NAVI SPAZIALI SPINTE DAL VENTO DELLE STELLE

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 Dai romanzi di fantascienza alla realtà, i mezzi interstellari a vela potrebbero essere il futuro per l'esplorazione delle galassie.

A cominciare dalla sonda SunJammer della Nasa che partirà a novembre e i cui meccanismi sono ispirati agli origami giapponesi.

 

SAN FRANCISCO -E se invece di partire dalla Terra le navi spaziali le facessimo dispiegare come un origami nello spazio, magari completandole stampando le componenti mentre viaggiano tra le galassie spinte dal vento delle stelle? L'idea per niente bizzarra, sarà messa alla prova a Novembre dai ricercatori delle Nasa. L'agenzia spaziale statunitense, si appresta infatti a lanciare SunJammer, una sonda spaziale che attraverserà il sistema solare spinta dalla forza d'una vela di un chilometro quadrato. L'ipotesi che gli esseri umani un giorno navigheranno lo spazio spinti dalla forza dei venti, come se si trattasse di uno dei nostri oceani, affonda le radici nella letteratura fantascientifica.

James Clerk Maxwell, il fisico scozzese al quale si deve la teoria universale dell'elettromagnetismo, non aveva fatto nemmeno in tempo a enunciare il principio secondo il quale la luce esercita una pressione sugli oggetti simile a quella del vento che Jules Verne già scriveva che un giorno l'uomo sarebbe arrivato alla Luna su una navicella spinta dal vento solare.
Il SunJammer non si dirigerà verso la Luna ma verso il Lagrange Point 1, una zona del sistema solare a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Per le sue caratteristiche gravitazionali, il Lagrange Point 1 potrebbe diventare una piattaforma ideale per le prossime missioni interplanetarie. Sebbene l'idea della propulsione stellare a vela fosse stata ripresa nel 1951 e poi nel 1960 da altri famosi autori di fantascienza, c'era voluto Arthur C. Clarke (uno degli scrittori del genere più seguiti della storia, nonché matematico e presidente dellaBritish Interplanetary Society) nel 1964 perché la Nasa ne registrasse la spinta. Dopo l'apparizione di SunJammer sulle pagine diBoys Life, la storica rivista mensile dei Boy Scout americani, la Nasa decise quindi di costituire un gruppo di ricerca. La missione di novembre è stata battezzata con il nome del racconto, SunJammer appunto, proprio in onore di Clarke. Ma sebbene siano stati gli americani a ipotizzare la cosa, sono stati i giapponesi nel 2010 a lanciare per primi una sonda, la Ikaros, munita di una vela di oltre quattro metri. Ikaros ha raggiunto Venere con una traiettoria che la porterà a circumnavigare il Sole. Gli americani hanno fatto seguito con la NanoSail-D che, munita di una vela da 9,2 metri quadrati, ha circumnavigato la Terra per 240 giorni nel 2011 prima di finire in fiamme durante il rientro nell'atmosfera. Per le sue dimensioni e la tecnologia di bordo, SunJammer è destinato a entrare nella storia.

La vela, che pesa poco più di trenta chili, infatti, copre oltre 1200 metri quadri di superficie e, ripiegata su se stessa, non è più grande di una piccola lavastoviglie. È costruita con un materiale speciale, il Kapton, spesso un centesimo di un fogio di carta. "Sta tutto nell'ingegnosità con cui è piegata la vela", ha dichiarato Brian Trease, ingegnere al Jet Propulsion Laboratorydi Pasadena, dove la Nasa sperimenta i suoi motori. "Grazie al metodo per piegare una superficie piana sviluppato dall'astrofisico giapponese Koryo Miura è possibile dispiegarla usando un solo motore". Per concepire questo meccanismo, Miura (autore del libro Solar Sailing) s'è rifatto alla tradizione degli origami, soprattto per quanto concerne la piegatura di una "Tenendo conto che oggi come oggi èpossbile stampare qualsiasi circuito elettronico su una superficie piatta, potremmo spedire nello spazio pezzi di navi spaziali, superficie piana in piccoli tasselli rigidi. Già impiegata per i pannelli solari di un satellite giapponese, la tecnica ha funzionato egregiamente. Computer e motori che una volta spiegati si ricombinano secondo le regole degli origami in strutture che poi si autoassemblano", continua Trease. Come, per esempio, i flutter landers ipotizzati dalla Nasa: componenti di forma sferica, ricavati ovviamente da un "origami" di Miura, che, lanciati da una nave madre, atterrerebbero su un pianeta per poi assemblarsi in macchine con un compito specifico. Molti aspetti delle missioni delle navi spaziali origami devono ancora essere risolti e alla Nasa temono anche che negli spazi siderali il vento stellare si indebolisca al punto da allungare enormemente la durata del viaggio. Ma i problemi non devono essere insormontabili visto che laPlanetary Society, la non profit statunitense fondata da Carl Sagan per incoraggiare l'esplorazione spaziale, ha annunciato che nel 2016 lancerà pure lei una nave a vela. La Light-Sail, una mini nave spaziale, sarà spinta da una vela solare di 32 metri quadrati. Destinata a volare nelle fasce esterne dell'orbita terrestre, la navicella dovrà appurare la fattibilità della messa in orbita di satelliti "spinti" da energie rinnovabili.

di PAOLO PONTONIERE

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