UN GRANDISSIMO ARTISTA NON SEMPRE UN GRANDE UOMO

Dario fu. È evidente che è morto un grande. Un grande, grandissimo artista. Un affabulatore e un giullare insuperabile. Ma l’uomo? Un uomo dimezzato. Ora in morte, come è costume in questa Italia, si affannano i peana. Ognuno ricorda un particolare, magnificando la persona, meravigliandosi che si comportasse come un comune mortale. Come se non lo fosse. Eppure nella sua vita, come in quella della sua compagna, le ombre ci sono ed anche pesanti. Mentre il figlio Jacopo rammenta che furono molte le censure (ingiuste) che lo colpirono. Censure che contribuirono, d’altra parte, a farne crescere la “leggenda” e che fecero in parte la sua fortuna. Come l’essersi schierato sempre a sinistra. E oltre la sinistra. Se appena appena fosse stato di destra non so che fine avrebbe fatto il suo percorso artistico. In quel caso gli si sarebbe dato del guitto e solo del guitto, nel senso più spregevole della parola. E il Nobel (non entro nel merito) sarebbe stato salutato come uno scandalo. Molto di più di quanto è avvenuto. Che fosse un grande artista è dimostrato anche dalla sua pittura, dalla creatività, dall’energia, dalla capacità di innovazione mai sopita fino alla morte a 90 anni. Quella innovazione che gli è mancata nel suo percorso politico da ayatollah. Mai una parola di ripensamento, mai un pentimento, anche quando i fatti dimostrarono, di fronte alle morti e agli assassini, di essersi schierato dalla parte sbagliata. Probabilmente la sua mentalità politica era ancorata a quella primigenia della repubblica di Salò, alla quale aveva aderito. Convertendo la camicia nera in quella rossa. Che in Italia agli artisti ha sempre giovato molto in termini non solo di prestigio e di fama, ma anche economici. Riposi in pace accanto alla sua bella moglie. Rimpiango sinceramente il grande artista e il maestro del palcoscenico. Non nella stessa misura l’uomo, soprattutto quello impegnato.

Ruggero Marino firma

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