COLONNA INFAME

LA COLONNA INFAME

Già nei primi capitoli dei “Promessi sposi” possiamo rilevare un pomposo moltiplicarsi di formule e decreti, là dove la forza vera delle istituzioni (quella di risolvere prontamente le problematiche sopraggiunte) andava di contro scemando, facendosi vuota,la colonna infame o quanto meno inefficace nell’affrontare le crisi. Basti pensare all’ammucchiarsi turbinoso delle grida in risposta al dilagare delle scelleratezze dei cosiddetti “bravi”: sembra quasi che l’unica reazione possibile, di fronte all’impotenza istituzionale, sia alzare il tono, e la violenza, e l’istinto monitore delle forme legislative. Tono, tuttavia, per niente sostenuto da un retroterra di provvedimenti concreti e di altrettanta – presunta – ampiezza. Si tratta pertanto di un approccio destinato a fallire, alla malandata stregua di un educatore capace solo di strillare vani rimproveri, o paventare immani punizioni, di fatto irrealizzabili.

In merito all’epidemia di peste, scoppiata in Lombardia nel 1630 come conseguenza alla calata lanzichenecca – ma senza dubbio aggravata dalle disastrose condizioni igieniche in cui versava la popolazione – Manzoni dipinge un quadro elaborato, minuzioso e complesso. Elemento primo è la stretta contrapposizione fra realtà e finzione, ben enfatizzata dalla lettura critica che ne fa: ad un primo paventarsi del morbo in coloro che – anziani – già ne avevano osservato cinquant’anni prima il decorso, risponde un severo rimprovero istituzionale nei confronti di tali istanze, bollate come inutili allarmismi. Ma le morti sospette continuano a mietere vite umane e i dotti – o presunti tali – si giostrano a formulare fragili spiegazioni, trovandole in strani ambigui influssi astrali. Nessun provvedimento serio viene preso per arginare la piena di un contagio lì lì per straripare.

E’ l’esternazione di un sentimento infantile che vede in tutto ciò che non capisce, o che non piace, qualcosa da fuggire o da negare, a tutti i costi e il più possibile, ché il riconoscerlo sarebbe ancor più fatale. Di fatto (e questo vale ancora) l’ignorare un problema non equivale minimamente a risolverlo, semmai ad aggravarlo, perdendo tempo prezioso in vane auto-assoluzioni o in sterile rifiuto della cosa stessa.

Quando poi – tardiva – giunge la consapevolezza dell’errore, la gretta ignoranza e l’istinto d’orgoglio (molto legato questo a quella) non fanno che perpetuare, almeno esteriormente, la cieca convinzione nella propria inetta ed ottusa ragione da parte di coloro che, d’altra parte, avrebbero più responsabilità nella vicenda, in quanto detentori di un potere mal riposto nella mani d’incapaci e duri ostinati testardi.

Scatta la rappresaglia, la ricerca disperata di capri espiatori su cui scaricare le ire della folla reclamante a gran voce giustizia. Si consuma la somma ingiustizia e innocenti vengono condannati. I veri colpevoli sorridono alle masse ignare della loro profonda inadempienza.

Platone

«sono persone che hanno soltanto una coloritura di opinioni, come la gente abbronzata al sole, che vedendo quante cose si devono imparare, quante fatiche si deve sopportare, come si convenga a seguire tale studio, la vita regolata di ogni giorno giudicano che sia una cosa difficile e impossibile per loro; sono quindi incapaci di continuare a esercitarsi, ed alcuni si convincono di conoscere sufficientemente il tutto, e di non avere più bisogno di affaticarsi».

 

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UNA RISATA VI SEPPELLIRÀ

 

una risata vi seppellira

 

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natale lanza: 09/08/2017 18:19:45
Opinione diametralmente opposta a quella di chi mi ha preceduto. Dati di fatto storici che comprovino le tesi sostenute non ne esistono, e questo non è colpa dell'autore. La sua colpa, invece, sta nel trasformare le ipotesi in illazioni; le analisi in voli pindarici; le possibilità storiche in dogmi arbitrari. Il linguaggio è retorico, ieratico, contorto, assurdo, noioso. La logica conseguenziale è una perfetta sconosciuta. Le note, abbondantissime oltre ogni limite accettabile, rendono ancora più difficile la lettura perché obbligano a a un continuo avanti ed indietro. Uno dei peggiori libri che abbia mai letto.

Author Bio
Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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