NOTIZIE

LE TRACCE DEI VICHINGHI NELL’AMERICA SETTENTRIONALE

vichinghi in america 1     vichinghi in america 4     vichinghi in america 2

 

Nvichinghi in america 3uove tracce vichinghe in America? Se ne è parlato molto nelle scorse settimane. Da sempre gli archeologi vanno alla ricerca di un insediamento vichingo chiamato Hop, citato dalle saghe tradizionali norrene. Per mezzo secolo sono state ispezionate senza successo l’isola di Terranova, l’isola del Principe Edoardo, la Nuova Scozia e perfino New York. L’annuncio è stato dato dall’archeologa Birgitta Wallace, che ritiene di avere finalmente individuato l’esatta ubicazione del leggendario sito: potrebbe essere nel New Brunswick, in Canada, in particolare nella Baia di Miramichi-Chaleur. Tre elementi chiave, descritti nelle saghe, identificherebbero l’area con Hop: abbondanza di uva, salmone e canoe fatte di pelle di animale. Non sarebbero rintracciabili altri posti con queste caratteristiche. Ma per ora non ci sono prove concrete.
A oggi, la presenza vichinga sulle coste americane è testimoniata solo dall’insediamento noto come L’Anse aux Meadows (la Baia delle Meduse), all’estremo nord dell’isola canadese di Terranova, scoperto negli anni Sessanta. Qui sono emersi almeno otto edifici, tra cui una fucina e una segheria, che doveva rifornire un cantiere navale. Il radiocarbonio data il sito tra il 990 e il 1050 d.C. Non mancano, tuttavia, ipotesi di perlustrazioni vichinghe in territori più a sud. Secondo Kevin Smith ricercatore della Brown University, i vichinghi visitarono anche la Baia di Notre Dame, sempre sull’isola di Terranova, ma a circa 230 chilometri di distanza da L’Anse aux Meadows: nel famoso sito dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, infatti, sono stati trovati due manufatti di diaspro che i vichinghi usavano per accendere i fuochi e l’analisi chimica suggerisce che provengano proprio dalla zona della Baia di Notre Dame.
Nel 2015, un’altra archeologa americana, Sarah Parcak, ha scoperto le tracce di quello che potrebbe essere il secondo insediamento vichingo ritrovato in America: si trova a Point Rosee, che si affaccia sul Golfo del San Lorenzo, ancora a Terranova, ma circa 600 chilometri più a sud di L’Anse aux Meadows. Qui sono emerse tracce di carbone e di scorie metalliche, in altre parole un focolare utilizzato per trattare il ferro, pratica in cui i vichinghi erano molto esperti e che invece non era diffusa tra i nativi dell’area. Altri reperti archeologici vichinghi, tutt’ora non confermati, sarebbero stati individuati dall’archeologa canadese Patricia Sutherland sull’isola di Baffin, oltre il circolo polare Artico. Anche qui (e in Labrador) sarebbero emersi materiali sconosciuti agli indigeni, come leghe di rame, pietre usate per affilare le lame, filati e corde intrecciate con una tessitura usata dai norreni. I dubbi comunque restano.
Nel 2010 aveva fatto scalpore la notizia secondo cui una donna “indiana” sarebbe giunta in Europa a bordo di un’imbarcazione vichinga: l’analisi del Dna mitocontriale (quello che si trasmette per via materna) di oltre 80 moderni islandesi avrebbe rivelato una variante genetica simile a una presente soprattutto nei nativi americani. Secondo la tradizione, intorno al 1000 d.C., al tempo di Erik il Rosso e dei suoi figli Leif, Thorvald, Thorstein e della figlia Freydis, dopo avere colonizzato la Groenlandia, i vichinghi giunsero in America, ma gli insediamenti non divennero mai colonie permanenti, forse per le difficili relazioni con gli indigeni, che chiamavano “Skræling”. Le saghe norrene descrivono tre zone scoperte durante l’esplorazione: Helluland, che significa “terra delle pietre piatte”, Markland, “terra delle foreste”, e Vinland, “terra del vino”. Molti storici identificano Helluland con l’isola di Baffin e Markland con il Labrador. La posizione di Vinland è stata associata all’insediamento di L’Anse aux Meadows, ma le saghe la descrivono come più calda di Terranova e quindi dovrebbe trovarsi più a sud.
Alcune pietre runiche sono state rinvenute in territorio statunitense, come la famosa pietra di Kensington, scoperta in Minnesota: per qualcuno sarebbero testimonianze delle esplorazioni norrene, ma in genere vengono considerate vere e proprie bufale. Tra le tracce più discusse c’è anche il Maine penny, una moneta d’argento norvegese, coniata durante il regno di re Olaf Kyrre (1067–1093), che si dice sia stata trovata in un sito archeologico di nativi americani nel Maine.

Leggi tutto: LE TRACCE DEI VICHINGHI NELL’AMERICA SETTENTRIONALE

MUMMIE NEI VARI CONTINENTI DALL'EGITTO, ALLA CINA, AL PERÙ

mummia di Taklamakan        mummia Cina Heart of Asia Tocharians        mummia Dama da Mascara Lima Peru

 

Anche la pratica funeraria della mummificazione è usanza comune e spesso molto simile in vari continenti lontani l' uno dall' altro e dall' alba dei tempi. Un ulteriore tassello di possibili contatti precolombiani.

https://laconsapevolezza.wordpress.com/2014/01/28/i-collegamenti-stupefacenti-tra-gli-inca-e-la-cultura-egizia/

http://pierluigimontalbano.blogspot.ru/2010/11/oriente-e-occidente-1-parte-di-2.html

Leggi tutto: MUMMIE NEI VARI CONTINENTI DALL'EGITTO, ALLA CINA, AL PERÙ

LOS FENICIOS LLEGARON A AMÉRICA ANTES QUE CRISTÓBAL COLÓN

Desembarco de Colon de Dioscoro Puebla         caravella Colombo disegno matita

 

El que Cristóbal Colón llegara o no a América el primero no resulta tan relevante como el que la ruta se mantuviera abierta a partir de 1492. Baal Hammon on a throne terracotta statueEl acontecimiento del Descubrimiento supuso un volcán histórico, sobre todo, por dar inicio al mayor encuentro entre civilizaciones y a un proceso de mestizaje cultural de envergadura. No era una carrera de velocidad, sino de fondo... Distintas hipótesis apuntan a que navegantes chinos, vikingos, pescadores vascos e incluso turcos pudieron alcanzar tierra americana antes de que Castilla pusiera pie en el Caribe, al estilo de Neil Armstrong en la Luna.
Pero incluso antes que ellos, tal vez uno de los pueblos más antiguos –los padres espirituales del Mare Nostrum– cruzaron el mar tenebroso y trataron de establecer colonias en América, según una teoría que los cronistas de las Indias españolas dieron por válida. ¿O tal vez se trata de una leyenda que se muerde la cola? Ciertos textos clásicos aseguran que los cartagineses (herederos directos del pueblo fenicio) descubrieron en sus navegaciones una gran isla en el Océano que, al apreciar los estudiosos españoles, no podía ser sino América. La arqueología nunca ha podido darles la razón.

Los mejores marinos de la Antigüedad
Los fenicios surgieron de la antigua región del cercano oriente, en un territorio que se extendía a lo largo del Levante mediterráneo, comprendiendo áreas de los actuales Israel, Siria, Líbano y Palestina. No es de extrañar, en tanto, que el mar vertebrara todo el desarrollo de este pueblo. Durante la Antigüedad, los fenicios demostraron ser los marinos más capacitados y, dado que en Líbano tenían árboles de cedro perfecto y fueron los primeros en utilizar clavos de hierro, construyeron embarcaciones de una rocosidad inédita. El bíblico Salomón llegó a pedir al Rey Irma de Tiro que le mandara carpinteros para construir una flota sobre el Mar Rojo, así como marinos para llevar esta flota hasta el país del Ofir [Antiguo Testamento: Reyes I, 10.22].

Leggi tutto: LOS FENICIOS LLEGARON A AMÉRICA ANTES QUE CRISTÓBAL COLÓN

E ADESSO COLOMBO DIVENTA UN PIRATA PORTOGHESE

monumento alla partenza di Colombo Libona 1            monumento alla partenza di Colombo Libona 2

 

Mentre a New York City si litiga sulla statua di Cristoforo Colombo, l'omaggio al viaggiatore si trova a Columbus Circle, in Portogallo, lo storico Fernando Branco mette in dubbio le origini dello scopritore d'America: "È un corsaro portoghese e non figlio di lanaioli genovesi". Tutto da verificare. Però, questa volta alle varie tesi, sono almeno otto le città che si contendono i natali dell'esploratore, il giallo sulla nascita di Colombo sarà risolto dalla prova del Dna. Lo studioso, infatti, ha ottenuto l'autorizzazione ad aprire la tomba della famiglia Ataíde. In particolare, alcuni esperti dell'Università di Coimbra, capeggiati dall'antropologa forense Eugenia Cunha, hanno esumato i resti di un cugino di primo grado di Pedro.
E chi è Pedro? Branco, dell'Istituto Superiore tecnico di Lisbona, sostiene che Colombo sia in realtà Pedro Ataíde, un pirata portoghese del XV secolo. Il cacciatore di tesori, dato per morto nella battaglia navale di Cabo de São Vicente (1473), in realtà si sarebbe salvato e avrebbe cambiato nome per via dello scomodo cognome. All'epoca, gli Ataíde erano perseguitati nel paese, da quì il cambio in Pedro Colón o Culon. Un cognome scopiazzato da un altro pirata francese che combattè al suo fianco. E se a New York basta la parola del sindaco Bill de Blasio a calmare gli animi, "la statua resterà al suo posto", ma sarà aggiunta una "targa informativa sulla sua vita di Colombo e sarà realizzato - nelle vicinanze - un monumento dedicato alle popolazioni indigene", a placare l'inquietudine di Branco saranno i risultati delle analisi. "Sono quasi certo che Colombo sia Pedro", ha dichiarato lo studioso che nel suo libro 'Cristobal Colon, nobile portoghese' evidenzia 60 coincidenze fra la vita dei due uomini. È solo questione di mesi. La prova del Dna metterà tutti d'accordo. E dato che - a prima vista - le ossa esumate presentano un buono stato di conservazione, il giallo sulla nascita dell'esploratore più famoso al mondo potrebbe essere svelato. Nel frattempo, gli storici potranno continuare a discutere sui molti indizi su Colombo non supportati da fonti scritte.

-----------------------------------------------------------

Colombo è ormai da tempo un’acquasantiera. Tutti vi ci immergono le mani quasi sempre non con l’intento di fare luce o di ricercare la verità, ma soltanto con intenti di bandiera e nazionalistici. Anche il Portogallo ha da sempre sostenuto che il navigatore abbia la sua culla in terra lusitana. Peccato che i testi coevi degli storici lusitani del tempo di Colombo parlino sempre di un italiano e di un ligure. Per cui quella di Fernando Branco appare come l’ultima boutade circa le origini dell’ Ammiraglio convertito in un pirata. Dizione anche impropria, perché Colombo da buon cavaliere del mare era un corsaro, dedito cioè alla guerra da corsa contro i musulmani. In una cosa concordiamo con lo scrittore portoghese: circa le nobili origini di Cristoforo Colombo. E sul fatto che un paio di volte su circa un migliaio lo abbiamo incontrato chiamato Pietro. Quanto al Dna è ormai purtroppo notorio che a distanza di tanti anni può essere facilmente confutato. Nondimeno noi speriamo che prima o poi si faccia con i discendenti di papa Innocenzo VIII.

Ruggero Marino firma

Nelle foto il monumento alle scoperte a Lisbona

Leggi tutto: E ADESSO COLOMBO DIVENTA UN PIRATA PORTOGHESE

LE MEDAGLIE E LE MONETE DI CRISTOFORO COLOMBO

 Cristoforo Colombo Medaglia a ricordo dell esploratore e navigatore italiano 1922

 

È stata prorogata fino al prossimo 20 aprile 2018 la mostra Cristoforo Colombo. Le medaglie le monete, all’Archivio Storico del Comune di Genova. La mostra sarà inserita nella rassegna La Storia in Piazza, che si svolgerà fra il 13 e il 15 aprile 2018.
Genova -La collezione di medaglie e monete colombiane, che fa parte del patrimonio dei Musei di Strada Nuova, fu acquisita dall’Amministrazione comunale nel 1992 in occasione delle celebrazioni per il 5° centenario della Scoperta dell’America, quando Genova organizzò l’esposizione Cristoforo Colombo, la nave e il mare.
Genova -All’interno della raccolta è possibile individuare alcuni temi legati alle celebrazioni che, tra il 1892 e il 1992, si sono svolte a Genova, e in altre parti del mondo, e costruire così un percorso iconografico colombiano, dominato dalla raffigurazione del busto del navigatore ma anche da una serie di immagini e stilemi che si ripropongono più o meno costantemente.
Assieme al tema celebrativo, è documentato un altro momento di ricordo colombiano: quello del quinto centenario della nascita; sono esposte monete coniate in molti Paesi del mondo e medaglie che commemorano eventi, convegni, imprese sportive, navi, alberghi e altro. Fanno parte della raccolta un busto di Colombo e un “cimelio” in cui motivi colombiani - gli indigeni americani - si fondono con simboli della città di Genova: la bandiera, lo stemma, i grifoni. È forse questo uno dei significati che la collezione vuole sottolineare: un legame iconografico fra il navigatore e la città che molti incisori di medaglie, in ogni epoca, hanno evidentemente ripreso dal “sentire comune” di chi commissionava gli oggetti.
La collezione è arricchita da una rassegna di monete genovesi dell’epoca di Colombo conservate nei depositi delle Civiche Collezioni Numismatiche dei Musei di Strada Nuova e integrata da due medaglie già presenti nelle Civiche Collezioni Numismatiche.
L’Archivio Storico del Comune è a Palazzo Ducale (Loggiato Minore) e osserva il seguente orario: martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 17; venerdì dalle 9 alle12.30.
L’ingresso è gratuito. L’Archivio è chiuso al pubblico sabato, domenica e lunedì.

Leggi tutto: LE MEDAGLIE E LE MONETE DI CRISTOFORO COLOMBO

LA SPAGNA DIFENDE COLOMBO, L’ITALIA SE NE INFISCHIA

Colomb monument Detroit 1         Colomb monument Detroit 2

 

Las estatuas de fray Junípero Serra o Cristóbal Colón “son parte de nuestro legado, aunque sen patrimonio histórico cultural de Estados Unidos”. Así se ha expresado el Gobierno de España tras los actos vandálicos que han ocurrido en los últimos meses y que han tenido como objetivo a figuras importantes de la conquista de América.
Por ese motivo, el Gobierno a través del embajador español en Estados Unidos y el cónsul general en Los Ángeles, han presentado varias quejas en las últimas semanas ante las autoridades federales y han solicitado la toma de medidas para evitar la repetición de los ataques. Varias estatuas de Colón y Junípero Serra aparecieron pintadas de rojo y llamándoles asesinos, queriendo hacer alusión a que fueron culpables de la opresión colonial a lo que sometieron a los pueblos indígenas y de su exterminio, algo totalmente falso y, además, descontextualizado.
Con motivo de los actos del Día de la Hispanidad del 12 de Octubre, festividad celebrada en muchas ciudades estadounidenses, la ciudad de Los Ángeles había sustituido el nombre de Columbus Day por el Día de las Gentes Indígenas. El Gobierno a través de Pedro Morenés, embajador español en Washington, mostró su decepción ante las autoridades de la Administración Federal y del Congreso, así como ante el ayuntamiento de Los Ángeles y el Estado de California.
Ambas figuras, son de “máximo valor histórico y simbólico” y son una parte fundamental “del valioso legado común de Estados Unidos y España”

-----------------------------------------------------------------------------------------------

La Spagna ha fatto un passo ufficiale contro lo scempio in America delle statue di Cristoforo Colombo con una nota di protesta del governo. Dall’Italia, che si vanta di averne i natali, nemmeno una parola per difendere la memoria del navigatore. Lasciato in balia dell’ignoranza e dell’idiozia di una minoranza americo-talebana.

Leggi tutto: LA SPAGNA DIFENDE COLOMBO, L’ITALIA SE NE INFISCHIA

CRISTOFORO COLOMBO E UN CACCIABALLE: JACOP-INO DEI FO

locandina teatro Isabella tre caravelle e un cacciaballe 1      locandina teatro Isabella tre caravelle e un cacciaballe 2

 

“Cristoforo Colombo, era un assassino, torturatore, schiavista, e bisogna rompere questa italica censura sulla verità dei fatti e insegnare ai ragazzini che di Colombo c’è da vergognarsi che fosse italiano, tale quale a Totò Riina. Egli portò centinaia di schiavi in Europa (600 nella seconda spedizione) e moltissimi ne fece nelle Americhe … Mai intervenne poi in difesa dei nativi vessati in ogni sadica maniera dalla sua orda. Tanto è che le aberrazioni di Cristoforo, cane rognoso, crearono sgomento tra i suoi contemporanei, dotati di grazia di Dio, come Las Casas che scrisse pagine sanguinanti di dolore per l’abominio al quale in terra americana aveva assistito. Fin dalla prima spedizione di Colombo ci fu chi protestò per l’aggressione ai danni degli indios tanto che il re di Spagna arrivò a promulgare il divieto di ridurli in schiavitù. Una legge che durò peraltro poco perché la lobby schiavista riuscì a ottenerne l’abolizione, ma comunque il fatto che questa legge entrò in vigore è la prova che ci fu chi si oppose a questo abominio.”

Leggi tutto: CRISTOFORO COLOMBO E UN CACCIABALLE: JACOP-INO DEI FO

RECORD ALL’ASTA PER LA LETTERA DEL 1493 DI COLOMBO AL RITORNO DAL VIAGGIO

Lettera Colombo su scoperta America 1    Lettera Colombo su scoperta America 2    Lettera Colombo su scoperta America 3    Lettera Colombo su scoperta America 4    Lettera Colombo su scoperta America 5   Lettera Colombo su scoperta America 10

Lettera Colombo su scoperta America 6    Lettera Colombo su scoperta America 11    Lettera Colombo su scoperta America 7    Lettera Colombo su scoperta America 12   Lettera Colombo su scoperta America 8   Lettera Colombo su scoperta America 9

 

england

 

COLUMBUS LETTER ACHIEVES WORLD AUCTION RECORD AT BONHAMS BOOKS AND MANUSCRIPTS SALE

The Christopher Columbus Letter on the Discovery of America Realises $751,500 Columbus, Christopher. 1451-1506 De Insulis nuper in mari Indico repertis. Preceded by Carolus Verardus (1440-1500). Historia Baetica. Basel: Johann Bergmann de Olpe, 21 April 1494. Price realised: $751,500

FINE BOOKS & MANUSCRIPTS FEATURING EXPLORATION AND TRAVEL
26 Sep 2017
New York

New York− The September 26 sale of Fine Books and Manuscripts including Exploration and Travel achieved US$1,377,250 and the top lot of the sale was The Christopher Columbus Letter on the Discovery of America, which realised $751,500, a world auction record for a Christopher Columbus letter.
About The Columbus Letter: The Columbus Letter on the discovery of America, the Menzies copy described by Joseph Sabin in 1876, is of the greatest rarity. According to American Book Prices Current only four copies of this Basel edition sold at auction in the past 80 years. Of Plannck's Rome, 1493 edition, the only other obtainable edition, only three copies sold in the past 80 years. For the first edition published in Barcelona in 1493 and the first illustrated edition published in Basel 1493 only a single copy of each edition is recorded in institutional hands.
Second illustrated edition. "The 'Columbus Letter,' as it is commonly called, described at first hand what is undoubtedly the most momentous of all voyages of discovery. The existence of an American continent was now made common knowledge and history was reoriented. An immense impetus was given to the rise of capitalism, both the exploitation of the riches of America and by providing a new outlet for European trade. The centre of political and economic power was shifted from the Mediterranean to the Atlantic seaboard, resulting in the great westward migration from the old world to the new" (PMM).

Leggi tutto: RECORD ALL’ASTA PER LA LETTERA DEL 1493 DI COLOMBO AL RITORNO DAL VIAGGIO

LETTERA DI COLOMBO SULLA SCOPERTA DELL'AMERICA ALL'ASTA A NEW YORK

Lettera Colombo su scoperta America

 

Di Gina Di Meo

NEW YORK 23 settembre 2017

La copia stampata di una rara lettera scritta da Cristoforo Colombo andrà all'asta a New York. Si tratta di un testo che il navigatore italiano scrisse di suo pugno per informare i reali di Spagna sui risultati del suo primo viaggio verso le Americhe. Il documento, intitolato 'De Insulis nuper in mari Indico repertis' è conosciuto anche come 'La lettera di Colombo', e sarà messo all'incanto il 26 settembre alla Bonhams. È stimato fino a un milione di dollari.
La lettera, in latino, fu stampata in diverse copie a Basilea in Svizzera nel 1494 e divenne uno dei best seller di quelli che erano all'epoca uno dei primi esempi di editoria. "Questo documento è importante perché rappresenta il primo annuncio della scoperta del nuovo mondo - ha detto all'ANSA Ian Ehling, direttore del dipartimento libri e manoscritti di Bonhams New York -. Questa copia fu acquistata ad un'asta nel 1876 da un collezionista e apparteneva a William Menzies, a sua volta un collezionista di New York". "La lettera - continua Ehling - è una copia di alcuni manoscritti che Colombo mandò alla corte spagnola di ritorno dal suo primo viaggio. All'epoca quei documenti erano mantenuti segreti ma in quel modo si riuscì a stamparne delle copie nel 1493. Le prime furono pubblicate a Barcellona in Spagna e ne esiste solo una copia attualmente".
Ehling ha anche spiegato che altre copie, definite prima edizione, furono stampate nel sempre nel 1493 a Roma, ma senza illustrazioni, e ancora a Basilea. L'unica ancora rimasta della prima edizione di Basilea si trova ora nella Public Library di New York. La seconda edizione, in forma illustrata, fu ancora stampata a Basilea nel 1494. Le illustrazioni furono realizzate da un artista svizzero di cui non si conosce l'identità e che non partecipò al viaggio con Colombo. In particolare la copia racchiude due opere in una. La lettera di Colombo, in totale sette pagine e mezzo, è preceduta da 'Historia Baetica' del compositore Carolus Verardus (Carlos Verardi) (1440-1500).
La lettera di Colombo cominciò a circolare in un'epoca in cui si stava diffondendo l'invenzione della stampa la quale diede un notevole impulso alla diffusione della notizia della scoperta del Nuovo Mondo. "In assenza degli attuali mezzi di comunicazione e informazione - ha spiegato Ehling - il documento divenne un best seller e lo strumento attraverso cui anche la gente comune apprese dell'esistenza di un nuovo mondo. Si andava in giro con una copia stampata della lettera e passava di mano in mano ragion per cui molte copie andarono perse". Infine in un momento negli Stati Uniti si è messa in dubbio la figura dell'esploratore italiano, Ehling ha invitato alla cautela. "La scoperta del Nuovo Mondo cambiò tutto: nulla fu più lo stesso e ora noi non saremmo qui se non fosse stato per Cristoforo Colombo".

© Copyright ANSA

Leggi tutto: LETTERA DI COLOMBO SULLA SCOPERTA DELL'AMERICA ALL'ASTA A NEW YORK

I CINESI FURONO FRA I PRIMI AD ANDARE IN AMERICA

Zheng He Cina       Zheng He Treasure Ship

 

Il gioco dell’oca di chi ha scoperto per primo l’America durerà all’infinito. Ognuno ha il suo primato da rivendicare. Ma a parte che “scoprire” è un termine errato, perché il continente esisteva come gli altri ed era abitato come gli altri, sapere chi è stato il primo ad approdare su quei lidi paradisiaci non lo sapremo mai. Certo affermare che il navigatore ha avuto dei predecessori è come parlare dell’uovo di Colombo, ovvero la scoperta dell’acqua calda. E per questo bisogna andare molto indietro nel tempo, anche prima dei Vichinghi. Molto si è parlato del viaggio dell’ammiraglio cinese Zheng He ed è probabile che risponda a verità. Ma per quanto riguarda il celeste impero non fu certo quella la prima volta che le giunche raggiunsero i lidi americani. Per cui i cinesi possono a pieno diritto essere annoverati fra i primi se non primissimi frequentatori delle nuove terre. Il che non toglie nulla al genio di Colombo. Solo con lui il mondo è cambiato. Peggio per chi non ne diede notizia.

Ruggero Marino firma

Nelle foto l’ammiraglio Zeng He e un paragone fra le giunche cinesi e le caravelle di Colombo.

Leggi tutto: I CINESI FURONO FRA I PRIMI AD ANDARE IN AMERICA

COSA C’ENTRA COLOMBO CON IL GENOCIDIO IN NORD AMERICA?

mappa delle culture indigene dei nativi americani      mappa delle lingue native delle tribu americane

 

Cmappa delle tribu della nazione indianaon l’età di 10 anni, la maggior parte dei bambini degli Stati Uniti studiano tutti i 50 stati che compongono il paese. Ma secoli fa, la terra che ora porta il nome degli Stati Uniti era molto diversa. Più di 20 milioni di nativi americani dispersi in oltre 1.000 tribù distinte, bande e gruppi etnici popolavano il territorio. Oggi, i nativi americani rappresentano solo l’ 1,5 per cento della popolazione, e gran parte della loro storia è andata persa, in particolare a causa del sistema educativo di oggi che purtroppo trascura la ricca e complessa storia degli Stati Uniti. Qui esaminiamo i fatti relativi ai nativi americani, che dovrebbero essere inclusi in ogni libro di storia.

Tribù
A partire dal gennaio 2016, ci sono 566 tribù legalmente riconosciute di nativi americani negli Stati Uniti, secondo quanto stabilito dal Bureau of Indian Affairs. Prima del contatto con gli europei, c’erano oltre 1.000 tribù, gruppi o clan. Purtroppo, alcuni si sono completamente estinti a seguito di epidemie di malattie o guerre.
Oggi non c’è una sola mappa storica precisa che rispecchi le posizioni delle tribù dei nativi americani nel Nord America in quanto in seguito al contatto post-europeo vi è stata continua trasformazione, in tempi diversi e in aree diverse.
Dal 16 al 19 ° secolo, la popolazione degli indigeni americani è nettamente discesa da circa 20 milioni, a un minimo di 250.000. Oggi, ci sono circa 2,9 milioni di nativi americani nel Nord America.
A partire dal 2000, i più grandi gruppi erano i Navajo, Cherokee, Choctaw, Sioux, Chippewa, Apache, Blackfeet, Iroquois e Pueblo.

Regioni
mappa delle lingue native delle tribu americane dettaglioLe tribù dei nativi americani negli Stati Uniti sono in genere divise in 8 regioni distinte, le tribù mantenevano alcune somiglianze attraverso la cultura, la lingua, la religione,i costumi e la politica.
Northwest Coast – I nativi americani di questa regione non avevano bisogno di coltivare perché piante commestibili e animali erano abbondanti grazie alla terra vicino al mare. Essi sono noti per i loro totem, canoe in grado di contenere fino a 50 persone e le case fatte di tavole di cedro.
California – Oltre 100 tribù di nativi americani un tempo vi vivevano. Pescavano, cacciavano, raccoglievano ghiande che venivano pestate in un cibo saporito.
Il Plateau – I nativi americani dell’altopiano vivevano nella zona tra Cascade Mountains e le Montagne Rocciose. Per proteggersi dal freddo molte case erano costruite in parte sotto terra.
Il Great Basin – Esteso fra Nevada, Utah e Colorado, i nativi americani del Great Basin sopportavano un clima caldo e secco e dovevano lavorare per procurarsi il loro cibo. Sono stati uno degli ultimi gruppi ad aver avuto contatti con gli europei.
Il sud-ovest – i nativi del sud-ovest hanno creato case a più livelli fatte di mattoni di adobe. Molte delle tribù avevano agricoltori qualificati in grado di creare canali di irrigazione. Le tribù più famose includono la nazione Navajo, Apache, e gli indiani Pueblo.
La Piana – Le Great Plains sini gli indiani noti per la caccia ai bisonti, bufali e antilopi che fornivano cibo abbondante. Erano nomadi e vivevano in tepee, si muovevano seguendo costantemente le mandrie.
Nord est – I nativi americani del Nord-Est vivevano in una zona ricca di fiumi e foreste. Alcuni gruppi erano in costantemente in movimento, mentre altri costruivano case permanenti.
Il sud-est – La maggior parte delle tribù dei nativi americani erano contadini qualificati e tendeva a rimanere in un posto. La più grande tribù di nativi americani, i Cherokee, sono vissute nel sud-est.

Le lingue
Si stima che ci sono stati circa mille lingue parlate nelle Americhe prima dell’arrivo degli europei. Oggi, ci sono circa 296 lingue indigene in tutto il Nord America. 269 sono raggruppate in 29 famiglie, mentre le restanti 28 lingue sono isolate o non classificate.
Nessuna delle lingue native del Nord America aveva un sistema di scrittura. Tuttavia, le lingue parlate non erano né primitive né semplici. Molte avevano sistemi grammaticali complessi come quelli del russo e latino.
C’era un enorme varietà tra le lingue. Le persone provenienti da clan o tribù a soli cento miglia di distanza non erano in grado di comunicare fra loro. Le tribù vicine usavano spesso una forma di linguaggio dei segni per comunicare tra loro.
Secondo l’UNESCO, la maggior parte delle lingue indigene del Nord America sono in pericolo di estinzione, e molte sono già estinte. Negli Stati Uniti, la lingua Navajo è la lingua dei nativi americani più diffusa, con più di 200.000 individui nel Sud degli Stati Uniti.
Solo 8 lingue di nativi americani hanno una popolazione abbastanza grande in grado di rappresentare una città di medie dimensioni. Questi sono Navajo, Cree, Ojibwa, Cherokee, Dakota, Apache, Blackfoot e Choctaw. Meno di 20 lingue dei nativi americani negli Stati Uniti dovrebbero sopravvivere altri 100 anni.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Ogni volta che si parla del genocidio dei nativi americani si parla delle colpe di Cristoforo Colombo. Nella totale ignoranza di come si sono svolti effettivamente i fatti. Quando il navigatore, profondamente cristiano, nonostante e a volte addirittura contro le leggi del suo tempo, che prevedevano lo schiavismo, in avvenimenti e vicende che non vengono mai contestualizzati, fu di gran lunga il migliore di quanti sbarcarono nel nuovo continente dal punto di vista morale. “Buono con i buoni e cattivo con i cattivi” era il suo discrimine, considerando anche i costumi del tempo e il fatto che era un cavaliere e quindi un soldato. Dove i buoni erano gli indios che gli furono sempre amici e cattivi i cannibali. Mentre quasi mai si fa riferimento a quanto accadde nel Nord America, dove Colombo e gli spagnoli non ebbero voce in capitolo.

Ruggero Marino firma

Leggi tutto: COSA C’ENTRA COLOMBO CON IL GENOCIDIO IN NORD AMERICA?

CHI FURONO I PRIMI ABITATORI DELLE AMERICHE?

mappa abitatori americhe     incisione mammut roccia     Beringia land bridge noaagov

 

12 maggio 2017

La proposta di una traversata oceanica dall'Europa all'America settentrionale, seguendo i bordi della calotta glaciale, è stata formula da Dennis Stanford dell'istituto americano Smithsonian e Bruce Bradley dell’Università inglese di Exeter alla fine degli anni Novanta. A oggi non esistono prove certe per avallare questa ricostruzione

Occupazione del Nuovo mondo, l'ipotesi solutreana
strumenti antichiLa celebre "ipotesi solutreana" suggerisce una traversata dell'Atlantico da parte di alcuni pionieri europei, sbarcati sulla costa orientale dei futuri Stati Uniti, intorno al massimo glaciale: la proposta è stata formulata alla fine degli anni Novanta dall'archeologo Dennis Stanford dell'istituto americano Smithsonian e dal suo collega Bruce Bradley dell’Università inglese di Exeter. A oggi non esistono prove certe per avallare questa ricostruzione. La tesi dei due studiosi parte da un ritrovamento avvenuto nel 1971: in un sito al largo delle coste della Virginia, un territorio che era emerso durante il massimo glaciale, vennero recuperate dalle reti di un peschereccio ossa di mammut e una lama di pietra realizzata con una tecnica simile a quella adottata dalla cultura solutreana, comparsa all'improvviso in Europa occidentale tra i 22 e i 17 mila anni fa. Una volta analizzati, i resti dei mammut hanno evidenziato la data di circa 22 mila anni fa e in mancanza di altre indicazioni si è ritenuto di inquadrare la lama nella stessa epoca. La prima critica mossa dagli scettici è che non esiste modo per stabilire se la lama è contemporanea ai mammut, dal momento che quel tipo di bifacciale è stato prodotto anche in epoche post-Clovis. A ben vedere, questo dubbio potrebbe sorgere per infiniti reperti archeologici di ogni tempo, rinvenuti in tutto il mondo, ma in questo caso l'immediata contestazione si è sollevata soprattutto a causa dei noti apriorismi sull'occupazione del Nuovo mondo.
Secondo un'interpretazione maggioritaria nei decenni scorsi, la cultura Clovis di 13.500 anni fa era la più antica d'America e ancora ai giorni nostri, a dispetto di tanti ritrovamenti più datati (almeno 50 mila anni fa , ma qualcuno dice il doppio), si fa molta fatica a far accettare questa doverosa rivalutazione cronologica, indipendentemente dalla bontà della teoria in esame. strumenti antichi punta Pre Clovis a forma foglia lauroSecondo i due studiosi, i solutreani avrebbero sfruttato il ponte di ghiaccio esteso tra l'Europa, la Groenlandia e l'America del nord. In questo caso non sono mancate le obiezioni sulla reale esistenza in quell'epoca di una lingua ghiacciata in grado di connettere i due continenti. Per la verità, la discussione rappresenta un falso problema: oggi sappiamo che oltre 100 mila anni prima dei solutreani alcuni uomini giunsero a Creta, inevitabilmente navigando, quindi non è poi così indispensabile postulare una lunga camminata sul ghiaccio. Anche le modalità del ritrovamento subacqueo effettuato da “profani” costituiscono un grosso problema: in effetti ci troviamo in presenza di una quasi totale mancanza di documentazione, quantomeno davanti a un resoconto assai impreciso, circostanza che peraltro caratterizza moltissime scoperte americane del secolo scorso. Molti contestano anche che questi primi americani preistorici, al contrario degli uomini del Solutreano europeo, non si cimentavano nell'arte rupestre, il che indicherebbe due culture differenti.
Al momento, la più antica rappresentazione artistica americana è un mammut inciso su un osso, risalente a 13 mila anni fa, l'epoca dei Clovis. Nel corso del tempo, tuttavia, non solo in Virginia, anche in Maryland e Pennsylvania, sono emerse altre tracce pre-Clovis realizzate con una tecnica simile, ma non identica, a quella dei solutreani (specie le punte a forma di foglia di lauro). Cinque anni fa Bradley ha annunciato una nuova campagna di ricerche. Tra le notizie è circolata anche un'informazione molto specifica: la lama di pietra trovata quasi mezzo secolo fa in Virginia sarebbe stata ricavata da una selce di origine francese. Un elemento determinante, ma mai confermato da ulteriori dichiarazioni o dalla divulgazione di analisi, dunque per quanto ne sappiamo da ritenere non provato. Certamente se dovesse emergere una simile evidenza non resterebbe che celebrare l'ipotesi solutreana. Ma come detto, sappiamo che esistono tracce di presenza umana nelle Americhe ben più antiche del periodo solutreano, quindi che l'America fosse popolata prima dei Clovis non può più essere messo in discussione. Il professor Bradley, non a caso, ha parlato anche di reperti risalenti a 19-26 mila anni fa, date che tra l'altro sono più antiche di quelle solutreane d'Europa: paradossalmente, dunque, si dovrebbe propendere per un viaggio dal Nuovo mondo all'Europa e non viceversa, come invece recita la teoria dei due studiosi.
In generale, sembra accertato che la prima occupazione dell'America del nord sia avvenuta attraverso la Beringia. Gli amerindi secondo la genetica hanno avuto origine nell'area dei monti Altai nella Siberia meridionale, oltre 20 mila anni fa. Spesso vengono citati ritrovamenti di antichi scheletri americani dall'aspetto cromagnoide, quindi di ipotetica origine europea: in realtà si tratta di un tipo fisico diffuso in Asia prima della comparsa degli amerindi e dei mongolici, solo somigliante agli uomini che popolavano l'Europa nel Paleolitico superiore, ma con differenze che non possono sfuggire a uno sguardo attento. Questi primi coloni, probabilmente, erano gli antichissimi cacciatori di mammut stanziati in Siberia ovvero i pescatori paleolitici residenti sulle coste estremo-orientali. La cultura preistorica giapponese dei Jomon presenta le stesse caratteristiche fisiche di questi presunti cromagnoidi americani. Secondo alcuni studi, l'improvvisa diffusione della cultura solutreana sulle coste atlantiche europee potrebbe essere dovuta ad arrivi dall'Europa nord-orientale: in questo caso sarebbe spiegata la connessione con le genti siberiane migrate in America attraverso la Beringia (una "fuga" verso il sud Europa e verso l'America libera dai ghiacci, forse causata della recrudescenza del freddo, che ha costretto gli uomini stanziati alle estreme latititudini a cercare aree dal clima più mite). In effetti, sappiamo che dagli Urali all'estrema Siberia si estendeva un'unica cultura di cacciatori devoti alla Dea Madre e a quanto pare "innamorati" della foglia di lauro, dunque non dovrebbe risultare poi così sorprendente la somiglianza tra le culture americane pre-Clovis e i popoli solutreani europei.
G.G.

Leggi tutto: CHI FURONO I PRIMI ABITATORI DELLE AMERICHE?

¿Y¿Y SI CRISTÓBAL COLÓN FUERA CUBANO?

Cuba statua Colombo        flag Vila De Cuba

 

El descubridor de América tiene un museo en un pueblo del Alentejo portugués, donde se dice que nació
30 ABR 2017

A estas alturas de la historia, la noticia no es dónde nació Cristóbal Colón, sino dónde no nació. Los historiadores serios se empeñan en decir que en la italiana Génova, pero estos son minoría y, a menudo, sin sentido alguno del marketing. Así que en estos siglos la fe de bautismo de Colón o Colombo se ha situado en lugares variopintos, principalmente en España, y más concretamente en Mallorca, Cataluña, Galicia o Extremadura; pero no solo.También algunos prejubilados con mucho tiempo libre han extendido su imaginación hasta el más allá, es decir, a un pueblecito del Alentejo portugués llamado Cuba.
El pueblo no tenía nada destacable hasta que un historiador repentino, Augusto Mascarenhas Barreto (1923-2017), publicó en 1988 El portugués Cristóbal Colón.Según el extraductor y expoeta metido a historiador, Colón no se llamaba Colón, sino Salvador Gonçalves Zarco, hijo bastardo del hermano del rey, y tampoco había nacido donde fuere, sino en la Villa de Cuba, un pueblecito del Alentejo, hoy con 4.700 habitantes y poco más.
La ocurrencia del historiador fue bien recibida en el pueblo, donde existe desde 2011 una escultura del navegante y un museo para dar fe de lo que decía el historiador, "un espacio que, a través de palabras e imágenes, nos transporta al ambiente de la época y nos revela la portugalidad de Colón y de sus ligaciones a la Cuba del Alentejo", se dice en centro.
Los documentos sí avalan que Colón vivió en Portugal, unos nueve años, pero que ya había llegado crecidito y además como agente de una casa comercial genovesa, Centurione. La falta de documentos del protagonista en italiano, y los que hay en castellano con palabras en portugués, han dado pie a las más diversas interpretaciones. Colón, además se casó con una portuguesa, Felipa Moniz, residió en la isla de Madeira y allí nació su primogénito Diego, en 1482.
Dos años después expuso al rey de Portugal, João II, su plan para descubrir una nueva ruta hacia la India; pero como no había dinero buscó financiación en la corte de Castilla. Mascarenhas va más allá y dice que, en realidad, Colón era un espía del rey portugués, en ese caso, el peor espía de la historia pues le dio a la competencia el Nuevo Mundo.
Otro historiador, esta vez profesional, Luís Filipe Thomaz ha publicado en la revista científica de la Universidad de Nova Lisboa Anais de História de Além-mar,un largo artículo para rebatir documentalmente cada una de las tesis de Mascarenhas sobre la cubanidad portuguesa de Colón.
El dislate del presunto historiador ha dado, por lo menos, para que algún turista llegue hasta Cuba, la aldea perdida del interior de Portugal y se eche un selfie con otra escultura de Colón en otro lugar donde se dice que nació.

---------------------------------------------------------------------------------------------

Per la verità a noi che indaghiamo da circa 27 anni su Colombo la sua nascita interessa fino ad un certo punto. Fermo restando che crediamo che sia un cittadino genovese di origine greca, probabilmente nato a Chio, che era di proprietà della Superba. Pronti a cambiare idea di fronte a prove inoppugnabili, cosa che probabilmente non potrà avvenire mai perché tutti continueranno a tirare la coperta, sempre corta, dalla loro parte. Ma la nascita, ripetiamo, ha un valore relativo se non quello di un’eterna battaglia d’orgoglio nazionalista e di bandiera. Mentre Cristoforo Colombo fu un uomo universale, il corrispettivo vivente dell’uomo vitruviano di Leonardo.

Leggi tutto: ¿Y¿Y SI CRISTÓBAL COLÓN FUERA CUBANO?

A SANTO DOMINGO SOPRAVVIVE LA STORIA (POCO CONOSCIUTA) DI CRISTOFORO COLOMBO JR

Cristoforo Colombo e suo figlio Diego     Alcazar di Santo Domingo      regina Isabella

 

Nell’Alcazar si racconta di Diego, figlio dell’esploratore e viceré delle Indie

DI LUIGI GRASSIA

10/04/2017

SANTO cattedrale Santa Maria Minore Santo DomingoDOMINGO: Credevamo di sapere tutto su Cristoforo Colombo: ha scoperto l’America e poi ha patito l’ingratitudine della Spagna. Ma visitando l’Alcazar di Santo Domingo, cioè il palazzo da cui gli spagnoli governavano il loro impero oltreoceano, abbiamo scoperto la seconda puntata della storia: Diego Colombo, figlio primogenito di Cristoforo, sposò una Grande di Spagna, cugina del re, ripristinò il prestigio perduto della famiglia (Colombo senior a un certo punto era stato addirittura arrestato) e oltre ad acquisire vari titoli nobiliari conquistò anche quello di viceré delle Indie. Per i cultori della materia saranno cose ovvie, ma noi non ne sapevamo nulla e probabilmente questa vicenda non è molto nota in Italia.
L’Alcazar è un palazzo suggestivo non tanto per la sua bellezza (è un edificio dall’architettura molto rigorosa) quanto per la sua aria antica, genuina, senza rifacimenti: non ha subito un restauro barocco, una rivisitazione settecentesca eccetera. È rimasto come doveva essere cinque secoli fa, quando attorno non aveva l’attuale capitale della Repubblica Dominicana, ma un porto di velieri di legno e un villaggio di capanne, con la foresta tropicale che assediava le case.
Molto suggestivi nell’Alcazar i ritratti che restituiscono vita ai personaggi, messi accanto ai mobili e agli oggetti di uso comune; danno l’idea che queste persone siano ancora lì, o che si siano allontanate appena un attimo fa, e fra poco torneranno. I quadri sono ovunque. Nello studio da cui Diego dirigeva il vicereame, dietro alla scrivania, campeggia la grande tela di Cristoforo Colombo con il figlioletto; e poi, visto che lo “sponsor” è sempre stato importante, e lo era anche 500 e più anni fa, ecco al posto d’onore il ritratto di Isabella, la regina che ha messo a disposizione di Colombo le tre famose caravelle.

COME ARRIVARE: Santo Domingo è una meta lontana ma facile da raggiungere perché la Repubblica Dominicana è molto frequentata dagli italiani e ben collegata con il nostro Paese. Nel caso specifico, noi ci siamo arrivati sbarcando dalla nave da crociera Msc Poesia. Dalla località di La Romana dopo un breve tragitto in autobus si gode di una giornata per visitare con calma il centro storico con l’Alcazar e la Cattedrale di Santa Maria Minore.
Lo stesso si può fare con altre crociere o soggiornando in uno dei numerosi villaggi turistici della Repubblica Dominicana che organizzano frequenti escursioni verso la capitale. È prevista anche una sosta alla tomba di Cristoforo Colombo, che però è controversa: quando il corsaro britannico Francis Drake saccheggiò Santo Domingo, le spoglie di Colombo vennero fatte sparire per evirare profanazioni, e in seguito furono ritrovate, ma in duplice copia: una adesso si trova (appunto) a Santo Domingo, presso il Faro di Colombo (una costruzione moderna) e una in Spagna nella Cattedrale di Siviglia. Che le spoglie siano tutte e due originali sembra piuttosto improbabile. Ma ognuna delle due parti è arcisicura di possedere quelle vere e allega prove storiche inoppugnabili. Alle quali ci inchiniamo.

Leggi tutto: A SANTO DOMINGO SOPRAVVIVE LA STORIA (POCO CONOSCIUTA) DI CRISTOFORO COLOMBO JR

LA SPAGNA LE TENTA TUTTE PER APPROPRIARSI DI COLOMBO: ORA È GALLEGO

Galicia patria de Cristobal Colon 

 

La teoría del Colón gallego estará presente en el Congreso Internacional del Papel, cuya décimo segunda edición se celebrará el próximo mes de junio en Santa María da Feira, en Portugal. La Asociación Cristóbal Colón Galego ha sido invitado a este simposio en donde se propone inicialmente presentar 5 de los 14 documentos que sirvieron a Celso García de la Riega para elaborar la hipótesis del origen gallego del navegante.
La asociación que defiende esta hipótesis entiende que la invitación es una oportunidad idónea para que "los estudiosos, investigadores y profesionales de la investigación histórica, se acerquen a la realidad que aún se encuentra en muchos archivos, el apellido Colón, y "de Colón" tal y como el navegante figura en las capitulaciones de Santa Fe o en su Mayorazgo, por citar los dos principales documentos, con validez notarial, que llegan hasta nuestros días".
Añade que el simposio constituye un "escaparate mundial" servirá "además de para dar a conocer la teoría gallega, para que en un futuro próximo, puedan aparecer más documentos que relacionen a los Colones con la Península Ibérica, Galicia o Pontevedra".
A propósito de los documentos que presentará en el congreso, recuerda que el año 2013 fueron validados por el Instituto del Patrimonio Histórico de España, dependiente del Ministerio de Cultura. Los resultados de este estudio fueron presentados en el Museo de Pontevedra por la jefa del servicio de Conservación y Restauración de Patrimonio Bibliográfico, Documental y Obra Gráfica, María del Carmen Hidalgo Brinquis.
El congreso se dirige a investigadores de la historia del papel, archiveros, bibliotecarios, conservadores, restauradores de libros y documentos y en general a los interesados en el estudio de los documentos de distintas épocas realizados en soporte papel.
Por otra parte, la Asociación Cristóbal Colón Galego Celso García de la Riega ha anunciado que promueve la grabación de la segunda parte del Documental "Colón Gallego" de mano del realizador pontevedrés Ángel Peláez Poyán, que ya dirigió el primer audiovisual realizado por el tema.
La idea es aprovechar "el efecto mediático que está desencadenando el anuncio de la presentación de los resultados de ADN de los restos de la tumba de Colón de la Catedral de Sevilla, a finales de éste año, según anunció a los medios de comunicación el profesor Lorente de la Universidad de Granada". Todas estas coincidencias y proyectos animan a los directivos de la Asociación Cristóbal Colón Gallego a afirmar que "éste año 2017 será el de Cristóbal Colón español".

Leggi tutto: LA SPAGNA LE TENTA TUTTE PER APPROPRIARSI DI COLOMBO: ORA È GALLEGO

IL POLIGLOTTA SALTERIO DEL FIGLIO FERNANDO DI COLOMBO VA ALL’ASTA

Fernando Colombo                Poliglotta Salterio libro dei Salmi

 

Fernando Colombo, il secondo figlio di Cristoforo, possedeva la prima edizione multilingue del libro dei Salmi. Il poliglotta Salterio fu stampato a Genova dieci anni dopo la morte del padre, nel 1516. Si tratta del secondo libro mai stampato in arabo, a fianco l'originale ebraico e aramaico, oltre al latino e alle traduzioni del testo greco.
"Questa è la copia più incontaminata di questo libro che abbiamo," ha dichiarato David Wachtel, ricercatore presso Kestenbaum, al Times di Israele. Il Poliglotta Salterio rappresenta il progetto di un'edizione poliglotta della Bibbia. In realtà il vescovo genovese Agostino Giustiniani riuscì a dare alla luce soltanto il testo del Salterio, stampato a sue spese nel 1516 a Genova, nell'abitazione di suo fratello Nicolò, dal tipografo Pietro Paolo Porro, chiamato per l'occasione apposta da Torino. Il Salterio, edito col titolo Psalterium Hebraeum, Graecum, Arabicum et Chaldaicum e dedicato al pontefice Leone X, presentava i Salmi in latino, greco, ebraico, aramaico ed arabo. I Salmi costituirono in un certo senso il nucleo iniziale di una primitiva Bibbia poliglotta, ma l'opera voluta dal Giustiniani ebbe un successo molto limitato poiché destinata a letterati o studiosi e non certo a un vasto pubblico. Questa copia è una delle pochissime sopravvissute senza che le pagine siano state tagliate e andrà all’asta il 16 marzo a Kestenbaum & Co. casa d'aste di New York. Appartenne alla ricchissima biblioteca di Fernando Colombo, figlio di Cristoforo, che raccolse forse la più grande collezione del suo tempo, tanto da fare invidia a principi, re e imperatori. A dimostrazione della statura intellettuale della famiglia Colombo.

Il Salterio appartiene a "una collezione privata europea" che la casa d'aste ha rifiutato di rivelare. Tre copie del 1516 del Salterio di Giustiniani sono state vendute sempre all'asta negli ultimi anni per $ 17.500, $ 18.000 e $ 19.200 .

Nelle foto Fernando Colombo e il frontespizio del Poliglotta Salterio del 1516

Leggi tutto: IL POLIGLOTTA SALTERIO DEL FIGLIO FERNANDO DI COLOMBO VA ALL’ASTA

CRISTOFORO COLOMBO NON ERA ITALIANO: STORICO PORTOGHESE DICE DI AVERE LE PROVE

navi Colombo 

 

lettera N anticaew York (New York, Usa), 18 ott. (LaPresse/EFE) - Lo storico portoghese Manuel Rosa, specializzato in studi su Cristoforo Colombo, è tornato a mettere in dubbio il fatto che lo scopritore delle Americhe sia nato in Italia e assicura di avere trovato la prova definitiva. In un nuovo articolo pubblicato dalla Legal History Review dell'università di Quinnipiac, in Connecticut, lo storico assicura che il maggiorasco di Colombo, sul quale si basa la teoria ufficiale secondo la quale Colombo nacque a Genova, era un falso. "L'importanza dell'articolo è che prova che il maggiorasco del 1498 è una falsificazione fatta 90 anni dopo che Colombo morì", ha spiegato a Efe lo storico.
"Ho scoperto che il presunto documento fu contestato già allora dalla giustizia spagnola, che stabilì che questo documento vale quanto un foglio bianco", ha aggiunto, affermando poi: "La storia di Colombo come ce l'hanno raccontata è falsa". Secondo Rosa, questi nuovi elementi su Colombo danno maggiore fondamento alla sua teoria secondo la quale l'uomo inviato dai re cattolici verso l'India non era italiano. "Colombo è nato a Madeira, in Portogallo, ed era in realtà figlio del re polacco Ladislao III, che fuggì a Madeira dopo avere lottato contro i turchi in una battaglia in cui finora molti pensavano che fosse morto", spiega. A Madeira il padre di Colombo avrebbe vissuto con il nome falso di Henrique Alemão.
Manuel Rosa, che nel 2008 ha pubblicato 'Colombo. La storia mai raccontata' in cui già cominciava a smontare la biografia ufficiale di Colombo, si è detto "consapevole" delle critiche che riceve da parte della comunità degli storici. "So che mi considerano qualcuno che vuole riscrivere la storia, ma devono rendersi conto che quello che sembra scritto nella pietra, la versione ufficiale, è falsa", ha detto. Lo specialista assicura nel suo libro che Cristoforo Colombo lavorava in segreto per il Portogallo e non per la Spagna, che con la scoperta dell'America voleva allontanare dai ricchi mercati dell'Asia. A suo parere, il vero Colombo non era un plebeo italiano agli ordini della monarchia spagnola ma un uomo di fiducia della monarchia del Portogallo, che ben sapeva dall'inizio che non andava in India ma in America. Parlando con Efe, Rosa si è detto fiducioso che "quando il libro sarà pubblicato in inglese - finora è solo possibile trovarlo in portoghese, spagnolo, lituano e polacco - tutta la storia di Colombo come la conosciamo crollerà".

---------------------------------------------------------------------------

Pur non condividendo le tesi di Manuel Rosa circa l’origine e alcuni aspetti fondamentali della vita di Colombo varrà la pena di segnalare che anche in questo caso si avanzano dubbi circa la autenticità del maggiorasco di Colombo. Oltre al fatto che la storia del navigatore, che sapeva di andare in America e non in Asia, corrisponde alla verità. Per finire con il rifiuto dei presunti natali plebei. Tutti i punti sui quali concordiamo e che pubblicizziamo dal 1990.

Ruggero Marino firma

Leggi tutto: CRISTOFORO COLOMBO NON ERA ITALIANO: STORICO PORTOGHESE DICE DI AVERE LE PROVE

ANCHE LO YOGA SEMBRA AVERE UN RETAGGIO COMUNE

yoga 

 

Una grafica realizzata da Enrico Baccarini in cui si comprende l'antichità e la vastità del vero (non quello ipercommercializzato in Occidente) Yoga. A destra il sigillo che raffigura Rudra/Shiva scoperto a Mohenjo Daro e risalente almeno al 3000 a.C., al centro il dio celtico Cernunnos (circa 300 a.C.) e destra una foto degli anni '30 con il maestro Krishnamacharya. Tutti e tre sono nella posizione definita Mulabandhasana, tra le più difficili che questa disciplina conosca e non raggiungibile da tutti i praticanti. Lo yoga secondo i sapienti indiani avrebbe più di 6000 anni!!!!!
Retaggio di una cultura passata?

Leggi tutto: ANCHE LO YOGA SEMBRA AVERE UN RETAGGIO COMUNE

PRESTO IN PIEDI LA STATUA DI COLOMBO A BUENOS AIRES?

Cristobal Colon statua Buenos Aires         Cristobal Colon statua Buenos Aires manifestazione italiani

 

A SINISTRA LA GABBIA CHE IMPRIGIONA LA STATUA DI COLOMBO. A DESTRA UNA MANIFESTAZIONE DI ITALIANI CHE RIVENDICANO IL RITORNO DEL MONUMENTO AL NAVIGATORE.

 

Sembra che sia imminente l’avvio dei lavori di assemblaggio del monumento a Cristoforo Colombo di fronte al “rio de la Plata”, dove i quasi trecento pezzi che compongono la grande opera di Arnaldo Zocchi attendono da un anno e mezzo che “Colombo sia rimesso in piedi”.
Secondo il quotidiano La Nación, notizia rilanciata anche da Tribuna Italiana, dalla segreteria generale della Presidenza argentina confermano l’imminenza dell’avvio dei lavori e in questo coincidono anche altre fonti che hanno seguito le vicende del monumento fin dal momento in cui Cristina Fernandez de Kirchner decise di toglierlo dalla piazza dietro alla Casa Rosada. Speriamo che questa sia la volta buona.

Leggi tutto: PRESTO IN PIEDI LA STATUA DI COLOMBO A BUENOS AIRES?

PREVEMOS DESCUBRIR EN 2017 EL LUGAR DONDE NACIÓ COLÓN

immagine sbarco scoperta America           calendario Colombo 1892

 

A sinistra un’immagine dello sbarco di Colombo a destra il calendario fatto nel 1892 nella ricorrenza del quattrocentenario della “scoperta”. E’ sempre ritratto come un cavaliere.

 

Jaén 27/11/2016

 

El catedrático de medicina legal y forense José Antonio Lorente prevé que el laboratorio de identificación genética de la Universidad de Granada que dirige consiga en 2017 precisar el lugar de nacimiento de Cristóbal Colón. La documentación histórica y el análisis de las muestras de ADN de coetáneos del descubridor de América determinarán su cuna, que se disputan genoveses, catalanes, mallorquines y portugueses.

Con los datos con los que cuenta actualmente ¿tiene una idea aproximada del origen de Cristóbal Colón?
Ahora mismo están todas las posibilidades abiertas, pero estoy convencido de que pronto sabremos en qué lugar nació. Los avances en materia de identificación genética son tan grandes que es previsible que en 2017 nuestro equipo tenga la respuesta.
¿Cómo llegarán a ella?
Sabemos que los restos de Sevilla son de Cristóbal Colón. También tenemos los de su hijo. Es un buen punto de partida. Ahora debemos analizar los de supuestos familiares suyos coetáneos y confrontar el resultado con la documentación histórica de la que disponemos. Nuestro trabajo consiste en armar un puzzle a partir de los datos históricos y de la comparativa de las muestras.
¿Qué lugares se disputan su nacimiento?
La corriente mayoritaria asegura que es genovés. También hay quien defiende la tesis de que es hijo de Carlos, Príncipe de Viana. Otros aseguran que es catalán y están los que consideran que nació en Portugal. Objetivamente, puede haber nacido en cualquiera de esos lugares.
Además de Colón, ¿en la identificación de qué otros personajes históricos trabajan?
En la de Simón Bolívar y en la de Leonardo da Vinci. También en la del príncipe de Viana, cuyos restos no están identificados plenamente porque el lugar donde fue enterrado, el monasterio de Poblet, fue saqueado en dos ocasiones: durante la desamortización y durante la invasión napoleónica.
También hay controversia sobre la identificación de los restos de Cervantes encontrados en un convento de Madrid. ¿No puede analizarlos su equipo?
Es muy complicado porque no hay ADN de familiares de su época para cotejarlo.
¿Es su labor tan apasionante como parece? Usted asegura que la serie de televisión CSI refleja muy bien el trabajo de los investigadores forenses.
Sí, es cierto, aunque tengo que hacer dos puntualizaciones: los casos no ser resuelven tan rápido ni se resuelven siempre con tanta eficacia.

Leggi tutto: PREVEMOS DESCUBRIR EN 2017 EL LUGAR DONDE NACIÓ COLÓN

AVANZA LA GIGANTESCA CONSTRUCCIÓN DE COLÓN A PORTO RICO

Porto Rico monumento Colon 2

 

Finalmente una buona notizia per le statue e i monumenti a Cristoforo Colombo. A Portorico sta per concludersi una gigantesca opera in omaggio al navigatore. Da ricordare che l’isola fu quella dove approdò nel secondo viaggio. La battezzò San Giovanni Battista da cui la capitale Sant Juan. Certamente in ricordo di Giovanni Battista Cybo, il pontefice che aveva finanziato la spedizione e legato all’Ammiraglio da uno stretto vincolo di sangue.

 

En enero en la ciudad puertorriqueña de Arecibo se inaugurará el monumento “Nacimiento de un Nuevo Mundo”, de Zurab Tsereteli. RBTH relata los puntos más importantes de la escultura.

21 de noviembre de 2016 - ANNA POPOVA, PARA RBTH

Porto Rico monumento Colon 1Si bien la presentación al público del monumento a Cristóbal Colón tendrá que esperar aún varios meses, la historia de su creación se remonta a mucho tiempo atrás. El monumento se planteó para el 500º aniversario del la llegada de los occidentales al continente americano.
Zurab Tsereteli propuso que se creara no uno, sino dos monumentos. El primero, el “Nacimiento de un Nuevo Mundo”, se inauguró ante la presencia del entonces rey de España, Juan Carlos I, en 1995 en Sevilla, lugar de donde partió la flotilla de Colón. El segundo se planeaba situar al otro lado del Atlántico. Al final se decidió que se ubicaría en Puerto Rico.
“La escultura 'Nacimiento de un Nuevo Mundo' supone un complemento conceptual para la obra 'Nacimiento del hombre nuevo'— relata el director ejecutivo del Museo Ruso de Arte Contemporáneo, Vasili Tsereteli —. La imagen de Cristóbal Colón plasma a un descubridor que aspira a lo nuevo, a lo aún inexplorado, y que intenta saciar su sed de conocimiento. A día de hoy la escultura se ha convertido en el nuevo símbolo de Puerto Rico”.
Varias naciones expresaron su deseo de erigir un monumento, pero pocas podían permitirse el gasto financiero que conlleva el proyecto: el transporte de la escultura, su instalación. Según Vasili Tsereteli, Zurab estuvo de acuerdo en ubicar el monumento en Puerto Rico debido a que fue precisamente el lugar en el que desembarcó Colón en 1493, durante su segundo viaje.
Porto Rico monumento Colon 3Estuvo de acuerdo con su compañero de proyecto, el empresario puertorriqueño José González, con la idea de rodear el monumento con un parque ecológico donde se muestre tanto la historia de la isla como su flora, tanto antes como después de la llegada de Colón. El parque contará con un complejo educativo de cuevas indias.
El monumento se erige en la ciudad de Arecibo, en una parcela de tierra costera cedida gratuitamente. La escultura está compuesta por un barco manejado al timón por Colón. La altura del monumento es de 126 metros (solo la figura de Colón mide 25 metros). Para tener una idea, la Estatua de la Libertad mide 94 metros, y la de Cristo Redentor ubicada en Río de Janeiro, 38.
“La altura y dimensiones del monumento están condicionadas por el proyecto y el paisaje que va a rodear al monumento —aclara Vasili Tsereteli—. Zurab siempre proyecta el monumento según el espacio donde este va a ubicarse, y esta vez el escultor era perfectamente consciente del lugar donde quería erigirlo. La demora para decidir dónde iba a levantarse la estatua en parte estuvo relacionada con la búsqueda de una ubicación conveniente. Se puede afirmar que Arecibo alberga el paisaje idóneo para el monumento”.
En los años que precedieron la colocación del monumento, se dijo que el Colón de Puerto Rico y la escultura de Pedro I en Moscú eran muy similares. Sin embargo, eso es cierto. “No solo se diferencian por el tamaño, hay más de 20 de separación entre la creación de uno y otro —explica Vasili Tsereteli—. Los modelos de ambos monumentos se encuentran en la Galería de Arte de Zurab Tsereteli en Moscú. Todo el que lo desee, puede ir a verlos y comparar. No tienen nada en común, ni en la representación ni en la concepción. Los monumentos están hechos de diferentes materiales, lo representa una enorme diferencia en su aspecto”.

Leggi tutto: AVANZA LA GIGANTESCA CONSTRUCCIÓN DE COLÓN A PORTO RICO

IN NOME DELLA STORIA RESTAURATO A LIMA IN PERÙ IL MONUMENTO A COLOMBO

monumento Colombo Lima Peru 1        monumento Colombo Lima Peru 2

 

Vladimir Velásquez, director del proyecto Lima Antigua, denunció a través de su cuenta de Facebook el hecho que atenta contra el patrimonio cultural.

Vándalos aún no identificados dañaron el monumento a Cristóbal Colón ubicado en la avenida Paseo Colón, en el Cercado de Lima. Así lo dio a conocer – a través de una foto – Vladimir Velásquez, director del proyecto Lima Antigua. “¡La denunca acabar! Otro atentado más contra el monumento a Cristobal Colón, uno de los más antiguos de Lima (año 1860 aprox.) Las fotos son de hoy viernes. ¡Alerta Autoridades!”, publicó Velásquez el último viernes.
De acuerdo con el historiador Juan Luis Orrego, esta escultura fue inaugurada el 3 de agosto de 1860, y su autor fue el escultor italiano Salvatore Revelli. En su blog Rumbo al Bicentenario, Orrego Penagos explica que en un principio se “dispuso su colocación en el óvalo de la Alameda de Acho y el traslado de la pila que allí existía a la plazuela de Guadalupe”.
A comienzos del siglo XX, la Municipalidad de Lima dispuso trasladarla al Paseo 9 de Diciembre (hoy Paseo Colón), donde primero se ubicó casi donde hoy está el monumento a Grau y luego algunos metros más en dirección a la Plaza Bolognesi, donde se encuentra en la actualidad”.
Cabe señalar que en mayo de este año, la Municipalidad de Limarealizó trabajos de recuperación en la Alameda del Paseo Colón. Entre las labores que realizó el personal estuvo la remoción de pintura verde que había sido lanzada sobre la escultura de Cristobal Colón y los grafitis sobre las base y el pedestal del mismo.

Leggi tutto: IN NOME DELLA STORIA RESTAURATO A LIMA IN PERÙ IL MONUMENTO A COLOMBO

LA PRIMA RAFFIGURAZIONE DI NATIVI AMERICANI IN UN QUADRO DEL PINTURICCHIO IN VATICANO

Pinturicchio La Resurrezione di Cristo nativi americani           Pinturicchio La Resurrezione di Cristo

Il ritrovamento è straordinario. Il Direttore dei Musei Vaticani, lo storico dell’arte Antonio Paolucci, afferma di aver trovato quelle che potrebbero essere in assoluto le prime immagini degli indios americani, in un affresco che fu dipinto due anni dopo il primo viaggio di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo. Si tratta di uno schizzo raffigurante un gruppo di uomini nudi, che sembrano intenti a danzare, apparso durante il restauro dell’affresco la Resurrezione di Cristo dell’artista rinascimentale Andrea Pinturicchio, dipinto in una delle numerose sale che lui stesso decorò per il Papa spagnolo Alessandro VI.

Leggi tutto: LA PRIMA RAFFIGURAZIONE DI NATIVI AMERICANI IN UN QUADRO DEL PINTURICCHIO IN VATICANO

¿LLEGARON LOS CHINOS A AMÉRICA ANTES QUE COLÓN?: EL ADN TIENE LA RESPUESTA

spain-flag

 

El arqueólogo chino Tang Jigen, experto en la dinastia Shang, está dispuesto a financiar una investigación genética para encontrar vínculos que conecten la dinastía china Shang con las civilizaciones peruana preíncas. Si dicha conexión se demostrara, ello significaría que los chinos llegaron al continente americano antes que Cristóbal Colón.

 

civilta peruviana

 

Leggi tutto: ¿LLEGARON LOS CHINOS A AMÉRICA ANTES QUE COLÓN?: EL ADN TIENE LA RESPUESTA

BERINGIA, LA PORTA DELLE AMERICHE

beringia1Quando l’uomo si è portato in America e come si sia diffuso in quel continente è un problema su cui c’è ancora molto da scoprire. Fino a poco tempo fa le informazioni potevano venire dallo studio dei fossili e delle culture. Si sono poi utilizzate le analisi dei polimorfismi genetici sulle popolazioni viventi. Attualmente si dispone di analisi compiute sul Dna antico di reperti di diverse epoche fra 14.000 e 10.000 anni fa, nel Montana, nell’Alaska, nel Nevada, e supportano l’ipotesi di una derivazione asiatica attraverso la Beringia, una vasta regione che univa l’estremità nordorientale dell’Asia all’Alaska e ora è sommersa. Secondo le comuni vedute i Paleomerindiani mostrano caratteristiche diverse dai nativi odierni, essendo caratterizzati da crani stretti, fronte prominente.

Studi recenti sui resti di una ragazza (ribattezzata Naia) vissuta tra 13.000 e 12.000 anni fa, ritrovati in una grotta sommersa nello Yucatan a Hoyo Negro (cf. Science, 16 maggio 2014) hanno messo in evidenza, accanto a caratteristiche paleoindiane (forma allungata del cranio, faccia bassa, naso largo, prognatismo) un profilo genetico simile a quello dei Nativi Americani. In particolare il Dna mitocondriale presenta il subaplogruppo D1 derivante da una linea asiatica che risulta presente nelle Americhe. Le differenze cranio-facciali degli Amerindiani attuali che hanno testa arrotondata e faccia larga, vengono interpretate come cambiamenti evolutivi avvenuti in situ. Verrebbe così confermato il modello della continuità genetica fra Paleoamericani e Nativi americani.

Resta però sempre la domanda se non possa essere intervenuta qualche mescolanza nel tempo con altri gruppi. Al di là della questione sollevata dal recente studio sui reperti di Hoyo Negro si ripropone il grande tema del popolamento del continente americano che viene fondamentalmente ricondotto ad apporti asiatici, avvenuti in tempi diversi, ma con gruppi umani non riferibili a una medesima tipologia. Essi sono giunti nel continente americano dall’estremità nordorientale dell’Asia lungo un corridoio di terra, la Beringia (attualmente lo stretto di Bering) che univa la Siberia all’Alaska. Infatti durante l’ultima glaciazione il notevole accumulo di acqua in forma di ghiaccio nell’emisfero boreale portò oltre che a estese formazioni glaciali a basse latitudini, a un abbassamento del livello del mare facendo emergere vaste regioni attualmente ricoperte dal mare.

Leggi tutto: BERINGIA, LA PORTA DELLE AMERICHE

L’ENIGMA DEI GUANCI: I DISCENDENTI DEI SOPRAVVISSUTI DI ATLANTIDE?

enigma2

I Guenci sono gli abitanti antichi delle Canarie, stabilitisi nell'arcipelago migliaia di anni prima della conquista spagnola avvenuta nel 15° secolo. Di origine ignota, nonostante la loro scomparsa, i Guenci si sono lasciati dietro non poche vestigia. Descritti come alti, di carnagione chiara e dai capelli dorati, secondo alcuni potrebbero essere i discendenti diretti dei superstiti di Atlantide.

Leggi tutto: L’ENIGMA DEI GUANCI: I DISCENDENTI DEI SOPRAVVISSUTI DI ATLANTIDE?

UN TEOLOGO MEDIEVALE IPOTIZZAVA L'ESISTENZA DI ALTRI UNIVERSI

Teologo prima di Copernico 

 

Nel 1225 il teologo inglese Roberto Grossatesta scrive De Luce, un testo in cui sono preconizzate alcune idee che stanno alla base della moderna cosmologia. Alcuni ricercatori hanno provato a tradurre in equazioni quelle idee, dimostrando che sono addirittura compatibili con le attuali teorie sull’esistenza di universi multipli. 

Chi l’avrebbe detto che in pieno Medioevo, periodo storico non certo aperto alla scienza, sarebbero stati gettati, seppur involontariamente, i semi di una delle teorie oggi più avanzata e dibattuta sull’evoluzione del cosmo, ovvero quella che prevede l’esistenza di più universi? Quando le ‘streghe’ venivano bruciate come fossero fiammiferi e i più eminenti dotti giuravano e spergiuravano che la Terra fosse al centro dell’Universo, fulcro di quella ordinatissima e perfettissima armonia celeste, il teologo inglese Roberto Grossatesta scriveva il trattato De Luce (La Luce). Era il 1225 quando Grossatesta, che aveva studiato le opere recentemente riscoperte di Aristotele sul moto delle stelle e della Terra in una serie di nove sfere concentriche, propone nel suo scritto l’idea di un universo iniziato con un lampo di luce. Questo lampo avrebbe spinto tutta la materia verso l’esterno, da un piccolo punto fino a trasformarla in una grandissima sfera. Questa analogia vi ricorda qualcosa? Ma sì, è sorprendente moderna, assai vicina al concetto che sta alla base della ben nota teoria del Big Bang. Una simile visione, o meglio previsione, annidata nel paludato latino del De Luce, non poteva certo lasciare indifferenti anche qualcuno dei ricercatori del nostro XXI secolo, e così è stato. Tom McLeish, fisico presso la Durham University nel Regno Unito, aiutato da alcuni colleghi ha provato a ‘tradurre’ le speculazioni di Grossatesta dalla lingua di Cicerone a quella della matematica contemporanea, fatta di simboli, equazioni differenziali e complessi metodi di approssimazioni numeriche, per vedere a quali risultati avrebbero portato. “Abbiamo cercato di scrivere in termini matematici quello che il teologo ha detto con parole latine”, dice McLeish. “Abbiamo così a disposizione una serie di equazioni, che possono essere inserite nei computer e risolte. Stiamo esplorando con il solo ausilio della matematica un nuovo tipo di universo, che poi è proprio quello che i fisici teorici delle stringhe fanno a tempo pieno. Possiamo considerarci dei teorici delle stringhe medievali”.

Leggi tutto: UN TEOLOGO MEDIEVALE IPOTIZZAVA L'ESISTENZA DI ALTRI UNIVERSI

LA PIETRA RUNICA DI KENSINGTON

Kensington runestone1Nel 1577 il cartografo Gerardus Mercator scrisse una lettera contenente solo una dettagliata descrizione del contenuto di un testo geografico relativo alla regione artica dell'Oceano Atlantico, forse redatta oltre due secoli prima da Jacob Cnoyen.

Cnoyen aveva saputo che, nel 1364, otto uomini erano tornati in Norvegia dalle isole artiche, uno dei quali, un sacerdote, fornì al re norvegese numerose informazioni geografiche. I libri di studiosi quali Carl Christian Rafn all'inizio del XIX secolo forniscono suggerimenti per la dimostrabilità di questa tesi. Un sacerdote di nome Ivar Bardarsson, che era stato soprattutto in Groenlandia, appare negli annali norvegesi dal 1364, e copie della descrizione geografica della Groenlandia sopravvivono tuttora. Inoltre, nel 1354, re Magnus Eriksson di Svezia e Norvegia aveva scritto una lettera nominando un legale di nome Paul Knutsson a capo di una spedizione presso la colonia della Groenlandia per verificare se la popolazione stesse abbandonando la cultura cristiana. Un altro dei documenti ristampati dagli studiosi del XIX secolo è un tentativo del vescovo islandese Gisli Oddsson, nel 1637, di redigere una storia delle colonie artiche. Data l'abbandono della cristianità in Groenlandia al 1342, sostenendo che fossero tornati alla cultura americana. Coloro che sostengono un'origine nel XIV secolo per la pietra di Kensington, affermano che Knutson potrebbe avere viaggiato oltre la Groenlandia fino all'America settentrionale, in cerca dei rinnegati groenlandesi, che molti dei suoi uomini siano morti in Minnesota e che solo in otto fecero ritorno in Norvegia.

In ogni caso, non esistono prove del fatto che la spedizione di Knutson sia mai salpata (il governo norvegese dovette affrontare i tumulti del 1355) e le informazioni provenienti da Cnoyen, come citato da Mercator, affermano esattamente che gli otto uomini che giunsero in Norvegia nel 1364 non erano i sopravvissuti di una precedente spedizione, ma discendenti dei coloni che abitarono le terre distanti, generazioni prima.

Hjalmar Holand sostenne che l'interazione con i norreni sopravvissuti potrebbe spiegare gli indiani "biondi" presenti tra i Mandan o nella parte alta del fiume Missouri, ma, in uno studio multidisciplinare della pietra, l'antropologa Alice Beck Kehoe smentì questa e altre ipotesi che suggeriscono contatti precolombiani con 'esterni', come la storia di Hochunk (Winnebago) circa un ancestrale eroe "Corno Rosso" e il suo incontro con "giganti dai capelli rossi".

Una rotta di navigazione naturale nord-sud, con numerosi punti pericolosi con le rapide, si estende dalla Baia di Hudson fino al fiume Nelson (o al fiume Hayes, come preferiscono numerosi moderni commercianti della York Factory) attraverso il lago Winnipeg, e poi su fino al Red River del Nord. Il corso d'acqua settentrionale parte da Traverse Gap, sull'altro lato della sorgente del fiume Minnesota , e scorre fino a entrare nel Mississippi presso Minneapolis. Uno dei primi sostenitori della pietra, George
Flom, scoprì che esploratori e commercianti giungevano dalla baia di Hudson Bay fino al Minnesota tramite questa rotta decenni prima che fosse ufficialmente colonizzato. 
I sostenitori dell'autenticità della pietra fecero notare che il gruppo del 1362 potrebbe aver usato lo stesso corso d'acqua.Questa ipotesi si basava sul fatto che i viaggiatori scandinavi risalivano i fiumi dal Mar Baltico fino ad Istanbul durante l'epoca vichinga, ma dimenticavano che per le traversate oceaniche venivano usate barche differenti. Le barche che erano sufficientemente piccole per risalire i fiumi, erano inadatte alla navigazione in mare aperto.

Altri reperti?

Questo corso d'acqua conterrebbe anche altri segni della presenza vichinga. Presso Cormorant Lake nella Contea di Becker, Minnesota, ci sono tre massi con buchi triangolari simili a quelli usati per l'ormeggio lungo le coste norvegesi del XIV secolo. Holand trovò altri buchi triangolari nelle rocce nei pressi del punto in cui fu rinvenuta la pietra; comunque, l'archeologia sperimentale suggerì in seguito che questi buchi sono stati fatti con uno scalpello piuttosto che col trapano, dato che tendevano ad avere una sezione a croce, a prescindere dal loro utilizzo. Poco più a nord, lungo lo stesso Red River, a Climax, Minnesota, fu trovata nel 1871 una pietra focaia, sepolta a poca profondità nel terreno morbido, che somigliava a quelle norrene medievali esposte presso il museo dell'Università di Oslo in Norvegia.

Ci sono anche discussioni aperte su quella che è stata recentemente chiamata pietra runica di Vérendrye, una piccola piastra che si dice essere stata trovata da una delle prime spedizioni lungo l'attuale confine USA/Canada, negli anni 1730. "Si dice", perché non viene menzionata nel resoconto della spedizione, né da altre fonti di prima mano, ma solo in un resoconto di una conversazione sulla spedizione avvenuta dieci anni dopo.

Leggi tutto: LA PIETRA RUNICA DI KENSINGTON

Web Analytics