INTERVISTE

LA RINASCITA DI CRISTOFORO COLOMBO

Intervista tratta dalla rivista "Mystero".

Di Alessandro Moriccioni e Andrea Somma

A cinquecento anni dalla morte del più grande navigatore di tutti i tempi, la storia che avvolge il primo viaggio documentato verso il Nuovo Mondo resta ancora un mistero. Attraverso un’opera di ricerca e decodificazione del passato lo scrittore Ruggero Marino ha riesumato una vicenda sepolta da secoli di menzogne e falsità.

Una bugia vecchia di cinque secoli

In preparazione dell’articolo “Viaggio in Asia: la scoperta dell’America” (vedi “Mystero” numero 36 e 37), leggemmo un libro sconvolgente intitolato “Cristoforo Colombo e il Papa Tradito”,  scritto da Ruggero Marino. In realtà da tempo cercavamo quel volume che risultò essere introvabile. Ironia della sorte sbucò per caso da una raccolta ecclesiastica. Riuscimmo a trovarlo tra gli scaffali della Civiltà Cattolica. Solo dopo averlo letto capimmo perché, a oltre 10 anni e quattro edizioni dalla sua pubblicazione, era stato quasi impossibile trovarlo. In seguito all’uscita del sopra citato articolo, nell’ottobre del 2003 ci accordammo telefonicamente con il dottor Marino per un’intervista. 
Il geniale navigatore genovese era tornato d’attualità considerato il fatto che in Spagna si sta cercando di effettuare il test del DNA, per dimostrare, attraverso la comparazione con i resti del fratello, in quale delle sepolture sparse per il mondo si trova davvero il corpo (quel che resta) di Cristoforo. 
Con molta disponibilità Marino si prestò a rispondere alle nostre domande, aiutandoci a comprendere perché e come Colombo, quello vero, sia scomparso. Ingoiato dal tempo.
Per 34 anni Ruggero Marino ha lavorato come giornalista alla testata romana de "Il Tempo" di cui è in seguito divenuto redattore capo e responsabile dei servizi culturali. Ha realizzato reportages da oltre 50 paesi nel mondo, collaborando inoltre a numerose riviste in Italia e all'estero. Per quanto ci riguarda è fondamentale ricordare che la prima edizione del suo libro “Cristoforo Colombo e il Papa tradito” del 1991 ha vinto il Premio Scanno per l'Italia. La quarta edizione invece, aggiornata e ampliata alle ultime ricerche e pubblicata nel 1997, vanta la prefazione dello storico Franco Cardini. Persino il "Times di Londra" e “Discovery channel”  si sono ampiamente occupati della sua ricerca, che è rimbalzata su molti altri media stranieri.

Cristoforo Colombo e il Papa Tradito: intervista con Ruggero Marino

Attraverso lo studio sistematico delle vicende di Cristoforo Colombo e delle mappe antiche, possiamo affermare che nonostante i molti dubbi il panorama sembra essersi fatto più chiaro. Come abbiamo potuto appurare sono innumerevoli gli elementi che s’intrecciano con la storia formidabile del grande Innocenzo VIIInavigatore genovese. Innanzitutto l’onnipresente carta di Piri Reis, l’ammiraglio turco più famoso del mondo, che reca scritta tra le sue note una data. Lo stato della mappa non consente di capire se l’annotazione manoscritta nel 1513 sia un 890 o un 896, date riferite comunque al calendario musulmano. Ciò che rende la cosa curiosa è che facendo le dovute comparazioni tra il calendario sopra citato e quello attualmente in uso in occidente, ci si rende conto, come ha scoperto Ruggero Marino, che le date non coincidono con il ben noto primo viaggio del 1492. Ma arretrano la storia di uno-due anni o forse di addirittura sette anni. Marino è stato il primo a rendersene conto. Se quest’interpretazione fosse esatta la scoperta dell’America sarebbe avvenuta sotto il pontificato di Innocenzo VIII (come scritto sulla sua tomba), e avvalorerebbe la ricerca tanto da renderla, e già lo è, inattaccabile. 

Dottor Marino, quale idea si è fatto nel corso delle sue ricerche riguardo la data che fornisce l’ammiraglio Reis della scoperta del continente americano? Quale tra le due proposte, 890 ed 896, lei crede maggiormente possibile?

Adesso propenderei per la seconda data, quella dell’896. Ho trovato  che la scoperta sarebbe avvenuta, come attesta il Panvionio, “sulla fine del pontificato” di Innocenzo. Quindi direi che sia quella che più si avvicina alla morte del Papa avvenuta nel 1492. Devo dire che, negli studi consultati sulla mappa di Piri Reis, i migliori islamisti citavano la data dell’890. Poi, ovviamente, c’è la variante 896, che dà anche Taviani, il massimo storico di Colombo. Ho convertito la data dal calendario musulmano al calendario cristiano, non so quanti lo abbiano fatto, ma io sono stato il primo a trarne le logiche conseguenze ed anche il “Times” ha pubblicato delle pagine sull’argomento. Ma questa data fa testo fino ad un certo punto, perché io sono convinto che Colombo possa essere andato in America anche prima. Come probabilmente Innocenzo VIII, quando ancora non aveva abbracciato la carriera ecclesiastica. 

Anche a noi è capitato recentemente di convertire la data araba dell’896, che c’era stata segnalata da un ricercatore sardo, Rolando Berretta. Da tempo ci faceva presente il fatto che a quanto pare si era di un anno in anticipo rispetto alla data ufficiale della scoperta delle Americhe da parte di Colombo del 1492. Il nostro intervento in merito è stato originato da uno scambio epistolare ed è avvenuto solo ultimamente...

(Ruggero Marino sorride compiaciuto alla nostra ammissione) Io ho pubblicato questo studio due anni fa, dopo averlo tenuto nel cassetto per anni. Ma dovete essere voi a dire se sono stato il primo. Qualcuno, per la verità, aveva già tradotto questa data; il professor Bausani, che è stato il maggior islamista italiano. Ha fatto uno studio sulla carta di Piri Reis che dà l’890 corrispondente al 1485. Io però non mi sono basato solo su Bausani, che però si guarda bene dal trarre qualsiasi considerazione in merito, perché quando trovo un dato che non corrisponde alla tradizione cerco altre verifiche, della prima impressione non mi fido. Per quanto Bausani sia un grande studioso. Infatti interpellai il professor Baldacci, che è stato il Presidente della Società geografica italiana, uno degli autori che durante le Colombiadi del 1992 ha curato la pubblicazione in 20 tomi, realizzata anche da Taviani, sulla scoperta dell’America. In quest’opera per la prima volta c’è un capitolo su Innocenzo VIII scritto dal senatore utilizzando gli elementi del mio libro. Ci sarebbe da raccontare come si sono comportati gli accademici in questa vicenda, è una storia inenarrabile. Se potessi, a volte, li impalerei, perché mi sono rivolto a più d’uno con molta umiltà… di onesti ne ho trovati uno su dieci, Baldacci è certamente uno di quelli…

E’ il grande problema dell’università…

…è una cosa terrificante, feci presente nel libro che ero un giornalista “pentito”. Sono ritornato ad essere orgoglioso del mio mestiere di giornalista dopo aver avuto a che fare con certi professori. Anche Gabriella Airaldi, pochi giorni fa su “Voyager”, in un servizio perfettamente ispirato dalle mia ultradecennale indagine, si è ben guardata da fare il mio nome, ha parlato di nuove “ricerche”. Vi posso mostrare gli errori, i refusi voluti, in vari libri, affinché non si capisca quale è il merito di Ruggero Marino. Errori “scientifici” basati sulla volontà di eliminare il mio nome. Comunque, ripeto, credo di essere stato il primo in assoluto a proporre la data di una prescoperta sulla base della carta di Piri Reis. 
Persino Bausani, che è un grandissimo, dà il 1485, ma non aggiunge parola. E’ clamoroso. Pur avendo trovato, in un documento autentico e conosciutissimo, un particolare eccezionale non si pronuncia nel timore forse di dire ai colombisti “Guardate che siamo in anticipo di sette anni”, o come minimo, se la data è 896, di uno o due. Ho propiziato un servizio per Rai International proprio sulla mappa di Piri Reis. La mappa non la vede mai nessuno, sembrava quasi un mito, nonostante sia stampata sulle banconote turche. Un collega, Giuseppe Carrisi, aveva già fatto sul “mio” Colombo un servizio per RaiAlessandro VI International Radio. Mi ritelefonò e mi disse che era interessato a farne una versione televisiva. Gli assicurai che gli avrei fornito degli elementi nuovi e clamorosi, poiché Rai International è seguita all’estero. Sto cercando da sempre di scavalcare la barriera italiana, sono 13 anni che mi trovo chiuso da questo muro di gomma  e di scorrettezza formato da una parte dal Vaticano e dall’altra da certa Accademia, prevalentemente colombiana. 
Gli dissi “Perché non vedi se è possibile filmare la mappa di Piri Reis, non c’è riuscito nessuno, lo stesso Taviani mi disse di essersi recato al museo del Topkapi a Istanbul e di non averla potuta consultare pur essendo senatore a vita. Su questa carta sarebbe presente questa data, vedi se riesci a filmarla”. Lui è andato al Topkapi, è riuscito a riprenderla e a realizzare un servizio mandato poi in onda da “Voyager”. Per la prima volta si è vista questa famosa carta… Carrisi mi ha anche detto che la direttrice del Topkapi non sapeva nulla riguardo alla presenza di scritte che attestavano una pre-scoperta di Colombo avvenuta con qualche anno di anticipo. La carta era tenuta malissimo. Viviamo in una situazione in cui tutto sembra chiaro, ma invece ci si accorge che persino al Topkapi nessuno sa niente. 
Poi, devo dirlo, non so come siano venuti a sapere all’Università “La Sapienza” di Roma che era stato realizzato questo reportage per Rai International. Carrisi fu addirittura chiamato da Ilaria Luzzana Caraci, una delle accademiche “profetesse” di Colombo, la quale già aveva censurato alcune pagine di un libro scritto nel 1992 da Sandro Dini per Mursia su Colombo, dove l’autore parlava ampiamente delle mie scoperte. La Caraci chiamò di sua iniziativa il giornalista che stava facendo questo servizio e disse “Guardi, quel che dice Marino sulla data del 1485…” - anche se io ho sempre proposto anche la data alternativa del 1490-91, - “… non è vero perché a quel tempo venivano commessi numerosi errori e quindi un anno o due non contano nulla”.  Tanto bastò per stoppare il servizio. C’è una forma di razzismo culturale che i professori alimentano.
A me la data dell’896 sta comunque bene, poiché corrisponde al pontificato di Innocenzo VIII, come c’è scritto sulla sua lapide in San Pietro sul monumento del Pollaiolo. Lo ribadisco ho trovato per primo questa connessione con Cristoforo Colombo sulla carta di Piri Reis, in funzione di una data che tutti davano nella versione araba e che, seppur tradotta secondo il calendario cristiano, non aveva mai portato a logiche conclusioni. E’ incredibile, perché questa data non corrisponde a ciò che per cinque secoli ci è stato tramandato; nessuno dei pochi storici che se ne erano resi conto aggiungeva una parola in merito. Ora sembra che lo abbiano saputo da sempre.

Lei quindi ha fatto una comparazione tra il calendario musulmano e quello cristiano…

Esatto. Andai all’Istituto per l’Oriente di Roma, mi procurai le pubblicazioni inerenti la mappa di Piri Reis e, dopo aver letto Bausani, trovai uno studio in francese, eseguito sulla base di numerose analisi di professori di varie nazionalità, anche tedeschi. Tutti davano la data tradotta nel 1485. Fu lì che vidi la comparazione del calendario arabo con quello cristiano. Contattai Baldacci che mi disse di fidarmi della data ricavata e di pubblicarla immediatamente. 
Ve ne racconto un’altra. Tendo sempre a parlare di questi argomenti con molte persone, considerato che sto da anni lavorando alla stesura di un secondo libro, e mi ero confidato con un professore di Perugia, Umberto Bartocci. Non mi sembrava vero di avere trovato un accademico che mi incitasse ad andare avanti! Questa persona usò le mie rivelazioni per scrivere un suo testo su Colombo e, pur nominandomi per il primo libro che avevo scritto, mi sottrasse tutta la materia riguardante Colombo templare. Vidi così un articolo a sei colonne sul “Corriere della Sera” intitolato “America Rotta Templare”, il rilievo dato al suo libro verteva unicamente sulle confidenze che gli avevo fatto. A quel punto ho visto che un altro autore, di quelli che ormai chiamo “i plagiator scortesi” o “I fratelli Pinzon”, che erano numerosi, parlava di Piri Reis e di Colombo come figlio illegittimo del Papa, altra supposizione che ho fatto per primo e sulla quale non ho mai voluto insistere per non cercare lo “scoop” a tutti i costi. La storia di Colombo è molto più complessa di un semplice albero genealogico, per quanto strabiliante. Necessita di serietà e rigore. Ho pensato che questo nuovo ricercatore, il cui volume non  a caso è presentato da Bartocci (al quale per primo avevo parlato della consanguineità stretta padre-figlio fra Colombo e il papa), sarebbe potuto arrivare alle mie stesse conclusioni, visto che anche lui aveva consultato la carta di Piri Reis. Così ho deciso di anticipare l’uscita di un capitolo dell’opera che sto scrivendo, pubblicando le mie considerazioni sulla rivista “Hera”. Gli autori, ai quali ho accennato aggiungono anche elementi interessanti, ma in sostanza si limitano a lavorare in carta copiativa.  Dopodiché altre riviste come “Oggi” hanno ripreso i miei articoli su Piri Reis, rendendomi un grande servizio. Avevo pubblicato nel 1991 su “Panorama” e “L’Espresso”. Niente. Come è uscito “Oggi” mi sono visto chiamare dal “Times” e dalla BBC. Pensai amaramente che “Bisogna uscire su “Oggi” con queste cose per essere notati”.
Dopo queste precisazioni, anche se non mi piace farlo, ci tengo a dire una volta per tutte, visto il moltiplicarsi di troppi padri e dato il fatto che le ricerche su Innocenzo VIII si stanno fortunatamente sviluppando, che la prima e vera ricerca, la madre di tutte le ricerche in proposito è una sola, la mia. Da parte di molti accademici, dei cosiddetti colombisti, a cominciare da Gaetano Ferro, altro presidente della Società geografica italiana, si è fatto di tutto per nasconderlo, operando come una perfetta “lobby”. Prima che me ne occupassi io di Innocenzo non ne parlava proprio nessuno. Se ne erano dimenticati tutti, perché nemmeno ne conoscevano il nome. Se prendete i libri di Taviani pubblicati fino ad una decina di anni fa di Innocenzo non viene fatto alcun accenno. Tranne in un caso, quando Taviani parla della famosa biblioteca di Innocenzo VIII nella quale giunge Pinzon. 
Mi domando, Pinzon vide le carte di Innocenzo, Papa genovese, e Taviani, genovese anche lui, sono quaranta anni che studia Colombo… Possibile che non gli sia venuto neanche un piccolo sospetto? E nemmeno a nessun altro della cosiddetta “scuola genovese”, Airaldi in testa? Possibile che nnon sapessero nulla enon abbiano scritto mai del papa genovese? E’ da non credere! Molti fra i maggiori colombisti sono genovesi… il Papa ce l’avevano sotto casa. Alla faccia della ricerca “scientifica”. Di scientifico hanno solo la spocchia e l’ignoranza. E perdono il lume della ragione di fronte al giornalista curioso, all’outsider, che si presenta proprio in occasione del cinquecentenario della scoperta a rovinargli la festa e la … torta. E’ chiaro che avrebbero fatto una figuraccia! Che avrebbero rischiato di doversi dimettere dal cadreghino. Per cui hanno cercato pian piano di fare acquisire le novità in una maniera del tutto indolore, come per dire che in fondo si sapeva già e che l’avevano già detto. Ma non l’aveva mai detto nessuno. (sorride beffardo). Non l’ho mai fatto, ma visto che ne ho l’opportunità insisto. Ed elenco le novità assolute e principali della mia fatica: è la prima volta che si dice che Roma, il Vaticano e un papa, con Innocenzo VIII, sono stati determinanti per la “scoperta” dell’America. E’ la prima volta che si coinvolgono direttamente Firenze e Lorenzo il Magnifico. E’ la Cristoforo Colomboprima volta che si fa risalire a fonti italiane il progetto, come il finanziamento quasi integrale dell’ “operazione Nuovo Mondo”. E’ la prima volta che si presenta Colombo come possibile figlio illegittimo o quanto meno nipote di Innocenzo VIII. E’ la prima volta che la possibilità di una prescoperta, da molti ipotizzata, trova un incredibile riscontro nella carta di Piri Reis. Ci sarebbe altro da aggiungere. Dico solo che i nuovi sforzi tendono a smentire una tradizione infamante, che vorrebbe Colombo ignaro di essere sbarcato in terre diverse dall’Asia. E a portare avanti una personalità dalla cultura profonda, ai confini dell’eresia, nella quale ebraismo e cabala si sposano ad astronomia, alchimia, scienza, in una fusione tra Vecchio e Nuovo testamento, in vista dei tempi ultimi sulla scorta delle profezie di Gioacchino da Fiore.
Ho sempre vissuto di dubbi, ma su questa storia ora comincio ad avere delle certezze, avendo visto con chi ho a che fare dall’altra parte.  Nessuno di loro si è mai degnato di affrontarmi in un incontro diretto. Io naturalmente non potrò avere ragione su tutto quello che dico e commetterò a mia volta i miei errori, la mia verità potrebbe essere ancora una volta non quella assoluta, ma non accetto lezioni da chi  non si era accorto di avere un papa genovese sotto casa. Il papa a quel tempo era il personaggio più importante della cristianità. Non essersene resi conto, in funzione di un Colombo che piantava croci ovunque e che voleva fare crociate, è inammissibile. Così come non è mai stato valutato a sufficienza l’apporto in Colombo del francescanesimo.

Per la stesura dell’articolo “Viaggio in Asia: la scoperta dell’America” abbiamo avuto modo di leggere il volume di Gavin Menzies “1421 la Cina scopre l’America”, tra l’altro aspramente criticato da alcuni archeologi cinesi. Lei cosa pensa in merito considerato il fatto che viene anche citato dall’autore alla pagina 306 del libro?

Infatti Menzies, inglese, è stato correttissimo nel fare il mio nome, che probabilmente avrà letto sul “Times”. Tuttavia mi è sembrato di capire che voi non condividete il suo pensiero, dopo aver letto il vostro articolo…

In realtà il libro ci è sembrato piuttosto interessante, anche se…

…assembla un po’ troppe cose e cerca di ricondurle tutte al viaggio dei cinesi…

Si, esatto, proprio come fa con le numerose piramidi sparse in America latina, che dice essere quasi tutte osservatori di navigazione costruite dai cinesi stessi. Obbiettivamente ci sembra esagerato.

E’ il difetto maggiore del libro. Per quanto riguarda il viaggio dei cinesi Menzies ha perfettamente ragione. Io oramai sono convinto che Colombo non sia stato il primo a raggiungere l’America. Però Colombo è l’ultimo. Non sapremo mai chi sia stato il primo, tuttavia Colombo è il definitivo. Da quel momento tutto cambia. Il mondo diventa tondo e inizia la storia moderna. Colombo non ha scoperto niente, però è il migliore di quelli che sono approdati in quelle terre. Certamente il più grande. Quanti lo hanno preceduto non hanno diffuso la notizia o perché non volevano o perché non avevano capito. Colombo invece, secondo me, ha capito benissimo dove si trova e lo sto scrivendo nel nuovo libro, perché sono stanco di sentir dire che non capiva niente. Colombo aveva una gran cultura, decisamente superiore a quanti lo hanno studiato; è molto più etico e morale di quel che ci hanno fatto credere gli storici, poiché la storia l’hanno raccontata gli spagnoli. Non ci rendiamo conto che la “saga” di Colombo è stata mummificata ed imbalsamata subito dopo la sua morte. Colombo è stato riscoperto nell’ottocento, dopo tre o quattro secoli, quando i giochi erano ormai fatti e conclusi da tempo. Menzies ha ragione a dire che i cinesi nel 1421 sono stati in America, ma secondo me ci sono stati anche prima; voglio dimostrare che quando Marco Polo ne “Il Milione” parla del Cipango  in realtà allude all’America. Ed ecco che Colombo, che leggeva attentamente Marco Polo appuntando e postillando tutto quello che leggeva, sapeva benissimo che si dirigeva verso un nuovo continente. Aveva dunque delle conoscenze che non potevano essere in nessun modo associate al Giappone geografico. Colombo aveva una gran cultura, voleva realizzare i diari di bordo come i Commentari di Giulio Cesare, conosceva il latino e il greco, scriveva moltissimo. A causa delle censure nel tempo e alle successive stesure dei suoi scritti, ci è giunta, come del resto accaduto a “Il Milione”, solo una minima parte dei suoi pensieri. Colombo ha scritto lettere nelle quali nomina numerosi padri della chiesa e non dimentichiamo che ha compilato un libro di profezie. Per molto tempo tutto quello che veniva ritenuto scomodo veniva giudicato falso. Oggi invece quello che è stato giudicato falso viene definito ipotetico. E molte ipotesi sono diventate prove scientifiche. La storia di Colombo è ancora da scrivere.

Che cosa significa secondo lei il crittogramma firmato “Xpo FERENS” di cui era solito fregiarsi Cristoforo Colombo?

.S.

.S.      A      .S.

X       M      Y

Xpo FERENS

La scritta di Colombo secondo me è interpretabile in diversi modi, è come il quadrato magico. Credo che annunci l’unione delle tre grandi religioni monoteistiche: X sta per Cristo, M per Maometto e Y per Yhaweh. E’ una delle molteplici interpretazioni e secondo me la più profonda. Del tutto inedita. Colombo ci spiega di suo pugno che lo “Spirito Santo è presente in cristiani, musulmani ed ebrei”. Ecco perché il Vaticano, che pensava di farlo santo, potrebbe avere fatto marcia indietro. Colombo, forse, non era quello che pensavano. E’ un personaggio eretico, erede di una nuova chiesa, che si scontra con una differente scuola di pensiero vaticana. E’ la lotta eterna tra i falchi e le colombe, dove la colomba è Colombo, destinato a perdere così come perde l’innocente Innocenzo VIII. Che era un grande Papa e viene ancora infangato. La storia è stata cambiata. Quando c’è da mutare il mondo con una nuova scoperta, è chiaro che c’è sempre un potere costituito che si oppone al cambiamento, mentre i riformatori spingono perché un “nuovo mondo “ si realizzi. Tutto questo, morto… fatto fuori Innocenzo VIII, perché non credo che sia morto di morte naturale… scomparso il Magnifico e altri protagonisti è venuto meno…

…è troppo facile!

E per quanto riguarda i Cavalieri di Cristo in Portogallo, che erano i diretti discendenti dei Templari, crede ci sia un legame?

Ruggero Marino con cieloSenza esagerare, poiché in genere si tende a dare etichettature definitive, mettendo tutto nello stesso calderone, possiamo dire che Colombo è anche un Templare e che esiste certamente in lui un’eredità di stampo templare. Ma bisogna stare attenti a cosa si intende per Templare. Colombo è un personaggio molto complesso; è anche un alchimista, perché l’oro da lui inseguito è un oro alchemico. C’è la convinzione di un uomo che aveva il compito di portare finalmente l’umanità al tempo nuovo dell’oro, infatti Colombo dice che il mondo è prossimo all’Apocalisse. “L’ultimo tempo” tanto atteso e profetizzato coincideva con il ritorno al Regno primigenio, che passava per l’oro delle Indie, la riconquista di Gerusalemme e del Santo Sepolcro. E’ l’assillo di Colombo da quando parte a quando compila il suo testamento. L’oro delle Indie doveva servire a riconquistare Gerusalemme. 
Non è Colombo che non capisce… siamo noi che non capiamo lui! Colombo non si comprenderà mai se lo lasciamo marinaio in Spagna, sarà molto più comprensibile se lo riportiamo in Italia, nell’ambito del rinascimento e dell’umanesimo, perché è un personaggio che fa parte di questo panorama, legato ad un Papa, figlio di un Aronne e quindi di sangue ebreo, la cui nonna era una Sarracina e quindi di sangue musulmano, di un pontefice che era consuocero di Lorenzo il Magnifico, in una Firenze dove imperava la cultura dell’Accademia Platonica, con tutto quel che ne consegue… ecco che così si comincia a rivelare il vero Colombo il cui nome è, secondo me, un perfetto nome d’arte, come si usava spesso per personaggi di questa caratura.

Torniamo un attimo indietro all’anno della scoperta. Se una qualsiasi delle date proposte e annotate sulla carta di Reis, fossero confermate, ovviamente questo cambierebbe la storia…. In che modo?

Cristoforo Colombo e il papa tradito 1997Il primo viaggio sarebbe certamente avvenuto sotto il patrocinio di qualcun altro. Per questo ci si sarebbe preoccupati di obliterarne le tracce. Evidentemente la Spagna non aveva il peso storico che ricoprirà dal 1492 in poi. Se il viaggio precedente fosse stato della Spagna, Isabella e Ferdinando avrebbero affermato di avere aiutato Colombo magari proprio nel 1485. Ma in quel caso la “scoperta” sarebbe stata in qualche modo e inequivocabilmente ricondotta ad Innocenzo VIII. Quella prima spedizione si sottrarrebbe così alla ragione di stato, che guiderà successivamente la storia di Cristoforo Colombo. La spedizione non ufficiale, se c’è stata e io credo che ci sia stata, probabilmente non appartenne alla Spagna, per questo la Spagna l’ha cancellata. Con il 1492 si estingue inoltre la corrente di pensiero che aveva dato il via alla spedizione di Colombo. Quella spedizione sarebbe stata la verifica a colpo sicuro di quanto già sperimentato. L’operazione era affidata a cavalieri della cristianità. Colombo sicuramente lo era. Anche il Papa era secondo me discendente di un disegno anche templare, considerato che il padre era nativo di Rodi e l’isola, sede dei cavalieri di San Giovanni, aveva ereditato tutti i beni e le conoscenze dei Templari. La famiglia Cybo, quella di Innocenzo VIII, è una famiglia di grandi banchieri proprio come lo erano i Templari. 
La storia che sinora ci è stata raccontata è una favola. Io la definisco ormai un “fumetto d’antiquariato” o una “soap opera” d’annata. E’ possibile pensare che un marinaio senza arte né parte arrivi dal re del Portogallo, si sposi con una nobile della corte, poi si sposti in Spagna e vada da Ferdinando ed Isabella quando e come vuole? Che quando è insoddisfatto minaccia di recarsi dai re di Francia o di Inghilterra… imponendo tutto quello che vuole? Che scrive a Papa Borgia per dividere il mondo, che scrive a Toscanelli, uno dei più grandi scienziati del suo tempo…? Dove va gli spalancano le porte! Ma come è possibile? Per come ci propinano la storia sarebbe come se un povero “peone” messicano varcasse la frontiera del Messico e dicesse “Voglio andare da Bush”… sentendosi rispondere “Prego si accomodi”. Poi dicesse al presidente “Se mi date tre astronavi conosco altri mondi fuori dalla Terra, ma quello che troverò sarà tutto mio”… e Bush rispondesse “Prego si accomodi…”. Insomma quello che Colombo dice nel 1492 è da rogo. Quello che pretende è da rogo. Eppure Colombo si salva. Evidentemente aveva le spalle coperte. Credo che Colombo fosse il terminale di un progetto coltivato per decenni, quanto meno dalla caduta di Costantinopoli.

Quella di Colombo doveva essere quindi l’ultima crociata…?

Si, esattamente, ma la crociata non verrà mai fatta. Colombo non avrà l’oro e verrà progressivamente messo da parte. Per la Spagna il Borgia è il Papa giusto al momento giusto. Fra il trono e l’altare ci si sarebbe spartiti l’oro delle Indie per le mire personali. La Spagna potrà vivere per secoli di rendita, come poi è realmente accaduto.

Durante una trasmissione televisiva di “Voyager” sono stati mostrati alcuni documenti notarili riguardanti Cristoforo Colombo, che cosa ne pensa?

E’ strano che esistano così tanti documenti, vorrei sapere quali sono veri e quali sono falsi. A quel tempo era consuetudine falsificarli ed oggi sarebbe molto difficile riconoscere gli autentici. Possibile che Colombo stesse sempre dal notaio? Colombo è come una clessidra che va rovesciata e fatta scorrere al contrario. E’ del tutto diverso da quello che ci è stato tramandato.

Attualmente numerosi governi si sono mossi per stabilire se i resti di Colombo, contenuti nelle varie sepolture in giro per il mondo, corrispondono o meno a quelle del grande navigatore italiano. Attraverso l’analisi del DNA si sono riproposti, in un confronto con le spoglie del fratello, di porre fine ad un contenzioso sulla nazionalità di Colombo che dura ormai da cinquecento anni. A cosa pensa porterà questa indagine?

Stabilire dopo cinquecento anni un DNA preciso è piuttosto difficile. Gli spagnoli sull’argomento della nazionalità si battono ancora alla morte, mentre gli italiani sono indifferenti. Anche se, come abbiamo detto, esistono numerosi documenti che attestano la presenza di Colombo a Genova. Mi sembra superfluo dire che molti devono essere necessariamente falsi. E’ quindi inutile attenersi solo a questi dati. Vero è comunque che Colombo è impregnato di cultura rinascimentale. Se fosse stato spagnolo non avrebbero tentato di fare santa Isabella di Castiglia, ma avrebbero fatto santo Colombo…

…e poi non lo avrebbero abbandonato, considerato il fatto che Colombo è morto povero e nell’anonimato.

Tra l’altro tutti i testi di quel tempo, 1500, parlano di un genovese, di un ligure e non vedo come si possa avanzare l’idea che non fosse in qualche modo italiano, se non altro come cittadino. Se fosse figlio di Innocenzo VIII potrebbe essere addirittura napoletano, visto che Giovanni Battista Cybo si unì ad una donna napoletana. Dire che Colombo è spagnolo è probabilmente solo l’ultimo tassello di un enorme falso politico. Così come è una favola il ritratto fatto di Colombo dalla storia, come se fosse un rozzo stupratore e un avaro schiavista.

Conoscendolo sotto tutti gli aspetti e attraverso le sue relazioni con la Santa Hermandad, con il Papa, con Pinelli e con i Geraldini, come dimostrato nel suo libro, ne abbiamo un’immagine assai diversa…

Ruggero Marino con copertina MysteroSi, questo fatto viene ormai dato per acquisito. Ma come viene dato per acquisito? Come se fosse stato sempre così. Taviani definì la mia ricerca “una bomba”, si è fatto in modo che non scoppiasse. Nonostante oggi in molti libri si faccia riferimento ad un finanziamento proveniente dal Vaticano e non dalla Spagna. La citazione da parte degli accademici alla mia fatica, perché tale è, viene sempre minimazzata, se non nascosta, a voler evitare che si capisca che questa scoperta mi appartiene. Fanno passare come scontato un fatto che è stato scoperto soltanto dopo cinquecento anni! Nella Grande Raccolta Colombiana sono citate molte mie considerazioni senza che mi vengano attribuite e con un solo riferimento alla mia persona nella parte finale del capitolo, con un apprezzamento dovuto, ma anche fuorviante. In un’analoga opera di Taviani, corretta otto volte e presentata come priva di qualsiasi errore, l’unico errore è nell’indice dei nomi dove al posto di Ruggero Marino compare solo una R.
Nel 1992 avevo registrato sette minuti per il programma televisivo “Tv sette” che per quei tempi erano molti, ma fu bloccato tre giorni prima della messa in onda in seguito ad una telefonata da Genova a nome anche di Taviani che forse nemmeno c’entrava nulla. Intimorì però i responsabili del settimanale televisivo.

… possono bloccare le trasmissioni in questo modo?

Mi chiamò il vicedirettore Enrico Messina, mi disse “Ruggero non posso mandarlo in onda perché ci hanno telefonato da Genova a nome anche di Taviani, dicendo che vorrebbero realizzare un servizio per le Colombiadi per il quale sarebbero disposti anche a pagare. Dato che siamo alla penultima puntata non abbiamo il tempo per ampliare il servizio, per cui per non fare uno sgarbo al senatore abbiamo deciso di sacrificare anche la tua intervista”. Quella fu un’abile mossa, perché non ne vietarono la messa in onda, ma fecero in modo che quanto già registrato e programmato non venisse trasmesso. 
Un giorno invece sono andato a seguire una conferenza ai Lincei, sempre di Taviani al quale avevo preannunciato la mia presenza. Tuttavia nel suo riferimento a me fece il nome di Ruggero Romano, che è uno storico… ma non era Ruggero Marino. A fare il mio nome ai Lincei è stato solo successivamente il professor Baldacci, presentando proprio l’ultimo lavoro di Taviani.

Ordini come i Cavalieri di Malta, che esistono ancora, quanta influenza hanno oggi su questi argomenti? Come si comportano lo stato italiano ed il Vaticano nei confronti di Cristoforo Colombo?

Per la Chiesa è ancora un argomento scottante… oltre tutto penso che Papa Innocenzo VIII volesse fare sposare i sacerdoti… mentre l’aspetto che lega Colombo alle tre religioni monoteistiche è quanto mai difficile da accettare. Solamente adesso Giovanni Paolo II sta portando avanti una politica di avvicinamento alle altre religioni, ma sono molti i cardinali che contestano il suo operato. Quello che mi meraviglia è l’atteggiamento completamente assente della politica italiana. Nel 1992 sono riuscito a promuovere con l’onorevole Publio Fiori, un’interrogazione parlamentare sull’influenza italiana nella scoperta dell’America, al di là della genealogia di Colombo. Non ho avuto più nessuna notizia. Se i cinesi sono stati in America, se Piri Reis e i Turchi avevano le stesse carte di Colombo, si deve al cristiano Colombo se oggi gli americani non sventolano il libretto di Mao o non si inchinano verso la Mecca! Non mi pare una considerazione da sottovalutare.

Per finire, il suo libro Cristoforo Colombo e il Papa Tradito abbiamo constatato che è introvabile…

E’ proprio così che mi sono accorto dell’ostracismo accademico… Nel 1992 durante le Colombiadi, alle quali non sono mai stato invitato se non una volta concluse, mi telefonò lo storico Francesco Perfetti, preside della Facoltà di magistero a Genova, per dirmi che, nonostante la Newton&Compton lo avesse distribuito su larga scala nella città di Genova in vista della manifestazione, il mio libro era introvabile. Erano presenti tutte le pubblicazioni su Colombo tranne la mia. Simonetta Conti, consulente per la trasmissione “Quark” di Piero Angela, curò un volume contenente tutta la bibliografia di Cristoforo Colombo aggiornata al 1992… il mio libro, come i miei numerosi articoli che lo precedettero, naturalmente non c’erano. 
Una volta invece il senatore Taviani inviò a mia insaputa una lettera al Vaticano dove in sostanza incitava i ricercatori a verificare la veridicità delle mie ipotesi. Nella lettera in questione, datata 1990, il senatore mi definiva “geniale giornalista”, mentre pubblicamente venivo attaccato dai colombisti, che facevano parte della Commissione presieduta dallo stesso Taviani, sulle pagine dei giornali. Penso che lo scopo fosse quello di mettermi fuori gioco per arrivare primi ai documenti che sarebbero stati eventualmente resi noti nel 1992. Ci sarebbe da scrivere un intero libro sui retroscena di questa vicenda… magari un giorno lo farò, con tanto di nomi e cognomi”

Author Bio
Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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