PAPA INNOCENZO VIII

Antonio del Pollaiolo Innocenzo VIII     Papa Innocenzo VIII tomba San Pietro     Innocenzo Vaticano

 

lettera Una stupenda immagine (al centro) della parte superiore del monumento funebre di Innocenzo VIII, che si trova nella Basilica di San Pietro. La foto è stata concessa dalla Fabrica di San Pietro in Vaticano, che sentitamente ringraziamo, in via del tutto "eccezionale". Eccezionale è l'aggettivo più ricorrente nella richiesta del Cardinale francese Donnet che redasse la postulazione per introdurre la causa di beatificazione di Cristoforo Colombo. Nella statua di Antonio Pollaiolo il pontefice con la destra è in atto benedicente, mentre con la sinistra stringe la lancia di Longino, il soldato romano, che trafisse il costato di Gesù Cristo sulla croce per accelerarne la morte. L'alabarda è stata inseguita da alcuni dei più grandi protagonisti della storia, da Carlo Magno ad Hitler, perché darebbe a chi la possiede l’immortalità e il dominio del mondo intero. Da notare che la tomba è l’unica traslata dall’antica basilica costantiniana alla nuova in un omaggio strano per un pontefice colpito da “damnatio memoriae”. Ed è anche l’unica in cui il pontefice è ritratto due volte, in vita e in morte, come si può vedere nel totale del mausoleo a destra. C’è da aggiungere che oltre all’epigrafe che fa riferimento alla scoperta dell’America “nel suo tempo” (1484-1492, si vedano le altre foto sotto) le date di morte di Giovanni Battista Cybo sono differenti fra l’epigrafe in basso ed una scritta posta più in alto.

LA BIOGRAFIA DI GIOVANNI BATTISTA CYBO VISTO DALLA TRECCANI

Questa la biografia di Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, che compare sul Dizionario della Treccani. Non ne condividiamo parecchi punti (a cominciare dall’omissione dell’y greca nel cognome), mentre abbiamo sottolineato con il neretto quelli che ci paiono gli elementi più importanti e più rispondenti alla convinzione che ci siamo fatta, in 25 anni, della vera statura del pontefice, che abbiamo da sempre considerato il vero "sponsor" del primo viaggio colombiano.

Ruggero Marino firma

 

treccani 

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IL CARDINAL MERCATI: INNOCENZO VIII AIUTÒ CRISTOFORO COLOMBO

poster Papi           Papi

 

A sinistra il particolare di un poster, che ancora oggi si vende in Vaticano, con l’elenco di tutti i vicari di Cristo romani, a cominciare da San Pietro. Per Innocenzo VIII si conferma il suo essere uomo di pace. Ma quello che è più incredibile si aggiunge che “aiutò Cristoforo Colombo”, cosa mai detta in 500 anni di storia e confermata dall’epigrafe sulla tomba del pontefice nella basilica romana. Il mausoleo, opera stupenda del Pollaiolo, è l’unico traslato dal vecchio tempio costantiniano al nuovo, in un omaggio singolare per un papa ignorato e colpito da “damnatio memoriae”. Questo è uno dei cavalli di battaglia strumentalmente e scorrettamente usato dagli accademici per confutare che le nostre tesi, vanno avanti con studi approfonditi da ormai 25 anni, sarebbero basate unicamente su un pezzo di carta ascientifico, venduto persino nelle edicole. E pensare che abbiamo scritto circa 800 pagine con una valanga di prove con tanto di note! Quelle vengono ignorate. Ma quello che avvalora ancora di più, anche scientificamente, la sorprendente affermazione circa Innocenzo VIII e Colombo, è la vecchia edizione confezionata in libretto dell’odierno poster. Che fu visionato e approvato dal Cardinale Angelo Mercati responsabile, dell’Archivio segreto vaticano. Un imprimatur che lo rende definitivamente scientifico! Alla faccia dei presunti soloni colombiani. Scientificamente ciechi.

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LE VERITÀ NASCOSTE SULLA TOMBA DI PAPA INNOCENZO VIII

Innocenzo VIII prima lapide     Innocenzo VIII epitaffio San Pietro

 

L’epigrafe sulla tomba di Innocenzo VIII in Vaticano contiene un’indicazione interpretata sempre come un anacronismo dagli studiosi (!). Nulla di più falso. Benché posta nel 1621 sotto papa Paolo V Borghese, ristrutturatore dell’Archivio segreto Vaticano, la lapide fotografa una clamorosa realtà sottaciuta, laddove alla terza riga compare questa frase: “Novi orbis suo aevo inventi gloria”, ovvero “Nel tempo del suo pontificato la gloria della scoperta di un nuovo mondo”. Si dice che Giovanni Battista Cybo sia morto il 25 luglio del 1492. Giorno fra l’altro in cui ancora oggi si festeggia San Cristoforo. Il pontefice, consuocero di Lorenzo il Magnifico, a sua volta morto in primavera, sarebbe deceduto una settimana prima che Colombo salpi da Palos. Ma in un’altra zona del mausoleo la data della morte è indicata in un tempo successivo. Senza contare che si sospetta che sia il Magnifico che il successore di Pietro sarebbero stati assassinati col veleno. Se si aggiunge che il successore è il Borgia, se si considera che il feretro bellissimo del Pollaiolo è l’unico traslato dalla vecchia basilica costantiniana alla nuova in un omaggio singolare per un uomo condannato dalla storia, che il papa vi figura, caso unico, in due posizioni in vita con in mano la lancia di Longino, che dà il potere del mondo e l’immortalità ed in morte, è evidente che ci troviamo di fronte a un manufatto pieno di misteri e di verità velate. Fra l’altro che la scritta sia stata attentamente vagliata è dimostrato dal fatto che la parola imperatore, riferita all’infedele turco Bajazet, è stata cambiata in tyranno secondo i nuovi orientamenti del Vaticano. Perché quella correzione mentre la più “eretica” dicitura riferita alla scoperta dell’America è stata lasciata e non viene cancellata?

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MA QUANDO È MORTO ESATTAMENTE INNOCENZO VIII, PAPA CYBO?

Innocenzo VIII Cybo       Innocenzo VIII tomba lapide

 

Il mistero che circonda il pontificato di Innocenzo VIII, lo “sponsor” di Cristoforo Colombo è senza fine, come abbiamo rilevato ormai infinite volte. A cominciare dall’epitaffio sulla tomba del Pollaiolo in San Pietro, che fa riferimento alla scoperta del Nuovo Mondo. Che non è però il solo arcano del bellissimo monumento, l’unico trasferito dalla vecchia basilica costantiniana alla nuova. Strano omaggio per un pontefice malfamato dalla storia grazie anche al successore Borgia. Sappiamo che Giovanni Battista Cybo morì il 25 luglio (curiosamente è il giorno di san Cristoforo) del 1492, sette giorni prima della partenza di Cristoforo Colombo. Ma clamorosamente in un’ulteriore scritta che compare sul mausoleo la data è un’altra. L’abbiamo fatta interpretare, sarebbe 1493, altri sostengono 1497, il che è impossibile. Mentre un anno cambierebbe tutta la storia, in quella che ormai definiamo senza tema una tradizione che corrisponde ad una “barzelletta d’antiquariato”. Qualcuno può darci una mano?

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LA STRAORDINARIA SOMIGLIANZA TRA IL PAPA E COLOMBO

ritratti colombo 1             ritratti colombo 2

            

Da sinistra Cristoforo Colombo in un dipinto, scoperto recentemente, del pittore spagnolo Pedro Berruguete, Arano Cybo il padre del papa Innocenzo VIII Giovanni Battista Cybo, il ritratto di un vecchio ad opera del Ghirlandaio ed il famoso ritratto del navigatore sempre a firma del Ghirlandaio. Le prime 3 immagini evidenziano una notevole somiglianza. Il ritratto del vecchio, che rimane anonimo, assomiglia ai primi due ed è vestito praticamente come era abbigliato l'ammiraglio cittadino genovese.

Si tratta solo di coincidenze?

 

 

LA GENEALOGIA DEI CYBO

 

genealogia Arano 1          genealogia Arano 2          lista dei cardinali nipoti

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IL PAPA AL QUALE SI ISPIRÒ GIOVANNI BATTISTA CYBO

Papa Innocenzo IV ritratto             Pope Innocent IV sends Dominicans and Franciscans out to the Tartars             Papa Innocenzo IV

 

lettera i anticannocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi dei conti di Lavagna ( Manarola , 1195 circa – Napoli, 7 dicembre 1254), è stato il 180º papa della Chiesa cattolica dal 1243 alla sua morte. E’ il pontefice al quale si ricollega il pontificato di Giovanni Battista Cybo, Innocenzo VIII. Las Casas scrive che i Fieschi, una delle famiglie nobili più importanti di Genova, erano parenti di cristoforo Colombo. Lo stesso doveva dunque essere con i Cybo Innocenzo IV era figlio di Ugo, conte di Lavagna e della nobile Beatrice Grillo (di Amico). Studiò a Parma e a Bologna entrando a far parte dei canonici del Capitolo della Cattedrale di Parma e divenendo uno dei migliori canonisti della sua epoca. Nel 1226 è menzionato come uditore della Curia.
Fu creato cardinale prete da papa Gregorio IX il 23 settembre 1227 con il titolo di san Lorenzo in Lucina. Il 28 luglio fu nominato vice-cancelliere di Roma.Nel 1235 divenne vescovo di Albenga e legato per l'Italia del Nord.
Fu tra gli otto cardinali che parteciparono al conclave del 1241 che portò all'elezione di papa Celestino IV.. Elessero un uomo molto anziano e già malato, Goffredo Castiglioni, che morì dopo diciassette giorni dall'elezione. Si era in pieno contrasto tra Sacro Romano Impero e Santa Sede, con le rispettive fazioni dei ghibellini (rappresentati a Roma dai Colonna) e dei guelfi (guidati dagli Orsini). Passarono due anni prima di una nuova elezione per le precarie condizioni di sicurezza in cui viveva la città di Roma, sempre minacciata da un possibile assedio dell'esercito dell'imperatore Federico II, e per i numerosi tentativi che gli otto cardinali fecero per ottenere la liberazione dei due cardinali fatti prigionieri dall'Imperatore. Gli otto cardinali si riunirono nel febbraio 1242 ad  Anagni , ai confini dello Stato Pontificio, e dopo molte trattative riuscirono a far rilasciare i due prigionieri, con l'accordo del loro ritorno in prigionia al termine dell'elezione. Il Sacro Collegio poté quindi riunirsi nel giugno 1243. Sinibaldo Fieschi fu eletto all'unanimità pontefice il 25 giugno 1243 ad Anagni grazie anche all'avallo di Federico II, forse fiducioso che il nuovo papa fosse più arrendevole alle sue mire espansionistiche. Fu consacrato ad Anagni il 28 giugno con il nome di Innocenzo IV, in chiaro riferimento alla linea politica di Innocenzo III. Da notare oltre al rapporto con l’ordine dei Templari il fatto che Innocenzo IV si interessò a contatti con con i Tartari inviando francescani e domenicani (nell’ immagine al centro)

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IL CORTILE DEL BELVEDERE E IL PALAZZETTO CYBO IN VATICANO

giardino di Belvedere col palazzo del Papa in Vaticano        palazzo Belvedere

 

Dove oggi si trovano i musei vaticani e il cortile omonimo sorgeva una volta il giardino del Belvedere voluto da Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo e il palazzetto Cybo. Un papa di cui quasi tutte le cronache presentano, sotto tutti gli aspetti, in maniera negativa. Anche in campo artistico. Eppure ebbe al suo servizio fior di pittori fra i quali Pinturicchio e Mantegna … Solo che tutto è stato distrutto dai suoi successori. Mentre le tracce dei suoi interventi artistici e non solo sono sparse ovunque. Nelle immagini come si presentava anticamente il Belvedere e il Palazzetto Cybo oggi. Curiosamente ha merli ghibellini.

 

 

San Pietro pianta Roma di Antonio Tempesta 1593        San Pietro Vaticano Belvedere Paesaggio con Diogene Nicolas Poussin 1647        Vaticano Museo Pio Clementino Belvedere

 

Tre immagini dell'imponente realizzazione del Belvedere ad opera di Innocenzo VIII. Purtroppo nell'ignoranza perdurante degli studiosi quasi tutti accusano il papa di essere stato un incapace e tutt'altro che un mecenate. In verità come andiamo ripetendo da anni gran parte di quello che commissionò, persino ad artisti come Mantegna e Pinturicchio è andato distrutto.

 

 

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INNOCENZO VIII APPROVÒ L’ORDINE DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Santa Beatriz De Silva 1     Santa Beatriz De Silva 2     Santa Beatriz De Silva 3

 

Beatrice de Silva Meneses è una santa del Portogallo, vissuta in quel periodo di grande movimento politico, storico, culturale e religioso che precedette e fu contemporaneo dell’impresa di Cristoforo Colombo e della scoperta dell’America. Beatrice nacque a Campo Mayor nel 1424 in una famiglia nobile, sorella del beato Amedeo de Silva e imparentata con la famiglia reale portoghese. Accompagnò l’Infante Isabella del Portogallo come dama di onore, quando questa nel 1447 sposò Giovanni II di Castiglia; la sua bellezza e la sua virtù, attirò i nobili castigliani, che si contesero la sua amicizia e il suo amore; ciò suscitò la gelosia della regina Isabella che la maltrattò, fino a chiuderla per tre giorni in una cassapanca, mettendola a rischio di perdere la vita. Una volta liberata, fece voto di castità e di nascosto, partì diretta a Toledo; la tradizione dice che l’accompagnarono nel viaggio le apparizioni di s. Francesco d’Assisi e di s. Antonio di Padova; giunta a Toledo entrò nel monastero domenicano di S. Domenico "El Real", dove visse per circa 30 anni. Ma in lei già da tempo vi era il desiderio di fondare un nuovo Ordine religioso in onore dell’Immacolata Concezione, per questo scopo ottenne l’appoggio di Isabella la Cattolica (1451-1504), figlia di Giovanni II e dal 1474 regina di Castiglia e poi regina di Spagna nel 1479, dopo l’unione dei due regni di Castiglia e d’Aragona; la regina le donò il suo palazzo di Galiana in Toledo, con l’annessa chiesa di Santa Fè. Beatrice nel 1484 si trasferì nella nuova residenza con dodici compagne, dando così inizio ad una nuova Famiglia monastica, l'Ordine della Immacolata Concezione, la cui Regola venne scritta da lei stessa. L'Ordine fu approvato da papa Innocenzo VIII il 30 aprile 1489.
Dopo aver ricevuto l’abito ed emesso i voti religiosi, morì a Toledo il 1° settembre 1490, alla vigilia della professione religiosa del primo gruppo del nuovo Ordine; precursore del culto e della teologia del dogma dell’Immacolata Concezione, che sarà proclamato circa 400 anni dopo da Pio IX. Il suo culto instauratosi spontaneamente nel mondo francescano e iberico, fu confermato con il titolo di beata il 28 luglio 1926; papa Paolo VI l’ha canonizzata il 3 ottobre 1976.Proclamandola santa nel 1976, PaoloVI ricordava ancora: «Nessuna parola di questa santa è pervenuta a noi nelle sue sillabe testuali, nessuna eco della sua voce»; ma la sua opera è viva nella«nuova e tuttora fiorentissima famiglia religiosa da lei fondata».

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CHE CI FA PAPA PAOLO V NELL’UMILE CASA DI LORENZO COLOMBO?

Paolo V 1     Paolo V 2

In uno dei castelli romani, sulle scale di una casa privata c’è questa strana lapide. Dove si dice che papa Paolo V Borghese scese “ad infimos” per incontrare un Lorenzo Colombo. Che ci faceva un pontefice in quella modesta casa? E perché ci andò? E chi era Lorenzo Colombo? Sembrerebbero domande volte a soddisfare semplici curiosità. Ma non è così. Papa Paolo V fu il ristrutturatore dell’Archivio segreto vaticano è il papa la cui scritta campeggia lungo tutta la facciata di San Pietro. Ma soprattutto è il pontefice, che era sulla cattedra di Pietro, quando fu aperta la tomba di Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, il cui corpo, a distanza di oltre un secolo, fu trovato integro e in odore di violetta. Ma soprattutto fu colui che consentì al discendente diretto di Innocenzo, Alberico Cybo Malaspina (notare la Y greca rivelatrice delle origini della famiglia) di apporre un’altra lapide sul mausoleo del Pollaiolo (l’unico traslato dalla vecchia basilica costantiniana alla nuova) in cui è incisa la frase “novi orbis suo aevo inventi gloria”. Cioè “nel tempo del suo pontificato la gloria della scoperta di un Nuovo mondo”. Mentre Innocenzo morì sette giorni prima della partenza da Palos di Cristoforo Colombo. A conferma che il 1492 fu la ripetizione ufficiale di un viaggio già fatto. E successivamente cancellato. Come attesta anche la mappa dell’ammiraglio turco Piri Reis.

Ruggero Marino firma

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LA LANCIA DEL DESTINO PORTATA IN PROCESSIONE DA PAPA INNOCENZO VIII

Papa Cybo lancia 2        Papa Cybo lancia 1       Papa Cybo lancia 3

 

L’arrivo a Roma della lancia del destino, che offese il costato di Cristo, portata Roma in processione da Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo. A precedere il baldacchino, riconoscibile per il turbante, Djem, il figlio di Maometto II, il conquistatore nel 1453 di Costantinopoli, ostaggio e alleato in Vaticano in vista della riconquista di Gerusalemme e del Santo Sepolcro. Le immagini ci sono state inviate da Simone Cristao. L’affresco compare nelle grotte vaticane. Per ulteriori particolari sull’importanza della lancia e del rapporto fra il pontefice cattolico romano e il principe musulmano si ricerchino gli argomenti in altre pagine e altri articoli del sito.

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IL ROSONE DI SANTO STEFANO A FERENTILLO SEMBRA UN TIMONE

Carrara stemma cromolitografia Vallardi 1901      timone      Church of Santo Stefano Ferentillo Umbria Italy      Church of Santo Stefano Ferentillo Umbria Italy detail      rosone

 

lettera L anticaa Famiglia Cybo, discendente di papa Innocenzo VIII, il papa “sponsor” di Cristoforo Colombo, ebbe, fra l’altro, la signoria di Ferentillo, in Umbria, con Lorenzo e poi Alberico Cybo Malaspina. A loro si deve nel paese la ristrutturazione della chiesa di Santo Stefano. ll primo martire cristiano era di origine greca e quasi sicuramente si trattò di un giudeo convertito al cristianesimo. Strani ricorsi visto che i Cybo sono di origine greca, con una componente di sangue ebreo. Il padre del pontefice Giovanni Battista si chiamava Aronne. Ma quello che più sorprende è il rosone del luogo di culto, che oggi fra l’altro accoglie il museo delle mummie. Un rosone, uguale allo stemma di Carrara (senza il sole però) altro feudo dei Cybo, decisamente sui generis: più che assomigliare ai consueti e arabescati rosoni delle nostre chiese sembra il timone di un’imbarcazione. Con un sole raggiante in mezzo, che è il simbolo di Cristo, ma anche il cammino dell’astro (il rosone è una ruota-cerchio come la sfera geografica che si completava) lungo la ruota del sole che inseguirono verso ponente le caravelle di Cristoforo Colombo. Forse solo suggestioni per chi è convinto che fra i Cybo e Colombo ci sia uno stretto vincolo di sangue, in un codice che si è sempre affidato al simbolismo.

Nelle foto il rosone di Santo Stefano (al centro) lo stemma di Carrara e un timone di barca a sinistra, a destra infine un rosone classico di chiesa.

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DOPO LA CADUTA DI GRANADA (1492) I SOLDI DEL PAPA VANNO A COLOMBO

Fernando II de Aragon e Isabel I de Castilla      La Rendicion de Granada Pradilla

Il 2 gennaio del 1492 con la presa di Granada cadeva l’enclave musulmana in Spagna, dopo 750 anni di dominazione e di conflittualità costante. L’agiografia ha da sempre accompagnato l’operato di Isabella di Castiglia e di Ferdinando d’Aragona, come in questo quadro magniloquente. In effetti si trattò di una pace concordata, con molte promesse fatte ai musulmani, che verranno presto disattese dalle teste coronate. Proprio per la loro lotta contro i Mori il papa Giovanni Battista Cybo, aveva nominato “re cattolici” la coppia regale. Dopo avere finanziato da tempo con una bolla la guerra. Ora quei soldi potevano essere finalmente destinati alla partenza di Cristoforo Colombo, come risulta da uno studio relativo alla diocesi di Badajoz amministrata, fra gli altri, da un genovese della famiglia Gentile o Gentili, familiare del pontefice. Lo studio parla dell’origine “ecclesial” del finanziamento. Per risarcire, dopo appena tre giorni, il prestito fatto dalla “Santa Hermandad” nelle persone dell’ebreo converso Luis de Santangel e soprattutto del genovese Francesco Pinelli. Il primo era ricevitore delle rendite ecclesiastiche in Aragona, il secondo era addirittura nipote del pontefice. Uomini non della Spagna, ma del papa. Se si aggiunge che l’altra metà dei soldi era italiana, trattandosi di parenti genovesi di Innocenzo e di un banchiere dei Medici, visto che Lorenzo il Magnifico era il consuocero del Cybo, si vede come tutta la filiera del denaro, occorrente al viaggio del 1492, riconduce unicamente al “re di Roma” e alla cattedra di Pietro. In un’attesa sempre più messianica e millenaristica.

Ruggero Marino firma

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SIMBOLI ESOTERICI-MASSONICI NELLE MONETE DEI CYBO

simboli esoterici massonici nelle monete dei cybo1       simboli esoterici massonici nelle monete dei cybo2       simboli esoterici massonici nelle monete dei cybo3       simboli esoterici massonici nelle monete dei cybo4

 

simboli esoterici massonici nelle monete dei cybo6       simboli esoterici massonici nelle monete dei cybo5       simboli esoterici massonici nelle monete dei cybo7

 

lettera i antical filone esoterico che caratterizzò il papato di Giovanni Battista Cybo, Innocenzo VIII, si fece ulteriormente palese con i suoi discendenti ed in particolare con Alberico Cybo, principe di Massa, al quale fu concesso anche di battere moneta. E’ sufficiente guardare i soggetti scelti per alcune di queste per rendersene conto. Con un simbolismo che sarà anche, per alcune immagini, della Massoneria. Curiosi i tre cervi che attraversano il mare, come tre caravelle, mentre l’animale è anche uno dei modi di rappresentare Cristo. La botte è un perfetto athanor alchemico, il tempietto che si vede sullo sfondo di quello più grande è quanto mai simile a quello che compare in una immagine massonica il cui pavimento è identico ai cubi dei Cybo. Il pavone sembrerebbe Più un tacchino americano, mentre l’incudine richiama uno dei tanti mestieri e la figura del fabbro forgiatore. Valga il medesimo discorso per la complessa “architettura” degli statuti di Massa dove sono numerosi i richiami ai significati nascosti delle varie figurazioni.

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RISOLTO IN PARTE IL MISTERO DELLA MEDAGLIA DI INNOCENZO VIII

Sigillo Innocenzo VIII Stato Pontificio grosso Muntoni 5 r2
Sigillo Innocenzo VIII Stato Pontificio grosso Muntoni 5 r2 2
Sigillo Innocenzo VIII Stato Pontificio grosso Muntoni 5 r2 3

 

statua di San Paolo in Vaticano        statua di San Pietro in Vaticano

Medaglia sigillo di Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo (1484-1492), il papa cittadino genovese e oriundo della Grecia che fu lo “sponsor” di Cristoforo Colombo e che morì solo 7 giorni prima della sua partenza. La spedizione fu voluta dalla Chiesa di Roma, nella persona di quello che il Pastor, il grande storico dei papi, ha definito “il papa marinaro” e la cui tomba in San Pietro è l’unica traslata dalla vecchia alla nuova basilica vaticana. In un omaggio strano per un pontefice, colpito da “damnatio memoriae”, grazie anche al suo successore, lo spagnolo Rodrigo Borgia, che assegnerà le terre scoperte alle teste coronate della sua Spagna. Di Innocenzo VIII non rimane molto. Oggi pubblichiamo una moneta-sigillo per la cui interpretazione abbiamo chiesto aiuto a numismatici e appassionati. Nella prima immagine si vedono da un lato lo stemma del papa, dall’altro dei personaggi di difficile identificazione a causa della consumazione dell’argento, dovuta ai secoli trascorsi e un’otturazione che ci sembrava sospetta. Le figure che si intravedono sono due? A destra San Pietro (così ritratto nelle statue della Basilica di Roma) con in mano verosimilmente una croce, o una chiave e a sinistra un’altra persona con la barba. In basso una rosa sei petali simbolo dai molteplici significati fra i quali la Madonna e la Resurrezione. Avevamo lanciato un appello per l’identificazione dei personaggi. E abbiamo avuto la risposta da Carlo Animato, che ringraziamo, il quale ci ha inviato una medaglia molto meno consumata, dove sono facilmente visibili San Pietro e San Paolo (così ritratto nelle statue sempre a San Pietro). Luca Bravi inoltre ci ha precisato che l’occlusione sarebbe il risultato di un foro, successivamente otturato (per rimettere il sigillo sul mercato) per appendere la moneta, di soggetto sacro, probabilmente al collo. Resta però il fatto che le due immagini non sono il prodotto di una stessa matrice e differiscono per più di un particolare. Anche se la presenza di una possibile terza persona viene esclusa da Animato, che dice che avremmo confuso un libro in mano a San Paolo con la testa di una persona vista di spalle e in ginocchio. Quasi sicuramente ha ragione.

Ruggero Marino firma

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PAPA INNOCENZO VIII RIUSCÌ AD UNIRE GLI ORDINI CAVALLERESCHI

Cybo San Giorgio

 

Papa Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, il pontefice che finanziò il viaggio di Colombo, riuscì nell’impresa che molti suoi predecessori cercarono di realizzare senza però mai riuscirci: l’unione tra i vari ordini cavallereschi, che spesso erano rivali fra loro. Lo testimonia l’immagine che riproduciamo. Per questo le croci sulle vele di Colombo cambiano spesso di colore e di forma, ora rosse, ora verdi, come lo stendardo con sui sbarca con la F e la Y, Ferens Yesus; croci ora singole, ora molteplici in una sintesi di eredità templari, mutuate nell’ Ordine di Rodi, del Santo Sepolcro, di Santiago e di San Lazzaro … D’altronde che Colombo fosse un cavaliere e un crociato non ci sono dubbi. Lo testimoniano molte immagini e i suoi stemmi (vedere lanci precedenti sul sito). Lo fa intendere lui stesso quando, messo ingiustamente sotto accusa, scrive che non può essere giudicato come una persona qualunque, ma come un “capitano” che si è recato in terre sconosciute per conquistare e combattere. Tanto più che come crociato partecipò alla presa di Granada contro i Mori di Spagna. E che come crociata per l’evangelizzazione di nuovi popoli va intesa la sua spedizione visto che nelle capitolazioni con i re di Spagna si parla di un’ “armada” che va alle Indie, nonostante tre sole imbarcazioni. Mentre l’impresa viene fatta soprattutto allo scopo di realizzare la santa crociata, con l’oro trovato, per la riconquista di Gerusalemme e del Santo sepolcro, in mano agli infedeli. Un impegno che Colombo ripeterà in tutti i suoi scritti e che non dimenticherà nemmeno nel suo testamento.

Ruggero Marino firma

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LE CONCHIGLIE SULLA TOMBA DI INNOCENZO VIII ALLUDONO ALL’OCEANO

conchiglia     Antonio del Pollaiolo Innocenzo VIII     Sandro Botticelli la nascita di venere

Compostela      Acquasantiera      Camino de Santiago 1769

il simbolo della conchiglia è molto diffuso, fin dall’antichità, ma si moltiplica nelle immagini e nelle sculture al tempo di Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo (1484-1492). Al punto che compare ripetuta nella sua bellissima tomba del Pollaiolo in San Pietro. Un simbolo che conserveranno anche i suoi discendenti, come appare sulle finestre del Palazzo ducale di Massa dei Cybo Malaspina. Nel pieno del Rinascimento anche il Botticelli la utilizzava per il capolavoro “La nascita di Venere”. La coquille Saint Jacques o capesante era inoltre il talismano e l’emblema dei pellegrini che si recavano a Compostela per la devozione ai resti di San Giacomo, lungo il cammino di Santiago. Oltre a comparire spesso nelle chiese, dove era usato come contenitore dell’acqua benedetta, l’acquasantiera. La conchiglia è evidente richiama il mare, forse meglio l’oceano, il pellegrinaggio lungo il campo delle stelle si concludeva alla finisterrae, l’ultima propaggine dell’Europa prima di precipitare nell’Atlantico. Per Innocenzo VIII, il pontefice che il Pastor, il massimo storico del papato, definisce “il papa marinaro” e visto che siamo ai tempi della partenza di Cristoforo Colombo, probabilmente la conchiglia nascondeva molti significati sottesi.

Ruggero Marino firma

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INNOCENZO VIII GIOCAVA ABILMENTE SFRUTTANDO LA RIVALITÀ FRA I DUE FRATELLASTRI

Gem figlio Maometto II 1       Sultan Cem in Bourganeuf        Bayezid I Manyal Palace Museum

Da sinistra Djem , al centro Djem insieme al Gran Maestro dei cavalieri di Rodi d' Aubusson e a destra Bajazet.

 

IL DOPPIO GIOCO DI INNOCENZO VIII CON I FIGLI DI MAOMETTO II, DOPO LA PERDITA DI BISANZIO

TentaIl 13 marzo 1489 Djem arrivò a Roma, accolto da una gran folla di curiosi. Al principe turco vennero tributati tutti gli onori spettanti a un sovrano, a cui egli rispose impassibilmente, con aria superba e feroce, appena immalinconita dalla prigionia. Venne ospitato al Palazzo Apostolico nell'appartamento riservato ai principi, dove il papa gli consentì ogni genere di svaghi, spendendo ben 15.000 ducati l'anno per il suo mantenimento. La sua sorveglianza venne affidata a un drappello di Cavalieri di Rodi, che non dovette mai abbassare la guardia, se è vero che, a un anno dal suo arrivo, venne sventato un complotto, ordito da Bajazet II, per avvelenare le fontane del Vaticano e uccidere così in un colpo solo Innocenzo e Djem.
L'acquisizione dell'ostaggio turco fu una delle vittorie più celebrate del papato innocenziano, che poté così rilanciare il proprio impegno a favore della crociata. Favorito dall'essersi nel frattempo assicurato la custodia di Djem, l'8 maggio 1489 Innocenzo indisse, per la primavera dell'anno successivo, una Dieta papale a Roma, con la partecipazione degli ambasciatori di tutte le potenze cristiane, al fine di programmare una spedizione crociata.
Il 3 giugno 1490 fu inaugurata l'assemblea, con un discorso in cui il papa presentò il panorama politico come assai favorevole alla controffensiva cristiana, che sarebbe stata facilitata dalla concomitante liberazione di Djem e da un attacco del sultano d'Egitto contro Bajazet II. Prospettò pertanto l'indizione della guerra santa, per cinque anziché per tre anni, con la partecipazione complessiva di quindicimila cavalieri e ottantamila fanti cristiani, più una flotta adeguata.
Gli ambasciatori presenti sembrarono accogliere positivamente le proposte di Innocenzo ma ogni decisione venne da loro rinviata al benestare dei rispettivi sovrani. Costoro temporeggiarono, così che il congresso venne sciolto il 30 giugno, con l'impegno di riaprirlo non appena fossero pervenuti concreti segnali di adesione alla crociata. Tali segnali non pervennero e del progetto non si fece più nulla.
Il fronte antiturco era stato nel frattempo fortemente debilitato dall'improvvisa morte di Mattia Corvino, sopraggiunta per apoplessia il 6 aprile 1490, all'età di quarantasette anni. Lo scoppio di nuove dispute fra il suo successore, Ladislao, e gli Asburgo, antichi pretendenti alla Corona ungherese, escluse qualsiasi ipotesi di mobilitazione delle potenze europee centrorientali per la crociata. Pur ritrovatosi solo, Innocenzo proseguì nella sua linea e condusse con grande vigore la partita contro Bajazet II, speculando sul timore che in quello incuteva l'idea di una comparsa di Djem al fianco di un esercito cristiano.
Volendo premunirsi contro simili colpi di mano, il sultano turco inviò al papa un'ambasceria, che arrivò a Roma il 30 novembre 1490. Fu questa la prima volta che il canone annuo per il mantenimento di Djem venne versato al papa e non al gran maestro dei Cavalieri di Rodi; Bajazet II ne approfittò per offrire a Innocenzo la tranquillità delle coste dell'Adriatico, in cambio della promessa di non liberare il fratello. Il pontefice non accettò tale scambio, intendendo mantenere il sultano turco sulla corda; ma non gli fu neppure possibile entrare in aperto conflitto con lui, data l'inaffidabilità di cui i principi cristiani avevano dato prova con il disertare la Dieta per la crociata.
A seguito della composizione del conflitto con la casa d'Aragona, si aprì per Innocenzo anche una fase di rimonta nei rapporti con la potenza turca, aperta, sul piano simbolico, dall'epocale trionfo rappresentato per la cristianità dalla caduta di Granada, il 2 gennaio 1492.
Il coronamento della "Reconquista", impresa portata a termine dai re cattolici con la fondamentale collaborazione del papato, venne celebrato a Roma con straordinari festeggiamenti: una processione papale a S. Giacomo degli Spagnoli in piazza Navona, sfilate, fuochi e spettacoli, fra cui una rappresentazione della presa di Granada e una corrida di tori. Bajazet II rispose moltiplicando i segnali di distensione verso la Sede apostolica. Fra questi, ebbe grandissima risonanza il dono propiziatorio che il sultano turco fece al papa della santa lancia, insigne reliquia custodita nel palazzo imperiale di Costantinopoli. Il 31 maggio 1492, il cimelio, costituito dalla punta della lancia con cui, secondo la tradizione, s. Longino trapassò il costato di Gesù Cristo, giunse a Roma; Innocenzo volle che fosse conservato al Palazzo Apostolico, dove lo tenne come oggetto della sua devozione privata. Malgrado l'arrivo di un dono tanto apprezzato, il pontefice non recedette dalla sua linea di fermezza verso il sultano: il 14 giugno annunciò all'ambasciatore turco che, nel caso in cui Bajazet II avesse dato l'assalto a qualche Stato cristiano, egli si sarebbe servito di Djem per scatenargli contro la rivolta dei sudditi.
Circa una settimana dopo questa decisa presa di posizione, le condizioni di salute di Innocenzo, costantemente malaticcio negli ultimi anni, presero a declinare, benché ci volessero ancora diverse settimane prima che la sua fibra cedesse del tutto. Consunto lentamente dai suoi molti malanni, nel clima torrido dell'estate romana, il sessantenne pontefice si spense il 25 luglio 1492, confortato dai sacramenti e da un contegno lucido e dignitoso davanti alla morte.

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GEM IL FIGLIO DI MAOMETTO II OSPITE-OSTAGGIO ALLA CORTE DI INNOCENZO

Gem figlio Maometto II 2         Gem figlio Maometto II quadro Pinturicchio         Gem figlio Maometto II 1

Bayezid        Bertoldo di Giovanni trionfo del sultano mehmet II        Maometto II

 

Nelle foto in alto due ritratti di Gem, presente anche al centro in un affresco del Pinturicchio. Sotto il fratello Bayazed, una medaglia commemorativa del fiorentino Bertoldo e il ritratto di Maometto II del Bellini. Questi due ultimi omaggi la dicono lunga sui rapporti fra le repubbliche italiane e l’Islam.

lettera Uno degli snodi cruciali del pontificato di Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, il papa che patrocinò e rese possibile la partenza di Colombo, fu la detenzione alla corte di Roma di Gem, uno dei figli di Maometto II, che nel 1453 aveva conquistato Costantinopoli. Nella lotta fratricida per la successione al trono d’Oriente aveva prevalso Bayazed. Gem era trattato con tutti gli onori in Vaticano e fece addirittura una lezione a papa Cybo sulle vere origini del Cristianesimo, in una storia per lui falsata. Nel contempo chiedeva l’aiuto del pontefice per tornare sul trono di Bisanzio: prometteva la le restituzione di Gerusalemme e perfino di Costantinopoli. Dal canto suo Bayazet alle stesse concessioni, purché Innocenzo tenesse con sè Gem ostaggio, aggiungeva un consistente tributo annuale in denaro e una serie di reliquie, fra cui quelle di san Giovanni Battista, il profeta al quale Innocenzo aveva dedicato il suo pontificato. Su questa vicenda, completamente ignorata dagli storici di Colombo, nell’ennesima colposa voragine dei cosiddetti esperti, per la verità, si conosce ben poco. Gli studi più approfonditi in materia sono quelli di Giacomo E. Carretto. Ma se qualcuno avesse da fornirci ulteriori ragguagli ne saremmo lieti e riconoscenti.

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LE TRACCE DI PAPA INNOCENZO VIII SONO SPARSE PER TUTTA ROMA

Ostia Antica Dogana Pontificia        ISOLA TIBERINA Innocenzo viii        San Saba Santa Balbina

 

Le tracce del pontificato di Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, “il papa di Colombo”, ignorato fino a qualche anno fa dalla ricerca storica, sono sparse per tutta Roma e dintorni, a dispetto di quanti scrivono ancora, nella perfetta e perseverante ignoranza, che non fu un grande pontefice, sia dal punti di vista politico, sia da un punto di vista artistico. Purtroppo le opere più belle che commissionò, a cominciare da quelle del Mantegna, del Perugino e del Pinturicchio e altri, sono andate distrutte nel tentativo di “damnatio memoriae” operata dal successore, lo spagnolo Alessandro VI, Rodrigo Borgia, avvelenatore, lussurioso, ambizioso e primo autore di un secolare depistaggio. Nelle foto lo stemma del papa a Santa Balbina e un altro alla Dogana Vecchia di Fiumicino a fianco di quelli dei della Rovere.

Ruggero Marino firma

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LE PRESENZE DI INNOCENZO VIII IN MOLTE CHIESE DELLA PENISOLA

stemma Innocenzo VIII cattedrale Molfetta        stemma Innocenzo VIII cattedrale Cassano 1491        stemma Innocenzo VIII Cybo chiesa Santa Maria via Lata Roma        Bassorilievo rotondo con lo stemma Cybo

 

Presenze dello stemma di Innocenzo VIII: a sinistra sulla cattedrale di Molfetta dopo il vescovato di Savona; a Cassano Jonio dove il vescovo Marino Tomacelli era parente di Innocenzo VIII e sulla chiesa di Santa Maria in via Lata a Roma.

 

stemma card Giovanni Battista Cybo chiesa Piazza di S Cecilia Roma            Stemma di un cardinale della famiglia Cybo entro ghirlanda di alloro marmo diam60cm alt29cm

 

Sulla chiesa di santa Cecilia a Roma e uno stemma di un cardinale Cybo, sotto alcune immagini della Magliana che era la villa di campagna di Papa Innocenzo VIII.

 

stemma Cybo alla Magliana Roma       stemmi cybo Magliana Roma fontana        stemmi cybo Magliana Roma marmo

 

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COME E PERCHÉ LA LANCIA DI LONGINO ARRIVÒ A ROMA

urna contenente la Sacra Lancia San Pietro Vaticano        Bayazid II        reliquiario Santa Lancia Museo Diocesano Ancona

 

Nel 1453 cade Coststatua Bernini Longino cappella della Santa Lancia San Pietro Vaticanoantinopoli sotto la furia dei turchi ottomani guidati da Maometto II. Questo mette fine all’Impero Bizantino. Alla morte di Maometto II (1481) la successione al trono è contesa fra i suoi due figli: Bayazid, il maggiore, e Djem. Djem fu sconfitto e si rifugiò presso i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, stanziati a Rodi, pensando di potersi alleare con questi contro il fratello. Ma i Cavalieri conclusero un accordo con Bayazid: avrebbero tenuto lontano Djem da Costantinopoli in cambio di una rendita annuale di 40.000 ducati per la sua custodia. Il Grande Maestro dell’Ordine, Pierre d’Aubuisson, porta l’ostaggio in Francia (1482), dove viene tenuto prigioniero.
Nel 1489 papa Innocenzo VIII riesce a farselo consegnare perché voleva utilizzarlo nell’ambito del suo progetto di crociata contro gli ottomani. Djem, infatti, poteva essere una pedina molto importante. A Roma viene trattato con grandi onori essendogli anche concesso ogni genere di svaghi. Il cambio della ‘custodia’ di Djem implicava anche che la somma di 40.000 ducati passasse da quel momento in poi ad essere percepita dal papa, che con questo garantiva di tenerlo lontano dal fratello e non fargli rimettere piede in patria.
San Pietro Vaticano baldacchinoNel 1490 il papa convoca un’assemblea con tutti gli ambasciatori dei regni cristiani al fine di organizzare una controffesiva cristiana contro i turchi ottomani, una sorta di nuova crociata. Ma non si misero d’accordo, anche perché alcuni stati mantenevano un atteggiamento antagonista alla Santa Sede.
Bayazid rispose moltiplicando i segnali di distensione verso la sede apostolica. Fra questi, fece molto scalpore il dono della Santa Lancia. Con questo dono Bayazid, oltre ad offrire la tranquillità delle coste adriatiche, cercava soprattutto di continuare a mantenere l’accordo con il papa di non liberare Djem. Il papa, dopo molta reticenza, accettò perché così, allo stesso tempo teneva lontano il sultano dagli stati cristiani. Alla morte del pontefice, avvenuta circa due mesi dopo l’arrivo della lancia a Roma, Djem passò sotto la custodia del papa successivo, Alessandro Borgia, che lo cedette a Carlo VIII di Francia quando questi, dirigendosi con il suo esercito a Napoli, si fermò a Roma. Djem morì dopo pochi giorni in misteriose circostanze.
La reliquia (solo la parte metallica, senza l’asta), che era gelosamente conservata nel tesoro dell’impero Bizantino, arrivò per mare al porto di Ancona nel 1492. Lo testimonia il vescovo di quel tempo, Marco Vigerio I Della Rovere. In questa città si riunirono tutti i vescovi provinciali per espletare con grande solennità tutte le pratiche religiose volte a venerare la Lancia.
Santa Lancia disegno FleuryI nunzi apostolici, incaricati del trasporto, di fronte all’interesse mostrato dalla popolazione decisero di esporla pubblicamente. Purtroppo se ne ruppe la punta che fu donata alla città. Questo frammento ancora oggi viene venerato ad Ancona, ed è custodito nel Museo Diocesano della città, in un reliquiario in argento dorato e lapislazzuli.
La Lancia venne portata solennemente da Ancona a Roma sopra un cavallo bianco preceduto da una grande lanterna. Arrivò  il 31 maggio 1492, giorno dell’Ascensione. Innocenzo VIII impartì con la Sacra Lancia la benedizione al popolo e la reliquia venne custodita nella chiesa di Santa Maria del Popolo.
Nel 1629, con la consacrazione della nuova basilica di San Pietro, fu trasferita in questa basilica e depositata in una delle quattro cappelle ricavate dai piloni che sorreggono la cupola, destinate a custodire le reliquie più preziose del tempio. Una di queste fu fatta appositamente per accogliere la Lancia, quella contraddistinta dalla statua di Longino, opera di Bernini. Successivamente la reliquia, fu spostata nella vicina cappella della Veronica dove è custodito il Velo della Veronica, e ad un frammento della Vera Croce, che era nella cappella di Sant’Elena.
La venerazione per la Santa Lancia suppose un grande richiamo per i pellegrini, anche perché la benedizione ricevuta con questa reliquia garantiva moltissime indulgenze: tremila anni agli abitanti di Roma, sei mila ai convicini e dodici mila a quelli che venivano da paesi lontani oltre a tante quarantene e la remissione della terza parte dei peccati.
Nella basilica di San Pietro si può ammirare la statua in bronzo del Pollaiolo che rappresenta il pontefice Innocenzo VIII che con una mano sostiene la santa lancia e con l’altra imparte la benedizione.
E’ difficile stabilire l’autenticità di questo reperto, però per lo meno è stato accertato che si tratta di una punta di lancia del I secolo, compatibile con quelle usate dai romani in quell’epoca. Non si può dire lo stesso delle altre due lance, ossia quella di Vienna, la ‘Heilige Lance’, e la Lancia di Antiochia. Purtroppo, come accade con il Velo della Veronica, la reliquia non è accessibile e neanche è visibile ad una distanza ragionevole.  Viene esposta dalla loggia della Veronica la prima domenica di Quaresima, ma la distanza dalla loggia è considerevole, piu di dieci metri ….

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IL TALISMANO PIÙ POTENTE DEL MONDO: LA LANCIA SACRA DEL DESTINO

CHE DA' L'IMMORTALITA' NELLA MANO DI INNOCENZO VIII

 

 Innocenzo VIII statua Pollaiolo evidenziata lancia

lancia sacra 01

La lancia Sacra (conosciuta secondo la leggenda anche come Lancia del Destino, Lancia Santa, Lancia di Longino o Lancia di Cristo) fu la lancia, che perforò Gesù mentre era sulla croce. Il riferimento alla Lancia Sacra viene fatto solo nel Vangelo di Giovanni (19:31-37) e non nei Vangeli Sinottici. Nel Vangelo viene riportato che i Romani pensarono di rompere i piedi di Gesù, una pratica conosciuta come il“crurifragium”, che era un metodo per accelerare la morte durante la crocifissione. Ma prima di farlo i soldati Romani pensarono che forse Gesù era già morto, allora “... uno dei soldati ha perforato il suo costato con una lancia ed immediatamente è venuto fuori sangue ed acqua” (Giovanni 19:34).

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LA FAMOSA SALA DEL MAPPAMONDO A PALAZZO VENEZIA

PAPA CYBO LA TERRA COMPLETATA E LA CHIESA NUOVA

 

Andrea Mantegna fregio a sfingi e girali vegetali Roma Palazzo Venezia sala del Mappamondo        Andrea Mantegna sala del mappamondo Palazzo Venezia

La famosa sala del mappamondo (quella anche di Benito Mussolini) a Palazzo Venezia. Affrescata da Andrea Mantegna si può ammirare in grande evidenza lo stemma di papa Cybo che campeggia al centro della parete. Era il salone nel quale si trovava anche il magnifico e grande mappamondo successivamente sparito. Dove certamente compariva anche l’America. In quella stanza, che custodiva anche la lancia sacra, il 25 luglio (altra data importante nella storia del fascismo) del 1492 si spense Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo. Quasi sicuramente non di morte naturale visto che il successore fu Rodrigo Borgia, Alessandro VI, che divenne anche simbolo dell’Anticristo. Il 25 luglio curiosamente la Chiesa festeggia ai nostri tempi San Cristoforo, di cui Colombo fu l’incarnazione. Sette giorni dopo, il 3 agosto, Cristoforo Colombo partiva per il Nuovo Mondo, senza sapere che il “suo” pontefice genovese era sparito. Quando il navigatore trovò quella che credette la terra promessa la battezzò in un primo momento Juana, Giovanna, come il nome del papa. Successivamente divenne Cuba. L’etimologia del cognome Cybo è cubos o cubus a seconda del latino o del greco. La terra dell’oro fu chiamata il Cibao: perfette assonanze ad indicare la nuova pietra cubica sulla quale fondare una Chiesa nuova e diversa nell’al di là. Sulla grande parete del Mantegna compaiono curiosamente anche delle sfingi, che verranno poi adottate dalla Massoneria, come molti dei simboli relativi alla famiglia Cybo. Tra le interpretazioni della sfinge, icona dell’iniziazione e dei misteri, c’è anche questa: “la sfinge è simbolo strettamente connesso alla morte, al passaggio ad un mondo al di là”.

Ruggero Marino firma

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TRACCE A GENOVA DI INNOCENZO VIII

 Genova-01        Genova-02         Genova-03        Genova-04        Genova-05

 

Sulle pareti di un antico edificio genovese, a pendant con l'immagine di Innocenzo IV Fieschi, compare quella di Innocenzo VIII Giovanni Battista Cybo. Purtroppo la parte più importante della didascalia risulta abrasa, per cui ne è impossibile la lettura, lasciando in sospeso qualche interessante particolare della vita del Papa desaparecido.

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ALBERICO CYBO MALASPINA E MASSA LA CITTÀ CYBEA

Alberico I Cybo Malaspina Principe di Massa del Sansovino scultura    Alberico I Cybo Malaspina targa Massa    Alberico I Cybo Malaspina lapide    epitaffio

 

AAlberico I Cybo Malaspina ritrattolberico è il figlio secondogenito di Lorenzo Cybo e di Ricciarda Malaspina, capostipite della nuova linea marchionale dei Cybo-Malaspina, che unì le due grandi famiglie. A seguito della tragica morte del fratello maggiore Giulio nel 1548 e della madre nel 1553, all'età di ventun anni divenne erede designato della casata Cybo-Malaspina il 17 febbraio 1554, giorno in cui l'imperatore Carlo V gli concesse l'investitura feudale, anche se non aveva compiuto l'età canonica di venticinque anni. Nello stesso anno venne eletto luogotenente del duca Guidobaldo II Della Rovere, capitano generale delle armi della Chiesa. L'anno successivo Alberico si attivò, senza successo, per fare di Massa una sede di vescovato. Nel 1552 Alberico sposò Elisabetta Della Rovere, figlia del duca di Urbino, Francesco Maria I Della Rovere che si era schierato a favore del giovane marchese. In occasione della guerra per la conquista dello Stato di Siena, voluta dal granduca Cosimo I de' Medici, Alberico, nella sua veste di comandante militare, inviò un contingente di circa 1000 fanti.
Dopo l'esperienza spagnola e pontificia, Alberico fece ritorno nel suo Stato e pose la sua residenza a Massa dove trasformò l'impianto urbanistico e costruì edifici prestigiosi, in questo periodo si parlò di rifondazione della città che venne denominata <> o <>. Il nuovo stemma di Alberico rappresentava la nuova dignità acquisita di principe del Sacro Romano Impero, ed era così formato: spino fiorito dei Malaspina, la croce e banda a scacchi dei Cybo, nel cuore lo stemma mediceo, composto da sei palle rosse e una azzurra, caricata di tre gigli d'oro, il principe vuole così ricordare che la nonna paterna era della casata de' Medici. Ferdinando II con il Diploma del 25 agosto 1620, elevò Massa al rango di città imperiale. Alberico morì a ottantanove anni a Massa il 18 gennaio 1623 dopo aver governato per settant'anni sul marchesato e poi sul principato di Massa, dove fu sepolto come aveva indicato nella chiesa di San Francesco. Gli subentrò il nipote Carlo I, la cui discendenza amministrerà il territorio fino a Maria Beatrice d'Este.

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A MASSA I CYBO DIVENTARONO CYBO MALASPINA

Massa Carrara Cybo Malaspina           Stemma cybo malaspina ALBERICO

 

 

IL MISTERO DELLA FAMIGLIA CYBO APPRODA A MASSA “CITTÀ DEL SOLE”

 

Sotto Alberico Cybo Malaspina Massa doveva diventare la “Città Nuova Cybea”. Che vide la luce in concomitanza con l’equinozio di primavera ed il solstizio d’estate. Le date fondanti fanno di Massa “La città del sole”. In un linguaggio consegnato ad un’“impresa” in cui compaiono, il cubo, la cicogna, il sole, i segni zodiacali della primavera. In un incastro allegorico dalla molteplice lettura. Una delle quali si concilia con un perfetto “iter” alchemico dalla pietra grezza alla pietra filosofale. A ennesima conferma dei segreti ideali della famiglia Cybo, ereditati anche dai discendenti di papa Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo. Il papa che finanziò Colombo e che era sicuramente legato a lui da stretti vincoli di sangue. Ancora oggi restano le tracce di quel misterico passato dal bellissimo castello, posto in posizione dominante fra il mare e i contrafforti delle cave di marmo, dove su una parete prospiciente il cortile sono ancora visibili le circonferenze di due mappamondi, che il tempo purtroppo ha cancellato. Cosa rappresentavano? Nella galleria di foto dall’alto varie immagini del maniero per concludere con il palazzo del principe sempre dei Cybo in città, l’immagine di Ricciarda Malaspina, marchesa di Massa e sovrana di Carrara, e la cattedrale di San Francesco, dove sono conservate varie tombe dei familiari del pontefice. Sarebbe auspicabile una ricerca del dna per confrontarlo con quello di Cristoforo Colombo. Sarà mai possibile?

 

Castello Malaspina Massa 1     Castello Malaspina Massa 2     Castello Malaspina Massa 3     Castello Malaspina Massa 4     Castello Malaspina Massa 5

 

Castello Malaspina Massa 6     Castello Malaspina Massa 7     Castello Malaspina Massa 8     Castello Malaspina Massa 9 

 

Palazzo Cybo Malaspina          Ricciarda Marchesa di Massa          La cattedrale dei Santi Pietro e Francesco Massa

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I CYBO DALLA PRIMA CROCIATA CON ARANO FINO A COLOMBO

Goffredo Di Buglione 1      Cybo Arone Goffredo Di Buglione       Goffredo Di Buglione 2

 

Evidentemente la conquista di Gerusalemme e la difesa del santo Sepolcro erano nel Dna della famiglia Cybo quanto meno dalla prima crociata fino a Innocenzo VIII, Giovani Battista Cybo, il papa che finanziò Colombo e che verosimilmente era legato a lui da vincoli di sangue. Non è dunque un caso che il navigatore dalla partenza fino alla morte non fa che ripetere che l’oro delle Indie deve servire alla restituzione della città santa alla cristianità. La riprova è la partecipazione di Arano Cybo (stesso nome del padre del pontefice) al fianco di Goffredo di Buglione alla prima crociata. In un ruolo di primaria importanza visto che convinse i vari capitani ad eleggere Goffredo re di Gerusalemme, titolo che si convertì in difensore del Santo Sepolcro. Non è il solo elemento che lega quel lontano evento all’impresa del navigatore. Goffredo di Buglione fondò l’ordine del Santo Sepolcro, di cui portava le insegne. Da tempo insistiamo sul fatto che Colombo era una cavaliere. Quasi sicuramente del Santo Sepolcro, anche se Innocenzo era riuscito ad unire i vari ordini cavallereschi, proprio in vista della crociata, in un unico ordine.

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ALTRI MEMBRI DELLA FAMIGLIA CYBO

Stemma cybo malaspina ALBERICO bn     Alderano Cybo cardinale biografia     Alderano Cybo Malaspina cardinale     Alderano I Cybo Malaspina ritratto     Alderano Cybo busto     Alderano Cybo lapide     Alderano Cybo scritta

 

 Stemma del cardinale Innocenzo Cibo         Innocenzo Cybo         Cardinale Innocenzo Cybo

 

 Pietro Giovanni Chiavica Cybo doge di Genova

 

Lorenzo Cybo duca Ferentillo           Lorenzo Cybo fratello cardinale Innocenzo           Lorenzi Cybo tomba           Lorenzi Cybo libro

Il Ritratto di Lorenzo Cybo è un dipinto a olio su tavola (126x104 cm) del Parmigianino, databile al 1524 e conservato nello Statens Museum for Kunst a Copenaghen.
Il dipinto è ricordato dal Vasari tra quelli eseguiti da Parmigianino durante il soggiorno a Roma: "il signor Lorenzo Cibo, capitano della guardia del papa e bellissimo uomo, si fece ritrarre da Francesco; il quale si può dire che non lo ritraesse, ma lo facesse di carne e vivo". Lorenzo Cybo era un importante personaggio della corte papale, comandante delle guardie papali e fratello del cardinale Innocenzo, e venne ritratto all'età di ventitré/ventiquattro anni, come chiarisce anche l'iscrizione in basso a destra: "Laurentius Cybo Marchio Massa atque Comes Ferentilli anno M.D.XXIII". La data 1523 in verità è considerata una svista di chi aggiunse l'iscrizione, poiché a quell'anno Parmigianino era ancora in Emilia. Forse l'iscrizione venne apposta per ricordare i titoli del Cybo e la data del suo trasferimento a Roma in occasione dell'elezione di Clemente VII, suo parente da parte di madre.
Il dipinto si conosce da quando nel 1749 si trovava nella collezione del cardinale Silvio Valenti Gonzaga, infatti è incluso nel dipinto che ne ritrae la quadreria di Giovanni Paolo Pannini. L'intera raccolta fu venduta al Amsterdam nel 1763 e in quell'occasiopne finì in Danimarca dove si trova tuttora.
Se ne conoscono varie copie, tra cui una alla Columbia University di New York già della contessa Frenfanelli Cybo.
Il militare è ritratto con la figura eretta tagliata alle gambe, presso un paggio che gli regge la spada, sulla cui elsa egli poggia la destra, mentre la sinistra è sulla fiasca da militare legata alla cintura. Indossa un elegante abito decorato da tagli, secondo la moda più esuberante del tempo, rosso sopra la camicia bianca bordata d'oro e con una casacca nera senza maniche. Indossa un cappello vermiglio con piuma e tagli lungo la tesa, uguale a quello del ritratto di Galeazzo Sanvitale. La barba è lunga, i capelli corti e crepi, lo sguardo intenso e diretto verso lo spettatore. Davanti a lui, su un parapetto, il paggio regge i guanti e un vassoio su cui si trovano due medaglie bronzee e un dado, forse allusione al "gioco del destino" e ai suoi interessi in campo artistico.

 

Camillo Cybo 1729 Patriarca di Costantinopoli          

 

Odoardo Cybo Malaspina     Odoardo Cybo Malaspina didascalia    Odoardo Cybo Malaspina trascrizione

 

vari discendenti Cybo

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LA CAPPELLA CYBO A SANTA MARIA DEL POPOLO A ROMA

cappella cybo Santa Maria del popolo     rome santa maria del popolo cybo chapel large     santa maria del popolo

 

La cappella dedicata a San Lorenzo venne fondata agli inizi del ‘500 da Lorenzo Cybo, nipote di Innocenzo VIII (1488-1492). Già affrescata da Pinturicchio e decorata da artisti della bottega di Andrea Bregno, si presenta oggi nella veste acquisita in virtù del radicale rinnovamento intrapreso tra il 1680 e il 1687 dal cardinale Alderano Cybo, realizzato da Carlo Fontana. A croce greca, interamente rivestita di marmi neri e verdi, è sormontata da una cupola con affreschi di Luigi Garzi raffigurante Dio Padrein gloria; agli spigoli della crociera, sedici colonne di diaspro di Sicilia con basi e capitelli in marmo bianco. Sull'altare l'Immacolata Concezione e i santi Giovanni Evangelista, Gregorio, Giovanni Crisostomo e Agostino, olio su muro di Carlo Maratta. Sul fondo i due Monumenti funebri dei cardinali Lorenzo e Alderano Cybo, opere di Francesco Cavallini, autore anche degli angeli in bronzo dorato che sostengono la mensa dell'altare. Nel vestibolo, infine, le tele di Daniele Seyter raffiguranti il Martirio di santa Caterina d'Alessandria e di san Lorenzo (1686).

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BONIFACIO IX TOMACELLI (TOMASELLO) CYBO ANTENATO DI INNOCENZO VIII

Bonifacio IX Pietro Tomacelli         Bonifacius IX Tomacellus Cybo         Bonifacio IX quadro

 

Bonifacio IX statua         Bonifacio IX

 

stemma Tomacelli marmo

 

Il cognome Cybo viene da molto lontano. Una famiglia illustre che, prima di Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, aveva avuto con Bonifacio IX già un pontefice del ramo Tomasello-Tomacelli. Ne sono testimonianza alcuni ritratti, come quello che ci ha inviato un discendente, Giovanni Tomasello Cybo Colonna e una statua in San Paolo fuori le mura. Da notare nel primo caso anche l’ y greca del cognome, che poi sparirà. Per nascondere le origini della famiglia. Innocenzo VIII sarà il Pietro che finanzierà il viaggio di Cristoforo Colombo.

 

 

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FAKE NEWS D’ANNATA E DANNATA: TRE BAMBINI UCCISI PER INNOCENZO VIII

Innocenzo VIII trasfusione        Schedel sche Weltchronik Sacrifice of a child CCLIII

 

La storia di una trasfusione di sangue per allungare la vita di Innocenzo VIII, grazie al sacrificio di tre bambini ebrei, è una delle tante notizie-bufala, che costellano la storia di Giovanni Battista Cybo. La classica fake-news d’annata e dannata fa parte dell’opera di “damnatio memoriae” di un pontefice, al quale succedette il Borgia, che fece di tutto per cancellarlo, il cui spessore e la cui statura, mano mano che le ricerche vanno avanti, si dimostrano sempre più sorprendenti. Dopo 500 anni e più risalire la corrente non è facile, ma da quando abbiamo cominciato possiamo dire che il pontefice è quanto meno resuscitato, con buona pace degli storici, colpiti da una svista sesquipedale (arroganza nostra? No, cecità altrui) in funzione soprattutto della scoperta dell’America.

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BASTEREBBE IL BELVEDERE A RICORDARE COME MECENATE INNOCENZO VIII

San Pietro pianta Roma di Antonio Tempesta 1593        San Pietro Vaticano Belvedere Paesaggio con Diogene Nicolas Poussin 1647        Vaticano Museo Pio Clementino Belvedere

 

Tre immagini dell'imponente realizzazione del Belvedere ad opera di Innocenzo VIII. Purtroppo nell'ignoranza perdurante degli studiosi quasi tutti accusano il papa di essere stato un incapace e tutt'altro che un mecenate. In verità come andiamo ripetendo da anni gran parte di quello che commissionò, persino ad artisti come Mantegna e Pinturicchio è andato distrutto.

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