MAPPE

 

NELLA MAPPA DI MACROBIO GIÀ PRESENTI GLI ANTIPODI COME TERRA INCOGNITA

Ambrogio Teodosio Macrobio globo       Ambrogio Teodosio Macrobio      mappa terra piatta

 

Ambrogio Teodosio Macrobio è vissuto nel V secolo d.C.

Inter Platonis et Ciceronis libros, quos de re publica uterque constituit,
Eustachi fili, vitae mihi dulcedo pariter et gloria,
hoc interesse prima fronte perspeximus
quod ille rem publicam ordinavit, hic retulit

(dal Commentarium in Somnium Scipionis, sectio I)

Rilevante personalità del mondo tardo-antico, apprezzato in particolare nel corso del Medioevo, epoca nella quale le sue opere furono copiate ed utilizzate da molti scrittori ed uomini di cultura nelle loro citazioni, Macrobio condivide, con altri insigni personaggi di quel periodo, la sfortunata circostanza per cui intorno al suo profilo biografico ed intellettuale non sono state tramandate indicazioni certe.
Ambrogio Macrobio, impegnato studioso di filosofia e di astronomia, lega il proprio nome alla stesura di molti scritti eruditi e si segnalò per lo spiccato interesse nei confronti degli studi di astronomia a partire dalla stesura di un Commentarium (Commento) al Somnium Scipionis, il celebre testo, riportato da Cicerone nel suo trattato De re publica, opera filosofica articolata in sei libri e dedicata alla delineazione della forma di governo ideale per Roma. Il viaggio tra le stelle, di cui l’Africano è l’impareggiabile guida, offre l’occasione al commentatore Macrobio di indulgere sull’architettura dell’Universo, mostrandosi incline ad una spiegazione di tipo geocentrico della struttura del cosmo. Un’opera, come si può intuire, di fondamentale importanza quale sintesi dei contenuti scientifici, cosmologici, religiosi ed etici propri della corrente filosofica neoplatonica: un’operazione nella quale si distinse pure un altro autore di spicco del tempo, Marziano Capella, a cui si deve la stesura del De nuptiis Philologiae et Mercurii.

Da ARCKART

-------------------------------------------------------------------------------------------

Nella terra sferica di Macrobio gli antipodi erano previsti e reali. Considerati come terra “incognita sconosciuta da noi”. Da notare inoltre che Macrobio commentò il “Sogno di Scipione” di Cicerone, dove l’altro mondo viene perfettamente descritto. A dimostrazione che gli antichi avevano nozioni precise sul quarto continente, che potrebbero essersi perdute nel tempo per riaffiorare con l’Umanesimo, nonostante il lungo tentativo di occultamento da parte della Chiesa e nonostante la leggenda metropolitana della terra piatta (vedi l’illustrazione a destra).

Ruggero Marino firma

Leggi tutto: NELLA MAPPA DI MACROBIO GIÀ PRESENTI GLI ANTIPODI COME TERRA INCOGNITA

IL GLOBO PIÙ ANTICO ESISTENTE È DI MARTIN BEHAIM

Martin Behaim mappamondo legno     Martin Behaim Martinus de Boemia     Martin Behaim mondo

 

Losmografo tedesco (Norimberga 1459 - Lisbona 1506) godette ai suoi tempi una fama assai superiore ai propri meriti per aver costruito un globo secondo le conoscenze geografiche anteriori ai viaggi di Colombo. Tale globo, da lui chiamato "Erdapfel", e terminato nel 1492, l'anno della scoperta dell'America, è comunque uno dei primi globi terrestri moderni, ed è attualmente il più antico globo terrestre esistente.
Behaim apparteneva alla classe dei commercianti di una fiorente città nel sud della Germania, Norimberga. Alcuni sostengono che fosse di origine nobile. Ha sfruttato le opportunità offertegli dal suo ceto sociale per viaggiare, sebbene, secondo Ravenstein e Stevenson, sia poco probabile che abbia avuto quella rinomanza come esploratore delle coste africane con la quale certi suoi biografi hanno tentato di insignirlo, né sembra che abbia avuto titolo per far parte della cerchia degli uomini più rinomati, famosi nella sua epoca per la loro conoscenza astronomica e nautica. I suoi studi riguardarono soprattutto il problema della misura della latitudine in mare (la difficoltà che si incontrava nella determinazione della altezza massima del sole a mezzogiorno a causa del beccheggio della nave); sembra inoltre avere messo a punto un astrolabio in rame più preciso di quelli allora esistenti in legno. Si attribuisce a Behaim il merito di avere introdotto l'astrolabio nei sistemi di navigazione portoghesi, ma è ormai provato che sistemi per la determinazione delle latitudini a mezzo della misurazione dell'altezza del sole erano già utilizzati da decenni. Anche l'ipotesi che Behaim possa avere introdotto il "metereoscopio", strumento inventato dal Regiomontano, si può respingere come improbabile.
È indubbio che, grazie ai suoi studi di matematica, d'astronomia (diceva di essere stato discepolo del Regiomontano) e di navigazione, ma soprattutto per ragioni commerciali, sia approdato in Portogallo, dove, poco dopo il suo arrivo, probabilmente nell'anno 1484, è stato onorato dal Re Giovanni con un riconoscimento come membro dei matematici [un concilio nautico o matematico]. Era onorato dal re, presumibilmente per i suoi servizi di consigliere per le spedizioni marittime, e per alcuni anni ebbe la sua residenza sull'isola di Fayal nelle isole Azzorre avendo sposato in Portogallo Juana de Macedo, figlia di Jobot de Hurder, donatario delle isole di Fayal e Pico, nell'arcipelago delle Azzorre. Comunque è certo che Behaim giunse in Portogallo e fece più volte visita a Giovanni II nel 1484. Il monarca portoghese lo ricevette con affabilità, servendosi come intermediario di Valentin Fernandez, il traduttore del Milione di Marco Polo.
Durante i suoi primi anni in Portogallo, è stato collegato a una o più spedizioni lungo la costa dell'Africa, in particolare alla spedizione di d'Aveiro del 1484 che, decimata dalle malattie, invertì la rotta nel 1486 senza avere oltrepassato il Congo (18° parallelo).
Il nome di Martin Behaim è legato da un tenue filo alla biografia di Colombo, perché un cronista del XVII secolo, Antonio de Herrera, ha cercato di sostenere un rapporto tra i due. Herrera parla di Behaim nella Description de las Indias occidentales, opera preliminare alle sue Décadas: Cristoforo Colombo, seguendo i consigli di Martin de Bohemia, portoghese, originario dell'isola di Fayal, astrologo famoso e giurista, nonché di altri che ebbero rapporti con lui, diede inizio alla scoperta di quella che oggi si enumera come quarta parte del mondo.
Behaim, in effetti, risiedette in Portogallo alcuni mesi, quando vi si trovava Colombo e quindi ebbero dunque la possibilità di conoscersi. Si tratta tuttavia soltanto di una supposizione, anche se creduta senza titubanza da autori seri come Altolaguirre.
Una scritta sul suo globo, presso le isole Azzorre, ci ricorda la data della sua morte: 29 luglio 1506, lo stesso anno della morte di Cristoforo Colombo.

IL COSMOGRAFO TEDESCO IN UN’ILLUSTRAZIONE DELL’EPOCA RITRATTO INSIEME ALLA MOGLIE

Leggi tutto: IL GLOBO PIÙ ANTICO ESISTENTE È DI MARTIN BEHAIM

LA PRIMA MAPPA IN CUI COMPAIONO LE AMERICHE AL COMPLETO È DI UN ITALIANO

mappa Gastaldi 1556        mappa North America 1566 Paolo Forlani

 

Questa la prima mappa delle Americhe complete in tutta la loro estensione. Ne è autore il nobile piemontese-veneziano Giacomo Gastaldi èd è del 1556. La seconda è di Paolo Forlani ed è del 1566. In questa carta è visibile completato solo il nord America. Ringrazio il Professor Vladimiro Valerio per la segnalazione.

Leggi tutto: LA PRIMA MAPPA IN CUI COMPAIONO LE AMERICHE AL COMPLETO È DI UN ITALIANO

NEL PLANISFERO DI CAVERI LA PRESCOPERTA DI CRISTOFORO COLOMBO

Planisfero di Caveri DOC            carte nautiche Albino De Canepa

 

Il planisfero del genovese Nicolò Caveri scoperto dal Gallois nel 1890, venne presentato nel IV° centenario della scoperta dell’America, 1892, come opera di Nicolay de Canerio januensis. Il merito di aver ristabilito l’esatta lettura del nome Caverio spetta a Paolo Revelli, che nel 1947 annunciò nella sua opera “Un cartografo, pp. 449 ss.” di aver riconosciuto nel cartografo un amico e collaboratore di Colombo.
La maggior parte degli studiosi propende a collocare il planisfero al 1502-1504. Non si conosce la data di nascita del cartografo genovese, ma si hanno buoni motivi di credere che sia nato verso la seconda metà del sec. XV a Quinto.
Risulta dalla testimonianza del notaio Gallo, che egli ebbe tra le mani una lettera-relazione di Colombo sul secondo viaggio (quindi in quell’occasione Colombo avrebbe già toccato il continente) e una sua carta geografica, che probabilmente servì da modello a quella del Caverio, conservata attualmente a Parigi negli Archivi della Biblioteque Nationale, Cartes et Plans. Nella carta geografica sono evidentemente confluiti dati, notizie e misurazioni compiuti da Colombo in occasione dei suoi primi viaggi di scoperta e di esplorazione. La mappa anticipa quella di Waaldsemuller, che darà il nome America, da Amerigo Vespucci, alle terre ritrovate. Scippando i meriti e il primato di Colombo.

Planisfero di Nicolò Caveri, cartografo genovese, attribuito agli anni 1502-1504. In basso a sinistra della carta si legge la dicitura “opus Nicolay de Caverio ianuensis”. A destra un’altra mappa di Caveri.

Leggi tutto: NEL PLANISFERO DI CAVERI LA PRESCOPERTA DI CRISTOFORO COLOMBO

LA MAPPA DI CANTINO CHE PRECEDE QUELLA CON IL NOME AMERICA DI WALDSEEMÜLLER

Planisfero di Cantino 1502 North America      Planisfero di Cantino 1502       Planisfero di Cantino 1502 Florida

 

Planisfero di Cantino 1502 westPlanisfero di Cantino (o Mappa del mondo di Cantino) è una mappa che mostra le conoscenze geografiche dell'Impero portoghese all'inizio del XVI secolo. Si tratta del più antico planisfero portoghese sopravvissuto. Misura 220 x 105 cm. Il planisfero prende il nome da Alberto Cantino, un agente del Duca di Ferrara, che contrabbandò dal Portogallo all'Italia nel 1502. La mappa ritrae la costa brasiliana, scoperta nel 1500 dall'esploratore portoghese Pedro Álvares Cabral, e mostra la costa africana dell'oceano Atlantico e indiano con grande accuratezza e dettaglio.
È stata definita "la mappa più importante della storia della cartografia portoghese, e anche del mondo".
Sul retro della mappa vi è un'iscrizione che dice: Carta de navigar per le Isole nouam trovate in le parte de India: dono Alberto Cantino al S. Duca Hercole.
Poco dopo il suo arrivo in Italia, le informazioni presenti sulla mappa furono ricopiate nella mappa di Canerio, che a sua volta servì da base per la rappresentazione dell'America nella carta Universalis cosmographia di Martin Waldseemüller.
Si tratta di uno dei primi casi in cui l'America è rappresentata come un territorio a sé stante. Nella parte più a sinistra vi è una penisola con un fiume chiamato il Rio de las Almadias, che è stato suggerito essere il fiume St. Johns in Florida[6], sebbene la Florida non sia stata ufficialmente scoperta prima del 1513. Altri hanno suggerito che la penisola rappresenti parte della Cina, Cuba, oppure lo Yucatan.
Terranova, visitata nel 1500 e 1501 da Gaspar Corte-Real e dal fratello Miguel, è rappresentata leggermente a est rispetto alla sua collocazione effettiva, in modo da risultare ad est della linea di Tordesillas, ed è chiamata "terra del re del Portogallo". È rappresentata anche la Groenlandia, presumibilmente sulla base della missione di Lavrador e Barcelos.
AL tempo della realizzazione della mappa, le informazioni disponibili sul Brasile si limitavano a quelle date dalla spedizione di Cabral del 1500, che aveva esplorato solo una porzione relativamente piccola della costa rappresentata, dalla bandiera vicino alla scritta Vera Cruz al lato settentrionale della baía de Todos-os-Santos. Si suppone che il Brasile abbia raggiunto la sua forma attuale nella mappa in tre fasi distinte: in origine, è stata tracciata una linea di costa che va da Golfo fremosso vesro sud-est fino a Cabo Sam Jorge, e da lì a sud sino a Porto Seguro; successivamente, è stata incollata una striscia di pergamena fra il Rio de sã franc° e il Golfo fremosso, che sarebbe stata basata sulle informazioni portate da João da Nova, di ritorno a Lisbona nel settembre 1502 (da Nova scoprì anche l'isola di Ascensione, anch'essa riportata sulla mappa. In una terza fase sarebbe stata rimossa un'isola denominata quaresma, e aggiunti alcuni toponimi in corsivo.

Nelle foto in alto a sinistra della mappa di Cantino si vedono le isole dei Caraibi e la costa del Nord America, al centro l’intera mappa, a destra una penisola interpretata come la Florida.

Leggi tutto: LA MAPPA DI CANTINO CHE PRECEDE QUELLA CON IL NOME AMERICA DI WALDSEEMÜLLER

I QUATTRO CONTINENTI DI CRATETE DI MALLO (II sec. A. C.)

Cratete Terrestrial Sphere           Cratete

 

Enciclopedia Italiana (1931)
di Gino Funaioli

CRATETE di Mallo (Κράτης ὁ Μαλλώτης, Crates Mallütes). - Di poco maggiore d'età ad Aristarco di Samotracia, emerge con lui e per più rispetti, di fronte a lui, tra i dotti della prima metà del sec. II a. C., fiorendo egli sotto Eumene II (197-159 a. C.), il creatore della biblioteca di Pergamo, come l'altro sotto Tolomeo Filometore (181-147 a. C.). E a Pergamo, C. capeggiò l'indirizzo culturale che è legato al nome della città e che dall'alessandrino si contraddistingue per una più larga visione di cose, filosofica, antiquaria, archeologica, ma anche per una poco felice applicazione di principî. In contrasto ad Aristarco C. posponeva la γραμματική alla κριτική, il che vuol dire l'esegesi degli autori fondamentalmente concepita come intelligenza verbale all'approfondimento filosofico, logico-storico, della grammatica, alla valutazione degli stili e dei varî caratteri che si rivelino nei prodotti letterarî, allo studio della materia ivi contenuta (Sext. Emp., Adv. gramm., 248-79). C. è tutto orientato verso lo stoicismo. Sostenevano gli stoici che nella parola non c'è rispondenza fra concetto e forma, che tutto nella lingua si deve al capriccio dell'uso; ed egli a partire di costì, e andando innanzi, attaccò l'analogia nel particolare senso in cui già Aristofane di Bisanzio e poi Aristarco sostanzialmente l'intendevano, non nel senso generico di razionalità del linguaggio, ma di regolarità di flessione, e su questo terreno alla ἀναλογιά oppose l'ανωμαλία, l'inaequalitas declinationum consuetudinem sequens (Gell., II, 25,3). E con gli stoici egli amalgamò sicuramente grammatica e retorica, comprendendo nell'arte grammaticale, oltre che gli elementi del linguaggio e le parti del discorso, anche i vitia e le virtutes orationis, o la purità e l'eleganza del dire, un capitolo in Alessandria estraneo alla τέχνη e trattato a sé con criterî fondamentalmente diversi: per gli stoici, e quindi per C., norma del parlare è l'uso, per gli Alessandrini la regola. Né meno si fa sentire l'azione dello stoicismo in C. esegeta.
Commentarî ebbero forse da lui Esiodo, Euripide e Aristofane, sebbene per nessuno di loro risulti con assoluta sicurezza e vi sia, almeno per più casi, la possibilità che allusioni a codesti poeti derivino dai lavori omerici. Dei quali saranno da tenere distinti i Διορϑωτικά, probabilmente un commento accompagnato dal testo critico, dagli ‛Ομμηρικά, una trattazione, si direbbe, di carattere geografico. In Omero, che appunto costituì il supremo interesse di C., non altrimenti che di Aristarco, balzano vive agli occhi le differenze delle vedute e dei metodi loro. C. mira a intendere storicamente il suo poeta, dove Aristarco lo considera a sé e per sé; male però lo conduce allo scopo il mezzo di cui si serve, che è l'esegesi allegorica. Nata essa già nel secolo VI e accolta poi dai cinici e dagli stoici, diviene ora strumento in mano d'un letterato filosoficamente colto, e fra letterati rimarrà quindi per i secoli nel mondo ellenistico e romano a dischiudere i profondi segreti della poesia. E ancora sotto l'impulso delle dottrine stoiche C. non cerca in Omero il bello e il dilettevole, bensì l'utile; la teologia morale e la scienza, l'elemento didattico. In armonia alla Stoa il globo terrestre d'Omero è per lui a forma sferica, l'immagine di che è lo scudo d'Achille. La corrente oceanica passa per la zona torrida e di là si spinge verso ognuno dei due poli a circondare la terra. Le peregrinazioni d'Ulisse sono trasferite dal Mediterraneo all'Oceano Atlantico, onde una controversia speciale con Aristarco (Gell., XIV, 6,3). E Omero avrebbe conosciuto le notti polari: di qui il buio del Tartaro, che C. sotto l'influsso stoico identifica con la zona artica, e la lezione Κερβερίων che poneva in luogo di Κιμμερίων nella Nekyia (Od., XI, 14). Così C. ci si presenta con una sua singolare fisionomia; e nonostante tutto, con l'originalità delle sue idee, accoppiata al buon diritto di certe posizioni teoriche, si capisce come egli creasse una scuola, se pur tale da non gareggiare con l'aristarchea. All'insegnamento diretto di C. che si esplicò per qualche tempo in Roma probabilmente intorno al 169 a. C. (Suet., De gramm., 2) e insieme, certo, all'autorità che Panezio, un allievo di C., godé nel circolo di Scipione l'Emiliano, si deve il prevalere della tendenza stoico-pergamena nella nascente filologia romana.

Bibl.: I frammenti presso C. Wachsmuth, De C. Mallota, Lipsia 1860; id., in Rheinisches Museum, XLVI (1888), p. 552 segg.; E. Maass, Aratea, Berlino 1892, p. 165 segg.; Helck, De C. Mall. studiis criticis quae ad Iliadem spectant, Lipsia 1905; id., ad Odysseam, Dresda 1914; C. Reinhardt, De Graecorum theologia, Berlino 1910, p. 59 segg. In genere, W. Kroll, in Pauly-Wissowa, Real-Encycl., XI, col. 1634 segg.; J.E. Sandys, History of Classical Scholarship, I, Cambridge 1921, p. 156 segg.; K. Barwik, Reminius Palaemon, Lipsia 1922, pp. 180 segg., 216 segg., 256 segg.

Leggi tutto: I QUATTRO CONTINENTI DI CRATETE DI MALLO (II sec. A. C.)

AL IDRISI E (XII SECOLO) E GLI UOMINI DALLA PELLE ROSSA OLTRE L’ATLANTICO

mappa Al Idrisi       mappa oceano Indiano       mappa Al Idrisi sottosopra

 

Abū ‘Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Sabti detto anche Idrīsī, Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris, Hedrisi o al-Idrīsī (in arabo: أبو عبد الله محمد بن محمد ابن عبد الله بن إدريس الصقلي‎; in latino Dreses; Ceuta [1], 1099 circa – Sicilia, 1165) è stato un geografo e viaggiatore arabo.
Fu invitato dal re Ruggero II di Sicilia a Palermo, dove realizzò una raccolta di carte geografiche note con il titolo Il libro di Ruggero. Dopo aver viaggiato per tutti i paesi del mar Mediterraneo, si stabilì a Palermo presso la corte normanna di re Ruggero II, intorno al 1145.

Biografia
statua di Al Idrisi baluardo di Mallorquines CeutaAl-Idrisi nacque nella nobile famiglia maghrebina dei Hammudidi, che sosteneva di discendere dagli Idrisidi, la prima dinastia musulmana che governò autonomamente il Maghreb al-Aqsa (Marocco), a loro volta, gli Idrisidi, sostenevano di discendere dal profeta Maometto.
Al-Idrisi nacque nella Ceuta almoravide, dove il suo bisnonno era stato costretto a stabilirsi dopo che in al-Andalus (Spagna islamica) gli Hammudidi vennero sconfitti dagli Ziridi, che presero il controllo di Malaga. Trascorse buona parte della sua vita viaggiando tra il Nordafrica e al-Andalus, acquisendo informazioni dettagliate su entrambe le regioni. Visitò l'Anatolia all'età di 16 anni. I suoi viaggi lo portarono in molte parti d'Europa, tra cui la Grecia, Creta, Rodi, il Portogallo, i Pirenei, la costa atlantica francese, l'Ungheria, e York, in Inghilterra, stabilendosi a Palermo attorno al 1145, alla corte di Ruggero II di Sicilia.
Morì in Sicilia o forse a Ceuta nel 1165 circa, le fasi finali della sua vita non sembrano essere del tutto chiare, secondo Francesco Giunta infatti, Idrisi sarebbe fuggito dalla Sicilia dopo i pogrom anti-musulmani del 1160.
Nel 1154 al-Idrisi realizzò un planisfero per Ruggero II di Sicilia, detto Tabula Rogeriana, che è una delle più avanzate mappe del mondo medioevale. L'originale era inciso su una lastra d'argento, andata perduta perché fusa dopo esser stato predata in occasione d'una sommossa contro il sovrano normanno Guglielmo I di Sicilia nel marzo 1161.
Oltre alle mappe, al-Idrisi compilò un compendio di informazioni geografiche con il titolo Kitab nuzhat al-mushtaq fi'khtiraq al-'afaq; traslitterato in "Il libro di piacevoli viaggi in terre lontane" e noto con il nome de "il Libro di Ruggero".
Al planisfero quindi s'accompagnava un famoso libro di geografia, Liber ad eorum delectationem qui terras peregrare studeant (Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo, Kitāb nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq), chiamato il libro di Ruggero (Kitāb Rugiār o Kitāb Rugiārī), finito verso il 1154, edito in 9 tomi in Italia dall'Istituto Universitario Orientale di Napoli e l'IsMEO di Roma fra il 1970 e il 1984.
tabula rogeriana north downL'opera, che è un'eccezionale testimonianza della cultura geografica del XII secolo, mostra come le conoscenze geografiche d'Idrīsī travalicassero di gran lunga quelle dell'epoca e contiene tutte le informazioni raccolte nel corso dei suoi viaggi attraverso il Mediterraneo, nonché i resoconti di vari viaggiatori siciliani. Di lui ci resta anche un'opera farmacologica, De omnibus herbis.
Il testo geografico di al-Idrisi viene spesso citato dai sostenitori delle teorie dei contatti pre-colombiani con l'America. In questo testo, al-Idrisi avrebbe scritto sull'oceano Atlantico:
« Il comandante degli Almoravidi Ali ibn Yusuf ibn Tashfin ha mandato il suo ammiraglio Ahmad ibn Umar, meglio conosciuto con il nome di Raqsh al-Auzz, ad attaccare una certa isola nell'Atlantico, ma morì prima di farlo. [...] Non si sa ciò che esiste al di là di questo oceano di nebbie. Nessuno lo conosce bene, perché è molto difficile attraversarlo. La sua atmosfera è nebbiosa, le sue onde sono molto forti, i suoi pericoli temibili, le sue bestie sono terribili, ed i suoi venti creano continue tempeste. Ci sono molte isole, alcune delle quali sono abitate, altre sono sommerse. [...] Ed è dalla città di Lisbona che gli avventurieri conosciuti con il nome di Mughamarin [avventurieri], penetrarono il mare di nebbie perché volevano sapere cosa contenesse e dove finiva. [...] Dopo aver navigato per dodici giorni arrivarono in un'isola che sembrava essere abitata, e c'erano campi coltivati. Hanno navigato in modo da vedere cosa contenesse. Ma presto le loro navi vennero circondate e vennero fatti prigionieri, e trasportati in un misero villaggio situato nella costa. I navigatori hanno visto lì le persone con la pelle rossa; non avevano molti peli sul loro corpo, i capelli del loro capo erano dritti, ed erano di statura alta. Le loro donne erano di una bellezza straordinaria. »

(Mohammed Hamidullah (Winter 1968). "Muslim Discovery of America before Columbus", Journal of the Muslim Students' Association of the United States and Canada 4 (2): 7–9).

Nelle foto da sinistra mappa di al idrisi, l’oceano indiano e ancora la mappa con la terra circumnavigabile.

Leggi tutto: AL IDRISI E (XII SECOLO) E GLI UOMINI DALLA PELLE ROSSA OLTRE L’ATLANTICO

LE TANTE TRACCE PREISTORICHE DEL POPOLAMENTO DELLE AMERICHE

emisfero americano rotte migratorie 

 

22 maggio 2016

Le presunte rotte seguite dai colonizzatori

Nelle sepolture dei nativi americani sono stati rinvenuti soggetti con tratti decisamente arcaici, il che indica una migrazione molto più antica dei nativi incontrati dai conquistadores. Non a caso le tracce più datate di presenza umana in America del Nord, rinvenute in South Carolina, presso il fiume Savannah, sono carboni di un focolare che risalgono a 50 mila anni fa, ben prima dell'arrivo degli amerindi, giunti nel continente attraverso la Beringia solo alla fine dell'era glaciale, intorno a 15 mila anni fa. Nel Messico centrale, vicino a Puebla, sono emerse impronte umane datate 40 mila anni fa, in Cile a Monte Verde sono state trovate tracce di 33 mila anni fa, mentre a Pedra Furada in Brasile alcuni reperti sembrerebbero risalire a quasi 60 mila anni fa, cosa che ha fatto anche supporre una traversata dall'Africa alle coste sudamericane. Sono state rilevate similitudini genetiche tra i nativi del Nord America e gli antichi cacciatori siberiani arrivati dall'Eurasia inseguendo i mammut. I resti di tipologia pa,leoasiatica diversa dai classici nativi americani, sono riconducibili a uomini simili ai giapponesi preistorici della cultura Jomon. I campioni sono numerosi e di varie epoche, come ad esempio l'Uomo di Kennewick, nello Stato di Washington, datato 9200 anni fa: è affine agli attuali Ainu del Giappone e condivide dei geni con gli abitanti delle isole Chatham, in Polinesia, che a loro volta discendono dai Maori. Le ricerche hanno pure suggerito traversate paleolitiche ad opera di antichi marinai provenienti dalla Cina. Esiste anche la teoria "solutreana", che propone uno sbarco in Nord America dei popoli stanziati intorno a 20 mila anni fa sulle coste atlantiche d'Europa. La proposta, formulata sulla base della similitudine tra le punte di lancia dei popoli solutreani europei e dei Clovis americani, al momento non ha trovato conferme. Era stata annunciata la possibile origine francese di una punta in selce scoperta in Virginia e datata 19-26 mila anni fa, ma al momento non è stata ufficializzata alcuna conclusione. La genetica ha rilevato, inoltre, delle commistioni tra gli aborigeni dell'Australia e della Nuova Guinea con i popoli dell'Amazzonia, lo stesso scheletro messicano della cosiddetta Eva de Naharon apparteneva a una donna di tipo australoide, vissuta 13 mila anni fa. In tema di traversate transoceaniche, sono stati anche registrati arrivi dalla Polinesia su zattere rudimentali, ma efficacissime, in epoche molto antiche.

G.G.

Leggi tutto: LE TANTE TRACCE PREISTORICHE DEL POPOLAMENTO DELLE AMERICHE

LO STRANO DESTINO DELLA NASCITA DEL NOME AMERICA

amerik       mappa americhe

 

Esattamente cinquecento anni fa il geografo Martin Waldseemuller disegnava e battezzava la ‘terra incognita’ scoperta a occidente. Salvo poi pentirsene e avviare una querelle che dura ancora oggi. Amerrik era una catena di monti dell’odierno Nicaragua, gli indiani Algonquin chiamavano la loro terra Em-merika, e c’è un Ommerika nella lingua vikinga per definire lontane lande a Nordovest di Washington. Il nome scivola sulla lingua come lo scafo di una caravella sulle acque del Caribe, canta con una gentilezza musicale che soltanto l’italiano sa generare. Lo fa da cinque secoli esatti, dal giorno 25 aprile 1507 quando un cartografo tedesco, Martin Waldseemuller, letteralmente Martino “Il mugnaio del lago nel bosco”, immaginò quel nome e lo stampò per la prima volta su una striscia di terra intravista da Colombo e poi da Vespucci, agli estremi confini occidentali del mondo. E se non sono stati sufficienti cinque secoli per placare le discussioni sulle origini del nome, sull’autenticità delle lettere di Amerigho, o Amerrigo, o Alberigo Vespucci a Piero de’ Medici, per sedare le rivendicazioni di studiosi anticolonialisti, nazionalisti, terzomondisti, revisionisti o soltanto invidiosi fradici, quella “mappa mundi” oggi conservata alla Libreria del Congresso di Washington è ormai definitivamente, irreversibilmente, il certificato di battesimo. Non v’è certezza assoluta, tra ipotesi, tracce, reperti, su chi per primo toccò quelle terre navigando da Est. Ma se non sappiamo chi scoprì l’America, sappiamo chi la inventò: Martino il Mugnaio del Lago nel Bosco. La storia di come quella enorme massa continentale – che copre il trenta per cento di tutte le terre emerse, eppure era rimasta sostanzialmente ignota per quasi diecimila anni a tutti coloro che non ci fossero arrivati a piedi dagli altipiani asiatici, come gli Inuit, gli Iroquesi, gli Anasazi, i Maya, i Toltechi, gli Aztechi – sia stata battezzata con il nome di un fiorentino mandato in Spagna per l’allestimento di navi, è un romanzo che sa di complotti e di segreti e forse di inganni. Una storia “nel nome dell’America” che profuma di conventi, di abbazie, di documenti falsi, di salsedine, di vento, di ambizioni umane, di muffa, e dell’inchiostro spalmato sui blocchi di legno inciso che il “Mugnaio” usò per tirare mille copie della mappa che cambiò per sempre l’anagrafe della Terra. Ma odora soprattutto di quell’elemento impalpabile, immateriale e invisibile che indirizza tanto spesso il viaggio della conoscenza e quindi della storia. Il Caso. Oggi – quando per decidere la toponomastica di un vicoletto insignificante in una qualsiasi cittadina si devono attendere anni, riunire commissioni e consigli comunali, ottenere nullaosta, sentire esperti, mercanteggiare tra fazioni e partiti – ci sembra incredibile che un’enormità storica come battezzare un continente che occupa un terzo delle terre e occuperà poi l’intera storia del mondo possa esser dipeso dall’umore, dal ghiribizzo, dalla decisione casuale di un solo individuo, chiuso nell’abbazia di San Deodato, oggi Saint-Dié-des Vosges, in Lorena. Ma fu esattamente così.

Sito della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea

 

http://mostre.museogalileo.it/waldseemuller/

Leggi tutto: LO STRANO DESTINO DELLA NASCITA DEL NOME AMERICA

PERFETTA LA DEFINIZIONE COLOMBIANA DI INDIE ORIENTALI ED INDIE OCCIDENTALI

mappa Beringia 1       mappa Beringia 2       mappa Beringia 3

 

Perfetta la definizione di Indie orientali ed Indie occidentali secondo la formulazione coniata in seguito ai viaggi di Cristoforo Colomboco. Molto di più del Mondo Nuovo di Amerigo Vespucci, che non a caso quasi nessuno adottò. Mentre correttamente il navigatore lo chiamò “otro”, altro. Perché sapeva benissimo che nuovo non era. Intorno al 1500 il Nord finiva nel mare congelato, nella distesa sterminata dei ghiacci. Lo stretto di Bering era di là da venire. Appena circa ottanta chilometri di mare con una profondità media di 40 metri. Mentre una lingua di terra un tempo univa i due grandi continenti di Asia ed America: la Beringia. Ora presumibilmente mascherata dal grande gelo, che faceva da trait d’union e sotto il quale si poteva benissimo pensare che esistesse ancora. Da qui Indie orientali ed Indie occidentali. Ma c’è di più. Il turco Piri Reis, autore di un’incredibile mappa (vedere gli articoli sull’argomento) e molti marinai testimoni delle imprese dell’ammiraglio affermarono che Cristoforo Colombo era in possesso di una carta antichissima, quasi sicuramente proveniente dalla biblioteca d’Alessandria. Una carta che si trovava ora nella biblioteca vaticana d’Innocenzo VIII. Una carta che vide anche il marinaio spagnolo Pinzon una volta a Roma alla vigilia della partenza nel 1492. Una carta tanto antica da mostrare ancora la Beringia? Da qui Indie orientali ed Indie occidentali. Ma c’è di più. Al tempo di Colombo le Indie erano molteplici, oltre a quelle conosciute ve ne erano altre incognite, che bisognava raggiungere. Così tutto ciò che si trovava ad Oriente, paradiso compreso, veniva comunque classificato sotto la denominazione di Indie. Futuro svelamento delle Americhe compreso. Di qui Indie orientali ed Indie occidentali. Mentre quel mondo non poteva essere “novus”, come per Vespucci. Ma “otro” come per Colombo. Uno perché era sempre esistito, due perché era stato già raggiunto da altri, antichi compresi.

Ruggero Marino firma

Leggi tutto: PERFETTA LA DEFINIZIONE COLOMBIANA DI INDIE ORIENTALI ED INDIE OCCIDENTALI

LA MISTERIOSA MAPPA DEL 1513 DELL’AMMIRAGLIO TURCO PIRI REIS

mappapiri      L'ammiraglio Piri Reis    mappa Piri Reis Cipango

Riproduciamo un articolo tratto da Internet sulla famosa e discussa carta dell’ “infedele” Ammiraglio turco Piri Reis. Lasciando la responsabilità delle considerazioni espresse agli autori dell’articolo ci limitiamo a segnalare che la fonte più importante della sua carta, per ammissione dello stesso Piri Reis, era costituita da una mappa o un libro dell’infedele Cristoforo Colombo il quale aveva un codice che risaliva alla biblioteca di Alessandria! Forse, aggiungiamo noi, un testo ebraico. Ma il dato più clamoroso del documento è costituito dal fatto che Piri Reis afferma che il grande “astronomo genovese” raggiunse la coste di Antilia nell’890 dell’egira. Altri sostengono che si deve leggere 896. Nell’un caso e nell’altro si tratterebbe del 1485 o del 1490-91, cioè sempre prima della scoperta ufficiale del 1492. In pieno pontificato di Innocenzo VIII, Giovanni battista Cybo, come attesta la lapide in san Pietro sullo tomba del pontefice. E come dal 1990 andiamo sostenendo.

Ruggero Marino firma

Leggi tutto: LA MISTERIOSA MAPPA DEL 1513 DELL’AMMIRAGLIO TURCO PIRI REIS

GLI STUDI DI ROLANDO BERRETTA SULLE ANTICHE MAPPE

Rolando Beretta studi mappe 10     Rolando Beretta studi mappe 11

 

Pubblichiamo gli studi compiuti sulle antiche carte da Rolando Berretta. Per noi, sinceramente i saggi ricevuti risultano troppo complicati, ma conoscendo per esperienza la serietà con cui i militari affrontano simili indagini, del tutto aliene dalla volontà di creare solo rumore, le offriamo ai nostri lettori e soprattutto a quanti si occupano di cartografia. Gli interventi di Beretta sono tre e verranno pubblicati in successione sul sito.

-----------------------------------------------------------------------------

Di Rolando Berretta

Leggi tutto: GLI STUDI DI ROLANDO BERRETTA SULLE ANTICHE MAPPE

L'AMERICA NELLA MAPPA CINESE DEL 1418

Una mappa cinese del 1763 apparsa di recente, probabilmente copiata da un originale del 1418.
Raffigura l’intero planisfero in un periodo in cui l’Europa era molto lontana dallo “scoprire” l’America e l’Australia.
Furono davvero i dragoni cinesi i primi a esplorare il mondo?
In questo esclusivo reportage scopriamo uno dei reperti più importanti apparsi negli ultimi anni.

mappacinese1418

Leggi tutto: L'AMERICA NELLA MAPPA CINESE DEL 1418

Web Analytics