OF RESEARCHES ON COLUMBUS BASED ON LATEST MARINO’S PUBLICATIONS

england

Christopher Columbus, the last Templar (Sperling & Kupfer, 2005)

Christopher Columbus, the last Templar (Destiny books and Inner Traditions International, 2007)

The Man that Surpassed the Boundaries of the World: Travels and Life of Christopher Columbus, the Hero that should have been made Saint (Sperling & Kupfer, 2010)

Review and critical commentary by Vincenzo Piazza, Ph.D.

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CRISTOFORO COLOMBO, TEMPLARE ED ALCHIMISTA

Chi era Cristoforo Colombo? Da dieci anni inseguiamo la sua storia su percorsi completamente diversi da quelli imposti dalla tradizione.

La scoperta dell'America è un evento che ha nel suo artefice un simbolo scelto per impersonare in terra lo Spirito Santo, in un disegno che ha radici antiche e sinora mai svelate. Che ruolo ebbe in quest'impresa Innocenzo VIII, il papa tradito? Fu Colombo un erede di conoscenze esoteriche?

Chi era Cristoforo Colombo? Da dieci anni inseguiamo la sua storia su percorsi completamente diversi da quelli imposti dalla tradizione. papa innocenzoLaddove l'icona di un marinaio coraggioso e visionario, avido e ignorante, premiato dai risultati dei suoi viaggi oltre i suoi effettivi meriti, cambia completamente. Da dieci anni, come detto, inseguiamo una verità diversa. Confrontandoci con l'atteggiamento spocchioso e derisorio della critica all'inizio, per approdare lentamente ad una serie di riconoscimenti e di ammissioni plateali di quanto fino a ieri negato. Per non parlare dei "plagiator cortesi", a volte e per alcuni versi anche utili, incontrati lungo la strada. In un percorso che ebbe inizio in quella sorta di manifesto, che ci fu consegnato molto tempo fa da un lettore del giornale sul quale scrivevamo, e contenuto nelle parole di Benedetto Croce: "La maggior parte dei professori hanno definitivamente corredato il loro cervello come una casa nella quale si conti di passare comodamente tutto il resto della vita, da ogni minimo accenno di dubbio diventano nemici velenosissimi, presi da una folle paura di dover ripensare il già pensato e doversi mettere al lavoro. Per salvare dalla mente le loro idee preferiscono consacrarsi, essi alla morte dell'intelletto." In dieci anni alcuni preconcetti sono stati rimossi, figure di primo piano dell'avventura colombiana sono riemerse, in un assemblaggio certosino di tasselli che vengono a completare un affresco del tutto inedito. D'altronde le vicende si sono tramandate e sono state studiate attraverso le cronache dei vincitori di quella partita, che furono i re di Spagna. I loro cortigiani hanno abilmente provveduto a camuffare la verità. Verità che fu occultata anche a Roma con il papato di Alessandro VI, quel Rodrigo Borgia, spagnolo, che venne eletto, come scrive Chaunu, con "gli intrighi" degli stessi re spagnoli. Spagna-Vaticano rappresentano "l'asse della menzogna" della storia colombiana. Ma per questo rimandiamo al libro "Cristoforo Colombo e il Papa tradito" (prima edizione con la Newton Compton nel 1991) che, nella sua quarta edizione ampliata e aggiornata e con prefazione di Franco Cardini (un accademico che non solo sa scrivere e farsi leggere, ma è aperto al confronto), è stato pubblicato nel 1997.

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