POESIE

METTI UNA SERA A CENA CON LA POESIA

Ruggero Marino copertina libro Viator

 

In Italia pubblicare un libro è difficile, un libro di poesie quasi impossibile.
In Italia fare soldi con un libro è difficilissimo. Con un libro di poesie ci si rimette.
Ecco perché mi piacerebbe creare un movimento: “Metti una sera a cena con la poesia”. Ovvero se siete invitati da qualche parte, invece del solito dolcetto o della pianta, regalate un libro di poesie. Non necessariamente le mie. Il dolce finisce, il fiore appassisce la poesia è eterna. Regalatela in ogni occasione non ve ne pentirete e chi riceve l’omaggio prima o poi ve ne sarà grato. Fate da passaparola regalatela agli amici se vi piace. Fatela circolare. Lasciatela sulle panchine. Il mondo è talmente prosaico, che vale la pena di riscoprire e frequentare la poesia. Mi rivolgo in particolare alle signore, che spendono più di 100 euro per un profumo e poi quando ti incontrano ti dicono: “So che hai scritto un libro di poesie, me lo regali?” Anche se costa il prezzo di una mancia dal parrucchiere. Se approvare condividete, rilanciate, grazie.

L’ULTIMO LIBRO DI POESIE DI RUGGERO MARINO SI PUÒ RICHIEDERE AD AKKUARIA EDIZIONI: http://www.akkuarialibri.com/product/viator/

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PRIMO PREMIO PER LA POESIA RELIGIOSA

Ruggero Marino Premio di Poesia Religiosa 2019

 

LA SOLITUDINE DI DIO

Da quando Dio

sta pensando a me?

Da quando il mare

cantava nel vuoto.

Da quando il cielo

si specchiava nel nulla.

Da quando sentendosi tradito

nel tormento di essere Dio

cercò rifugio nelle creature.

Da quando alla fine

stanco si fece uomo

e sulla croce nei chiodi

stava cercando

con lo sguardo me.

Per non essere solo.

 

IO E DIO

Dio che c’è, Dio che non c’è,

Dio che folgora di fede

e a me che la cerco non la concede.

Dio al quale parlo ogni sera

e nel silenzio non risponde mai.

Dio che invoco, come sua Madre,

per restare solo alle soglie del sonno.

Dio al quale come un bambino

nella cantilena dei perché

avrei tante, tante domande da fare.

Dio perché il male? Dio perché la sofferenza?

Dio perché il dolore? Dio perché la guerra?

tu che parli d’amore.

E se anche riuscissi a spiegarmi

la ragione dei massimi sistemi

e dei grandi misteri per ammonire l’uomo

Dio dimmi perché tante inutili torture:

perché la malattia

perché una mente ottenebrata

un corpo che si buca

come un orcio di sangue?

E potrei continuare …

Dio non riesco a capire,

dammi almeno un perché,

Dio cosa ti ha insegnato tua Madre?

Eppure il libro dice, Dio misericordioso,

che siamo stati fatti

a tua immagine e somiglianza.

Dio hai sbagliato qualcosa?

Qual è la tua immagine?

Quella vera. Dov’è la somiglianza?

Solo nel fare il male

che sa fare anche l’uomo?

Dio, non bastava il diavolo

a fare quello che sai fare anche tu?

 

GIUBILEO

Se ne va nei fuochi

dell’ultima notte

il bagliore umbratile

di un morto Millennio.

Per mano anch’io

di pallida fede

dietro i passi sghembi

di un vecchio ricurvo.

Si inginocchia l’acciaio

vestito d’arcobaleno

del papa straniero

all’uomo ed al tempo

sotto la Porta Santa.

Mille anni davanti

anno del Giubileo.

L’antica tromba

dell’ebraico jabel

risuona nel tunnel

dei secoli in cammino

e le parole affondano

in cerca del perdono.

Sangue di martiri

sangue di eretici

sangue d’innocenti

sangue di streghe

sangue di cavalieri

sangue di una croce

sguainata come spada.

E pellegrini andiamo

gli uni come gli altri

con le preghiere o meno

incontro al tempo nuovo

sogno inseguito

dal tempo di Adamo.

Tutti in qualche modo

pellegrini del mondo.

E mille anni davanti:

chissà se riusciremo

ad essere Uomini.

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OMAGGIO A VENEZIA SOMMERSA DALLE ACQUE

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GIRO VENEZIA

 

Giro fra le calli attonito

in un presagio di strani sentimenti.

Perché non si può andare a Venezia

senza pensare a morire.

Con i fiori sulle gondole nere

che scivolano in silenzio

come bare alla deriva.

Venezia con la pioggia

che sfrigola sul verde

dei canali incupiti

e l’acqua rafferma,

Venezia raggelata

nei voli dei piccioni

i gerani sui balconi.

Venezia come un altro mondo

dove memoria e oblio

si aggrappano sui muri

in un’edera infinita,

come l’albero che sale strozzato

fra le quinte dei palazzi

e l’onda che sbatte

sulle pietre consumate.

Giro Venezia

come una fiaba invecchiata

dove le voci

sono una musica che sa di mare

e sorride fra i denti

di una ragazza dai riccioli biondi.

Giro Venezia

fra trine e merletti

come una vita

ormai dimenticata.

Giro Venezia

con il canto del cigno.

Venezia, come un amore

che sta per morire,

ma che ancora non muore.

 
  -  

CARNEVALE A VENEZIA

 

Ho l’autunno nel cuore

in questa Venezia

gonfia di pioggia e di gabbiani.

Come se una coltre di neve

fosse caduta a gelare

gli amori di un tempo.

Hai visto?

No,

non vedo più niente

oltre la cortina grigia

dove la nebbia e l’acqua sfumano

in un unico piatto fondale.

Con la sagoma di una gondola

che non ha gondoliere,

che non porta nessuno

che sciaborda e si culla

in una nenia antica

fra i denti cariati.

Con il vecchio frate

piccolo come uno gnomo

che sale sul campanile

ad agitare i batacchi

sopra merletti di pietra.

Mentre l’acqua sale e respira

e Venezia sembra affogare.

Il tempo dell’ultima maschera

che scivola buia nella notte

nell’imbuto di un vicolo

dopo l’arco di un ponte.

Silenziosa, frusciante

vestita di nero.

Due occhi infossati

il teschio di calce.

Nell’autunno del cuore

porta anche una falce.

Mentre un uccello grida

con le ali nel vento.

 

MUTAZIONE

Quando un giorno vidi
una ragazza a cavalcioni
non più all’amazzone
su una motocicletta
capii d’un tratto
che il mondo cambiava.
Avanzavano donne
robot replicanti
di antiche divinità
dai corpi sguainati
come fossero armi
gambe per baionette
e seni per corazza,
idrovore per bocca.
Donne del duemila
mantidi di un amore
diventato guerriglia.

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LE RAGAZZE DEL DUEMILA

Le ragazze del duemila,
morbide e vellutate
fragili e delicate
solo all’apparenza,
hanno gambe scolpite
dai pantaloncini di tela
da minigonne inguinali.
Paiono fuggire impudiche
da un quadro di Balthus
da uno scatto di Avedon
fra fumi e soffici veli
moderne Salomé
in cerca di scalpi.
Hanno forme slanciate
come le onde o le dune
e profumano in fiore,
carezze allo sguardo
di un essere stanco
piegato dagli anni.
Ahi quel sentore lontano
di carne giovane e liscia
di femmina in boccio,
di erotici giochi
con la pelle d’argento
sotto un cielo di luna.
Le ragazze del duemila
corazzate pulzelle
armate del loro corpo
consapevoli e lucide
di un vigore seducente
si trasformano negli anni:
da crisalidi leggiadre
da farfalle sospese
alle seduzioni di Newton
in un gioco anche sado
con i tacchi a spillo
ed il pube prominente.
Farfalle che talvolta
la voglia pazza
di uomini senz’anima
infilza con gli spilli
nell’agguato più vile.
Le ragazze del Duemila
le osservo e le ammiro
come guardo un quadro
come leggo una poesia
come ascolto una canzone.
Ho collezionato figurine,
ho collezionato monete,
ho collezionato francobolli,
ho collezionato altro ancora
delusioni, amarezze, tradimenti …
ho inventato tanti amori
avrei dovuto collezionare
solo fanciulle in fiore.

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FEMMINILITÀ

poesie femminilita

 

Non credo di amare più

le donne o una donna.

Amo la femminilità

frastagliata in tante donne.

Una mano che ravvia i capelli

una chioma sgualcita dal vento

boccoli che ricadono a cascata

una treccia che avvolge la fronte

un sorriso sui denti d’avorio

due labbra socchiuse come un cuore

la carnalità nascosta e svelata

una camicetta aperta sul seno

due boccioli di fiore in trasparenza

una gonna leggera sollevata dal vento

gambe lunghe sguainate nel cammino.

Un buffetto amichevole sul braccio

una piroetta per mostrare il vestito

due occhi maliziosi senza fondo

un corpo levigato da svenire.

Sono Eva, Ava e Giovanna d’Arco,

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SULLA SPIAGGIA DI PRASLIN

poesie seychelles barca vela altura

 

Sono rimasto

sulla spiaggia di Praslin

sotto la luna tagliata a metà

cercando in cielo

la croce del sud.

Sono rimasto

sulla sabbia bianca e leggera

come un velo da sposa

mentre nella Val de Mai

il pappagallo nero

vola fra i cocchi

che fanno l’amore.

Ho camminato a piedi nudi

sulla spiaggia di Praslin

fra detriti di corallo

e conchiglie marcite

che il respiro quieto del mare

trascina a riva

in una bava di schiuma.

Nel bagliore di cristallo

ho ballato solitario un segà

sulla spiaggia di Praslin

tra i granchi che pattinano,

il canto notturno degli uccelli

i tentacoli verdi del takamaka.

Ho ballato sotto la luna

la notte intera

tra fantasmi di barche

ed un fuoco lontano.

Ho ballato fino all’alba

con la mia ombra

che mi ha riconosciuto

e muovendosi come me

non mi ha lasciato più.

Per scoprire che in fondo

solo lei mi è fedele.

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QUELLE NEVICATE DEL 2012 E DEL 2018

2018 neve Colosseo Roma      2018 neve Roma      2018 neve maltempo Roma

 

Cade la neve su Roma,
la città si imbianca
come un’educanda
nel suo velo da sposa.
-- --
Roma si veste di neve
mentre il Colosseo si copre
con una sciarpa bianca.
___
Roma innevata di notte
è una vecchia mignotta
che indossa sciantosa
una stola di ermellino.
-- -- -
È uno stupro
di rami spezzati
la neve sul pino
cresciuto per il mare.
Che tornato nel sole
si scioglie in un pianto
di lacrime bianche.
-- -- --
C’è un chiarore strano
nella notte imbiancata
con il cielo da neve.
Come se la terra intera

si trasformasse
in un fantasma gigante.
-- -- -- -
La neve scendeva fitta
con fiocchi enormi
come riccioli nel vento.
-- -- -
La neve candida
è l’infanzia
la neve sporcata
è la vita
la neve disciolta
è la morte.

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POESIE

CECILIA ARGUELLO SANSON

CECILIA (Il male)

DA "LE STAGIONI DEL TURANO" il libro che ha vinto il "PREMIO LAURENTUM", la poesia singola che ha vinto il Premio speciale "LE ROSSE PERGAMENE."

Hai occhi di laguna verde
liquidi e trasparenti
come non ho visto mai
distesa sul letto bianco
con le spalle nude
la ferita sul cranio
la ricrescita argento
e la testa rasata
come in un campo
di concentramento,
ma ancora bella
come un totem scolpito.
Tu così viva non sei nata
per soffrire allacciata
al respiro, il collo offeso
con tubi trasparenti
dai bottoni colorati.
Al fianco macchine
e numeri accesi di rosso
nel duello della vita,
PER LA VITA.
le labbra distorte
tumefatte si sforzano
ma non esce un suono
nelle sillabe soffiate
non si coglie il senso
mentre alzi gli occhi al cielo.
Tu così piena di energie
tu così fiera e battagliera
ora sfinita, disarmata
il corpo abbandonato
una marionetta senza fili
nella camera d’ospedale
affacciata alla campagna.
Ricordi quando al lago
raccoglievi nella mano
gli uccelli caduti implumi?
Ora sei come loro,
lo sguardo vitreo, spento
la mano che stringe appena
come stringevi la rondine,
innocente e impaurita,
come una creatura
che ha smarrito la strada.
Ti ho protetta sempre
ora non posso più.
Vorrei darti la forza
che anche io sto perdendo
come il coraggio di dirti bugie
per un domani migliore.
Non lo sanno i medici
lo sa solo il tuo angelo
se lui è mai esistito.

 

poesia Morena ciliegi in fiore

Morena

Morena è cresciuta
nella valle dei ciliegi
e i sorrisi bianchi dei fiori.
Morena lavora da operaia
il giorno in fabbrica
il sabato a ballare;
ma lo stipendio
non le basta più.
Morena lascia il fieno
e i campi coltivati
dai vecchi genitori
per vendere i baci
e la pelle dei vent'anni.
Morena che si porta con l'amore
anche la morte nel nome.
Hanno trovato il suo corpo
dopo un mese
ai bordi di un fossato
sotto la neve
caduta lentamente.
L'hanno trovata
come un pupazzo di ghiaccio
intirizzita e dura.
Un cantoniere ha scavato
nel manto con le mani
credendo si trattasse
di una bestia imprigionata.
Morena caduta
come una slavina
da un'auto in corsa
e abbandonata laggiù
tra i fiocchi che scendono
come lacrime bianche.
Come i fiori gelati dei ciliegi.

 Da "L'inferno in paradiso", storie vere di ragazzi morti di droga

 

poesia Laura

Laura

Hanno pescato un fagotto
il giorno di Pasqua,
un fagotto inzuppato
vicino ad una roggia.
Sul lago di Sirio
che ha nome di stelle
sulle colline di Ivrea
che sanno di ortica.
E' affiorata sull'acqua
come una ninfea marcita
con i jeans di tela azzurri
e le scarpe da tennis.
L'hanno tirata a riva
come un fradicio straccio
senza vita né nome
se non fosse per la chiave
attaccata alla cintura.
E l'ultimo brivido
annotato sul diario:
"Mario non arriva
e forse non verrà
ma quando lo vedo
il cuore mi va in gola
e la gola nel cuore
anche se faccio di tutto
per non farlo vedere.
Siamo andati a ballare
E mentre l'auto correva
si son fatti uno "spino"".
Vicino al roccione
nel tempo di primavera
solo i capelli nell'acqua
son rimasti a ballare
fluttuando come medusa
che ha smarrito il mare.

 Da "L'inferno in paradiso", storie vere di ragazzi morti di droga

 

cuore in distruzione

Addolorata

"Sono tanto allegra
meglio finirla così".
L'alba è appena stirata
sul casolare di campagna
quando Addolorata
apre gli occhi
sui suoi quattordici anni.
Sul muro scheggiato
della cucina antica
c'è la bocca di un fucile
che sorride sguaiato.
Non ha lasciato indizi
sul diario gentile
di amori immaginari
di pensieri freschi
di frasi senza storia.
La luce filtra dagli scuri
e il padre è già nei campi
quando rivolge sul petto
l'anello di ferro buio
come un pozzo senza fondo.
"Papà, perdonami,
ma oggi sono allegra".
E sorride alla malia
che le ha squarciato il cuore.

Da "L'inferno in paradiso", storie vere di ragazzi morti di droga

 

 

immagine poesie 11

GRIDO
Stanotte impiccato
c'è un grido infinito.
Da troppe parti qualcuno
assassina l’amore
mentre una luna di sangue
rimane a guardare.

 

 

immagine poesie 10

A PRIMAVERA
Vorrei tornare giovane
mettermi in livrea per te
come quando a primavera
gli alberi in fiore
fanno la ruota del pavone.

 

immagine poesie 09 

Una luna abbagliante
un cristallo notturno
che riluce d’argento.

 

Anno dopo anno
rinvio dopo rinvio
la vita fugge
fra le dita.
E già la vedo posarsi
come un aquilone stanco
tradito dal vento.
Un incontro d'amore, quando la differenza d'età è visibile, ci rende più giovani di quanto non siamo. Un rifiuto ci rende più vecchi di quanto non si sia.

 

Unire parole
come fili di perle
creando armonie
che sfiorano il cuore.
Trovare nei suoni
messaggi più arcani,
scoprire pensieri
che sanno di altrove.
Stupito compongo
e assemblo colori
di un vecchio dipinto
che gronda millenni.
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La storia non è maestra di vita. La storia dell'uomo non insegna nulla, se non gli errori già commessi, che qualcuno prima o poi ripeterà. L'unica maestra è la natura. Basta solo osservarla.
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L'ultima volta che lo vidi
capii che stava male.
Lo scheletro
gli era scivolato via.
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L'11 settembre 2001 anche il Nuovo Mondo è diventato vecchio.

 

immagine poesie 08 

Quante volte
ho sentito chiedere
che cos'è la poesia.
Una vibrazione
un sentimento
un lampo
degli occhi e del cuore.
Un'eco fonda
di questa vita
colorata e incolore.
Di questa vita
haimè, senza amore.
Sto entrando nel tramonto, ma non ho ancora visto l'alba.

 

immagine poesie 06 

Do fronte al fiume della corruzione che tracima giorno dopo giorno propongo una triste riflessione.
L'ITALIA CHE VORREI
Non avrò più il tempo
di vedere l’Italia che conoscevo
l’Italia che sognavo
l’Italia che mi riempiva d’orgoglio
quando in un paese lontano
entrando in un museo
scoprivo che il mondo intero
si fa bello delle nostre bellezze.
Non vedrò più
l’Italia dell’infanzia
ferita dalla guerra
ma con il viso altero
il sudore sulla fronte,
quando le parole
sacrificio, onestà,
educazione e rispetto
avevano ancora un valore.
Quando in autobus
se saliva un vecchio
gli si cedeva il posto.
Quando la scuola era la scuola
e i genitori come i maestri
davano giuste punizioni
e nessuno fiatava
a casa poi per rimprovero
arrivava pure un ceffone.
Un’Italia di gente operosa
che andava avanti fra le macerie
un’Italia del dovere
prima ancora del diritto.
Un’Italia povera
che sapeva costruire
pietra su pietra e non aveva
l’ossessione del cemento,
un’Italia che si faceva
in ginocchio il segno della croce,
dove il sentimento della terra
era nelle braccia dei contadini.
Quando rubare
era una vergogna.
Non quest’Italia
di giovani di ogni sesso
arroganti, violenti, spudorati,
di lacchè e ruffiani
di politici ignoranti
senza la minima decenza,
di avidi famelici e corrotti,
di insaziabili carrieriste
dai seni di plastica
e bocche deragliate.
In un parlamento
ridotto a spelonca
fra risse e contumelie
da bar del biliardo
e perfino pornostar.
Gente che ha scelto la polis
solo per le gozzoviglie
l’arricchimento facile
i privilegi osceni da rapina
e il bordello dantesco.
Non quest’Italia aggredita
da disperati d’ogni colore
che fuggono nell’inganno
di trovare un paradiso.
Il paradiso in terra
non è mai esistito
ma quest’Italia di chi,
in un sussulto di antica
estrema dignità,
è costretto ad uccidersi
per non perdere la faccia
assomiglia sempre più
a una desolante bolgia.
Dove tutto è malmesso
dove tutto è permesso
dove il caos impera
e non si sa da dove ripartire,
dove chi è alla guida
ha smarrito il senso
dell’orientamento,
dove i politici mutano
per rivelarsi sempre
un’ avvilente delusione.
Dove ogni parola
è spesso una menzogna
dove la burocrazia
è una melma che impantana
ogni voglia di fare,
dove le leggi
sono anche troppe
tanto nessuno le fa rispettare.
Dove mafia, ndrangheta
e camorra sono il biberon
di tanta gioventù perduta.
Dove il sopruso è diventato
un modo di esistere
dove si spaccano vetrine,
si incendiano auto
si uccide persino
per il gusto idiota di farlo.
Dove la caput mundi
è un labirinto sconnesso
di deiezioni e escrementi.
Un’Italia che ogni giorno
stupra o massacra una donna.
Un’Italia sotto la minaccia
di un Islam che sprofonda
indietro nella storia.
Un’Italia che ha tradito
il bello e la cultura,
un’ Italia figlia bastarda
di Roma e Rinascenza.
Unica ad avere avuto
due volte nei secoli
lo scettro della civiltà.
Un’Italia nata per essere invidiata
ma che è soltanto da commiserare.
Mentre avanzano
in un lugubre canto
le prefiche del pianto.

 

immagine poesie 07

Azzurro fluttuante
nelle anse dei pensieri
mentre il buio gronda
su grida e silenzi.
E il digiuno di baci
screpola le stelle.
Non capisco il fine del disordinato ordine e della disarmonica armonia di questa vita. Ma questa vita, tuttavia, ha un ordine e in qualche modo una misteriosa armonia.

 

immagine poesie 05 

Appena ieri ti cercavo
con la febbre del desiderio.
Quando ogni cantone la sera
era il porto dei baci.
Siamo brandelli di carne in progressivo disfacimento. Siamo pirati della vita, con un teschio sulle nostre bandiere.

 

immagine poesie 04 

La vita è un tram sul quale si sale senza sapere dove è diretto, senza sapere perché siamo in vettura, senza sapere a quale fermata dover scendere.
C'è un sapere perduto
da qualche parte nel mondo
da qualche parte nel tempo.
Vivere è un po' morire.
La vita mi si è sciolta
come neve al sole.
E in un battito di ciglia
mi è scivolata fra le dita.

 

Gioca con me
gioca anche tu.
Fai di me un gioco
per giocare con te.
In un ginnico
gioco gioioso.
Perché solo giocando
saremo eterni
giocatori dell'eterno.

 

Non ti ho
ancora trovata
e già ti perdo.

 

immagine poesie 02 

Il cielo piange
con lacrime di stelle.
Le stimmate del mondo.

 

bolla 

Inguaribile coltivo sogni.
Sogni fragili
come bolle di sapone.
Basta un soffio per farli svanire.
Ma la vita si diverte
a sparargli col bazooka.

 

Questa febbre insana
del mio piccolo io
di risanare
le ingiustizie del mondo.
Uno spillo di fuoco
caduto su un ghiacciaio,
capace di sciogliere
una lacrima soltanto.

 

uccelli

Ho gridato nel tuo muschio
come un uccello ferito.
E sbattendo le ali
sono precipitato.

 

L'ho amata
come non è giusto amare
senz' essere riamati.

 

immagine poesie 03 

Il sonno della ragione produce mostri. La dittatura della scienza provoca il sonno della ragione.
Stanno cadendo le stelle
con una scia di sangue lucente.
Come se qualcuno svenasse
le braccia del tempo.
L'Illuminismo, a ben riflettere, ha prodotto anche un orrendo olocausto intellettuale.

 

Il mondo rotondo
ha forma di mela
che l'uomo divora.
E se la terra
fosse il pomo
che Adamo ed Eva
non dovevano mangiare?

 

Diogene cercava
l'uomo con la lanterna.
Non l'hanno trovato
nemmeno con il laser.

 

Ombre lunghe la sera
si intrecciano
nell'alveare dei pensieri
mentre le spie colorate
del videoregistratore
carezzano il buio
nelle stanze senza amore.

 

Rimango giorni
con il pensiero
sulle tue labbra
appena sfiorate.
E resto nell'attesa
per ritentare ancora.

 

Dio stanco d'esser solo
mise l'uomo al mondo
creatura intelligente.
Ma poi temendo
quest'essere innocente
gli diede una compagna:
la donna.
E lo fregò per sempre.

 

Le stelle
sono stampelle
alle quali
appendere i sogni.
Disegno di Cecilia Arguello Sanson

 

immagine poesie 01

L'alba è degli uccelli
la notte è dei grilli.
In mezzo ci sono io
come un pendolo senza senso.

 

Ricordi, emozioni
rimescola la notte
in un turbinio di visioni.
Per fuggire all’alba
come i sogni dal cassetto.

 

Dicono che con te
sarebbe come andare
in mezzo al fuoco.
E io ho paura.
Ma nella notte
sogno il rogo.

 

Madames et monsieurs
et voilà le soleil
et voilà la lune !
Sono i giochi quotidiani
del clown del firmamento.

 

Un pianto nella gioia
un pianto nel dolore.
Il bianco ed il nero
la luce ed il buio
il bene ed il male.
Una lacrima al fondo
a cucire la vita.

 

C’è gente che imprecando
brucia la propria bandiera.
É come darsi da soli
del “figlio di puttana”.

 

MI DILETTO A SCRIVERE ANCHE POESIE BREVI E AFORISMI QUELLE CHE CHIAMO MINIME E MASSIME O BONSAI. DI UNA SONO PARTICOLARMENTE FIERO PERCHÉ CREDO SI TRATTI DI UN PRIMATO DA GUINNES CON UN TITOLO PIÙ LUNGO DELLA POESIOLA
MICROTRAGEDIA D'AMORE
SI?
NO!
KO.

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