CRONACHE DEL CORONA VIRUS

L’INAFFERRABILE VIRUS E GLI SPARI SUL PIANISTA

 

 

Blog coronavirus Conte

 

 

NON SONO MAI STATO UN FAUTORE DEL GOVERNO 5 STELLE-PD, QUINDI NEMMENO DI UN CAPO FAI-DA-TE E IMPROVVISATO COME GIUSEPPE CONTE. ABILE NEL RESISTERE SUL TORO MECCANICO, INDIPENDENTEMENTE DA CHI LO METTE IN AZIONE. E SEMPRE A DISPETTO DELLE MAGGIORANZE. CREDO COMUNQUE CONTE NON SIA DA INVIDIARE IN QUESTA IMPREVISTA, MA PREVEDIBILE SITUAZIONE. QUALUNQUE COSA DECIDA E’ PASSIBILE DI CRITICHE FEROCI. COME NESSUN LEADER, AL SUO POSTO, POTREBBE SALVARSI DALLE CRITICHE PIU’ FEROCI. PERCHé CON IL CORONA-VIRUS, PUR INVERTENDO I FATTORI, IL PRODOTTO NON CAMBIEREBBE. NON SAREBBE SEMPLICE, PER QUALSIASI PERSONA, FRONTEGGIARE SENZA ERRORI UN NEMICO INVISIBILE, INAFFERRABILE, VOLUBILE E CHE NON HA PRECEDENTI NELLA STORIA DELL’ UMANITà. SOPARATTUTTO IN UN MOMENTO IN CUI I COSIDDETTI SCIENZIATI HANNO DATO VITA AD UNA FOTOCOPIA DELL’ ARMONIA POLITICA E PARLAMENTARE. ECCO PERCHé NON ME LA SENTO IN QUESTO MOMENTO DI SPARARE SUL PIANISTA. FARLO E CONTINUARE A FARLO E QUIVALE A SPARARE SULLA CROCE ROSSA. VERRà IL MOMENTO PER LA RESA DEI .. CONTE.

 

 

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IL CORONA VIRUS E LA CAPORETTO DELL’IDOLATRIA DELLA SCIENZA

 

 

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IL CORON VIRUS SEGNA LA CAPORETTO DELL’ IDOLATRIA DELLA SCIENZA, DELL’ ARROGANZA DEGLI ARCHIMEDI PITAGORICI, CHE FINO A POCHI GIORNI FA SI SENTIVANO PADRONI ASSOLUTI DEI NOSTRI DESTINI. PROSSIMI A CREARE LA VITA IN LABORATORIO, SENTENDOSI PRATICAMENTE DEI NOVELLI PADRETERNI. ED E’ A QUESTI SUPPONENTI ALCHIMISTI DEL 2000 CHE I POLITICI, INCAPACI DI ASSUMERSI IN PROPRIO LE RESPONSABILITà, STANNO CONSEGNANDO IL NOSTRO IMMEDIATO FUTURO. ANCHE SE E’ DI TUTTI I SANTI GIORNI LA DISFIDA FATTA DI OPINIONI COMPLETAMENTE DIVERGENTI SULLA PANDEMIA. IN UN CORO DI GALLI TUTTI PRONTI A CANTARE. MA NON QUANDO SI TRATTAVA DI PREVENIRE E PREVEDERE DI QUANTO STA ACCADENDO. CHE ERA POSSIBILE PREVEDERE E PREVENIRE CON “SCIENTIFICA” CERTEZZA..
COME è NATO LO SFACELO, COME SI PROPAGA, QUANTO DURERA’, COME SI PUO’ COMBATTERE?
OGNUNO HA LA SUA RICETTA, A DIMOSTRAZIONE CHE NESSUNO HA LA RICETTA. ORMAI DA SECOLI ABBIAMO ABBANDONATO IL MONDO INTERIORE PER AFFIDARCI AL MONDO ESTERIORE. IERI PALESTRATI I CERVELLI, OGGI PALESTRATI I CORPI. PENSIAMO DI AVERE RAGGIUNTO LA STADIO DI UOMO SAPIENS. SIAMO TUTT’ AL PIU’ ALL’ UOMO INSIPIENS. IERI L’ UOMO IMPREGANTO DI SPIRITO E DI SACRO OGGI L’ UOMO UBRIACATO DALLA MATERIA E DALLE MACCHINE. IN UN MONDO A RISCHIO DI TILT TECNOLOGICO, SE APPENA APPENA LA NATURA DECIDE DI FARE UNA STARNUTO.
IERI L’ ASTEROIDE PIOVUTO DAL CIELO CANCELLò I DINOSAURI. OGGI I DINOSAURI DEL SECONDO MILLENNIO RISCHIANO DI CREARE DA SOLI UN PSEUDO-ASTEROIDE PER L’ AUTOESTINZIONE DELLA SPECIE.
SIA CHIARO, QUA NON SI TRATTA DI UN ELOGIO DEL BUON TEMPO ANTICO, DI UNA NOSTALGIA DI SECOLI, CHE POI BUI NON ERANO AFFATTO. LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA, LA MODERNITA’ HANNO PORTATO UN SALTO IN AVANTI DELLA CIVILTA’, UN INVIDIABILE PROGRESSO, MA COME TUTTE LE RIVOLUZIONI HA FINITO PER AVVITARSI SU SE STESSA. L’ ILLUMINISMO, IL POSITIVISMO SONO STATI PREZIOSI, MA HANNO SEGNATO ANCHE UN OLOCAUSTO SPIRITUALE E INTELLETTUALE. CANCELLANDO TANTE FORME DI CONOSCENZE SEDIMENTATE ATTRAVERSO LE EPOCHE E BASATE SU UNA FORMA DI ISTINTUALITà, CHE SFUGGE ALLA SCIENZA E CHE LA SCIENZA RIFIUTA. FORSE IL CORONA VIRUS POTREBBE SERVIRE A FARE UN UMILE PASSO INDIETRO. NE ABBIAMO BISOGNO PER RITROVARE LA STRADA MAESTRA E ANDARE MEGLIO AVANTI.

 

 

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MARCIA CAPTAIN TOM

 

 

blog coronavirus Captain Tom Regno Unito

 

 

Marcia captain Tom, marcia
È lontana la guerra
laggiù nella giungla
fra tigri ed oranghi
in Birmania e Sumatra.
Captain Tom ha cent’anni
ora è lui che combatte
per medici e infermieri
già sconfitto il tumore:
al posto del bazooka
ha il deambulatore;
non indossa più la divisa
ma mostrine e medaglie
sono ancora sul petto
della giacca elegante.
Marcia captain Tom, marcia
ora la guerra è al virus
con i fondi raccolti
per gli angeli custodi.
Sta facendo, farà
100 giri in giardino
ma la somma prevista
si moltiplica in breve
e lui sempre impettito
continua a marciare
raddoppiando la sfida.
Forza captain Tom,
marcia captain Tom, marcia
la tua giungla è il giardino.
Appoggiato al manubrio
lo sguardo in avanti
due parole soltanto:
“Domani sarà a good day.”
E noi sull’ attenti a fare il saluto.
Thank you captain Tom.

 

 

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ANDRÀ TUTTO BENE? SARÀ

 

 

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DICONO CHE NE POTREBBE NASCERE UN'UMANITÀ MIGLIORE. INTANTO SE HO CAPITO BENE GLI OVER 65 COME ME DOVREBBERO TOGLIERE IL DISTURBO...

 

 

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Si muore soli
senza un conforto
senza una parola.
Non è più vita
solo una tortura.
Dio se ci sei
dacci almeno un perché.

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Con il corona virus
toglietemi tutto
ma non toglietemi il sole.

 

 

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IL POPOLO DELLE MASCHERINE

 

 

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E’ l’umanità della mascherina
mascherina ogni mattina
mascherina fino a notte
mascherina per mignotte
mascherina e palle rotte.
E’ finito il carnevale
ora è il virus che ci assale
l’ ha creato un pipistrello
vola ovunque come uccello
basta niente ed il contagio
è il preludio al gran disagio
si finisce all’ ospedale
per uscirne con le bare.
E se vuoi andare avanti
tutti in fila come fanti
uno dietro e l’ altro avanti
con la maschera ed i guanti
ad un metro di distanza
altrimenti è una iattanza
e se vuoi fare l’amore
trova al caz … un bel vettore.

 

 

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MA CHI SONO QUELLI CHE CI FANNO LA PREDICA?

 

 

blog coronavirus Europa caricatura aprile 2020            blog coronavirus mascherine protezione popoli della terra

 

 

E’ vero, noi oggi come oggi non ci meritiamo molto, siamo troppo spesso cialtroneschi, indisciplinati, inaffidabili. Abbiamo troppi difetti, ma li compensiamo con molte virtù. E se ci guardiamo indietro possiamo essere fieri almeno degli antenati. Eppure, per quanto autocritici, restiamo sotto il tiro incrociato di mezza Europa, la più satolla. Che si rifiuta di fare quella che loro considerano un’ elemosina per accattoni. Ma andiamo a esaminare senza astio da che pulpito viene la predica. Il più duro è il piacione olandese, Mark Rutte: pare uscito da una puntata di Dallas. Ma non è l’ Olanda la strozzina dell’ Europa, quella che specula sui paradisi fiscali, invogliando a convogliare fra i mulini e i tulipani i soldi altrui? Compresi quelli di molta nostra imprenditoria evita-tasse? Soldi nostri scippati. E non è la culona Merkel, quella dalle giacchette eterne, la papessa di un carro armato economico in pianta stabile, che ieri non ha pagato quello che doveva, dopo una guerra assassina e dopo avere fatto all’ umanità il dono del nazismo e di Hitler? E che ora fa il bello e il cattivo tempo in Europa a suo uso e consumo? E quegli altezzosi degli inglesi, che rifiutano l’ Europa e si sdilinquiscono ancora per le altezze reali, oltre ad avere sudditi morti di fame o meno in tutto il mondo? E sempre pronti quando c’è da menare qualcuno. E i cuginetti transalpini che si riempiono la bocca di grandeur” e sfruttano l’ Africa come ai tempi dello schiavismo? E che ci trattano con sussiego come “cuginetti Giamburrasca”, ai quali dare un buffetto sulla guancia per incoraggiamento. Sarebbero questi i nostri censori? Chi non ha peccato, ha detto qualcuno, scagli la prima pietra. Questi, nonostante le travi nell’ occhio, non fanno che lapidare. Ma noi almeno ci siamo consentiti, nel corso della storia, di essere o Cesare o nessuno. E come già è stato detto alzatevi in piedi e sciacquatevi la bocca quando parlate dell’ Italia. Anche per la vostra dignità. Meglio muti che stronzi.

 

 

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L’OTTIMISMO FUORVIANTE SUL DOPO CORONA VIRUS

 

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Sinceramente mi suscitano tenerezza e compassione quanti si mostrano ottimisti, quelli che prevedono un’ umanità migliore, colpita sulla via di Damasco del corona-virus. Hanno la sfera di cristallo? Come fanno ad esserne sicuri? Mi attengo ai fatti. Siamo preda di un virus impalpabile, resistentissimo, voracissimo, quanto mai contagioso. Si annida in particelle infinitesimali di acqua. Aggredisce i polmoni, li ostruisce lentamente, come la stretta di un invisibile boa. Qualcuno di fronte alle cifre in discesa blatera di risultati eccezionali. Viviamo da reclusi, altrimenti? Ma fino a quando si potrà sopravvivere così? Fino a quando si rispetteranno le regole in tranquillità? La fame potrebbe essere cattiva consigliera. Quanto alla solidarietà che non c’è mai stata è andata completamente a pallino. Siamo al si salvi chi può. Le mascherine non ci sono per tutti? E’ iniziata la disfida delle mascherine. Chi le ha se le tiene e se può sequestra quelle che sono destinate agli altri. Senza contare gli sciacalli del taroccaggio. E infine la burocrazia. Peggio se si bussa a denari. L’ Europa ricca fa maramao a quella più indigente. Sono inoltre di ieri le dimissioni dell’ italiano, Mauro Ferrari, che presiedeva il Consiglio europeo di ricerca. Ha proposto di concentrare gli sforzi sul Covid 19. L’ hanno bocciato all’ unanimità. Gabrielli intanto denuncia “mafie al lavoro per il post emergenza, rischio di usura e doping finanziario”. Ma soprattutto la pandemia è la prova del nove che siamo in mano, a livello globale, ad una classe politica ottusa, imprevidente e ignorante. Sì perché questa non è una guerra, mai l’ uomo moderno si è trovato di fronte ad un simile flagello. Il colmo è che era prevedibile, scontrato. Si tratta di sgambetti ricorrenti nel corso della storia umana. Nessuno ha fatto niente. In Cina per di più giocavano con i pipistrelli. Il domani non si può prevedere. C’ è solo da sperare che al più presto si affaccino al potere nuove generazioni che la “Peste 2000” l’ hanno conosciuta e ne hanno tratto esperienza; e leader più attenti anche alla salute del pianeta. Perché l’ uomo è la terra ruotano insieme: sono inscindibili.

 

 

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ANDRÀ TUTTO BENE! DITELO A QUELLI FINITI NELLE BARE!

 

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IL VIRUS LE COLPE DEGLI SCIENZIATI E DELLA POLITICA

 

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Credo nella scienza. Non credo molto negli odierni scienziati. La scienza ha come fondamento il dubbio. Molti scienziati hanno solo certezze. E vanno avanti sicuri delle loro sicumere con il paraocchi. Quanto sta accadendo nel mondo era prevedibile e sull’ avviso avrebbero dovuto metterci gli scienziati. Non lo hanno fatto. Lo ha fatto nel 2015 un dilettante della scienza, Bill Gates. Le sue parole erano una profezia che si sta avverando. La ricetta quella più prevedibile. Meno soldi alla ricerca sulle armi, molti più soldi alla prevenzione per la salute. Elementare, lo pensavo anche io. Perché gli scienziati no? Per cui non credo minimamente all’ esclusione tassativa che il covid 19 non abbia alcuna relazione con quanto gli archimedee pitagorici dagli occhi a mandorla stavano sperimentando nel laboratorio di Wuhan alla ricerca di bio-armi. I virus in questione sono ambedue basati sui pipistrelli che, fra l’ altro, invece di essere bruciati dopo la sperimentazione venivano poi rivenduti al vicino mercato. Senza contare che più di una volta gli alchimisti cinesi erano stati accusati di non rispettare le necessarie norme di sicurezza. Ora si afferma categoricamente (?) che i due virus sono diversi. Per cui la pandemia non sarebbe dipesa dall’ errore umano (lasciamo l’ ipotesi volontà ai complottisti). Ma non dicono gli stessi scienziati che il Corona virus è mutante e non dice qualcuno che a Wuhan si studiavano virus mutanti? Inoltre visto che la rubrica televisiva Leonardo denunciava rischi nel 2015 e che Bill Gates nello stesso anno profetizzava una corona-pandemia non c’era tutto il tempo per una adeguata prevenzione? E qualche dubbio mi suscita anche la rapidissima morte dopo essere stato arrestato, del medico Li Wen Liang, che per primo aveva dato in Cina l’ allarme. La bomba atomica sembra fare meno paura di qualche anno fa. Ma i dottor Stranamore non demordono.

 

 

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L’EUROPA CHE NON ESISTE, L’EUROPA CHE TRADISCE

 

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Ero e sono un europeista convinto. Ma questa non è l’ Europa. D’ altronde qualche dubbio lo avevo avuto fin dalla nascita della moneta unica. Quando ai miei oltre 1000 aforismi aggiunsi questo: “É’ arrivato l’euro. Si cambia moneta: per l’unione europea è la resa dei conti.” Sono anche profeta? Questa non è mai stata una unione, ma un’ accozzaglia di egoismi, dove il più forte cerca di schiacciare il più debole. Dove si dà una mano solo quando c’è da affogare qualcuno spingendolo sott’ acqua. L’ avete sentita la Lagarde? L’ avete sentita la Van der Leyen, che appena una settimana fa in un’ intervista proclamava “Siamo tutti italiani”. L’ avete sentita la cancelliera tedesca, che fa le vacanze ad Ischia ed è tanto democratica da rispettare le file per l’ imbarco? E con lei i “frigidini” del nord, tutti coalizzati per non urtare la “frugalità”. Si sono presi 15 giorni per decidere. Come se fossimo in una situazione normale. Quando il terreno si è già aperto sotto i piedi.
Roba da far sussultare persino quell’ imbalsamato di Mattarella? E quell’ altro bischero inglese, che proclama sotto il ciuffo giallo di volere andare incontro al carogna-virus a mani nude e dopo due giorni fa una clamorosa ritirata. Cosa gli avrebbero fatto gli italiani se fosse stato il nostro capo del consiglio? Cosa si sarebbe detto da parte dei nostri “professorini” se un simile voltafaccia lo avesse fatto Conte? Non ho grande stima dei governanti italiani, ma all’estero hanno persino i cerebrolesi. Solo che si sanno dare arie di sufficienza e superiorità e ci trattano da “famigli” da nascondere sotto il tappeto. Mentre non si accorgono di prendere lezioni da quel microbo statale dell’ Albania. Ma ve lo rammentate che quando noi avevamo un impero voi eravate solo una periferia di ominidi? Signora Merkel cosa ci ha dato il suo paese negli ultimi 100 anni? Ha presente quel signore con i baffetti? Cosa ha chiesto la sua Germania con la mano tesa dopo l’ ultima guerra mondiale? E noi italiani brava gente a condonare i debiti di guerra. Cosa avete fatto tutti insieme quando dal Terzo Mondo venivano da noi con le carrette del mare? Se questa è l’ Europa ha facile gioco Salvini. Vergognatevi! Se ne siete ancora capaci. Avete una faccia come quella parte del corpo umano dove non batte mai il sole. Anche perché non avete nemmeno quello. Vi evita.

 

 

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SE NE VANNO I VECCHI, SE NE VANNO I MIGLIORI

 

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Il Presidente Mattarella ha detto che una generazione se ne sta andando. In Africa quando un vecchio muore si dice che è come se una biblioteca andasse bruciata. Sono gli anziani, i cantastorie dei villaggi, i gryot, i custodi delle tradizioni, che oralmente vengono trasmesse da generazione in generazione. Sono quelli che per una signora (si fa per dire) come la Lagarde , che al posto dei sentimenti ha un codice a barre e che ragiona solo in termini di bilanci, rappresentano un pericolo per l’economia mondiale, ostinandosi a campare a lungo. Prima o dopo potrà la “madame”potrà fare le lodi del corona virus. Così ottenebrati dal funereo presente nessuno tiene conto che se ne vanno i migliori, quelli che hanno conosciuto la guerra, che sanno cosa sono la fame e le privazioni. Cosa è il sacrificio. Cosa significa rimboccarsi le maniche. Che hanno messo cuore e braccia per ricostruire l’ Italia, facendone da un ammasso di macerie una delle Nazioni all’ avanguardia di questa Europa ignorante e stitica. Sono i nonni che mantengono con le loro pensioni, più o meno misere, tante famiglie, che accudiscono i nipoti, consentendo ai giovani di lavorare. Sono quelli dotati di buonsenso e saggezza a fronte di una gioventù sbandata molte volte nel benessere e accecata dai soldi e dal successo. Che a fronte del flagello scende in strada affermando orgogliosamente, demenzialmente: “Io me ne frego delle regole”. I capelli d’ argento se ne vanno senza nemmeno un saluto, un conforto, un grazie. In che mani sarà il nostro, il vostro futuro per chi resterà?

 

 

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GRAZIE: A QUANTI ONORANO IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE

 

 

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Fino a ieri la sanità italiana compariva sui media quasi sempre sotto accusa. Complice anche una dilagante corruzione, che inquinava senza pudore anche le corsie degli ospedali. Complici luminari e baroni che avevano fatto della professione una strada di facile arricchimento, in una sequenza che arrivava alle fasce più basse del personale. Oggi emerge la parte migliore, la più vasta per fortuna, di una categoria alla quale in questi momenti è affidata la nostra salute come sempre, ma dato il caso unico soprattutto la nostra sopravvivenza. E non mancano i caduti sul campo. Dottori che, solo per la loro qualifica, non sono immuni. Eppure disposti al sacrificio per il bene altrui. Primari, medici, infermieri, portantini … in una catena di Sant’ Antonio della solidarietà , del coraggio di saper spendersi per la vita dei malati, in linea con quel giuramento di Ippocrate, che molti forse alcuni avevano scordato e che ci piace riportare per intero:
«Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto:
di stimare il mio maestro di quest' arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest'arte, se essi desiderano apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte.
Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.»
Grazie alla generosità di queste persone la gente si è affacciata al balcone, alle finestre, in strada per dimostrare la propria riconoscenza con una parola, con un applauso. Scenari mai visti e nemmeno immaginati. In una sintesi commovente, che ha perfettamente simbolizzato quel writer, più geniale di tanti artisti che vanno per la maggiore e che non si sono sentiti, con un’infermiera con mascherina che stringe e culla teneramente nella mani l’Italia ferita. E’ a questi personaggi che anche noi diciamo grazie con il cuore e ai quali ndedichiamo questo nostro scritto:

LA PATRIA
La patria
è la terra dei padri,
una zolla nel cuore
un richiamo ancestrale:
sa di sangue e orizzonti.
La patria è un sudario
di martiri uccisi,
di fratelli vicini
genitori lontani.
La patria è un inno
che scalda le vene
una musica, un coro
con la mano sul petto
un grido scagliato
verso un cielo di stelle.
Se lo cantano in tanti
suona brivido e pianto.
Anche questo
può esser la patria.
La patria,
questo nome desueto
anche un po’ imbarazzante
è la madre più antica
che ci culla nel tempo,
e accompagna negli anni
fino al balzo finale.
La patria
è uno straccio nell’aria
agitato dal vento
dai colori sgargianti
in ricordo dei figli
ammazzati nel fango
affogati nel sangue:
per la patria.
La patria
è un confine ed un mondo,
un paesaggio e una pianta,
una guglia di roccia
ammantata di nubi
una spiaggia deserta,
una gialla ginestra
una pioggia battente
un vento di sabbia
un ulivo contorto
un prato innevato
un anfratto nel mare.
La patria è un cibo, un profumo
ed un fiore nel campo,
la patria è una donna
un sorriso di infante,
un amore perduto
una voglia saziata.
La patria è una lingua
la patria è una fede
un ginocchio piegato
un sentire comune,
la patria è anche un nome.
La patria
è il passato, il futuro
soprattutto il presente,
la patria è la tomba
di tutte le tombe,
la patria è il domani:
basta solo volerlo.
Purché la patria
non sia solo un peccato,
un orgoglio sbagliato
un sopruso accecato
la violenza incarnata.
Non c’è sulla terra
chi è senza madre
non esiste nel mondo
chi è senza patria.
La patria è la mia
la patria è la tua
la patria è dei nostri
la patria è degli altri
la patria è dei tanti
la patria è dei santi
la patria è di tutti
la patria è per tutti.
E così sia.

 

 

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LE COPPIE SCOPPIANO E AUMENTANO I DIVORZI

 

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La strana guerra, peggiore delle guerre che abbiamo fino ad ora conosciute è in corso. Prima o dopo, è matematico, la vinceremo, anche se non sappiamo quando. Anche se non possiamo fare previsioni circa il numero dei caduti. Non sono mai stato un grande ottimista, ma mai come in questo caso vorrei essere dalla parte degli ottimisti. Ma per quanti sforzi faccia non ci riesco. Mentre vedo che dopo la reazione disperata, euforica e anche un poco incosciente dei cori dai balconi, è calato il silenzio. Sì è vero qualcuno riscoprirà tanti valori lasciati lungo la strada, sì in molti casi gli affetti si rafforzeranno, sì i vicini per diverse persone non saranno più degli estranei e via così. Ma intanto gli unici dati accertati è che mai come adesso, come ci ha confessato un’ avvocatessa e come si sta registrando in Cina, il numero di richieste di divorzio è aumentato in maniera e esponenziale. Siamo prigionieri ai domiciliari, ma anche costretti a una convivenza continua obbligata. Un’ assoluta novità nei rapporti di coppia. Con l’ aggravante della presenza dei figli, per chi li ha. Se qualcuno si accoppia, visto che non c’è molto altro da fare, molti scoppiano. L’ unica speranza è in un aumento delle nascite in un Paese da troppo tempo sterile. In tutti i sensi.

 

 

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ANDRÀ TUTTO BENE

 

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Invidio quelli che si sgolano a cantare dalle finestre, dai balconi, che danzano, che suonano. Sono allegri nonostante tutto. Io non riesco ad esserlo. E mi sembrano come i carcerati, che sbattono le pentole contro le sbarre. Perché non riesco ad abituarmi a questa vita non vita, nonostante il sole splenda. Nonostante sia venuto nel mio eremo sul lago del Turano, a Colle di Tora in piena natura, in una Sabina ancora un po’ selvaggia. Non riesco ad esserlo nonostante il colore delle primule gialle spontanee sul prato, la forsizia pronta a sbocciare, come il prugno, come il ciliegio. L’altro ieri me ne ero andato a leggere in un’ ansa nascosta. Ho trovato anche un bel fossile. Avrà milioni di anni, ho pensato, ne avrà viste tante, ma una situazione come questa mai. Al ritorno ho incrociato la jeep dei carabinieri, il maresciallo, che mi conosce mi ha detto. “E’ la terza volta che la incrocio, veda di starsene a casa”. Tutti a casa.
Non riesco ad esserlo perché non è certo un segno di allegria il fatto che i paesi si chiudano nei loro confini, che le saracinesche siano tutte abbassate, che Trump offra una montagna di soldi per un possibile vaccino quasi pronto in Germania: “Purché resti ad uso esclusivo degli americani”. Non riesco ad esserlo in un’ Europa che si è preoccupata dei portafogli, ma fa orecchie da mercante, sì proprio da mercante, quando si tratta di metterci un poco di cuore. Invidio quelli che colorano l’arcobaleno e lo accompagnano con “Andrà tutto bene”. E chi l’ ha detto? Fra la scienza e il virus è un gioco a mosca cieca. “Andrà tutto bene.” E chi ce lo assicura? In alcuni posti ai cimiteri c’ è la fila. “Andrà tutto bene”: mi sembra lo slogan un po’ incosciente di chi esorcizza la disperazione. Ma nonostante tutto voglio crederci anche io.

 

 

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AMAVO IL SILENZIO ORA È UNA TORTURA

 

blog Magritte amanti

 

Amo il silenzio, quando posso lo cerco. Anche se amo i suoni, soprattutto quelli della natura. Odio il frastuono volgare della città, il vociare incontrollato nei ristoranti affollati, la musica sparata a palla. Ma non sopporto questo silenzio irreale, che non ha nulla a che vedere con la vita di tutti i giorni. Un silenzio imposto, artefatto, spaventato. Dove sto vivendo questi giorni-no-giorni il silenzio è la norma, tutt’ al più il lago porta echi lontani, smorzati, ovattati: la sega elettrica del taglialegna nel bosco , le grida dei bambini che giocano sulla sponda opposta, gli strilli dei giocatori di bocce alla domenica, i campanacci delle greggi. Ora non più. Ora il silenzio fa rumore. Un rumore assordante di assenze, come se tutti fossero scesi dal mondo. D’altronde si è mai visto un tempo in cui si deve avere paura di una stretta di mano, di un abbraccio, di un bacio? Sono le conseguenze del CAROGNA-virus, questa entità impalpabile che è diventata l’unica onnipresenza. Una deità necrofora, in terra, in cielo e in ogni luogo. Da Bergamo giungono notizie (vere) impressionanti. Pare che nei cimiteri non ci sia più posto, che i medici, non lo dicono, ma sono stati costretti a fare delle scelte. Tu sì, tu sì, tu sì, tu no. Li hanno eletti a nuovi angeli, per il vero medico la vita è tutto, si vive e si batte solo per quella. Deve essere duro essere costretti ad improvvisarsi assassini.

 

 

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AVANTI NONOSTANTE TUTTO E TUTTI LA PATRIA

 

 

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La patria
è la terra dei padri,
una zolla nel cuore
un richiamo ancestrale:
sa di sangue e orizzonti.
La patria è un sudario
di martiri uccisi,
di fratelli vicini
genitori lontani.
La patria è un inno
che scalda le vene
una musica, un coro
con la mano sul petto
un grido scagliato
verso un cielo di stelle.
Se lo cantano in tanti
suona brivido e pianto.
Anche questo
può esser la patria.
La patria,
questo nome desueto
anche un po’ imbarazzante
è la madre più antica
che ci culla nel tempo,
e accompagna negli anni
fino al balzo finale.
La patria
è uno straccio nell’aria
agitato dal vento
dai colori sgargianti
in ricordo dei figli
ammazzati nel fango
affogati nel sangue:
per la patria.
La patria
è un confine ed un mondo,
un paesaggio e una pianta,
una guglia di roccia
ammantata di nubi
una spiaggia deserta,
una gialla ginestra
una pioggia battente
un vento di sabbia
un ulivo contorto
un anfratto nel mare.
La patria
è un cibo, un profumo
ed un fiore nel campo,
la patria è una donna
un sorriso di infante,
un amore perduto
una voglia saziata.
La patria è una lingua
la patria è una fede
un ginocchio piegato
un sentire comune,
la patria è anche un nome.
La patria
è il passato, il futuro
soprattutto il presente,
la patria è la tomba
di tutte le tombe,
la patria è il domani:
basta solo volerlo.
Purché la patria
non sia solo un peccato,
un orgoglio sbagliato
un sopruso accecato
la violenza incarnata.
Non c’è sulla terra
chi è senza madre
non esiste nel mondo
chi è senza patria.
La patria è la mia
la patria è la tua
la patria è dei nostri
la patria è degli altri
la patria è dei tanti
la patria è dei santi
la patria è di tutti
la patria è per tutti.
E così sia.

 

 

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A ME PARE PEGGIO DI UNA GUERRA

 

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Tutti dicono che è come in guerra. Se continua così sarà, psicologicamente, molto peggio di una guerra. Mai nella storia dell’ umanità e nella nostra mente si è affacciata l’ ipotesi di dover vivere ad un metro di distanza dalle altre persone. Persino dagli amici e dai familiari. Mai nemmeno a ferragosto nelle città abbiamo assistito ad un vuoto spettrale come in questi giorni. Come in un “day after” surreale, dove però tutto è rimasto miracolosamente in piedi: strade, giardini, palazzi, quartieri … Un’apocalisse senza apocalisse. Mai siamo stati costretti a pensare che persino i nostri cari potrebbero essere dei potenziali untori e “nemici”. In guerra ci sono i buoni e i cattivi, si spera almeno nell’ arrivano i nostri. In questa situazione no. Tutti potrebbero essere i cattivi, quanto ai presunti nostri meno arrivano meglio è. Senza contare che si muore soli. Desolatamente soli. Nemmeno una mano di consolazione, nemmeno un addio negli affetti, perché il virus è sempre in agguato e bisogna evitare i contatti. Se dovessi pensare a qualcosa di già visto non mi viene da pensare che ad “Alien”.
Ma come in tutti casi della vita c’è un risvolto della medaglia. A chi vuole seguire alla prossima.

 

 

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COME IN GUERRA NON MANCANO I DISERTORI: SIEDONO IN PARLAMENTO

 

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Chi è in prima fila muore. Ma continua a resistere con turni massacranti. Arrivano immagini di infermiere crollate per il sonno sui computer. I cittadini, dopo le prime incoscienti reazioni da parte di una minoranza, si stanno allineando alle regole ferree imposte dal governo. Basta guardare la fila ordinata ai supermercati a Bergamo.Da giorni abbiamo scritto che siamo in guerra, anzi peggio che in guerra, perché non ci sono pause, non ci sono buoni da una parte e cattivi dall’ altra, ma solo cattivi e potenziali cattivi. Cioè tutti, nessuno escluso. Viviamo come in un sequestro di persona. Isolati, spesso con le famiglia spezzate, gli uni da una parte gli altri dall’ altra. Impossibilitati a ricongiungersi. Come se si fossero alzati all’ improvviso una serie infinita di muri di Berlino.
Chi è in prima fila muore. O addirittura si lascia andare. Come è accaduto a S. L. 49 anni sul fronte della terapia intensiva da giorni. Una notizia passata quasi sotto silenzio. Si era prodigata giorni e notti nell’ ospedale di Jesolo. Poi è sparita, dopo avere accusato anche lei la febbre. E qualcosa si è spezzato. Per trovare la pace nelle acque del Piave. Un fiume che ricorda la guerra, perché siamo in guerra. Anzi, lo ripetiamo, peggio che in guerra. E come in tutte le guerre non mancano i disertori. Chi sono? C’ era da aspettarselo. Siedono in Parlamento. Mentre si debbono garantire tutti i servizi essenziali il compito degli onorevoli diventa un “optional”. Lavorano un solo giorno a settimana. Disertori a loro volta. O il Parlamento non serve, il che non è, o abbiamo l’ ennesima prova che chi è chiamato a rappresentarci non è in grado per insipienza, incapacità e codardia di farlo. Quando, chissà quando, torneremo a votare tenetene conto e rammentate anche che il famigerato Berlusconi, che mi guardo bene dallo sponsorizzare, è stato il primo a fare una ricca donazione, che De Benedetti ad ora latita. Che la vignetta vivente di Vauro non trova il coraggio di fare un disegnino ad hoc. Che l’ idea di rinunciare al sussidio parlamentare è venuto dalla famigerata destra. E’ brutto di questi tempi buttarla in politica, ma è anche ora di pensare al dopo e di fare un distinguo fra disertori e disertori.

 

 

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SIAMO TROPPI? VOLESSE DARE UNA SFOLTITA?

 

 

blog coronavirus reset Dio pianeta Terra

 

 

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SAN PIETRO: È SPARITO ANCHE GESÙ

 

blog San Pietro deserta coronavirus 03.2020

 

 

FRANCESI, TEDESCHI E INGLESI CONTINUANO A PONTIFICARE E A BACCHETTARCI. HANNO MESSO IN GINOCCHIO ITALIA E GRECIA, CULLE DELLA CIVILTÀ OCCIDENTALE. CI DOVREBBERO TUTTO. ERANO NELLA MELMA, NE ABBIAMO FATTI ESSERI PENSANTI.

 

blog Boris Johnson Emmanuel Macron Angela Merkel 03.2020

 

 

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PANICO IN AMERICA: TUTTI IN FILA PER COMPRARE ARMI E MUNIZIONI.

VUOI VEDERE CHE QUESTI PENSANO DI SPARARE AL VIRUS?

 

 

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OPINIONE OLTREMANICA

 

 

blog dottor Christian Jessen coronavirus

 

 

Questo bellimbusto albionico e supercoglionico, Christian Jessen, è (?) un dottore. Ha detto che in Italia il corona virus sarebbe una scusa per non lavorare. Forse non l'avrebbe detto nemmeno Joseph Mengele. Sono un europeista convinto, ma con quest'Europa che ci stiamo a fare? Mi scuserete se gli auguro un'inculata-virus?

 

 

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CE LA FAREMO PERCHÉ L'ITALIA HA UN CUORE GRANDE!

 

 

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Canta che ti passa e gli italiani cantano. Li avete visti ai tg? Saremo sciamannati, ma a questi stronzetti di europei che ci circondano gli diamo una pista quanto a fantasia. Da sempre. Per questo ce la tirano. E' pura invidia.

 

 

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TUTTI IN FILA. IL CAROGNA-VIRUS È COME UNA DITTATURA:

VUOI VEDERE CHE FA IL MIRACOLO DI RENDERCI DISCIPLINATI?

 

 

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ERAVAMO FIERI DELLA NOSTRA SCIENZA, CI SENTIVAMO PADRETERNI, ERAVAMO ORGOGLIOSI DELLA NOSTRA CIVILTÀ. LA NATURA CI DÀ UNO SCHIAFFO E IN UN BALENO CI RIPORTA AL MEDIOEVO.

 

 

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MAI GUERRA FU PIÙ MONDIALE.

PER LA PRIMA VOLTA SOLO UN MONDO UNITO PUÒ VINCERE.

ALDILÀ DI RAZZE E RELIGIONI.

 

 

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COMPRA ITALIANO

 

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MI SONO ROTTO LE PALLE DAL CAROGNA-VIRUS

 

 

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Author Bio
Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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