CARAVELLE E NAVI

LA MAPPA DEL TESORO: LA SANTA MARIA FRA LE 700 NAVI AFFONDATE

Un dipinto del 1708 di Samuel Scott affondamento del galeone San Jose

 

C’è già chi l’ha chiamata «la più grande mappa del tesoro» mai esistita. Anzi: «La Grande mappa», riferendosi (anche) ai fasti passati di una marineria tra le maggiori al mondo. Se non la maggiore nei due secoli a cavallo della scoperta dell'America. Una ricostruzione accurata che localizza la posizione, indica le cause e, soprattutto, elenca i carichi preziosi dei quasi 700 vascelli, galeoni e navi spagnoli naufragati nelle Americhe dall’anno della scoperta, il 1492, fino al 1898. In molti casi perle, smeraldi e oro, localizzati da un gruppo di studiosi spagnoli incaricati dal ministero della Cultura. Lo studio, dal titolo «Inventario dei naufragi spagnoli in America» e reso noto dal «El Pais», ricostruisce per la precisione 681 affondamenti. A partire da una delle tre caravelle di Cristoforo Colombo, la Santa Maria, nei pressi dell’isola di Bohio - poi ribattezzata Hispaniola - fino a cinque cacciatorpediniere affondate dalla flotta Usa a Cuba nella guerra tra Spagna e Stati Uniti nel 1898. Proprio al largo di Cuba sono stati localizzati la maggior parte dei relitti, cioè 249. Altri 153 sono sparsi sui fondali dell’Oceano Atlantico lungo la costa degli attuali Stati Uniti, 66 vicino a Panama e 63 intorno a Hispaniola, divisa attualmente tra gli Stati di Haiti e della Repubblica Dominicana. Gli altri relitti sono stati localizzati per la maggior parte sotto le acque delle Bahamas e di Bermuda.
«Preservare i relitti dai saccheggi»
Quasi l’80 per cento degli scafi resta interamente da esplorare. Ma il ministero della Cultura spagnolo afferma che obiettivo della ricerca, almeno per ora, non è tanto quella di recuperare tutti i carichi preziosi, operazione che richiederebbe tempi molto lunghi e finanziamenti ingenti, bensì preservare i relitti dai saccheggi o da possibili danni fortuiti con la cooperazione dei Paesi interessati. Lo studio, curato dagli archeologi sottomarini Carlos Leon e Beatriz Doimngo e dalla storica navale Genoveva Enriquez, è durato cinque anni. Per ogni nave vengono elencati scrupolosamente il tipo, il nome del capitano, l’armamento, il numero dei membri dell’equipaggio e dei passeggeri, oltre al carico.
I naufragi e i morti in mare
A parte quelli fatti di oro e pietre preziose, che richiamano alla fantasia i più famosi racconti dei corsari, molti erano partite di ceramiche Ming, tabacco, zucchero, vaniglia e cacao, ma anche schiavi, pezzi di artiglieria, libri e presunte reliquie provenienti da Gerusalemme. Nonostante una parte dei naufragi sia dovuta a battaglie con navi di potenze rivali - prima l’Inghilterra e l’Olanda e poi gli Usa - e ad attacchi corsari, nella stragrande maggioranza (oltre il 90 per cento) furono provocati dalle tempeste. In un unico naufragio potevano morire centinaia di persone - 1.250, furono le vittime dell’affondamento di cinque navi a Bermuda nel 1563 - ma a volte ad uccidere non era il disastro in sé, bensì altri fattori. Compresa l’avidità. Nel 1605 la Santisima Trinidad affondò vicino a Cuba. Si salvarono solo 36 persone, che presero posto su una scialuppa, ma vollero portare con sé un carico di oro e argento così ingente che anche questa imbarcazione affondò.

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PERCHÉ NON SI TROVANO TRACCE DELLE CARAVELLE DI COLOMBO

Columbus caravel

 

525 anni fa, Cristoforo Colombo raggiunse il continente chiamato America a bordo di tre navi: la Santa Maria, la Niña e la Pinta. Delle tre imbarcazioni non ci sono resti in nessun museo. Per secoli, archeologi e cacciatori di tesori hanno cercato di trovarli senza successo. Perché?
Cattive condizioni di conservazione
La Santa Maria si è arenò il 25 dicembre 1492 sulla costa di Haiti e Columbo ordinato di usare il suo legno per costruire il Forte di Natale, il porimo insediamento spagnolo nel nuovo continente. Tre anni fa, l'esploratore statunitense Barry Clifford pensò di aver trovato i suoi resti, ma l'UNESCO accertò che i fasciami erano di un periodo successivo. La ragione per cui è difficile trovare resti delle navi costruite cinque secoli fa nei Caraibi è dovuta al fatto che in quella regione vivono le teredini, molluschi a forma di verme che si nutrono di legno. Inoltre, il tempo inclemente, come gli uragani, avrebbero potuto trascinare le imbarcazioni a centinaia di chilometri da dove si trovavano.
Trasformazioni del paesaggio
Dalla fine del XV secolo, la costa delle isole visitate da Cristoforo Colombo è stata trasformata dalla deforestazione e dalla sedimentazione, che hanno modificato il paesaggio e reso difficile la ricerca. Greg Cook, un archeologo che cercava i resti delle navi che facevano parte della Fourth Fleet di un avventuriero nella baia di Santa Ana (Giamaica), spiegò che aveva bisogno di estrarre circa sei metri di sedimento per trovare prove del paesaggio storico. Ciò complica l'uso di tecniche di ricerca come il sonar laterale e riduce al minimo l'effetto di strumenti come il magnetometro, poiché le navi del tempo contenevano poco metallo.
Mancanza di record
Cook ricorda che "nessuno è stato in grado di determinare in modo convincente" cosa è successo alla Pinta e alla Niña dopo il loro ritorno in Europa. È noto che la Pinta era la caravella che ritornò più velocemente in Spagna, dopo il primo viaggio di Cristoforo Colombo. Nel febbraio del 1493 arrivò a Bayonne (Galizia) e il 15 marzo arrivò al porto di Palos de la Frontera (Andalusia), ma la sue tracce si persero lì. La Nina partecipò invece al secondo viaggio di Colombo e sopportò la spinta di un uragano nel 1495. Anni dopo fu assalita dai pirati mentrei trovava in Sardegna. Dopo essere stata recuperata, ha fatto un nuovo viaggio ad Haiti ... e questa è l'ultima registrazione della sua esistenza.

(Trattoda https://cdni.rt.com)

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NEL GIORNO DI NATALE IL NAUFRAGIO DELLA SANTA MARIA

 

Construccion de La fuerte Navidad Grabado 1851        situation aproximada La fuerte Navidad

 

La saga de terror Alien se vanagloria de que «nadie puede escuchar tus gritos en el espacio». Pero tal vez no haya que irse tan lejos para sentir una angustia así. Los 39 españoles que dejó Cristóbal Colón en el primer asentamiento europeo en América, La Navidad, no sabían a ciencia cierta si sus compatriotas volverían. El navegante podía naufragar camino a España, perder su influencia en la corte o, simplemente, no acertar a saber en qué isla indeterminada del Caribe habían quedado sus hombres. Daba igual lo que gritaran en La Navidad, o lo que dijeran con voz calmada: nadie podía entenderlos. Y nadie lo hizo.
Durante su primer viaje, Cristóbal Colón describió a los indios que encontró en una isla del Caribe, probablemente en las Bahamas, como «un pueblo gentil y pacífico y de gran sencillez», a los que regaló gorritos rojos y abalorios de cristal que colgaron en sus cuellos a cambio de oro. La gente caminando desnuda y la fruta en los árboles evocaron a los europeos la idea del Paraíso perdido, una pureza y sencillez solo posible en los pasajes bíblicos. De aquel primer y feliz encuentro saltó a otras islas: a la primera, la llamó San Salvador; a la segunda, Santa María de Concepción; a la tercera, Fernandina, como el Rey; y a la cuarta, La Isabela.
A primeros de diciembre de 1492, Colón llegó a la isla que llamó La Española, llamada Haití por los locales, y fue informado de que el interior del territorio contenía grandes cantidades de oro. En una visita cordial al jefe tribal, un hombre llamado Guacanagari, los españoles recibieron un traje de lana con bellos adornos, una máscara de oro y cestas de comida y otros regalos. La fecha coincidía con Nochebuena y hubiera sido para la expedición el día más dichoso, si no fuera porque el barco Santa María, donde estaban la mayoría de provisiones, quedó varado en un banco de arena después de que el vigilante se quedara dormido aquella noche.
La gente caminando desnuda y la fruta en los árboles evocaron a los europeos la idea del Paraíso perdido, una pureza y sencillez sacada de pasajes bíblicos.
Los arrecifes de coral destrozaron el casco de la nao y obligaron a evacuar la nave hacia la Niña, la única embarcación disponible. Para entonces la expedición castellana estaba formada por solo dos barcos, puesto que la Pinta que gobernaba Martín Alonso Pinzón había decidido ir por su cuenta a finales de noviembre, tras lo que parece que fue un encontronazo de su capitán con Colón.

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CUÁLES ERAN LAS CARABELAS DE CRISTÓBAL COLÓN?

carabelas Cristobal Colon                caravella Colombo santa maria

 

Nella foto a destra una riproduzione della Santa Maria, la nave e non la caravella che utilizzo Colombo nel 1492, che sta costeggiando la Spagna.

 

Corría el 3 de agosto de 1492 cuando Cristobal Colón dejó el Puerto de Palos de la Frontera comandando las tres carabelas: La Santa María, La Pinta y la Niña, camino del descubrimiento de una nueva ruta con las Indias. Estaban a bordo de las naves 90 marineros que capitaneaban los hermanos Pinzón, Cristóbal Quintero, Pedro de Velasco y el propio Colón.

La Santa María
La de mayor tamaño de las tres y más concretamente podemos decir que no era una carabela, más bien era una carraca o una nao. Sus medidas eran de 36 metros de eslora y tres mástiles, destacando por su gran capacidad de carga, que ascendía a 200 toneladas. Todo esto hacía que fuera también la más lenta de las 3. En ella viajaban 39 hombres, de los que uno era el almirante Cristobal Colón.
Se construyó en unos astilleros situados en Galicia, por el que al principio se la denominó La Gallega. Su propiedad pertenecía al marino y cartógrafo que estaba al servicio de los Reyes Católicos, Juan de la Cosa. Algo que conviene recordar es que ninguno de los barcos en los que llegó Colón a La Española eran nuevos. La Santa María terminaría encallando el 25 de diciembre de 1942 próxima a Haití. Debido a su estado fue abandonada y con sus maderos se construyó el Fuerte Navidad, primer asentamiento español en América.

La Pinta
Se construyó en los astilleros de Palos. La eligió Martín Alonso Pinzón como nave para acompañar al famoso almirante Cristobal Colón. Su peso era de 60 toneladas y tenía 24 hombres a bordo. Fue la más rápida de las 3 y fue desde la que Rodrigo de Triana avistó tierra el 12 de octubre de 1492. Fue usada también para traer las buenas noticias del descubrimiento de América. El 1 de marzo de 1493 atracaba en el puerto pontevedrés de Baiona, comandada por Martín Alonso Pinzón, que lo que hizo que dar las nuevas buenas noticias y enseñando los productos que encontró en estas tierras.

La Niña
La capitaneaba Vicente Yáñez Pinzón y con el propietario Juan Niño, arribó a América donde transportó una tripulación de 26 hombres. Su peso era de 50 toneladas y contaba con 20 metros de eslora. Fue la que usó Cristobal Colón para su regreso a Palos, en donde terminó llegando el 15 de marzo de 1493. Estas tres embarcaciones han pasado a la historia por ser las protagonistas de una de las mayores aventuras de la humanidad.

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CHE FINE HA FATTO LA SANTA MARIA LA NAVE AMMIRAGLIA DI COLOMBO?

nave Santa Maria 1        nave Santa Maria 2

LA SANTA MARIA: 1) La cabina di Colombo 2) Timone e bussola 3) Apertura per scendere nella stiva 4) Canoe 5) Pompa per togliere l’acqua dalla stiva 6) Verricello dell’ancora 7) Stiva, dove si conservavano le provviste 8) Deposito delle vele 9) Deposito di armi e polvere da sparo 10) Deposito di corde e cavi.

 

logo quotidiano BergamoPost 

23 luglio 2014

La Santa Maria, salpata il 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera insieme alle sorelle Pinta e Nina – le caravelle -, era di proprietà di Juan de La Cosa, pilota e cartografo di Cristoforo Colombo (e poi di Amerigo Vespucci). Giunse nel Nuovo Mondo il 12 ottobre. Solo pochi mesi di navigazione, ma tanti bastarono per cambiare la storia del Vecchio continente e per imprimere una svolta inaspettata al progetto di buscar el Levante por el Poniente (arrivare al Levante per la via di ponente, ndr). Cristoforo Colombo, nel suo primo diario di viaggio, racconta che l’ammiraglia si incagliò nella barriera corallina la notte di Natale del 1492. Del relitto sarebbe stato riutilizzato tutto, chiodi e legno, per la costruzione di un fortino, battezzato con il nome di Navidad. Appunto.
nave Santa Maria 3Che fine ha fatto la Santa Maria. La testimonianza di Colombo viene ricordata da Ruggero Marino, uno dei massimi esperti italiani della storia di Cristoforo Colombo, il quale non è affatto convinto dell’ipotesi formulata dall’archeologo Barry Clifford e diffusa, lo scorso maggio, dall’Independent. Clifford, divenuto celebre per il ritrovamento della Whydah Black, la nave del pirata Sam Bellamy, nonché dei resti del vascello di Capitan Kidd, è convinto che la Santa Maria sia stata affondata da un colpo di cannone nel gennaio del 1493 e che i suoi resti si trovino sui fondali di Haiti. Che poi sarebbero quegli stessi resti che furono trovati già dieci anni fa, ma che non furono mai identificati. History Channel, che sembra essere convinto tanto e quanto più di lui, ha finanziato la spedizione di esplorazione dei fondali. A sostegno della propria tesi, Clifford fa notare che il luogo in cui è stato trovato il relitto della nave è prospiciente al sito del fortino, scoperto nel 2003, e che il relitto stesso conserva ancora un cannone databile al XV secolo. Forse uno dei cannoni che la Santa Maria portava nel ponte inferiore.
Manuel Rosa, storico portoghese, è invece convinto che a fare sparire la Santa Maria, ci sia stato lo zampino degli indigeni. Sebbene concordi con Clifford sul fatto che la Santa Maria sarebbe stata affondata da una cannonata, non pensa che il relitto sia stato lasciato affondare. Recuperando in parte la testimonianza dei diari di Colombo, egli sostiene che l’ammiraglia sia stata tirata in secco, per essere trasformata in casa dei marinai. In seguito, però, sarebbe stata incendiata durante una ribellione degli indigeni, a quanto pare la prima della storia dalla scoperta del nuovo continente.
nave Santa Maria 4L’avventuroso viaggio verso le Americhe. La nave ammiraglia Santa Maria salpò alle sei del mattino del 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera (Andalucia, Spagna), con rotta verso le Isole Canarie, accompagnata dalle caravelle Nina e Pinta. Il 6 agosto si ruppe il timone della Pinta (un’opera di sabotaggio?) e si dovette fare scalo per un mese a La Gomera per le necessarie riparazioni. Si approfittò della sosta per modificare anche la velatura della Nina, trasformandola da latina a quadra per meglio adattarla alla navigazione oceanica. La Santa Maria era già perfetta così, e Colombo ne approfittò per scambiare cortesie con la giovane vedova del governatore de La Gomera, Beatrice di Bodabilla (la frequentazione non era nuova). Il 6 settembre le tre navi ripresero il largo, con i venti alisei a favore (spirano sempre da est a ovest, e Colombo li conosceva bene). Le imbarcazioni navigarono per circa un mese senza vedere affacciarsi, da nessun orizzonte, alcuna lingua di terra.
L’equipaggio cominciava a rumoreggiare. Colombo approfittò delle alghe galleggianti nel Mar dei Sargassi (fenomeno tipico di quella zona) per sostenere che la terra doveva essere vicina. L’equipaggio gli credette. Ci si orientava solo con la bussola: il timoniere stava sotto al cassero e il cielo non lo poteva vedere. Ma il 17 settembre la bussola presentò un’anomalia: la lancetta magnetica si scostava sempre più dal nord (era il fenomeno della declinazione magnetica). Tra i marinai fu il panico. Prima che gli si ammutinassero tutti contro, Colombo convocò, a bordo della Santa Maria, una riunione generale dei comandanti: decisero di virare leggermente a sud-ovest, verso il punto in cui vedevano volare gli uccelli. Il 10 ottobre, l’equipaggio decise che ne aveva abbastanza. Colombo doveva essere un buon comandante, se riuscì a strappar loro un accordo: tre giorni ancora e, se le caravelle non avessero toccato terra, tutto sarebbe finito lì, inversione di rotta e rientro a casa.
Caparbietà del destino, il giorno dopo apparirono, nell’acqua, giunchi, bastoni e fiori freschi. La terra era davvero vicina. Il primo a vedere la costa, si dice, non stava sulla Santa Maria e non fu Colombo. Si chiamava Rodrigo de Triana, era un marinaio della Pinta. Era il 12 ottobre 1492: le navi trovarono un varco nella barriera corallina e i marinai sbarcarono sull’isola di Guanahani, nelle Bahamas. Gli spagnoli furono accolti con grande cortesia dai Taino, le tribù dell’isola. Colombo ribattezzò la loro isola “San Salvador”. Però riconobbe: «Quelli di qui sono molto semplici e di buona fede».

Due copie della nave nel mondo. Una delle repliche della nave è ormeggiata nel fiume Scioto (Ohio, Stati Uniti), placidamente esposta agli occhi di tutti, mentre quella costruita nel 1998 da Robert Wijnjie continua a solcare felicemente i mari, scorrazzando turisti desiderosi di scorgere, non nuove terre, ma le pinne di delfini e balene.

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IL MISTERO DEL COLORE E DELLA FORMA DELLA CROCE SULLE VELE DI COLOMBO

LA CROCE SULLE VELE DELLE CARAVELLE DI COLOMBO

 

Quale era la croce sulle vele di Colombo? E’ uno dei tanti rebus nel grande rebus della “scoperta” dell’America. Il documento più importante in questo senso è la xilografia stampata a Basilea nel 1493, subito dopo il ritorno di Colombo dal primo viaggio ufficiale. Croce patente come ci ha segnalato un lettore o croce ottagona? Avere una certezza non è facile. Altre immagini successive mostrano vele con croci diverse, a volte del Santo Sepolcro, a volte croci di Gerusalemme, la cui riconquista era la meta finale dell’impresa come scrive sempre Cristoforo Colombo. E altre ancora. Croce rossa in campo bianco come per i Templari? Croce di resurrezione come nei tanti capolavori artistici del tempo? Non è facile trovare una parola definitiva nemmeno per il colore, a parte il fatto che nel Diario del primo viaggio l’Ammiraglio sbarca con una croce verde (????), sormontata da due corone e le lettere F e Y. Dicono riferite ai reali di Spagna, Ferdinando (che nella spedizione non ha il minimo ruolo, a differenza della regina) e Isabella. Ci sembra più verosimile l’abbreviazione di Ferens Yesus, visto che il navigatore si firmerà Christo Ferens, ovvero portatore di Cristo e anche Portatore a Cristo. Forse una risposta ai tanti interrogativi potrebbe essere data dal fatto che Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, il papa greco-genovese “sponsor” della spedizione, riuscì ad unificare, cosa che non era mai riuscita agli altri pontefici, gli ordini cavallereschi. Proprio in vista della riconquista del Santo Sepolcro ancora in mano agli infedeli. Per cui forma delle croci e colori possono essere state condensate in una croce simbolica ed onnicomprensiva, come quella che compare nella xilografia. A meno che la data 1493, così vicina al rientro in Europa, non sia un falso. Come spesso accade nella storia della “Scoperta”.

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UNA DIVERTENTE RICOSTRUZIONE DEGLI EQUIPAGGI DELLE DUE CARAVELLE E DELLA NAVE DI COLOMBO

uomini-nina                     uomini-Santa-Maria                     uomini-pinta

 

Una divertente ricostruzione degli equipaggi delle due caravelle e della nave di Colombo. Il numero dei componenti dell'equipaggio non si conosce esattamente ma pare che oscillasse tra le 90 e 120 persone.

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