Genocidio non genocidio? Confesso che mi sembra che si sfogli la margherita come m’ama non m’ama? Le parole è vero sono importanti, ma quando c’è di mezzo la carne e il sangue che scorrono a fiumi, quando si costringono gli esseri umani a morire di fame, quando si colpiscono ospedali, scuole, volontari, giornalisti, persone in cerca di cibo e persone di cuore che cercano di distribuirlo … se non è genocidio bisognerebbe coniare un termine nuovo.
Come per la carneficina del 7 ottobre. Perché ci troviamo di fronte ad un’esasperazione della disumanità su un fronte e sull’altro. Dove in primo piano non è la guerra come la conoscevamo o gli scontri fra soldati, ma il massacro premeditato degli innocenti. Non è sulle parole che ci si deve intestardire nei distinguo o nella ricerca del capello nell’uovo. Quanto unirsi nella condanna. Perché non ci sono più né buoni né cattivi su ambedue i fronti. Ma solo assassini. Ora, anche se dannatamente tardi, sul panorama da apocalisse di Gaza e sui massacri, sulla persecuzione degli ostaggi dovrebbe scendere la tela. Ebrei, musulmani e cristiani non possono fare altro, se credono, che pregare perché la pace sia una vera pace.
