TEMPLARI

I FRATELLI COLOMBO: UNA STIRPE DI NOBILI CAVALIERI

stemma Cristoforo Colombo        Diego Colombo        Bartolomeo Colombo        simbolo araldico dei Colombo

Columbus landing on Hispaniola       Christopher Columbus on board his ship during his first voyage to America       Columbus landing on Hispaniola paint

emblema Innocenzo VIII        Andrea Mantegna dettaglio sala del mappamondo Palazzo Venezia        stemma Perestrello        stemma famiglia Barbo

In alto: da sinistra uno degli stemmi di Colombo, il fratello Diego, il fratello Bartolomeo e lo scudo della famiglia Colombo.
In basso: l’emblema di Innocenzo VIII, quello congiunto Cybo-Barbo ad opera del Mantegna a Palazzo Venezia, e quelli infine dei Perestrello e del Barbo, patriarca di Aquileia.

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PAPA INNOCENZO VIII RIUSCÌ AD UNIRE GLI ORDINI CAVALLERESCHI

Cybo San Giorgio

 

Papa Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo, il pontefice che finanziò il viaggio di Colombo, riuscì nell’impresa che molti suoi predecessori cercarono di realizzare senza però mai riuscirci: l’unione tra i vari ordini cavallereschi, che spesso erano rivali fra loro. Lo testimonia l’immagine che riproduciamo. Per questo le croci sulle vele di Colombo cambiano spesso di colore e di forma, ora rosse, ora verdi, come lo stendardo con sui sbarca con la F e la Y, Ferens Yesus; croci ora singole, ora molteplici in una sintesi di eredità templari, mutuate nell’ Ordine di Rodi, del Santo Sepolcro, di Santiago e di San Lazzaro … D’altronde che Colombo fosse un cavaliere e un crociato non ci sono dubbi. Lo testimoniano molte immagini e i suoi stemmi (vedere lanci precedenti sul sito). Lo fa intendere lui stesso quando, messo ingiustamente sotto accusa, scrive che non può essere giudicato come una persona qualunque, ma come un “capitano” che si è recato in terre sconosciute per conquistare e combattere. Tanto più che come crociato partecipò alla presa di Granada contro i Mori di Spagna. E che come crociata per l’evangelizzazione di nuovi popoli va intesa la sua spedizione visto che nelle capitolazioni con i re di Spagna si parla di un’ “armada” che va alle Indie, nonostante tre sole imbarcazioni. Mentre l’impresa viene fatta soprattutto allo scopo di realizzare la santa crociata, con l’oro trovato, per la riconquista di Gerusalemme e del Santo sepolcro, in mano agli infedeli. Un impegno che Colombo ripeterà in tutti i suoi scritti e che non dimenticherà nemmeno nel suo testamento.

Ruggero Marino firma

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FRANCESE O ITALIANA L’ORIGINE DELL’ORDINE DEL TEMPIO?

Hugues       Ughetto        le origini italo normanne dei Templari

 

Abbiamo raccolto alcuni articoli, che si trovano in internet, sulla controversa origine dei Templari. In una serie di interpretazioni differenti in modo da offrire molteplici spunti alla ricerca. Il fatto più nuovo e discusso riguarda la figura del fondatore. Per la tradizione si tratterebbe di un cavaliere francese, Hugue de Payens, per altri di un italiano, Hugo de Paganis. Ci limitiamo ad offrire le due versioni senza entrare nel merito.

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Quello dei Pauperes commilitones Christi templique Salomonis ("poveri compagni d'armi di Cristo e del tempio di Salomone"), meglio noti come cavalieri templari o semplicemente templari, fu uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medievali.
La nascita dell'ordine si colloca nella Terra santa al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata indetta nel 1096. In quell'epoca le strade della Terrasanta erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, che venivano spesso assaliti e depredati. Per difendere i luoghi santi e i pellegrini, nacquero diversi ordini religiosi. Intorno al 1118-1119 un pugno di cavalieri decise di fondare il nucleo originario dell'ordine templare, dandosi il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme. L'ordine venne ufficializzato nel 1129, assumendo una regola monastica, con l'appoggio di Bernardo di Chiaravalle. Il doppio ruolo di monaci e combattenti, che contraddistinse l'Ordine templare negli anni della sua maturità, fu sempre fonte di perplessità in ambito cristiano.
mappa fortezze templari in TerrasantaI templari erano identificabili per la loro sopravveste bianca, nera, o bigia (con mantello bianco solo per i fratelli cavalieri), alla quale in seguito si aggiunse una distinta croce patente rossa, ricamata sul lato sinistro; tale croce era di piccole dimensioni (come ben si evince dalle rappresentazioni dell'epoca) e non di grandi dimensioni sul torace o sulla schiena, come si vede invece in varie rappresentazioni ottocentesche o nella filmografia moderna. Fra i simboli dei templari vi era il beauceant, caratterizzato appunto dalla croce patente rossa in campo bianco e nero.
Nell'immaginario popolare la figura dei templari rimane controversa, sia riguardo al valore etico dell'ordine stesso, sia a causa delle leggende moderne circa una presunta prosecuzione segreta dell'ordine, non comprovata da fonti storiche.
Alla fine del 1099 si presentò il problema di come difendere i luoghi santi e dare un passaggio sicuro alle migliaia di pellegrini che giungevano da tutta Europa. Nacquero così diversi ordini religiosi che si prefissero l'obiettivo di garantire l'incolumità dei devoti. Il primo fu l'Ordine dei canonici del santo Sepolcro, fondato nel 1099 da Goffredo di Buglione. Subito dopo vennero a costituirsi quello di San Giovanni dell'Ospedale, di Santa Maria di Gerusalemme o dei teutonici e quello del Tempio, che, secondo teorie non da tutti accettate, risalirebbe agli anni 1118-1120.
Il francese Hugues de Payns con il compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad alcuni altri cavalieri, decise di fondare il nucleo originario dell'Ordine Templare, dandosi il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme.
« Durante il suo splendido regno [l'Autore sta parlando di Goffredo di Buglione] alcuni [cavalieri o crociati] decisero di non tornare fra le ombre del mondo, dopo aver così intensamente sofferto per la gloria di Dio. Di fronte ai principi dell'armata di Dio essi si votarono al Tempio del Signore, con questa regola: avrebbero rinunciato al mondo, donato i beni personali, rendendosi liberi di perseguire la purità e conducendo una vita comunitaria, con abiti dimessi, usando le armi solo per difendere le terre dagli attacchi incalzanti dei pagani, quando la necessità lo richiedeva. »
(Simone di St. Bertin, Gesta degli Abati di San Bertino, annali, c. 1140)
Baldovino II cede la sede del Tempio di Salomone a Hugues de Payns e Gaudefroy de Saint HomerCon queste parole il cronista Simone di Saint Bertin, in data anteriore alla sua morte, 1140, documenta la nascita del gruppo di cavalieri che si votarono al Tempio del Signore. Simone è contemporaneo agli eventi di cui tratta e, sulla base delle sue parole, pone la data di nascita dell'Ordine nel 1099, prima della morte di Goffredo di Buglione, che aveva rifiutato di essere re della città santa, per assumere il titolo di Avvocato di Gerusalemme. Simone associa questa nuova milizia al Tempio avvalorando così la qualifica di templari, rivelando anche una forma comunitaria di convivenza assai prossima al monachesimo.
« Nello stesso anno (1118), alcuni nobili cavalieri, pieni di devozione per Dio, religiosi e timorati di Dio, rimettendosi nelle mani del signore patriarca per servire Cristo, professarono di voler vivere perpetuamente secondo le consuetudini delle regole dei canonici, osservando la castità e l'obbedienza e rifiutando ogni proprietà. Tra loro i primi e i principali furono questi due uomini venerabili, Hugues de Payns e Goffredo di Santo Aldemaro… »
(Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum (La storia delle gesta in Oltremare), c. 1184)
In queste righe, scritte alla fine del XII secolo, Guglielmo di Tiro narra i primi anni dei pauperes milites Christi. La sua Historia, però, compilata successivamente alla fondazione della Nova Militia e durante il regno di Amalrico I di Gerusalemme (1162-1174), come quella di Giacomo di Vitry, vescovo di San Giovanni d'Acri (Historia orientalis seu Hierosolymitani scritta nel XIII secolo) non conobbe gli anni in cui i primi cristiani giunsero in Outremer per la riconquista della Terrasanta e non vide la nascita di quegli Ordini che tanti onori meritarono sul campo. Uno dei pochi documenti coevi all'epoca di fondazione fu il testo della regola dei templari, conosciuto come Regola Primitiva, approvata nel 1129 con il Concilio di Troyes: « ...pertanto, in letizia e fratellanza, su richiesta del maestro Ugo, dal quale fu fondata, per grazia dello Spirito Santo, convenimmo a Troyes da diverse province al di là delle montagne, nel giorno di S. Ilario, nell'anno 1128 dall'incarnazione di Cristo, essendo trascorsi nove anni dalla fondazione del suddetto Ordine, ci riunimmo a Troyes, sotto la guida di Dio, dove avemmo la grazia di conoscere la regola dell'Ordine equestre, capitolo per capitolo, dalla bocca dello stesso Maestro Ugo. Pur nella nostra modesta conoscenza, approvammo ciò che ci appariva buono e utile. »

(Regola dei Templari)

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ENRICO IL NAVIGATORE IL PRINCIPE CHE SPEZZÒ LE CATENE DELL’ATLANTICO

Enrico il navigatore       Cross of Ordem de Avis       Enrico il navigatore maiolica

 

Enrico il navigatore bandieraEnrico di Aviz, detto Enrico il Navigatore o principe di Sagres (in portoghese: Infante Dom Henrique o Infante de Sagres ou Navegador, Henricus in latino; Porto, 4 marzo 1394 – Sagres, 13 novembre 1460), fu Infante del Portogallo, principe della casa reale portoghese e Primo Duca di Viseu. Fu una figura molto importante degli inizi dell'era delle esplorazioni geografiche.

Biografia

Era il figlio quintogenito del re del Portogallo e dell'Algarve, João I o Giovanni I d'Aviz e di sua moglie, Filippa di Lancaster.

Suo padre, il re Giovanni I, gli fece avere una buona educazione ed una buona istruzione come ai suoi cinque tra fratelli e sorelle che arrivarono all'età adulta, Edoardo, Pietro, Isabella, Giovanni d'Aviz e Ferdinando, in un ambiente tranquillo e privo di intrighi (Il grande poeta portoghese, Luís de Camões, li cita nel racconto epico, I Lusiadi, come Ínclita geração). Nel 1414 convinse il padre a intraprendere la conquista di Ceuta, sulla costa nordafricana vicino allo Stretto di Gibilterra. Nell'estate del 1415, fu al fianco del padre e dei fratelli Edoardo e Pietro alla conquista di Ceuta, ed il giorno dopo la presa della città fu fatto cavaliere. La caduta della città, poco dopo la morte della madre Filippa (19 luglio 1415) avvenne nell'agosto del 1415 e aprì al Portogallo grandi possibilità di sviluppo commerciale. A seguito di questa impresa, l'11 settembre 1415, gli fu conferito il ducato di Viseu congiuntamente al fratello Pietro che ricevette il ducato di Coimbra (furono i primi due ducati creati in Portogallo). Sembra che siano iniziati nel 1416 i lavori di costruzione della villa del Principe nell'attuale località di Sagres, accanto al Capo di San Vicente, nell'Algarve, all'estremità sudoccidentale del Portogallo. La città conobbe una rapida crescita come polo tecnologico d'eccellenza dell'epoca nel campo della navigazione e cartografia, con un arsenale reale, un osservatorio e una scuola per l'insegnamento di queste materie alla nuova marineria portoghese. I risultati di questa ricerca furono la caravella, la diffusione dei portolani e il perfezionamento della bussola. Jehuda Cresques, un famoso cartografo ebreo, fu chiamato da Maiorca e venne a Sagres per dedicarsi alla raccolta della somma delle conoscenze geografiche, ma soprattutto insegnò ai portoghesi a fare le mappe.

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SEPOLCRO, ORDINE DEL TEMPIO E IL GRANDE SEGRETO NEL PICCOLO PRINCIPATO DI SEBORGA

Seborga 1      Seborga 3      Seborga 2

 

Di SABINA MARINEO

La città templare si trova in Liguria, nella provincia di Imperia, sperduta nel verde delle montagne. Misura appena 4 chilometri quadrati e conta poche centinaia di abitanti. Eppure, rivendicando gli antichi privilegi, alla metà degli anni Novanta del secolo scorso Seborga è diventata principato. La cittadina è pittoresca e molto curata, vanta una tradizione templare di tutto rispetto, suffragata da ampia documentazione. E non solo questo: si dice depositaria di un grande segreto. Al momento il territorio di Seborga, che batte moneta propria, è governato dal principe Marcello I, figlio di un industriale tessile. Il posto vive di agricoltura e turismo. Bastano pochi passi nella piazzetta principale per rendersi conto di essere nel cuore dell’Ordine del Tempio. Croci templari sono presenti ovunque, nelle stradine e sugli edifici. Anche nella chiesa barocca si respira la storia dell’Ordine che racconta vicende sconosciute dei Cavalieri dai bianchi mantelli. Nebbia si addensa invece sulle sue origini. In un documento che risale al 954 d. C., Seborga è chiamata Castrum de Sepulchro. Da qui il termine Sapelego o Sapelegio che diede luogo a Seborga. Ma a che sepolcro in particolare ci si riferiva nella denominazione originaria? Quale personaggio fu così importante, da far sì che la città fosse intitolata al sepolcro dopo la sua deposizione su suolo seborghino? Non lo sappiamo. La tradizione orale parla di sepolture di grandi sacerdoti visigoti e, in seguito, di gnostici importanti. Non esistono però documenti che avallino queste affermazioni. In ogni caso sappiamo che nel 945 Seborga passò dalla proprietà dei conti di Ventimiglia a quella degli abati benedettini delle isole Saint Honorat di Lérins, religiosi di matrice celtica.

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I FRATELLI GERALDINI, UOMINI DI INNOCENZO VIII, DECISIVI PER LA PARTENZA DI COLOMBO

Alessandro Geraldini       Antonio Geraldini medaglia Nicolo Fiorentino 1484 1485        stemma Geraldini       Alessandro Geraldini ritratto

 

I Geraldini (antica famiglia di “milites” in Umbria) Antonio e Alessandro sono i due fratelli di Amelia, che accolsero Colombo in Spagna e sempre lo appoggiarono a corte. Alessandro, che diventerà poi il primo vescovo delle Americhe, fu addirittura quello che convinse Isabella a farlo partire: la spesa era poca in caso di successo l’investimento sarebbe stato moltiplicato all’infinito consigliò. I padri della Chiesa, disse, che negavano la vita agli antipodi, non erano “padri” della geografia. Antonio “padre delle stelle” e poeta sarebbe morto qualche anno prima della partenza. Tutti e due umanisti eccellenti, chiamati a corte anche come istruttori dei figli della regina. Tutti e due avevano preso gli ordini religiosi, sia pure in tempi diversi. Nelle storie spagnole figurano come uomini dei reali iberici. Si nasconde il fatto che erano rispettivamente il logotheta (portatore di parola) del papa di Roma e l’ambasciatore della Santa Sede. Dunque uomini di quell’Innocenzo VIII, che fu il vero “sponsor” di Cristoforo Colombo. Tre personaggi, che prima dei miei libri, erano trascurati e a volte totalmente oscurati, persino e soprattutto dagli accademici italiani, la cosiddetta “scuola di Genova” compresa. Da notare (vedere in altra parte del sito) che ad Amelia, nella chiesa di San Francesco, nelle tombe di famiglia dei loro antenati risalenti al Trecento, figurano volti scolpiti con piumaggi sulla testa, che sono inequivocabilmente degli indios. Milites-cavalieri di quale ordine? Ancora una volta sono da chiamare in causa i Templari? Fra le curiosità ricordiamo che John Fitzgerald Kennedy dichiarò di essere un loro discendente.

Ruggero Marino firma

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NATIVI AMERICANI SULLE TOMBE DEI GERALDINI PRIMA DELLA SCOPERTA DELL’AMERICA

Pinturicchio La Resurrezione di Cristo nativi americani         Geraldini 

 

piume         Geraldini dipinto

 

Amelia 1         Amelia 4          Amelia 3

 

Geraldini volto scolpito 1        Geraldini volto scolpito 2       Geraldini volto scolpito 3

 

indigeno del sud america       sciamano amazzonico        capo indiano

 

Ad Amelia, nella Chiesa di San Francesco, il santo che fa in qualche modo anche lui da sfondo alla “scoperta dell’America” ed il cui saio fu indossato da Colombo quando fu messo in catene e quando morì, si possono vedere le tombe della famiglia Geraldini. Da rammentare che i francescani si erano spinti più volte ai limiti orientali dell’ecumene, il mondo conosciuto, riportando preziose informazioni. Alcune incisioni che arricchiscono i feretri nel tempio della cittadina umbra sono rivelatrici ai fini di una prescoperta dell’America. Sono mausolei di antenati cavalieri (di quale ordine? Forse templari?) del XIV e XV secolo, dove si possono scorgere teste di indios contrassegnate dai copricapo piumati, come venivano rappresentati gli indigeni. Sempre nel palazzo della famiglia Geraldini si può vedere una raffigurazione dell’America con in testa un ornamento di piume, che affianchiamo ad un altro dorato, esposto in una grande mostra sui nativi precolombiani. Una delle teste raffigurate sui mausolei è straordinariamente somigliante agli indios comparsi di recente, dopo un restauro, in un quadro del Pinturicchio. Sono i primi ad essere stati dipinti in Europa. Nelle stessa Chiesa c’è inoltre una lapide: ricorda Jmerio Cjbo, discendente di papa Innocenzo VIII, stranamente somigliante al Colombo giovane e recante una scritta criptica (per queste questioni vedi altri link del sito). Va ricordato che i Geraldini erano due prestigiosi umanisti presenti alla corte di Ferdinando e Isabella in Spagna. Uno loghotheta (portatore di parola), l’altro ambasciatore di Giovanni Battista Cybo, Innocenzo VIII. Furono i due fratelli, Antonio e Alessandro a introdurre Colombo a corte. Il secondo per di più fu colui che convinse le regina a varare la spedizione del navigatore. Tutto rinvia ad una cerchia di illuminati, che faceva capo alla Chiesa di Roma e che perfezionarono, in un disegno a lungo preparato, la “rivelazione” del quarto continente. Secondo i presagi che Colombò raccolse da vari testi sacri nella sua opera misconosciuta dal titolo appunto “Il libro delle profezie”.

Ruggero Marino firma

 

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CROCI TEMPLARI ED IL SIGILLO DI SALOMONE NEL MUSEO DEL MESSICO

croci templari 1        croci templari 2 SACERDOTE stella DAVID         croci templari 3

 

croci templari 7            croci templari 8            croci templari 9

 

croci templari 4             croci templari 5             croci templari 6

Nel museo del Messico si trovano alcune ceramiche ed un'immagine nelle quali sono facilmente riconoscibili alcune croci simili a quelli dei templari ed il sigillo di Salomone o stella di David,

che si trova applicato all'orecchio di un personaggio. (per gentile concessione di Mariana Hernandez S.)

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LE TRE LEGGENDE DEI TEMPLARI

di Franco Cardini

Fondato attorno al 1180 per fornire assistenza a pellegrini e crociati che si recavano o tornavano dalla Terrasanta, l’Ospitale della Commenda di San Giovanni de Prè è ora la sede museale genovese che, fino al 2 giugno prossimo, farà da sfondo all’allestimento di «Templari: storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio», la mostra curata da Cosimo Damiano Fonseca, Giancarlo Andenna e Hubert Houben. Il percorso – realizzato dalla Fondazione DNArt – si articola in otto sezioni tematiche, che prendono in esame i diversi aspetti di uno dei più appassionanti casi storiografici del Medioevo. Grande importanza è assegnata, in particolare, al rapporto fra Oriente ed Europa cristiana, oltre che alla ricostruzione del celebre processo. Info: www.museidigenova.it.

cavalieri cristiani crociati con Cristo al comando

La cosa più simpatica che si sappia sui Templari, e forse anche la cosa più interessante e rivelatrice, l’ha scritta un principe siriano del pieno XII secolo, Usama ibn Munqidh emiro di Shaizar. La testimonianza che ci ha lasciato è, a concorde parere degli specialisti, davvero attendibile. Ebbene, Usama ci racconta che verso gli anni Sessanta-Settanta del XII secolo, quando gli capitava di recarsi a Gerusalemme allora capitale del regno crociato, usava andare ospite dei «suoi amici Templari» (è lui a chiamarli proprio così), quartier generale dei quali era la moschea al-Aqsa, ancora esistente sulla «Spianata del Tempio». Lì, dice Usama, i pauperes milites Christi et Salomonici Templi – tale il nome ufficiale dell’Ordine religioso che già allora, correntemente, veniva definito «il Tempio» –, avevano approntato un oratorio nel quale i loro ospiti musulmani potevano tranquillamente pregare. Non proprio una moschea, certo: comunque, una piccola “sala di preghiera”.

Questa testimonianza, sulla veridicità e autenticità della quale non v’è motivo di dubitare, si scontra obiettivamente con quanto verso al fine del terzo decennio del secolo aveva scritto il più grande mistico di quel secolo, Bernardo di Clairvaux, il quale contribuì con decisione alla nascita di quell’Ordine favorendolo con la sua autorevolezza e ne fece l’elogio in una lettera ch’è anche un piccolo trattato di teologia dei luoghi santi e della guerra, il Liber de laude novae militiae. Come avrebbe reagito il santo monaco allo spettacolo dell’amicizia fra i «poveri cavalieri del Cristo» e quell’elegante emiro siriano la preghiera infedele del quale essi proteggevano? 

Sull’Ordine del Tempio, che fu sciolto d’autorità da papa Clemente V nel 1312 ma che (nonostante un processo inquisitoriale contro di esso intentato su impulso del re di Francia Filippo IV) mai venne condannato, esistono e convivono – alquanto male, del resto – una “leggenda rosa”, una “leggenda aurea” e una “leggenda nera”.
La prima li vuole innocenti vittime dell’avidità di un re che voleva spogliarli delle loro ricchezze e della viltà di un Papa che non osò difenderli. La seconda li dipinge come saggi, sapienti, integri, coraggiosi, detentori di arcani segreti e perfino arcanamente sopravvissuti alla soppressione e occultamente ancora presenti fra noi. La terza li vuole violenti, superbi, peccatori, sodomiti, avidi, amici dei saraceni e perfino eretici e – perché no, già che ci siamo? – necromanti.

Nessuna di queste leggende è del tutto gratuita: non esistono leggende che lo siano. Ma quel che sappiamo di loro (ch’è molto, nonostante il permanere di molti misteri e chissà forse perfino di qualche vero “segreto”…) ci fornisce un quadro lacunoso eppure nelle sue grandi linee abbastanza attendibile, e molto diverso da quelle fantasie e da quei malintesi. Anzitutto, i Templari furono un vero paradosso: non esattamente Religio, Ordine monastico, bensì Militia, Ordine religioso che ammetteva nelle sue fila dei combattenti, al pari degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme (oggi sopravvissuti come Ordine di Malta), degli Ospitalieri tedeschi consacrati a Maria (i “cavalieri teutonici”) e di alcuni Ordini nati nel mondo baltico nonché nella Penisola iberica. Erano figli della necessità: chiamati a presidiare paesi in guerra e a fronteggiare milizie non cristiane mentre le forze cristiane erano drammaticamente inferiori alla bisogna, dovevano combattere. Fra loro c’erano quindi fratres ch’erano sacerdoti e attendevano al loro sacro ministero, ma anche altri che invece erano milites, cavalieri, quindi guerrieri, e altri ancora servientes, “sergenti”, fratelli “laici” addetti ai lavori più umili e faticosi e ai servizi militari secondari. Ovviamente, nessun Templare che fosse sacerdote poteva toccare le armi né combattere: ma gli altri – che sia pure non sacerdoti, erano pur sempre “chierici” – potevano farlo. 

La Chiesa latina inventò dunque la categoria del religioso-combattente, in àmbito cristiano del tutto inedita (esempi in qualche modo analoghi esistono in ambiente musulmano e buddhista): un paradosso al quale le Chiese orientali hanno sempre guardato con orrore. I Templari, poi, nei loro rapporti con i mercanti occidentali si videro anche affidare somme di danaro e la loro stessa probità li trasformò nei primi banchieri occidentali moderni. Che tra loro siano serpeggiate tendenze ereticali, così come si siano affermati certi vizi e molta superbia, è probabile; come non è escluso che qualcuno si sia dato anche allo studio di scienze proibite. Era quanto accadeva un po’ in tutti gli ordini monastici. Ma furono anzitutto dei combattenti e dei difensori degli inermi e dei pellegrini: i processi inquisitoriali che subirono all’inizio del Trecento su iniziativa e dietro pressione del re di Francia che temeva la potenza e il prestigio ch’essi si erano guadagnati nelle sue terre e forse ambiva a spogliarli delle loro ricchezze si risolsero praticamente in bolle di sapone, per quanto finissero con qualche condanna e qualche rogo. Papa Clemente V non osò opporsi alla prepotenza del sovrano che voleva farla finita con loro: ma li sciolse d’autorità, evitando che fossero colpiti da una condanna infamante. 

A partire dal Sei-Settecento furono i sodalizi a carattere esoterico e in genere avversari della Chiesa romana – quelli che poi confluirono nelle organizzazioni massoniche – a riesumare la loro memoria e a costruire lentamente la “leggenda templare” che ancora sopravvive in quel tipo di tendenza paraculturale che ordinariamente viene definita “templarismo”. Tutto il blaterare di segreti, di tesori, di mappe, di cappelle di Rosslyn e di Rennes-le-Château nasce da lì, da quei grotteschi grumi d’ignoranza che Eco ha satireggiato nel Pendolo di Foucault e sui quali Dan Brown ha fatto soldi a palate col Codice da Vinci. Si tratta di storielle contorte, noiose e prive di valore, delle quali ormai da anni è stata dimostrata l’inconsistenza ma che tuttavia continueranno ancora a lungo a prosperare e a circolare perché la madre degli imbecilli è sempre gravida.

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MEDIEVAL CHANT OF THE TEMPLARS. ANTIPHONA: SALVE REGINA

 

This song was taken from a manuscript originally located in the basilica of the Holy Sepulchre. It was used by the Order of the Temple of Solomon (The Knights Templar). The opening sequence was filmed in Canterbury Cathedral. The bronze effigy is the tomb of Edward The Black Prince (1330-1376). The tomb is situated in Canterbury Cathedral. The Doom Painting is situated in the Holy Trinity Church Coventry. The Round Table, is situated in the Great Hall in Winchester Castle. The Most Noble Order of the Garter was filmed in St.George's Chapel, Windsor Castle. The 'Crown of an English Queen' is locked in a vault at the Residenz Palace in Munich. The crown is the only object in Richard II's inventory which survives today and is the oldest surviving crown of England c. 1380. The 'Wilton Diptych' was painted as a portable altarpiece for the private devotion of King Richard II who ruled England from 1377 to 1399. Now displayed at the National Gallery London. Richard II is presented by three saints to the Virgin and Child and a company of eleven angels. Nearest to Richard is his patron saint John the Baptist. Behind are Saint Edward the Confessor and Saint Edmund, earlier English kings who came to be venerated as saints. Antiphona: Salve Regina the "Medieval Chant of the Templars" : I do not own the rights to this song. All credits are shown at the conclusion. English: Hail, holy Queen, Mother of Mercy, our life, our sweetness and our hope. To thee do we cry, poor banished children of Eve; to thee do we send up our sighs, mourning and weeping in this valley of tears. Turn then, most gracious advocate, thine eyes of mercy toward us; and after this our exile, show unto us the blessed fruit of thy womb, Jesus. O clement, O loving, O sweet Virgin Mary. Pray for us O holy Mother of God, that we may be made worthy promises of Christ. Latin: Salve, Regina, mater misericordiae, vita, dulcedo et spes nostra, salve. Ad te clamamus, exules filii Hevae. Ad te suspiramus gementes et flentes in hac lacrimarum valle. Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misericordes oculos ad nos converte. Et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exsilium ostende. O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria. Ora pro nobis, sancta Dei Genitrix. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

 

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GLI SCACCHI: UNA BATTAGLIA VIRTUALE CHE UNISCE L'ORIENTE E L'OCCIDENTE

scacchi 1 piacenza             scacchi 2 scacchi

 

scacchi 3 andalusi al gioco liber de lo juegos              scacchi 4 christian and muslim playing chess                 scacchi 5 Libro Dei Giochi Alphonse le Sage Alfonso X     

 

Il gioco degli scacchi si perde nel tempo e ritornò in grande auge durante il Medioevo. A simboleggiare un campo di battaglia sul quale si scontravano il bianco ed il nero, le tenebre e la luce. Un gioco trasversale con intenti anche morali, che univa persino culture diverse, come nelle immagini che pubblichiamo dove si vedono cavalieri templari giocare fra di loro e cavalieri cristiani e musulmani sotto una tenda intenti a confrontarsi sulla scacchiera. Varrà la pena ricordare che papa Innocenzo VIII, Giovanni battista Cybo, il papa “sponsor” di Colombo aveva gli scacchi nel suo stemma e che anche il beaucent, il vessillo templare, era caratterizzato dal bianco e dal nero. Mentre la scacchiera è oggi uno dei simboli irrinunciabili nella Massoneria.

Ruggero Marino firma

Per approfondire: Storia degli scacchi   ///  Gli scacchi gioco da tavolo  

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