IL FESTIVAL DEL NON CI RESTA CHE PIANGERE

Il Festival di Sanremo è l’icona popolare di un paese alla deriva. Faccio parte dei milioni di italiani vaccinati e forzosamente rincoglioniti, loro malgrado, che ogni anno seguono l’evento, nella speranza di passare quattro giornate di leggerezza che ci allontanino dagli incubi ormai quotidiani. Speranze quest’anno decisamente malriposte, Amadeus, sotto l’aspetto ridanciano e bonario, ha allestito un cocktail quanto mai furbetto occhieggiando a tutte le frange possibili di pubblico. Una Ornella Muti con gli zigomi che schizzano infuori come la coscia ancora levigata per i nostalgici, insieme a Morandi, Ranieri, Zanicchi, Berti. Berrettini per gli sportivi, più uno stuolo di improbabili facce e voci nuove che si caratterizzano nella gara al capello scapigliato e ad un look spesso a mongolfiera, come se fossero qualche taglia al disotto dell’abbigliamento. Con in più un patetico predicozzo sul razzismo di una smarrita ragazza nemmeno tanto di colore. Salvo poi vendersi come “scoop” incredibili le uscite fuori del teatro 7 (cosa mai successa!) per andare a prendere i Maneskin. Per finire col definire “geniali” le trovate di Achille Lauro, che si battezza in orario ancora per bambini, alla faccia del rispetto per chi ha ancora fede. Non rimarrebbero che i comici. Un Fiorello sfiorito perfido nella trovata del bacio fra Amadeus e il direttore rai e un deludente come mai Checco Zalone. Con argomenti spesso che si sposano alla volgarità spicciola. Rimangono se non altro le emozioni, quelle autentiche, di Morandi, Ranieri, le lacrime di Damiano e della Presentatrice di colore. A meno che non sia solo ilo segnale che non ci resta che piangere.

IL FESTIVAL DEL NON CI RESTA CHE PIANGERE

Biografia dell'autore
Ruggero Marino
Author: Ruggero MarinoWebsite: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chi sono:
Ruggero Marino è giornalista e scrittore. Ha lavorato per 34 anni al quotidiano Il Tempo di Roma, ricoprendo le cariche di inviato speciale (visitando più di 50 paesi), di redattore capo e di responsabile del settore cultura. Ha scritto due libri di poesie, Minime e massime e L’inferno in paradiso (Premio Indic). Ha vinto oltre 10 premi giornalistici, fra i quali quello dell’Associazione Stampa Romana. Con il suo primo volume sull’Ammiraglio, Cristoforo Colombo e il papa tradito, ha vinto il Premio Scanno. Delle sue ricerche, che proseguono dal 1990, e che per la prima volta coinvolgono la Chiesa di Roma nella vicenda, si sono occupati storici, scrittori e media in Italia e all’estero (il Times gli ha dedicato due pagine). I suoi studi sono stati citati all’Accademia dei Lincei. Ha esposto le proprie tesi in numerosissime conferenze, anche in università italiane e straniere. È stato invitato a New York dall’Istituto italiano di cultura e fa parte della Commissione scientifica per le annuali celebrazioni del 12 ottobre in onore di Colombo. Per approfondimenti è possibile consultare Wikipedia al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Marino
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