MAPPE

L'AMERICA PRESENTE NELLE MAPPE PRIMA DEL 1492

mappa Atlantic Ocean Toscanelli 1474         mappa Carte Behaim         mappa Toscanelli 1474

 

lettera A miniatalcune carte precedenti il 1492: sono le mappe di Toscanelli e del tedesco Martin Behaim , autore del primo mappamondo. Toscanelli, è quel Paolo fisico fiorentino che si scrisse con Colombo e che lo incitò a varare l’ impresa. Non è escluso inoltre che in Portogallo il navigatore e Behaim, che si era imbarcato andando oltre l’equatore, si siano incontrati. Nelle rappresentazioni del globo che segnaliamo compare l’ isola di Antilia (Antille) ed un Cippangu, quando il Giappone non era ancora stato scoperto dall’ Occidente, a differenza della Cina. Behaim, che era a sua volta cavaliere, disegna inoltre un’ isola di San Brandano, il monaco partito dall’ Irlanda e possibile ennesimo prescopritore del continente americano per la via del nord e dei ghiacci. E’ evidente che non si poteva disegnare un’ America come la conosciamo noi oggi, ma che se ne aveva una cognizione del tutto parziale e che si credeva fosse un’ isola più o meno grande. Ma non c’è alcun dubbio che prima della spedizione colombiana l’ America era già stata raggiunta.

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DAI DIAMANTI LA PROVA DEL CONTINENTE PERDUTO DEL NORD

Fantastic Russian Pseudo Art by Vsevolod Ivanov        Mappa di Iperborea Mercatore         Rappresentazione di Iperborea

 

È scomparso 150 milioni di anni fa lasciando tracce nei diamanti. Le prove di un continente perduto sono state scoperte da alcuni studiosi della British Columbia, in Canada, impegnati ad anallizzare alcuni campioni di pietre preziose estratti dalle profondità della Baffin Island, vicino alla Groenlandia.
I ricercatori sono risaliti ad un pezzo residuo del cratone Nord Atlantico studiando la kimberlite, materiale roccioso che spesso contiene diamanti, ipotizzando che sarebbe più grande del 10% rispetto a quanto stabilito da precedenti ricerche. Il cratone nordamericano, che si estendeva dalla Scozia al Nord America, si è rotto 150 milioni di anni fa. I cratoni sono le parti più rigide, antiche e stabili della crosta continentale: rappresentano un'ampia area geologica che per centinaia di milioni di anni non ha subito grandi modifiche.
"Per i ricercatori, i kimberlite sono rocce sotterranee raccolte dai passeggeri sulla loro strada verso la superficie. I passeggeri sono pezzi solidi di rocce a parete che trasportano una grande quantità di dettagli sulle condizioni passate molto al di sotto della superficie del nostro Pianeta", ha spiegato alla Bbc Maya Kopylova, geologa dell'Università della British Columbia. Gli ultimi campioni in loro possesso e oggetto dello studio rappresentano una "firma minerale che corrispondeva ad altre parti del cratere del Nord Atlantico".
Per i ricercatori canadesi "è stato come trovare le tessere mancanti di un puzzle", ha sottolineato Kopylova in riferimento ai frammenti prelevati in profondità, sotto la provincia Chidliak Kimberlite, nel Sud della Baffin Island, la terza più grande isola del Canada e la quinta più estesa al mondo. Le precedenti ricostruzioni delle placche terrestri erano basate su campioni di rocce poco profonde, formati ad una profondità da 1 e 10 km.
Proprio come lo storico e filosofo Platone (428-347 a.C.) aveva riportato nel “Timeo” e nel “Crizia”, alcuni famosi dialoghi avvenuti tra il legislatore ellenico Solone e un anziano sacerdote egizio della casta sacerdotale di Sais riguardo all’esistenza della leggendaria isola poi sommersa di Atlantide, lo storico antico Erodoto (490-424 a.C.) riportò un’antica leggenda che narrava di una terra perduta chiamata “Iperborea” che sarebbe sorta ai confini del mondo, nelle lontane terre del Polo Nord.
Questa terra era abitata da una popolazione di grandi navigatori caratterizzati dall’alta statura, con spiccate doti scientifiche ed astronomiche e con una potente abilità in campo edilizio.
A seguito di una forte glaciazione, avvenuta in un periodo non meglio precisato, la sua popolazione avrebbe deciso di spostarsi più a sud.
Nel 1679 l’autore svedese Olaf Rudbeck identificò gli abitanti di Atlantide (di cui aveva parlato il già citato filosofo greco Platone) con gli abitanti di Iperborea, e collocò la posizione di questa antichissima civiltà al Polo Nord.
Nella mitologia greca gli iperborei sono citati come coloro che vissero “al di là del vento del nord”.
I greci pensavano che Borea, il “dio del vento del Nord” appunto, risiedesse in Tracia, e quindi “Iperborea” indica una regione che si trovava molto più a nord della Tracia (l’attuale zona europea dello stretto del Bosforo che si trova tra la penisola balcanica e la Turchia).

NELLE IMMAGINI UNA MAPPA DI MERCATORE E DUE ILLUSTRAZIONI DELLA FANTOMATICA CIVILTÀ DEL NORD

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I RAPPORTI E LE CARTE FRA COLOMBO E TOSCANELLI

Toscanelli Firenze                mappa dell Oceano Atlantico secondo Paolo dal Pozzo Toscanelli 1474

 

Della famiglia Toscanelli di Tuscania fu il celebre Paolo di cui scrisse nel 1883  Giuseppe  Di Lorenzo che “questi incoraggiò e confortò Cristoforo Colombo ad intraprendere il viaggio per la scoperta di un nuovo mondo, gli diede una carta per guida di navigazione ed una lettera che  Ferdinando Colombo pubblicò nella vita del grande navigatore suo padre”.

Anche l’avvocato e storico  Secondiano Campanari – scrive Mauro Loreti –  approfondì nel 1854  che “quel famoso astronomo che fu Paolo Toscanelli corresse le tavole toledane o alfonsine  (astronomiche)ed eresse in Firenze nel 1468 il celebre gnomone della (cattedrale della diocesi) metropolitana per determinare i punti solstiziali e le variazioni dell’eclittica ed inviò al Colombo quella carta da navigare e quelle lettere che Ferdinando Colombo pubblicò della vita del grande navigatore suo padre, con che meglio lo confortò ad entrare nel periglioso cammino, altra aggiungendone a Ferdinando Martins canonico di Lisbona, che pel re Alfonso V la dimandava, intorno a’ viaggi che allora tentavansi per mari disusati od incogniti. Né tacerò che il padre del grande astronomo, cui Firenze ebbe a medico più anni, fu natio di Toscanella donde non so per quale cagione emigrasse. Il Colombo avendo partecipato al Toscanelli l’ispirazione di andare alle Indie dalla banda d’occidente, egli v’applaudì e gli mandò una carta del mondo ove le Indie erano situate rispetto alla Spagna  con le innumerevoli isole che obbediscono al gran Kan.” Paolo a Firenze fu  medico, astronomo, cosmografo, studioso e geografo; era nato a Firenze nel 1397 da Domenico di Piero  e da Bartolomea, lì studiò matematica  e geometria col maestro Giovanni Dell’Abaco, a 18 anni fu a Padova con il fratello Piero per studiare  fino al 1824 matematica, filosofia e medicina e fu compagno di studi del tedesco Nicola Cusano , filosofo ed astronomo che, in seguito,  dedicò “ ad Paulum magistri Dominici Phisicum florentinum” il suo trattato  “De trasfomationibus geometricis” . Conseguì il titolo di dottore in medicina e, tornato a Firenze, approfondì gli studi scientifici. Collaborò con l’architetto Filippo Brunelleschi e con altri studiosi. I suoi studi astronomici sono dimostrati dalle osservazioni esatte e dai calcoli delle orbite delle comete. Lo gnomone di cui scrisse il Campanari è presso la cattedrale di Firenze, Santa Maria del Fiore, dal 1468. E’ una grande meridiana con il foro gnomonico a 90 metri di altezza.  Il navigatore ed esploratore genovese Cristoforo Colombo, prima di partire, chiese i consigli di Paolo che conosceva molto bene gli scritti dell’astronomo Tolomeo, i resoconti del viaggiatore e mercante Marco Polo ed aveva informazioni continue dal viaggiatore italiano Nicolò Conti.  Interrogava spesso  i viaggiatori che provenivano dalle sorgenti del Tanai (il DON in Russia) , discuteva con gli etiopi,  con un viaggiatore dall’India. Il 25 giugno 1474 il Toscanelli scrisse al canonico Ferdinando Martins di Lisbona e spiegò che si poteva arrivare da ovest all’isola di Cipangu ed al Cathay : “ Molto mi piacque intendere la dimestichezza che tu hai con il tuo serenissimo e magnificentissimo  Re (Alfonso V del Portogallo). E quantunque altre volte io abbia ragionato del brevissimo cammino che è di qua alle Indie, dove nascono le specierie (spezie), per la via del mare, il quale io tengo più breve di quel che voi fate per Guinea , tu mi dici che Sua Altezza vorrebbe ora da me alcuna dichiarazione o dimostrazione acciocché s’intenda e si possa prendere detto cammino . Laonde, come ch’io sappia di poter ciò mostrarle con la sfera in mano e farle vedere come sta il mondo; nondimeno ho deliberato per più facilità e per  maggiore intelligenza dimostrar detto cammino per una carta, simile a quelle che si fanno per navigare.  E così la mando a Sua Maestà e disegnata di mia mano, nella quale è dipinto tutto il fine del ponente, pigliando da Irlanda all’austro insino al fin di Guinea, con tutte le isole che in questo cammino giacciono; per fronte alle quali dritto per ponente giace  dipinto il principio delle Indie, con le isole e i luoghi dove potete pervenire: e quanto  dal polo artico vi potete discostare per la linea equinoziale, e quanto spazio, cioè in quante leghe potete giungere a quei luoghi fertilissimi d’ogni sorte di specieria e di gemme e pietre preziose. Non abbiate a maraviglia, se io chiamo il Ponente il Paese, ove nasce la specieria, la quale, comunemente dicesi che nasci in Levante: perciocché coloro che navigheranno al ponente, sempre troveranno detti luoghi in ponente; e quelli che andranno per terra al levante sempre troveranno detti luoghi in levante.”   Nell’altra lettera si legge. “ A Cristoforo Colombo, Paolo fisico salute. Io ho ricevuto le tue lettere con le cose che mi mandasti, le quali io ebbi per gran favore; e stimai il tuo desiderio nobile e grande bramando tu di navigar dal Levante al Ponente come per la carta che io ti mandai, si dimostra; la quale si dimostrerà meglio in forma di sfera rotonda. Mi piace molto che ella sia bene intesa e che detto viaggio non sol sia possibile, ma vero e certo, e di onore, e guadagno e di grandissima fama appresso tutti i cristiani di modo che quando si farà detto viaggio sarà in regni potenti ed in città abbondanti: cioè di ogni qualità di specierie in gran somma e di gioie in gran copia. Ciò sarà caro, eziandio, a quei Re e Principi che sono desiderosissimi di praticare e contrattare con cristiani di quei nostri paesi, si per esser parte di lor cristiani e si ancora per aver lingua e pratica con gli uomini savi e d’ingegno di questi luoghi, così nella religione come in tutte le altre scientie, per la gran fama degli imperi e dei reggimenti che hanno di questa parte per le quali e molte altre che si potrebbono  dire, non mi meraviglio che tu, che sei di gran cuore, e tutta la nazione portoghese, la quale ha avuto sempre uomini segnalati in tutte le imprese, sii col cuore acceso ed in gran desiderio di eseguire detto viaggio.” Paolo gli mandò una mappa nautica ed il grande navigatore genovese la portò con sé nel primo viaggio verso ovest, avendone completa fiducia. Il figlio di Cristoforo, Fernando, lodò Paolo Toscanelli come il vero padre dell’idea grandiosa di navigare verso le Indie dall’occidente. Egli fu amico anche di Leon Battista Alberti  tanto che questo gli dedicò una sua opera “Intercenales”. Si occupò  di agricoltura e delle miniere di Montecatini e di Volterra  dalle quali si estraevano rame, salgemma, alabastro e fluidi geotermici. Ebbe contatti culturali con Filippo Brunelleschi . Nel 1892 lo storico Cesare De Lollis scrisse che “ è diritto e dovere della critica concludere che il vero precursore di Colombo più che i piloti portoghesi, inoltratisi oltre le Azzorre  per appena qualche centinaio di leghe, fu Paolo Toscanelli.”  Nel 1898 sulla “Revue des Revues” scrisse:”Qui  a découverte l’Amérique? Christophe Colombe et Paolo Toscanelli. Selon nous Toscanelli fut l’inspirateur de Colomb dans ce sens que fut lui qui, indirectement d’abord (innanzitutto), et puis directement, suggéra  et persuada à Colomb la possibilité de la navigation transatlantique.” Morì  nel 1482. Nel 1496 nella chiesa di Santa Maria del Riposo in Toscanella, oltre ad altre famiglie, anche  gli eredi di Paolo , i  Toscanelli dal Pozzo,   vollero  far scolpire il loro stemma con il pozzo,   la caratteristica della loro abitazione in Firenze, avendo collaborato ,anche economicamente,  alla costruzione del tempio rinascimentale di scuola brunelleschiana nella loro città di origine.

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LA LEGGENDA METROPOLITANA DELLA TERRA PIATTA

Terra piatta            Terra piatta 1

 

Una delle storie che abbiamo ascoltato fin dall'infanzia e talvolta dalla bocca di insegnanti e professori, è che Colombo ha scoperto che il mondo era una sfera e che la Chiesa non voleva che si scoprisse qualcosa che contraddicesse gli insegnamenti della Bibbia. E ovviamente che prima di Cristoforo Colombo tutti credevano che si vivesse in un mondo piatto.
Tuttavia, questa non è la verità storica. Questa storia fantasy è nata in un romanzo del diciannovesimo secolo ed è stata accettata come se fosse una  prova storica che ormai diamo per scontata.
La verità è che Cristoforo Colombo non ha scoperto la forma del pianeta, perché ha studiato l’ "Imago Mundi", il trattato più influente della cosmografia dell'epoca, del cardinale Pierre D'Ailly. E aveva anche letto la "Storia di Rerum" di un grande intellettuale del Rinascimento, Silvio Piccolomini che sarebbe poi diventato Papa Pio II. Entrambi gli autori avevano la visione precisa che la terra fosse una sfera e nel XV secolo tutti coloro che accedevano a un certo livello educativo sapevano che il mondo era una sfera.
Distorcere fatti storici e alimentare la leggenda nera anglosassone e protestante contro la Spagna e contro il cattolicesimo, come se fossero "gli oscurantisti che si oppongono al progresso e alla scienza", è stato un atto politico. Uno scrittore   americano, Washington Irving (1783-1859), pubblicò nel 1828 un romanzo sulla vita e il viaggio di Colombo, che fu pubblicato in tre volumi negli Stati Uniti e in quattro volumi in Gran Bretagna. Fu il racconto più popolare e influente su Colombo nel corso del ventesimo secolo. Sebbene sia in gran parte una finzione, è dove nasce una credenza così diffusa. Ma la verità è che la concezione sferica del pianeta ha più di 2000 anni.
Sebbene esistano diversi modi di concepire il mondo nei filosofi pre-socratici, fu Aristotele nella sua opera "in paradiso" (s IV a.C.) a dare una spiegazione razionale del perché la Terra fosse una sfera e la sua visione influenzerà notevolmente gli autori antichi e medievali.   Plinio il Vecchio nella sua “Storia naturale , verso il primo secolo a.C., scrisse che tutti sapevano che la terra fosse una sfera. Nel II secolo d.C. anche Tolomeo difese questa concezione.
Gli autori cristiani, con poche eccezioni, sostenevano sempre che la terra fosse una sfera. A partire da Sant'Agostino nel IV secolo, che in diversi scritti lo affermava. Che la Terra sia una sfera è confermato anche da Boezio (480-524), San Isidoro di Siviglia (560-636), Beda il Venerabile (672-735), Virgilio di Salisburgo (700-784), Papa Silvestro II (945 -1003), Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), Hermann von Reichenau (1013-1054), Juan de Sabrosco (1200-1256) e San Tommaso d'Aquino (1225-1274).
Anche nella "Divina Commedia" di Dante Alighieri la terra è una sfera. L'elenco è lungo: ci sono anche alcuni filosofi musulmani che hanno scritto che la terra era una sfera. Il fatto che nel medioevo il popolo credesse che la terra fosse piatta è semplicemente un'invenzione di un romanzo moderno ed è diventata credenza popolare con il suo correlato di critiche al cristianesimo, senza alcun fondamento storico.
Alcune teorie sulla terra piatta erano in antiche visioni del mondo che hanno influenzato l'ebraico, con alcuni autori, ma la tesi si è affermata solo nella modernità, nel diciannovesimo secolo. Samuel Birley Rowbotham (1816-1884), di formazione protestante e con una lettura letteraria della Bibbia, pubblicò un libro intitolato Zethetic Astronomy , che descrive la Terra come un disco piatto con al centro il polo nord e chiuso ai  limiti estremi da un muro di ghiaccio.
I suoi discepoli hanno creato un movimento che è scomparso alla prima metà del XX secolo. Ma alcune chiese fondamentaliste hanno ripreso la tesi e dagli anni '70 ad oggi alcune società di "Terraplanisti" con un discorso pseudoscientifico e cospirativo negano tutte le prove scientifiche sul pianeta e difendono questa visione.
La cosa complessa di questo problema è che al momento esiste un'infinità di informazioni pseudoistoriche e pseudoscientifiche su innumerevoli argomenti, alimentate a loro volta da teorie cospirative che seducono sempre molto fortemente in tempi di crisi. È sconosciuto o relativizzato come falsa prova storica e quindi tutti i tipi di leggende sul passato sono inventati senza alcuna base, mentre le teorie deliranti inventate di recente sono presentate come prove scientifiche.
Nella grande crisi culturale che sta vivendo l'Occidente, con l'aumento delle visioni fanatiche, poca riflessione e pensiero critico, ci sono persone che se sentono qualcosa che va contro ciò che pensano, dicono semplicemente: "È una bugia", non importa quale Prova che è vero. È così facile! La crisi nel campo della conoscenza e del relativismo estesa a tutti i campi genera un grande scetticismo verso la distinzione tra conoscenza scientifica e teorie magiche.
Proprio come ci sono persone che ripetono miti senza fondamenti come se fossero storia, ci sono quelli che vengono a negare l'Olocausto ebraico, il genocidio armeno, i milioni di morti del comunismo sovietico e allo stesso tempo possono affermare con totale convinzione il terremoto, l'esistenza di vampiri, Fate e l'esistenza di civiltà extraterrestri sotto l'Oceano Atlantico.
La confusione che si diffonde è grande e la vediamo quando in molti media un guaritore appare più rispettabile e saggio di un medico, un veggente di un filosofo, un astrologo di un teologo, uno spiritista di uno psichiatra. Un neuroscienziato viene ascoltato con la stessa serietà di un "canalizzatore di energie spirituali" e un libro sulla nutrizione di successo non è scritto da un nutrizionista ma da qualcuno che ha avuto una "rivelazione extraterrestre".
Inoltre, un linguaggio pseudoscientifico viene usato per confondere ancora di più: invece di essere chiamato "veggente", ora lo chiamano "psichico" o "parapsicologo", invece di essere chiamato "spiritualista", è "canalizzatore di energia", o invece di un guaritore, "Terapeuta quantistica." Così molti allucinano nel mondo dell'auto-aiuto con tutti i tipi di ricette pseudoscientifiche, presumibilmente basate su studi scientifici che nessuno cercherà, dicendo sciocchezze di fantascienza.
Sebbene il nome "post-verità" e "fake news" sia recente, la realtà non è nuova, oggi i media digitali consentono livelli più alti di diffusione e inganno. La cosa preoccupante non è che ci sono informazioni false, che sono sempre esistite, ma che il senso critico diminuisce e che le prove non possono contrastare il fanatismo irrazionale.
Al momento, tutto ciò che sarà fatto per favorire il pensiero critico e una formazione più riflessiva delle nuove generazioni sarà essenziale per evitare di perdere la sanità mentale.

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ANCORA SULLA MAPPA DI ENRICO MARTELLO E COLOMBO

map created by German cartographer Henricus Martellus

 

Questa mappa del 1491 è la migliore testimonianza di come veniva rappresentato il mondo conosciuto all'epoca in cui Cristoforo Colombo compì la sua prima traversata dell'Atlantico. Lo stesso Colombo, probabilmente, utilizzò una copia di questa mappa per pianificare il suo viaggio.
Creata dal cartografo tedesco Heinrich Hammer (o anche Enrico Martello, che intorno al 1490 operava a Firenze, probabilmente in contatto con la bottega cartografica di Francesco Rosselli. Si firmava con il latino Henricus Martellus Germanus), la mappa era originariamente ricoperta da decine di legende e frammenti di testo descrittivi, tutti in latino, la maggior parte dei quali sono sbiaditi attraverso i secoli.
Ma ora i ricercatori grazie alle nuove tecnologie sono riusciti a decifrare molti di questi testi finora praticamente illeggibili. Nel processo, hanno scoperto nuovi indizi sulle fonti utilizzate da Hammer per creare la sua mappa e hanno confermato l'enorme influenza che questa ha avuto sulle carte successive, tra cui la famosa mappa del 1507 di Martin Waldseemuller che è stata la prima ad utilizzare il nome "America". Contrariamente al mito popolare, gli europei del XV secolo non credevano che Colombo sarebbe salpato al largo di una Terra "piatta", afferma Chet Van Duzer, lo storico e studioso di mappe che ha guidato la ricerca. Ma la loro comprensione del mondo era molto diversa dalla nostra e la mappa di Hammer riflette proprio questo. La sua rappresentazione dell'Europa e del Mar Mediterraneo è più o meno accurata, o almeno riconoscibile.
Ma l'Africa australe ha stranamente la forma di uno stivale con la punta rivolta verso est, e anche l'Asia è deformata. La grande isola rappresentata nel Pacifico meridionale, dove si trova effettivamente l'Australia, è forse frutto di una supposizione fortunata, dice Van Duzer, visto che gli europei non scopriranno quel continente se non un secolo dopo.
Hammer riempì l'Oceano Pacifico meridionale di isole immaginarie, condividendo apparentemente l'avversione dei cartografi per gli spazi vuoti. Un altro "capriccio" geografico di Hammer aiuta a trovare un nesso tra la sua mappa e il viaggio di Colombo: l'orientamento del Giappone. All'epoca in cui fu creata la mappa, gli europei sapevano che il Giappone esisteva, ma sapevano ben poco della sua geografia. Gli scritti di Marco Polo, la migliore fonte d'informazione disponibile sull'Asia orientale all'epoca, non dicevano nulla sulla geografia dell'isola. La mappa di Martello mostra che corre da nord a sud. Corretto, ma quasi sicuramente un'altra ipotesi fortunata dice Van Duzer, poiché nessun'altra mappa conosciuta del tempo mostra il Giappone, in modo inequivocabile, orientato in questo modo. Il figlio di Colombo, Ferdinando, in seguito scrisse che suo padre credeva che il Giappone fosse orientato nord-sud, indicando che molto probabilmente usò la mappa di Enrico Martello come riferimento.
Le misure della mappa sono approssimativamente di 106 centimetri per 183. Una mappa così grande all'epoca sarebbe stata un oggetto di lusso, probabilmente commissionato da un membro della nobiltà, ma non ci sono stemmi o dediche per comprendere chi potrebbe essere il committente. È stata donata, in forma anonima, alla Yale University nel 1962 e viene conservata nella Beinecke Rare Book Manuscript Library dell'università.
Nel corso dei secoli, la maggior parte del testo scritto sulla sua superficie era sbiadito, andando a perdersi quasi perfettamente nel colore di fondo e rendendo impossibile la lettura. Ma nel 2014 Van Duzer ha vinto una borsa del National Endowment for the Humanities che ha permesso al suo gruppo di lavoro di utilizzare una tecnica chiamata imaging multispettrale per cercare di poter leggere i testi nascosti.
Il metodo prevede l'utilizzo di molte centinaia di fotografie della mappa con diverse lunghezze d'onda della luce e l'elaborazione delle immagini per trovare la combinazione di lunghezze d'onda che rendono massima la leggibilità su ciascuna parte della mappa (si può giocare con una mappa interattiva creata da uno dei  colleghi di Van Duzer. Molte legende della mappa descrivono le regioni del mondo e i loro abitanti. "Qui si trovano gli 'Ippopodi': hanno una forma umana ma i piedi dei cavalli", recita un testo precedentemente illeggibile sull'Asia centrale. Un altro descrive "mostri simili agli umani le cui orecchie sono così grandi da poter coprire tutto il loro corpo". Molte di queste creature fantastiche possono essere ricondotte a testi scritti dagli antichi greci. La rivelazione più sorprendente, tuttavia, riguarda l'Africa, spiega Van Duzer.
Hammer incluse molti dettagli e nomi di luoghi che sembrano risalire ai racconti di una delegazione etiope che visitò Firenze nel 1441. Van Duzer sostiene di non conoscere altre mappe europee del XV secolo che abbiano così tante informazioni sulla geografia dell'Africa, per non parlare di informazioni derivate direttamente da nativi africani piuttosto che da esploratori europei.
"Sono rimasto folgorato", dice Van Duzer. La tecnica dell'imaging rafforza anche la convinzione che la mappa di Hammer sia stata una delle principali fonti per due oggetti cartografici ancora più famosi: il più antico globo terrestre giunto fino ai nostri giorni, creato da Martin Behaim nel 1492, e la mappa del 1507 di Martin Waldseemuller, la prima ad applicare l'etichetta "America" ai continenti dell'emisfero occidentale. (La mappa di Waldseemuller è stata acquistata dalla Library of Congress per la cifra record di 10 milioni di dollari nel 2003.) La "Universalis cosmographia secundum Ptholomaei traditionem et Americi Vespucii aliorumque lustrationes", la prima mappa in cui compare il nome "America" e la prima in cui questo continente è raffigurato separato dall'Asia. Waldseemuller adattò liberamente i testi dall'opera di Hammer; è quello che Van Duzer ha scoperto dopo aver confrontato le due mappe. Questa pratica era piuttosto comune in quei tempi; lo stesso Hammer, apparentemente, copiò i mostri marini presenti sulla sua carta geografica da un'enciclopedia pubblicata nel 1491, un'osservazione che ne conferma la datazione.
Nonostante le caratteristiche comuni, le opere di Hammer e Waldseemuller hanno una differenza evidente. Martello raffigura Europa e Africa quasi sul bordo sinistro della sua mappa con l'acqua sull'estremità. La carta di Waldseemuller raffigura invece nuove terre dall'altra parte dell'Atlantico. Erano passati solo 16 anni tra la realizzazione delle due mappe, ma il mondo era cambiato per sempre.

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IL PRIMO MAPPAMONDO DELLE TERRE AMERICANE

Juan de la cosa          Juan De La Cosa mappa

 

Juan de la Cosa (Santoña, 1460 circa – Yurbacos, 28 febbraio 1510) è stato un navigatore spagnolo. Pilota e cartografo di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Alonso de Ojeda, Rodrigo de Bastidas e Juan Díaz de Solís, viene ricordato per aver redatto nel 1500 il primo mappamondo che mostra le terre del Nuovo Mondo.
1492: Fu il pilota di Cristoforo Colombo nel primo viaggio del 1492. Era il proprietario della nave Santa María, che fece naufragio durante la spedizione. Per questa perdita ricevette un indennizzo.
1493: Partecipò come pilota al secondo viaggio di Colombo. Era al comando della nave Santa Clara.
1497: Partecipò al viaggio del 1497 con Amerigo Vespucci. Il comandante di questa spedizione era probabilmente Juan Díaz de Solís. In questo viaggio i tre esploratori toccarono le terre della penisola della Guajira in Colombia, poi individuarono l'attuale lago di Maracaibo; qui Vespucci notò le palafitte incontrate in riva al lago e disse che sembravano una "piccola Venezia", che in spagnolo si pronuncia Venezuela. La spedizione proseguì costeggiando le coste centroamericane e rientrò nel Mare Oceano passando tra l'isola di Cuba e la penisola della Florida.
1499: Viaggiò nella spedizione di Alonso de Ojeda e Amerigo Vespucci. Al ritorno da questo viaggio Juan de la Cosa redasse il famoso mappamondo.
1501: Viaggiò con Rodrigo de Bastidas e Vasco Núñez de Balboa. In questo viaggio Juan de la Cosa mappò le attuali coste del territorio colombiano dal Cabo de la Vela fino al golfo di Urabá.
1504: Juan de la Cosa fu nominato "Aguacil Mayor de Urabá", e viaggiò nuovamente nel golfo di Urabá, salvò la vita al mercante sivigliano Guerra e come ricompensa per le sue esplorazioni ebbe una forte somma (50.000 maravedis); si diresse poi nell'isola di Hispaniola, dove rimase per due anni.
1509: Ultimo viaggio di Juan de la Cosa. In una spedizione capeggiata da Alonso de Ojeda, il cantabrico nuovamente fu un abile pilota e cartografo. De Ojeda non seguì i consigli di de la Cosa e volle fondare un avamposto dove attualmente esiste la città di Cartagena. In quel luogo vi erano feroci indigeni e così gli spagnoli furono sorpresi in una imboscata a Yurbacos (l'attuale Turbaco, non lontano da Cartagena de Indias), dove Juan de la Cosa morì.
Nel giugno del 1500 Juan de la Cosa rientrò a Cadice ed elaborò per i Regnanti di Spagna il primo mappamondo nel quale appaiono le terre americane. La mappa fu fatta in modo verticale, ossia l'Occidente corrisponde alla parte superiore e l'Oriente la parte inferiore. Nella parte superiore appare un'effigie di San Cristoforo, ma può essere anche considerata come un ritratto di Cristoforo Colombo; inoltre compare un'iscrizione che dice: «Juan de la Cosa lo fece nell'anno 1500».

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C’è da notare come la mappa rappresenti perfettamente l’intero Golfo del Messico Florida compresa. Siamo nel 1500. Per la storia “tarlata” della cosiddetta scoperta dell’ America la Florida, verso la quale Colombo era diretto fin dal primo viaggio, dovendo desistere per raggiungere terra al più presto, di fronte alla paura e al nervosismo crescente del suo equipaggio, sarà scoperta “solo” nel 1513 da Juan Ponce di Leon. Non si comprende come la storia e gli storici rimangano imperturbabili e ingessati a dispetto dell’ evidenza.

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AMERIGO VESPUCCI IL VECCHIO APPRODÒ IN AMERICA NEL 1442?

mappa Giovanni Stradano Americae Retectio incisione di Adriaen Collaert

 

Riceviamo e pubblichiamo:

Il 4 Luglio 1442 una flotta di sette navi fiorentine, allestita segretamente da Cosimo de' Medici e comandata da Amerigo Vespucci il Vecchio (nonno del più celebre Amerigo il Giovane) giungeva in America, approdando nella Baia di San Lorenzo. Cinquant'anni dopo, nel 1492, la spedizione di Cristoforo Colombo "ufficializzava" l'esistenza del continente americano, sottraendone il controllo agli ordini misterici orfico-eleusini facenti capo a Firenze e a Milano e lasciando mano libera alla Chiesa e alla Spagna per depredare il Nuovo Mondo. La verità non potrà essere taciuta ancora a lungo.

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CARTA DEL MONDO A FORMA DI CUORE PUBBLICATA NEL 1511

mappa Bernardo Silvano         Planisfero Bernardo Silvano         Tolomeo illustrazione

 

Bernardo Silvano (Eboli 1465 circa - ?) 2. Carta del mondo a forma di cuore pubblicata nel 1511.

Bernardo Silvano, geografo e umanista del Cinquecento nacque a Eboli intorno al 1465. Il suo nome era sconosciuto fino al secolo scorso perché fu confuso con quello del portoghese Bernard de Silva - nato a Evora in Portogallo - probabilmente per l’erronea interpretazione dell’aggettivo “Eboliensis” per “Eborensis”, antico nome della città di Evora. La sua opera più importante, un prezioso manoscritto in-quarto pergamenato contenente una raccolta di carte tolemaiche miniate dove all’ultimo foglio si legge: “Ex officina: Bernardi Eboliensis, A.D. 1490 ”, è conservata presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Carta di grandissima rarità e di notevole interesse storico. Bernardo Silvano è stato citato da molti studiosi di geografia, portò importanti correzioni nelle longitudini e nelle latitudini della carta d’Italia. Almagia Roberto, famoso geografo e cartografo fiorentino nella sua monumentale opera “Monumenta Italiane Cartographica” cosi si esprime parlando di Silvano:  “Bernardo Silvano è il solo che abbia tentato arditamente un lavoro di correzione generale degli elementi astronomici e delle carte tolemaiche, dandoci cosi per l’Italia, come per altre regioni, una vera rappresentazione nuova.” Per la prima volta, dopo le varie scoperte vi compaiono  Cuba, la Repubblica Dominicana Hispaniola – Haiti, e la Terra Sanctae Crucis – America Meridionale. Scriveva Bernardo Silvano“ Abbiamo voluto inoltre aggiungere di nostro la raffigurazione dell’intera terra abitabile, con l’indicazione di tutti quei luoghi rinvenuti a seguito delle recenti navigazioni che sono a noi noti. Ti accorgeresti che questa immagine non differisce in alcun modo dal disegno del mondo di Tolomeo. Tuttavia abbiam fatto che in quest’ultimo sono assenti le località sconosciute allo stesso Tolomeo (…) tuttavia abbiam fatto ciò mossi da questa ragione, perché quanti hanno posto sotto accusa Tolomeo si rendano conto di venire smentiti nella loro accusa, poiché le descrizioni tolemaiche sono conformi a quelle dei portolani del nostro tempo e al vero, fatta eccezione delle antiche cifre, che sono andate smarrite". Al centro Tolomeo ed a destra una mappa del 1490, dove come in molte altre, la strada verso il Pacifico risulta possibile per via d’acqua visto che Africa ed Asia non sono congiunte via terra come accadeva in carte precedenti.

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UN TOLOMEO CONTROCORRENTE E L’AFRICA MAPPATA PRIMA DEL TEMPO

mappa Tolomeo importante            mappa Medici Laurentian Atlas 1351

 

Si continua a sostenere che le conoscenze geografiche al tempo di Cristoforo Colombo erano ancorate alla Geografia di Tolomeo. Prevedeva che l’Africa e l’Asia si congiungessero per via di terra facendo di quello che sarà l’oceano Pacifico un bacino chiuso. Affermazione facilmente smentibile da numerosi elementi e dalla mappa che presentiamo datata 1482 e custodita in Vaticano. E da quella a destra. Purtroppo anche in fatto di carte geografiche i misteri sono molti così come le lacune. Come conferma in maniera più eclatante questo Atlante mediceo del 1351 (al centro) dove l’Africa è già interamente raffigurata, contrariamente a quanto ci dicono gli storici, attribuendo a viaggi susseguenti, fino al semoplice superamento del capo Bojador, nell’odierno Marocco, solo nel 1434. Arrampicandosi sugli specchi per mantenere lo “status quo” e per giustificare queste “mappe impossibili”.

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COME È NATO ED È CAMBIATO IL NOME DEL GIAPPONE

Mappa di Urbano Monte 1      Mappa di Urbano Monte 2     Mappa di Urbano Monte 3

 

RIPORTIAMO LA RICOSTRUZIONE NEL TEMPO DEL NOME ODIERNO DEL GIAPPONE:

In giapponese Giappone si dice Nihon (Ascolta) o Nippon (Ascolta), più formale e utilizzato in occasioni ufficiali, come eventi sportivi internazionali e si scrive con i caratteri 日本 ? , che significano rispettivamente "sole" (日 nichi ? ) e "origine" (本  hon ? ); insieme hanno quindi il significato di "origine del Sole". Per questo motivo il Giappone è spesso identificato come la "terra del Sole nascente" o il "Paese del Sol levante". Questo è di fatto il nome che i cinesi hanno dato al Paese che rispetto al loro si trova a est: all'origine del sole. MPrima dell'introduzione del nome Nihon il Giappone era conosciuto con il nome  Wa (倭 ? ) o Wakoku (倭国 ? ). Il nome Giappone è solo apparentemente un esonimo (ovvero il nome di una località diverso da quello usato dai suoi stessi abitanti). Infatti l'italiano Giappone è affine al francese Japon, al tedesco Japan e all'inglese Japan, i quali derivano tutti dalla pronuncia cinese Rìběn P  (o Rìběnguó P ) dei caratteri 日本. Il nome Giappone, unitamente alle omologhe forme nelle altre lingue occidentali, fu introdotto in Europa da Marco Polo, il quale si riferiva al Paese asiatico usando il nome  Cipango  (o Zipangu), dal cinese Rìběnguó.

QUA CASCA L’ASINO IL CIPANGO-ZIPANGU NON ERA AFFATTO IL GIAPPONE, MA UNA PARTE DELL’AMERICA. MARCO POLO SCRIVE CHE CI VUOLE UN ANNO PER ANDARE E UN ANNO PER TORNARE: QUANTO è NECESSARIO GRAZIE AI VENTI MONSONICI PER ATTRAVERSARE IL PACIFICO. LE DESTINAZIONI IN ANGO IN GIAPPONE NON SI TROVANO. SONO NUMEROSE FRA MESSICO E GUATEMALA. IL GIAPPONE ALL’EPOCA DI COLOMBO NON ERA STATO NEMMENO SCOPERTO. IL CIPANGO DI COLOMBO E’ L’AMERICA. DESTINAZIONE CHE CONOSCEVA E DI CUI ERA SICURO PROBABILMENTE GRAZIE AD UN VIAGGIO PRECEDENTE NEL PONTIFICATO DI INNOCENZO VIII.
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Dalla restaurazione Meiji fino alla fine della seconda guerra mondiale il nome completo del Giappone è stato Dai Nippon Teikoku (大日本帝国 ? ), che significa "Impero del Grande Giappone". Da allora il nome ufficiale è diventato Nippon-koku o Nihon-koku (日本国 ? ) in cui il suffisso koku (国 ? ) significa "Paese", "nazione" o "Stato". Il nome in lingua locale (Nippon-koku nella forma classica; Nihon-koku nella parlata comune) deriva dalla lettura giapponese del nome cinese del G., Jih Pen Kuo («il paese dell’origine del sole»).
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Nelle foto la raffigurazione del Giappone nella bellissima mappa di Urbano Monte verso la fine del Cinquecento (1587). Sorprende anche il vessillo di re Filippo II di Spagna con la croce rossa, ma ancora di più la rappresentazione del re di Polonia riferito alla Terra del fuoco. Qualche altro mistero cancellato nel tempo?

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IL MAPPAMONDO DI BATTISTA AGNESE IGNORA VESPUCCI

mappamondo Battista Agnese 1500 1564

 

Un mappamondo del genovese Battista Agnese (1500-1564), che si può considerare coevo alla “scoperta”. Non vi figura in nome America, inoltre nella parte meridionale del nuovo continente una scritta avverte “terra che scoprì Colombo”. Il geografo fu attivo a Venezia, dove lavorava su incarico di principi, mercanti e ufficiali di alto rango. Fra il 1534 e il 1564 il suo laboratorio produsse almeno 71 atlanti di cartine nautiche considerate di fine artigianato. Le carte solitamente includevano la latitudine, ma non la longitudine, ed erano profusamente decorate.
Nel 1525 preparò la prima carta della Moscovia che era basata su notizie geografiche narrate a Paolo Giovio dall'ambasciatore russo Dmitry Gerasimov. Fra il 1534 e il 1564 il suo laboratorio produsse almeno 71 atlanti di cartine nautiche, di minor valore rispetto alle carte della Scuola Cartografica di Dieppe, ma considerate di fine artigianato. Le carte solitamente includevano la latitudine, ma non la longitudine, ed erano ampiamente decorate.

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UN UOVO DI STRUZZO IL PIÙ ANTICO MAPPAMONDO?

mappamondo antico 1     mappamondo antico 2     mappamondo antico 3     mappamondo antico 4

 

mappamondo antico 5      mappamondo antico 6      mappamondo antico 8      mappamondo antico 9

 

Realizzato nel 1504, il più antico mappamondo è stato realizzato su due semigusci di uovo di struzzo. L'Europa (e l'Italia), il Nord Africa e il Medio Oriente sono rappresentati con meticolosi dettagli. sul mappamondo vi sono 71 nomi. Nel sud est asiatico - poco conosciuto - compare la scritta “Hic sunt dracones”, ossia “qui vi sono i draghi”. Il mappamondo è decorato anche con mostri marini, intrecci di correnti marine e persino con la posizione di un vascello affondato. Il mappamondo risale al 1504 e, molto probabilmente, venne realizzato artigianalmente a Firenze utilizzando la parte inferiore di due uova di struzzo. A poco più di 12 anni dal primo viaggio di Cristoforo Colombo, mostra i dettagli ancora vaghi e poco definiti delle Americhe. I soli tre nomi che si trovano sull’America meridionale sono: “Mondus Novus, terra de Brazil e Terra Sanctae Crucis”. Il mappamondo è stato studiato da un collezionista/ricercatore belga, Stefaan Missinne, utilizzando il carbonio-14, con esami sul tipo d’inchiostro usato, una tomografia del testo sovrascritto e una serie di elementi storici.
Missinne ritiene - ma non ha evidenze storiche sufficienti - che il globo sia collegato al lavoro di Leonardo Da Vinci. Tesi affascinante ma priva di riscontri. La ricerca è stata pubblicata sul giornale “Portolan”, la rivista ufficiale della Washington Map Society. Tuttavia alcuni ricercatori e cartografi hanno accolto la scoperta con un certo scetticismo. Non è noto - infatti - chi fosse il proprietario del mappamondo che nel 2012 lo ha donato in modo anonimo al London Map Fair che ha poi permesso a Missine di studiare l’oggetto. Anche se il guscio risalisse effettivamente al XVI secolo, questo non costituirebbe una garanzia. Non è detto che la mappa sia altrettanto antica. Il primato del più antico globo (contenente le Americhe) sopravvissuto alla storia apparteneva al globo di Hunt-Lenox, di rame, datato tra il 1504 e il 1506. I due globi hanno in comune etichette e contorni dettagliati quasi identici, e Missinne crede che non sia un caso.
L'Erdapfel (mela terrestre) realizzato da Martin Behaim nel 1492 è considerato il primo mappamondo terrestre giunto fino ai nostri giorni. Si tratta di un globo di lino laminato in due metà, rinforzato con legno e ricoperto con un mappa dipinta da Georg Glockendon. Le Americhe non sono incluse perché Colombo tornò nel Vecchio Mondo soltanto nel marzo 1493.  Immaginate un mappamondo ammaccato e mezzo sgonfio: è molto diverso dall'idea di Terra liscia – e al limite un po' schiacciata ai poli – a cui siamo abituati, eppure sarebbe una rappresentazione più realistica del nostro pianeta. Non solo infatti canyon e montagne creano delle "rughe" sulla sua superficie, ma persino i mari hanno zone concave e altre più sopraelevate. E in più c'è la forza del campo gravitazionale che è differente da zona a zona. Nell’ ultima immagine che raccoglie migliaia di osservazioni satellitari, la Terra appare deformata da rilievi e depressioni marine e (nei colori) dalle differenze del campo gravitazionale che è minore della media nelle zone blu e verdi; è maggiore della media in quelle viola e rosse; è nella media nelle zone gialle.

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IL BELLISSIMO E GIGANTESCO PLANISFERO DI URBANO MONTI (1587-1590)

Urbano Monti mappa completa     Urbano Monti ritratto      Urbano Monti mappa Giappone

 

DIGITALIZZATO IL PLANISFERO DEL XVI SECOLO DI URBANO MONTI

Urbano Monti (o Monte) fu un geografo e cartografo milanese vissuto tra la metà del XVI e l’inizio del XVII secolo. Al tempo la cartografia stava facendo passi da gigante grazie alle grandi esplorazioni oceaniche e all’incrocio della geografia di ispirazione classica, spesso infarcita di miti, leggende e grandi imprecisioni sui profili dei continenti, e le informazioni topografiche dei portolani, accurate mappe delle coste utilizzate per la navigazione.
Urbano Monti viene ricordato per la pubblicazione tra il 1587 e il 1590 (all’interno dell’opera Trattato universale. Descrittione et sito de tutta la Terra sin qui conosciuta) di uno dei planisferi più conosciuti e dettagliati dell’epoca, ben 60 pagine di raffigurazioni in cui appare per la prima volta l’intero pianeta a colori completo di informazioni scientifiche come climi regionali e lunghezza di giorno e notte.

Leggi il testo completo su: http://www.vitantica.net/2018/01/31/planisfero-xvi-secolo-urbano-monte/

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CHI FU IL PRIMO? GIRA GIRA SONO FORSE I CINESI

fu sang       china olmec        fu sang zatta

 

Xu Fu        Xu Fu expedition s for the elixir of life

 

Molte leggende cinesi parlano di Fusang una terra misteriosa posta ad est, posizionata in vari luoghi dell’America. Xu Fu il mago di corte della della dinastia cinese Qin ad essere inviato due volte dall’imperatore Qin Shi Huang verso i mari orientali alla ricerca dell'elisir di lunga vita. Come gli spagnoli cercheranno la fonte dell’eterna giovinezza sempre in America. I viaggi dello stregone avvennero addirittura tra il 219 ed il 210 a.C. Pare che la flotta fosse composta da 60 brigantini 5000 membri di equipaggio, 3000 ragazzi e ragazze, e artigiani di ogni tipo. Imbarcatosi in una seconda missione nel 210 a.C. lo stregone non fece più ritorno. L’ipotesi americana venne poi ripresa verso la fine del 1700 da alcune mappe francesi, che localizzavano la Fousang de Chinois, una colonia del celeste impero, sulla costa occidentale dell’America, a 8000 chilometri circa ad est della Cina.
Non a caso Pier Paolo Toscanelli, incoraggiando Colombo all’impresa, aggiunge di avere avuto informazioni ricche e dettagliate «da uomini eminenti venuti da quella terra (la Cina n.d.r.) fino alla corte papale, che parlano con grande autorità di queste questioni.» Ultimi lampi di una grande civiltà, che finì per chiudersi in se stessa, cancellando il passato.

Nelle foto alcune mappe, maschere di giada mesoamericane con sembianze indubbiamente asiatiche e sotto il mago Xu Fu ed una giunca cinese. Vedere anche a Curiosità altri elementi della presenza cinese in America in epoca precolombiana.

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NELLA MAPPA DI MACROBIO GIÀ PRESENTI GLI ANTIPODI COME TERRA INCOGNITA

Ambrogio Teodosio Macrobio globo       Ambrogio Teodosio Macrobio      mappa terra piatta

 

Ambrogio Teodosio Macrobio è vissuto nel V secolo d.C.

Inter Platonis et Ciceronis libros, quos de re publica uterque constituit,
Eustachi fili, vitae mihi dulcedo pariter et gloria,
hoc interesse prima fronte perspeximus
quod ille rem publicam ordinavit, hic retulit

(dal Commentarium in Somnium Scipionis, sectio I)

Rilevante personalità del mondo tardo-antico, apprezzato in particolare nel corso del Medioevo, epoca nella quale le sue opere furono copiate ed utilizzate da molti scrittori ed uomini di cultura nelle loro citazioni, Macrobio condivide, con altri insigni personaggi di quel periodo, la sfortunata circostanza per cui intorno al suo profilo biografico ed intellettuale non sono state tramandate indicazioni certe.
Ambrogio Macrobio, impegnato studioso di filosofia e di astronomia, lega il proprio nome alla stesura di molti scritti eruditi e si segnalò per lo spiccato interesse nei confronti degli studi di astronomia a partire dalla stesura di un Commentarium (Commento) al Somnium Scipionis, il celebre testo, riportato da Cicerone nel suo trattato De re publica, opera filosofica articolata in sei libri e dedicata alla delineazione della forma di governo ideale per Roma. Il viaggio tra le stelle, di cui l’Africano è l’impareggiabile guida, offre l’occasione al commentatore Macrobio di indulgere sull’architettura dell’Universo, mostrandosi incline ad una spiegazione di tipo geocentrico della struttura del cosmo. Un’opera, come si può intuire, di fondamentale importanza quale sintesi dei contenuti scientifici, cosmologici, religiosi ed etici propri della corrente filosofica neoplatonica: un’operazione nella quale si distinse pure un altro autore di spicco del tempo, Marziano Capella, a cui si deve la stesura del De nuptiis Philologiae et Mercurii.

Da ARCKART

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Nella terra sferica di Macrobio gli antipodi erano previsti e reali. Considerati come terra “incognita sconosciuta da noi”. Da notare inoltre che Macrobio commentò il “Sogno di Scipione” di Cicerone, dove l’altro mondo viene perfettamente descritto. A dimostrazione che gli antichi avevano nozioni precise sul quarto continente, che potrebbero essersi perdute nel tempo per riaffiorare con l’Umanesimo, nonostante il lungo tentativo di occultamento da parte della Chiesa e nonostante la leggenda metropolitana della terra piatta (vedi l’illustrazione a destra).

Ruggero Marino firma

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IL GLOBO PIÙ ANTICO ESISTENTE È DI MARTIN BEHAIM

Martin Behaim mappamondo legno     Martin Behaim Martinus de Boemia     Martin Behaim mondo

 

Losmografo tedesco (Norimberga 1459 - Lisbona 1506) godette ai suoi tempi una fama assai superiore ai propri meriti per aver costruito un globo secondo le conoscenze geografiche anteriori ai viaggi di Colombo. Tale globo, da lui chiamato "Erdapfel", e terminato nel 1492, l'anno della scoperta dell'America, è comunque uno dei primi globi terrestri moderni, ed è attualmente il più antico globo terrestre esistente.
Behaim apparteneva alla classe dei commercianti di una fiorente città nel sud della Germania, Norimberga. Alcuni sostengono che fosse di origine nobile. Ha sfruttato le opportunità offertegli dal suo ceto sociale per viaggiare, sebbene, secondo Ravenstein e Stevenson, sia poco probabile che abbia avuto quella rinomanza come esploratore delle coste africane con la quale certi suoi biografi hanno tentato di insignirlo, né sembra che abbia avuto titolo per far parte della cerchia degli uomini più rinomati, famosi nella sua epoca per la loro conoscenza astronomica e nautica. I suoi studi riguardarono soprattutto il problema della misura della latitudine in mare (la difficoltà che si incontrava nella determinazione della altezza massima del sole a mezzogiorno a causa del beccheggio della nave); sembra inoltre avere messo a punto un astrolabio in rame più preciso di quelli allora esistenti in legno. Si attribuisce a Behaim il merito di avere introdotto l'astrolabio nei sistemi di navigazione portoghesi, ma è ormai provato che sistemi per la determinazione delle latitudini a mezzo della misurazione dell'altezza del sole erano già utilizzati da decenni. Anche l'ipotesi che Behaim possa avere introdotto il "metereoscopio", strumento inventato dal Regiomontano, si può respingere come improbabile.
È indubbio che, grazie ai suoi studi di matematica, d'astronomia (diceva di essere stato discepolo del Regiomontano) e di navigazione, ma soprattutto per ragioni commerciali, sia approdato in Portogallo, dove, poco dopo il suo arrivo, probabilmente nell'anno 1484, è stato onorato dal Re Giovanni con un riconoscimento come membro dei matematici [un concilio nautico o matematico]. Era onorato dal re, presumibilmente per i suoi servizi di consigliere per le spedizioni marittime, e per alcuni anni ebbe la sua residenza sull'isola di Fayal nelle isole Azzorre avendo sposato in Portogallo Juana de Macedo, figlia di Jobot de Hurder, donatario delle isole di Fayal e Pico, nell'arcipelago delle Azzorre. Comunque è certo che Behaim giunse in Portogallo e fece più volte visita a Giovanni II nel 1484. Il monarca portoghese lo ricevette con affabilità, servendosi come intermediario di Valentin Fernandez, il traduttore del Milione di Marco Polo.
Durante i suoi primi anni in Portogallo, è stato collegato a una o più spedizioni lungo la costa dell'Africa, in particolare alla spedizione di d'Aveiro del 1484 che, decimata dalle malattie, invertì la rotta nel 1486 senza avere oltrepassato il Congo (18° parallelo).
Il nome di Martin Behaim è legato da un tenue filo alla biografia di Colombo, perché un cronista del XVII secolo, Antonio de Herrera, ha cercato di sostenere un rapporto tra i due. Herrera parla di Behaim nella Description de las Indias occidentales, opera preliminare alle sue Décadas: Cristoforo Colombo, seguendo i consigli di Martin de Bohemia, portoghese, originario dell'isola di Fayal, astrologo famoso e giurista, nonché di altri che ebbero rapporti con lui, diede inizio alla scoperta di quella che oggi si enumera come quarta parte del mondo.
Behaim, in effetti, risiedette in Portogallo alcuni mesi, quando vi si trovava Colombo e quindi ebbero dunque la possibilità di conoscersi. Si tratta tuttavia soltanto di una supposizione, anche se creduta senza titubanza da autori seri come Altolaguirre.
Una scritta sul suo globo, presso le isole Azzorre, ci ricorda la data della sua morte: 29 luglio 1506, lo stesso anno della morte di Cristoforo Colombo.

IL COSMOGRAFO TEDESCO IN UN’ILLUSTRAZIONE DELL’EPOCA RITRATTO INSIEME ALLA MOGLIE

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NEL PLANISFERO DI CAVERI LA PRESCOPERTA DI CRISTOFORO COLOMBO

Planisfero di Caveri DOC            carte nautiche Albino De Canepa

 

Il planisfero del genovese Nicolò Caveri scoperto dal Gallois nel 1890, venne presentato nel IV° centenario della scoperta dell’America, 1892, come opera di Nicolay de Canerio januensis. Il merito di aver ristabilito l’esatta lettura del nome Caverio spetta a Paolo Revelli, che nel 1947 annunciò nella sua opera “Un cartografo, pp. 449 ss.” di aver riconosciuto nel cartografo un amico e collaboratore di Colombo.
La maggior parte degli studiosi propende a collocare il planisfero al 1502-1504. Non si conosce la data di nascita del cartografo genovese, ma si hanno buoni motivi di credere che sia nato verso la seconda metà del sec. XV a Quinto.
Risulta dalla testimonianza del notaio Gallo, che egli ebbe tra le mani una lettera-relazione di Colombo sul secondo viaggio (quindi in quell’occasione Colombo avrebbe già toccato il continente) e una sua carta geografica, che probabilmente servì da modello a quella del Caverio, conservata attualmente a Parigi negli Archivi della Biblioteque Nationale, Cartes et Plans. Nella carta geografica sono evidentemente confluiti dati, notizie e misurazioni compiuti da Colombo in occasione dei suoi primi viaggi di scoperta e di esplorazione. La mappa anticipa quella di Waaldsemuller, che darà il nome America, da Amerigo Vespucci, alle terre ritrovate. Scippando i meriti e il primato di Colombo.

Planisfero di Nicolò Caveri, cartografo genovese, attribuito agli anni 1502-1504. In basso a sinistra della carta si legge la dicitura “opus Nicolay de Caverio ianuensis”. A destra un’altra mappa di Caveri.

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LA MAPPA DI CANTINO CHE PRECEDE QUELLA CON IL NOME AMERICA DI WALDSEEMÜLLER

Planisfero di Cantino 1502 North America      Planisfero di Cantino 1502       Planisfero di Cantino 1502 Florida

 

Planisfero di Cantino 1502 westPlanisfero di Cantino (o Mappa del mondo di Cantino) è una mappa che mostra le conoscenze geografiche dell'Impero portoghese all'inizio del XVI secolo. Si tratta del più antico planisfero portoghese sopravvissuto. Misura 220 x 105 cm. Il planisfero prende il nome da Alberto Cantino, un agente del Duca di Ferrara, che contrabbandò dal Portogallo all'Italia nel 1502. La mappa ritrae la costa brasiliana, scoperta nel 1500 dall'esploratore portoghese Pedro Álvares Cabral, e mostra la costa africana dell'oceano Atlantico e indiano con grande accuratezza e dettaglio.
È stata definita "la mappa più importante della storia della cartografia portoghese, e anche del mondo".
Sul retro della mappa vi è un'iscrizione che dice: Carta de navigar per le Isole nouam trovate in le parte de India: dono Alberto Cantino al S. Duca Hercole.
Poco dopo il suo arrivo in Italia, le informazioni presenti sulla mappa furono ricopiate nella mappa di Canerio, che a sua volta servì da base per la rappresentazione dell'America nella carta Universalis cosmographia di Martin Waldseemüller.
Si tratta di uno dei primi casi in cui l'America è rappresentata come un territorio a sé stante. Nella parte più a sinistra vi è una penisola con un fiume chiamato il Rio de las Almadias, che è stato suggerito essere il fiume St. Johns in Florida[6], sebbene la Florida non sia stata ufficialmente scoperta prima del 1513. Altri hanno suggerito che la penisola rappresenti parte della Cina, Cuba, oppure lo Yucatan.
Terranova, visitata nel 1500 e 1501 da Gaspar Corte-Real e dal fratello Miguel, è rappresentata leggermente a est rispetto alla sua collocazione effettiva, in modo da risultare ad est della linea di Tordesillas, ed è chiamata "terra del re del Portogallo". È rappresentata anche la Groenlandia, presumibilmente sulla base della missione di Lavrador e Barcelos.
AL tempo della realizzazione della mappa, le informazioni disponibili sul Brasile si limitavano a quelle date dalla spedizione di Cabral del 1500, che aveva esplorato solo una porzione relativamente piccola della costa rappresentata, dalla bandiera vicino alla scritta Vera Cruz al lato settentrionale della baía de Todos-os-Santos. Si suppone che il Brasile abbia raggiunto la sua forma attuale nella mappa in tre fasi distinte: in origine, è stata tracciata una linea di costa che va da Golfo fremosso vesro sud-est fino a Cabo Sam Jorge, e da lì a sud sino a Porto Seguro; successivamente, è stata incollata una striscia di pergamena fra il Rio de sã franc° e il Golfo fremosso, che sarebbe stata basata sulle informazioni portate da João da Nova, di ritorno a Lisbona nel settembre 1502 (da Nova scoprì anche l'isola di Ascensione, anch'essa riportata sulla mappa. In una terza fase sarebbe stata rimossa un'isola denominata quaresma, e aggiunti alcuni toponimi in corsivo.

Nelle foto in alto a sinistra della mappa di Cantino si vedono le isole dei Caraibi e la costa del Nord America, al centro l’intera mappa, a destra una penisola interpretata come la Florida.

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I QUATTRO CONTINENTI DI CRATETE DI MALLO (II sec. A. C.)

Cratete Terrestrial Sphere           Cratete

 

Enciclopedia Italiana (1931)
di Gino Funaioli

CRATETE di Mallo (Κράτης ὁ Μαλλώτης, Crates Mallütes). - Di poco maggiore d'età ad Aristarco di Samotracia, emerge con lui e per più rispetti, di fronte a lui, tra i dotti della prima metà del sec. II a. C., fiorendo egli sotto Eumene II (197-159 a. C.), il creatore della biblioteca di Pergamo, come l'altro sotto Tolomeo Filometore (181-147 a. C.). E a Pergamo, C. capeggiò l'indirizzo culturale che è legato al nome della città e che dall'alessandrino si contraddistingue per una più larga visione di cose, filosofica, antiquaria, archeologica, ma anche per una poco felice applicazione di principî. In contrasto ad Aristarco C. posponeva la γραμματική alla κριτική, il che vuol dire l'esegesi degli autori fondamentalmente concepita come intelligenza verbale all'approfondimento filosofico, logico-storico, della grammatica, alla valutazione degli stili e dei varî caratteri che si rivelino nei prodotti letterarî, allo studio della materia ivi contenuta (Sext. Emp., Adv. gramm., 248-79). C. è tutto orientato verso lo stoicismo. Sostenevano gli stoici che nella parola non c'è rispondenza fra concetto e forma, che tutto nella lingua si deve al capriccio dell'uso; ed egli a partire di costì, e andando innanzi, attaccò l'analogia nel particolare senso in cui già Aristofane di Bisanzio e poi Aristarco sostanzialmente l'intendevano, non nel senso generico di razionalità del linguaggio, ma di regolarità di flessione, e su questo terreno alla ἀναλογιά oppose l'ανωμαλία, l'inaequalitas declinationum consuetudinem sequens (Gell., II, 25,3). E con gli stoici egli amalgamò sicuramente grammatica e retorica, comprendendo nell'arte grammaticale, oltre che gli elementi del linguaggio e le parti del discorso, anche i vitia e le virtutes orationis, o la purità e l'eleganza del dire, un capitolo in Alessandria estraneo alla τέχνη e trattato a sé con criterî fondamentalmente diversi: per gli stoici, e quindi per C., norma del parlare è l'uso, per gli Alessandrini la regola. Né meno si fa sentire l'azione dello stoicismo in C. esegeta.
Commentarî ebbero forse da lui Esiodo, Euripide e Aristofane, sebbene per nessuno di loro risulti con assoluta sicurezza e vi sia, almeno per più casi, la possibilità che allusioni a codesti poeti derivino dai lavori omerici. Dei quali saranno da tenere distinti i Διορϑωτικά, probabilmente un commento accompagnato dal testo critico, dagli ‛Ομμηρικά, una trattazione, si direbbe, di carattere geografico. In Omero, che appunto costituì il supremo interesse di C., non altrimenti che di Aristarco, balzano vive agli occhi le differenze delle vedute e dei metodi loro. C. mira a intendere storicamente il suo poeta, dove Aristarco lo considera a sé e per sé; male però lo conduce allo scopo il mezzo di cui si serve, che è l'esegesi allegorica. Nata essa già nel secolo VI e accolta poi dai cinici e dagli stoici, diviene ora strumento in mano d'un letterato filosoficamente colto, e fra letterati rimarrà quindi per i secoli nel mondo ellenistico e romano a dischiudere i profondi segreti della poesia. E ancora sotto l'impulso delle dottrine stoiche C. non cerca in Omero il bello e il dilettevole, bensì l'utile; la teologia morale e la scienza, l'elemento didattico. In armonia alla Stoa il globo terrestre d'Omero è per lui a forma sferica, l'immagine di che è lo scudo d'Achille. La corrente oceanica passa per la zona torrida e di là si spinge verso ognuno dei due poli a circondare la terra. Le peregrinazioni d'Ulisse sono trasferite dal Mediterraneo all'Oceano Atlantico, onde una controversia speciale con Aristarco (Gell., XIV, 6,3). E Omero avrebbe conosciuto le notti polari: di qui il buio del Tartaro, che C. sotto l'influsso stoico identifica con la zona artica, e la lezione Κερβερίων che poneva in luogo di Κιμμερίων nella Nekyia (Od., XI, 14). Così C. ci si presenta con una sua singolare fisionomia; e nonostante tutto, con l'originalità delle sue idee, accoppiata al buon diritto di certe posizioni teoriche, si capisce come egli creasse una scuola, se pur tale da non gareggiare con l'aristarchea. All'insegnamento diretto di C. che si esplicò per qualche tempo in Roma probabilmente intorno al 169 a. C. (Suet., De gramm., 2) e insieme, certo, all'autorità che Panezio, un allievo di C., godé nel circolo di Scipione l'Emiliano, si deve il prevalere della tendenza stoico-pergamena nella nascente filologia romana.

Bibl.: I frammenti presso C. Wachsmuth, De C. Mallota, Lipsia 1860; id., in Rheinisches Museum, XLVI (1888), p. 552 segg.; E. Maass, Aratea, Berlino 1892, p. 165 segg.; Helck, De C. Mall. studiis criticis quae ad Iliadem spectant, Lipsia 1905; id., ad Odysseam, Dresda 1914; C. Reinhardt, De Graecorum theologia, Berlino 1910, p. 59 segg. In genere, W. Kroll, in Pauly-Wissowa, Real-Encycl., XI, col. 1634 segg.; J.E. Sandys, History of Classical Scholarship, I, Cambridge 1921, p. 156 segg.; K. Barwik, Reminius Palaemon, Lipsia 1922, pp. 180 segg., 216 segg., 256 segg.

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AL IDRISI E (XII SECOLO) E GLI UOMINI DALLA PELLE ROSSA OLTRE L’ATLANTICO

mappa Al Idrisi       mappa oceano Indiano       mappa Al Idrisi sottosopra

 

Abū ‘Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Sabti detto anche Idrīsī, Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris, Hedrisi o al-Idrīsī (in arabo: أبو عبد الله محمد بن محمد ابن عبد الله بن إدريس الصقلي‎; in latino Dreses; Ceuta [1], 1099 circa – Sicilia, 1165) è stato un geografo e viaggiatore arabo.
Fu invitato dal re Ruggero II di Sicilia a Palermo, dove realizzò una raccolta di carte geografiche note con il titolo Il libro di Ruggero. Dopo aver viaggiato per tutti i paesi del mar Mediterraneo, si stabilì a Palermo presso la corte normanna di re Ruggero II, intorno al 1145.

Biografia
statua di Al Idrisi baluardo di Mallorquines CeutaAl-Idrisi nacque nella nobile famiglia maghrebina dei Hammudidi, che sosteneva di discendere dagli Idrisidi, la prima dinastia musulmana che governò autonomamente il Maghreb al-Aqsa (Marocco), a loro volta, gli Idrisidi, sostenevano di discendere dal profeta Maometto.
Al-Idrisi nacque nella Ceuta almoravide, dove il suo bisnonno era stato costretto a stabilirsi dopo che in al-Andalus (Spagna islamica) gli Hammudidi vennero sconfitti dagli Ziridi, che presero il controllo di Malaga. Trascorse buona parte della sua vita viaggiando tra il Nordafrica e al-Andalus, acquisendo informazioni dettagliate su entrambe le regioni. Visitò l'Anatolia all'età di 16 anni. I suoi viaggi lo portarono in molte parti d'Europa, tra cui la Grecia, Creta, Rodi, il Portogallo, i Pirenei, la costa atlantica francese, l'Ungheria, e York, in Inghilterra, stabilendosi a Palermo attorno al 1145, alla corte di Ruggero II di Sicilia.
Morì in Sicilia o forse a Ceuta nel 1165 circa, le fasi finali della sua vita non sembrano essere del tutto chiare, secondo Francesco Giunta infatti, Idrisi sarebbe fuggito dalla Sicilia dopo i pogrom anti-musulmani del 1160.
Nel 1154 al-Idrisi realizzò un planisfero per Ruggero II di Sicilia, detto Tabula Rogeriana, che è una delle più avanzate mappe del mondo medioevale. L'originale era inciso su una lastra d'argento, andata perduta perché fusa dopo esser stato predata in occasione d'una sommossa contro il sovrano normanno Guglielmo I di Sicilia nel marzo 1161.
Oltre alle mappe, al-Idrisi compilò un compendio di informazioni geografiche con il titolo Kitab nuzhat al-mushtaq fi'khtiraq al-'afaq; traslitterato in "Il libro di piacevoli viaggi in terre lontane" e noto con il nome de "il Libro di Ruggero".
Al planisfero quindi s'accompagnava un famoso libro di geografia, Liber ad eorum delectationem qui terras peregrare studeant (Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo, Kitāb nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq), chiamato il libro di Ruggero (Kitāb Rugiār o Kitāb Rugiārī), finito verso il 1154, edito in 9 tomi in Italia dall'Istituto Universitario Orientale di Napoli e l'IsMEO di Roma fra il 1970 e il 1984.
tabula rogeriana north downL'opera, che è un'eccezionale testimonianza della cultura geografica del XII secolo, mostra come le conoscenze geografiche d'Idrīsī travalicassero di gran lunga quelle dell'epoca e contiene tutte le informazioni raccolte nel corso dei suoi viaggi attraverso il Mediterraneo, nonché i resoconti di vari viaggiatori siciliani. Di lui ci resta anche un'opera farmacologica, De omnibus herbis.
Il testo geografico di al-Idrisi viene spesso citato dai sostenitori delle teorie dei contatti pre-colombiani con l'America. In questo testo, al-Idrisi avrebbe scritto sull'oceano Atlantico:
« Il comandante degli Almoravidi Ali ibn Yusuf ibn Tashfin ha mandato il suo ammiraglio Ahmad ibn Umar, meglio conosciuto con il nome di Raqsh al-Auzz, ad attaccare una certa isola nell'Atlantico, ma morì prima di farlo. [...] Non si sa ciò che esiste al di là di questo oceano di nebbie. Nessuno lo conosce bene, perché è molto difficile attraversarlo. La sua atmosfera è nebbiosa, le sue onde sono molto forti, i suoi pericoli temibili, le sue bestie sono terribili, ed i suoi venti creano continue tempeste. Ci sono molte isole, alcune delle quali sono abitate, altre sono sommerse. [...] Ed è dalla città di Lisbona che gli avventurieri conosciuti con il nome di Mughamarin [avventurieri], penetrarono il mare di nebbie perché volevano sapere cosa contenesse e dove finiva. [...] Dopo aver navigato per dodici giorni arrivarono in un'isola che sembrava essere abitata, e c'erano campi coltivati. Hanno navigato in modo da vedere cosa contenesse. Ma presto le loro navi vennero circondate e vennero fatti prigionieri, e trasportati in un misero villaggio situato nella costa. I navigatori hanno visto lì le persone con la pelle rossa; non avevano molti peli sul loro corpo, i capelli del loro capo erano dritti, ed erano di statura alta. Le loro donne erano di una bellezza straordinaria. »

(Mohammed Hamidullah (Winter 1968). "Muslim Discovery of America before Columbus", Journal of the Muslim Students' Association of the United States and Canada 4 (2): 7–9).

Nelle foto da sinistra mappa di al idrisi, l’oceano indiano e ancora la mappa con la terra circumnavigabile.

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LE TANTE TRACCE PREISTORICHE DEL POPOLAMENTO DELLE AMERICHE

emisfero americano rotte migratorie 

 

22 maggio 2016

Le presunte rotte seguite dai colonizzatori

Nelle sepolture dei nativi americani sono stati rinvenuti soggetti con tratti decisamente arcaici, il che indica una migrazione molto più antica dei nativi incontrati dai conquistadores. Non a caso le tracce più datate di presenza umana in America del Nord, rinvenute in South Carolina, presso il fiume Savannah, sono carboni di un focolare che risalgono a 50 mila anni fa, ben prima dell'arrivo degli amerindi, giunti nel continente attraverso la Beringia solo alla fine dell'era glaciale, intorno a 15 mila anni fa. Nel Messico centrale, vicino a Puebla, sono emerse impronte umane datate 40 mila anni fa, in Cile a Monte Verde sono state trovate tracce di 33 mila anni fa, mentre a Pedra Furada in Brasile alcuni reperti sembrerebbero risalire a quasi 60 mila anni fa, cosa che ha fatto anche supporre una traversata dall'Africa alle coste sudamericane. Sono state rilevate similitudini genetiche tra i nativi del Nord America e gli antichi cacciatori siberiani arrivati dall'Eurasia inseguendo i mammut. I resti di tipologia pa,leoasiatica diversa dai classici nativi americani, sono riconducibili a uomini simili ai giapponesi preistorici della cultura Jomon. I campioni sono numerosi e di varie epoche, come ad esempio l'Uomo di Kennewick, nello Stato di Washington, datato 9200 anni fa: è affine agli attuali Ainu del Giappone e condivide dei geni con gli abitanti delle isole Chatham, in Polinesia, che a loro volta discendono dai Maori. Le ricerche hanno pure suggerito traversate paleolitiche ad opera di antichi marinai provenienti dalla Cina. Esiste anche la teoria "solutreana", che propone uno sbarco in Nord America dei popoli stanziati intorno a 20 mila anni fa sulle coste atlantiche d'Europa. La proposta, formulata sulla base della similitudine tra le punte di lancia dei popoli solutreani europei e dei Clovis americani, al momento non ha trovato conferme. Era stata annunciata la possibile origine francese di una punta in selce scoperta in Virginia e datata 19-26 mila anni fa, ma al momento non è stata ufficializzata alcuna conclusione. La genetica ha rilevato, inoltre, delle commistioni tra gli aborigeni dell'Australia e della Nuova Guinea con i popoli dell'Amazzonia, lo stesso scheletro messicano della cosiddetta Eva de Naharon apparteneva a una donna di tipo australoide, vissuta 13 mila anni fa. In tema di traversate transoceaniche, sono stati anche registrati arrivi dalla Polinesia su zattere rudimentali, ma efficacissime, in epoche molto antiche.

G.G.

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LO STRANO DESTINO DELLA NASCITA DEL NOME AMERICA

amerik       mappa americhe

 

Esattamente cinquecento anni fa il geografo Martin Waldseemuller disegnava e battezzava la ‘terra incognita’ scoperta a occidente. Salvo poi pentirsene e avviare una querelle che dura ancora oggi. Amerrik era una catena di monti dell’odierno Nicaragua, gli indiani Algonquin chiamavano la loro terra Em-merika, e c’è un Ommerika nella lingua vikinga per definire lontane lande a Nordovest di Washington. Il nome scivola sulla lingua come lo scafo di una caravella sulle acque del Caribe, canta con una gentilezza musicale che soltanto l’italiano sa generare. Lo fa da cinque secoli esatti, dal giorno 25 aprile 1507 quando un cartografo tedesco, Martin Waldseemuller, letteralmente Martino “Il mugnaio del lago nel bosco”, immaginò quel nome e lo stampò per la prima volta su una striscia di terra intravista da Colombo e poi da Vespucci, agli estremi confini occidentali del mondo. E se non sono stati sufficienti cinque secoli per placare le discussioni sulle origini del nome, sull’autenticità delle lettere di Amerigho, o Amerrigo, o Alberigo Vespucci a Piero de’ Medici, per sedare le rivendicazioni di studiosi anticolonialisti, nazionalisti, terzomondisti, revisionisti o soltanto invidiosi fradici, quella “mappa mundi” oggi conservata alla Libreria del Congresso di Washington è ormai definitivamente, irreversibilmente, il certificato di battesimo. Non v’è certezza assoluta, tra ipotesi, tracce, reperti, su chi per primo toccò quelle terre navigando da Est. Ma se non sappiamo chi scoprì l’America, sappiamo chi la inventò: Martino il Mugnaio del Lago nel Bosco. La storia di come quella enorme massa continentale – che copre il trenta per cento di tutte le terre emerse, eppure era rimasta sostanzialmente ignota per quasi diecimila anni a tutti coloro che non ci fossero arrivati a piedi dagli altipiani asiatici, come gli Inuit, gli Iroquesi, gli Anasazi, i Maya, i Toltechi, gli Aztechi – sia stata battezzata con il nome di un fiorentino mandato in Spagna per l’allestimento di navi, è un romanzo che sa di complotti e di segreti e forse di inganni. Una storia “nel nome dell’America” che profuma di conventi, di abbazie, di documenti falsi, di salsedine, di vento, di ambizioni umane, di muffa, e dell’inchiostro spalmato sui blocchi di legno inciso che il “Mugnaio” usò per tirare mille copie della mappa che cambiò per sempre l’anagrafe della Terra. Ma odora soprattutto di quell’elemento impalpabile, immateriale e invisibile che indirizza tanto spesso il viaggio della conoscenza e quindi della storia. Il Caso. Oggi – quando per decidere la toponomastica di un vicoletto insignificante in una qualsiasi cittadina si devono attendere anni, riunire commissioni e consigli comunali, ottenere nullaosta, sentire esperti, mercanteggiare tra fazioni e partiti – ci sembra incredibile che un’enormità storica come battezzare un continente che occupa un terzo delle terre e occuperà poi l’intera storia del mondo possa esser dipeso dall’umore, dal ghiribizzo, dalla decisione casuale di un solo individuo, chiuso nell’abbazia di San Deodato, oggi Saint-Dié-des Vosges, in Lorena. Ma fu esattamente così.

Sito della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea

 

http://mostre.museogalileo.it/waldseemuller/

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PERFETTA LA DEFINIZIONE COLOMBIANA DI INDIE ORIENTALI ED INDIE OCCIDENTALI

mappa Beringia 1       mappa Beringia 2       mappa Beringia 3

 

Perfetta la definizione di Indie orientali ed Indie occidentali secondo la formulazione coniata in seguito ai viaggi di Cristoforo Colomboco. Molto di più del Mondo Nuovo di Amerigo Vespucci, che non a caso quasi nessuno adottò. Mentre correttamente il navigatore lo chiamò “otro”, altro. Perché sapeva benissimo che nuovo non era. Intorno al 1500 il Nord finiva nel mare congelato, nella distesa sterminata dei ghiacci. Lo stretto di Bering era di là da venire. Appena circa ottanta chilometri di mare con una profondità media di 40 metri. Mentre una lingua di terra un tempo univa i due grandi continenti di Asia ed America: la Beringia. Ora presumibilmente mascherata dal grande gelo, che faceva da trait d’union e sotto il quale si poteva benissimo pensare che esistesse ancora. Da qui Indie orientali ed Indie occidentali. Ma c’è di più. Il turco Piri Reis, autore di un’incredibile mappa (vedere gli articoli sull’argomento) e molti marinai testimoni delle imprese dell’ammiraglio affermarono che Cristoforo Colombo era in possesso di una carta antichissima, quasi sicuramente proveniente dalla biblioteca d’Alessandria. Una carta che si trovava ora nella biblioteca vaticana d’Innocenzo VIII. Una carta che vide anche il marinaio spagnolo Pinzon una volta a Roma alla vigilia della partenza nel 1492. Una carta tanto antica da mostrare ancora la Beringia? Da qui Indie orientali ed Indie occidentali. Ma c’è di più. Al tempo di Colombo le Indie erano molteplici, oltre a quelle conosciute ve ne erano altre incognite, che bisognava raggiungere. Così tutto ciò che si trovava ad Oriente, paradiso compreso, veniva comunque classificato sotto la denominazione di Indie. Futuro svelamento delle Americhe compreso. Di qui Indie orientali ed Indie occidentali. Mentre quel mondo non poteva essere “novus”, come per Vespucci. Ma “otro” come per Colombo. Uno perché era sempre esistito, due perché era stato già raggiunto da altri, antichi compresi.

Ruggero Marino firma

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LA MISTERIOSA MAPPA DEL 1513 DELL’AMMIRAGLIO TURCO PIRI REIS

mappapiri      L'ammiraglio Piri Reis    mappa Piri Reis Cipango

Riproduciamo un articolo tratto da Internet sulla famosa e discussa carta dell’ “infedele” Ammiraglio turco Piri Reis. Lasciando la responsabilità delle considerazioni espresse agli autori dell’articolo ci limitiamo a segnalare che la fonte più importante della sua carta, per ammissione dello stesso Piri Reis, era costituita da una mappa o un libro dell’infedele Cristoforo Colombo il quale aveva un codice che risaliva alla biblioteca di Alessandria! Forse, aggiungiamo noi, un testo ebraico. Ma il dato più clamoroso del documento è costituito dal fatto che Piri Reis afferma che il grande “astronomo genovese” raggiunse la coste di Antilia nell’890 dell’egira. Altri sostengono che si deve leggere 896. Nell’un caso e nell’altro si tratterebbe del 1485 o del 1490-91, cioè sempre prima della scoperta ufficiale del 1492. In pieno pontificato di Innocenzo VIII, Giovanni battista Cybo, come attesta la lapide in san Pietro sullo tomba del pontefice. E come dal 1990 andiamo sostenendo.

Ruggero Marino firma

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GLI STUDI DI ROLANDO BERRETTA SULLE ANTICHE MAPPE

Rolando Beretta studi mappe 10     Rolando Beretta studi mappe 11

 

Pubblichiamo gli studi compiuti sulle antiche carte da Rolando Berretta. Per noi, sinceramente i saggi ricevuti risultano troppo complicati, ma conoscendo per esperienza la serietà con cui i militari affrontano simili indagini, del tutto aliene dalla volontà di creare solo rumore, le offriamo ai nostri lettori e soprattutto a quanti si occupano di cartografia. Gli interventi di Beretta sono tre e verranno pubblicati in successione sul sito.

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Di Rolando Berretta

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L'AMERICA NELLA MAPPA CINESE DEL 1418

Una mappa cinese del 1763 apparsa di recente, probabilmente copiata da un originale del 1418.
Raffigura l’intero planisfero in un periodo in cui l’Europa era molto lontana dallo “scoprire” l’America e l’Australia.
Furono davvero i dragoni cinesi i primi a esplorare il mondo?
In questo esclusivo reportage scopriamo uno dei reperti più importanti apparsi negli ultimi anni.

mappacinese1418

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