CRONACHE DEL CORONA VIRUS

LE COPPIE SCOPPIANO E AUMENTANO I DIVORZI

 

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La strana guerra, peggiore delle guerre che abbiamo fino ad ora conosciute è in corso. Prima o dopo, è matematico, la vinceremo, anche se non sappiamo quando. Anche se non possiamo fare previsioni circa il numero dei caduti. Non sono mai stato un grande ottimista, ma mai come in questo caso vorrei essere dalla parte degli ottimisti. Ma per quanti sforzi faccia non ci riesco. Mentre vedo che dopo la reazione disperata, euforica e anche un poco incosciente dei cori dai balconi, è calato il silenzio. Sì è vero qualcuno riscoprirà tanti valori lasciati lungo la strada, sì in molti casi gli affetti si rafforzeranno, sì i vicini per diverse persone non saranno più degli estranei e via così. Ma intanto gli unici dati accertati è che mai come adesso, come ci ha confessato un’ avvocatessa e come si sta registrando in Cina, il numero di richieste di divorzio è aumentato in maniera e esponenziale. Siamo prigionieri ai domiciliari, ma anche costretti a una convivenza continua obbligata. Un’ assoluta novità nei rapporti di coppia. Con l’ aggravante della presenza dei figli, per chi li ha. Se qualcuno si accoppia, visto che non c’è molto altro da fare, molti scoppiano. L’ unica speranza è in un aumento delle nascite in un Paese da troppo tempo sterile. In tutti i sensi.

 

 

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ANDRÀ TUTTO BENE

 

blog andra tutto bene coronavirus 2020

 

Invidio quelli che si sgolano a cantare dalle finestre, dai balconi, che danzano, che suonano. Sono allegri nonostante tutto. Io non riesco ad esserlo. E mi sembrano come i carcerati, che sbattono le pentole contro le sbarre. Perché non riesco ad abituarmi a questa vita non vita, nonostante il sole splenda. Nonostante sia venuto nel mio eremo sul lago del Turano, a Colle di Tora in piena natura, in una Sabina ancora un po’ selvaggia. Non riesco ad esserlo nonostante il colore delle primule gialle spontanee sul prato, la forsizia pronta a sbocciare, come il prugno, come il ciliegio. L’altro ieri me ne ero andato a leggere in un’ ansa nascosta. Ho trovato anche un bel fossile. Avrà milioni di anni, ho pensato, ne avrà viste tante, ma una situazione come questa mai. Al ritorno ho incrociato la jeep dei carabinieri, il maresciallo, che mi conosce mi ha detto. “E’ la terza volta che la incrocio, veda di starsene a casa”. Tutti a casa.
Non riesco ad esserlo perché non è certo un segno di allegria il fatto che i paesi si chiudano nei loro confini, che le saracinesche siano tutte abbassate, che Trump offra una montagna di soldi per un possibile vaccino quasi pronto in Germania: “Purché resti ad uso esclusivo degli americani”. Non riesco ad esserlo in un’ Europa che si è preoccupata dei portafogli, ma fa orecchie da mercante, sì proprio da mercante, quando si tratta di metterci un poco di cuore. Invidio quelli che colorano l’arcobaleno e lo accompagnano con “Andrà tutto bene”. E chi l’ ha detto? Fra la scienza e il virus è un gioco a mosca cieca. “Andrà tutto bene.” E chi ce lo assicura? In alcuni posti ai cimiteri c’ è la fila. “Andrà tutto bene”: mi sembra lo slogan un po’ incosciente di chi esorcizza la disperazione. Ma nonostante tutto voglio crederci anche io.

 

 

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AMAVO IL SILENZIO ORA È UNA TORTURA

 

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Amo il silenzio, quando posso lo cerco. Anche se amo i suoni, soprattutto quelli della natura. Odio il frastuono volgare della città, il vociare incontrollato nei ristoranti affollati, la musica sparata a palla. Ma non sopporto questo silenzio irreale, che non ha nulla a che vedere con la vita di tutti i giorni. Un silenzio imposto, artefatto, spaventato. Dove sto vivendo questi giorni-no-giorni il silenzio è la norma, tutt’ al più il lago porta echi lontani, smorzati, ovattati: la sega elettrica del taglialegna nel bosco , le grida dei bambini che giocano sulla sponda opposta, gli strilli dei giocatori di bocce alla domenica, i campanacci delle greggi. Ora non più. Ora il silenzio fa rumore. Un rumore assordante di assenze, come se tutti fossero scesi dal mondo. D’altronde si è mai visto un tempo in cui si deve avere paura di una stretta di mano, di un abbraccio, di un bacio? Sono le conseguenze del CAROGNA-virus, questa entità impalpabile che è diventata l’unica onnipresenza. Una deità necrofora, in terra, in cielo e in ogni luogo. Da Bergamo giungono notizie (vere) impressionanti. Pare che nei cimiteri non ci sia più posto, che i medici, non lo dicono, ma sono stati costretti a fare delle scelte. Tu sì, tu sì, tu sì, tu no. Li hanno eletti a nuovi angeli, per il vero medico la vita è tutto, si vive e si batte solo per quella. Deve essere duro essere costretti ad improvvisarsi assassini.

 

 

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A ME PARE PEGGIO DI UNA GUERRA

 

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Tutti dicono che è come in guerra. Se continua così sarà, psicologicamente, molto peggio di una guerra. Mai nella storia dell’ umanità e nella nostra mente si è affacciata l’ ipotesi di dover vivere ad un metro di distanza dalle altre persone. Persino dagli amici e dai familiari. Mai nemmeno a ferragosto nelle città abbiamo assistito ad un vuoto spettrale come in questi giorni. Come in un “day after” surreale, dove però tutto è rimasto miracolosamente in piedi: strade, giardini, palazzi, quartieri … Un’apocalisse senza apocalisse. Mai siamo stati costretti a pensare che persino i nostri cari potrebbero essere dei potenziali untori e “nemici”. In guerra ci sono i buoni e i cattivi, si spera almeno nell’ arrivano i nostri. In questa situazione no. Tutti potrebbero essere i cattivi, quanto ai presunti nostri meno arrivano meglio è. Senza contare che si muore soli. Desolatamente soli. Nemmeno una mano di consolazione, nemmeno un addio negli affetti, perché il virus è sempre in agguato e bisogna evitare i contatti. Se dovessi pensare a qualcosa di già visto non mi viene da pensare che ad “Alien”.
Ma come in tutti casi della vita c’è un risvolto della medaglia. A chi vuole seguire alla prossima.

 

 

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COME IN GUERRA NON MANCANO I DISERTORI: SIEDONO IN PARLAMENTO

 

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Chi è in prima fila muore. Ma continua a resistere con turni massacranti. Arrivano immagini di infermiere crollate per il sonno sui computer. I cittadini, dopo le prime incoscienti reazioni da parte di una minoranza, si stanno allineando alle regole ferree imposte dal governo. Basta guardare la fila ordinata ai supermercati a Bergamo.Da giorni abbiamo scritto che siamo in guerra, anzi peggio che in guerra, perché non ci sono pause, non ci sono buoni da una parte e cattivi dall’ altra, ma solo cattivi e potenziali cattivi. Cioè tutti, nessuno escluso. Viviamo come in un sequestro di persona. Isolati, spesso con le famiglia spezzate, gli uni da una parte gli altri dall’ altra. Impossibilitati a ricongiungersi. Come se si fossero alzati all’ improvviso una serie infinita di muri di Berlino.
Chi è in prima fila muore. O addirittura si lascia andare. Come è accaduto a S. L. 49 anni sul fronte della terapia intensiva da giorni. Una notizia passata quasi sotto silenzio. Si era prodigata giorni e notti nell’ ospedale di Jesolo. Poi è sparita, dopo avere accusato anche lei la febbre. E qualcosa si è spezzato. Per trovare la pace nelle acque del Piave. Un fiume che ricorda la guerra, perché siamo in guerra. Anzi, lo ripetiamo, peggio che in guerra. E come in tutte le guerre non mancano i disertori. Chi sono? C’ era da aspettarselo. Siedono in Parlamento. Mentre si debbono garantire tutti i servizi essenziali il compito degli onorevoli diventa un “optional”. Lavorano un solo giorno a settimana. Disertori a loro volta. O il Parlamento non serve, il che non è, o abbiamo l’ ennesima prova che chi è chiamato a rappresentarci non è in grado per insipienza, incapacità e codardia di farlo. Quando, chissà quando, torneremo a votare tenetene conto e rammentate anche che il famigerato Berlusconi, che mi guardo bene dallo sponsorizzare, è stato il primo a fare una ricca donazione, che De Benedetti ad ora latita. Che la vignetta vivente di Vauro non trova il coraggio di fare un disegnino ad hoc. Che l’ idea di rinunciare al sussidio parlamentare è venuto dalla famigerata destra. E’ brutto di questi tempi buttarla in politica, ma è anche ora di pensare al dopo e di fare un distinguo fra disertori e disertori.

 

 

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SAN PIETRO: È SPARITO ANCHE GESÙ

 

blog San Pietro deserta coronavirus 03.2020

 

 

FRANCESI, TEDESCHI E INGLESI CONTINUANO A PONTIFICARE E A BACCHETTARCI. HANNO MESSO IN GINOCCHIO ITALIA E GRECIA, CULLE DELLA CIVILTÀ OCCIDENTALE. CI DOVREBBERO TUTTO. ERANO NELLA MELMA, NE ABBIAMO FATTI ESSERI PENSANTI.

 

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Author Bio
Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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