L'INFERNO IN PARADISO

I ragazzi della droga (parte prima)

 

i-ragazzi-della-droga

 

   

Addolorata

"Sono tanto allegra 
meglio finirla così". 
L'alba è appena stirata 
sul casolare di campagna 
quando Addolorata 
apre gli occhi 
sui suoi quattordici anni. 
Sul muro scheggiato 
della cucina antica 
c'è la bocca di un fucile 
che sorride sguaiato. 
Non ha lasciato indizi 
sul diario gentile 
di amori immaginari 
di pensieri freschi 
di frasi senza storia. 
La luce filtra dagli scuri 
e il padre è già nei campi 
quando rivolge sul petto 
l'anello di ferro buio 
come un pozzo senza fondo. 
"Papà, perdonami, 
ma oggi sono allegra". 
E sorride alla malia 
che le ha squarciato il cuore.

 

Andrea

Un pomeriggio torrido di luglio 
per ritornare a Roma 
dal paesino di pietra. 
L'occasione è il compleanno 
di una nipotina, 
la festa felice. 
Come è disfatta, ma bella 
la città sotto il sole. 
Non deve essere stato facile lasciarla 
ma i genitori hanno preferito così 
per cercare di salvarlo. 
Come è distorta, ma ancora bella 
la città che si piega liquefatta 
dopo la sosta in farmacia. 
Pochi passi danzati 
con le scarpe da tennis 
la tuta azzurra azzurra 
come il cielo impazzito 
mentre crollano 
con le facciate delle case 
anche i riccioli biondi. 
Con il laccio sulla pelle 
sotto il muretto sbrecciato 
che regge un cancello rugginoso 
sembra un bambolotto 
cui si sia rotto un filo.

 

Antonio

E' rimasto inginocchiato 
come in preghiera 
davanti al quadro dell'amico: 
un piccolo lago 
due cigni in primo piano 
gli alberi di un paradiso. 
Un randagio 
venuto dalla Sardegna 
con il quaderno 
del dare e dell'avere 
per tenere i conti; 
e il profumo di mare 
roccia e vento nel cuore.
Una stanza di periferia 
prestata per svernare,
tra pannelli colorati 
barattoli di vernice 
e tele sfondate. 
Era perfino Natale: 
forse nessuno 
glielo aveva ricordato.

 

Bruno

Ha fatto appena in tempo 
ad uscire dall'auto. 
Qualche passo da automa 
infine si è accucciato. 
Nel piazzale disperato 
a fianco dell'asilo nido 
come un giocattolo rotto. 
I bambini escono 
nel pomeriggio freddo 
con i cestini vuoti; 
guardano Bruno seduto 
coi vent'anni sprecati 
la frangetta sugli occhi 
e ridono per quella posizione 
da burattino irrigidito.

 

Cathia

Era bella Cathia
con i suoi diciannove anni 
quando i ragazzi le facevano la corte 
dalle parti dell'Idroscalo. 
Era libera Cathia 
come la gioventù 
quando la madre alla sera 
non vedendola tornare
nemmeno si allarmò. 
Su un sentiero di Ostia 
è rimasta trafitta 
alle soglie del buio 
di uno strano venerdì. 
Cathia che era già donna 
Col sorriso da bambina 
Che portava sul braccio 
I rintocchi dell'oblio. 
All'obitorio a baciarla 
È venuto solo uno zio.

 

Daniele 

Daniele ha radici 
ancora corte nella vita 
un viso a coltello 
capelli scarruffati 
un mistero negli occhi. 
"Voglio guarire... ", 
scrive Daniele 
nelle pagine del diario 
fra stazioni di delirio: 
"... domani l'alba 
ucciderà la mia anima 
e mi alzerò in volo solo 
alla disperata ricerca 
di me stesso... 
forse ricomincerò a bucarmi 
ad entrare ancora una volta 
nel buco nero fino... ". 
In una via di Rivoli 
in una notte gelata 
hanno trovato 
un corpo di ghiaccio 
con la neve nel cuore.

 

Domenico

Come giaciglio 
un tappeto di aghi 
sulla strada sterrata 
dell'Acqua Bullicante. 
Lungo il braccio i tatuaggi 
e le tracce dei buchi. 
Una maglietta celeste 
un pullover di lana 
le scarpe di gomma. 
Venti anni 
venticinque? 
Nemmeno un nome sulla brace 
per scaldare l'acqua 
ed il laccio emostatico.
Intorno solo campagna 
mentre il viso crolla 
in una girandola 
sul legno irto di chiodi. 
Hanno fatto l'inventario: 
un mazzetto di chiavi 
fra il materiale 
per le costruzioni 
ed una frase incisa: 
"Se mi vuoi, fischia".

 

Donato

Quando arriva Natale 
si è fatto un regalo 
sul pianerottolo 
della scala L. 
Nemmeno vent'anni: 
una donna e due figli 
ad aspettare 
dietro la porta 
della casa popolare. 
Tanti piccoli furti 
tante notti in carcere 
per un albero di luci 
acceso nel cervello. 
Il litigio e la fuga 
il ritorno a Milano 
il coraggio che manca 
di chiedere perdono; 
e allora la quiete 
può essere un ago. 
E' stata Gina a trovarlo 
quando è già tardi. 
"Così sbandati 
ma tanto bravi" 
hanno detto i vicini. 
Mentre le cornamuse
piangono lontane.

 

Enza 

Un fagotto nel bagno 
il cucchiaio sul pavimento 
la scatola di cerini 
i pezzetti di stagnola 
e le ombre viola 
sulla pelle trasparente. 
La madre ad Orvieto 
il padre a Torino, 
una guardia carceraria. 
Era finita in collegio
per scappare senza meta. 
Una telefonata agli zii: 
"Vengo a pranzo da voi". 
Prima di andare a tavola 
si è appartata un momento. 
Soltanto il tempo 
"di lavarsi le mani".

 

Enzo

Un vecchio albero 
per appendere la fune 
al Parco delle rose. 
Non riesce a dormire 
nella casa di salute 
che culla 
voglie di illusione. 
Ad ogni evasione 
è tornato nel giro. 
Così la corda è una collana 
nel buio butterato 
che non accenna a finire.
Lo hanno scoperto 
con le gambe penzoloni 
per una fine "priva 
di plausibile ragione".

 

Fausto

Gli è rimasta la foto 
con la divisa ed il fucile in mano 
dopo che lo hanno cacciato dall'esercito 
perché "sorpreso a bucarsi". 
Fausto aveva cominciato 
nel giro dei bar di quartiere 
fra una ragazza ed un flipper 
con gli amici sbagliati. 
Non è bastato il calvario di una madre 
che gli dava i soldi 
perché non diventasse un balordo. 
Ma a ventott'anni si vorrebbe 
il sapore della vita, quella vera. 
Così nella notte 
non ha infastidito nessuno: 
un tonfo sordo nel buio e nel silenzio 
solo un vicino si e chiesto: "cos'è?". 
Lo hanno capito all'alba: 
un letto disfatto 
una vestaglia abbandonata 
la finestra del bagno spalancata.
Nell'imbuto del cortile 
che è la sua tomba 
sono rimasti i gatti 
a fargli compagnia; 
a piangere d'amore
contro il cielo e la luna.

 

Francesco 

Tre coltellate nel sonno 
sul divano letto 
nell'oscurità di Segrate. 
Nemmeno il tempo di vedere 
che a vibrarle 
è la mano 
di una cameriera a ore. 
Un figlio difficile 
bello, robusto, esuberante. 
Anche violento. 
Non gli basta il lavoro 
l'umiltà dell'operaio 
per le ragazze a contatore. 
Una catenina d'oro
il primo furto in casa 
poi l'argento, gli assegni. 
Infine quel giorno 
alza le mani 
schiocca una lama 
e spara contro il muro: 
"Vi uccido con questa 
se non mi date pace" 
Gliel'ha data 
un automa senza pianto. 
Alla madre con occhi di vetro 
nessuno chiede perché.

 

Giulio 

Ancora sul letto 
bocconi, vestito 
come se dormisse. 
Il pantalone, il giubbetto
spiegazzati. 
Come si fa a cogliere 
le grida di un ragazzo 
fra gli alveari 
della città-satellite? 
Non ha un lavoro 
Passa il tempo 
ritagliando il legno, 
dipingendo per hobby:
tanti colori 
spremuti inutilmente. 
Poi quella sera 
quando la madre ignara 
gli ha ravviato i capelli 
ha scalato le stelle. 
Era allegro, 
gentile dicono gli amici: 
"Sapeva solo scherzare" .

Laura

Le risate arrivano 
dalla grande sala 
del cinema di Trastevere 
con uno scroscio 
sempre più fondo 
sempre più lontano. 
Un laccio e un cucchiaio 
nella lurida latrina
il solito braccio venato. 
Più o meno vent'anni 
"un'età buia e senza tempo" 
dice il fratello 
che l'ha riconosciuta 
piangendo troppo tardi 
sul corpo afflosciato.

 

Laura 

Hanno pescato un fagotto 
il giorno di Pasqua, 
un fagotto inzuppato 
vicino ad una roggia. 
Sul lago di Sirio 
che ha nome di stelle 
sulle colline di Ivrea
che sanno di ortica. 
E' affiorata sull'acqua 
come una ninfea marcita 
con i jeans di tela azzurri 
e le scarpe da tennis. 
L'hanno tirata a riva 
come un fradicio straccio 
senza vita né nome 
se non fosse per la chiave
attaccata alla cintura. 
E l'ultimo brivido 
annotato sul diario: 
"Mario non arriva 
e forse non verrà 
ma quando lo vedo 
il cuore mi va in gola 
e la gola nel cuore 
anche se faccio di tutto 
per non farlo vedere. 
Siamo andati a ballare 
E mentre l'auto correva 
Si son fatti uno "spino"". 
Vicino al roccione 
Nel tempo di primavera 
solo i capelli nell'acqua 
son rimasti a ballare 
fluttuando come medusa 
che ha smarrito il mare.

 

Leandro 

Batte ancora le ali 
come una farfalla 
crocifissa dallo spillo 
ed il viso di cera; 
un Pierrot senza più lacrime 
un uccello tremante 
con lunghe ali di raso 
sotto i portici 
di piazza San Marco. 
Mentre il carnevale sale 
ululando alla luna. 
Nel vicolo si spegne 
l'ultimo atto di un amore 
dietro maschere smarrite
fra una gondola nera 
e la gioia colorata di coriandoli,
nello sciacquio nebuloso della notte
fino al rintocco dell'orologio 
che batte alle stelle. 
Fino all'ultimo movimento del capo 
che reclina lentamente
mentre si affretta 
l'ultimo respiro. 
E il silenzio plana 
con un urlo di terrore.

 

Leopoldo

E' proprio buia 
la notte di Napoli 
dal secondo piano 
dell'alberghetto 
dietro la stazione. 
Arriva l'eco dei treni, 
dove andranno? 
Sciarade senza senso 
di nottambuli ubriachi 
calze a rete bucate 
sulle cosce grasse 
di una prostituta. 
Sotto, il vuoto 
è uno scivolo nel nulla 
per il volo breve 
dalla finestra aperta 
mentre il convoglio arriva 
con un fischio lacerante.

 

Luca

Una notte come un'altra
sui giacigli del fortino
fra i respiri dell'Adige,
quando una mano nel buio
cosparge benzina. 
Hanno trovato 
un pezzo di tanica 
fra i resti riarsi 
là dove i corpi 
si ostinano a sognare
nella tana dei diversi 
di Piazza delle Erbe. 
Sono fuggiti come torce pazze 
lacerando di urla 
il sonno bruciato. 
"Hanno avuto quello che si meritavano". 
Perchè c'è sempre un rogo
nella mente dei giusti.

 

Lucia 

E' tornato il sole 
dopo i giorni di neve
e nei giardini Lucia
distesa sull'erba 
e un fiore gelato
che si scalda a dicembre.
Mentre domani è Natale.
Quando arriva la sirena 
per Lucia dagli occhi bianchi 
forse è un suono di zampogna.
Ora in fondo alla corsia 
con l'albero acceso 
nella stanza linda 
Lucia è un insetto 
con una maschera strana 
mentre un monitor grigio
rimanda diagrammi allarmati.
E domani è Natale. 
Ma i fantasmi nei camici 
non sanno ancora 
se per lei verrà, 
perchè qualcuno ha spento
la luce nel cervello di Lucia.

 

Lucia 

Proprio la notte di San Silvestro. 
Per Lucia lo champagne 
è un bicchiere di cera. 
" Era una bella ragazza" 
ripetono gli occhi di Luigi: 
"Si faceva, io mi buco". 
Che può fare una bella ragazza 
fra i casermoni del Tiburtino? 
A via Bissolati 
quando il denaro mancava
per procurarsi la roba si prestava.
"Ed io che faccio? Il ladro". 
Luigi tornava felice 
dopo due anni di prigione 
l'amnistia e il suo regalo. 
Alla vigilia di capodanno 
è rientrato al mattino
col cuore in gola 
perchè la porta è socchiusa:
Ho intruppato in qualcosa 
un corpo irrigidito 
era la mia ragazza". 
Lucia è una sagoma di gesso 
sul pavimento sporco. 
Alla parete il poster di un centauro 
sul braccio scoperto 
un fiorellino rosso. 
Chi erano, coca facevano?
domandano ai vicini.
"Non li conosciamo 
non li abbiamo mai visti" 
risponde la gente 
che vive porta a porta. 
Dal cortile arrivano le voci 
dei bambini che giocano al pallone.
Luigi seduto fissa Lucia 
con un sorriso che ha cent' anni:
"Perchè da cinque anni 
ho perduto tutti i denti".

 

Lucillo 

"Da questo inferno
non uscirò mai più"
ha scritto alla madre. 
Ha chiesto soltanto di morire 
vicino casa 
sotto l'albero 
dei giochi da bambino. 
L'inferno non è la prigione 
dove lo hanno portato i furti
e l'eroina 
ma la bianca follia 
che l'accompagna. 
Là nel carcere di Arezzo
ha deciso di farla finita 
con un chiodo 
un pezzo di coltello
la forchetta che ingoia forsennato 
e lo stomaco pieno di grumi. 
Fra un'infermeria e l'altra 
tra un'emorragia e l'altra.
Fino all'ultima goccia
di un suicidio lento e disperato.

 

Luigi 

La paura e sempre uguale
prima che arrivi il sonno 
nella stanza al quartiere Tuscolano. 
Ancora un letto disfatto 
e un cencio di pietra
senza respiro, immobile 
fra le lenzuola sporche. 
Non ha fatto in tempo
lei che lo aiutava
a ridargli una ragione
con l'ombelico dell'amore. 
Per uncinare la vita 
che ormai se ne va. 
Per un briciolo di polvere
tagliata pure male.

 

Luigi 

Non basta la moto
e il vento in faccia
sulla strada del mare. 
Un angolo di verde più denso
per spegnere il motore fra gli 
aghi dei pini i fiori acerbi
una farfalla che ride. 
La ricerca affannosa 
fra ragnatele di vene 
per un nuovo viaggio
senza più ritorno. 
Un uomo lo ha visto
lo ha portato all'ospedale.
Se ne è andato
con i camici negli occhi 
come formiche bianche 
che lo guardano stupite. 
A notte fonda 
sulla strada del mare
sono tornati a cercare la moto. 
Era sparita anche quella
nel vento della sera. 
Forse per correre con Gigi 
sui sentieri delle stelle.

 

Marco 

Si e accovacciato 
con i ferri nel canile,
l'aiuto degli altri 
può offrire soltanto 
una lunga catena. 
Ma un giorno la comune
è messa sotto accusa 
e la libertà si tramuta 
in un cappio 
per il disadattato
disceso in Romagna
dalle cinture del nord. 
Lo hanno trovato sbilenco 
nella tasca il foglio di via 
sulla massicciata della ferrovia
in località ponte della morte. 
Aveva cercato, bussato: 
anche alle porte del manicomio.
"Sapeva di essere debole"
dice l'amico Billi.
"Non poteva farcela da solo. 
Lo ha ucciso il senso di colpa
per la fiducia tradita". 
Mentre il fischio di un treno
lacera il silenzio.

 

Maria 

Maria e una bambola vecchia
Maria non ha genitori
ha un padre senza nome 
una madre prostituta. 
Maria è orfana a tredici anni
quando lascia Napoli 
e fugge verso il Nord 
Maria non ha meta né fretta. 
Maria è un fiore gualcito 
quando la violentano 
dalle parti di Bologna. 
Maria è una bambola sgangherata
nell'aula del tribunale 
vuole la cioccolata e impreca. 
Maria senza ricordi 
oltre il coma lontano, 
Maria che si guarda 
da dietro le lenti 
con occhi di vetro 
e sorrisi assonnati. 
Maria che accusa 
senza sapere perchè 
e ripete sempre "sai".

 

Marino e Loretta

C'e un profumo
di fiori d'arancio bruciati
nella cucina spoglia, 
sotto i capannoni grigi
nel paese di metallo
dove si fabbricano
fedi di latta. 
Ancora avvinghiati 
come un anno prima, 
quando bambini uniscono 
le loro schiavitù; 
due giovani sposi 
davanti alla tivù 
che rimanda 
arabeschi misteriosi; 
che illumina con occhi di fantasma
quattro occhi di pietra.
Si sono dati l'ultimo bacio
nell'odore acido di gas
della stufetta staccata 
sotto il filo della luce 
senza nemmeno il lampadario
vicino alla finestra 
senza neppure le tendine. 
Accucciati nell'unica poltrona 
come in una bomboniera. 
Si sono amati ancora 
le labbra sulle labbra
quasi a succhiare
l'ultimo sorso di vita. 
Hanno lasciato un biglietto
per le nozze di morte: 
"Perdono, non abbiamo 
altra strada"
E hanno scalato insieme 
il silenzio delle stelle.

 

Matteo

E' rimasta un'ora 
senza parlare 
davanti al corpo
livido del fratello. 
E' scesa poi di un piano 
Simona in silenzio:
"Matteo signora
è diventato nero.
Inutile the corra 
non c'è niente da fare". 
In una mansarda scrostata
del Collatino vecchio 
quanti giorni mancano 
ai suoi sedici anni? 
Il padre, Gino
cuce vestiti: 
"Torniamo in Sardegna
prima the sia tardi". 
Per un ragazzo venuto dal mare
non ci sono più scogli 
per non annegare. 
"A pagare c'è tempo
prenditi intanto 
un poco di neve". 
Finché una valanga di ghiaccio 
gli è franata nel cuore.

 

Maurizio 

Quanto è profumata
la latta di benzina; 
sotto la doccia è bello 
accendere un cerino.
Un falò di coraggio 
per uscire dall'imbuto. 
Bruciano le palpebre 
il torace, la schiena. 
Bruciano i ricordi 
brucia il padre in pensione 
il fratello sordomuto
la moglie, il figlio 
il matrimonio fallito
l'andare e venire 
sempre uguale
fra i bianchi inganni 
di letti senza amore.
Al medico che si china 
sulle piaghe attizzate
arriva solo un fiato:
"Ci ho provato dottore,
nessuno m'aiutava".

 

Morena

Morena è cresciuta
nella valle dei ciliegi
e i sorrisi bianchi dei fiori.
Morena lavora da operaia
il giorno in fabbrica
il sabato a ballare;
ma lo stipendio
non le basta più.
Morena lascia il fieno
e i campi coltivati
dai vecchi genitori
per vendere i baci
e la pelle dei vent'anni.
Morena che si porta con l'amore
anche la morte nel nome.
Hanno trovato il suo corpo
dopo un mese
ai bordi di un fossato
sotto la neve
caduta lentamente.
L'hanno trovata
come un pupazzo di ghiaccio
intirizzita e dura.
Un cantoniere ha scavato
nel manto con le mani
credendo si trattasse
di una bestia imprigionata.
Morena caduta
come una slavina
da un'auto in corsa
e abbandonata laggiù
tra i fiocchi che scendono
come lacrime bianche.
Come i fiori gelati dei ciliegi.

 

Rita 

Rita si fa 
sotto i portici 
con gli amici balordi 
di piazza Cavalli 
e la sera batte 
fra le luci gialle 
della circonvallazione.
Poi la notte ritorna 
sull'autombulanza parcheggiata 
nei sotterranei dell'ospedale
dove dorme 
al lume di candela 
finché una sera 
un odore acre 
risveglia un portantino.
Anche la stagnola è diventata nera 
e Rita ha il viso bruciato 
buio come se qualcuno
avesse giocato su di lei col nerofumo.

 

Roberto 

Al bar Euclide vanno i pariolini; 
al bar Euclide vanno i ragazzi 
che stendono il braccio 
perchè non hanno trovato 
di meglio da imparare,
che amano picchiare 
per sentirsi maschi.
Al bar Euclide si mangiano le paste 
con le ragazze dalle cosce lunghe
si va alla toilette con l'ultima dose 
per ricordare gli amici: 
Angelo il picchiatore 
ucciso dalla Volante rossa,
Andrea che crocifisse Rosaria
nella villa del Circeo. 
E via con loro
nel girotondo pazzo 
del militante sconfitto: 
guerrieri smarriti 
disertori della vita
mentre bussano invano
alla porta del bagno occupato.

 

Rosaria

Rosaria è in posa 
come un soldato caduto
la testa riversa 
il braccio abbandonato 
la gamba scoperta 
sulle scale del sottopassaggio
e l'odore d'orina.
Sono passati 
per un'ora intera
accanto ai suoi trentotto anni
pensando: "sporca barbona"
perchè Rosaria è morta
ma nessuno lo sa. 
E sotto gli stracci
non c'è centimetro 
di pelle senza buco.

 

Rossella ed Elena 

Da quanti anni Rossella 
convive con la scimmia? 
Negli schedari della Polizia 
è l'unica data precisa: 
un furto a diciott'anni 
per procurarsi la roba.
Finché si è lanciata nel vuoto, 
per crollare nel balcone sottostante.
Quattro volte si è rialzata
quattro volte si è buttata,
rimbalzando da terrazzo a terrazzo
come una bestia impazzita.
Fino a schiantarsi nel cortile 
fra rigagnoli di sangue
che impiastricciano 
il corpo minuto
il volto scavato
i capelli castani. 
Come Elena sette mesi prima.
Anche lei quel Lunedì dell'Angelo
scavalcò con le calze bianche
il parapetto dell'attico 
con la ringhiera metallica
e si gettò nel vuoto
fino al piano di sotto. 
Ancora la forza di rifarlo 
ed il lungo volo 
come un aquilone stanco.

 

Senza nome 

Il pallone rimbalza 
un mattino nel prato 
al centro commerciale 
di Casalpalocco:
"sembrava che dormisse". 
Allungata sull'erba 
sotto il tronco di un albero, 
come la principessa 
di una dolce fiaba. 
Piccolina, graziosa, giovanissima 
nei jeans celesti 
la camicetta a pois rossi
i capelli lunghi castani 
e sul braccio scoperto 
tanti forellini: 
"forse le zanzare".
Poi i ragazzi hanno compreso
l'immobilità senza respiro
e sono scappati 
lasciando il pallone.
Dopo cinque giorni 
cercano ancora il nome. 
Sulla cronaca del giornale 
hanno pubblicato la foto dei gioielli: 
un anellino di latta 
un cerchietto da polso 
due orecchini d'ottone spaiati.

 

Sigfrido

Diciassette anni fragili 
e un nome forte, Sigfrido
figlio della prigione.
Il padre ladro a Rebibbia 
la madre spacciatrice alle Muratte
lui tra le sbarre di Casal del Marmo.
Un'auto rubata, una fuga, uno scippo 
sono la sua provvisoria libertà 
sono la sua sgangherata gioventù. 
Finché negli spazi angusti di una cella
l'acido non spalanca 
un orizzonte senza più confini 
un inganno senza più orizzonti.
Tranne il pendolo di un lenzuolo bianco 
legato come un ultimo sudario 
ai ferri rugginosi del finestrone 
in un collare per un cucciolo infranto.

 

Silvia 

Va da Milano a Roma 
il treno dell'inverno,
l'inverno dei vent'anni;
la vita fugge dai finestrini 
come il rotolo di carta 
nella squallida toilette.
Silvia non ricorda più 
con la puntura nel braccio,
finché i buchi neri 
dell'ultima stazione 
sono il capolinea di un respiro. 
La troverà la donna delle pulizie
nel convoglio già vuoto. 
Un corpo da ramazzare 
con le briciole dei panini 
e i cocci di bottiglie 
mentre i viaggiatori 
si fanno da parte.

 

Silvio 

Silvio lo chiamano Flash 
e non ha un amico 
quando si aggira
con occhi di fantasma
fra le panchine 
dei giardini reali. 
Silvio con un codino
di capelli neri
dietro la nuca
e quarant'anni bastonati 
quando l'hanno scoperto 
con gli occhi al cielo 
e la camicia slacciata.
Non ha parenti Silvio
non conosce nessuno.
Per farlo felice 
almeno una volta 
la pietà di pochi 
lo ha lasciato andare
fra i canti, le preghiere 
e il sorriso dei fiori.

 

Stefano 

Pupazzetto scomposto reclinato
sul ciclomotore nel viottolo
sterrato al Ponte Mammolo. 
Nascosto all'ombra 
di una chiesa con la croce,
la siringa nella carne. 
Il deliquio improvviso
la fuga senza scampo
sulla motocicletta, 
immobile sul cavalletto: 
le braccia scivolano 
il petto sul manubrio 
la testa sul fanale 
quasi un mimo impietrito. 
Diciassette anni 
per un sepolcro grottesco
e una dose di fuoco. 
" Non so, non sa nessuno"
balbetta il gemello.

 

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Gli anni di piombo (parte seconda)

 

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Alla stazione di Bologna 

Sole di amianto rovente. 
Voce metallica uguale: 
"E' in arrivo il treno... ".
I binari si perdono lontani 
nella calura tremolanti.
L'orologio rotondo 
insegue i secondi. 
Stazione d'agosto:
l'emigrante ritorna
i ragazzi della colonia 
il militare va a casa 
la famiglia in vacanza. 
Lo zaino sulle spalle 
un bacio d'amore 
un fazzoletto agitato.
La sala d'attesa, il bar
il sottopassaggio. 
Fermi così un istante:
foto ricordo con la morte.
L'apocalisse della ragione 
e una valigia abbandonata. 
Lacerante il boato, 
polvere e vento 
a mordere la pelle 
di cento persone. 
Sotto travi e calcinacci 
poltiglia di vita 
sangue annaffiato 
da recipienti bucati.
Inizia il conto macabro 
della lucidità assassina.
Un padre, una madre 
più un bambino;
un vecchio, una vecchia,
più un cane; 
un tassista, un turista 
più una suora. 
Unghie scavano
tesori di bocche inaridite 
di membra straziate. 
Che conto lungo 
che giorno senza fine 
per Bologna violentata. 
Vecchio invecchiato
il Presidente piange:
"... quelle creature... ".
Ed ora silenzio, 
non parlate. 
La dignità d'essere vittime, 
anche del ladro, 
il sacrificio 
innocente non
merita nessuna 
delle vostre parole senza senso.

 

Biagio e Francesco 

A Badde `E Carros 
è in prigione la pietà 
quando nel carcere 
si liberano
lampi di bestia. 
Lo hanno trovato garrotato
con il cranio fra le sbarre.
Hanno fatto col corpo
il tiro alla fune,
l'amico sgozzato 
con coltelli e forchette nella gola. 
Se hanno la colpa
di avere parlato
non parleranno più: 
bocche cucite 
nel cuore di Barbagia.

 

Luigi 

Puntuale al mattino 
nell' auto d' argento 
Milano perbene 
ha un mitra per sveglia. 
Le canne brillanti
impazzite di fiamma 
il cristallo che esplode 
in un fuoco di vetri 
e la carne sfregiata 
accompagnano il sorriso 
di un ragazzo elegante 
dagli occhi incupiti. 
Una lapide in più 
nell'elenco meccanico 
dei burattini condannati. 
La promessa mantenuta 
nelle lettere senza nome 
delle voci senza volto 
quando il telefono 
è un filo di paura, 
quando e impossibile sottrarsi 
alla spirale vigliacca 
mentre il mangianastri 
ubriaca di suoni 
la bara argentea metallizzata.

 

Renato 

Ha l'età di un figlio
l'angelo che gli siede accanto
mentre il convoglio s'immerge
silenzioso nel tunnel. 
Fuori, livido, novembre
spande lacrime di pioggia.
La mano armata e ferma 
all'altezza del viso, 
il tempo di incrociare lo sguardo
con l'angelo della morte 
che preme il grilletto
con due colpi precisi 
nel mezzo della fronte.
Zampillano rivoli rossi 
dal corpo piegato sul sedile. 
Puntuale il metrò 
arriva alla stazione 
nei respiri rappresi 
di cinquanta passeggeri. 
Colpi di vento regolari 
sbattono le porte 
carezzano il sangue che corre 
nei canali paralleli 
dei tappeti di gomma. 
Linea 1, numero 06:
si recava al lavoro 
col paltò da impiegato. 
Sugli occhi sbarrati 
l'ultimo vestito
è una coperta grigia 
nel carro bianco 
dalla sirena impazzita.

Serpico 

Dicono che i migliori 
li porta via 
il Signore. 
Ora li porta via
il terrore. 
Moro, Bachelet, Tobagi... 
Io non so 
se siano i migliori. 
Perchè lo sarebbe anche il poliziotto 
col viso frantumato
stipendio magro
sogno da brigadiere 
coltivato sull'onda 
di una vita di riflesso.
Lo chiamavano Serpico.
Io non so
se siano i migliori. 
So che nei giorni 
di Caino 
sono là, 
in un'auto 
in un androne 
lungo un marciapiede 
specchiato di pioggia, 
fagotti di carne 
senza appello. 
Ciascuno ha un nome
ma nella memoria 
sono un'unica 
assurda, monotona teoria 
dell'uomo dilaniato. 
Disco incantato
che suona 
valzer di morte.

 

Un figlio

Ed ora chi spiegherà 
che i chiodi 
non erano suoi? 
Che la croce 
può essere un errore? 
Una somiglianza 
uno sbaglio di persona. 
Ventiquattro anni sui 
sampietrini ubriachi di sangue.
Le mani contratte
gli occhiali di traverso
in un cunicolo buio 
di Monteverde. 
Gli contano i buchi 
alla tempia, alla gola
ma chi lo dirà 
alla madre malata 
che aspetta un figlio
coperto di fiori?

 

Una madre 

La donna ha panni neri 
bocca dilatata 
denti squassati. 
Vecchia madre del Sud. 
Capelli di neve sporca 
polvere di fatica. 
Labbra scomposte
come un nastro 
registrano dolore: 
"Figlio mio
amore mio
unico amore".
Seno caduto in fiore 
per allevare 
bare tricolori. 
Speranze
di un destino diverso
chiuse nel catafalco 
e la corona sopra. 
Baci, parole e poi? 
Donna in croce 
Inchiodata 
ai tuoi perchè.

 

Via Fani 

Grida di lamiere contorte
quella mattina in via Fani. 
Il graffio delle gomme
sull' asfalto 
la sequenza accelerata 
della mattanza vigliacca.
Marionette piagate
come sagome al tiro. 
Veli di sangue coprono
i fotogramma della scorta. 
Ed è carro già funebre
la vettura che fugge. 
Ostaggio dallo sguardo triste 
nei ritratti scattati 
nel carcere di un popolo
smarrito ed infedele. 
A che vale essere eroi 
quando non c'è un perchè? 
Quando la vita disperata 
annaspa senza presa. 
La grafia si perde
negli interrogativi 
di una fine inaccettata. 
Inaccettabile forse. 
"Uomini delle Brigate"
si genuflette il Papa. 
Fino al giorno in cui 
non basta la mano 
a difendere la carne. 
In via Castani 
il corpo sgualcito 
sotto cenci sgualciti
accartocciato, osceno. 
Che riposi almeno 
nella pace 
di un piccolo cimitero 
senza storia.

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Author Bio
Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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