HANNO DETTO

LOS MISTERIOS DEL PAPA INOCENCIO VIII

Inocencio VIII 

 

¿Quién fue este misterioso Papa de quien se dice entre otras cosas, sabía de la existencia de América mucho antes de que Cristóbal Colón la descubriera? ¿Y cuál era la verdadera relación que sostuvo con el navegante genovés?

El Papa que supo de América
Giovanni Battista Cybo falleció el 25 de julio de 1492, ocho días antes de que Colón partiera de Puerto de Palos, sin embargo, en su tumba, se hallan una serie de inscripciones que resultan ser por lo menos curiosas.
En su monumento funerario puede leerse el siguiente epitafio: “Novi orbis suo aevo inventi gloria”. Que en español quiere decir, “Suya es la gloria del descubrimiento del Nuevo Mundo” y debajo de esto, la fecha de la defunción del padre: Obit an. D.ni MCDXCIII. Es decir, Muerto en 1493.
¿Por qué existe tal contradicción histórica? ¿Por qué cambiar la fecha de la muerte del Pontífice o por qué otorgarle a él, el descubrimiento de América? A qué se debe este error cronológico y de hecho. ¿Fue acaso una equivocación o fue un acto que tenía un propósito determinado? ¿Y si es así, cuál era este propósito?

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LA LETTERA INVIATA IN VATICANO DA TAVIANI

Il documento, a firma del senatore Taviani, inviato ad una "Eccellenza" dietro la quale si nascondeva un personaggio che si presentava come il discendente di papa Innocenzo VIII.

lettera di Taviani al Vaticano 26.07.1990Il documento qua riprodotto (cliccare l'anteprima per visualizzare una versione ingrandita), a firma del senatore a vita Paolo Emilio Taviani, recentemente scomparso, porta la data del 26 luglio 1990, quando non era iniziata la campagna degli accademici contro le tesi di Ruggero Marino, che non aveva scritto ancora il suo primo libro su Colombo, dal titolo “Cristoforo Colombo e il papa tradito”, ma che continuava a pubblicare le sue ricerche sulla terza pagina de “Il Tempo” di Roma. La lettera era indirizzata ad un’”Eccellenza” dietro la quale si nascondeva un personaggio che si presentava come il discendente di papa Innocenzo VIII, la stessa persona che aveva scritto al giornale a Ruggero Marino le poche righe dalle quali era cominciata la sua inchiesta sulla scoperta dell’America. Taviani era Presidente della Commissione colombiana, della quale facevano parte molti di quei professori e soprattutto professoresse, che si sarebbero successivamente distinti con i loro interventi in sede di convegni e di conferenze, con libri e con articoli (in particolare sul “Secolo XIX”, dove su Colombo non si scriveva nulla senza interpellare il senatore a vita) per mettere sotto accusa la ricerca del giornalista. Quando proprio, messi alle strette in qualche contraddittorio, non ci si poteva esimere dal valutare seriamente i contenuti degli studi di Marino, i professori si trinceravano dietro l’alibi che le tesi del giornalista non potevano essere prese in considerazione, poiché erano portate avanti secondo canoni non scientifici quanto alla forma. Quella stessa forma verso la quale il libro voleva essere una “scientifica” provocazione.
Ma dalla lettera di Taviani è evidente che le “fesserie” (così erano state definite sempre da Taviani le prime uscite di Ruggero Marino) furono prese in serissima considerazione (il senatore spreca addirittura un aggettivo come “geniale” e ammette la presenza negli articoli di Marino, di  una “connessione storiografica”, sfuggita “anche” a lui, ammissione che deve essergli costata non poco) fin dall’inizio, come dimostra la lettera con cui Taviani si rivolse addirittura alle “autorità competenti” in Vaticano. Oltre ad aver dato ordine di rovistare negli archivi genovesi.
Taviani parla anche, a proposito della “sponsorizzazione” dell’impresa, da parte di Innocenzo VIII, di preesistenti leggende; e di un capitolo nuovo aperto dai libri dello studioso inglese Morison. Per la verità leggende in questo senso non ne esistono; tanto meno il Morison traeva conclusioni che riconducessero in qualche modo al pontefice. E’ evidente il tentativo di non volere riconoscere l’originalità di una tesi; il senatore annuncia inoltre una lettera aperta a “Il Tempo”, che non sarà mai spedita, probabilmente dietro consiglio degli stessi professori, dei quali comunque Taviani era costretto a tenere conto. In compenso il senatore ebbe l’onestà di chiamare in un secondo tempo Marino per dirgli che “stava colpendo giusto”, salvo poi, a libro uscito (in cui Marino rivelava quali erano stati i suoi rapporti con i vari professori), eclissarsi. A Marino inoltre fu comunicato che il suo libro, appena uscito, era difficilissimo da trovare in molte delle librerie di Genova, proprio là dove il suo primo editore, la Newton Compton, aveva concentrato la diffusione. Nel reparto dei libri usciti per il Cinquecentenario, alla Mostra di Genova del 1992, come nelle pubblicazioni che accompagnarono le Celebrazioni, tranne qualche rarissima eccezione, il libro non compariva e non veniva menzionato, così come all’autore non venne fatto alcun invito in sedi ufficiali. Solo a celebrazioni concluse, Marino fu chiamato a tenere una relazione all’Università di Genova dal Preside della facoltà di Magistero, lo storico Francesco Perfetti, Direttore di “Nuova Storia Contemporanea”, che si mostrò favorevole alle sue ricerche. Nella Bibliografia Colombiana, che elenca quanto è stato scritto (articoli compresi) su Colombo dal 1793 fino al Cinquecentenario il nome di Ruggero Marino non compare. Mentre all’estero, nel libro “America es otra cosa” (vedi riproduzione della prima pagina del capitolo) il saggista e scrittore German Arçiniegas, letterato e saggista di fama internazionale, che aveva già illustrato le tesi di Marino in vari articoli sui quotidiani colombiani e spagnoli) dedicava un capitolo, dal titolo “No fue Isabel sino Inocencio”, alla “scoperta” dello scrittore. Scoperta: proprio quella parola che alcuni professori e in particolare alcune professoresse hanno voluto sempre evitare, per non ammettere la clamorosa e “scientifica” lacuna di un papa genovese che avevano in casa e di cui non si erano accorti. E le possibili clamorose implicazioni che ne potrebbero seguire.
Ruggero Marino ha pubblicato in seguito una quarta edizione della sua opera aggiornata ed ampliata, con prefazione di Franco Cardini, per i tipi della RTM, fondata da Riccardo Tanturri. Dal 1990 l’atteggiamento di molti ricercatori nei confronti del “dilettante-giornalista” è mutato. Le sue tesi sono state riprese da molti studiosi e dai media internazionali. Ma una orchestrata congiura del silenzio, nei confronti di quella che lo stesso Taviani definì una “bomba”, non è mai venuta meno. Bisogna paventare anche una sorta di “tangentopoli intellettuale” e di vera e propria “Intellettopoli” compreso il capitolo, mai approfondito, della vergognosa gestione delle Colombiadi e di molti convegni lautamente “sponsorizzati”. Per finire con una specie di sudditanza che Ruggero Marino definisce “vergognosa e secolare” nei confronti della storia scritta ed imposta dagli spagnoli. E senza contare i “plagiator scortesi”, così li definisce l’autore, che già si sono affacciati a tentare di scippare, con due libri, molti degli argomenti già proposti e talvolta confidati ad inaffidabili “compagni di strada”. A cominciare dalle implicazioni cavalleresco-templari dell’avventura colombiana per finire alla possibilità di una consanguineità strettissima fra il papa e Colombo.
Ma quali sono gli ostacoli persistenti, al di là della “linea Maginot” di un’Accademia che vede franare gli argini, di fronte ad una tesi e ad una rivisitazione storica, che ancora oggi potrebbe essere “impossibili”? Marino ne elenca diversi. A cominciare da un pontefice, Innocenzo VIII, di sangue anche ebreo e ad un disegno, che prevedeva l’unione delle tre grandi religioni monoteiste. Un progetto, che ricorda lo spirito di Assisi di Giovanni Paolo II, ma ancora oggi avversato dagli integralisti della chiesa cattolico-romana. Il comportamento di Innocenzo VIII parrebbe inoltre aperto al matrimonio dei preti, visto che papa Cybo sposa platealmente i due figli riconosciuti in San Pietro, mentre lo inseguono accuse di avere favorito il concubinato. Non mancano risvolti esoterici, alchemici e cabalistici e quindi probabilmente “eretici”, per una Chiesa da rifondare, in linea con le idee che portava avanti il Rinascimento. Dalla sfera teologica, alla sfera anche politica. La Spagna (vedi Opus Dei) è sempre il paese cattolicissimo, tuttora potentissimo al di là del Tevere; lingua spagnola parlano il Centro ed il Sudamerica, che è il serbatoio naturale del Cristianesimo. Un ribaltamento storico di questa portata, che travolgerebbe le false icone di Isabella di Castiglia (la regina che gli spagnoli insistono a volere fare santa) e Ferdinando d’Aragona che conseguenze avrebbe?

Il medioevista Franco Cardini, in questo senso, è stato lapidario, dicendo all’autore:”Anche se avessi ragione questa storia non potrà mai venire a galla”. Ma i tempi stanno cambiando e la figura del papa deçaparecido come della sua politica aperta e mondialista sul fronte arabo-giudaico si stanno clamorosamente riattualizzando.

 

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COMMENTI E CRITICA DI VINCENZO PIAZZA

Breve recensione sulle ricerche di Ruggero Marino su Cristoforo Colombo

sulla base delle ultime pubblicazioni dell’autore:
"Cristoforo Colombo, l’Ultimo Templare (Sperling & Kupfer 2005)" e "L’uomo che superò i confini del mondo".
"Vita e viaggi di Cristoforo Colombo", "l’eroe che dovrebbe essere santo (Sperling & Kupfer 2010)"
"Christofer Columbus the last Templar (Destiny books Inner Traditions Intrnational 2007)"

Commento e critica di Vincenzo Piazza
(Ph.D. Professor of Humanities at Daytona State College Florida – USA)
(Professore di Scienze umanistiche presso Daytona State College Florida – USA)

 

Nei due testi, Ruggero Marino c’invita a riflettere sull’immagine del grande navigatore, che è stata trasmessa alle future generazioni. Negli ultimi due saggi (ciascuno con circa 70 pagine di note), la sua ricerca profonda ed anticonformistica ci spingepapa innocenzo VIII al di là dei precedenti limiti, offrendoci una appassionata ricostruzione, che demolisce uno per uno tutti i miti negativi costruiti sulla figura dell’ammiraglio, cittadino genovese. Cominciando con la “grande impostura”, ancora attuale su tutti i libri di storia, ovvero quella che Colombo approda nel Nuovo Mondo per errore, nel tentativo di circumnavigare il globo per raggiungere l’estremo Oriente. Che restava comunque la meta successiva delle sue esplorazioni.


Niente di più falso: il navigatore è perfettamente cosciente dei suoi obiettivi sin dall’inizio ed è una personalità di gran lunga più sfaccettata e complessa di quella di un semplice e fortunato uomo di mare (in verità, documenti importanti confermano che egli aveva già raggiunto la penisola della Florida nel 1485). Colombo ideò il suo viaggio sulla base di mappe antiche con la forza spirituale di un missionario, un soldato di Cristo, con la stesso eroismo che caratterizzava gli ordini monastici dei cavalieri dell’alto medioevo, a cominciare dal più misterioso, quello dei Cavalieri Templari (non avevano raggiunto il Nuovo Mondo attorno agli anni 1230 partendo dal porto segreto di La Rochelle in Francia, inondando d’argento le piazze europee?). Il suo compito era quello di evangelizzare gli idolatri. In un’impresa religiosa e militare. Infatti si parla di “armada” fin dal primo viaggio. In una spedizione assimilata a crociata.

Colombo per Marino è un messaggero della Chiesa, ha la “sponsorizzazione” del Papa, Innocenzo VIII che, come il navigatore, subirà una drammatica “damnatio memoriae”. Non a caso gli succederà il cardinale spagnolo Rodrigo Borgia, il “principe dei veleni”, il famigerato Alessandro VI, il quale dividerà il mondo in due come una mela, a favore della Spagna e a danno del Portogallo,  con la famosa “raja”.

Marino – e gli studiosi in Europa che seguono le sue ricerche iniziate nel 1990 – dichiara, “Il Papa Giovanni Battista Cybo, Innocenzo VIII, è presumibilmente anche il padre di Colombo”. Tuttavia, l’ammiraglio Christo Ferens (così si firmerà Colombo), soffrirà l’infamia di ritornare in catene in Spagna al suo terzo viaggio; in seguito sarà liberato da quei monarchi cattolici, Ferdinando ed Isabella, nei quali egli aveva posto con devozione le sue speranze. Ambedue, in verità, con il Borgia, saranno responsabili della falsificazione storica che seguirà.

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UN COMMENTO DEL PROFESSOR FRANCESCO SURDICH

Un lavoro che merita rispetto ed attenzione.

Gent.mo dottor Ruggero,
non mi sono dimenticato di quanto le avevo promesso, il fatto è che solo nei giorni scorsi sono finalmente riuscito a completare la lettura del suo lavoro su Colombo , frutto di una ricerca molto ampia e su un’eterogenea quantità di fonti. Purtroppologo universita di genova i temi da lei affrontati sono molto lontani dai miei abituali filoni di studio e di ricerca che si sono sempre concentrati soprattutto sui contenuti e resoconti dei viaggiatori con l'intento di cogliere ed evidenziare la loro percezione dell'alterità sia geografico-territoriale che storico-culturale-antropologica, per cui non ho nessun strumento per poter dare un giudizio fondato sulle sue teorie anche se, da semplice lettore, alcune sue ipotesi mi sembrano suggestive anche se non in tutti i casi sono rimasto pienamente convinto della loro fondatezza: tante cose potrebbero essere possibili e pertinenti, ma la ricerca storica deve approdare sempre a qualcosa di estremamente fondato. Ma, torno a ripeterlo, queste mie valutazioni piuttosto generiche ed approssimative potrebbero essere il frutto di un mia diversa impostazione metodologica. In ogni caso sicuramente il suo lavoro merita rispetto ed attenzione e può certamente sollecitare ulteriori specifici approfondimenti per quel che concerne le posizione interpretative più innovative, che lei ha saputo indicare e suggerire.

Con viva cordialità Prof. Francesco Surdich

Università degli Studi di Genova
Facoltà di Lettere e Filosofia. Dottorato di ricerca in storia.
Dipartimento di Scienze dell’Antichità, del Medioevo e Geografico-ambientali (DISAM)

RIFLESSIONI SUL CRISTOFORO COLOMBO DI RUGGERO MARINO

di Ornella Mariani
amateur d'Historie

La Storia assume che nel 1492 tre fragili caravelle sponsorizzate dai Re di Castiglia sfidarono l’ignoto sotto la guida di un visionario di incerta estrazione che, dopo aver raggiunto le Indie, morì in solitudine e miseria a causa della sua stessa avidità.
Denunciando un imbroglio lungo cinque secoli, l’altra Storia coraggiosamente ridisegnata da Ruggero Marino riscatta il Navigatore; gli rende giustizia e dignità; lo rappresenta come personaggio che, dotato di rilevante cultura e fascino, fu forse titolare della scoperta dell’America già sette anni avanti alla data ufficiale.
Si tratta del Cristoforo Colombo. L’ultimo dei Templari: un testo che espone un groviglio di eventi e circostanze inedite, con evidente onestà intellettuale, amore per la ricerca e capacità di analisi; un testo che, per essere giunto già alla terza edizione e per essere stato tradotto e venduto in diversi Paesi, suscita la velenosa reazione di qualche Cattedratico; un testo che rivela tutta l’obliquità della interpretazione di una impresa epocale, sulla quale pesa ancora un impossibile intrigo storico, politico e teologico incorniciato da percorsi alchemico/esoterici, parentele straordinarie e retaggi templari.
Chi fu davvero Cristoforo Colombo?
Un rozzo e ignorante marinaio originario dell’entroterra ligure, intenzionato a muovere alla volta delle Indie al soldo della Corona spagnola e per errore o per fortuita intuizione approdato in America, o un coltissimo Uomo di mare frequentatore di Principi, Cardinali, Re e scienziati?
Perché dal 1492 prese a firmarsi Christo Ferens?
La sua spedizione fu davvero finanziata dai Cattolici Sovrani che avevano appena riunito Castiglia e Aragona ed espulso i Mori da Granada, depauperando le risorse della Corona, o fu la grande sfida italiana cui concorsero Armatori e Banchieri toscani e genovesi: da Francesco Pinelli a Louis de Santángel e a Giannotto Berardi, influenzati da Innocenzo VIII in un sogno comune di pace in cui Cristiani, Musulmani ed Ebrei si stringessero sotto il vessillo della Croce per dare vita ad un Nuovo Mondo e per aprire nuove rotte commerciali?
Il fil rouge del grande enigma del 12 ottobre del 1492 esibisce la salda complicità che legò il Principe della Chiesa Rodrigo Borgia alla spregiudicata Corona dei Re Santi, in una vicenda surrettiziamente spagnola ed i cui retroscena Ruggero Marino denuncia avvalendosi di documenti seri, a partire dallo studio condotto da Alessandro Bausani su una delle più celebri carte del mondo allora noto: quella del cartografo turco Piri Reis Ibn Haja Mehemet, custodita nel palazzo del Topkapi ad Istanbul; scoperta nel 1929 durante i lavori di restauro del celebre edificio; datata dallo stesso autore al mese di muharram 919, corrispettivo al 9 marzo/7 aprile del 1513; definita di rilevante interesse perché, utilizzando una mappa perduta di Colombo, disegna con notevole precisione le coste americane...

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CRISTOFORO COLOMBO E IL PAPA TRADITO, RECENSIONE RIVISTA CIAO

recensione tratta dalla rivista Ciao

Non è un caso che un giorno di primavera del 1992 dieci anni dopo della vincita in Spagna della Coppa del Mondo che l'Italia si riprendeva ancora una rivincita sulla Spagna a livello di primato mondiale appunto in vista delle Colombiadi e dei mondiali di calcio che si giocavano in Italia.
Voi vi domanderete ma dove? Ed io prontamente vi risponderò a livello di prestigio e di rivendicazione completa sulla scoperta dell'America da parte di una completa compartecipazione italiana.
Come? In che modo? Vi chiederete voi... certo è difficile crederlo ma è così...
Ora vi spiegherò come ne sono venuto a conoscenza: dicevo un bel giorno di Primavera stavo leggendo il Tempo e la mia attenzione è stata completamente rapita da un articolo suggestivo, forse non tutti voi sanno che sono un appassionato di storia in generale, questo articolo, stilato da un caporedattore allora sconosciuto per me che attraversava gli annebbiati panorami tardo-medievali che assumevano un colorito ed un aspetto di giallo storico.
Questo caporedattore responsabile ai servizi culturali del giornale Tempo che risponde alla voce più insigne nella storia dell'attuale servizio giornalistico culturale italiano Ruggero Marino ha fatto il "colombo viaggiatore" come inviato speciale e spola prediligendo il Terzo Mondo, ha effettuato reportage da oltre cinquanta paesi.
Ruggero Marino in questo libro si trasforma in una specie di "Sherlock Holmes" della storia, un inviato speciale nel tempo e nel passato per schiarire misteri annebbiati,tentare di rispondere ad interrogativi sibillinici, ambiguità e tentativi di depistaggio storico e se la cava agevolmente e senza creare alcunché di incidenti diplomatici.
Ancor oggi nei libri di storia ci insegnano che lo sponsor ufficiale della spedizione e della scoperta dell'America fu Isabella di Castiglia: NULLA DI PIU' SBAGLIATO!!! Infatti in questo libro è palesemente messo alla luce e documentabile che la spedizione per l'America fu finanziata da un papa genovese caduto misteriosamente nel lucernaio del dimenticatoio e che risponde al nome di Innocenzo VIII che prima dell'elevazione al seggio pontificio si chiamava Giovan Battista Cybo.
Quello che è strano è che questo papa muore proprio il 25 Luglio del 1492, una settimana prima che Colombo levasse l'ancora e cinquecento anni dopo il Marino è lì ad investigare ed a chiarire il mistero.
E si scopre che il denaro ricevuto da Colombo, tramite un parente del papa, un Cybo anche lui Genovese e banchiere alla corte di Spagna e che i denari provenivano in parte da Firenze (ove il papa aveva il consuocero che era Lorenzo il Magnifico) e che a muovere la corte spagnola era il "logotheta" del pontefice, un umbro.

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MA IL TEMPO È SEMPRE GALANTUOMO

di Folco Quilici
regista, scrittore, giornalista

Gli storici arricciano il naso se qualcuno – subito considerato un estraneo – invade la loro area. Io, in molti casi, mi sono premunito coinvolgendoli in partenza.
Ruggero Marino è stato più coraggioso.
Un coraggio che gli costa, adesso, un ostile ostracismo. Ma domani? Quando altri documenti emergeranno e uno dei togati dovrà arrendersi…
Il tempo, si sa, è galantuomo.

CONTRO IL CATALOGO DI DOGMI LOGORI E INOFFENSIVI

del Prof. Roberto Fondi
Paleontologo, professore all'Università di Siena

Caro Marino,
nell’epilogo di quell’autentico capolavoro che è La lezione del Medioevo di Concetto Pettinato (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, Milano 1940; Cappelli, Bologna 1951), relegato ormai da decenni nel carcere del silenzio, si puo’ trovare il seguente brano:

“Un popolo il quale ha impiegato più di tredici secoli per recuperare la propria unità dopo averla posseduta in grado superiore ad ogni altro (si allude evidentemente all’unità sotto l’Impero romano: n.d.r.), e questo mentre popoli meno civili e meno privilegiati percorrevano la stessa parabola in un tempo più breve di oltre la metà, non ha per un bel pezzo il diritto di scordarsi di nulla. Settant’anni di unità non bastano per autorizzarci a seppellire un passato le cui conseguenze non hanno, in pratica, cessato di pesare su di noi, come i fatti della politica d’ogni giorno non tralasciano di dimostrare. La storia d’Italia racchiude tali ammaestramenti, che converrebbe farne, a parer mio, il caposaldo essenziale della nostra istruzione pubblica, il pascolo familiare del nostro spirito e la palestra quotidiana del nostro civismo. Il criterio della historia magistra vitae sarà vecchio e bistrattato, ma resta pur sempre una grande idea latina, e chi è riuscito a seguirlo non ha mai avuto da pentirsene. Ora nel nostro insegnamento storico, monopolio per lo più di eruditi tuttora dominati dalle preoccupazioni analitiche in onore nel secolo scorso, accanto a uno sforzo immensamente rispettabile e fecondo per l’accertamento del particolare non ha ancora preso sufficiente slancio l’amore delle sintesi, sia pur schematiche e sommarie e di valore limitato o nullo affatto nei riguardi del progresso degli studi, ma atte a sviscerare in breve volume di pagine il senso complessivo di un dato ordine di fatti, l’andamento generale e il filo logico di un insieme di situazioni. Questa così detta opera di ‘volgarizzazione’, oggetto dell’onesto disprezzo della maggioranza dei nostri storici, è rimasta, fra noi, l’ufficio dei compilatori di manuali scolastici, i quali ne hanno fatto quello che, data la premessa, non potevano non farne: un compendio di luoghi comuni o per lo meno di nozioni tradizionali, entrate nell’uso come moneta spicciola, un catalogo di dogmi più o meno logori ma tutti egualmente inoffensivi, insomma una storia fatta per impararla a scuola e dimenticarla fuori di scuola. La storia viva, intelligente, politica, e sia pur polemica e tendenziosa ma battagliera, la storia intesa a provare qualcosa, la storia che si fa discutere ma discute, in Italia non ha ancora potuto attecchire: e se qualche temerario vi si è cimentato, quel po’ di favore che il pubblico gli accordava dove scontarlo con l’ostilità, l’acrimonia, gli attacchi, i dileggi, le spulciature vendicatrici degli storici di professione. Gran giorno sarà per noi quello in cui la storia cesserà anche nel nostro paese d’essere caccia riservata di pochi severi archeologi per diventare campo di esercizio di tutti gli uomini colti e assolvere, se non incoraggiare, i pochi spericolati incorsi nella tentazione diabolica di chiedere a un passato gelido i segreti di un’attualità scottante. Si commetteranno, forse, più errori di prima: ma, fra gli errori, qualche idea nuova, qualche veduta originale, qualche paradosso suggestivo si farà pur strada; e, in conclusione, l’humus spirituale del paese ne risulterà arricchito, come è accaduto a paesi più spregiudicati e più colti del nostro.”

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LA CONTROVERSA STORIA DI CRISTOFORO COLOMBO

Articolo tratto da Voyager - ai confini della conoscenza

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Cristoforo Colombo, un navigatore genovese al servizio della monarchia spagnola, mentre cercava di raggiungere le Indie attraversando l’Atlantico, approdò su terre fino ad allora sconosciute, che egli credeva l’Asia. Si trattava invece di un nuovo continente a cui più tardi venne dato il nome di America” Con queste parole un libro di storia in vigore oggi nelle scuole introduce la Scoperta dell’America. Me è veramente andata così o, come spesso accade, ci troviamo davanti ad uno dei tanti casi in cui la storia si è adattata al volere dei vincitori, in questo caso i reali di Spagna? Chi era Cristoforo Colombo e perché sappiamo così poco di lui? Dove è realmente sepolto e perché ora si vuole fare l’esame del DNA su quelli che alcuni considerano i suoi resti mortali? Chi lo aiutò veramente ad organizzare la sua impresa e su quali misteriosi documenti si sarebbe basato per attraversare indenne l’Oceano? Era già stato in America? Perché avrebbe organizzato una spedizione con i Re di Spagna? Insomma, Cristoforo Colombo è stato veramente un eroe per caso o aveva un disegno preciso da portare a termine? 
Sulla Treccani è scritto che “tutti i cronisti, geografi, cartografi dell’epoca delle grandi scoperte, italiani e stranieri, i quali hanno occasione di accennare alla patria di C. sono pressoché unanimi nel dire che il grande navigatore fu genovese e genovese si dichiara lui stesso nel suo testamento” Proprio nell’Archivio di Stato sono stati trovato documenti secondo i quali lui nacque a Genova nel 1451 da Domenico Colombo e da Susanna Fontanarossa, una famiglia di lanaioli e piccoli commercianti. (ci sono i 63 più importanti documenti relativi a Cristoforo Colombo e alla sua famiglia, compreso il famoso Documento Assereto del 1479, scoperto da Ugo Assereto e pubblicato nel 1905, in cui appare il suo nome, dichiarando di essere 'civis Janue' 'cittadino di Genova', e di avere 27 anni. Continuò ad essere cittadino genovese fino alla sua morte, infatti non volle mai nazionalizzarsi né in Portogallo né in Spagna.)
Cristoforo ColomboDella sua vita si sa piuttosto poco: di certo fu un navigatore, pare dai suoi 14 anni. Nel 1473 ha vissuto a Savona e da allora pare abbia viaggiato sempre, al servizio di case genovesi. Dei suoi viaggi si è scritto quasi di tutto: da Tunisi all’Islanda, con incontri con navi corsare, famiglie potenti e scienziati di fama, dagli studi all’Università di Pavia fino ai rapporti stabili con il Portogallo, allora forse la più importante potenza marinara. Sono stati anni fondamentali per la formazione di Colombo, anni che sono serviti per formare il progetto di viaggio che Colombo presenterà con forza ai reali di Spagna, anni dei quali sappiamo molto poco e che forse nascondono delle sorprese: di certo non era il marinaio testardo, ignorante ma fortunato che la tradizione ancora ci racconta. 
Ma cosa nascondono gli anni sconosciuti di Colombo? Un giornalista e saggista romano, Ruggero Marino, avrebbe trovato le prove di uno stretto rapporto tra Colombo ed Innocenzo VIII, un Papa genovese come lui, già Vescovo di Savona nel periodo in cui Colombo visse lì, e morto solo 7 giorni prima della sua partenza da Palos per quelle che allora vennero chiamante “le Indie”. E’ stato il Papa allora ad aiutare Colombo? I Re di Spagna, che dovevano essere solo lo sponsor politico del viaggio, hanno poi preso il sopravvento? Ad aiutare quest’ultimo disegno ci sarebbe stata la morte tempestiva di Innocenzo VIII, seguita subito dall’elezione di Alessandro VI, Rodrigo Borgia, uno spagnolo dai modi pare molto determinati, che avrebbe poi dato agli spagnoli le nuove terre scoperte da Colombo. 
Innocenzo VIII era Giovanni Battista Cybo, la cui famiglia era originaria di Rodi, l’isola dei cavalieri oggi chiamati di Malta che avevano ereditato tanti tesori templari, e legato da vincoli di parentela con Lorenzo il Magnifico, tra l’altro morto pochi mesi prima di lui. Possono essere stati questi due grandi uomini ad aiutare Colombo a organizzare la sua impresa e a trovare i finanziamenti? Sulla lapide (del 1621) che lo ricorda all’interno della Basilica c’è scritto “Novi orbis suo aevo inventi gloria” nel tempo del suo pontificato la gloria della scoperta di un nuovo mondo, e poi: “regi hispaniarum cattolici nomine imposto” cioè ha dato il nome di cattolici ai re di Spagna Ferdinando D’Aragona e Isabella di Castiglia: due elementi forse strettamente legati.
In effetti, come ha notato Marino, la maggior parte dei finanziatori dell’impresa di Colombo furono tutti legati a Innocenzo VIII: gli armatori e i banchieri genovesi suoi parenti, tra cui Francesco Pinelli, nipote del Papa, o Louis de Santàngel, il banchiere che riceveva le rendite ecclesiastiche in Aragona, o il banchiere di Lorenzo il Magnifico, il fiorentino Giannotto Berardi.. Lo stesso Colombo si auto-finanziò l’impresa, mentre i reali di Spagna avrebbero dato alla spedizione una copertura più politica che economica. Ed è una leggenda che la regina Isabella abbia venduto dei gioielli per finanziare Colombo.

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CRISTOFORO COLOMBO, FIGLIO DI UNA NOBILE FAMIGLIA SPAGNOLA DI ORIGINE EBRAICA?

Il mistero di Cristoforo Colombo in onda su Discovery Channel.

 di Viktor Blonn

Qualche sera fa ero sintonizzato sul canale tematico “Discovery channel” incuriosito dal titolo e dal tema in questione: Cristoforo Colombo, i misteri dalla tomba.
Non avevo mai approfondito la questione colombiana ma dopo aver seguito ed ascoltato con molto interesse quella trasmissione, decisi di fare una ricerca su internet. La mia ricerca era focalizzata principalmente sulle origini di Cristoforo Colombo, e tra le varie pagine trovate, ne trovo un paio a dir poco interessanti. La cosa che rende subito interessante la ricerca e gli articoli trovati, è che si dice che Cristoforo Colombo non era italiano ma bensì figlio di una nobile famiglia spagnola di origini ebraiche.
La prima delle due pagine da me trovate è scritta dall’autore Ruggero Marino e posta su di un sito governativo egiziano(?), il titolo: Cristoforo Colombo: un'investitura divina. In sintesi, nell’ articolo si dice che non furono i Reali di Spagna a finanziare Cristoforo Colombo ma bensì il Papa Innocenzo VIII. 
Ecco uno stralcio di tale articolo:

In quell’opera emergeva dal passato sopratutto la figura di quello che chiamavamo il “papa desaparecido”: Innocenzo VIII, genovese, della famiglia dei Cybo proveniente dall’Oriente ed in particolare da Rodi, l’isola di quei cavalieri, oggi di Malta, che avevano ereditato i beni (forse non solo quelli) dei Templari.
Innocenzo VIII rimane sulla cattedra di Pietro dal 1484 al 1492.
Muore esattamente sette giorni prima della partenza di Colombo, che chiaramente salpa da Palos senza essere a conoscenza che il “suo” papa è morto. Forse non proprio secondo natura, visto che il papa successivo è il Borgia, tristemente noto per l’uso della “cantarella”, un veleno che gli consentiva di accelerare i suoi scellerati disegni.

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SPEZZATI I LACCI IMPOSTI DAL SECOLARE CONFORMISMO

Ruggero Marino a ottobre all'Istituto Italiano di Cultura di New York

di Mario Farneti
autore della trilogia di storia alternativa “Occidente”

Cristoforo ColomboLa storia della scoperta dell’America è percepita universalmente come un evento ormai consolidato e immodificabile: tre fragili caravelle, salpate per la benevolenza dei Reali di Castiglia, si spingono verso l’ignoto, comandate da un picaro avido e visionario d’incerto lignaggio che, sbagliando i calcoli, crede di aver raggiunto le Indie e muore in miseria, vittima della sua stessa sete di ricchezza. 
Ruggero Marino rivoluziona questa visione e spezza con coraggio i lacci imposti dal  conformismo, segue con tenacia le tracce di una congiura perpetratasi per mezzo millennio, dipana l’intreccio che legava il navigatore alla figura di un suo concittadino, artefice occulto e promotore dell’impresa, il papa Innocenzo VIII Cybo, forse il suo vero padre.

Marino rende finalmente giustizia all’immagine di Cristoforo Colombo restituendogli, documenti alla mano, la sua dignità di uomo dotato di straordinaria cultura ed elevate qualità morali; il contrario di quello che la storiografia ufficiale, non sempre disinteressata, ha tramandato fino ad oggi. 
Non un avventuriero in cerca di tesori, quindi, ma un iniziato a dottrine esoteriche e a conoscenze segrete, un navigatore colto e illuminato che “sapeva” con certezza di trovare di là del Mare Tenebroso un Nuovo Mondo, premessa indispensabile per edificare un mondo nuovo.

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COLON CRISTOBAL... ANZI (PER MARINO) CRISTOFORO COLOMBO

Papa Innocenzo VIII papà dell'Almirante?

Recensione tratta da www.mondointasca.org


E’ arcinoto che il politico genovese Paolo Emilio Taviani (scomparso quattro anni fa) fu un grande studioso di Cristoforo Colombo. Ma Ruggero Marino non gli è da meno. Se proprio si volessepalos cercare una differenza tra i due ricercatori, si potrebbe commentare che Taviani raccontò tutta la vita del navigatore, mentre lo storico-giornalista romano (a lungo una importante firma de Il Tempo) ha accentrato quasi esclusivamente i suoi sforzi nella ricerca della Verità sulla Scoperta. Una Verità nei suoi risvolti più importanti, quello politico e copertina libro Cristoforo Colombo l ultimo dei templariquello economico.
Gli studi di Marino cominciarono poco meno di quindici di anni fa con Cristoforo Colombo e il papa tradito (debitamente recensito da Mondointasca), un libro revisionista perché si permise di coltivare fieri dubbi su quelle che la Storia considerava ormai verità certe e assolute. 
Si era proprio sicuri che a sponsorizzare l’impresa colombiana fu la Reina Catolica Isabella di Castiglia (sposa di quel marpione di Fernando d’Aragona) con tanto di gioielli impegnati e raschiatura del barile per raccattare quel che restava in cassa, al netto delle spese per la conquista di Granada? 
Nel citato libro Marino intrigò il lettore avanzando l’ipotesi che il vero finanziatore della Spedizione colombiana fosse stato papa InnocenzoVIII, il genovese (guarda caso come i banchieri che per decenni gestirono le finanze della monarchia spagnola) Giovanni Battista Cybo. 
Ma il papa morì pochi giorni prima (25 luglio 1492) della partenza di Colombo da Palos (3 agosto) e a succedergli fu eletto Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, spagnolo. Preso atto della nazionalità del nuovo pontefice è superfluo stupirsi - commenta Marino - su quanto avvenne dopo la Scoperta.

Nella sua nuova opera Cristoforo Colombo l’Ultimo dei Templari. La Storia Tradita e i veri retroscena della Scoperta dell’America, il pervicace indagatore aggiunge altra benzina al fuoco della Italianità della Scoperta, aggiungendo scoop di assoluto interesse e personaggi storici di grande spicco. Non senza lamentare la piccola pecca delle note riportate a fine testo (si fa meno fatica a consultarle a piede di pagina) l’importante fil rouge del libro è costituito dalla clamorosa ipotesi (o per Marino certezza?) che Cristoforo Colombo fosse figlio naturale del citato cardinale poi divenuto Innocenzo VIII. A conforto di questa intrigante asserzione la grande somiglianza nei ritratti e nelle statue di Giovanni Battista Cybo e dell’Almirante Navigatore. Non solo. Divenuta più dimostrabile la tesi del finanziamento papale a favore del figlio, il racconto di Marino intriga ancor più aggiungendo che vi fu una co-sponsorizzazione da parte del consuocero di Innocenzo VIII, il grande Lorenzo de Medici. Ago della Bilancia della politica italiana, gran mecenate della cultura e delle arti.
Ma anche Lorenzo de Medici scomparve prematuramente, a soli 44 anni, a fine primavera del 1492. A questo punto nessuno si domandi più perché si parla Castellano dalla California alla Tierra del Fuego (e negli States sta prevalendo lo spanglish)

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PIÙ MITO CHE STORIA

Un incunabolo, carte antiche e una accurata ricerca svelano i retroscena sulla scoperta dell’America.

di Marco F. Picasso
Direttore di Graphicus, rivista di tecnica e cultura grafica

Al ritorno dal primo viaggio, Cristoforo Colombo nel 1493 scrisse una lettera che divenne famosa. La lettera fu stampata a Basilea nel 1994 dal proto-tipografo Johann Bergmann de Olpe in un libro contenente una pièce teatrale di Carolus Verardus ''In laudem Serenissimi Ferdinandi Hispaniorum regis, Beticae et regni Granatae, obsidio victoria et triumphus, Et de insulis in mari Indico nuper inuentis''. L’edizione è oggi un raro incunabolo nel quale una delle xilografie che l'accompagnavano è stata riprodotta da Ruggero Marino nel suo ultimo libro. L’incisione riproduce una caravella con sulla vela la croce a otto punte che riecheggia quella templare. Inoltre, sulle quattro isole appena ‘scoperte’ si notano guglie che paiono campanili di chiese. 

Ruggero Marino già ci è noto per le sue ricerche e ipotesi su Cristoforo Colombo e riprende qui tutti i dubbi che ci aveva fatto sorgere nel 1991 con il suo precedente ''Il Papa tradito''. 
Il tradimento, che anche qui ritorna nel sottotitolo ''La storia tradita e i veri retroscena della scoperta dell’America'', sta in quei 500 anni che hanno fissato paletti che, veri o falsi, sono oggi ben difficili da demolire. In sostanza: il 12 ottobre del 1492 Colombo sbarcava sì nelle Indie, ma la storiella che avrebbe con quel primo viaggio scoperto casualmente il nuovo mondo, non quadra. 
Il sospetto che le Americhe fossero note fin dall’antichità c’è, eccome. Ma ci si ostina a pensare che Colombo avesse scoperto il nuovo continente solo perché intendeva raggiungere (per una via piú breve?) il Katai, cioè la Cina di Marco Polo. E il misterioso Cipango, che il Giappone non è, come si vuol far credere. Ruggero Marino ci spiega l’arcano al termine di sedici anni a una ricerca intensa.

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INTUIZIONI E SCOPERTE RENDONO AFFASCINANTI TUTTE LE PAGINE

di Fausto Gianfranceschi
scrittore e giornalista

Ruggero Marino non è soltanto un caro amico, non è soltanto uno scrittore di valore, è anche un personaggio molto interessante. Credo che pochi autori si siano appassionati come lui al suo personaggio, un personaggio storico, Cristoforo Colombo, che da decenni occupa la sua mente, infuenza la sua vita. E' come se dall'alto fosse stato investito da una missione: riportare alla luce tutto quello che di Colombo è rimasto nascosto (e obiettivamente, storicamente è ancora molto): un'impresa infinita che Ruggero persegue ricerca dopo ricerca, libro dopo libro.

L'idea centrale, da cui tutto si sviluppa, è che la scoperta del Nuovo Mondo sia stata patrocinata in Italia dal papa Innocenzo VIII, genovese, e che questa verità fu nascosta, con distruzione di documenti e alterazione dei fatti, dal successore Alessandro VI, spagnolo, che volle favorire la sua patria sul palcoscenico di un evento straordinario che ebbe immani conseguenze politiche, geografiche, finanziarie. La tesi è plausibile, non sarebbe la prima volta che la memoria del passato è tradita dai potenti che hanno interesse a cambiare le carte in tavola. E non è soltanto plausibile in linea generale, è anche sostenuta da intuizioni e scoperte brillanti che rendono affascinanti tutte le pagine dedicate da Ruggero Marino a Cristoforo Colombo.

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RECENSIONE DI MARCO FRANCESCO PICASSO DEL LIBRO: CRISTOFORO COLOMBO L'ULTIMO DEI TEMPLARI

 di Marco Francesco Picasso
Direttore di Graphicus, rivista di tecnica e cultura grafica

Il nuovo - perché Ruggero Marino già ci è noto per le sue ricerche e conseguenti ipotesi - volume su Cristoforo Colombo riprende e cerca di svelare tutti i dubbi che il Marino ci aveva fatto sorgere fin dal 1991 con il suo Papa tradito. Il tradimento, che anche qui ritorna nel sottotitolo “La storia tradita e i veri retroscena della scoperta dell’America”, sta in quei 500 anni trascorsi che hanno fissato alcuni paletti che, veri o falsi, sono oggi ben difficili da demolire. In sostanza: il 12 ottobre del 1492 Colombo sbarcava sì nelle Indie, ma la storiella che avrebbe con quel primo viaggio scoperto per caso il nuovo mondo (anzi Colombo, secondo i luoghi comuni, morirà senza sapere dov’era arrivato e solo nell’ultimo viaggio, scoprendo le foci dell’Orinoco, si sarebbe reso conto di essere al cospetto di un vero e proprio continente). 
Eppure ben si sa che almeno le coste orientali dell’America erano state più volte frequentate da europei e, forse, dallo stesso Colombo. Non solo, ma il sospetto che le Americhe fossero note fin dall’antichità (da dove gli egizi avrebbero importato grandi quantità di oro, rame, argento?) c’è, eccome. Ma perché ci si ostina a pensare che Colombo avesse scoperto il nuovo continente solo perché intendeva raggiungere (per una via più breve?) il Katai, cioè la Cina di Marco Polo. E il misterioso Cipango, che il Giappone non è, come si vuol far credere. E cosa sapeva Polo del Cipango? Forse molto più di quanto possiamo supporre a una attenta lettura anche del Milione.
Ruggero Marino ci spiega l’arcano.

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L’AMMIRAGLIO E LA FANTASIA CHE MANCA ALLA SCIENZA

di Dalmazio Frau
illustratore

Ciò che scriverò adesso sul libro di Ruggero Marino a proposito di Cristoforo Colombo è soltanto frutto della mia mente abituata a procedere da tempo in senso contrario alla volontà del “pensiero comune”.
Ricordo ancora sia come ci veniva presentato Colombo a scuola, prima alle medie inferiori e dopo al Liceo: in modo leggermente migliore di come ci venivano presentati Marco Polo, Rustichello da Pisa e Benvenuto Cellini. 
Il povero Cristoforo, umile marinaio di certa origine dell’entroterra ligure, avventuroso, avventuriero e visionario parte alla volta delle Indie, e ohibò, caso di serendipità, invece che trovare il Cipango trova l’America, ma non lo sa e ne lascia tutto il merito e l’onore al Vespucci nonché Amerigo.
Ma caspiterina, Colombo ha i suoi antenati addirittura nell’entroterra tigullino da dove scrivo! E che vogliamo farci sfuggire una simile occasione? E via di Colombiane, Colombiadi e Terrerosse Colombo!
Qua non c’è soltanto l’ardesia da fare fruttare, soprattutto adesso che i giapponesi la producono artificiale e a costi inferiori.
Ed ecco che si mette in moto la portentosa macchina Cristoforica Colombiana. Miliardi…
Ora, siccome io sono un noto “bastian contrario”, voglio ritenere e accettare la suggestiva ipotesi del nostro Ammiraglio come ultimo anello di una “catena iniziatica” che lo ha voluto legarsi alla sapienza dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Salomone.
Questo mi piace e mi basta. La “fantasia” ha sovente ali ( come ben sapeva un altro Templare quale Dante ) che difettano alla scienza esatta.
{adselite}
Cristoforo figlio del Papa. E perché no? Il tanto vituperato Rodrigo ebbe per certi quattro figli senza contare forse altri sparsi qua e là tra la Spagna e le Romagne.
Altri pensatori di vaglia, come il Marino, hanno stimato Colombo essere qualcuno di ben più importante di questo marinaio vagabondo metà spagnolo e metà ligure: pensatori non da poco del calibro di un Silvano Panunzio ritengono che la bandiera crociata issata a bordo delle tre caracche fosse qualcosa di più di un semplice stendardo genovese.
Certo che è curioso: una croce templare garrisce al vento sul vasto Oceano…dopo due secoli dalla distruzione dell’Ordine…
Ma se Cristoforo fosse stato soltanto un marinaio… uno dei tanti bordeggiatori di bolina, sarebbe arrivato alla presenza dei Re Cattolici? Avrebbe avuto tanto consenso?
E' così ardito questo pensiero? Che si conoscesse in alcuni ambienti già da tempo la rotta per nuove terre è tanto eretico da essere accostato alle più sfrenate teorie pseudoermetiche?
Non so, lasciamo che gli augusti docenti universitari si compiacciano della loro sapienza dall’alto delle loro cattedre, a me personalmente, basta il sogno, l’idea di un Ammiraglio Sapiente che ha osato compiere il “folle volo” e andare là dove altri non hanno invece mai osato spingersi, neppure con il pensiero.
E tutte le volte che vedo la statua che la città di Chiavari ha dedicato a Cristoforo mi scappa un sorriso…”omen omen”.

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ATTACCO SERRATO AD UNA FRAGILE TRADIZIONE

Gli interrogativi sollevati da un giornalista che ha affrontato un problema storico rifiutando le conoscenze cristallizzate.

di Giulio Castelli
giornalista e scrittore

Fino a una quindicina di anni fa gli studi su Cristoforo Colombo avevano dato per scontati alcuni elementi di base che possiamo sintetizzare così: Colombo era un genovese ardimentoso che, al soldo dei sovrani di Spagna, aveva compiuto un’impresa memorabile avventurandosi nell’ignoto oceano e, alla fine, la sua intuizione lo aveva portato alla scoperta di quelle terre sconosciute che non erano le Indie, bensì un continente nuovo che avrebbe preso poi il nome dal suo fortunato connazionale Amerigo Vespucci.
Tutto ciò fino appunto a qualche anno fa.   Poi, un giornalista romano, Ruggero Marino, con l’”ingenuità” intellettuale di chi affronta per la prima volta un problema storico senza conoscenze cristallizzate accettate acriticamente, ha incominciato a porsi alcuni interrogativi.   L’impresa di Colombo era stata veramente finanziata dai cattolicissimi sovrani che avevano appena riunito le corone di Castiglia e di Aragona e avevano da poche settimane scacciato i mori da Granada, rimanendo praticamente al verde?   O i soldi non avevano avuto forse un’altra provenienza?   Certo, a quell’epoca tutti i sovrani europei attingevano ai banchieri italiani e fiamminghi, ma un conto è essere finanziati per sostenere il bilancio della corona, un conto è avere finanziamenti specifici per una impresa specifica.  Ebbene, Marino sostiene, grazie a una vastissima documentazione e a ferree concatenazioni logiche, che i soldi fu proprio Colombo ad ottenerli grazie al papa di allora, il suo concittadino Innocenzo VIII della potente famiglia genovese dei Cybo.

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IL CRISTOFORO COLOMBO DI RUGGERO MARINO

Intervento del giornalista televisivo Aldo Bello alla presentazione del libro di Ruggero Marino organizzata dall'Associazione culturale Hermesa Roma.

di Aldo Bello
Direttore della rivista Apuliae

Da qualche tempo figura e opera di Cristoforo Colombo sono tornate agli onori delle cronache per una serie di ragioni che vanno esaminate a livello di editoria, come nel caso del testo del giornalista e scrittore Ruggero Marino, ma anche di scoperte di nuovi documenti, sulla cui attendibilità vanno esperite analisi specifiche. Per questo motivo dobbiamo procedere con una premessa suggerita, e in un certo senso imposta, da una vicenda abbastanza recente.
Alcune settimane fa l’ Economist  ha dato notizia di un’America scoperta dai cinesi prima del 1421. Il magazine sostiene questa tesi sulla scorta di una mappa del 1763, copiata da Mo Yi Tong da una originale del 1418, attualmente all’esame dei laboratori scientifici neozelandesi, che dovranno certificare se sia autentica oppure no. Nella mappa sono quasi perfettamente disegnate le coste dell’Africa, dell’Europa e dell’Asia, ma anche dell’Australia e delle Americhe, oltre alle due sorgenti del Nilo e a una rotta di passaggio a Nord-Est.
Dunque, scoperta delle Americhe, ma non solo. La storia, ricostruita da Gavin Menzies, comandante sommergibilista della Royal Navy, poi passato alla finanza, afferma che il Grande Ammiraglio del Celeste Impero. Zheng He, l’11 luglio 1405 intraprese un viaggio, che nel suo diario di bordo è così descritto: “Abbiamo attraversato più di 500 mila chilometri di mare e visto onde alte come montagne sorgere dall’acqua. Abbiamo visto terre lontane, nascoste dalla trasparenza blu dei vapori, mentre le nostre vele si spiegavano orgogliose come nuvole nel cielo”.
La copia della mappa ha alcune imprecisioni:in Europa non compaiono l’Inghilterra e l’Irlanda; in America del Nord la California è un’isola; l’America del Sud è molto tozza; l’Australia ha dimensioni ridotte. Nella parte alta , sei caratteri cinesi definiscono questa carta una "mappa generale del mondo integrato" In basso, a sinistra, spicca il nome dell’autore della copia, insieme con la dicitura: - I barbari che pagano rispetto alla dinastia Ming.

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COME SI LEGGE UN LIBRO

Un articolo nato a seguito dell'incontro tenutosi presso la Società Geografica il primo marzo.

Appunti utili per i lettori e per gli accademici

di Gabriella Valli
poetessa e scrittrice

Caro Ruggero
di ritorno dalla presentazione del tuo libro presso la Società Geografica Italiana, sento la necessità di meglio chiarire i punti del mio breve intervento determinato soprattutto dalla confusione ingenerata da alcune tesi portate avanti da cattedratici che, invece di commentare il libro magari anche rilevandone inesattezze o contraddizioni, sembravano averne fatto punto di riferimento per affermare l’incontestabilità della loro scienza anche se a danno di quella ricerca di verità storica che tu, con l’umiltà che ti è congeniale e con la passione che ti distingue, stai portando avanti da tanti anni. Così, ancora una volta, in nome della scienza si è negata una corretta informazione a quanti come me, ingannati da un sapere parziale ed ammaestrato, vogliono riflettere per proprio conto sulle umane vicende, non tanto per rivoluzionare, scandalizzare o gettare anatemi, quanto per cercare di capire, se possibile, la complessa verità dell’uomo e sull’uomo, in considerazione che egli non è solamente “faber” ma anche “sapiens”.
In questo senso sono pienamente d’accordo con quanto ha sostenuto Saitta e cioè che il pensiero critico sia necessario per crescere, migliorare e, nel caso di un argomento tanto complesso e controverso come quello dell’impresa di Cristoforo Colombo, cercare di restituire veridicità al personaggio e giusto significato alla sua impresa, cosa che sicuramente hanno fatto alcuni intervenuti, mentre altri, novelli Soloni, hanno parlato in maniera capziosa sottolineando cavilli e probabili inesattezze, senza capire che, pur volendo riconoscere alle loro tesi rigore scientifico, queste nulla aggiungono e nulla tolgono alla validità del tuo libro. Tanto che sono sempre più convinta che quanto tu hai scritto, con appassionata disinvoltura resa a tutti accessibile da uno scorrevole stile giornalistico, sia pietra miliare non solo per la letteratura italiana ma per tutta la nostra civiltà che, ubriaca di intellettualismi, sperimentazioni e vivisezioni del sapere, ha urgente bisogno di riscoprire un nuovo umanesimo, dove trovino spazio quei valori ai quali un’umanità, finalmente conscia dei suoi limiti e della sua alterità, possa ispirare il suo essere ed il suo esistere.
Insomma mi piace far riferimento al concetto di “revisionismo storico”, brillantemente ed intelligentemente evocato da Gianni Letta nella presentazione del tuo libro alla Rai; giudizio razionale che, purtroppo, credo sia stato sottovalutato da alcuni ed addirittura ignorato da altri, mentre ritengo sia il commento più congeniale allo studio da te fatto, con certosina solerzia, per poter attualizzare una storia ignorata, manipolata, adulterata per cinque secoli, depauperando l’umanità del bene più prezioso: la verità. Sotto questo profilo non posso fare a meno di considerare alcuni interventi di ieri sera pleonastici, se non addirittura inutili, e quindi da dimenticare al più presto, non solo perché non hanno portato alcun contributo alla ricerca di verità storiche da te proposta, come in apertura del convegno aveva auspicato Saitta, ma perché, mi permetto di dire, hanno solo segnato un “autogol” alle discipline scientifiche delle quali i singoli cattedratici erano rappresentati, in nome di una metodologia sperimentale che nessuno aveva chiamato in causa e di cui nessuno sentiva necessità.
E’ stato evidente, infatti, che gli oratori, trasportati dall’approfondimento delle loro conoscenze specifiche, hanno perso il senso di ciò che significa un libro e ne hanno parlato, quindi, più per dar lustro alla loro erudizione “scientifica” che per un apporto costruttivo all’appassionata ricerca della verità storica che il libro persegue, dimostrando chiaramente di averlo letto, se non solamente per un atto dovuto al loro ruolo di relatori, sicuramente secondo categorie preconcette che certamente non si addicono a chi si vuole e si deve, onestamente, confrontare a tutto campo con il mondo del sapere. Conosci bene il mio entusiasmo per la tua moderna ed approfondita lettura del mito colombiano, motivo per il quale ti sarà facile sceverare da ogni possibile faziosità quanto ti scrivo, per leggerlo solamente come il modesto contributo ad un’opera che ritengo di alto livello culturale, dove l’aggettivo“culturale” è usato nell’accezione più completa di conoscenza, azione e tradizione che coinvolge l’uomo nella sua specificità di essere ragionante in relazione all’altro da sé, nel quale si esplica e concretizza il mistero della vita.

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ATLANTIDE: ERA SOLO UN MITO?

Nasce nelle Marche il piú ricco e completo fondo cartografico e letterario su Atlantide: e la cartografia ci riserva delle sorprese.

Di Alfredo C. Ferretti

(tratto da Graphicus del Luglio 2006 pp. 72-74)

(PDF ca. 130 kb)

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CRISTOFORO COLOMBO, A 500 ANNI DALLA MORTE LA RICERCA DELLA VERITÀ

Ruggero Marino a ottobre all'Istituto Italiano di Cultura di New York

Vale ancora la pena di parlare del navigatore genovese la cui nazionalità ancora solleva molti dubbi.

agenzia Adn Kronos 1 marzo 2006

adnkronos

Templare e profeta, semplice marinaio o membro di una famiglia nobile, coltissimo o tanto povero da non potersi permettere libri; nato in Galizia, Corsica, Liguria o in Norvegia; ligure per i suoi contemporanei o genovese solo in virtù di un accordo diplomatico, suggellato dal governo Mussolini, mentre oggi si fa avanti la teoria ispanica; figlio, non solo spirituale, di Papa Innocenzo VIII: molti sono i dubbi sollevati sul conto di Cristoforo Colombo, la maggior parte portata alla ribalta da Ruggero Marino che da oltre 15 anni, tenta di dimostrare che il navigatore sapeva esattamente dove sarebbe giunto a bordo delle sue Caravelle. 
A 500 anni dalla morte di Cristoforo Colombo vale ancora la pena di parlare del navigatore la cui nazionalità e', oggi, ancora tutta da definire e della sua ''cosiddetta scoperta dell'America'', temi dibattuti oggi nell'incontro de ''I pomeriggi della Società Geografica Italiana'' da studiosi e giornalisti convissuti che la storia non si scrive una volta per tutte . A partire da ''Cristoro Colombo. L'ultimo dei templari'', il volume di Ruggero Marino edito da Sperling & Kupfer - Rai Eri, la geografa Simonetta Conti, la storica Irene Fosi, Annamaria Rimoaldi, presidente della Fondazione Bellonci e l'autore del volume, moderati da Luigi Saitta, giornalista del Tg1, si sono confrontati sul tema. 
Perché discutere ancora oggi di Cristoforo Colombo? Secondo le nuove ipotesi, il navigatore non si trovò per sbaglio in America, ma vi era coscientemente diretto, protagonista di una storia ben diversa da quella che conosciamo. L'errore o l'omissione storica, non deve stupire: basta pensare che nel 1930 fu ritrovata a casa del cardinale di Toledo un'antica edizione de ''Il Milione'' di Marco Polo che e' stata alla base della ricostruzione più vicina al testo originale, ormai disperso. Fino al 1930, infatti, gli italiani lessero quello che rappresentava appena un terzo de ''Il Milione'', quello tramandato dal codice dell'Accademia della Crusca per tutti i vuoti lasciati dai tagli eseguiti dagli accademici sugli argomenti ritenuti poco interessanti. Su quel fondamentale testo originale si era formato anche Cristoforo Colombo, il quale dovette capire prima dei contemporanei che, tra i vari viaggi, Marco Polo giunse anche in America.

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COLOMBO? IN AMERICA C'ERA GIÀ STATO

La carta di un ammiraglio ottomano fa ritenere che il Genovese abbia scoperto il Nuovo Mondo sette anni prima del 1492

 

tratto da Il Giorno del 5 dicembre 2000

di Marco Sassano

Il «mistero Cristoforo Colombo» è sempre più tale: prima si ipotizza che sia uno dei figli illegittimi del papa Innocenzo VIII, oggi si arriva a sostenere che scoprì l'America sette anni prima di quella data ultracerta ed ultraufficiale che è sempre stata, in tutti i testi scolastici, il 1492. L'avrebbe fatto su incarico del Papa, basandosi su mappe e studi posseduti dalla Santa Sede che però voleva certezze e tempo per poter modificare la propria visione della Terra. Poi, morto papa Cybo, lo spagnolo successore - il papa Borgia - avrebbe fatto sì che la scoperta fosse dovuta alla sua amata Spagna e avrebbe fatto rimandare Colombo a «riscoprirla».
Detta così sembra quell'incantevole racconto del poeta romanesco Pascarella sulla scoperta del Nuovo Mondo. Ma Ruggero Marino, studioso appassionato di Cristoforo Colombo, si basa su carte serie. In particolare sullo studio di Alessandro Bausani, pubblicato sui Quaderni del Dipartimento di Studi Eurasiatici dell'Università di Venezia, dedicato a una delle più famose carte del mondo allora conosciuto, quella di Piri Reis, conservata nel palazzo del Topkapi ad Istanbul.

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